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  1. #1
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Predefinito Due articoli straordinari......

    Ho sentito leggere a rpl, due articoli, uno di Bruno Vespa preso dal Gazzettino il 13 marzo, e uno del 12 marzo dell'eco di bergamo....tutti e due suL segretario federale davvero stupendi....ho anche saputo che sono state distribuite 500 copie di questi articoli alla riunione di Bergamo, o durante lo svolgimento della festa, qualcuno ce li può postare visto che io dagli archivi di questi giornali non riesco a reperirli.....mi riferisco in particolare ad Ilaria che so lei bazzica da quelle parti.....o a chi ne è in possesso....grazie mille, ci terrei davvero molto ad averli

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  2. #2
    Veneta sempre itagliana mai
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    lo tiro su con la speranza che qualcuno mi risponda in maniera positiva

  3. #3
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    Da “L’Eco di Bergamo” di venerdì 12 marzo 2004

    IL RITRATTO

    Un turbodiesel sulle strade della Padania

    L’Umberto è fatto così: una sorta di turbodiesel. Uno di quei macchinoni che vanno avanti per centinaia di migliaia di chilometri senza problemi, a ritmi di vita che definire umani è eufemistico e massacranti riduttivo.
    Un autentico “animale politico” di quelli che fiutano l’aria del popolo sempre con qualche minuto d’anticipo e piazzano così il colpo giusto. Perché Umberto Bossi da Gemonio, Varese, è quanto di più distante dal politico vecchia e nuova maniera. Qualcosa di trasversale alla prima, seconda e a tutte le prossime repubbliche: un capopopolo prima che in leader politico. Uno che la sua gente la conosce perché ci vive fianco a fianco: ci mangia insieme alle feste, la coccola e la striglia in ugual misura. Tutto a ritmi da incubo. Il Bossi prima maniera era uno che arrivava sempre in ritardo, prendeva il microfono e non lo mollava per due ore buone: che ci fosse pioggia o sole, quaranta gradi o meno dieci. Un maratoneta della politica, l’unico ad essere in una sorta di campagna elettorale permanente. Una rockstar con il suo cartellone di comizi capace di vederlo presente in due o tre posti nel giro di mezza giornata: da Milano all’ultimo paesino della Valle Canonica.
    Il Bossi ministeriale è cambiato solo per la puntualità: arriva quasi sempre in orario, e forse parla meno. Ma una volta spenti i microfoni diventa il senatur di sempre: con improbabili accoppiate camicia verde-grisaglia ministeriale a firmare autografi al popolo del Carroccio, a stringere mani senza sosta, a farsi fotografare con chiunque lo desideri e a tirare matta la scorta. Un rituale visto da anni, al termine di qualsivoglia comizio: e sarebbe stato così anche stasera ad Alzano Lombardo. Una vita a 200 all’ora, senza sosta. A macinare chilometri su e giù per il Nord che l’ha visto presente in ogni metro quadro disponibile con un canovaccio tipo: prima il comizio e poi seduto in mezzo alla sua gente a mangiare costine e parlare di politica. Ed è per quello che Bossi è adorato dai leghisti, perché non sta “vicino” a loro, ma “con” loro. Molto spesso fino alle 4 di mattina, con lui sveglio come un grillo e i fedelissimi stracotti e sul catatonico andante. A una delle ultime feste un pezzo da novanta del Carroccio bergamasco confessò che “il problema non è a che ora arriva il capo, ma a che ora se ne va”, sbarrando gli occhi e facendo intuire le ore piccole. Perché lui è “il Bossi”: un turbodiesel che ora necessita di un tagliando, ma che a breve vedremo sulle strade della sua Padania a macinare chilometri e costine. C’è da scommetterci.
    Dino Nikpalj

  4. #4
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    Predefinito dal sito http://forum.quotidiano.net/phpBB2/viewtopic.php?t=4479

    Alla Lega basta un segnale di Bossi (di B. Vespa)

    --------------------------------------------------------------------------------

    E se Bossi ricomparisse? Nessuno, purtroppo, è autorizzato a sperare che l’inquieto infermo torni in forze per salire su un palco prima della conclusione della campagna elettorale. Ma le voci di un miglioramento vanno al di là delle rituali assicurazioni dei suoi più stretti collaboratori.
    Così – dopo i primi giorni di pessimismo nero - non può escludersi che tra qualche tempo dal capo della Lega arrivi un segnale, una voce, un refolo di rinnovata vitalità politica. Le conseguenze sarebbero due, accanto allo scontato sollievo umanitario: la fine della grande paura di una Lega senza testa e la rinnovata capacità di manovra del partito.
    La Lega, si sa, non è pronta a fare a meno del suo fondatore. Non lo sarebbero Forza Italia senza Berlusconi, Alleanza Nazionale senza Fini, Rifondazione comunista senza Bertinotti. Gli altri partiti hanno una gestione più collegiale. Il problema è che Bossi – come Berlusconi e come Bertinotti – non ha mai avuto un numero due. Non lo è Maroni, l’amico di sempre. Non Calderoli, il ministro degli esteri del partito. Non Giorgetti, l’emergente ministro dell’interno. Al contrario di quanto potrebbe immaginarsi, nessuno dei tre (e nemmeno Castelli, assai amato dal popolo leghista) sgomita per farsi strada. E nessuno è disposto ad ammettere che il partito sia gestito da un triunvirato o da un quadrunvirato. Ciascuno dei colonnelli si comporta come se il generale fosse in ferie e avesse staccato il cellulare. Un giorno tornerà e vorrà trovare la caserma in ordine e ogni reparto al suo posto. Questa situazione toglie alla Lega ogni margine di manovra e rischia di irrigidire pericolosamente gli schemi politici. Dietro i tuoni di Bossi, le dichiarazioni di Calderoli e le ‘finte’ di Maroni, c’era il sottile lavorio diplomatico del capo.
    Bossi fissava un obiettivo ed era l’unico autorizzato alle avanzate e alle ritirate strategiche. L’infermità del generale ha colto i colonnelli in prima linea e nessuno di loro ha il potere (né vuole assumerlo) di fare un passo indietro. Bossi aveva detto: se il 25 marzo non passerà il federalismo in parlamento, lasceremo il governo. Chi dei suoi oserebbe mettere in discussione questo termine e le conseguenze di una eventuale inadempienza? Bossi aveva detto: ci presenteremo da soli al primo turno delle elezioni amministrative di giugno. Nel retrobottega, tuttavia, stava trattando per escludere dallo schema generale alcune situazioni, prima tra tutte la provincia di Milano, che un centrodestra unito potrebbe aggiudicarsi al primo turno e un centrodestra diviso potrebbe addirittura perdere. In assenza del Grande Giocatore, tutte le pedine sono ferme allo schieramento di partenza. E le conseguenze politiche potrebbero essere amare.
    Si aggiunga la recentissima diffidenza dei colonnelli verso Berlusconi. Come va interpretata l’inattesa presenza del Cavaliere alla messa propiziatoria di Pontida? Riservatezza doverosa per non scatenare le televisioni, dicono a palazzo Chigi. Un gesto assai scaltro per acquisire voti leghisti, temono in via Bellerio. Non a caso in questi giorni, i cavalli col drappo verde nitriscono inquieti in consiglio dei ministri.
    Come uscirne, dunque? Basterebbe una voce, un segnale, un refolo di rinnovata vitalità da parte di Bossi. Tutti guardano alla stanzetta al piano terra dell’ospedale di Varese. Col fiato sospeso. Per solidarietà personale e inquietudine politica.

  5. #5
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    Il primo è "giusto",il secondo di Vespa no...non è quello di cui parlavano alla radio.Purtroppo non so dove trovarlo on-line,il titolo dell'articolo era "Il leone è stanco ma ritornerà"
    Saluti Padani

  6. #6
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    In origine postato da Wyatt Earp
    Il primo è "giusto",il secondo di Vespa no...non è quello di cui parlavano alla radio.Purtroppo non so dove trovarlo on-line,il titolo dell'articolo era "Il leone è stanco ma ritornerà"
    Saluti Padani
    ma sai che lo volevo dire, ma avevo paura di dire na cazzata, effettivamente non è quello che avevo sentito a rpl....quello di vespa era del gazzettino

  7. #7
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    Acc... nella versione on-line del Gazzettino sono riportate solo le prime righe dell'articolo. Mi sa che l'unico modo per averlo è farsi mandare l'arretrato...

  8. #8
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    In origine postato da auverno
    Acc... nella versione on-line del Gazzettino sono riportate solo le prime righe dell'articolo. Mi sa che l'unico modo per averlo è farsi mandare l'arretrato...

    oppure che qualcuno che ha uno dei volantini distribuiti alla festa di bergamo lo posti ...con l'occasione ti volevo anche ringraziare, perchè uno degli articoli me l'hai fatto recuperare....

  9. #9
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    Da “Il Gazzettino” del 13/03/04

    Il Leone è stanco ma tornerà
    Di Bruno Vespa

    Non sente, non parla. Non sentirà, non parlerà forse fino a lunedì. Sembra impossibile che quella voce taccia. La voce di Bossi riassume da sola tutto il personaggio. Il personaggio, non la persona. L’uomo è diverso dalla sua immagine. Terribile nell’abbaiare, non morde. Ruvido nei modi, è un gran compagnone di serate. Arrogante nelle minacce, è nel privato timido e cortesissimo. Sembra crudele, ma è generoso. Parla male degli immigrati, ma se ne vedesse uno affamato se lo porterebbe a casa.
    Se un portiere di notte gli rivolge una domanda al rientro in albergo, gli tiene compagnia fino all’alba. Ai suoi impone una disciplina militare, i collaboratori lo trattano come De Grulle: non gli si poteva telefonare, si aspettava la sua chiamata. Ma lo adorano come nessun capo lo è in una democrazia moderna. L’edizione di ieri della Padania, il giornale della Lega, fa seguire al “Forza Umberto” della prima, nove pagine di auguri.
    Una settimana fa eravamo insieme a Sanremo. Teneva a quella serata assai più che a una trasmissione politica: l’idea di divertirsi con canti e balli lo eccitava da settimane. Quando viene per un dibattito sul federalismo non chiede nulla in anticipo. Per Sanremo voleva sapere tutto, come un ragazzino che si prepara alla prima avventura galante. Quando Simona Ventura, su mia istigazione, ha cercato di trascinarlo in un rock (che Bossi balla benissimo), lui s’è avvinghiato alla poltroncina bianca: non si preoccupava delle telecamere, ma della reazione della moglie, Emanuela, la quercia di casa, che adora – ricambiato – e che adesso ne scruta gli occhi chiusi nella stanzetta dell’ospedale di Varese. Ci eravamo dati appuntamento a “Porta a porta” per la fine di marzo, dopo l’approvazione del tormentato primo round della legge sul federalismo. Credo che dovremo rinviare. Nessuno apre bocca, ma sarà un miracolo se Bossi potrà concludere la campagna elettorale. La cosa straordinaria di queste ore è che il mondo politico italiano ha scoperto di non saper fare a meno di lui. Gli alleati perché è un alleato. Gli avversari perché è un avversario. Ci sono persone, nella nostra vita, con cui non abbiamo niente da spartire. Ma guai a perderle: chissà perché, ci sentiamo orfani. La partecipazione alla malattia di Bossi non riguarda soltanto la solidarietà umana, che da ieri riempie le istituzioni e i giornali. Si tratta, piuttosto, per gli avversari, di una sorta di gratitudine inconfessata. Bossi ha riunito sotto le bandiere della Lega Nord un milione e mezzo di persone del Nord (ma nel ’96 erano due milioni di più) scontente della politica italiana e le ha tradotte non senza fatica e malumori verso una forma di partecipazione democratica alla vita del paese: discutibile, per i più, ma democratica. Oggi siamo tutti federalisti, a destra e a sinistra: senza di lui, il federalismo sarebbe fermo alle utopie di Vincenzo Gioberti e Carlo Cattaneo.
    Con l’istinto del grande animale politico – pari, nei tempi recenti, soltanto a quello di Craxi – Bossi ha fiutato quello che era sfuggito ai leader della Prima Repubblica: la protesta del Nord per i ritardi di uno stato ormai imbrigliato nell’assistenzialismo. Questo ha creato motivati allarmi nel Mezzogiorno, ma alla fine si è capito che soltanto una riforma efficiente dello stato – istituzionale, sanitaria, scolastica, fiscale – può garantire una unità effettiva. Senza Bossi, la Lega scenderebbe da partito di massa a movimento d’opinione. E le conseguenze sull’equilibrio della politica italiana non sarebbero lievi. Per fortuna, il problema non è all’ordine del giorno. Il vecchio leone stanco dorme. Ma un giorno si sveglierà. Non vediamo l’ora di litigarci di nuovo.

  10. #10
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    Come richiesto da Pensiero ho postato l’articolo. Personalmente non mi piace. È falso e stucchevole, traveste da manifestazioni d’affetto delle offese belle e buone. La prima parte sottintende che Bossi sia un bluff, che recita per imbonire i leghisti ma non crede a quello che dice (abbaia ma non morde, minaccia in pubblico ma è timido in privato, compagnone di serate, si porterebbe a casa un immigrato affamato…), tant’è che ha incanalato la protesta e ha garantisce l’equilibrio della politica itagliana. E poi tiene più all’ospitata sanremese che alle trasmissioni in cui si parla di politica.
    Ma sparati, vespa, và…

 

 
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