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  1. #1
    Globalization Is Freedom
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    Predefinito Il moderatismo? Sta nell'estremismo liberale!

    Eccezionale articolo di Diego Gabutti dal numero zero dell'Indipendente.




    Uno spettro, anzi un incubo, un satanasso invasatore, s’aggira per la scena italiana, indemoniando l’intellighenzia di destra e di sinistra. È l’incubo del moderatismo massimalista e ringhioso, che recupera alla politica e al suo più stretto compagno d’armi, il giornalismo opinabile e caciarone, il peggio del massimalismo propriamente detto. Non le sue (uto)pie illusioni, non le sue chimere ormai stracotte e il suo talvolta allegro ribellismo, ma la faccia feroce e il narcisismo, l’occhio spiritato, l’acuto dell’ideologia e l’umorismo involontario.

    Di moderatismo in Italia non c’è mai stata esperienza diretta. Per noi è stato sempre un altro mondo, terra incognita, che abbiamo conosciuto soltanto attraverso i romanzi d’avventura e i reportage esotici, nello stesso modo in cui abbiamo conosciuto altre terre ignote, per esempio il Paese dei Balocchi e la Malesia di Sandokan. Ammiravamo nei moderati, intravisti di lontano, l’aura di disincanto e di scetticismo blu, il mezzo sorriso di chi non si beve tutte le balle che gl’italiani, poveracci, si sono bevute nei secoli. Pensavamo che, moderandosi, l’Italia avrebbe cambiato look e carattere, pronta per una nuova vita, per altre avventure. Ma eccolo il moderatismo italiano: marziale e minaccioso, compiaciuto, prepotente, vale a dire ridicolo e incivile almeno quanto l’estremismo di cui (nei calcoli degli estremisti convertiti che lo incarnano) vorrebbe essere l’antitesi. Dovevamo prevederlo, del resto, che sarebbe finita così. Sia il fascismo, in fondo, che il comunismo togliattiano e berlingueriano, ai tempi loro, sono stati modelli di perfetto moderatismo massimalista, così come pure il cinquantennio d’onnipotenza democristiana (che soltanto gli ex dc, educati a farsi perdonare le menzogne in confessionale, osano rivendicare alla storia del liberalismo politico, tanto poi il Cavaliere e Bruno Vespa lasciano fare).

    Non è facile, non è bello, e non è neppure decoroso, dichiararsi moderati in un paese in cui passano per moderati gli editoriali del “Giornale” e i girotondi, i boss pacifisti e il ministro Sirchia. Nel buon vecchio estremismo ideologico d’una volta, un massimalismo esplicito e dichiarato, senza rimmel, senza cerone, quando l’intera nazione non si vergognava di dare i numeri ogni volta che apriva bocca per parlare o anche soltanto per respirare, c’era almeno un ritratto più o meno onesto e fedele dell’Italia, mentre il moderatismo disinvolto che oggi imperversa nel castello infestato della politica nazionale, ululando e sferragliando catene, non somiglia neppure vagamente al paese o al moderatismo, di cui appare come il controcanto; non è il ritratto dell’Italia moderata ma la sua caricatura.

    Si conserva qualcosa del disincanto moderato nel massimalismo politico che non si prende sul serio e che, dopo aver visto le streghe danzare intorno al pentolone dei cannibali, non si lascia più tentare dalla magia nera e dalle sue scorciatoie filosofiche: il desiderio di rivoltare il mondo come un calzino e l’amore per i tiranni. Moderato, nell’Italia della sanità autoritaria, delle galere salvifiche e del fisco irriducibile, è l’estremismo liberale e liberista, l’idea che prima o poi, come diceva Borges, forse meriteremo di non avere uno Stato da riverire e di cui pagare (a testa bassa e chiappe aperte) le spese.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

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  2. #2
    Estremista della libertà
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    Bello, davvero.
    Salutiamo anche la rinascita dell'Indipendente, sotto la direzione del buon Guerri.

  3. #3
    la Banda Fratelli
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    Giordano Bruno, è uno dei pochi giornalisti italiani che non accettano di esser pilotati da qualche partito politico e per questo credo che sia giusto rendergli tutti gli onori possibili!

  4. #4
    Araldo
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    Predefinito E chi sarebbero allora questi moderati? Questi centristi?

    Dopo aver letto e riletto questo articolo, un po' poetico, di Gabutti continuo a chiedermi dove vorrebbe realmente andare a parare, conclusione a parte.

    A proposito di moderatismo e di centrismo voglio citare un brano tratto da un lungo scritto di Fabio Massimo Nicosia:

    I nuovi libertarians rompono dunque anzitutto con lo schema “destra-sinistra”, se si considera che, in base ai criteri tradizionali, essi andrebbero considerati di “destra” in economia, in quanto feroci avvocati del libero mercato; e di “sinistra” nelle questioni civili, in quanto assertori dell’autoproprietà del corpo e, così, favorevoli alla liberalizzazione delle droghe, alla libertà sessuale, alla sperimentazione di modelli di vita alternativi, oppositori alla coscrizione obbligatoria, etc. La tradizione liberale classica incontra così la controcultura del movement degli anni ’60, dando vita a una sintesi davvero originale, per quanto radicata in una tradizione di pensiero ben riconoscibile.
    I libertarians respingono al mittente l’accusa di ambiguità (“destra” economica, “sinistra” civile), in quanto la loro proposta sarebbe in realtà l’unica coerente, l’unica che riconosce la sovranità e la self-ownership dell’individuo in ogni campo, senza distinguere (in quanto indistinguibili) il momento della tutela della proprietà privata e dell’iniziativa economica da quello delle scelte di condotta individuale. Contraddittorie sarebbero piuttosto le altre posizioni, quella dei “conservatori”, che unisce libertà economica e statalismo civile, e quella dei liberal per il motivo opposto.
    In questo senso, può anche risultare efficace l’espressione, qui proposta, di “estremisti di centro”, in quanto indicativa di una posizione non riconducibile a schemi tradizionali di destra o di sinistra, e tuttavia per nulla moderata, anzi “estremistica” nella sua rivendicata coerenza ai principi, secondo lo schema che Mannheim, in “Ideologia e utopia”, definì proprio dell’utopismo liberale.
    Si consideri, peraltro, che interpellato sul punto da Riccardo LaConca, Rothbard, rifacendosi agli schemi destra-sinistra originari, cioè quelli della rivoluzione francese, affermò di ritenersi di sinistra, anzi di estrema sinistra, in quanto il libertarismo si colloca all’opposto dello statalismo dell’ancien regime (e semmai di centro andrebbe considerato il movimento socialista, in quanto frutto di una confusa sintesi tra elementi statalisti e antistatalisti). E vedremo in conclusione come la dottrina libertaria può avere implicazioni tutt’altro che “centriste”, e anzi piuttosto rivoluzionarie.


    Nascita e prospettive tra giusnaturalismo ed utilitarismo di Fabiomassimo Nicosia

  5. #5
    la Banda Fratelli
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    Predefinito

    Si consideri, peraltro, che interpellato sul punto da Riccardo LaConca, Rothbard, rifacendosi agli schemi destra-sinistra originari, cioè quelli della rivoluzione francese, affermò di ritenersi di sinistra, anzi di estrema sinistra, in quanto il libertarismo si colloca all’opposto dello statalismo dell’ancien regime (e semmai di centro andrebbe considerato il movimento socialista, in quanto frutto di una confusa sintesi tra elementi statalisti e antistatalisti). E vedremo in conclusione come la dottrina libertaria può avere implicazioni tutt’altro che “centriste”, e anzi piuttosto rivoluzionarie.
    Che posto occuperebbe il comunismo secondo Rothbard?


    Non sono d'accordo con questa tesi "geopolitica" perchè ritengo che a sinistra per convenzione ci debba stare il comunismo che è a mio avviso più anti-libertario del fascismo!

  6. #6
    Araldo
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    Per certi versi jmimmo82 ha ragione, ma nel senso che, parlare di destra e sinistra per un libertario non ha molto senso, questo se non altro perchè il LIbertarismo stà FUORI da questo sistema geopolitico.
    Ma sul fatto che il comunismo nel suo complesso non possa essere libertario è falso, se non altro perchè, come ho già spiegato e dimostrato altrove, tra i primi che si dissero "libertari" ci furono proprio gli anarco-comunisti.

    Riguardo all'aspetto geopolitico riporto qui di seguito un mio articolo che scrissi diversi anni fa':

    Destra e Sinistra sono termini da abbandonare

    Il caso ha voluto che in questi ultimi tempi, abbia discusso con alcuni amici individualisti sull'opportunità o meno di utilizzare, come punti cardinali della filosofia politica, i termini "destra" e "sinistra" .

    A parte l'orribile aspetto manicheo che presenta una simile toponomastica ideologica, e pur trascurando il fatto che certa terminologia viene sfruttata (in un gioco delle parti) dai grandi burattinai del potere, per far perdere di vista i problemi reali; credo che questi due termini "destra" e "sinistra" abbiano assunto, nel corso della storia, talmente tanti significati, spesso contraddittori, da risultare assolutamente termini ambigui e soprattutto inadeguati a fare delle distinzioni politiche serie.

    Non può dirsi serio uno schema che raggruppa in uno stesso calderone il comunismo di Stalin con quello di Trotski, oppure Hitler con DeGaulle, o ancora Cavour con Bossi.

    Inevitabile ed emblematico il contorsionismo politichese di Montanelli, che recentemente ha inventato la teoria delle "due destre divergenti" (non si sentiva una Kazzata simile dai tempi delle memorabili "convergenze parallele" di Aldo Moro).

    Se volessimo intendere questi due parametri come sinonimi di "progressismo" e "conservatorismo", "rivoluzione" e "contro-rivoluzione", dovremmo riconoscere l'aridità di tale modello, che interpreta l'evoluzione sociale in forma strettamente biunuvoca, unidirezionale, come se potesse esistere una sola forma di progersso ed una sola di regresso, già date per scontate a priori.

    La Storia ci ha insegnato che le cose non stanno assolutamente così, che il progresso non è un valore universalmente valido, che ciò che oggi può sembrare progresso per alcuni, domani ad altri potrà apparire bieco oscurantismo e viceversa.

    Un'altro significato, comunemente dato alla distinzione tra "destra" e "sinistra" è relativo al conflitto sociale tra borghesia e proletariato, secondo la vecchia cosmogonia marxista (ma anche vetero-borghese), per cui chi sostiene le tesi capitaliste fa l'interesse dei "padroni" ed è di destra, viceversa chi sostiene le tesi socialiste fa l'interesse del proletariato ed è di sinistra.

    Ma oggi che le distinzioni tra borghesi e proletari, si sono affievolite e confuse, oggi che molti borghesi commercianti artigiani sono sospinti sulla soglia di povertà da una classe politica e burocratica sempre più famelica e parassitaria, ora che le profezie marxiste sul capitalismo e sulle rivoluzioni socialiste sono state storicamente smentite, queste distinzioni non hanno più alcun senso, e ne esistono altre in continua evoluzione.

    Taluni potrebbero arrivare a considerare di sinistra il capitalismo, in quanto ha fatto ingrassare il proletariato...

    Come classificare poi tutte quelle ideologie che (come l'ambientalismo, il leghismo bossiano o lo stesso nostro individualismo) sfuggono alla logica, alquanto obsoleta, della lotta di classe?

    Oppure come classificare certi "fascisti di borgata" tipo l'On. Buontempo detto Er Pecora, che avversano il capitalismo a spada tratta? Sarebbero da considerare di sinistra? Dovremmo considerare di sinistra anche il Papa ed i suoi catto-integralisti che vedono nel capitalismo addirittura il Diavolo?

    Esistono poi una infinità di altre accezioni, accumulatesi nel tempo, in un susseguirsi di tentativi per colmare la vacuità di questi due termini, destra e sinistra che assomigliano a certe inutili scatole vuote che ogniuno può riempire del contenuto che meglio crede.

    Non ultima l'accezione di Bobbio che distingue la destra dalla sinistra in base all'accettazione del principio di egualianza.

    Tutte kazzate!

    Infatti se per egualianza intendiamo quella di fronte alla giustizia, dovremmo affermare che la maggior parte dell'umanità è di sinistra, con l'esclusione di qualche piccola frangia di naziskin, dei più puri integralisti e di nostalgici delle dittature e delle monarchie assolute.

    Mentre se invece Bobbio si riferisse all'egualianza economica, dovremmo considerare di sinistra soltanto i collettivisti più convinti, escludendo settori tradizionalmente di sinistra.

    Varrebbe lo stesso discorso se, come discriminante di sinistra, assumessimo il termine "Fratellanza" ovvero quello che oggi riempie la bocca di tutte le anime belle: "il principio di solidarietà"

    Infatti, quasi tutti i politici autodichiaratisi di destra, si richiamano a questo principio con ampia disinvoltura, senza essere sfiorati dal dubbio di portare in seno il "germe d'una ideologia di sinistra".

    Altri parlano di "destra" caratterizzata da una presunta "ideologia pessimista" contrapposta all'ideologia "illuminista" della sinistra, da cui dovremmo dedurre che Gramsci che esaltava "il pessimismo della ragione" doveva per forza essere di destra, mentre l'ideologia prevalente negli USA è classicamente di sinistra poichè notoriamente radicata sui principi di libertà espressi dalla prima rivoluzione illuminista (quella americana).

    Naturalmente i due termini in questione vengono usati dialetticamente anche nell'arte e nella letteratura, ed ecco: ah! I futuristi italiani stanno a destra! Quelli sovietici a sinistra con gli espressionisti tedeschi! Chissa se quei signori moralisti, che cercano di dare a tutto una sua collocazione, hanno capito da che versante sono arrivate le "merde in scatola" di non ricordo più quale artista contemporaneo.

    Chi avrà mai colto l’ironia individualista di Giorgio Gaber che nel suo ultimo LP, per trovare una definizione adeguata, dice: "Lo sfigato è sempre di Sinistra ! " ?

    Nella letteratura, queste distinzioni hanno poi fatto vere stragi, ricordate ad esempio Massimo Bontempelli, che venne prima censurato dai fascisti perchè sospettato d'essere di sinistra e poi stroncato nel dopoguerra per il motivo diametralmente opposto. Analoga la storia di Borghes al quale venne negato il meritatissimo Nobel esclusivamente per motivi politici.

    Cosa significa che Prezzolini o Pawell sono di destra? Quale caratteristica unisce Pasolini a Tichonov da farli confluire entrambi a sinistra?

    Esiste poi l'accezione più ingenua e manichea, secondo cui tutti i cattivi stanno a destra e gli altri stanno a sinistra e viceversa, a seconda delle epoche e delle caste. Si tratta sicuramente dell'accezione più stupida, ma anche di quella più tristemente diffusa, che ovviamente mi rifiuto di commentare per rispetto della vostra intelligenza.

    Voglio però aggiungere che se c'è chi sceglie di schierarsi a destra piuttosto che a sinistra (secondo quest'ultimo metro), non è sempre e soltanto nella convinzione di andare dalla parte "giusta", ma, al contrario, quando il soggetto è in possesso di un'intelligenza un po' più vivace, effettua la scelta nella speranza di finire tra i "cattivi" perchè, com'è noto, questi ultimi sono molto più simpatici e divertenti dei "buoni".

    Purtroppo ben presto ci si accorge come invece questi noiosissimi "buoni" imperversino tanto a destra che a sinistra.

    In definitiva, io credo che vada abbandonato l'uso di questi due termini insulsi e capziosi, e che si debbano ricercare nuovi punti cardinali della politica, un nuovo metro, un'altro schema per leggere ed interpretare la filosofia, le ideologie, la Storia.

 

 

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