ISRAELE / Monito di Sharon a Yasser Arafat



GERUSALEMME - Israele sta per celebrare la Pasqua dell'anno ebraico 5764 (ossia, il 2004), ma l'agnello della pace non è all'orizzonte. Il premier Ariel Sharon, riferendosi ai recenti raids nei Territori palestinesi e all'uccisione dello sceicco Yassin, leader di Hamas, ha ammonito che la stessa sorte toccherà a chi uccide israeliani o istiga alla loro uccisione.
«Chi fomenta la uccisione di ebrei è "Ben Mavet", passibile di morte - ha detto in un'intervista alla radio militare. E alludeva non solo ai leader dei gruppi terroristi palestinesi, ma anche e soprattutto ad Arafat.
L'altra questione che mantiene agitate le acque in Israele è il ritiro da Gaza, il disimpegno unilaterale con lo smantellamento degli insediamenti ebraici, le colonie, su cui a maggio dovranno pronunciarsi i 230.000 membri del Likud, il partito del premier. La Striscia di Gaza deve essere sgomberata tutta, fino all'ultimo insediamento, fino all'ultima casa. Le resistenze nel partito, soprattutto a causa delle pressioni dei coloni sono forti, il tempo stringe. Sharon ha spiegato che il suo progetto di disimpegno nasce allo scopo di archiviare altri piani - fra cui la Road map (il tracciato di pace del Quartetto Usa-Ue-Onu- Russia) e l'Iniziativa di Ginevra - che o non possono essere realisticamente realizzati, oppure sono nocivi per Israele.
Insiste che il ritiro da Gaza, unito alla costruzione della barriera di sicurezza in Cisgiordania, "sono un colpo mortale ai sogni palestinesi". «In questo modo - ha detto - impediremo la nascita di uno Stato palestinese, per molti anni. Un vero peccato per i palestinesi, che se non avessero abbandonato il tavolo dei negoziati avrebbero ottenuto molto di più». In teoria, Sharon vorrebbe lasciare anche la strategica linea di demarcazione fra Gaza e il territorio egiziano, il cosiddetto "Asse Filaldelfi" attraverso la quale avviene il contrabbando di armi. Ma sarà necessario mantenervi il controllo in via transitoria, cosa che comporta la necessità di estendere la fascia pattugliata dall'esercito israeliano. Numerose case palestinesi dovranno allora essere rase al suolo, nella zona di Rafah. Ai senzatetto - suggerisce Sharon - potrebbero essere assegnate la case lasciate a Gaza dai coloni. Ma non c'è il rischio che, sgomberata Gaza, sia proprio Hamas a cogliere i frutti del ritiro?
«Non necessariamente - risponde Sharon - A Gaza abbiamo lasciate intatte le forze di sicurezza dell'Anp, che dispongono ancora in quella zona di 30.000 uomini armati. Devono essere loro a contrastare gli estremisti di Hamas».
Ma anche se il terrorismo continuasse - argomenta - Israele sarà comunque in una posizione migliore, perché avrà ridotto l'attrito quotidiano con i palestinesi.
Ma intanto sul terreno continuano le violenze. Tre palestinesi sono stati uccisi ieri a Gaza, in una zona agricola vicino al campo profughi di el-Bureij, colpiti da proiettili saparti da un accro armato israeliano.


[Data pubblicazione: 06/04/2004]