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    Predefinito MARCO D'AVIANO fu determinante nella vittoria di Vienna contro l'assedio dei turchi

    Sempre bene ricordare... Potete copiarlo sulla rubrica e leggervelo con calma. - Si tratta di un personaggio ingiustamente ignorato da noi, ma molto amato soprattutto in Austria e nei paesi ex impero asburgico


    Estratto dalla biografia ufficiale di MARCO D'AVIANO
    (nato ad Aviano nel 1631 - morto a Vienna nel 1699),
    predicatore cappuccino di Padova,
    beatificato dal papa la domenica di Pasqua 27 aprlile 2003.
    Mi domando: "Perchè è stato beatificato solo adesso? E da questo papa"? Mah...

    CAPITOLO VI - CROCIATA CONTRO I TURCHI

    - Il pericolo turco
    - La valanga mussulmana
    - E l'imperatore che cosa faceva?
    - Assedio di Vienna
    - Padre Marco richiamato in Austria
    - L'opera di padre Marco
    - Vienna liberata
    - Triste ritorno
    - Fautore della lega santa
    - Di nuovo presso l'esercito
    - Missione presso i soldati
    - Discordie e tradimenti
    - Guerra lunga ed estenuante
    - Espugnazione di Buda
    - Conquista di Belgrado
    - La missione continua
    - Verso la pace di Carlowitz








    VI - CROCIATA CONTRO I TURCHI

    Il pericolo turco


    Leggendo la corrispondenza epistolare fra padre Marco e l'imperatore, ci s'imbatte, in questo tempo, con crescente frequenza e con sempre maggiore apprensione, in un nome: i turchi. Effettivamente il pericolo che incombeva sull'impero da oriente era venuto facendosi via via più grave e minaccioso col passare degli anni.

    L'uomo che, dopo un periodo di decadenza dell'impero ottomano, stava organizzando le forze mussulmane per scagliarle contro l'occidente, era il gran visir Kara Mustafà, un personaggio di umilissime origini, salito al culmine del potere per la sua abilità negli affari e per la sua risolutezza nell'azione. In occidente si conoscevano, o si credeva di conoscere, i suoi terribili progetti: espugnare Vienna e Praga, frantumare le forze di Luigi XIV sul Reno, e marciare su Roma per fare di San Pietro le scuderie del sultano.

    Già nel 1669 Venezia aveva dovuto cedere quasi tutta l'isola di Candia. Nel 1676 la Polonia, governata da Giovanni Sobieski, dopo quattro anni di lotte aveva dovuto cedere la maggior parte della Podolia. Ora l'imperatore era tanto più preoccupato per il fatto che nei suoi possedimenti si annidavano dei potenziali alleati dei turchi: i ribelli ungheresi, che venivano intensificando e inasprendo i loro proditori e crudeli attacchi.

    Ancor più lo preoccupava l'atteggiamento di Luigi XIV sul Reno ai confini occidentali dell'impero. Temeva che il re francese approfittasse di un eventuale attacco degli ottomani per colpirlo alle spalle. Non per nulla, da tempo, stava sobillando e alimentando finanziariamente e militarmente i ribelli ungheresi.

    In realtà Luigi XIV fu la causa determinante dell'attacco dei turchi. Kara Mustafà temeva il re francese e contro la sua volontà non avrebbe mai attaccato l'impero. Ma quando ebbe l'assicurazione ch'egli non si sarebbe mai opposto e che anzi l'avrebbe forse assecondato attaccando a sua volta sul Reno, non ebbe più esitazioni e si gettò a capofitto nella preparazione dell'impresa.

    E non basta. Luigi XIV manovrò in modo da inserire anche la Polonia nel gioco dei propri calcoli politici e diplomatici antiasburgici. E la cosa gli riuscì tanto più facilmente per il fatto che il re polacco, Giovanni Sobieski, da giovane aveva militato in Francia e aveva sposato un'aristocratica francese, Maria Casimira d'Anquien. Non solo, ma tanto lui che la moglie ricevevano annualmente dalla Francia una lauta pensione.

    Naturalmente si trattava di macchinazioni condotte nell'ombra, ma non tanto da non venir intuite dalle menti più attente e perspicaci.

    Di fronte al pericolo turco l'imperatore non trovava altro appoggio che il papa. Innocenzo XI si affaticava già da tempo per unire i principi cristiani in una crociata, o lega santa, contro l'incombente minaccia della mezzaluna. Ma ogni suo sforzo cozzava sempre contro la subdola e irriducibile opposizione francese. Anche la Polonia, irretita dalla viscida e ambigua diplomazia di Luigi XIV, stentò, contro i suoi stessi interessi, ad assecondare il disegno del papa. E aprì gli occhi solamente quando, da certi documenti casualmente intercettati, vennero smascherate in maniera inequivocabile la cinica doppiezza e le gravissime macchinazioni francesi contro la stessa nazione polacca e il suo re.

    Questo indusse la dieta a rompere gli indugi e ad approvare l'alleanza con l'imperatore: 18 aprile 1683. E se l'avvenimento venne accolto con vero dispetto a Parigi, fu salutato con immensa gioia a Roma e a Vienna, anche se la maggior parte dei vantaggi era destinata ad andare alla Polonia più che all'impero.

    Questa alleanza fu tutto quello che l'insistente azione del papa riuscì a ottenere dai principi cristiani contro i turchi.

    La valanga mussulmana

    Il 3 aprile di quest'anno 1683 l'imperatore scriveva a padre Marco che ormai la guerra con i turchi era inevitabile e che il nemico veniva «con una potenza e tale numeroso esercito, che da cento anni in qua non se n'era visto uno di simile. All'incontro, diceva, io sono solo con le mie forze...; e per fare tutto il possibile, metto insieme un esercito di quarantamila combattenti».

    Queste parole offrono un quadro abbastanza esatto della realtà di quel momento. Proprio in quei giorni l'esercito turco, concentrato ad Adrianopoli, si metteva in marcia verso l'Austria. Lo comandavano il sultano Maometto IV in persona e il suo gran visir Kara Mustafà.

    Quanti uomini potevano essere? La fama e le informazioni che giungevano da più parti, parlavano di oltre 200.000 soldati, o anche di 500.000, e perfino di un milione. Lo stesso Sobieski li valutava a circa 300.000. Evidentemente il timore del pericolo portava ad esagerare le cifre. Ma è certo che non erano meno di 100 - 150.000, senza contare le parecchie migliaia di altri uomini addetti ai vari servizi. Si trattava, in tutti i casi, di una massa di uomini tale da spargere dovunque il terrore.

    Al principio di maggio l'esercito giunse a Belgrado. Qui il sultano consegnò a Kara Mustafà lo stendardo verde del profeta quale simbolo della sua nomina a generalissimo. Costui poteva esserne orgoglioso. Erano anni che sognava e preparava quel momento e quella marcia.

    Con l'appoggio pieno e totale dei ribelli ungheresi, entrò in Ungheria e proseguì rapidamente verso Vienna, senza trattenersi a espugnare Giavarino, la prima valida piazzaforte imperiale che incontrava sul suo cammino. Con l'esercito turco passavano, attraverso l'Ungheria, la distruzione e la morte: la pianura magiara appariva costellata d'incendi e seminata di stragi.

    E l'imperatore che cosa faceva?

    Oltre che l'alleanza della Polonia e l'efficacissimo contributo finanziario del papa, era riuscito ad assicurarsi l'aiuto militare di stati imperiali come la Baviera, la Renania e la Sassonia. Il comando supremo dell'esercito, meno di 40.000 uomini, l'aveva affidato al cognato Carlo V di Lorena.

    Questi si era subito proposto di prendere l'iniziativa ed era partito per l'Ungheria, deciso d'impadronirsi di qualche piazzaforte, per far capire ai turchi che non intendeva star lì ad attenderli passivamente. Ma i suoi piani furono sconvolti dalla rapidità degli avversari, che ben presto minacciarono di tagliarlo fuori dalla capitale proprio quando maggiore era l'urgenza di difenderla. Allora trasferì in fretta la fanteria e l'artiglieria sulla sinistra del Danubio ed egli con la cavalleria si affrettò verso Vienna.

    Assedio di Vienna

    Intanto il diffondersi e l'accavallarsi di notizie e di voci allarmanti determinarono dovunque un panico crescente e un fuggifuggi generale, specialmente da Vienna e dintorni. Anche l'imperatore con la sua famiglia, nella notte fra 1'8 e il 9 luglio, cercò scampo a Linz. Tre giorni dopo le avanguardie turche giungevano nei dintorni della capitale e trasformavano case, palazzi, chiese e giardini in un mare di fiamme.

    "Incominciò così uno degli assedi più memorabili di tutti i tempi" (Pastor).

    La successione degli avvenimenti era stata tanto rapida, che non si era fatto in tempo a provvedere a un'efficace difesa della capitale. Solo all'ultimo momento il duca di Lorena era riuscito a introdurre in città poco più di 10.000 armati. Ma i bastioni non erano fortificati e muniti, i cannoni scarseggiavano, mentre dall'alto delle mura gli assediati potevano vedere le tende mussulmane che si stendevano a perdita d'occhio nei dintorni.

    Eppure i viennesi non tardarono a riprendere animo. Guidati da persone coraggiose e avvedute, tutti concordemente, borghesi, artigiani, studenti, si organizzarono, collaborando attivamente con l'esercito alla difesa e alla salvezza comune.

    Padre Marco richiamato in Austria

    Mentre avveniva tutto questo, padre Marco si trovava nel suo convento di Padova, e, alle catastrofiche notizie che gli venivano comunicate dal duca di Neuburg e dallo stesso imperatore, provava tanto dolore e tanta angoscia da perdere l'appetito e il sonno e quasi da ammalarsi. Avrebbe fatto qualsiasi cosa, avrebbe dato anche «il sangue e la vita», per contribuire in qualche modo a scongiurare la terribile minaccia che gravava su Vienna e sull'Europa. Forse per la prima volta si sentì nascere in cuore il desiderio di esser richiamato in Austria per non assistere inattivo e da lontano a quella immane tragedia; e, sia pure con discrezione, lo lasciò comprendere all'imperatore: "Creda pure vostra maestà cesarea che vorrei esser un uccello per poter subito volare da vostra maestà".

    D'altra parte la sua presenza presso il sovrano e presso l'esercito era invocata e sollecitata da più parti, nella convinzione ch'essa avrebbe dato «animo grandissimo» ai soldati che conoscevano il suo potere taumaturgico, e nella speranza ch'egli, in quei terribili frangenti, avrebbe saputo consigliare saggiamente l'animo indeciso di Leopoldo. Il più fervido patrocinatore del cappuccino era, in questo, il conte palatino Filippo Guglielmo di Neuturg, padre dell'imperatrice. "Veramente è necessaria la presenza di vostra paternità, gli scriveva, perché prevedo che senza questa non faremo niente".

    Anche l'imperatore desiderava la sua venuta, ma forse aveva riguardo alla sua malferma salute: sapeva che l'anno precedente era stato seriamente ammalato per quasi tre mesi e che anche all'inizio di quell'anno 1683 era tornato ad ammalarsi non meno seriamente. Alla fine, però, dinanzi all'incalzare degli avvenimenti, si decise di richiederlo al papa. E padre Marco ricevette l'ordine di partire sull'istante e di valersi di qualsiasi mezzo per arrivare quanto prima in Austria.

    Egli, che non attendeva altro, risalì rapidamente verso il Tirolo. Di passaggio visitò a Innsbruck l'imperatrice e raggiunse l'imperatore a Linz.

    Si era al principio di settembre. Le cose, ormai, erano giunte all'estremo. Vienna continuava a difendersi eroicamente dai continui assalti condotti senza risparmio di uomini e di mezzi; ma la gragnuola di proiettili e di frecce avvelenate aveva aperto larghe falle tra i difensori. Più ancora: con il sopraggiungere dei calori estivi era scoppiata una grave epidemia che aveva contribuito a diradare ulteriormente le già debilitate file dei superstiti. I cannoni erano in gran parte già logori e inservibili; le scorte di granate erano esaurite; i viveri diminuivano paurosamente; i baluardi e le difese avevano cominciato a crollare. Di notte, dal campanile di Santo Stefano, si levavano, come richiami angosciosi, i razzi che segnalavano estremo pericolo.

    In tali condizioni la resistenza non si sarebbe protratta ancora a lungo. Per fortuna l'esercito soccorritore non era lontano.

    L'opera di padre Marco

    Il duca di Lorena, dopo aver battuto in ripetuti scontri i ribelli ungheresi, era riuscito a ricondurre incolumi in Austria la fanteria e l'artiglieria per unirle alle forze degli alleati che dovevano sopraggiungere al più presto. Ma, di costoro, soltanto la Baviera fu sollecita a mandare 11.000 uomini, mentre la Sassonia e la Polonia si fecero attendere e sospirare. Per giunta, la Polonia, invece dei 40.000 soldati pattuiti nel trattato di alleanza, non ne inviò alla fine che 26.000.

    Comunque al principio di settembre gli alleati si trovavano tutti riuniti. Ma le difficoltà erano tutt'altro che scomparse. Rivalità, ambizioni, interessi personali minacciavano di rallentare, se non d'impedire, l'azione militare, quando invece il ritardo di una settimana o anche soltanto di qualche giorno poteva riuscire fatale. I principi tedeschi rifiutavano di sottoporre le loro truppe al comando del Lorena. Il re di Polonia, Giovanni Sobieski, pretendeva addirittura il comando supremo di tutte le truppe: pretesa assolutamente inaccettabile sul suolo austriaco, tanto più che l'imperatore intendeva venire personalmente all'esercito, e in tal caso il comando supremo sarebbe spettato a lui. Insomma, un vero ginepraio.

    E fu qui che provvidenzialmente s'inserì l'azione personale di padre Marco.

    D'accordo col nunzio pontificio Francesco Buonvisi, riuscì a persuadere Leopoldo a starsene lontano dall'esercito per non creare imbarazzi con dispute di precedenze e di cerimoniali. Poi, il 5 settembre, intervenne al consiglio di guerra presso Tulln e svolse una determinante opera di mediazione nell'appianare i contrasti e le divergenze. Per evitare attriti e permalosità, propose che ogni principe conservasse il comando dei propri soldati e che il supremo comando fosse attribuito nominalmente al re di Polonia. Inoltre convinse tutti a sollecitare il soccorso alla capitale.

    A questo proposito, qualche anno dopo, scrivendo all'imperatore affermerà egli stesso di aver «sollecitato il soccorso almeno di dieci giorni..., che se soli cinque giorni fosse tardato, sarebbe forse caduta Vienna».

    Ma più che nelle risorse umane padre Marco riponeva la sua fiducia nell'aiuto divino. Già passando per Linz, aveva invitato l'imperatore, con la corte e la cittadinanza, a una grande funzione di penitenza. E ora, per 1'8 settembre, festa della natività di Maria, prima di dar inizio alla marcia verso Vienna, volle preparare spiritualmente anche l'esercito.

    Su una vasta campagna presso Tulln celebrò una funzione che rimase memorabile. Di fronte all'esercito schierato, a tutti i comandanti e al fior fiore della nobiltà tedesca e polacca, sopra un grande altare eretto davanti alla lussuosa tenda di Sobieski, celebrò la messa servitagli dallo stesso re e comunicò di sua mano i capi cattolici presenti. Al termine, scrisse poi Sobieski alla moglie, «ci ha rivolto un'esortazione straordinaria. Ci ha domandato se avevamo fiducia in Dio; e alla nostra unanime risposta che l'avevamo piena e intera, ci ha fatto ripetere con lui più volte: Gesù, Maria! Gesù, Maria!». Poi fece recitare l'atto di dolore e impartì la solenne benedizione papale.

    Dopo la funzione, percorse, di schiera in schiera, tutto l'esercito con la croce in mano, rivolgendo ai singoli corpi parole di fede e d'incoraggiamento e dando di nuovo la benedizione. Tutti, anche i protestanti, dimostravano di gradire la sua presenza e di partecipare alle sue pratiche di fede e di penitenza.

    Vienna liberata

    Il 9 settembre ebbe inizio la marcia di avvicinamento a Vienna. L'esercito cristiano contava complessivamente 70.000 uomini.

    La sera dell'11, giunti nelle vicinanze della città, i cristiani s'impadronirono delle alture del Kahlenberg, e di lì, «dal monte alla veduta di Vienna», padre Marco scrisse subito all'imperatore, dando le migliori informazioni sull'esercito e sul duca di Lorena, il quale, diceva, «non mangia, non dorme e sempre si applica con estrema sollecitudine; va in persona a vedere li posti e fa le funzioni ottime d'un buon generale>>. E ne presagiva «ottimo evento».

    La mattina del 12, era domenica-, prima del sorgere del sole, padre Marco celebrò la messa sul colle dinanzi alla chiesa di San Leopoldo, alla vista di Vienna, e, come qualche giorno prima, distribuì la comunione al Lorena, al re di Polonia e agli altri comandanti. Poi tenne un breve e infiammato discorso, e alla fine, da una posizione elevata e preminente, lesse a voce spiegata una preghiera da lui stesso composta per impetrare l'assistenza divina; e col suo crocifisso impartì la benedizione all'esercito.

    Poco dopo ebbe inizio quella memorabile battaglia che doveva decidere delle sorti di Vienna e avere incalcolabili conseguenze per tutta la cristianità. Si combatté con coraggio e accanimento da una parte e dall'altra, e la lotta rimase a lungo incerta. Solo quando il duca di Lorena, investendo l'ala destra del nemico, la costrinse a ripiegare e minacciò di prendere tutto lo schieramento alle spalle, e ancor più quando, per la saldezza e il valore dei polacchi, un grande contrattacco della cavalleria turca fallì completamente, le sorti della lotta parvero decise. I mussulmani tentennarono, poi retrocessero, e ben presto la loro ritirata si trasformò in rotta e in fuga disordinata verso i confini dell'Ungheria. E con gli altri prese la fuga lo stesso Kara Mustafà con i suoi giannizzeri.

    I turchi lasciarono sul terreno 10.000 morti contro i 2.000 cristiani, e abbandonarono un bottino enorme in armi, viveri, denaro, gioielli, stendardi. Fra l'altro, nell'accampamento furono trovati cinquecento bambini cristiani.

    Quanto a padre Marco, durante la battaglia non smise di aggirarsi di schiera in schiera a rincuorare e a benedire i combattenti; e ogni volta che vedeva i turchi lanciarsi all'attacco, alzava verso di loro il crocifisso, dicendo: «Ecco la croce del Signore: fuggite, schiere avversarie!». E in questo atteggiamento fu poi riprodotto in un'incisione; e la sua immagine, insieme con quella dei principali condottieri, venne diffusa da un capo all'altro dell'impero e dell'Europa.

    La gioia per la splendida vittoria fu immensa. Padre Marco, nell'effusione del suo animo, incontrando i comandanti, li abbracciava con trasporto e commozione. L'unico, in Europa, a non partecipare all'esultanza universale fu il re di Francia, che un mordace foglio caricaturale definiva con scherno "il turco cristianissimo", e che l'opinione pubblica europea condannava inappellabilmente alla gogna.

    A Vienna, più che altrove, la gioia esplose irrefrenabile, e raggiunse il culmine quando, il 14 settembre, fecero la loro entrata solenne l'imperatore e i comandanti per assistere al solenne Te Deum di ringraziamento nella cattedrale di Santo Stefano.

    Triste ritorno

    Appena ritornato nel suo palazzo, l'imperatore volle ricevere in privata udienza padre Marco; e la sua commozione fu tanta, che non poteva nemmeno parlare. Non solo; ma volle che qualche giorno più tardi venisse celebrata un'altra e più solenne funzione di ringraziamento nella chiesa degli agostiniani scalzi e che il discorso di circostanza fosse tenuto dal cappuccino.

    Ma padre Marco, se aveva il cuore gonfio di gratitudine verso Dio, cominciò ben presto ad avere l'animo amareggiato per quello che vedeva e udiva intorno a sé. Ciò che osservava era veramente «la fiera delle vanità». La corte non pensava che a organizzare feste e ricevimenti. La popolazione viennese si era gettata a capofitto nei divertimenti, quasi a rifarsi delle privazioni sopportate durante l'assedio. Il Sobieski non faceva che spedire lettere ai quattro venti, attribuendosi tutto il merito della vittoria, come se gli altri non fossero nemmeno esistiti sul campo di battaglia. I capi dell'esercito non pensavano che a spassarsela in bagordi di ogni sorta, senza preoccuparsi di trarre dalla vittoria tutti i frutti ch'era lecito sperare. Ed era addirittura sbalordito, padre Marco, di sentire che vi era perfino chi consigliava l'imperatore a fare la pace con i turchi, magari per volgere le armi contro la Francia.

    Solo il duca di Lorena sembrava d'accordo con lui e con il nunzio sulla ripresa immediata dei combattimenti; e col loro aiuto riuscì finalmente a indurre Leopoldo I a rompere gli indugi. E riuscì a infervorare anche il Sobieski, che dapprima aveva opposto qualche difficoltà.

    Uomo dalle idee chiare e dalle rapide intuizioni nonostante la sua sincera umiltà, padre Marco restò amareggiato di tanta insipienza. E poiché il compito affidatogli dal pontefice poteva dirsi compiuto, affrettò il ritorno in Italia, lasciando dietro di sé, nell'imperatore e negli altri, un largo rimpianto. "O padre mio, gli scriveva poco dopo il conte palatino, perché ci lascia vostra paternità adesso, quando la sua presenza è più necessaria che mai?".

    Ma padre Marco ne aveva abbastanza di corte e di cortigiani. E 1'11 novembre si trovava finalmente nella serenità del suo convento di Padova.

    Fautore della lega santa

    Quando, dopo la liberazione di Vienna, rientrava in Italia, padre Marco era persuaso che quella fosse stata, nella sua vita, una semplice parentesi e che sarebbe rimasto un episodio isolato, senza seguito. Non gli passava nemmeno per il capo di avere iniziato una nuova grande missione e che presto egli sarebbe divenuto, come lo chiamerà un prelato veneziano "il braccio destro della santa lega".

    E' certo, però, che anche ritirato nel suo convento di Padova, seguiva con grande interesse gli sviluppi della lotta antiturca. E godeva quando l'imperatore, o il duca di Lorena, o il Sobieski gli scrivevano annunciandogli nuovi successi. Quanto a lui, continuava a pensare che fosse necessario trar tutto il profitto possibile dal momento favorevole per cacciare i turchi lontano dal cuore dell'Europa.

    Ma per fare questo, si sarebbe dovuto attaccare l'impero ottomano anche dal sud, dal Mediterraneo; e vi era una sola potenza capace di farlo: la repubblica veneta. Innocenzo XI si era sforzato, purtroppo invano, d'impegnarla nella lotta già dalla primavera precedente. Ma a Venezia non si erano ancora rimarginate le ferite riportate nella guerra di Candia, quando per venticinque anni era stata lasciata quasi sola a misurarsi col colosso turco.

    Ora, però, padre Marco venne sollecitato dall'imperatore, dal re di Polonia e da altri a interessarsi lui stesso della cosa. Ed egli se ne interessò. Anzitutto, scrivendo al cardinale Cibo, segretario di stato, con umiltà e tatto invitò la diplomazia pontificia a riprendere le trattative. E poi, approfittando dell'entusiasmo suscitato dalla vittoria di Vienna, si mise in rapporto con le autorità veneziane. La cosa gli riuscì tanto più facile per il fatto che nel 1684 fu mandato a predicare la quaresima appunto a Venezia, nella parrocchia di San Cassiano, ed ebbe la possibilità di avvicinare parecchi personaggi politici. Il 13 febbraio poté scrivere all'imperatore che si era «maneggiato con tutto il suo potere» e che con l'aiuto di Dio aveva «superato grandissime difficoltà».

    Una volta rimossi gli ostacoli iniziali, le trattative procedettero più spedite, e vennero condotte avanti in sede diplomatica dagli interessati. Si giunse così ad un'alleanza offensiva e difensiva, o lega santa, come la chiamò Innocenzo XI, composta dall'impero, dalla Polonia e da Venezia, ma aperta a tutti i principi cristiani, della quale il papa veniva riconosciuto e proclamato protettore e mallevadore.

    Di nuovo presso l'esercito

    Dopo quanto era avvenuto nella liberazione di Vienna, non c'è da meravigliarsi che molte persone desiderassero la presenza di padre Marco nell'esercito anche nel 1684 e negli anni successivi. Più di tutti lo desideravano l'imperatore e il comandante supremo dell'esercito, il duca di Lorena. Né il cappuccino opponeva particolari difficoltà. Non aveva sempre sognato, fin da bambino e da ragazzo, di affrontare l'eterno nemico del nome cristiano, augurandosi magari di versare il sangue per la fede? Perciò il 13 febbraio scrisse a Leopoldo I: "Sono dispostissimo a servire la vostra maestà cesarea... nell'armata con il sangue e con la vita... Già vedo che Dio mi vuole impegnato per il bene del cristianesimo, e molto volentieri mi sottometto al volere di Dio".

    Il permesso della Santa Sede fu presto ottenuto; e dopo le feste pasquali si mise in cammino. Il 16 maggio era a Linz dove, nei giorni seguenti, ebbe prolungati colloqui con l'imperatore.

    I1 momento era molto delicato. Luigi XIV, con la sua politica di continue prepotenze, provocazioni e sopraffazioni, avrebbe fatto perdere la pazienza anche a Giobbe. Proprio il 4 maggio aveva sottoposto a un terribile bombardamento la città di Genova, perché non si era dimostrata molto arrendevole alle sue pretese. Inoltre aveva assediato improvvisamente la città di Lussemburgo e, nonostante le indignate proteste e le minacce di guerra provenienti da ogni parte dell'Europa, non desistette dall'impresa finché non l'ebbe espugnata.

    In tali condizioni è naturale che alla corte di Vienna il partito antifrancese consigliasse la pace col turco per trasferire l'esercito sul Reno contro la Francia. Ma padre Marco si oppose a questi disegni e a queste istigazioni. Pur deplorando l'atteggiamento francese, non poteva accettare l'idea di una guerra fra popoli cristiani. Con i turchi la cosa era diversa: lì si trattava di una lotta di religione, di una crociata.

    La guerra con la Francia fu evitata, anche se, per precauzione, si dovette ugualmente mandare una parte dell'esercito sul Reno. E questo, purtroppo, ebbe un contraccolpo negativo sulla campagna antiturca: indebolì le forze destinate all'Ungheria e ritardò l'inizio delle operazioni belliche.

    Missione presso i soldati

    Dopo i suoi colloqui con l'imperatore, padre Marco partì per l'Ungheria. Scendendo lungo il corso del Danubio, raggiunse l'esercito.

    Ebbe inizio, così, una missione che doveva protrarsi a lungo e che, più o meno, si sarebbe svolta sempre allo stesso modo: richiesta dell'imperatore alla curia romana per averlo cappellano militare, consenso da parte del papa e concessione delle facoltà di missionario apostolico, suo viaggio alla corte imperiale per incontrarsi con Leopoldo I, andata in Ungheria e svolgimento della propria missione, ritorno a Vienna per riferire ogni cosa al sovrano, e rientro in Italia. A volte, nell'andata e nel ritorno, il suo itinerario poteva subire notevoli variazioni e portarlo magari nel Palatinato o altrove, sempre per ordine del papa.

    Padre Marco non si metteva in viaggio se non dopo pasqua, e questo gli permise di consacrare sempre il periodo quaresimale alla predicazione. Tuttavia anche quando si trovava in Italia, non cessava d'interessarsi della crociata. Tenendosi in relazione epistolare con l'imperatore, sapeva dargli, con molta discrezione, suggerimenti e consigli; e soprattutto non lasciava d'insistere in tutti i modi e in tutti i toni per sollecitare i preparativi dell'esercito: voleva che all'arrivo della primavera le operazioni belliche riprendessero quanto prima per prevenire i turchi e potere svolgere una proficua campagna militare. Purtroppo vedremo che, nonostante la sua martellante insistenza, gli sarà difficile, anzi impossibile, scuotere gli organizzatori imperiali dalla loro esasperante lentezza; e difficilmente l'esercito riuscirà a entrare in azione prima della metà di giugno. In tal modo si lasceranno sfuggire preziose occasioni di rapidi successi e ci si metterà spesso nella impossibilità di condurre a termine le imprese che richiederanno maggior tempo e fatica. Sarà, questo, uno dei crucci più grandi di padre Marco, che, uomo dinamico e volitivo, detestava quelle lungaggini e quelle perdite di tempo.

    Un altro cruccio, ancor più grande, sarà la disorganizzazione cronica dell'esercito. Mancavano ingegneri, artiglierie, munizioni, animali da trasporto, attrezzature per gli assedi delle fortezze. Era un'agonia combattere in quelle condizioni. La colpa, ancora una volta, era tutta degli organizzatori, che ingoiavano cifre enormi di denaro e non concludevano che molto poco. Ma poiché erano coalizzati fra loro e in combutta con alti personaggi della corte, nessuno poteva controllarne l'operato e tanto meno metterli sotto accusa.

    Fortuna che il comandante supremo, il duca di Lorena, era un valente generale; e se, nonostante tutto, vennero compiute imprese notevoli, il merito, in gran parte, fu suo. Padre Marco ne aveva la più grande stima e lo appoggiò sempre, presso l'imperatore e presso chiunque. Il cappuccino aveva il diritto di partecipare al consiglio di guerra e d'intervenire autorevolmente nella discussione dei piani di battaglia. Ebbene, ogni volta che c'era da agire rapidamente e coraggiosamente, non esitava a schierarsi al fianco del Lorena, magari contro tutti gli altri ufficiali.

    Quanto all'assistenza spirituale dell'esercito, non appena arrivava all'accampamento lavorava senza risparmio. Aiutava i soldati a mantenere vivo l'ideale per il quale combattevano: la loro non era una guerra qualsiasi: era una crociata. Li infervorava, trasfondendo in essi la certezza che Dio era con loro e li avrebbe aiutati. Li esortava a purificare le loro anime col pentimento. E, per questo, una delle prime cose che faceva giungendo all'accampamento, era di preparare una grandiosa funzione penitenziale, procurando di predisporli alla confessione, comunione, recita collettiva dell'atto di dolore e benedizione papale. Naturalmente, insieme con i soldati, partecipavano alla funzione anche molti ufficiali e comandanti.

    Discordie e tradimenti

    A proposito degli ufficiali e dei comandanti, padre Marco si sforzava di mantenersi con loro nei migliori rapporti, almeno per quanto dipendeva da lui e finché era possibile. Perché, purtroppo, un altro cruccio, e forse il più grande, fu precisamente il loro comportamento.

    L'esercito imperiale non era un organismo compatto, docilmente soggetto a un unico comandante supremo. Il duca di Lorena esercitava la sua piena autorità soltanto sulle truppe arruolate dall'imperatore. Gli altri soldati, quelli condotti dai duchi di Baviera, Sassonia, Brandeburgo, pur essendo pagati profumatamente dall'imperatore, restavano soggetti ai rispettivi principi. E questi, gelosi del loro prestigio e delle loro prerogative, in pratica agivano quasi indipendentemente, secondo gli umori e i capricci del momento. Di qui, disunioni, dissensi, puntigli, ripicche; e di qui, ancora, lentezze, ritardi, fallimenti nelle azioni militari. Fra tutti i principi, padre Marco deplorava specialmente il duca di Baviera ch'era il più puntiglioso e insubordinato, e il principe Luigi di Baden che gli appariva infido e poco attivo.

    Di più, non gradiva la presenza di principi protestanti; non per il fatto che fossero eretici, ma perché erano restii a impegnarsi seriamente in una lotta che danneggiava i ribelli ungheresi, loro correligionari. E ancor meno gradiva la presenza di certi comandanti che si lasciavano segretamente corrompere dal denaro francese allo scopo d'intralciare e di far fallire le operazioni belliche. Quante volte, nelle sue lettere all'imperatore, denuncia simili traditori e mette in guardia il sovrano da questi venduti. E denuncia il comportamento dei francesi che militavano nell'esercito cesareo, i quali sembravano più favorevoli ai turchi che ai cristiani e non di rado passavano addirittura tra le loro file, rinnegando magari la propria fede religiosa.

    V'era un'altra cosa, nei principi, che lo amareggiava profondamente e suscitava in lui la più intima rivolta: gli sperperi incredibili ai quali si abbandonavano. Organizzavano feste dispendiose e lauti banchetti, puntavano nel gioco somme enormi, si emulavano a vicenda in uno sfarzo disdicevole: tutte cose ch'erano un insulto ai soldati mal retribuiti e trascurati, e un insulto ancora più grave alle popolazioni dell'Ungheria, che venivano taglieggiate in tutti i modi, depredate del grano, del fieno, degli animali, d'ogni cosa. I commissari imperiali commettevano tali razzie e tali ingiustizie da ridurre gli abitanti «alla disperazione», costringendoli a fuggire per aver salva la vita.

    Padre Marco fremeva, protestava, minacciava i castighi del cielo, tempestava l'imperatore con le sue lettere; ma con poco risultato. Si trattava di una cancrena troppo profonda e, fra i responsabili, vi erano troppe persone interessate, perché ci si decidesse finalmente ad aprire gli occhi.

    Questa, approssimativamente, la triste realtà in mezzo alla quale il cappuccino si troverà a svolgere la sua missione nell'esercito.

    Guerra lunga ed estenuante

    Padre Marco non poteva avere un'idea chiara del compito che la Provvidenza gli riservava. Anzitutto era persuaso che i turchi si sarebbero potuti battere in due o tre anni. E forse, imprimendo alla lotta il ritmo ch'egli immaginava, non è da escludere che la cosa si sarebbe potuta conseguire. Invece, purtroppo, la guerra doveva protrarsi, fra alterne vicende, per sedici anni, fino al 1699, cioè fino all'anno della sua morte, come se fra quella lotta e la sua vita intercorresse un nesso misterioso.

    La crociata antiturca può essere divisa in due periodi abbastanza distinti. Il primo, fino al 1688, è contraddistinto dalla continua presenza di padre Marco presso l'esercito e dal comando supremo esercitato dal duca di Lorena. In questo tempo, nonostante le deficienze organizzative e la lentezza delle operazioni belliche, si conseguirono successi notevoli e, a volte, notevolissimi, come la presa di Buda e di Belgrado.

    Il secondo periodo fu contraddistinto dall'assenza di padre Marco dal campo di battaglia, e fu, nell'insieme, meno felice del primo, perché si ottennero sì dei successi, come la vittoria di Zenta nel 1697, ma si toccarono pure delle grosse batoste, che costrinsero gli imperiali ad abbandonare Belgrado e altre terre conquistate. Ma il fatto più notevole in questa seconda fase della lotta fu l'entrata in guerra della Francia, che, assalendo l'impero alle spalle, sul Reno, lo costrinse a dividere le forze e a combattere su due fronti tanto lontani, con le negative conseguenze ch'è facile immaginare.

    Espugnazione di Buda

    Quando, nel giugno del 1684, padre Marco arrivava presso l'esercito, era animato da un grande ottimismo. Non solo nutriva una illimitata fiducia nell'aiuto di Dio, ma aveva pure molta fiducia nella capacità e nella buona volontà degli uomini e specialmente dei comandanti. E sembrò che il suo ottimismo fosse giustificato, poiché ben presto, il 17 e il 18 giugno, si conseguirono due notevoli successi con la conquista delle due importanti piazzeforti di Visegrád e di Waitzen, poste sul Danubio. E il giorno 30 ci s'impadronì di Pest, sulla riva destra del fiume. Ma quando ci si trovò di fronte a Buda, capitale dell'Ungheria, le cose cambiarono.

    Buda era considerata «lo scudo dell'Islam», «la serratura e la chiave dell'impero ottomano». Parlando della sua progettata espugnazione, lo stesso padre Marco scriveva in quei giorni ch'era "una delle imprese più grandi che mai si potessero fare». In realtà si trattava di una fortezza formidabile, la cui rocca si elevava su un'altura di roccia, cinta da una triplice fila di baluardi ben fortificati e ben muniti di artiglieria e di difensori. Tanto più necessari, perciò, sarebbero stati l'impegno e la concordia nell'esercito cesareo. Al contrario, proprio sotto Buda, si rivelarono l'inefficienza e la disorganizzazione delle forze armate ed esplosero i contrasti fra i capi.

    Padre Marco cercò in tutti i modi di ristabilire la concordia; ma vedendo inutile ogni sforzo, nonostante le insistenze del duca di Lorena e di molti altri per trattenerlo, abbandonò l'accampamento e andò a riferire ogni cosa all'imperatore, perché provvedesse.

    Né le cose andarono meglio l'anno successivo 1685. L'imperatore non aveva provveduto affatto, perciò si ebbero i soliti ritardi nella preparazione della campagna, i soliti successi iniziali seguiti dalle solite discordie fra i capi. E ancora una volta, vedendo inutili tutti i suoi sforzi per riportare la pace, padre Marco si allontanò dall'esercito per informare di tutto Leopoldo I. E l'impresa di Buda fallì nuovamente.

    Gli stessi inconvenienti minacciarono di far fallire la spedizione del 1686. Il cappuccino non lesinò fatiche per ovviare a negligenze, a tradimenti e a sventure. Soccorse i soldati colpiti da malattie infettive durante i calori dell'estate. Incoraggiò il duca di Lorena ad affrontare e a sbaragliare un esercito di turchi che veniva in soccorso di Buda. Si oppose allo scoraggiamento che andava diffondendosi tra soldati e comandanti.

    Al principio di settembre riuscì a mettere d'accordo i capi per un ultimo e più poderoso attacco alla fortezza assediata. E fu il colpo di grazia. I12 settembre egli scriveva all'imperatore dal campo di battaglia: "Lodato Iddio e Maria! Buda fu presa per assalto... Vero miracolo di Dio, mentre non credo che siano morti cento dei nostri. Scrivo in fretta. A bocca avrò da discorrere con vostra maestà cesarea, che riverisco".

    Padre Marco entrò in Buda portando una sta donna per andare a collocarla in Santo Stefano, dove il giorno seguente celebrò una messa di ringraziamento e intonò un solenne Te Deum alla presenza di soldati e di generali. La grande impresa, tanto sospirata, rinnovò in ogni angolo d'Europa eccetto in Francia, naturalmente, gli entusiasmi della liberazione di Vienna. Per la parte che ne ebbe il cappuccino, basterà riferire quello che il futuro cardinale veneziano Francesco Grimani scrisse in quei giorni allo stesso padre Marco: Io ne sono buon testimonio: "È certo, padre Marco mio riverito, che se lei non era sotto Buda, facevamo la frittata. Lei è il braccio diritto della santa lega".

    Conquista di Belgrado

    L'espugnazione di Buda mise nuove ali all'ottimismo di padre Marco. Scrivendo all'imperatore prospettò la possibilità di liberare dalla mezzaluna l'intera Ungheria con la Transilvania e altre terre. Tuttavia il primo obiettivo della prossima campagna militare doveva essere Belgrado, alla confluenza della Sava col Danubio: impresa, questa, che sarebbe stata la più gloriosa dopo la liberazione di Vienna e l'espugnazione di Buda. Ma Belgrado, che per l'importanza della sua posizione strategica era detta «la chiave dei Balcani», non era meno fortificata della capitale ungherese e non esigeva meno impegno e concordia.

    Purtroppo, però, i mali di cui soffriva l'esercito imperiale, erano cronici; e furono precisamente essi che nel 1687 impedirono al duca di Lorena di sfruttare convenientemente una vittoria conseguita sul gran visir Solimano. Le discordie tra i capi fecero il resto: divennero tanto aspre, da indurre alla fine padre Marco a piantare un'altra volta l'esercito e ad andarsene. Passando per Vienna, non si limitò a denunciare drasticamente all'imperatore le meschinità e i tradimenti di certi capi militari, ma li bollò apertamente anche in un pubblico discorso, chiamando pure in causa coloro che alla corte di Vienna li favorivano.

    L'anno dopo, 1688, tutto sembrava favorire l'impresa di Belgrado: Costantinopoli era in preda all'anarchia, Belgrado era difesa da una guarnigione poco numerosa e poco concorde, i rinforzi turchi tardavano ad arrivare. Ma disgraziatamente le forze imperiali non si trovavano in condizioni migliori che negli anni precedenti; anzi erano più in subbuglio che mai, perché il duca di Lorena, ammalatosi, era stato sostituito nel comando supremo dal duca di Baviera, proprio quello!, e gli occulti manutengoli della Francia si opponevano a una marcia verso la piazzaforte, accampando ed esagerando pericoli e timori.

    L'unico a combatterli a viso aperto, in pieno consiglio di guerra, fu padre Marco. E la spuntò. "Se io non fussi stato, scrisse francamente a Leopoldo, mai si sarebbe conseguito quello che è stato conseguito". "Io solo mi sono opposto a tutti i contradditori, senza badare alle persecuzioni e affronti".

    I fatti gli diedero ragione. Il 6 settembre Belgrado era conquistata.

    Padre Marco avrebbe voluto lanciare immediatamente una colonna di 4.000 soldati lungo il Danubio per sorprendere la piazzaforte di Nicopoli, a mezza strada verso Costantinopoli: "Feci tutti li sforzi per farlo fare", scrisse. Era un'occasione unica per sottrarre ai mussulmani, senza grandi pericoli e in una sola volta, tutta la Serbia con la Bulgaria, la Moldavia, la Valacchia e la Transilvania. Ma sebbene avesse l'appoggio dei migliori ufficiali, questa volta non riuscì a spuntarla contro l'ostinazione dei capi. E poiché non c'era più nulla da sperare, riprese la via del ritorno, deciso di non farsi più vedere negli accampamenti militari.

    Ma anche se nel momento di andarsene aveva l'animo amareggiato per l'insipienza dei comandanti, si deve riconoscere che, in cinque anni di lotte, del cammino n'era stato fatto; e una buona parte del merito andava a lui. La piazzaforte di Belgrado, espugnata quasi a dispetto dei principali comandanti, costituiva una ricompensa davvero ambita a tante sue fatiche e preghiere e sacrifici.

    La missione continua

    "Sequestrato dalla conversazione degli uomini, me ne sto tutto con Dio e mi par d'esser in un paradiso, disponendomi per l'ultima divina chiamata». Così, dopo il suo ritorno dall'Ungheria, scriveva padre Marco all'imperatore. Ma, nonostante la fretta di volarsene al cielo, prima dell'"ultima chiamata" gli restavano parecchie altre cose da fare. La sua missione era tutt'altro che compiuta. E’ vero che non avrebbe più riveduto gli accampamenti, anche perché i sessant'anni che gli pesavano sulle spalle, non erano pochi, specialmente per un uomo che non aveva mai avuto riguardo per se stesso. E poi nell'esercito stavano cambiando troppe cose. Era cambiato, come sappiamo, anche il comandante supremo, il duca di Lorena, suo amico e ammiratore, sempre più ammalato. E il suo successore, il principe protestante Luigi di Baden, non aveva molte simpatie per quel frate carismatico.

    Nonostante tutto, però, la crociata sarebbe rimasta ugualmente sopra tutti i pensieri di padre Marco, che avrebbe continuato ad interessarsene, sia pure in altro modo, cioè consigliando e pungolando l'imperatore mediante una fitta corrispondenza epistolare e recandosi ripetutamente a Vienna. Per Leopoldo I stavano sopraggiungendo anni molto duri e drammatici, e l'assistenza del cappuccino doveva riuscirgli particolarmente preziosa.

    Luigi XIV aveva sperato che l'imperatore si sarebbe logorato nella gigantesca lotta con l'impero ottomano; ed era rimasto a guardare, limitandosi a sobillare e a sovvenzionare segretamente i turchi e a corrompere vari collaboratori dell'imperatore. Ma quando, ciò nonostante, vide che l'avversario non faceva che estendere i propri domini a oriente, e si prospettava addirittura la possibilità di una sua marcia trionfale fino a Costantinopoli, si sentì schiattare dalla bile e colse il primo pretesto per entrare apertamente in guerra. Ora Leopoldo I veniva nuovamente a trovarsi di fronte al dilemma: combattere in oriente contro i turchi, o sul Reno contro la Francia? Perché, anche se tutta l'Europa stava per coalizzarsi in una «grande alleanza» contro le prepotenze e le sopraffazioni del re francese, una guerra su due fronti tanto lontani e contro due avversari tanto potenti, non era certo consigliabile.

    Alla corte di Vienna il partito antifrancese insisteva più che mai per una pace con la mezzaluna e per una lotta energica contro Luigi XIV. Ma Innocenzo XI, che aveva a cuore la lotta antiturca e non voleva vederne compromesso l'esito, si oppose decisamente a questi progetti e scongiurò l'imperatore a confidare in Dio e a proseguire la crociata. La stessa cosa, e con molta insistenza, gli raccomandò padre Marco. Leopoldo finì con il cedere alle pressioni del papa e decise di accettare la doppia lotta, tenendosi però sulla difensiva in oriente.

    Verso la pace di Carlowitz

    Quelli che seguirono furono anni sempre più difficili; e sempre più arduo si fece il compito di padre Marco d'infervorare l'imperatore alla lotta contro i turchi. Ad aggravare le cose ci si mise anche il nuovo papa Alessandro VIII, salito sul trono pontificio il 6 ottobre 1689, il quale dimostrò subito per la crociata un certo disinteresse, rifiutando ogni sovvenzione all'imperatore. Purtroppo le conseguenze non si fecero attendere.

    Il 15 ottobre 1690 la piazzaforte di Belgrado venne riconquistata dai turchi. Immenso fu il dispiacere dell'imperatore e del cappuccino. Soltanto allora il papa si svegliò e si affrettò a mandare un po' di denaro: vero "soccorso di Pisa".

    Lo sgomento, nelle persone responsabili, veniva accresciuto dal modo con cui la Francia stava conducendo la lotta sul Reno e specialmente nel Palatinato: una guerra fra le più barbare e infami che si ricordino, con saccheggi, distruzioni, incendi, massacri incredibili, seminando la desolazione e la morte, attirandosi l'esecrazione universale e le maledizioni delle popolazioni costrette ad andare raminghe per l'Europa.

    Le sofferenze di padre Marco è facile immaginarle. Né minori erano le sofferenze causategli dalle solite e sempre più gravi negligenze e inettitudini nella condotta della crociata, e dai tradimenti di certi collaboratori di Leopoldo I. Altri gravi dispiaceri gli provenivano dal re di Polonia Giovanni Sobieski, che dal 1684 aveva continuato a promettere mari e monti, a fare la parte del leone nell'intascare le sovvenzioni pontificie, e a non concludere un bel nulla, lasciandosi alla fine irretire dalla diplomazia e dal denaro francese.

    In tal modo la guerra antiturca si protrasse piuttosto stancamente fra alterne vicende fino al 1695, quando salì sul trono ottomano il bellicoso Mustafà II. Costui passò decisamente all'offensiva; e per l'impero furono guai. L'anno più tragico fu certamente il 1697, quando le strettezze finanziarie minacciarono di mettere in crisi tutto l'apparato militare. Il pericolo di perdere, con l'Ungheria, i frutti conseguiti in quindici anni di lotte estenuanti, appariva tutt'altro che improbabile. Si prospettava addirittura la possibilità che, travolto l'esercito cesareo, i turchi puntassero nuovamente su Vienna. In Austria cominciò a diffondersi il panico; e il timore assunse proporzioni tali, che la gente, per paura di scorrerie turche, prese ad abbandonare case e campi e a rifugiarsi sui monti e nei boschi.

    Padre Marco venne chiamato a Vienna. E qui, per impetrare anzitutto l'aiuto del cielo e per ridare fiducia alla popolazione, predispose tutta una serie di solenni funzioni penitenziali che mobilitarono spiritualmente l'intera città e i dintorni, compresa la corte imperiale.

    Ma non trascurò le risorse umane. Si diede a stimolare energicamente l'inerzia dei ministri e a scuoterli dallo stato di abbattimento in cui si trovavano. Di più, d'accordo con l'imperatore, scavalcando i commissari imperiali ch'erano una cricca d'imbroglioni e di ladri, riuscì a trovare e a far pervenire all'esercito 100.000 fiorini. Questo impedì l'ammutinamento dei soldati, ormai stanchi di attendere invano gli arretrati. E mentre a Vienna erano tuttora in corso le manifestazioni penitenziali, giunse inattesa la notizia della memorabile vittoria riportata dal principe Eugenio di Savoia a Zenta (11 settembre 1697): vittoria che distrusse completamente il grande esercito che Mustafà II aveva preparato per invadere l'Ungheria.

    Appena ricevuta la grande notizia, Leopoldo fece chiamare il cappuccino, che venne ricevuto immediatamente a preferenza di tanti ministri e personaggi che, in anticamera, erano in attesa di presentare le congratulazioni all'imperatore. Gli gettò le braccia al collo, incapace di parlare per la commozione che gli serrava la gola. Lo condusse nel suo oratorio privato e insieme recitarono il Te Deum. E quando, di lì a qualche giorno, si celebrò la grande funzione di ringraziamento nella cattedrale di Santo Stefano, a tenere il solenne discorso di circostanza venne incaricato proprio lui, padre Marco.

    Non furono pochi i personaggi che specialmente in quell'occasione gli tributarono i più incondizionati elogi per l'intraprendenza, l'energia e il coraggio dimostrati in mezzo allo smarrimento generale; e a Vienna la gente diceva che aveva fatto più padre Marco da solo che tutti gli altri insieme.

    Nel dicembre di quello stesso anno 1697 venne chiamato pure a Venezia, a tenervi, come già a Vienna, grandiose funzioni penitenziali per impetrare da Dio e dalla Vergine un esito favorevole alla lunga ed estenuante lotta. Vi presero parte, oltre che il doge e il patriarca, diversi vescovi, l'intero senato e una folla innumerevole. Lo stesso padre Marco scrisse all'imperatore che non si era mai visto nulla di simile. Il doge, commosso, lo baciò in fronte, dicendogli: «Padre Marco, voi siete il rifugio della nostra repubblica».

    Ma ormai la crociata volgeva al termine. Nella seconda metà del 1698 si intavolarono negoziati di pace, che si conclusero il 26 gennaio 1699, a Carlowitz.

    Sebbene, dopo la partenza di padre Marco nel 1688, l'esercito imperiale non avesse fatto nessun progresso e avesse anzi perduto Belgrado e altre terre, si poteva esser soddisfatti dei risultati conseguiti. La mezzaluna, ricacciata nel meridione dei Balcani, non sarebbe stata più per i paesi cristiani un serio pericolo. E nonostante il dispiacere per quello che si sarebbe potuto fare e non si era fatto, anche padre Marco poteva restare abbastanza contento.

    Ma chi era Eugenio di Savoia? Vedi post seguente

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    CHI ERA EUGENIO DI SAVOIA? Un Savoia anomalo

    L'UOMO CHE SPAVENTAVA I TURCHI


    Nel 1683, al famoso assedio dei TURCHI A VIENNA, il Principe EUGENIO di Savoia, aveva vent'anni: era figlio di Eugenio Maurizio di Savoia Carignano, conte di Soissons, generale di Luigi XIV, e di Olimpia Mancini, nipote del cardinale Mazzarino, amica d'infanzia del re di Francia.

    Mel '83 Eugenio, già orfano di padre e con la madre esiliata a Bruxelles per intrighi di corte, aveva chiesto al re di poter entrare nell'esercito. Ricevuto uno sprezzante rifiuto (e Luigi XIV avrebbe poi avuto molte occasioni per pentirsene), Eugenio fuggì da Parigi con l'amico principe Conti che, raggiunto e minacciato dagli emissari del re, a Francoforte decise di tornare in Francia. Eugenio invece (e questa decisione avrà un peso determinante nella sua vita e nelle vicende d'Europa) , orgogliosamente, continuò la fuga. Andò a Passau e si presentò all'imperatore d'Austria Leopoldo I, che lo accolse volentieri nelle sue truppe aggregandolo a quelle del duca Carlo di Lorena.
    Come ufficiale di quest'ultimo, il giovane Eugenio, arrivò nel momento giusto, Vienna era sotto l'assedio dei Turchi. Il giovane ventenne partecipò quindi alla battaglia per la liberazione di Vienna, distinguendosi per coraggio e intelligenza contro i Turchi assedianti.

    Entrato subito dalla porta principale, bruciò subito le tappe con la carriera dentro quella caserma austriaca che divenne la sua patria e la sua casa, e seguitò a distinguersi per valore e ingegno militare.
    Promosso in breve tempo Colonnello nel Reggimento dei Dragoni Kufstein (prese parte alla successiva guerra contro i turchi in Ungheria (1686) a 24 anni era già Maresciallo dell'Impero. Molti anni più tardi, nel 1717, la seconda conquista di Belgrado lo avrebbe visto protagonista come comandante in capo dell'esercito asburgico, prima accerchiante e poi accerchiato, e tuttavia alla fine vittorioso: il cosiddetto "miracolo di Belgrado", che fu una straordinaria vittoria del Prinz Eugen e l'inizio della fine per l'Impero turco.

    Essendo italiano d'origine, ma apolide per vocazione, non sapeva egli stesso come considerarsi; si firmava perciò con un miscuglio di italiano-francese-tedesco come Eugenio von Savoy.

    Dopo Vienna, dopo l' Ungheria con la presa di Buda (1686) in mano ai Turchi dal 1541, si distinse ancora una volta contro i Turchi nella presa di Belgrado nel 1688.
    Sempre a servizio degli Asburgo, sconfisse i turchi a Zenta nel 1697. Dopo le sconfitte dei Dardanelli (1656) e di Raab (1664), l'Impero turco non riuscì infatti a sostenere l'offensiva della "Lega Santa", formata da Austria, Polonia, Russia e Venezia. Il Sultano Mustafà II fu sconfitto dalle truppe imperiali austriache, comandate da Eugenio di Savoia. I turchi furono così sonoramente battuti, e con la pace di Carlowitz (1699), l'Austria fu liberata per sempre dalla loro minaccia. La Morea fu ceduta a Venezia, Azov alla Russia, l'Ungheria e la Transilvania all'Austria.

    Nel 1690 Eugenio era stato inviato dall'Austria anche in Italia a combattere sotto gli ordini di suo cugino Vittorio Amedeo II. Il trattato di Ryswick del 1697 aveva sanzionato l'indipendenza piemontese comprensiva di Torino e Vigevano. Nella nuova guerra che si stava profilando per la successione al trono di Spagna, il Duca Amedeo cercava di agire politicamente secondo quanto gli convenisse di più. Trattava infatti (come al solito, e come faranno sempre fino all'ultimo giorno della loro dinastia) separatamente ora con gli austriaci, ora con i francesi. Ma questi ultimi se ne accorsero ed a sorpresa disarmarono la guarnigione piemontese di S. Benedetto-Po. Questo fece sì che il Duca si alleasse decisamente (quando si sta per perdere si cambia bandiera) con gli Austriaci, che gli promisero in cambio anche i territori del Monferrato, parte della Lombardia, della Lomellina, della Valsesia, di Vigevano e di un tratto della provincia di Novara.

    Ma 3 eserciti francesi prima di quanto Amedeo se lo aspettasse, sconfissero il Duca, ancora impreparato, a Susa, a Vercelli e ad Ivrea nel 1704. Il Duca resistette solo a Torino il più a lungo possibile; poi, lasciato il comando ai suoi generali, andò personalmente incontro ad Eugenio di Savoia, che stava accorrendo in suo aiuto, alla testa delle forze imperiali. La stessa popolazione reagì a favore del Duca. Bisogna ricordare in questo assedio francese il sacrificio di Pietro Micca che, il 29 agosto 1706, in una galleria, fece scoppiare una mina sotto i suoi piedi, saltando in aria assieme ai francesi ed a molti loro armamenti.
    Quando Torino era ormai allo stremo dopo 117 giorni d'assedio, i due Savoia arrivarono con 30.000 uomini, contro i 47.000 francesi. Ma il divario di forze fu superato dal maggiore senso tattico e strategico di Eugenio, che con una battaglia durata poche ore, mise in rotta completa gli assedianti.

    La battaglia si svolse nei pressi del colle di Superga. Acclamatissimi, Vittorio Amedeo ed Eugenio entrarono in Torino, furono scortati dalla popolazione festante fino al Duomo, dove venne eseguito un Te Deum di Ringraziamento. La vittoria di Torino rappresentò anche la rovina del partito borbonico in Italia.

    -------------------------

    Nel 1703 Eugenio, nominato Presidente del Consiglio Imperiale di Guerra; grande riformatore all'interno dell'esercito, per prima cosa, abolì la vendita dei gradi e delle cariche militari, pratica rimasta in vigore anche in Inghilterra fino alla metà del XIX secolo.
    (fra le curiosità, fu Eugenio a inventarsi il Passo Romano nelle grandi sfilate, quello che poi introdusse Mussolini in Italia).

    Nel 1704 si incontra con Marlborought, uno dei migliori militari del tempo, con il quale era in corrispondenza da molti anni, creando una proficua collaborazione settennale sfociata in vittoriose campagne (Blenheim 1704, Oudenarde 1708, Malplaquet 1709), con grandi dimostrazioni di amicizia e di stima reciproca.

    Nel 1705 muore Leopoldo I e gli succede Giuseppe I, che regnerà però solo fino al 1711. Dopo di lui sale al trono Carlo VI, che sarà il terzo sovrano cui Eugenio renderà servigi con fedeltà e dedizione.
    Eugenio di Savoia fu buon amico di un altro grande condottiero: John Churchill, antenato di Winston. Con i loro due eserciti, arrivarono a Madrid, cacciando Filippo e mettendo a governare Carlo d'Asburgo. Ma intrighi interni inglesi richiamarono in patria il Churchill, mettendolo in disgrazia ed obbligandolo all'esilio per evitare la galera; ugualmente Eugenio dovette lasciare la Spagna per accorrere in aiuto all'Austria per debellare gli ungheresi insorti contro l'Impero, quando si sentirono liberati dalla minaccia turca. Conseguentemente gli spagnoli, ora non più minacciati dai due condottieri, cacciarono Carlo d'Asburgo nel 1710, guidati dal generale francese Vendôme.
    Durante la guerra di successione spagnola Eugenio batte' più volte i francesi a Carpi, a Chiari ed a Hochstädt.

    Fu Primo Governatore austriaco nella città di Milano dopo il trattato di Utrecht (1713), che pose fine alla guerra di successione spagnola. Ma Eugenio, gran combattente, non era certamente anche un buon amministrativo. Piuttosto sprovveduto in fatto di leggi, di decreti e di economia non osò mai mettere ordine in quel guazzabuglio, dove ogni ente di quella città era stato dato in appalto.
    Per difendersi dai turchi, anche Venezia aveva dovuto legarsi agli Asburgo. Nel 1716 Eugenio di Savoia li sconfisse ancora una volta a Peterwaradino ed a Belgrado (1717). Le sue vittorie fecero conquistare all'Austria territori fin nei Balcani. I domini della Serenissima vennero così a trovarsi in concorrenza con quelli austriaci nel Mare Adriatico. Ma questa è una storia successiva.
    L'ultima campagna militare di Eugenio è la guerra di Successione Polacca nel 1735, a quasi 72 anni di età.
    Pur dispiacendosi amaramente a causa di un'incipiente malattia e con grande dolore, non potè assistere alla cerimonia di nozze nel 1736 tra Maria Teresa e Francesco di Lorena.
    Il Principe Eugenio di Savoia concluse la sua vita in modo dignitoso, ma solitario, a Vienna nel 1736. L'Imperatore gli tributò solenni onoranze funebri, sincere da parte di tutti.

    Ma i Savoia si fecero notare per la loro assenza. Non riconoscenti del grande aiuto che avevano ricevuto da Eugenio nel 1706).


    BIBLIOGRAFIA
    Cappelletti L. - 1926 - Storia d'Italia. Dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente fino ai giorni nostri
    (476-1900 + appendice al 1915). II (1559-1915), A. Vallardi (ed.), Milano, 1-517.
    Montanelli I., Gervaso R. - 1981 - L'Italia del Seicento. Rizzoli (ed.); 1-512.
    Montanelli I., Gervaso R. - 1981 - L'Italia del Settecento. Rizzoli (ed.); 1-702.
    Rossi R. - 1996 - Dizionario delle battaglie. Vallardi (ed.); 1-428.
    Trillò F. - 1976 - "Eugenio von Savoy". Annuario 1976 del Circolo Numismatico Triestino. Catalogo della mostra sociale; 22-26.



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    Lightbulb Re: MARCO D'AVIANO fu determinante nella vittoria di Vienna contro l'assedio dei turc

    12 SETTEMBRE 2018: anniversario della battaglia di Vienna del 12 settembre 1683 (onore al Papa Innocenzo XI, a Padre Marco d'Aviano, al Re Giovanni III Sobieski, al Principe Eugenio di Savoia e a tutti i combattenti per Dio, Uno e Trino, per la Grande Patria dell'Europa cattolica, per la Santa Chiesa e per il Cattolicesimo!), FESTA DEL SANTISSIMO NOME DI MARIA…



    "Il Santo Nome di Maria, 12 settembre"
    "Guéranger, L'anno liturgico - Il Santo Nome di Maria"
    Guéranger, L'anno liturgico - Il Santo Nome di Maria
    http://www.unavoce-ve.it/pg-12set.htm
    «12 SETTEMBRE IL SANTO NOME DI MARIA.»



    Santissimo Nome di Maria
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    "SS. Nome di Maria - Sodalitium"
    SS. Nome di Maria - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/ss-nome-maria/
    «12 settembre, SS. Nome di Maria.

    “Festa del santissimo Nome della beata Maria, che il Sommo Pontefice Innocenzo undecimo ordinò che si celebrasse per l’insigne vittoria riportata a Vienna, in Austria, contro i Turchi, col patrocinio della stessa Vergine”.
    1. O adorabile Trinità, per l’amore con cui scegliesti ed eternamente Ti compiacesti del Santissimo Nome di Maria, per il potere che gli desti, per le grazie che riservasti ai suoi devoti, fa’ che esso sia anche per me fonte di grazia e di felicità. Ave Maria.
    2. O amabile Gesù, per l’amore con cui pronunziasti tante volte il Nome della tua cara Madre e per la consolazione che a Lei procuravi nel chiamarla per nome, raccomanda alle sue speciali cure questo povero tuo e suo servo. Ave Maria.
    3. O Angeli Santi, per la gioia che vi procurò la rivelazione dei Nome della vostra Regina, per le lodi con cui lo celebraste, svelatene anche a me tutta la bellezza, la potenza e la dolcezza e fate che io lo invochi in ogni mio bisogno e specialmente in punto di morte. Ave Maria.
    4. O cara Sant’Anna, buona mamma della Madre mia, per la gioia da te provata nel pronunciare tante volte con devoto rispetto il Nome della tua piccola Maria o nel parlarne con il tuo buon Gioacchino, fa’ che il dolce nome di Maria sia continuamente anche sulle mie labbra. Ave Maria.
    5. E Tu, o dolcissima Maria, per il favore che Dio Ti fece nel donarti Egli stesso il Nome, come a sua diletta Figlia; per l’amore che Tu sempre ad esso mostrasti concedendo grandi grazie ai suoi devoti, concedi anche a me di rispettare, amare ed invocare questo soavissimo Nome. Fa’ che esso sia il mio respiro, il mio riposo, il mio cibo, la mia difesa, il mio rifugio, il mio scudo, il mio canto, la mia musica, la mia preghiera, il mio pianto, il mio tutto, con quello di Gesù, affinché dopo essere stato pace del mio cuore e dolcezza delle mie labbra durante la vita, sia la mia gioia in Cielo. Così sia. Ave Maria.
    Benedetto sempre sia, il Santo Nome di Maria.»
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    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/

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    “Sodalitium - IMBC.”
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    “Omelie dell'I•M•B•C a Ferrara.”
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    «Don Floriano Abrahamowicz - Domus Marcel Lefebvre
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    http://www.domusmarcellefebvre.it/santa-messa-1.php »




    Vienna, 12 settembre 1683 - Centro Studi Giuseppe Federici
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    “Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza Comunicato n. 66/18 del 12 settembre 2018, SS. Nome di Maria
    Vienna, 12 settembre 1683
    La battaglia di Vienna, Anno Domini 1683.”
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    https://www.agerecontra.it/2018/09/v...ione-islamica/
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    “Chi è Maria? Catechismo mariano”
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    "Titolo: Chi è Maria? Catechismo mariano
    Sottotitolo: Piccola Somma mariana di Padre Roschini
    Autore: Padre Gabriele Maria Roschini

    Curatore: Carlo Di Pietro
    Collana: Mariologia
    Facciate: 156
    Formato: 14,8x21 (A5)
    Carta: Avoriata 90 gr
    Copertina: Patinata lucida 300 gr
    Finitura: Brossura fresata PUR
    ISBN: 9788890074769
    Contiene anche: Illustrazioni e comodo indice degli articoli
    Sommario
    • Prefazione 7
    • Necessità dello studio di Maria 9
    • Fonti 11
    • I princìpi della dottrina Mariana 13
    • Vantaggi e Divisione 17
    • Storia di Maria 19
    • Il Dogma mariano 29
    • La predestinazione di Maria 31
    • Maria nella predizione profetica 35
    • La missione di Maria nella sua attuazione 39
    • La Madre di Dio 41
    • La Mediatrice degli uomini 45
    • La Corredentrice del genere umano 47
    • La Madre spirituale degli uomini 51
    • La Dispensatrice di tutte la grazie 53
    • La Regalità di Maria 57
    • I privilegi riguardanti l’anima di Maria 61
    • Le perfezioni di cui fu ripiena l’anima di Maria 69
    • I privilegi riguardanti il corpo di Maria 75
    • I privilegi riguardanti sia l’anima che il corpo 77
    • Natura del culto Mariano 83
    • Legittimità del culto Mariano 87
    • Elementi o atti del culto Mariano 89
    • Utilità del culto Mariano 93
    • Origine e sviluppo del culto Mariano 99
    • Pratiche del culto Mariano 103
    • Le principali preghiere a Maria Santissima 123
    • Indice degli articoli con numero di pagina 135
    In sintesi
    Alessandro Roschini nacque a Castel Sant’Elia (Viterbo) nell’anno 1900, prese il nome di Gabriele Maria quando, giovanissimo, entrò nell’Ordine dei Servi di Maria. Sacerdote nel 1924, dottore in Filosofia e maestro in sacra Teologia, consacrò l’intera sua vita alla Madonna, che amò con pietà profonda ed onorò con la predicazione, con l’insegnamento ininterrotto nell’arco di oltre mezzo secolo (anche presso le Università Pontificie di Roma Marianum e Lateranum), con fondamentali studi mariologici e con dotte pubblicazioni. Fu Consultore del Sant’Uffizio e Vicario Generale dell’Ordine (O. S. M.). Nel 1939 fondò la rivista Marianum. Morì a Roma il 12 settembre (Festa del Nome di Maria) del 1977. Teologo di fama mondiale, è considerato il mariologo per eccellenza. Il suo Catechismo mariano è composto da 235 articoli, semplici ma eruditi, ed è un’esposizione chiara, ordinata e sintetica di tutto ciò che riguarda la storia, il dogma ed il culto mariano, secondo la forma classica di domande e risposte. Leggiamo nella Prefazione: «La parola Catechismo, in questo caso almeno, non è affatto sinonimo di insegnamento elementare e per bambini. Esso, quindi, può andare anche tra le mani degli adulti, ossia, di tutti coloro che vogliono procurarsi una cultura sinteticamente completa intorno alla Vergine Santa. È perciò una piccola Somma mariana». Il libro «Chi è Maria? Catechismo mariano», per Sursum Corda, è stato curato dal giornalista e saggista lucano Carlo Di Pietro. Sursum Corda non ha scopo di lucro ed usa interamente i propri introiti per le attività associative e per le opere di misericordia spirituale e corporale."





    «Carlo Di Pietro - Sursum Corda
    12 settembre, Santissimo Nome di Maria.

    “Festa del santissimo Nome della beata Maria, che il Sommo Pontefice Innocenzo undecimo ordinò che si celebrasse per l’insigne vittoria riportata a Vienna, in Austria, contro i Turchi, col patrocinio della stessa Vergine”.
    O adorabile Trinità, per l’amore con cui scegliesti ed eternamente Ti compiacesti del Santissimo Nome di Maria, per il potere che gli desti, per le grazie che riservasti ai suoi devoti, fa’ che esso sia anche per me fonte di grazia e di felicità. Ave Maria.
    Dalla bacheca di don Ugo Carandino.»
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    «"La festa di oggi fu estesa alla Chiesa Universale dal beato Innocenzo XI, in ricordo e ringraziamento della vittoria del 1683 a Vienna contro gli invasori Turchi. Fu proprio Papa Innocenzo XI l'artefice della vittoria: col suo paziente e decisivo lavoro diplomatico, anche attraverso la figura di padre Marco d'Aviano, spronò i principi cattolici - accecati dai nazionalismi dell'epoca - a formare una coalizione di stati capaci di sventare il pericolo musulmano.

    Il Papa sognava addirittura di riconquistare Costantinopoli, attraverso un'ardita alleanza tra europei e persiani che mai si realizzò (anche a causa del Regno di Francia).
    Innocenzo XI fu beatificato da Papa Pio XII nel 1956.
    Questa festa appartiene quindi unicamente al Cattolicesimo romano (il Papa, padre d'Aviano, i principi e gli eserciti degli stati cattolici...), non al laicismo massonico (magari in salsa anti-musulmana) che nel 1789 scatenò la guerra contro la Cristianità e che oggi sostiene lo stato israeliano, che si basa sulla negazione della divinità di Gesù Cristo e che ha quasi cancellato la presenza cristiana in Terra Santa."
    Dalla bacheca di don Ugo Carandino.»
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    Tradidi quod et accepi
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    «Sancti et Sanctae Dei, orate pro nobis.»
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    “IL SANTISSIMO NOME DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA
    Doppio maggiore.
    Paramenti bianchi.
    Guéranger, L'anno liturgico - Il Santo Nome di Maria

    Come qualche giorno dopo Natale si celebra il Santo Nome di Nostro Signore Gesù Cristo, così dopo la festa della Natività di Nostra Signora Beata Vergine Maria Santissima, si glorifica il suo Santo Nome. Otto giorni dopo la nascita della Vergine, come era uso presso i Giudei, i suoi Genitori, ispirati da Dio, dicono san Gerolamo e sant'Antonino, la chiamarono Maria. Per ciò, durante l'Ottava della Natività, la liturgia ha una festa che ci fa onorare questo Santo nome. Tale festa fu concessa per la prima volta alla Diocesi di Cuenca (Spagna) nel 1513 da Papa Giulio II. Poi fu concessa a Milano e a Napoli. Finalmente fu estesa a tutta la Chiesa Latina dal beato Innocenzo XI, fissandola dapprima alla Domenica successiva alla Natività di Nostra Signora Beata Vergine Maria Santissima - trasferita poi alla data odierna da San Pio X nella sua Riforma del Breviario -, “ob insignem victoriam sub ejusdem Vírginis Maríæ præsidio de immaníssimo Turcárum tyranno, cervicibus pópuli christiáni insultante, Viennæ in Austria partam” (Breviario Romano): in ringraziamento cioè della Vittoria di Vienna che la Lega Santa, radunata dal Sommo Pontefice e capitanata da Jan Sobieski, re di Polonia, ottenne, il 12 settembre 1683, contro i Turchi, che assediavano Vienna e minacciavano l'Occidente.
    «Il nome della Vergine, dice il Vangelo, era Maria». «Il nome di Maria è paragonato all'olio [cfr. Cant. I, 3], perché, dopo il nome di Gesù, sopra tutti gli altri nomi, rinvigorisce i deboli, intenerisce gli induriti, guarisce i malati, dà luce ai ciechi, dona forza a chi ha perso ogni vigore, lo unge per nuovi combattimenti, spezza la schiavitù del demonio e, come l'olio sorpassa ogni liquore, sorpassa ogni nome" (Riccardo di san Lorenzo, De Laudibus B. M. V., l. II, c. 2). I Padri e i Dottori nei loro studi si sono esercitati nell'interpretare il Nome benedetto della Madre di Dio: quasi settanta i significati proposti. «Il nome Maria in ebraico significa Signora» come ben dice san Pier Crisologo. Questo nome ben si conviene alla Vergine Santissima in quanto che, come Madre di Nostro Signore Gesù Cristo, partecipa in qualche modo della signoria di Gesù su tutto il mondo. Pronunziare il suo nome, è affermare la sua grande potenza. Inoltre, sant'Alberto Magno scelse quattro significati di tal nome - “illuminatrice, stella del mare, mare amaro, signora o padrona" (In Lucam, I, 27) - che indicano la alta dignità della Vergine come Colei che ci porta Cristo e che a lui ci conduce, come Corredentrice e come Regina universale.
    Offriamo il Santo Sacrificio a Dio per onorare il Santissimo Nome di Nostra Signora Beata Vergine Maria Santissima e ottenere, mediante la sua preghiera, di sperimentare sempre e in ogni luogo la sua protezione (Postcommunio).
    In questa festa, chi confessato e comunicato assiste alla Messa solenne, per concessione del beato Innocenzo XI il 17 luglio 1672, confermata da Pio IX il 3 giugno 1856 acquista Indulgenza Plenaria applicabile ai Defunti. Quest'ultimo poi ha dichiarato che coll'acquisto di tale Indulgenza, basta anche la Messa Parrocchiale o Conventuale, celebrata da un prete solo, come avviene in campagna, o fra le Comunità Religiose.
    * Sermone di san Bernardo Abate.
    Omelia 2 su Missus, verso la fine.
    «E la Vergine, dice, si chiamava Maria» (Luc. 1,27). Parliamo un po' anche di questo nome, che s'interpreta stella del mare, e che conviene perfettamente alla Vergine Madre. Ella infatti è paragonata giustissimamente a un astro, perché come l'astro emette il suo raggio senza alcuna sua alterazione, così la Vergine ha dato alla luce un Figlio senza pregiudizio della sua verginità. E come il raggio non diminuisce per nulla lo splendore dell'astro, così il Figlio della Vergine non toglie niente all'integrità di lei. Essa è dunque quella nobile stella sorta da Giacobbe, il cui raggio illumina il mondo intero, il cui splendore e rifulge nei cieli, e penetra negli abissi; riluce ancora per tutta la terra, e, scaldando più le anime che i corpi, fa crescere la virtù e consuma i vizi. Essa è, dico, quella bella e magnifica stella necessariamente posta al disopra di questo mare profondo e vasto, brillante pe' suoi meriti, luminosa pe' suoi esempi.
    O chiunque tu sia, che nel mare di questo mondo ti senti piuttosto sballottare tra procelle e tempeste, che camminare sulla terra, non torcere gli occhi dal fulgore di questa stella, se non vuoi essere sommerso dai flutti. Se insorgono i venti delle tentazioni, se urti negli scogli delle tribolazioni, riguarda la stella, invoca Maria. Se sei agitato dalle onde della superbia, dell'ambizione, della maldicenza, della gelosia, riguarda la stella, invoca Maria. Se la collera o l'avarizia o le seduzioni della carne agitano la fragile navicella dell'anima, guarda a Maria. Se turbato per l'enormità dei delitti, confuso per la laidezza della coscienza, atterrito per la severità del giudizio, ti senti trascinare nella voragine della tristezza, nell'abisso della disperazione, pensa a Maria.
    Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria. Non si parta dalla tua bocca, non si parta dal tuo cuore; e, per ottenere l'appoggio delle sue preghiere, non perdere mai di vista gli esempi della sua vita. Seguendo lei, non devii; pregandola, non disperi; pensando a lei, non erri; s'ella ti sostiene, non caschi; s'ella ti protegge, non hai a temere; s'ella ti accompagna, non t'affatichi; s'ella ti è propizia, giungerai al termine, e così sperimenterai in te stesso quanto giustamente fu detto: «E la Vergine si chiamava Maria».
    Questo venerabile nome, già onorato da molto tempo in certe parti dell'orbe cristiano, con culto speciale, dopo l'insigne vittoria riportata a Vienna in Austria col soccorso della medesima Vergine Maria sul crudelissimo sultano dei Turchi, che minacciava di soggiogare i popoli cristiani, Papa Innocenzo XI ordinò, che, a perenne memoria di tanto beneficio, si celebrasse ogni anno nella Chiesa universale.
    SANTA MESSA
    ** Omelia di san Pier Crisologo.
    Sermone 142 sull'Annunciazione.
    Avete udito oggi, fratelli carissimi, un Angelo trattare con una donna della riabilitazione dell'uomo. Avete udito trattarsi di ricondurre l'uomo alla vita per il medesimo cammino, che l'aveva condotto alla morte. E un Angelo tratta con Maria della salvezza, perché un altro angelo aveva trattato con Eva della sua rovina. Avete udito questo Angelo rivelare il mezzo ineffabile di costruire col fango della nostra carne un tempio alla divina maestà. Avete udito come un mistero incomprensibile ponga Dio sulla terra e l'uomo nei cieli. Avete udito come la fragile natura del nostro corpo è fortificata dall'esortazione d'un Angelo a portare tutta la gloria della Divinità.
    Infine, affinché in Maria la terra friabile del nostro corpo non si sprofondasse sotto il peso enorme del celeste edificio, e affinché nella Vergine questo virgulto delicato, che doveva portare il frutto di tutto il genere umano, non si rompesse, l'Angelo a togliere ogni timore, prese subito a dire: «Non temere, Maria» (Luc. 1,30). Prima d'enunziare il motivo della sua missione, egli fa intendere alla Vergine con questo nome qual è la sua dignità: infatti, il nome Ebraico, Maria, in Latino significa Sovrana. L'Angelo dunque la chiama Sovrana, perché, destinata ormai a Madre del Dominatore, smetta il timore proprio della servitù, colui che spunterà da lei avendole ottenuto colla propria autorità, ch'ella nascesse e fosse chiamata Sovrana. «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia» (Luc. 1,30). È vero: chi ha trovato grazia non sa temere: E tu hai trovato grazia.
    È beata, ché sola fra tutti meritò di udire: «Hai trovato grazia». Quanta? Quanta aveva detto prima: piena. E veramente piena, essendosi la grazia riversata a flutti abbondanti su questa creatura, così che l'aveva penetrata e riempita: «Perché hai trovato grazia presso Dio» (Ibi). Nel dir ciò, l'Angelo stesso è stupito che, o solo una donna, o tutti gli uomini abbiano meritato la vita per una donna; l'Angelo è sbigottito al vedere scendere nell'angusto seno d'una vergine tutto Dio, che l'universo intero non può contenere. Quindi è che l'Angelo indugia, quindi è che chiama la Vergine con ciò ch'esprime il suo merito, la saluta menzionando la grazia, e a lei che ascolta svela a poco a poco il suo messaggio, senza dubbio affin di farne risaltare il significato, e a poco a poco finisce di calmare la sua lunga trepidazione.”
    https://sardiniatridentina.blogspot....maria.html?m=1
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    «QUINTO GIORNO INFRA L'OTTAVA DELLA NATIVITÀ DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA. »
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...0e&oe=5C1CDA76





    “SACRO SETTENARIO IN PREPARAZIONE DELLA FESTA DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA. (8 - 14 Settembre).

    San Paolo della Croce, come di Gesù Crocifisso, così di Maria Addolorata fu devotissimo fin dalla sua prima adolescenza. La continua meditazione dei patimenti di Gesù e dei dolori di Maria, gl'infuse tanto orrore al peccato, che per conto suo conservò la battesimale innocenza per tutto il lungo corso della sua vita; e per combattere il peccato negli altri, si fece zelantissimo apostolo del Crocifisso e dell'Addolorata. Già più che ottantenne costretto a letto dall'età e dall'infermità, quando partivano o ritornavano i suoi figli dalle strepitose missioni di allora, li benediceva con grande effusione, gl'incoraggiava a combattere satana ed il peccato, ed esclamava commosso: Oh se avessi trent'anni di meno! Vorrei uscire in campo aperto a combattere questo mostro esecrando! Ecco l'essenza della devozione all'Addolorata: l'odio al peccato, che le uccise il Figlio (da Meditazioni di un Passionista sui dolori di Maria, Roma, 1938, n.12)”
    https://1.bp.blogspot.com/-J_PujShK2...29290234_n.jpg

    «NOVENA IN PREPARAZIONE DELLA FESTA DELL'ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO. (5 - 13 Settembre).»
    “MESE DI SETTEMBRE: MESE DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA.”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...9d&oe=5BEDCBEA

    “NOVENA IN PREPARAZIONE DELLA FESTA DEL SANTISSIMO NOME DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA. (3 - 11 Settembre).”
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    “DELLE VIRTÙ DI MARIA SANTISSIMA di Sant'Alfonso Maria de' Liguori. (Glorie di Maria, n. 584-593).”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...74&oe=5BEFE4F0






    https://www.radiospada.org
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    «12 SETTEMBRE 2018; il SANTO NOME DI MARIA»
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    “L'11-12 Settembre 1683 a Vienna gli Ussari Alati di Giovanni III Sobieski, re di Polonia, salvano l'Europa Cristiana dall'assalto del'Impero Ottomano.”
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    “Il 12 settembre 1866 moriva a Cagliari l'Arcivescovo Emanuele Marongiu Nurra.

    Nato a Bessude (Sassari) il 28 marzo 1794, si laureò in teologia e poi in utroque iure all’Università di Sassari. Nel 1817 fu ordinato Sacerdote. Nei primi anni Venti fu bibliotecario dell'Accademia di Superga a Torino per volontà de Re Carlo Felice. In questo periodo fu intimo di san Giuseppe Cafasso. Nel 1825 viene annoverato fra i Canonici del Capitolo Turritano di cui diviene Vicario. Dal 1830 al 1842 fu Vicario generale dell'Arcidiocesi di Sassari. Nel 1842 fu eletto e consacrato Arcivescovo di Cagliari. Nelle lettere pastorali represse con zelo le idee gianseniste, protestanti e liberali che circolavano nel Regno, con pari ardore difese la superiorità del Sacerdozio sul Regno. Criticò aspramente e condannò la cacciata dei Padri Gesuiti e l'esproprio dei loro beni (1848), e l'arbitraria abolizione dei privilegi ecclesiastici (1849-1850). Parimenti comminava ai fautori di tali provvedimenti eversivi la scomunica maggiore e proibiva ai confessori di assolverli, cosa che per esempio capitò a Giovanni Siotto Pintor. Dopo questi atti, il governo di Torino reagì espellendo il Presule dal Regno. L'Arcivescovo Varesini di Sassari già era stato ridotto agli arresti per non aver voluto esser giudicato da un tribunale laico. Visse in esilio dal 1850 al 1866 presso Pio IX che gli offrì il titolo di vicario generale della basilica Vaticana (1851), poi il patriarcato di Costantinopoli (1855), infine l’arcipretura della basilica Liberiana (1865). Tutto egli rifiutò, continuando a considerarsi pastore della sua Diocesi, che governò a mezzo delle lettere pastorali. Durante il periodo romano tradusse, primo in Italia, la "Regula pastoralis" di san Gregorio Magno.”
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    https://www.facebook.com/romancatholicsnonunacum/




    "Les Amis du Christ Roi de France"
    http://www.a-c-r-f.com/principal.html

    https://militesvirginismariae.wordpress.com/

    "Sede Vacante -"
    http://www.catholique-sedevacantiste.fr/




    Ligue Saint Amédée
    http://liguesaintamedee.ch/
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    «Intransigeants sur la doctrine ; charitables dans l'évangélisation [Non Una Cum].»
    12 septembre : le Saint Nom de Marie :: Ligue Saint Amédée
    “12 septembre : le Saint Nom de Marie.”
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    AVE MARIA!!!
    Luca, Sursum Corda - Habemus Ad Dominum!!!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  4. #4
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    Lightbulb Re: MARCO D'AVIANO fu determinante nella vittoria di Vienna contro l'assedio dei turc

    12 SETTEMBRE 2019: anniversario della battaglia di Vienna del 12 settembre 1683 (anche quest'anno rendiamo onore al Papa Innocenzo XI, a Padre Marco d'Aviano, al Re Giovanni III Sobieski, al Principe Eugenio di Savoia e a tutti i combattenti per Dio, Uno e Trino, per la Grande Patria dell'Europa cattolica, per la Santa Chiesa e per il Cattolicesimo!); FESTA DEL SANTISSIMO NOME DI MARIA…



    "Il Santo Nome di Maria, 12 settembre"
    "Guéranger, L'anno liturgico - Il Santo Nome di Maria"
    Guéranger, L'anno liturgico - Il Santo Nome di Maria
    http://www.unavoce-ve.it/pg-12set.htm
    Guéranger, L'anno liturgico - Il Santo Nome di Maria
    «12 SETTEMBRE IL SANTO NOME DI MARIA.»





    "SS. Nome di Maria - Sodalitium"
    SS. Nome di Maria - Sodalitium
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    «12 settembre, SS. Nome di Maria.
    “Festa del santissimo Nome della beata Maria, che il Sommo Pontefice Innocenzo undecimo ordinò che si celebrasse per l’insigne vittoria riportata a Vienna, in Austria, contro i Turchi, col patrocinio della stessa Vergine”.

    1. O adorabile Trinità, per l’amore con cui scegliesti ed eternamente Ti compiacesti del Santissimo Nome di Maria, per il potere che gli desti, per le grazie che riservasti ai suoi devoti, fa’ che esso sia anche per me fonte di grazia e di felicità. Ave Maria.
    2. O amabile Gesù, per l’amore con cui pronunziasti tante volte il Nome della tua cara Madre e per la consolazione che a Lei procuravi nel chiamarla per nome, raccomanda alle sue speciali cure questo povero tuo e suo servo. Ave Maria.
    3. O Angeli Santi, per la gioia che vi procurò la rivelazione dei Nome della vostra Regina, per le lodi con cui lo celebraste, svelatene anche a me tutta la bellezza, la potenza e la dolcezza e fate che io lo invochi in ogni mio bisogno e specialmente in punto di morte. Ave Maria.
    4. O cara Sant’Anna, buona mamma della Madre mia, per la gioia da te provata nel pronunciare tante volte con devoto rispetto il Nome della tua piccola Maria o nel parlarne con il tuo buon Gioacchino, fa’ che il dolce nome di Maria sia continuamente anche sulle mie labbra. Ave Maria.
    5. E Tu, o dolcissima Maria, per il favore che Dio Ti fece nel donarti Egli stesso il Nome, come a sua diletta Figlia; per l’amore che Tu sempre ad esso mostrasti concedendo grandi grazie ai suoi devoti, concedi anche a me di rispettare, amare ed invocare questo soavissimo Nome. Fa’ che esso sia il mio respiro, il mio riposo, il mio cibo, la mia difesa, il mio rifugio, il mio scudo, il mio canto, la mia musica, la mia preghiera, il mio pianto, il mio tutto, con quello di Gesù, affinché dopo essere stato pace del mio cuore e dolcezza delle mie labbra durante la vita, sia la mia gioia in Cielo. Così sia. Ave Maria.
    Benedetto sempre sia, il Santo Nome di Maria.»
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...ia-249x300.jpg






    SANTE MESSE CATTOLICHE IN LATINO CELEBRATE "NON UNA CUM" DAI SACERDOTI DELL' I.M.B.C. ("ISTITUTO MATER BONI CONSILII") E DA DON FLORIANO ABRAHAMOWICZ IN TUTTA ITALIA:


    "Sante Messe - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/

    "Torino - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/torino/

    "Modena - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/modena/

    "Rimini - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/rimini/

    "Pescara - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/pescara/

    "Potenza - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/potenza/

    "Roma - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/roma/

    "S. Messa in provincia di Verona - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/s-messa-provincia-verona/

    “Sodalitium - IMBC.”
    https://www.youtube.com/user/sodalitium

    “Omelie dell'I.M.B.C. a Ferrara.”
    https://www.facebook.com/OmelieIMBCFerrara/


    http://www.oratoriosantambrogiombc.it/
    “Oratorio Sant'Ambrogio, Milano - Offertur Oblatio Munda (Malachia 1, 11).”

    http://www.oratoriosantambrogiombc.i...della-madonna/
    «L’omelia tenuta da don Ugolino Giugni domenica 8 settembre 2019, festa della Natività di Maria.
    Nella quale si parla della festa della Natività di Maria e si risponde a qualche obiezione sulla posizione dell’Istituto, la Tesi di Cassiciacum come “ma voi giudicate il papa…” – è disponibile per l’ascolto ->»


    "L’omelia tenuta da don Ugolino Giugni domenica 1 settembre 2019 – XII domenica dopo la Pentecoste. Nella quale si parla del commento all’epistola e al Vangelo del giorno, la parabola del buon samaritano."


    «Omelia del Rev. Don Piero Fraschetti del 01.09.2019, 12° d. Pentecoste
    https://www.youtube.com/watch?v=Ri5MzOBNjWw

    Omelia del Rev. Don Francesco Ricossa del 25.08.2019, 11° d. Pentecoste
    https://www.youtube.com/watch?v=U6oFre7S15Y »

    http://www.oratoriosantambrogiombc.it/tag/omelie/




    «Don Floriano Abrahamowicz - Domus Marcel Lefebvre.
    http://www.domusmarcellefebvre.it/
    https://www.youtube.com/user/florianoabrahamowicz
    Natività B.V. Maria (XIII domenica d. Pentecoste)- (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=5Z9v7udCG6U
    Natività B.V. Maria (XIII domenica d. Pentecoste)- (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=Y93dn88ORpk
    XII domenica d. Pentecoste (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=nIk0skekqQI
    XII domenica d. Pentecoste (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=ewDURGc0UNA
    XI domenica d. Pentecoste (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=NNOE3X7h7kc
    XI domenica d. Pentecoste (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=hk75pIqAtog
    http://www.domusmarcellefebvre.it/santa-messa-1.php
    La Santa Messa tutte le domeniche alle ore 10.30 a Paese, Treviso.».








    “12 settembre - SS. Nome di Maria Vergine.”
    https://forum.termometropolitico.it/...a-vergine.html
    https://forum.termometropolitico.it/...vergine-3.html







    Padre Marco d?Aviano e san Pio X - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/p...ano-san-pio-x/
    «Padre Marco d’Aviano e san Pio X
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 62/19 del 12 settembre 2019, SS. Nome di Maria
    Padre Marco d’Aviano e san Pio X.
    Festeggiamo la vittoria della battaglia di Vienna (12 settembre 1683) parlando di un aspetto poco conosciuto: la profonda devozione che san Pio X aveva per il padre Marco d’Aviano (1631-1699), uno degli artefici della vittoria insieme al beato Innocenzo XI.
    Le truppe imperiali e polacche non sconfissero i Turchi per consegnare l’Europa all’attuale sistema massonico e laicista, ma per difendere il regno sociale di Cristo. E’ il programma di san Pio X: “Instaurare omnia in Christo”, senza nessun compromesso con i principi della Rivoluzione. Abbracciare questo ideale è indispensabile per poter festeggiare la vittoria cattolica di Vienna, la vittoria del Papato e della Cristianità contro i Musulmani, in quanto nemici di Cristo e della società cristiana al pari dei Giudei.

    San Pio X

    Non è il papa di padre Marco (questo è da identificarsi in Innocenzo XI Odescalchi, proclamato beato). È sicuramente però colui che, dal più alto livello, ha dato prova della continuazione e non attenuazione nel tempo della devozione verso il cappuccino. Se ne parla qui perché san Pio X (al secolo Giuseppe Melchiorre Sarto, 1835-1914) è un po’ anche il papa dei vigonovesi: la loro parrocchia, infatti, ebbe l’onore di ospitarlo –cardinale patriarca di Venezia dal 1893 –pochi mesi prima dell’elezione al soglio di Pietro, esattamente il 19-20 aprile 1903, in occasione dell’inaugurazione del nuovo grande organo, come ricorda una lapide marmorea collocata al lato sinistro del presbiterio della chiesa, presto elevata da Pio X al rango di arcipretale (lo dice un’altra lapide, questa volta affissa al lato destro del medesimo spazio sacro). arciprete fu don Matteo Bressan, vigonovese, indimenticato pastore che beneficiò il paese natio –oltre che con i tanti titoli dell’ineccepibile cura spirituale e della carità –con l’erezione (1900) del più elegante e slanciato campanile della zona e, appunto, con la visita del futuro papa che egli desiderò e riuscì a ottenere: evento passato negli annali del paese e insieme del circondario, e che vuole perpetuare un’altra lapide ancora, questa volta posta all’ingresso della canonica nella quale il santo trascorse due notti.
    Ma in cosa stanno le benemerenze di san Pio X verso il nostro padre Marco d’Aviano? Anzitutto nell’averne istruito, da patriarca di Venezia, a partire dal 23 luglio 1901, il processo ordinario di beatificazione e canonizzazione. Le venti sessioni di esso in quella sede diocesana si tennero poi dal 20 gennaio 1903 all’8 marzo 1904 ed erano in pieno corso sia al momento della visita a Vigonovo del cardinale Sarto (lasciateci pensare che il futuro santo ne abbia fatto cenno, qui nella terra del candidato agli altari) sia quando, poco più tardi (4 agosto 1903), questi fu fatto papa e le assise vennero sospese, come vogliono i regolamenti canonici nel caso si verifichi il cambio del giudice ordinario del processo, che è il vescovo della diocesi in cui la causa è istruita. Fu un’interruzione di brevissima durata, perché eadem Sanctitas Sua vivae vocis oraculo […], mandavit ut Processus de fama sanctitatis, vitae, virtutibus et miraculis […]inchoatus Sua Ordinaria auctoritate, prosequatur et ad finem perducatur.
    Non basta! Concluso il processo di Venezia, fu san Pio X in persona ad autorizzare l’introduzione (presso la competente congregazione, allora detta dei Riti) del processo apostolico per la beatificazione di padre Marco, l’11 dicembre 1912, accogliendo i voti espressi da oltre duecento lettere postulatorie pervenute a lui da vescovi di mezza Europa, dalla Casa imperiale d’Austria, da superiori di famiglie religiose e capitoli di cattedrali: attenzione più efficace alla causa, il nuovo papa non poteva dimostrare. Ne dà simpatica e commovente riprova un biglietto che egli vergò al riguardo, in cui si legge che la causa di padre Marco d’Aviano placet Iosepho, cioè a lui, Giuseppe (Sarto) di battesimo.
    Significativo pure quanto testimoniò, al processo di Venezia durante l’ulteriore sua fase degli anni 1919-1921, il cappuccino, concittadino di Marco, padre Valerio d’Aviano, allora di 44 anni: Ho avuto sempre devozione al Servo di Dio. Desidero ardentemente la beatificazione di lui; ne ho parlato anche col Pontefice Pio X di felice memoria [era morto il 20 agosto 1914], il quale mi fece conoscere che avrebbe avuto piacere che il Servo di Dio ricevesse l’onore della beatificazione e che avrebbe desiderato che la fama (sic!)del P. Marco fosse trasportata in Italia. La deposizione fu resa il 10 marzo 1919 e la parola “fama” va riscritta (visto il contesto) in “salma”, che, come si sa, giace a Vienna nella chiesa dei Cappuccini, ma che alcuni hanno sempre auspicato venga traslata in patria. Padre Valerio ci rivela che il papa stesso era di questa opinione: dettaglio non da poco, comprovante la devozione che un santo, oltre che pontefice, nutrì verso padre Marco.
    Fu sicuramente a conoscenza di questa speciale affezione del regnante pontefice il canonico Luigi Tinti, del Capitolo Cattedrale Concordiese. La sua biografia Vita del Servo di Dio P. Marco d’Aviano Cappuccino della Provincia Veneta missionario pontificio (1631-1699), edita a Udine nel 1908, volle dedicarla proprio a Sua Santità Pio X.
    Marco Cristofori D'Aviano (1631-1699)

    Preghiera composta del padre Marco d’Aviano e letta il 12 settembre 1683, dopo la celebrazione della S. Messa e prima della battaglia
    O grande Dio degli eserciti, guárdaci prostráti qui ai piedi della Tua Maestà, per impetrarTi il perdono delle nostre colpe.
    Sappiamo bene di aver meritato che gl’infedeli impugnino le armi per opprimerci, perché le iniquità, che ogni giorno commettiamo contro la Tua bontà, hanno giustamente provocato la Tua ira.
    O gran Dio, Ti chiediamo il perdono dall’intimo dei nostri cuori; esecriamo il peccato, perché Tu lo aborrisci; siamo afflitti perché spesso abbiamo eccitato all’ira la Tua somma Bontà.
    Per amore di Te stesso, preferiamo mille volte morire piuttosto che commettere la minima azione che Ti dispiaccia.
    Soccórrici con la Tua grazia, o Signore, e non permettere che noi Tuoi servi rompiamo il patto che soltanto con Te abbiamo stipulato.
    Abbi dunque pietà di noi, abbi pietà della tua Chiesa, per opprimere la quale già si preparano il furore e la forza degl’infedeli.
    Sebbene sia per nostra colpa ch’essi hanno invaso queste belle e cristiane regioni, e sebbene tutti questi mali che ci avvengono non siano altro che la conseguenza della nostra malizia, síici tuttavia propizio, o buon Dio, e non disprezzare l’opera delle Tue mani. Ricordati che, per strapparci dalla servitù di Satana, Tu hai donato tutto il Tuo prezioso Sangue.
    Permetterai forse ch’esso venga calpestato dai piedi di questi cani?
    Permetterai forse che la fede, questa bella perla che cercasti con tanto zelo e che riscattasti con tanto dolore, venga gettata ai piedi di questi porci?
    Non dimenticare, o Signore, che, se Tu permetterai che gl’infedeli prevalgano su di noi, essi bestemmieranno il Tuo santo Nome e derideranno la Tua Potenza, ripetendo mille volte: “Dov’è il loro Dio, quel Dio che non ha potuto liberarli dalle nostre mani?”
    Non permettere, o Signore, che Ti si rinfacci di aver permesso la furia dei lupi, proprio quando T’invocavamo nella nostra miserevole angoscia.
    Vieni a soccorrerci, o gran Dio delle battaglie! Se Tu sei a nostro favore, gli eserciti degl’infedeli non potranno nuocerci.
    Disperdi questa gente che ha voluto la guerra! Per quanto ci riguarda, noi non amiamo altro che essere in pace con Te, con noi stessi e col nostro prossimo.
    Rafforza con la tua grazia il tuo servo e nostro imperatore Leopoldo; rafforza l’animo del re di Polonia, del duca di Lotaringia, dei duchi di Baviera e di Sassonia, e anche di questo bell’esercito cristiano, che sta per combattere per l’onore del Tuo Nome, per la difesa e la propagazione della Tua santa Fede. Concedi ai príncipi e ai capi dell’esercito la fierezza di Giosué, la mira di Davide, la fortuna di Jefte, la costanza di Joab e la potenza di Salomone, tuoi soldati, affinché essi, incoraggiati dal Tuo favore, rafforzati dal Tuo Spirito e resi invincibili dalla potenza del Tuo braccio, distruggano e annientino i nemici comuni del nome cristiano, manifestando a tutto il mondo che hanno ricevuto da Te quella potenza che un tempo mostrasti in quei grandi condottieri.
    Fa’ dunque in modo, o Signore, che tutto cospiri per la Tua gloria e onore, e anche per la salvezza delle anime nostre.
    Te lo chiedo, o Signore, in nome dei tuoi soldati.
    Considera la loro fede: essi credono in Te, sperano tutto da Te, amano sinceramente Te con tutto il cuore.
    Te lo chiedo anche con quella santa benedizione, che io conferirò a loro da parte Tua, sperando, per i meriti del Tuo prezioso Sangue, nel quale ho posto tutta la mia fiducia, che Tu esaudirai la mia preghiera.
    Se la mia morte potesse essere utile o salutare, per ottenere il Tuo favore per loro, ebbene Te la offro fin d’ora, o mio Dio, in gradita offerta; se quindi dovrò morire, ne sarò contento.
    Libera dunque l’esercito cristiano dai mali che incombono; trattieni il braccio della Tua ira sospeso su di noi, e fa’ capire ai nostri nemici che non c’è altro Dio all’infuori di Te, e che Tu solo hai il potere di concedere o negare la vittoria e il trionfo, quando Ti piace.
    Come Mosè, stendo dunque le mie braccia per benedire i tuoi soldati; sostienili e appóggiali con la Tua Potenza, per la rovina dei nemici Tuoi e nostri, e per la gloria del Tuo Nome. Così sia.”

    Foto: Joseph von Führich, 1842, Marco d’Aviano celebra la messa prima della battaglia di Vienna nel 1683 (servita da Giovanni III Sobieski), Österreichische Nationalbibliothek di Vienna.»
    http://www.centrostudifederici.org/w.../markImage.png






    Vienna, 12 settembre 1683 - Centro Studi Giuseppe Federici
    “Vienna, 12 settembre 1683 - Centro Studi Giuseppe Federici
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza Comunicato n. 66/18 del 12 settembre 2018, SS. Nome di Maria
    Vienna, 12 settembre 1683
    La battaglia di Vienna, Anno Domini 1683.”
    http://www.centrostudifederici.org/w.../8694013_1.jpg


    I Martiri di Castelfidardo - Centro Studi Giuseppe Federici
    «I Martiri di Castelfidardo 12 settembre 2019

    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
    I Martiri di Castelfidardo
    Il ricordo dei caduti pontifici nella battaglia di Castelfidardo del 18/9/2019.
    Prima parte: I Martiri di Castelfidardo / I parte - Centro Studi Giuseppe Federici
    Seconda parte: I Martiri di Castelfidardo / II parte - Centro Studi Giuseppe Federici »
    http://www.centrostudifederici.org/w...09/s-l1600.png







    https://www.facebook.com/catholictradition2016/
    «MARTIROLOGIO ROMANO, 1955. Sancti et Sanctae Dei, orate pro nobis.»
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...36&oe=5DF9EC24







    “IL SANTISSIMO NOME DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA
    Doppio maggiore.
    Paramenti bianchi.
    Guéranger, L'anno liturgico - Il Santo Nome di Maria

    Come qualche giorno dopo Natale si celebra il Santo Nome di Nostro Signore Gesù Cristo, così dopo la festa della Natività di Nostra Signora Beata Vergine Maria Santissima, si glorifica il suo Santo Nome. Otto giorni dopo la nascita della Vergine, come era uso presso i Giudei, i suoi Genitori, ispirati da Dio, dicono san Gerolamo e sant'Antonino, la chiamarono Maria. Per ciò, durante l'Ottava della Natività, la liturgia ha una festa che ci fa onorare questo Santo nome. Tale festa fu concessa per la prima volta alla Diocesi di Cuenca (Spagna) nel 1513 da Papa Giulio II. Poi fu concessa a Milano e a Napoli. Finalmente fu estesa a tutta la Chiesa Latina dal beato Innocenzo XI, fissandola dapprima alla Domenica successiva alla Natività di Nostra Signora Beata Vergine Maria Santissima - trasferita poi alla data odierna da San Pio X nella sua Riforma del Breviario -, “ob insignem victoriam sub ejusdem Vírginis Maríæ præsidio de immaníssimo Turcárum tyranno, cervicibus pópuli christiáni insultante, Viennæ in Austria partam” (Breviario Romano): in ringraziamento cioè della Vittoria di Vienna che la Lega Santa, radunata dal Sommo Pontefice e capitanata da Jan Sobieski, re di Polonia, ottenne, il 12 settembre 1683, contro i Turchi, che assediavano Vienna e minacciavano l'Occidente.
    «Il nome della Vergine, dice il Vangelo, era Maria». «Il nome di Maria è paragonato all'olio [cfr. Cant. I, 3], perché, dopo il nome di Gesù, sopra tutti gli altri nomi, rinvigorisce i deboli, intenerisce gli induriti, guarisce i malati, dà luce ai ciechi, dona forza a chi ha perso ogni vigore, lo unge per nuovi combattimenti, spezza la schiavitù del demonio e, come l'olio sorpassa ogni liquore, sorpassa ogni nome" (Riccardo di san Lorenzo, De Laudibus B. M. V., l. II, c. 2). I Padri e i Dottori nei loro studi si sono esercitati nell'interpretare il Nome benedetto della Madre di Dio: quasi settanta i significati proposti. «Il nome Maria in ebraico significa Signora» come ben dice san Pier Crisologo. Questo nome ben si conviene alla Vergine Santissima in quanto che, come Madre di Nostro Signore Gesù Cristo, partecipa in qualche modo della signoria di Gesù su tutto il mondo. Pronunziare il suo nome, è affermare la sua grande potenza. Inoltre, sant'Alberto Magno scelse quattro significati di tal nome - “illuminatrice, stella del mare, mare amaro, signora o padrona" (In Lucam, I, 27) - che indicano la alta dignità della Vergine come Colei che ci porta Cristo e che a lui ci conduce, come Corredentrice e come Regina universale.
    Offriamo il Santo Sacrificio a Dio per onorare il Santissimo Nome di Nostra Signora Beata Vergine Maria Santissima e ottenere, mediante la sua preghiera, di sperimentare sempre e in ogni luogo la sua protezione (Postcommunio).
    In questa festa, chi confessato e comunicato assiste alla Messa solenne, per concessione del beato Innocenzo XI il 17 luglio 1672, confermata da Pio IX il 3 giugno 1856 acquista Indulgenza Plenaria applicabile ai Defunti. Quest'ultimo poi ha dichiarato che coll'acquisto di tale Indulgenza, basta anche la Messa Parrocchiale o Conventuale, celebrata da un prete solo, come avviene in campagna, o fra le Comunità Religiose.
    * Sermone di san Bernardo Abate.
    Omelia 2 su Missus, verso la fine.
    «E la Vergine, dice, si chiamava Maria» (Luc. 1,27). Parliamo un po' anche di questo nome, che s'interpreta stella del mare, e che conviene perfettamente alla Vergine Madre. Ella infatti è paragonata giustissimamente a un astro, perché come l'astro emette il suo raggio senza alcuna sua alterazione, così la Vergine ha dato alla luce un Figlio senza pregiudizio della sua verginità. E come il raggio non diminuisce per nulla lo splendore dell'astro, così il Figlio della Vergine non toglie niente all'integrità di lei. Essa è dunque quella nobile stella sorta da Giacobbe, il cui raggio illumina il mondo intero, il cui splendore e rifulge nei cieli, e penetra negli abissi; riluce ancora per tutta la terra, e, scaldando più le anime che i corpi, fa crescere la virtù e consuma i vizi. Essa è, dico, quella bella e magnifica stella necessariamente posta al disopra di questo mare profondo e vasto, brillante pe' suoi meriti, luminosa pe' suoi esempi.
    O chiunque tu sia, che nel mare di questo mondo ti senti piuttosto sballottare tra procelle e tempeste, che camminare sulla terra, non torcere gli occhi dal fulgore di questa stella, se non vuoi essere sommerso dai flutti. Se insorgono i venti delle tentazioni, se urti negli scogli delle tribolazioni, riguarda la stella, invoca Maria. Se sei agitato dalle onde della superbia, dell'ambizione, della maldicenza, della gelosia, riguarda la stella, invoca Maria. Se la collera o l'avarizia o le seduzioni della carne agitano la fragile navicella dell'anima, guarda a Maria. Se turbato per l'enormità dei delitti, confuso per la laidezza della coscienza, atterrito per la severità del giudizio, ti senti trascinare nella voragine della tristezza, nell'abisso della disperazione, pensa a Maria.
    Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria. Non si parta dalla tua bocca, non si parta dal tuo cuore; e, per ottenere l'appoggio delle sue preghiere, non perdere mai di vista gli esempi della sua vita. Seguendo lei, non devii; pregandola, non disperi; pensando a lei, non erri; s'ella ti sostiene, non caschi; s'ella ti protegge, non hai a temere; s'ella ti accompagna, non t'affatichi; s'ella ti è propizia, giungerai al termine, e così sperimenterai in te stesso quanto giustamente fu detto: «E la Vergine si chiamava Maria».
    Questo venerabile nome, già onorato da molto tempo in certe parti dell'orbe cristiano, con culto speciale, dopo l'insigne vittoria riportata a Vienna in Austria col soccorso della medesima Vergine Maria sul crudelissimo sultano dei Turchi, che minacciava di soggiogare i popoli cristiani, Papa Innocenzo XI ordinò, che, a perenne memoria di tanto beneficio, si celebrasse ogni anno nella Chiesa universale.
    SANTA MESSA
    ** Omelia di san Pier Crisologo.
    Sermone 142 sull'Annunciazione.
    Avete udito oggi, fratelli carissimi, un Angelo trattare con una donna della riabilitazione dell'uomo. Avete udito trattarsi di ricondurre l'uomo alla vita per il medesimo cammino, che l'aveva condotto alla morte. E un Angelo tratta con Maria della salvezza, perché un altro angelo aveva trattato con Eva della sua rovina. Avete udito questo Angelo rivelare il mezzo ineffabile di costruire col fango della nostra carne un tempio alla divina maestà. Avete udito come un mistero incomprensibile ponga Dio sulla terra e l'uomo nei cieli. Avete udito come la fragile natura del nostro corpo è fortificata dall'esortazione d'un Angelo a portare tutta la gloria della Divinità.
    Infine, affinché in Maria la terra friabile del nostro corpo non si sprofondasse sotto il peso enorme del celeste edificio, e affinché nella Vergine questo virgulto delicato, che doveva portare il frutto di tutto il genere umano, non si rompesse, l'Angelo a togliere ogni timore, prese subito a dire: «Non temere, Maria» (Luc. 1,30). Prima d'enunziare il motivo della sua missione, egli fa intendere alla Vergine con questo nome qual è la sua dignità: infatti, il nome Ebraico, Maria, in Latino significa Sovrana. L'Angelo dunque la chiama Sovrana, perché, destinata ormai a Madre del Dominatore, smetta il timore proprio della servitù, colui che spunterà da lei avendole ottenuto colla propria autorità, ch'ella nascesse e fosse chiamata Sovrana. «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia» (Luc. 1,30). È vero: chi ha trovato grazia non sa temere: E tu hai trovato grazia.
    È beata, ché sola fra tutti meritò di udire: «Hai trovato grazia». Quanta? Quanta aveva detto prima: piena. E veramente piena, essendosi la grazia riversata a flutti abbondanti su questa creatura, così che l'aveva penetrata e riempita: «Perché hai trovato grazia presso Dio» (Ibi). Nel dir ciò, l'Angelo stesso è stupito che, o solo una donna, o tutti gli uomini abbiano meritato la vita per una donna; l'Angelo è sbigottito al vedere scendere nell'angusto seno d'una vergine tutto Dio, che l'universo intero non può contenere. Quindi è che l'Angelo indugia, quindi è che chiama la Vergine con ciò ch'esprime il suo merito, la saluta menzionando la grazia, e a lei che ascolta svela a poco a poco il suo messaggio, senza dubbio affin di farne risaltare il significato, e a poco a poco finisce di calmare la sua lunga trepidazione.”

    «QUINTO GIORNO INFRA L'OTTAVA DELLA NATIVITÀ DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA. »

    “SACRO SETTENARIO IN PREPARAZIONE DELLA FESTA DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA. (8 - 14 Settembre).

    San Paolo della Croce, come di Gesù Crocifisso, così di Maria Addolorata fu devotissimo fin dalla sua prima adolescenza. La continua meditazione dei patimenti di Gesù e dei dolori di Maria, gl'infuse tanto orrore al peccato, che per conto suo conservò la battesimale innocenza per tutto il lungo corso della sua vita; e per combattere il peccato negli altri, si fece zelantissimo apostolo del Crocifisso e dell'Addolorata. Già più che ottantenne costretto a letto dall'età e dall'infermità, quando partivano o ritornavano i suoi figli dalle strepitose missioni di allora, li benediceva con grande effusione, gl'incoraggiava a combattere satana ed il peccato, ed esclamava commosso: Oh se avessi trent'anni di meno! Vorrei uscire in campo aperto a combattere questo mostro esecrando! Ecco l'essenza della devozione all'Addolorata: l'odio al peccato, che le uccise il Figlio (da Meditazioni di un Passionista sui dolori di Maria, Roma, 1938, n.12)”

    «NOVENA IN PREPARAZIONE DELLA FESTA DELL'ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO. (5 - 13 Settembre).»

    “MESE DI SETTEMBRE: MESE DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA ADDOLORATA.”

    “NOVENA IN PREPARAZIONE DELLA FESTA DEL SANTISSIMO NOME DI NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA. (3 - 11 Settembre).”

    “DELLE VIRTÙ DI MARIA SANTISSIMA di Sant'Alfonso Maria de' Liguori. (Glorie di Maria, n. 584-593).”







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    «Carlo Di Pietro - Sursum Corda
    12 settembre, Santissimo Nome di Maria.

    “Festa del santissimo Nome della beata Maria, che il Sommo Pontefice Innocenzo undecimo ordinò che si celebrasse per l’insigne vittoria riportata a Vienna, in Austria, contro i Turchi, col patrocinio della stessa Vergine”.
    O adorabile Trinità, per l’amore con cui scegliesti ed eternamente Ti compiacesti del Santissimo Nome di Maria, per il potere che gli desti, per le grazie che riservasti ai suoi devoti, fa’ che esso sia anche per me fonte di grazia e di felicità. Ave Maria.
    Dalla bacheca di don Ugo Carandino.»

    «"La festa di oggi fu estesa alla Chiesa Universale dal beato Innocenzo XI, in ricordo e ringraziamento della vittoria del 1683 a Vienna contro gli invasori Turchi. Fu proprio Papa Innocenzo XI l'artefice della vittoria: col suo paziente e decisivo lavoro diplomatico, anche attraverso la figura di padre Marco d'Aviano, spronò i principi cattolici - accecati dai nazionalismi dell'epoca - a formare una coalizione di stati capaci di sventare il pericolo musulmano.
    Il Papa sognava addirittura di riconquistare Costantinopoli, attraverso un'ardita alleanza tra europei e persiani che mai si realizzò (anche a causa del Regno di Francia).
    Innocenzo XI fu beatificato da Papa Pio XII nel 1956.
    Questa festa appartiene quindi unicamente al Cattolicesimo romano (il Papa, padre d'Aviano, i principi e gli eserciti degli stati cattolici...), non al laicismo massonico (magari in salsa anti-musulmana) che nel 1789 scatenò la guerra contro la Cristianità e che oggi sostiene lo stato israeliano, che si basa sulla negazione della divinità di Gesù Cristo e che ha quasi cancellato la presenza cristiana in Terra Santa."
    Dalla bacheca di don Ugo Carandino.»

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    “Chi è Maria? Catechismo mariano”
    https://www.amazon.it/dp/8890074760/
    "Titolo: Chi è Maria? Catechismo mariano
    Sottotitolo: Piccola Somma mariana di Padre Roschini
    Autore: Padre Gabriele Maria Roschini

    Curatore: Carlo Di Pietro
    Collana: Mariologia
    Facciate: 156
    Formato: 14,8x21 (A5)
    Carta: Avoriata 90 gr
    Copertina: Patinata lucida 300 gr
    Finitura: Brossura fresata PUR
    ISBN: 9788890074769
    Contiene anche: Illustrazioni e comodo indice degli articoli
    Sommario
    • Prefazione 7
    • Necessità dello studio di Maria 9
    • Fonti 11
    • I princìpi della dottrina Mariana 13
    • Vantaggi e Divisione 17
    • Storia di Maria 19
    • Il Dogma mariano 29
    • La predestinazione di Maria 31
    • Maria nella predizione profetica 35
    • La missione di Maria nella sua attuazione 39
    • La Madre di Dio 41
    • La Mediatrice degli uomini 45
    • La Corredentrice del genere umano 47
    • La Madre spirituale degli uomini 51
    • La Dispensatrice di tutte la grazie 53
    • La Regalità di Maria 57
    • I privilegi riguardanti l’anima di Maria 61
    • Le perfezioni di cui fu ripiena l’anima di Maria 69
    • I privilegi riguardanti il corpo di Maria 75
    • I privilegi riguardanti sia l’anima che il corpo 77
    • Natura del culto Mariano 83
    • Legittimità del culto Mariano 87
    • Elementi o atti del culto Mariano 89
    • Utilità del culto Mariano 93
    • Origine e sviluppo del culto Mariano 99
    • Pratiche del culto Mariano 103
    • Le principali preghiere a Maria Santissima 123
    • Indice degli articoli con numero di pagina 135
    In sintesi
    Alessandro Roschini nacque a Castel Sant’Elia (Viterbo) nell’anno 1900, prese il nome di Gabriele Maria quando, giovanissimo, entrò nell’Ordine dei Servi di Maria. Sacerdote nel 1924, dottore in Filosofia e maestro in sacra Teologia, consacrò l’intera sua vita alla Madonna, che amò con pietà profonda ed onorò con la predicazione, con l’insegnamento ininterrotto nell’arco di oltre mezzo secolo (anche presso le Università Pontificie di Roma Marianum e Lateranum), con fondamentali studi mariologici e con dotte pubblicazioni. Fu Consultore del Sant’Uffizio e Vicario Generale dell’Ordine (O. S. M.). Nel 1939 fondò la rivista Marianum. Morì a Roma il 12 settembre (Festa del Nome di Maria) del 1977. Teologo di fama mondiale, è considerato il mariologo per eccellenza. Il suo Catechismo mariano è composto da 235 articoli, semplici ma eruditi, ed è un’esposizione chiara, ordinata e sintetica di tutto ciò che riguarda la storia, il dogma ed il culto mariano, secondo la forma classica di domande e risposte. Leggiamo nella Prefazione: «La parola Catechismo, in questo caso almeno, non è affatto sinonimo di insegnamento elementare e per bambini. Esso, quindi, può andare anche tra le mani degli adulti, ossia, di tutti coloro che vogliono procurarsi una cultura sinteticamente completa intorno alla Vergine Santa. È perciò una piccola Somma mariana». Il libro «Chi è Maria? Catechismo mariano», per Sursum Corda, è stato curato dal giornalista e saggista lucano Carlo Di Pietro. Sursum Corda non ha scopo di lucro ed usa interamente i propri introiti per le attività associative e per le opere di misericordia spirituale e corporale."
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    «SANTORALE ITALIANO SETTEMBRE.»
    https://www.agerecontra.it/2017/08/s...-di-settembre/
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    https://www.beatomarcodaviano.it/wor...cordia-2-2.jpg






    https://www.beatomarcodaviano.it/wor...ingue-picc.png








    Giuliana Vittoria Fantuz - Venanzio Renier, Marco D'Aviano e Innocenzo XI. Custodi dell'Europa cristiana, Libreria Editrice Vaticana 2012.
    https://img.ibs.it/images/9788820988623_0_0_561_75.jpg






    Marcello Bellina, Padre Marco d'Aviano. Il beato che salvò l'Europa, Edizioni Segno 2018.
    https://img.ibs.it/images/9788893182812_0_0_561_75.jpg










    https://www.radiospada.org
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    «12 SETTEMBRE 2019: il SANTO NOME DI MARIA»
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    “L'11-12 Settembre 1683 a Vienna gli Ussari Alati di Giovanni III Sobieski, re di Polonia, salvano l'Europa Cristiana dall'assalto del'Impero Ottomano.”


    “Il 12 settembre 1866 moriva a Cagliari l'Arcivescovo Emanuele Marongiu Nurra.

    Nato a Bessude (Sassari) il 28 marzo 1794, si laureò in teologia e poi in utroque iure all’Università di Sassari. Nel 1817 fu ordinato Sacerdote. Nei primi anni Venti fu bibliotecario dell'Accademia di Superga a Torino per volontà de Re Carlo Felice. In questo periodo fu intimo di san Giuseppe Cafasso. Nel 1825 viene annoverato fra i Canonici del Capitolo Turritano di cui diviene Vicario. Dal 1830 al 1842 fu Vicario generale dell'Arcidiocesi di Sassari. Nel 1842 fu eletto e consacrato Arcivescovo di Cagliari. Nelle lettere pastorali represse con zelo le idee gianseniste, protestanti e liberali che circolavano nel Regno, con pari ardore difese la superiorità del Sacerdozio sul Regno. Criticò aspramente e condannò la cacciata dei Padri Gesuiti e l'esproprio dei loro beni (1848), e l'arbitraria abolizione dei privilegi ecclesiastici (1849-1850). Parimenti comminava ai fautori di tali provvedimenti eversivi la scomunica maggiore e proibiva ai confessori di assolverli, cosa che per esempio capitò a Giovanni Siotto Pintor. Dopo questi atti, il governo di Torino reagì espellendo il Presule dal Regno. L'Arcivescovo Varesini di Sassari già era stato ridotto agli arresti per non aver voluto esser giudicato da un tribunale laico. Visse in esilio dal 1850 al 1866 presso Pio IX che gli offrì il titolo di vicario generale della basilica Vaticana (1851), poi il patriarcato di Costantinopoli (1855), infine l’arcipretura della basilica Liberiana (1865). Tutto egli rifiutò, continuando a considerarsi pastore della sua Diocesi, che governò a mezzo delle lettere pastorali. Durante il periodo romano tradusse, primo in Italia, la "Regula pastoralis" di san Gregorio Magno.”


    "[DIFUNDE TU FE CATOLICA] EL DULCE NOMBRE DE MARÍA, salvación de todos los que la invocan."
    https://www.radiospada.org/2019/09/d...ue-la-invocan/
    https://i2.wp.com/www.radiospada.org...pg?w=600&ssl=1
    https://i1.wp.com/www.radiospada.org...pg?w=236&ssl=1














    www.agerecontra.it | Sito del Circolo Cattolico "Christus Rex"
    http://www.agerecontra.it/

    "Centro Studi Giuseppe Federici - sito ufficiale"
    http://www.centrostudifederici.org/

    "sito dedicato alla crisi dottrinale nella Chiesa cattolica"
    http://www.crisinellachiesa.it/

    "Sito ufficiale del Centro Culturale San Giorgio"
    http://www.centrosangiorgio.com/


    C.M.R.I. - "Congregatio Mariae Reginae Immacolata" ("Congregation of Mary Immaculate Queen" "Congregazione di Maria Regina Immacolata"):
    http://www.cmri.org/ital-index.html





    https://www.truerestoration.org/


    https://novusordowatch.org/
    “Recognize-and-OBEY is the Traditional Catholic Teaching August 29, 2019.”



    ": Quidlibet : ? A Traditionalist Miscellany — By the Rev. Anthony Cekada"
    http://www.fathercekada.com/

    "Home | Traditional Latin Mass Resources"
    http://www.traditionalmass.org/

    http://www.traditionalcatholicpriest.com/





    "Como ovejas sin Pastor"
    http://sicutoves.blogspot.com/


    https://moimunanblog.com/
    https://moimunanblog.files.wordpress...d-img_0955.jpg








    “Pro Fide Catholica | Le site de Laurent Glauzy”
    https://profidecatholica.com/


    https://johanlivernette.wordpress.com/


    https://lacontrerevolution.wordpress.com/


    https://sedevacantisme.wordpress.com/


    "Sede Vacante -"
    http://www.catholique-sedevacantiste.fr/


    http://wordpress.catholicapedia.net/





    http://liguesaintamedee.ch/
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    «Intransigeants sur la doctrine ; charitables dans l'évangélisation [Non Una Cum]. Pas de "motu proprio" chez nous : nous célebrons la Sainte Messe selon le missel de Saint Pie V.»
    “Mieux vaut une petite œuvre dans la Vérité, qu’une grande dans l’erreur.”

    12 septembre : le Saint Nom de Marie :: Ligue Saint Amédée
    “12 septembre : le Saint Nom de Marie.”
    http://liguesaintamedee.ch/applicati...m_de_marie.jpg








    AVE MARIA!!!
    SUB CHRISTI REGIS VEXILLIS MILITARE GLORIAMUR +
    Ad majorem Dei gloriam
    - Per la maggior gloria di Dio!!! A.M.D.G.
    Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen.
    «O Santissima Trinità, vi adoro! Mio Dio, mio Dio, Vi amo nel Santissimo Sacramento!»
    CHRISTUS VINCIT, CHRISTUS REGNAT, CHRISTUS IMPERAT!!!
    Luca, SURSUM CORDA – HABEMUS AD DOMINUM!!!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

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    Predefinito Re: MARCO D'AVIANO fu determinante nella vittoria di Vienna contro l'assedio dei turc

    che intemerata !

 

 

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