Convulse consultazioni tra segreterie, aperture e chiusure, possibilismi e fermezze irrevocabili e soprattutto ultimatum: a questi ultimi, tanto più in politica, si dovrebbe giungere solo quando si è certi di essere pronti, in grado di sferrare l’assalto decisivo e vittorioso. Altrimenti si è poco avveduti, o addirittura irresponsabili.
La Fiamma Tricolore esiste da quasi 10 anni, con le sue luci e le sue ombre, con alcune contraddizioni e disomogeneità, con localismi, durezze e flessibilità. La Fiamma ha tenuto vivo a livello nazionale il progetto missino; comunque ha dimostrato di essere la continuità del Movimento Sociale Italiano, per quanti a quell’esperienza hanno creduto e contribuito, per quanti in quel disegno si sono voluti riconoscere. La Fiamma comunque è un interlocutore politico riconosciuto, da sinistra a destra, i suoi militanti sono rispettati e apprezzati per l’intelligenza della protesta e della proposta politica, oltre che per il metodo con il quale cercano di diffondere le nostre idee e progetti. Vorremmo che chi oggi si dichiara fieramente antagonista, lancia strali contro la Fiamma “che fa accordi con la CDL alle amministrative” (solo pochi e noti casi, frutto di accordi preesistenti), con coerenza dichiarasse ufficialmente e pubblicamente di essere ora all’opposizione nel Parlamento italiano e di voler aderire al gruppo dell’antagonismo europeo, con Jean M. le Pen, Philip Dewinter e gli altri eletti della destra radicale.
Altrimenti è facile fare il gioco su più tavoli; troppo facile è, quando si parla di voler rappresentare un’alternativa sociale, omettere punti imbarazzanti del programma (quali ad esempio, oltre a quanto citato, l’esplicitazione che Turchia ed Israele devono essere fuori dell’Europa, e così l’Europa fuori dalla Nato, che l’aborto è un crimine contro la vita, che l’immigrazione è un dramma nostro e loro ecc.).
Insomma lezioni di coerenza non ce le faccia chi ha iniziato a tirare i piedi fuori della coperta da troppo poco.


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