da mailing list antiamericanisti
LETTERA APERTA ALLA STAMPA SULL’ARRESTO DI MIO FRATELLO
Mentre mio fratello è in carcere e ha iniziato da tre giorni lo sciopero della fame, consegno alla stampa queste brevi note per tentare di dissolvere la cortina fumogena della menzogna e smontare la più scandalosa e mostruosa macchinazione giudiziaria degli ultimi tempi.
Prendo le mosse dalla fatidica mattina del 1 Aprile 2004.
Ore 07,30. Squilla il telefono, dall’altra parte risponde mio fratello che con voce rotta mi dice “vieni subito che ti devo parlare. Niente di grave e mantieni la calma”. L’ora è abbastanza strana, la telefonata è insolita. Mi vesto immediatamente e mi precipito nella sua abitazione che è a fianco della mia. Ho pensato che fosse accaduto qualcosa di grave alla mia anziana madre che è ricoverata all’ospedale per un grave problema alla spina dorsale. Ma niente di tutto questo. Giunto sull’atrio della abitazione di Moreno, capisco immediatamente il problema. Degli ineffabili 007 stanno mettendo a soqquadro e perquisendo la sua casa.
Avrei voluto cantargli “questa mattina mi son svegliato o bella ciao o bella ciao …. ed ho trovato l’invasor”.O partigiano portami via o bella ciao o bella ciao, ciao ciao…..Ma non era il caso.
Faccio ingresso nella casa di mio fratello. Moreno con estrema calma mi dice: è stato emesso un’ordine di custodia cautelare nei confronti di me Alessia, MariaGrazia e Sinan. Ero sconcertato ed allibito io stesso che sono, come loro tre, membro del campo-antiimperialista da sempre. Moreno mi ripete di nuovo, mantieni la calma. Si perché conoscendomi sa che avrei voluto urlare ai sequestratori del dissenso tutta la mia rabbia e il mio risentimento. Avvicinandosi alla porta, mio fratello dichiara: “se Sinan (il compagno turco accusato di “terrorismo”) ha fatto delle operazioni illegali di a tutti che io non ne sapevo nulla”.
Sono le ore 07,45 mio fratello ed Alessia vengono portati via. Moreno mi consegna un piccolo memorandum, fa in tempo a dirmi le ultime parole: “ti do la chiave di casa mia e della macchina, mi raccomando stai vicino alla mamma e cura i miei cani”. Si perché Moreno ed Alessia hanno tre cani in casa (Branca, Stella e Pacho) che li aspettano. Un giorno mio fratello mi disse “senza di loro non potrei vivere”. Ora Branca, Stella e Pacho sono li dietro al cancello con la coda abbassata ad aspettare inutilmente l’arrivo dei loro padroni ed hanno smesso anche di abbaiare, guaiscono come fossero stati anche loro umiliati e offesi.
Ore 08,00: strozzato dal dolore e con gli occhi bagnati dalle lacrime faccio in tempo ad abbracciarli. Moreno ed Alessia vengono sequestrati da più di sette poliziotti mentre un elicottero sorvola fino alle otto e trenta la loro abitazione come fossero i peggiori delinquenti.
Mi precipito a telefonare a tutti. Accendo il televideo, la radio, la televisione e il computer. La notizia, attraverso la BBC, fa in pochi attimi il giro di tutto il mondo. Giungono telefonate di solidarietà a tamburo battente. Tutti chiedono di reagire a quella che subito si preannuncia, con grande battage pubblicitario, come un attentato al cuore del movimento anti-imperialista in Italia, ma anche della giustizia, del diritto e della verità.
Moreno e gli altri compagni arrestati vengono prima portati a Perugia e poi trasferiti nel carcere di massima sicurezza di Rebibbia a Roma sotto i riflettori di cameramen ovviamente preavvertiti per dare massima risonanza mediatica alla vergognosa sceneggiata.
I capi di accusa che hanno portato all’ordinanza di arresto configurano quella che lo stesso Moreno ha definito una vera e propria mostruosità giuridica. Ai compagni viene contestato il favoreggiamento del terrorismo, il famigerato 270 bis, un articolo del codice penale che è un vero e proprio retaggio del codice rocco e della legislazione fascista. In sostanza li si accusa di terrorismo non perché hanno fatto attentati ma perché hanno offerto solidarietà e aiuto ad un esule politico, vittima come decine di migliaia di altri comunisti e democratici turchi, della persecuzione del regime politico semifascista di Ankara. Un regime che riceve gli elogi sconsiderati del primo ministro Berlusconi nonostante sia al primo posto in Occidente per la violazione dei più elementari diritti umani. (40.000 curdi massacrati, 107 prigionieri in sciopero della fame uccisi barbaramente nelle carceri)
Sul piano strettamente giuridico le accuse ai compagni arrestati appaiono subito assolutamente risibili. Dopo migliaia di ore di intercettazione e di pedinamenti li si accusa di aver fornito una sim card e un contratto di affitto ad una persona che avrebbe rivendicato da Perugia attentati compiuti in Turchia nello scorso anno. La montagna di lavoro della polizia ha partorito un topolino di accuse irrisorio che nonostante ciò è servito a creare uno scoop mediatico colossale e un imbroglio giuridico senza precedenti, ad uso e consumo della prossima campagna elettorale di Berlusconi in vista delle Europee.
Un tribunale di un qualsiasi paese democratico non potrebbe che scagionare i compagni arrestati per insussistenza dei fatti contestati. Mi rivolgo al procuratore Miriano (colui che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare) per chiedergli onestamente: Se mio fratello avesse voluto partecipare ad un’operazione terroristica sarebbe stato così scemo da fornire coperture legali ad un presunto terrorista così .. alla luce del sole, fornendo schede telefoniche o contratti di lavoro e di affitto a proprio nome? Suvvia siamo seri per favore!
Lo sappiamo come vanno le cose su questo fronte perché centinaia di altri compagni ci sono già passati prima di loro. Carcerazione di qualche mese, poi qualche anno per arrivare al processo (se ci si arriva) ed infine proscioglimento perché il fatto non sussiste.
Nel frattempo l’obbiettivo da parte del governo è stato raggiunto, sulla pelle di gente onesta con cui si gioca a palline ovviamente. L’obbiettivo è sia quello di sollevare polveroni per impedire alla collettività di vedere e di capire la verità, sia quello di distogliere l’attenzione dei cittadini sulle responsabilità criminali di un governo che ha appoggiato e partecipato all’occupazione coloniale dell’Iraq, sia infine quello di criminalizzare una parte del movimento contro la guerra per poi attaccarlo nella sua totalità, facendo passare l’equazione infame che chiunque è a favore della pace e dell’autodeterminazione dei popoli è un terrorista.
Tutti si domandano perché hanno voluto colpire proprio Moreno ed il Campo-antimperialista? Semplice perché Moreno è un grande cuore e una grande testa del movimento anti-imperialista in Italia. Moreno ed il Campo sono pericolosi e devono essere colpiti per spezzare la schiena al movimento che più si è distinto nell’organizzare il sostegno alla resistenza irakena contro il neo-colonialismo a stelle e strisce.
Seconda domanda, perché lo hanno voluto colpire proprio in questo momento? Gli arresti vengono dopo il fallimento della manifestazione nazionale proclamata dal governo contro “il terrorismo”, il 18 Marzo scorso, ancorché dopo il successo straripante della manifestazione di due giorni dopo contro la guerra. Ed è significativo il fatto che in quest’ultima manifestazione molte bandiere e molti striscioni non solo contestavano l’occupazione coloniale dell’Iraq ad opera degli Stati Uniti ma inneggiavano apertamente alla vittoria della resistenza partigiana degli irakeni così come dei palestinesi e degli altri popoli oppressi dall’imperialismo. Era il segno che la proposta avanzata dal Campo antimperialista e dai comitati Iraq-Libero stava prendendo piede in settori consistenti del movimento. L’attacco contro il Campo antimperialista è stato un attacco preventivo per impedire che il “virus” dilagasse.
Mi nsento di dire con certezza che l’arresto dei compagni, compiuto per nome e per conto degli Stati Uniti e della lobby sionista Mieli Magdi Allam, è il segno inequivocabile della debolezza del governo Berlusconi e della fragilità della criminale strategia politico-militare targata Usa che non ha più consensi in Italia come in Spagna e che sta subendo una sonora sconfitta sui campi di battaglia irakeni.
La coalizione di guerra non ha trovato armi di distruzione di massa in Iraq ora vogliono colpire l’unica vera arma di distruzione di massa che gli da fastidio: il pensiero. Colpendo Moreno ed il Campo hanno voluto colpire la libertà di opinione, hanno voluto attaccare e criminalizzare la solidarietà internazionalista con i popoli che sono oppressi, soggiogati e annientati dal militarismo imperialista. Per questo mi sento di gridare a voce alta che siamo tutti Moreno Pasquinelli, che in questo momento la sua libertà e quella degli altri arrestati è la libertà di tutti e corrisponde alla difesa dell’indiziato numero uno: la libertà di opinione e di pensiero in questo paese.
Sono orgoglioso ed onorato di essere il fratello di Moreno e il compagno di lotte di Alessia e Mariagrazia. Ne ho sempre ammirato la passione e il coraggio, la coerenza e l’impegno. Moreno in questo momento sta pagando con il carcere il prezzo della scelta di aver subordinato la propria vita alla causa degli ultimi, degli oppressi e degli emarginati. Il carcere è l’espiazione per la colpa di essere stato sempre coerente con le proprie idee e di aver condotto il proprio impegno alla luce del sole con coraggio, determinazione ed un inesauribile spirito di solidarietà verso gli altri a maggior ragione se in difficoltà e perseguitati.
Hanno arrestato barbaramente dei compagni innocenti ma non potranno mai arrestare i loro cervelli e loro idee che da questo sopruso riceveranno maggior impulso. La consapevolezza dell’ingiustizia e del torto subiti moltiplicherà per mille la forza della solidarietà internazionalista e la nostra volontà di cambiare il mondo per affermare i valori della giustizia, dell’uguaglianza e della libertà.
Non solo non ci faremo intimidire ma trasformeremo questo vigliacco imbroglio giudiziario, questa patata bollente in un onta indelebile che travolgerà i suoi mandanti.
Per i compagni arrestati valgono le stesse parole che espresse Ezra Pound:
“se un uomo non è disposto a rischiare qualcosa per le proprie idee o non vale niente lui o non valgono niente le sue idee”.
Ma anche quelle di un certo Talleyrand
“Datemi due righe scritte dall’uomo più onesto di questo mondo e vi troverò di che farlo impiccare”.
Mauro Pasquinelli




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