Il Web è una delle fonti principali d'informazione: è ormai consolidata, fra gli utenti, l'abitudine di cercare e trovare online le notizie che interessano. Da un lato continua ad ingrandirsi e a consolidarsi il bacino di utenti che cercano informazione online, ma dall'altro i giornali online continuano a languire per l'assoluta scarsità di entrate e per l'assenza di un modello commerciale realmente praticabile.

La pubblicità è stata, fin dall'inizio, la fonte privilegiata dalla quale l'editoria online cercava di trarre i guadagni necessari per mantenersi in vita. Nei primi anni di Internet, gli utenti erano molto più disposti a fare il fatidico click sul banner pubblicitario e il modello sembrava funzionare. Poi è arrivata la crisi della net economy e il fastidio degli utenti per un uso eccessivo e sconsiderato dei banner pubblicitari. Il risultato è stato il crollo verticale degli investimenti nella pubblicità online.

I giornali online hanno risentito di questo crollo, che metteva in forse la stessa loro sopravvivenza. Qualche hanno fa ha cominciato ad imporsi il modello commerciale delle notizie a pagamento. Molti giornali online lo hanno adottato, ma a distanza di qualche anno non sembra che abbia avuto il successo sperato. E tutta l'editoria online continua a languire in una crisi che non sembra avere via d'uscita.

Eppure una ricerca sull'editoria digitale, condotta dall'Associazione Italiana Editori, ha segnalato che 21 milioni d'italiani cercano notizie online e, soprattutto, il 49% sarebbe disposto a pagare per usufruire di informazione di qualità. Il Web è ormai, anche in Italia, la prima fonte d'informazione e la metà degli utenti ha dichiarato di essere disposta a mettere mano al portafogli. Nonostante questo, non sembra che il modello dell'informazione a pagamento sia destinato ad avere successo. Di questo avviso è anche Luca Lorenzetti, presidente dell'Associazione Nazionale della Stampa Online.

Sembra, invece, che sia proprio la pubblicità online a far intravedere, ancora una volta, uno spiraglio per l'uscita dalla crisi. Dagli Stati Uniti, infatti, arrivano notizie incoraggianti che parlano di una lieve, ma indicativa ripresa degli investimenti in pubblicità online. La società di ricerche Barrel Associates prevede, per il 2004, un incremento del 28,7% degli investimenti in pubblicità online. Inoltre, DoubleClick afferma di aver condotto un'indagine, dalla quale risulterebbe che la pubblicità online è in grado di influenzare gli utenti più degli spot televisivi. Certo, un'affermazione di questo genere, fatta da DoubleClick, è quantomeno da prendere con moltissima cautela. Tuttavia è certo che, almeno negli Stati Uniti, qualcosa comincia a muoversi.

In Italia i siti che operano esclusivamente online producono oltre 500 notizie al giorno e più di cinque milioni di visite mensili. Nonostante questi numeri di tutto rispetto, quasi tutti continuano a languire nelle ristrettezze economiche. Certamente, una delle cause è il completo disinteresse delle autorità governative. Tutte le altre forme di editoria ha più o meno aiuti. La stampa online, invece, è stata completamente dimenticata e non gode di alcuna forma di aiuto.

Continua quindi il paradosso: gli utenti vogliono l'informazione online e sarebbero anche disposti a pagare. Ma per le autorità governative i giornali online semplicemente non esistono e la pubblicità stenta ad arrivare. In questo quadro, ognuno si arrangia come può, tentando di sopravvivere, in attesa di tempi migliori e di un modello commerciale realmente praticabile.