Nasce «l’accattonaggio di Stato»
di Vittorio Emiliani

Questa del condono edilizio, la cui chiusura viene dal governo rinviata da fine marzo a fine luglio (e poi chissà), sembra sempre più "accattonaggio di Stato". Destinato a peggiorare il già basso senso civico di molti italiani e a non portare a casa nemmeno i miliardi di euro iscritti in Finanziaria dal ministro Tremonti: dovevano essere 3,8 miliardi ma, per ora, il piatto piange essendo piovuti meno di 400 milioni. Nel governo - che il superministro dell'Economia ha descritto a "Ballarò" senza una incrinatura - si manifestano pubblicamente due linee: una pienamente fiduciosa nell'efficacia di un provvedimento che lo stesso Berlusconi definisce "non bello" ; l'altra (Matteoli per esempio) pessimista, convinta dell'inefficacia del condono per "fare cassa" e che porta a disertare il Consiglio dei ministri. Regioni e Comuni sono furibondi perché sanno benissimo che, per 100 euro incassati dalle oblazioni, se ne dovranno spendere 300 per portare i servizi primari a fabbricati e a lotti abusivi, per dare un volto umano a suoli urbanizzati fuori da ogni piano regolatore comunale. Anzi, contro i Prg. Stavolta pure su aree demaniali, in parte.
Il rinvio governativo aveva ed ha anche un altro fine: togliere ai ricorsi delle Regioni contro di esso il carattere di urgenza per il "danno immediato" e vedere cosa deciderà la Corte Costituzionale nel merito l'11 maggio prossimo. Se riterrà e in quale misura incostituzionale la nuova maxi-sanatoria. Difatti sette Regioni di centrosinistra hanno fatto ricorso ad essa e già votato norme anti-sanatoria. Altre (di centrodestra) l'hanno piuttosto ridimensionata limitandola ai piccoli abusi o aggravando le ammende da pagare. In rappresentanza delle prime, il governatore delle Marche Vito D'Ambrosio ha ribadito che non è previsto alcun ritiro dei ricorsi presentati. Aspetteranno il giudizio della Consulta.
Il rinvio dei termini, oltre ad incoraggiare furbi e delinquenti, minaccia di creare una stasi, se non una paralisi, nella meritoria attività di repressione svolta da Comuni come quello di Roma. Tanto più che la Regione Lazio, prima ha detto di volersi unire nel ricorso alla Campania, all'Emilia-Romagna, alle Marche, insomma alle Regioni di centrosinistra, e poi ha lasciato la cosa a bagnomaria. "In tribunale", scrive l'informato "Sole-24 Ore", "i processi per abusi edilizi resteranno sospesi, fino alla scadenza del termine per presentare la domanda di sanatoria". I Comuni però devono continuare nella caccia agli abusi : la moratoria concerne infatti l'attuazione delle sanzioni e non l'individuazione delle opere illegali. Insomma, si stanno creando tanti diritti paralleli in questo garbuglio indecente del nuovo maxi-condono. Che anzi, secondo autorevoli giuristi quali Cerulli Irelli, Pace ed altri sancisce "la morte del diritto urbanistico". Per tirare su soldi, per incassare alla svelta.
La confusione non si placa (anzi) quando si passa ad un tema contiguo, in fondo : quello della cartolarizzazione (o ipoteca sistematica) del patrimonio edilizio pubblico, anch'essa volta a "fare cassa". Di grande attualità visto che il governo Berlusconi, fra le alte proteste dell'opposizione e gli strilli della Lega, ha messo e ottenuto la fiducia sul decreto-ponte per la Scip 2, la seconda delle maxi-cartolarizzazioni, che non sta avendo il successo sperato dall'esecutivo. Intanto gli economisti che più conoscono questa complessa materia fanno notare come lo strumento della "securitizazion" venga utilizzato soprattutto da Paesi emergenti per i quali è più facile per questa via procurarsi denaro a buon mercato : lo hanno fatto Venezuela e Messico cartolarizzando le esportazioni di petrolio verso gli Usa. In una serie di note molto puntuali ed informate comparse nella periodica news letter del sito la voce.info il professor Giuseppe Pisauro dell'Università di Perugia ha inoltre spiegato: "la vicenda della Scip 1 (l'unica operazione che finora ha dato luogo a vendite effettive) non sembra suffragare la tesi delle virtù taumaturgiche della cartolarizzazione". Alla Scip 2, la maggiore, è andata anche peggio. I risultati delle vendite 2003 sono assai al di sotto delle previsioni tremontiane, gli incassi per gli immobili residenziali si fermano al 30 per cento delle stime e quelli per i locali commerciali ad un misero 1 per cento delle previsioni. Ricavi di vendite e affitti bloccati dunque a 693 milioni di euro. Che non bastano certo a rimborsare la prima tranche di titoli e a pagare le cedole : servono 1,9 miliardi. Subito.
In Finanziaria è stato inoltre votato un emendamento tendente, giustamente, a ridurre l'impatto sociale della maxi-cartolarizzazione sugli affittuari (residenti e negozianti) anziani, disabili, e così via. Degli alloggi, o dei locali, da essi occupati viene ceduta soltanto la nuda proprietà. Agli inquilini che acquistano per sé viene riconosciuto uno sconto del 24 per cento e poiché sono stabili degli enti previdenziali, quindi siti a Roma, ecco la Lega strillare in aula contro "Roma ladrona" anziché prendersela con la fiducia. Lo sconto viene però praticato sui prezzi del 2001 e non su quelli, più elevati, del 2003. Di qui la necessità di rimborsare chi ha pagato o pagherà di più. Ecco allora che viene progettato dal creativo governo Berlusconi il decreto per un prestito-ponte assistito dalla garanzia dello Stato. Adesso ci sono da pagare i rimborsi e gli interessi sul prestito-ponte, oltre a quelli sui titoli e ai costi della cartolarizzazione. Già, ma quanti sono questi costi, quali sono le uscite di Scip ? Se lo domanda anche Pisauro, senza potersi dare una risposta : "Non c'è informazione sulle uscite Scip". Una casa di vetro. Egli racconta in compenso come Fintecna SpA (al 100 per cento del Tesoro) si sia presentata alle aste per acquistare un lotto residuale di 300 alloggi aggiudicandosene 72 liberi per circa 8 milioni di euro. Il Tesoro che riacquista immobili già cartolarizzati, o che vende a se stesso immobili demaniali? Altra fantasiosa novità. Gli inglesi direbbero che sono sempre i soldi di Topolino a girare.
Se l'unico vantaggio certo delle varie Scip era quello di fare cassa subito, qui c'è solo in parte. L'altro vantaggio (per il governo) era quello di imbellettare almeno per un esercizio finanziario lo stato assai rugoso dei conti pubblici. A tutto danno della trasparenza. I cattivi esempi però fanno scuola : così la Regione Lazio ha già ceduto la proprietà degli ospedali pubblici con una operazione chiamata sale-and-lease-back (letteralmente, vendi e riaffitta) e la Regione Sicilia ha cartolarizzato addirittura i crediti che le Asl vantano nei suoi confronti. Siamo a tre passi dal delirio creativo. Dopo aver ceduto o ipotecato l'argenteria di famiglia. Per sempre, temo.

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