Leggo e riporto da "Il Giornale" di oggi.
"La Passione di Cristo" di Mel Gibson non verrà proiettato in Israele. La "Saphira Films", società israeliana che ha ottenuto i diritti per la distribuzione del film, ha infatti deciso di non farlo arrivare nelle sale. "Abbiamo deciso che non è il momento migliore per proiettarlo", ha detto Orly Ben Eliyahu, portavoce della "Saphira".
E' ovvio che sulla decisione hanno pesato le virulente polemiche scatenate dall'accusa di antisemitismo rivolta alla pellicola dall'Anti-defamation League, dal Centro Wiesenthal e da moltissimi rabbini americani.
Nei cinema israeliani dunque verrà attuata una sorta di censura preventiva, facendo in modo che i cittadini del paese ebraico non assistano alla proiezione.
Va detto che in altri paesi, come ad esempio in Italia, diverse autorevoli personalità del mondo ebraico, dai rabbini capi di Roma e Milano, all'ex rabbino capo della capitale Toaff, hanno criticato aspramente il film dichiarandosi pero' contrati a qualsiasi forma di censura.
Intanto, a conferma delle preoccupazioni espresse dalla comunità ebraica americana, oltreoceano, dove la pellicola sta ottenendo uno strepitoso successo di pubblico, è stato diffuso un sondaggio dal quale risulterebbe che è in crescita la consapevolezza della colpevolezza degli ebrei per la morte di Gesu'.
Il 26% degli interpellati ha attribuito agli ebrei la responsabilità della crocifissione, mentre nel 1997 alla stessa domanda solo il 19% degli intervistati aveva risposto allo stesso modo.
Secondo il sondaggio, inoltre, l'aumento di chi considera gli ebrei colpevoli di deicidio si sarebbe registrato soprattutto in due categorie sociali: i giovani e gli afro-americani.
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Mentre in Israele la pellicole viene boicottata, nei territori palesinesi, negli Emirati Arabi, in Kuwait, in Egitto, in Siria e nel Qatar ottiene un successo senza precedenti, e in Iran, dove la pellicola non sarà distribuita in quanto "contraria alla Sharia", la sua copia pirata in Dvd e in Vhs va a ruba.
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