Questo modo di allevare come se gli animali fossero oggetti inanimati in una catena di montaggio, potrà solo portare malattie e vergogna sociale.
Giorgio Gaber diceva che siamo come polli d'allevamento, in batterie, allevati a consumare, e a dire sempre "sì". Ma poi ci sono i polli veri, quelli che compriamo al supermercato. Alle immagini felici di fattorie e allevamenti che vengono ritratti sulle confezioni di uova e polli che troviamo in commercio si contrappone la realtà, cioè quella che è diventata una vera e propria fabbrica di animali. Le galline non crescono più libere come siamo abituati a pensare, ma in gabbie a “batteria”, ammassate e in condizioni di vita impossibili, come ci racconta questa bella animazione flash: http://www.themeatrix.com
Questo tipo di moderne fabbriche, che ormai ha sostituito quasi completamente le vecchie fattorie, tratta gli animali come veri e propri prodotti di una catena di montaggio, come “pezzi” da produzione, al pari degli oggetti inanimati. E questo moderno allevamento ispirato al taylorismo si svolge con ritmi simili a quelli che regolano la vita delle fabbriche, si basa sulle regole della produzione.
Gli “allevamenti” di polli si dividono in due categorie: polli da carne e galline ovaiole. Negli allevamenti di polli da carne è assegnata ad ogni animale uno spazio di 20-30 cm, in cui deve raggiungere il peso ottimale in soli 38 giorni. Questo tipo di crescita accelerata causa loro molti problemi, perché le ossa non crescono abbastanza da poter sopportare il loro peso che aumenta rapidamente e in modo spropositato.
Il ritmo giorno/notte è completamente alterato, gli animali vivono in uno stato di continua penombra, in modo da poter mangiare continuamente e raggiungere il loro peso nel poco tempo stabilito, in un modo che in natura non sarebbe possibile. Gli animali mangiano tutti la stessa quantità di cibo, raggiungono tutti lo stesso peso, fanno uova dello stesso colore e delle stesse dimensioni, esattamente come i pezzi prodotti nelle fabbriche: tutti uguali.
Le condizioni di vita sono pessime, i polli non possono mai coricarsi perché vengono allevati in gabbie che ospitano centinaia di animali, e se si coricassero sarebbero investiti dal resto del gruppo.
La lettiera non viene mai cambiata, se non al termine dei loro 38 giorni di vita e al conseguente cambio del gruppo. L’accumulo di escrementi causa dosi eccessive di ammoniaca che infiamma le loro vie respiratorie e contribuisce a rendere la loro vita insopportabile.
Le gabbie che ospitano le galline ovaiole sono molto più piccole di quelle dei polli da carne: in una gabbia di poco più di 20x20 cm sono rinchiuse 3-4 galline. In queste condizioni gli animali non riescono a muoversi, sono costretti a restare in fila davanti alla mangiatoia, senza poter nemmeno aprire le ali.
Per evitare che gli animali si feriscano a vicenda all’interno di una stessa gabbia, viene praticato il taglio del becco quando sono ancora dei pulcini, come viene testimoniato dalle immagini al sito http://www.all-creatures.org/anex/chicken.html Quest’operazione lascia scoperti dei centri nervosi che causa un dolore ininterrotto durante tutta la loro breve vita.
Il fondo delle gabbie è una rete metallica, necessaria a far cadere le feci, ma è causa di ferite alle zampe. La loro vita è più lunga di quella dei polli da carne, dura circa due anni, che è anche l’età massima possibile in quelle condizioni, non riuscirebbero comunque a sopravvivere più a lungo. Finita la loro produzione di uova vengono destinate al macello.
Negli allevamenti di galline ovaiole viene effettuata una selezione tra i pulcini appena nascono: i pulcini femmine vengono destinati alla vita nelle gabbie a “batteria”, i maschi vengono macinati e diventano mangime per le galline ovaiole. Nel caso in cui nascano dei pulcini maschi ammalati la loro trasformazione in mangime per galline rischia di infettare anche gli altri animali, contribuendo alla diffusione di epidemie e virus.
Non è raro che gli animali siano affetti da virus ed infezioni, e che la loro vita si protragga tra lunghe sofferenze fin quando non sopraggiunge la morte naturale o la macellazione. E’ lecito chiedersi che fine facciano le uova degli animali infetti e gli animali stessi: vengono comunque immessi sul mercato le loro uova e le loro carni?
Questi allevamenti intensivi, per l’alta concentrazione di animali e le scarse condizioni igieniche, sono il luogo di incubazione ideale per epidemie che mietono vittime tra gli animali e anche tra gli uomini. E sono anche il luogo ideale per la loro diffusione, che in genere avviene in breve tempo, aggravata anche dal fatto che i resti di animali vengono impiegati per la creazione di mangimi destinati agli animali dei gruppi successivi.
Tutto questo nel migliore dei casi. Perché nel peggiore, e nemmeno tanto raro, l’aumento del peso è sollecitato anche dalla somministrazione di farmaci, dagli antibiotici alle cure ormonali. Si punta a diminuire sempre di più i tempi necessari alla loro crescita, ad aumentare sempre di più il loro peso, a produrre un numero sempre crescente di uova e di polli da macellare.
Purtroppo le fabbriche da allevamento si occupano anche della produzione di altri animali: dai tacchini, il cui peso fatto crescere fin quasi ad impedire loro di camminare, agli struzzi, a cui viene riservata la stessa “vita” programmata e limitata nelle gabbie, dai conigli ai maiali, dalle mucche alle pecore. E’ in queste stesse condizioni antigieniche e disumane che si è sviluppato e si è diffuso il virus della mucca pazza, che solo fino a poco tempo fa ha messo in allerta tutto il mondo (interessanti a questo proposito gli articoli pubblicati da questo sito: http://www.anarcotico.net/ecoanimal..._intensivi.html .)
Questo tipo di abuso degli animali induce a considerarli come oggetti, come cibi, come qualcosa da acquistare al supermercato con cui imbandire la tavola, e non come esseri viventi che hanno diritto ad un’accettabile qualità di vita. Ha cambiato notevolmente la considerazione che si ha di loro: mentre i cani e i gatti continuano a rimanere indiscussi amici dell’uomo (per loro si sono istituiti negozi e mostre di bellezza, ospedali e negozi specializzati), polli, mucche e maiali sono solo prodotti alimentari.
Maria Puntura
Redazione Cunegonda Italia/ Movimento di Cunegonda http://www.cunegonda.info
(29-03-2004)




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