
Originariamente Scritto da
globulonero
Dopo undici anni di dominazioni straniere, di lotte, di morti, venne il giorno della liberazione, quella vera, non quella che si riferisce al tragico 25 aprile. La guerra per Trieste finiva il 26 ottobre 1954.
Una giornata caratterizzata da pioggia e bora, quasi un ultimo tentativo del maligno per frenare la gioia e la commozione dei triestini. Ma non bastò: fra ombrelli che volavano sotto le raffiche del vento e la pioggia scrosciante, la città intera impazzì. Piazza Unità, le rive, tutto il centro cittadino
brulicavano letteralmente di folla delirante. Ogni spazio libero, sui tetti e dalle finestre grappoli di persone sfidavano il maltempo arrampicandosi sui posti più impensati pur di cogliere con maggiore visibilità da punti più elevati rispetto alla marea umana l’attimo in cui sarebbero comparse le sagome delle navi italiane.
Dall’ex posto di blocco di Duino, fino al centro città , una folla impressionante attendeva l’arrivo dei bersaglieri, che quando oltrepassarono il confine furono letteralmente assaliti dalla folla impazzita di gioia che chiedeva loro un cimelio da conservare come ricordo: furono strappate penne dai caschi, bottoni dalle giubbe, distintivi, mostrine e tutto ciò che poteva rappresentare e far ricordare quella memorabile giornata. I guidatori degli automezzi impiegarono un’ora e mezza per coprire quei pochi chilometri che portavano alle rive, quasi soffocati dagli abbracci di una moltitudine aggrappata ai camion e ostacolati dalla folla che gremiva tutto il percorso.
Analoga scena al Molo Audace: quando approdarono, le navi subirono un vero e proprio arrembaggio da parte di coloro che, impazienti di attendere nella ressa della piazza, si erano preparati all’evento a bordo di pescherecci e barche di tutti i tipi.
Quando approdarono le navi furono letteralmente invase di gente festante.
Una giornata indimenticabile, impossibile solo da immaginare da parte di chi non l’ha vissuta personalmente. Non so con quante persone mi sono abbracciato quel giorno. Persone incontrate per strada e mai conosciute. Giovani, vecchi,donne, bambini…tutti pazzi di gioia. E in quei momenti, in quel giorno, ho constatato che è vero…si può piangere anche di gioia.