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  1. #1
    "SI PUO' FARE"
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    Predefinito La UE risponde a berlusconi sulle tasse

    Di sicuro serviva la risposta di solbes ..... i nostri non lo sanno che tagli alle entrate DEVONO (per le norme di contabilità) essere coperti da altrettanti tagli alle spese.


    poi, in più, noi abbiamo il terzo debito pubblico al mondo, abbondantemente incrementato in questi tre anni ............. e, logicamente, i nostri non lo sanno.




    Solbes: "No a tagli delle tasse
    l'Italia ha un debito pubblico alto"

    BRUXELLES - "Data l'attuale situazione delle finanze pubbliche dei paesi membri come ad esempio l'Italia, eventuali tagli fiscali devono essere completamente finanziati: qualsiasi perdita nelle entrate dovuta a tagli fiscali deve essere rimpiazzata in qualche modo". Da Bruxelles, Gerassimos Thomas, portavoce del Commissario europeo agli affari economici e monetari Pedro Solbes risponde così a chi gli chiede un commento sule ipotesi di un taglio delle aliquote fiscali in Italia. "A nostro avviso le politiche economiche devono tener conto della dinamica del debito pubblico che in Italia è il più alto dell'unione europea" continua il portavoce del commissario.

    Dunque per Bruxelles, la riduzione delle imposte "dovrebbe essere parte della strategia di riforme strutturali, per stimolare l'occupazione e la crescita e non per determinare effetti di breve termine". Parole che suonano come un preciso avvertimento circa le misure di tagli alle tasse messi in campo dall'Italia. Adottare misure di breve termine, come fa l'Italia, ha precisato il portavoce, "può creare problemi per il futuro".

    (1 aprile 2004)
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  2. #2
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    IL MORTADELLA E' PREOCCUPATO..SI STA' CAGANDO SOTTO ...BUON SEGNO ....IL 2006 SARA' UN TRIONFO PER LA CDL

  3. #3
    "SI PUO' FARE"
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    In Origine Postato da Malik



    IL MORTADELLA E' PREOCCUPATO..SI STA' CAGANDO SOTTO ...BUON SEGNO ....IL 2006 SARA' UN TRIONFO PER LA CDL
    Tu non capisci un capzo, come i vs. naturalmente ....... basterebbe conoscere le norme in materia ....... ma pretendere questo da te sarebbe troppo.

    bye
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  4. #4
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    In Origine Postato da ossoduro
    Tu non capisci un capzo,

    bye
    Ma da uno....dell'Inter che t'aspettavi?

  5. #5
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    In Origine Postato da ossoduro
    Tu non capisci un capzo, come i vs. naturalmente ....... basterebbe conoscere le norme in materia ....... ma pretendere questo da te sarebbe troppo.

    bye

    Patetico il mortadella...manda avanti un suo commissario...fortuna che tra poco leva le tende dal bivacco di Bruxelles..


    Il buttero...io sono interista e tu invece per chi tifi?

    Sono curioso dimmi...

  6. #6
    Ospite

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    numeri dicono: si può fare

    di FRANCESCO FORTE


    Fra tutte le proposte avanzate per dare uno shock, cioè una scossa immediata, alla nostra economia, la riduzione delle imposte è quella più importante e seria. Aggiungo la riduzione dell'imposta personale sul reddito a due sole aliquote, la massima al 33 per cento, è nel programma di governo. Mantenere le promesse fatte agli elettori costituisce un rilevante "fattore fiducia" ed ha un valore etico e politico che i governi, in democrazia, non dovrebbero mai trascurare. Le promesse finanziarie costano, ai privati come allo stato: per onorarle bisogna trovare i soldi per pagarle. È vero che quando lo stato riduce le imposte in modo rilevante e nei punti giusti, ciò aumenta il prodotto nazionale (il Pil). Quindi alla fine il fisco può uscirne pari o, addirittura, guadagnarci. Lo dimostra, fra l'altro, l'esperienza di Reagan negli Usa. Ma essa mostra anche che l'effetto di aumento del gettito, per l'imposta sul reddito richiede tempo per manifestarsi. E ciò particolarmente vero se alla espansione della domanda globale indotta dalla riduzione delle imposte non segue in tempi brevi l'espansione dell'offerta nazionale, in quanto ci sono ostacoli di vario genere (...) ( segue a pagina 7) (...) a tale ciclo virtuoso. Dunque, sarebbe errato cullarsi nell'idea che tutto il finanziamento della riduzione delle aliquote derivi subito dall'aumento della materia imponibile a ciò connesso. Le minori aliquote, nel tempo, potranno dare luogo a un maggior imponibile, con un guadagno di gettito anzichè una perdita, anche a causa dell'emergere di economia sommersa e della cessazione di evasioni legali ed illegali. Ma il finanziamento dell'operazione va anticipato. È come quando si fa un investimento edilizio: i costi ci sono subito, il reddito solo dopo che l'edificio è stato ultimato e messo a frutto. Il presidente del Consiglio promette ora una riduzione di aliquote per un importo pari a 6 miliardi di euro, circa 12 mila miliardi di vecchie lire. Una cifra rispettabile, capace di dare una scossa, anche se non un grosso shock. Il nostro prodotto nazionale (Pil) è sui 1300 miliardi di euro. E perciò la cifra che il premier mette sul piatto è lo 0,4 per cento del nostro Pil. Si tratta di un importo di minori entrate che si potrebbe sopportare subito, senza violare la regola del 3% del deficit globale, stabilita da Maastricht. Infatti per quest'anno il nostro rapporto fra deficit e Pil è previsto fra il 2,2 (che ci è stato imposto dall'Ue) e il 2,5%, su cui stiamo viaggiando. Con lo sgravio promesso da Berlusconi il deficit ufficiale potrebbe salire al 2,8 per cento. Faccio presente una cosa che pare sia del tutto sfuggita al futuro Ministro dell'economia della Spagna, quel Pedro Solbes che fino ad ora ha vigilato da Bruxelles sui bilanci degli Stati membri. Dato che l'Italia ha una inflazione attorno al 2,4% e un debito sul Pil del 107%, il bilancio italiano, con un deficit del 2,2 , tolto il velo dell'inflazione, che riduce l'indebitamento del 2,6% registrerebbe un surplus del 0,4 per cento. E con un saldo del 2,5 avremmo ancora un surplus dello 0,1% del Pil. In sostanza ciò che l'ottuso (dal punto di vista della scienza economica) Solbes ha imposto all'Italia con un deficit nominale del 2,2% è una politica di deflazione. E la proposta del premier Berlusconi muove da tale situazione. Dunque non solo non è un peso eccessivo per la nostra finanza pubblica, è un correttivo ragionevole. Tuttavia, c'è un altro problema. Ai sensi della Costituzione, una volta approvata la legge di bilancio e quella finanziaria, se si fanno nuove spese o stabiliscono riduzioni di entrare, occorre indicarne la copertura. Se si facesse entrare in vigore subito la proposta, ad esempio con decorrenza dal secondo semestre, l'onere per questo anno sarebbe della metà: 3 miliardi di euro. Si può obbiettare che una riduzione di imposta sul reddito a metà anno non ha senso, perché il reddito tassabile è un tutto annuale. Ma non è così per i lavoratori dipendenti che ricevono ogni mese un compenso a cui il datore di lavoro applica una ritenuta che versa al fisco. Per gli altri redditi, si potrebbe al reddito complessivo annuale la media aritmetica fra le vecchie aliquote che vengono diminuite e le nuove. L'importo di 3 miliardi di euro è sempre una cifra molto rilevante, ai fini di una copertura finanziaria. Ma il problema della copertura finanziaria potrebbe essere ulteriormente ridotto considerando che mentre per i lavoratori dipendenti per cui si praticano le ritenute alla fonte le minori aliquote possono dare luogo a immediate perdite di gettito fiscale, per gli altri redditi e per i conguagli relativi a ritenute insufficienti, i contribuenti versano le imposte con la dichiarazione dei redditi, con l'acconto di novembre e, per il residuo, l'anno dopo, con la nuova dichiarazione dei redditi. Si potrebbe stabilire che, per questi redditi la riduzione relativa al 2004 venga effettuata, per metà a novembre e per metà, in sede di conguaglio l'anno prossimo. Ritengo però che, per ragioni di equità, di efficacia economica e di costituzionalità, anche per questi soggetti una parte almeno del beneficio debba essere conseguito tangibilmente entro l'anno.

  7. #7
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    In Origine Postato da Malik
    È vero che quando lo stato riduce le imposte in modo rilevante e nei punti giusti, ciò aumenta il prodotto nazionale (il Pil). Quindi alla fine il fisco può uscirne pari o, addirittura, guadagnarci. Lo dimostra, fra l'altro, l'esperienza di Reagan negli Usa.


    Ancora con questa curva di Laffer... Ignuranti....

    Ammirate come i tagli alle tasse da parte di Reagan e dei due Cespugli non abbiano avuto alcun impatto sul deficit...




  8. #8
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    In Origine Postato da Malik



    IL MORTADELLA E' PREOCCUPATO..SI STA' CAGANDO SOTTO ...BUON SEGNO ....IL 2006 SARA' UN TRIONFO PER LA CDL
    Il Foglio, 31.3.04

    nel pallottoliere
    Triciclo al 29 per cento, il mistero di un sondaggio che non c’è (forse)

    Diliberto dice che esiste ma lui non l’ha visto, i Ds negano e mostrano altri dati, per i rutelliani è “un pacco ben fatto”

    Pagnoncelli minaccia querele

    Roma. Qui si va a narrare il caso del misterioso sondaggio. Quello pubblicato giorni fa dal Giornale e dal Messaggero, e che dava al Triciclo un deludente 29 per cento. Fonte di incazzature e smentite, minacce di querela e velate conferme. Secondo il quotidiano di Maurizio Belpietro, lo studio sarebbe opera dell’Ipsos di Nando Pagnoncelli, che decisamente nega e minaccia carte bollate. Nella risposta l’autore dell’articolo, Roberto Scafuri, conferma che “la rilevazione è circolata tra i leader del centrosinistra durante l’intera settimana. Fino a giungere sulle colonne del Giornale”. Nel batti e ribatti, l’altro fronte nega. Pure il fassiniano Fabrizio Morri scrive al Giornale: “Sondaggi non documentati e di cui è lecito dubitare persino dell’esistenza”. E ora aggiunge: “Non esiste. Se avessi visto un sondaggio del genere lo direi”. Quelli che invece continuano a giurare sulla sua esistenza, fanno intendere che i dati potrebbero essere usciti fuori da ambienti della Margherita. I Ds alzano le spalle, “una lista unitaria sopra il 30 per cento fa piacere pure a Rutelli”. E i rutelliani fanno sapere: “Non c’è niente di vero. Chi abbia fatto questo pacco ancora non è chiaro”. E allora?

    Lunedì, sulla prima pagina del Giornale, un’autorevolissima riprova, quella del segretario del Pcdi: “Diliberto conferma: il sondaggio col Triciclo al 29 per cento esiste e io l’ho visto”. Domanda Scafuri (sempre lui): “Il sondaggio riservato che dà il Triciclo sotto il 30 per cento e la sinistra in risalitacento e la sinistra in risalita esiste o no?”. Risposta di Diliberto: “Certo che esiste”. Allora esiste? Un momento, piano. Spiega appassionatamente Diliberto al Foglio: “Esce l’articolo che dà il 29 per cento al Triciclo e a me il 3,3 per cento. Ho uno strepitoso accesso di gioia incontenibile, e non me ne fotte di quanto prende il Triciclo. Parlo direttamente con quelli che hanno fatto il sondaggio, che mi confermano il dato del partito, ma non mi hanno detto proprio niente del Triciclo, che per me può stare al 29 come al 38 per cento”.

    Ma visto che della lista unitaria si parla, forse qualcosa di più sa uno dei suoi leader, il socialista Enrico Boselli. Macché. “Sinceramente, l’ho visto solo sui giornali. Dopo il casino alla manifestazione per la pace, si è parlato di fare un sondaggio per capire cos’era successo, ma era solo il giorno prima che uscisse quella roba sul Giornale…”. A via Nazionale la faccenda del “sondaggio fantasma” decisamente non è stata presa molto bene. “Una polpetta avvelenata”, ripetono gli uomini di Fassino. Ed evocano i dati della Swg che danno la lista unitaria stabilmente tra il 35 e il 33 per cento, “gli anni di Cristo” da Fassino evocati come ottimo risultato. E sono i dati che esattamente il giorno dopo il contestato sondaggio del 29 per cento sono stati resi pubblici, “pubblicati con evidenza anche dal Messaggero, una riparazione all’atto ingiustificabile del giorno prima”. Al vertice dei Ds dicono che sono pronti a giurarlo: “Un sondaggio che dà la lista unitaria al 29 per cento non esiste sul mercato delle rilevazioni”.

    Centrosinistra al 55 per cento


    A monitorare la salute della lista unitaria sono, racconta Boselli, “tre società di ricerca: quella di Pagnoncelli, la Makno e la Swg”. L’Ipsos di Pagnoncelli ha offerto, nei mesi scorsi, un sondaggio chiamato “Polimetro, il barometro della politica”, a vari clienti, tra cui appunto i partiti del centrosinistra, e settimanalmente propone il risultato di un sondaggio. Dicono quelli della Margherita: “Chi ha confezionato il sondaggio- pacco del 29 per cento di sicuro aveva tra le mani il sistema di rilevazioni delle puntate precedenti”. Comunque, gli ultimi dati, sugli schermi dei computer di via Nazionale sono apparsi lunedì pomeriggio. E hanno provocato, secondo voci, forte soddisfazione. Darebbero il centrosinistra nel maggioritario intorno al 55 per cento e il centrodestra sotto il 45; nel proporzionale il 50 per cento contro il 46. Il Triciclo, invece, si troverebbe un po’ sopra il 33 per cento, con un leggero calo. Meno consistente di quello di Forza Italia, che starebbe al 22 per cento. E a galvanizzare i diessini anche un dato particolare: una maggioranza a favore del centrosinistra del 7,5 per cento alla domanda su chi ha le migliori possibilità di vittoria alle elezioni. “Una percentuale – dicono al vertice del partito – che tra il ’99 e il 2001 era saldamente nelle mani dei nostri avversari”. Vabbé, ma il famoso sondaggio davvero non è esistito? “Una colossale bufala”, è l’ennesima risposta. E qui ancora siamo: che mai (forse) la matematica è opinione, ma a volte (forse) è politica. Politica


  9. #9
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    PS: in base alla legge un taglio alle tasse NON si puo' finanziarie con le previsioni di entrate FUTURE (per di piu' basate su un scarsa conoscenza della teoria di Laffer)

  10. #10
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