BAGHDAD - Un bagno di sangue, venti iracheni uccisi, morti anche due soldati della coalizione, un salvadoregno ed un americano. E' finita così, oggi, a Najaf, la giornata di protesta degli estremisti sciiti contro le forze d'occupazione in Iraq, concentrate sopratutto nei pressi della base militare spagnola Al Andalus. Ma altri disordini hanno coinvolto le truppe della coalizione anche a Nassiriya, a Baghdad, ad Amara e a Kirkuk, nel nord del Paese, dove è esplosa un'autobomba.
Gli scontri sono cominciati quando migliaia di seguaci del giovane leader radicale Moqtada Sadr hanno marciato verso la base spagnola di Kufa, nei pressi della città santa sciita di Najaf, per denunciare l'arresto del braccio destro del loro leader e la chiusura di un giornale da parte delle autorità americane.
Ufficiali spagnoli hanno detto che i dimostranti hanno sparato contro i militari, che hanno risposto al fuoco. Ma testimoni ha contestato questa versione, affermando che i soldati hanno sparato per primi, reagendo ad una fitta sassaiola partita dai manifestanti.
Il ministero della Difesa di Madrid ha reso noto che un militare del contingente salvadoregno, che opera sotto il comando spagnolo assieme agli altri latinoamericani, è morto negli scontri, mentre altri nove sono rimasti feriti. Il direttore dell'ospedale centrale di Najaf, il dottor Falah al-Numhna, ha detto che venti iracheni, fra cui due poliziotti, sono morti, e almeno altri duecento sono rimasti feriti. Secondo giornalisti stranieri sul posto la maggior parte dei morti portavano le divise nere della milizia di Moqtada Sadr, l'"Esercito di Mahdi". In serata gli estremisti, armati di lanciagranate e lanciarazzi, hanno occupato alcuni edifici governativi, tra cui il principale posto di polizia.
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La scorsa notte invece a Nassiriya decine di fedelissimi di Sadr hanno attaccato, anche a colpi d'arma da fuoco, la base dei carabinieri "Libeccio". Un maresciallo dell'Arma è stato ferito, in modo lieve, dalle schegge di un razzo. I disordini sono proseguiti stamani, quando centinaia di persone hanno occupato tutti e tre i ponti di Nassiriya, liberandoli dopo alcune ore in seguito a trattative.
A Sadr City, l'ex Saddam City, immenso e povero sobborgo sciita di Baghdad, le forze di sicurezza irachene hanno aperto il fuoco su una folla di manifestanti. Seguaci di Moqtada Sadr hanno occupato alcuni posti di polizia, scontrandosi anche con le forze americane. Anche in questo caso si segnalano diversi feriti. Ieri, invece, migliaia di miliziani avevano percorso il quartiere con le loro divise nere, in una dimostrazione di forza probabilmente intesa a dare il segnale della rivolta.
Ad Amara, a 370 chilometri a sud-est di Baghdad, quattro iracheni sono stati uccisi da colpi sparati dalle truppe britanniche. I miliziani hanno impiegato kalashnikov e razzi anticarro. Il ministero della Difesa britannico ha detto che nessun militare è rimasto ferito, ma non è stato in grado di confermare le vittime tra gli iracheni.
Manifestazioni anche a Kirkuk, la città petrolifera del nord, abitata in prevalenza da curdi e turcomanni, dove il mese scorso duemila miliziani si sarebbero trasferiti da Baghdad per proteggere la minoranza sciita. Mentre i seguaci di Moqtada Sadr marciavano verso la sede del governo locale, un kamikaze si è fatto saltare in aria con un'autobomba, ferendo due soldati americani e cinque iracheni.
La rabbia degli estremisti è esplosa dopo la chiusura del giornale di Moqtada Sadr, Al-Hawaza, accusato di istigazione alla violenza cntro gli americani dall'amministrazione civile statunitense. Ma all'origine delle proteste c'è anche l'arresto di Mustafa Yacubi, il braccio destro del giovane predicatore.
In serata, dopo che il presidente di turno del Consiglio di governo transitorio iracheno, Massud Barzani, aveva condannato con forza le violenze compiute da suoi miliziani, Moktada Sadr ha esortato i suoi seguaci a "sospendere le manifestazioni", divenute ormai "inutili".
E mentre si scatenava la sollevazione sciita, un comunicato della coalizione internazionale annunciava la nomina del primo ministro della difesa del dopo-Saddam, Ali Abdel Amir Allaui. Il ministero era stato chiuso, e l'esercito sciolto, nel magio del 2003 dall'amministrazione civile americana.
(4 aprile 2004)




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