Carducci, vietato intitolare l'aula Magna a Ramelli di ELIANA GIUSTO
Sit-in di protesta di studenti e docenti contro la proposta della Provincia di dedicare l'ala del liceo al giovane di destra ucciso nel '75
È ufficiale: non tutti i morti hanno la stessa dignità. Solo quelli di sinistra possono, anzi devono, essere pianti e ricordati. Degli altri, quelli di colore politico opposto, chissenefrega. Così, almeno, la pensano al liceo classico Carducci. Ieri, dopo essere venuti a conoscenza della proposta dell'assessore all'Istruzione della Provincia di Milano, Paola Frassinetti, di intitolare l'Auditorium della scuola a Sergio Ramelli, studente del Fronte della Gioventù morto negli anni Settanta, cinquanta ragazzi e un professore hanno manifestato tutto il loro disappunto durante un sit-in durato tutta la mattina. Con volantini e slogan di protesta l' "ala rossa" del liceo ha sindacato che dedicare un'aula o addirittura l'Auditorium a un "personaggio" dell'estrema destra era "assurdo" oltre che "inutile". Allibita Paola Frassinetti. Una settimana fa circa, l'assessore si rivolge alla preside del liceo Carducci avanzando la proposta di dedicare l'Auditorium a Sergio Ramelli. «L'Auditorium - spiega la Frassinetti - è della Provincia e non della scuola, cosa che di fatto permette a Palazzo Isimbardi, e in questo caso a me, di non chiedere alcun tipo di autorizzazione». La preside del liceo di via Beroldo, allora, continua la Frassinetti, «ha convocato un consiglio con i professori dandone la comunicazione. A quel punto sono iniziati i malcontenti e le prese di posizione di alcuni professori. Stamattina poi (ieri, ndr) c'è stato il sit-in di protesta del professor Viola e di una cinquantina di ragazzi». Una manifestazione che all'assessore non è andata giù: «La reazione dell'insegnante e dei ragazzi è stata davvero allucinante. Se pensiamo che a Claudio Varalli e a Roberto Franceschi, entrambi studenti dell'estrema sinistra morti negli stessi anni di Ramelli, sono state dedicate una scuola al primo e una targa al liceo scientifico Vittorio Veneto al secondo, risulta incredibile che a Sergio non ci sia nulla di intitolato in tutta la città». Già. Milano ricorda perfettamente i suoi morti "rossi", ma fa molta fatica a ricordare quelli di destra. Tanto che una «pacificazione», come dice l'assessore Frassinetti, «ormai sembra davvero impossibile». «Prendo atto -prosegue - che la scuola ha difficoltà a ricordare i morti "scomodi"». E la prova è che persino l'Itis Molinari, dove Ramelli aveva studiato, ha rifiutato un anno fa la proposta di dedicargli un'aula, avanzata sempre dall'assessore. Insomma, Sergio, che fu percosso sotto casa propria a colpi di chiave inglese da alcuni militanti di Avanguardia Operaia e che morì dopo un mese e mezzo di agonia, non ha la dignità di essere ricordato. «Io non voglio imporre nulla», sottolinea l'assessore, «da istituzione super partes, ho fatto la mia proposta perché mi sembrava giusta. Forse questa reazione che io ritengo davvero fuori da ogni logica, era prevedibile. Forse sono stata troppo ingenua e idealista da pensare che certe posizioni fossero oramai superate». Non solo, aggiunge la Frassinetti, «ritenevo anche che fosse di buon gusto accettare la mia iniziativa che voleva solo ricordare uno dei tanti ragazzi morti in quel periodo storico. Evidentemente mi sbagliavo». Ma la vicenda non può finire qui. Ora, conclude l'assessore Frassinetti, «credo che la coscienza civile di Milano debba riflettere davvero. Non siamo più negli anni Settanta, siamo nel 2004. E questo chiasso su Sergio oggi non ha più senso. Non è riguardoso non soltanto nei suoi confronti, ma nei confronti di tutti i morti». Perché tutti i morti hanno la dignità di essere pianti e ricordati. Anche se molti non ci credono. Come al liceo classico Carducci. Qui pensano che ci sono due categorie di morti: quelli di sinistra, gli "eroi", e quelli di destra, i "cattivi". I primi, evidentemente, meritano targhe, monumenti e quant'altro. Degli altri chissenefrega. Per loro non c'è pace, né memoria.
Libero 3.04.04




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