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    Predefinito C'è un burattinaio a palazzo Chigi?


    Disse: «C'è un burattinaio a palazzo Chigi». Fassino assolto per la querela di Berlusconi
    di red.

    «C’è un burattinaio, e sta a Palazzo Chigi». Lo aveva detto Piero Fassino a Bologna, riferendosi alle manovre contro di lui, Prodi e Dini per l’affare Telekom Serbia. Per questo motivo Berlusconi, chiamato direttamente in causa, aveva querelato il segretario diessino per diffamazione chiedendo 15 milioni di euro di risarcimento danni. Il giudice di Bologna ha adesso archiviato la denuncia per insussistenza del reato, avendo agito nell’esercizio del diritto-dovere di critica politica, che è costituzionalmente tutelato.

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  2. #2
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    Telekom Serbia, inchiesta dirottata a Roma

    Susanna Ripamonti
    MILANO La Corte di Cassazione ha dimezzato l’inchiesta Telekom Serbia.
    Ha trasferito a Roma lo stralcio che poteva portare ai politici, ovvero ai burattinai che hanno curato la regia della grande bufala e ha lasciato a Torino la parte ormai più inoffensiva delle indagini, quella relativa alle calunnie di Igor Marini.
    Da parecchi mesi la magistratura torinese ha accertato che il conte Igor si era inventato di sana pianta quel fantasioso racconto in base al quale, dietro all’affare Telekom-Serbia ci sarebbe stata una spartizione di tangenti destinate a Piero Fassino, Romano Prodi, Lamberto Dini e già che c’era, estese a tutti i leader del centro sinistra. Denunciato per calunnia ora dovrà rispondere anche di questo reato. Ma i burattinai che si erano preoccupati di indottrinarlo, avevano anche trovato personaggi in grado di supportare la fiction, a colpi di falsi dossier. Tra questi c’era Antonio Volpe, professionista del depistaggio, appena uscito dal carcere. Proprio lui aveva bussato alla porta di Palazzo Macuto, per consegnare alla commissione parlamentare Telekom-Serbia un pacco di carte false, che avrebbero dovuto dimostrare l’autenticità delle balle raccontate da Marini. Prima di andare in commissione Volpe aveva preso contatti col forzista Alfredo Vito e il giallo che restava da chiarire era proprio questo: chi è la mente politica dell’operazione? Torino stava lavorando su questo, ma la Cassazione ha accolto la richiesta di trasferimento dell’inchiesta, stabilendo che la competenza è a Roma, in quello che un tempo era il Porto delle nebbie.
    Per ora non sono note le motivazioni della decisione. La questione della competenza territoriale era stata presa in considerazione anche dalla magistratura torinese, ma il punto è questo: Volpe e Marini sono due tessere dello stesso mosaico e lo smembramento dell’inchiesta sicuramente non giova alle indagini. Una scelta più prudente sarebbe stata quella di trasferire il processo nella Capitale al momento del rinvio a giudizio, dato che proprio Volpe è il personaggio che avrebbe consentito ai magistrati torinesi di arrivare a quelli che il procuratore capo Marcello Maddalena e Bruno Tinti consideravano i mandanti politici di una gigantesca operazione di depistaggio, cominciata probabilmente sin dal maggio del 2002 (vale a dire un anno prima delle «rivelazioni» di Igor Marini). Tra l’altro nel procedimento relativo a Volpe sono coinvolti altri due personaggi, Maurizio De Simone e Giovanni Romanazzi, colpiti da un ordine di custodia cautelare ma ancora latitanti e che con ogni probabilità si trovano in Thailandia. Finirà a Roma anche lo stralcio che li riguarda? La decisione della Cassazione ha fatto a brandelli l’inchiesta, con un rischio ancora più grave: i personaggi già indagati e i manovratori ancora sommersi sono professionisti dell’imbroglio, della produzione di falsi documenti e del depistaggio. Ora Marini e Volpe sono in libertà, i loro sponsor politici sono ancora ben coperti: avranno tutto il tempo di inquinare le prove prima che a Roma parta l’inchiesta, un pericolo che per altro rileva anche la Suprema Corte.
    Ieri Luciano Randazzo, difensore di Marini annunciava che avrebbe fatto «tutti i passi necessari affinchè il procedimento che lo riguarda venga trasferito da Torino a Roma». Aggiungendo una frase sibillina: «Il mio assistito è stato un inconsapevole agente provocatore. Qualcuno gli ha fatto fare l'infiltrato. E non se ne è reso conto». Ma adesso sarà ancora più difficile capire chi lo ha manovrato.
    Felicissimo del trasferimento il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sull' affare della telefonia serba, Enzo Trantino (An), che più volte aveva auspicato questo provvedimento e che adesso è stato accontentato.


    E' estate; vai con le "insabbiature"....

  3. #3
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    Predefinito

    Igor Marini, cronaca di una bufala
    Susanna Ripamonti

    DALL’INVIATA PARMA A volte il cronista si sente in una condizione molto simile a quella raccontata nella famosa ballata di Enzo Jannacci, dedicata a prete Liprando. La gente accorre per vedere il giudizio di Dio, ma constata sconsolata: «Non ho visto niente, non ho visto un accidente, son venuto da Como per niente». È quello che è accaduto ieri agli incauti professionisti della carta stampata che peccando di imperdonabile ingenuità sono andati a Parma, per l’annunciata conferenza stampa di Igor Marini, il fantasioso calunniatore dell’inchiesta Telekom Serbia. Non abbiamo visto niente, perché il sedicente conte non c’era e faticosamente abbiamo annotato sui taccuini confuse dichiarazioni del suo storico difensore, Luciano Randazzo e della new entry del collegio di difesa, l’avvocato Paolo Paglia, ex candidato di Forza Italia trombato alle ultime Provinciali di Parma, Marini a Torino, negli interrogatori fiume in cui ha messo a verbale le sue appannate memorie, parla della società Jundor Trading come presunto schermo per il passaggio di tangenti destinate ai leader politici del centro sinistra. La magistratura torinese ha già accertato che si tratta di calunnie, ma ecco che adesso i suoi legali rilanciano, scomodando nientemeno che Calisto Tanzi per dimostrare l’attendibilità del loro assistito. Rischiando un’ulteriore denuncia per calunnia sostengono: «Noi non abbiamo visto i verbali, non sappiamo quando e come sia successo, ma ci risulta che Tanzi abbia affermato che anche lui utilizzava la Jundor Trading per far transitare tangenti destinate ai politici». Aggiungono che la Commissione parlamentare Telekom Serbia avrebbe chiesto alla procura di Parma la trasmissione di questi atti.
    La notizia sarebbe inconsistente anche se fosse vera, dato che come scrive nelle sue ordinanze il gip di Torino Francesco Gianfrotta, la tecnica di Marini consiste nel mescolare frammenti di verità con bufale spaziali e dunque anche questo riscontro non sposterebbe di una virgola lo stato dei fatti. Ma il paradosso è che i due legali si sono presi la briga di convocare una conferenza stampa per raccontare un’altra balla, senza neppure preoccuparsi di fare una piccola verifica. Ieri, appena la notizia si è diffusa a Parma (dove Igor Marini vive in libertà vigilata, ospite di una sua fan) Tanzi, allibito, ha telefonato al suo legale. E ieri pomeriggio l’avvocato Giampiero Biancolella non sapeva se ridere o se piangere: «Posso assicurare che Tanzi non sa neppure chi sia Igor Marini. Quanto alla Jundor Trading è un nome che non appare assolutamente nelle sue dichiarazioni». Pura fantasia, insomma.
    Resta da chiedersi chi continua a finanziare il conte Bufala, dato che non lavora, non ha redditi, però può permettersi di raddoppiare il suo collegio di difesa e di organizzare inutili conferenze stampa all’Hotel San Marco, dove l’affitto della sala Ducale, inutilmente spaziosa, costa 220 euro + iva con l’aggiunta di un centinaio di euro per l’aperitivo gentilmente offerto.

 

 

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