Russia: riveleremo interrogatori Saddam Print E-mail
di Pepi Kàtona
07 Apr 2004
Come un fulmine a ciel sereno, i servizi militari russi della Gru attaccano gli Stati Uniti. In un comunicato, pubblicato oggi dal sito russo http://www.irakwar.ru (sito web immediatamente posto sotto attacco dall’esterno e paralizzato per molte ore), esattamente un anno dopo la sua scomparsa dalla scena della contro-informazione, il gruppo Ramzai si è rifatto vivo con una nota in cui avverte gli Stati Uniti: vanno liberati subito i cittadini russi (evidentemente anch’essi dei "servizi") arrestati in Qatar altrimenti , afferma il comunicato, verranno diffusi in tutto il mondo i documenti riservati sulla situazione nella base-carcere statunitense di Guantanamo (Cuba), sulle vere date dell’arresto di Saddam Hussein e sui suoi interrogatori.
"Interrogatori che potrebbero essere tutt’altro che irrilevanti per la commissione d’indagine sugli atti di terrore dell’11 settembre 2001", minacciano i servizi russi.
Condotte le verifiche sull’originalità della fonte, ci siamo chiesti a lungo sull’opportunità di trasformarci in involontari megafoni di "forze oscure", di "potenze straniere". Di diventare cordoni di trasmissione di messaggi trasversali. Eppure il contenuto informativo e gli interrogativi mossi dal gruppo Ramzai sono più forti delle giuste preoccupazioni; la pubblicazione già avvenuta (e subito bloccata con la paralisi del server) del documento su un sito di informazione come Irakwar ci assicura sul fatto che non siamo noi i cordoni di tramissione di messaggi subliminali.
Siamo giornalisti, cioè testimoni: e basta.
Chi è il gruppo Ramzai? Di questa organizzazione russa si sa poco. Ovviamente. Di sé stessi, dicono di essere un gruppo di analisi delle informazioni, ma si sa che sono l’espressione della Gru, cioè i servizi militari del Cremlino. Un anno fa il gruppo Ramzai aveva compiuto attraverso il sito russo http://www.irakwar.ru, un’importante opera di informazione che era circolata non solamente attraverso i circuiti dei forum o dei siti di controinformazione, ma aveva acquisito anche la dignità della carta stampata anglosassone per l’accuratezza dei suoi rapporti sugli andamenti della guerra d’Irak. I rapporti che il gruppo Ramzai pubblicava su Irakwar riferivano nel dettaglio non solamente le informazioni sulle singole operazioni belliche e sulla marcia verso Bagdad, ma anche le intercettazioni delle comunicazioni fra gli ufficiali statunitensi sul campoe perfino i verbali (con tanto di nomi e virgolette) delle riunioni a porte chiuse dentro il Pentagono.
Con la presa di Bagdad, esattamente un anno fa, il gruppo Ramzai è scomparso, sebbene a volte — con la notorierà acquisita nel campo dell’informazione — comparissero sui siti web di controinformazione messaggi spediti con ogni probabilità da emuli e imitatori. Il messaggio di ieri, invece, non lasciava dubbi. Esattamente un anno dopo l’uscita di scena, il gruppo Ramzai è ricomparso. Una ricomparsa che non lascia presagire nulla di buono e che apre molti interrogativi.
La traduzione dal russo è imprecisa, poiché è stata condotta sulla base di uno dei traduttori automatici disponibili sul web; tuttavia garantiamo della correttezza del contenuto.
IL GRUPPO RAMZAI AVVERTE GLI USA
L’indagine sulle circostanze della detenzione all’aeroporto di Abu Dabi (Emirati arabi uniti) da parte del servizio per la sicurezza nazionale del Qatar di tre cittadini russi e dell’arresto di due di loro rivela la relazione diretta con i servizi speciali statunitensi. Specificamente, da uno degli uffici del Vicino Oriente del dipartimento statunitense per la lotta al terrorismo sono giunti al Qatar le indicazioni del Dipartimento di Stato con le indicazioni e i materiali operativi che hanno consentito l’arresto di cittadini russi e la costruzione dei capi d’accusa relativi alla liquidazione del terrorista ceceno Iandarbiyev.
Stando alle leggi della Corte della Sharia del Qatar, i russi che hanno operato nel Paese se riconosciuti colpevoli saranno condannati a una terribile esecuzione medievale. Gli Stati Uniti hanno dichiarato più volte la loro forte intenzione di perseguire i terroristi internazionali in qualunque Paese e più volte hanno condotto operazioni speciali per raggiungerli, catturarli e sopprimerli in Paesi ben oltre i confini degli Stati Uniti. Negli ultimi anni la Federazione Russa ha più volte collaborato con gli Usa nella lotta al terrorismo internazionale, e ha contribuito in modo effettivo nelal conduzione di operazioni contro il terrorismo internazionale in Asia Centrale e in Vicino Oriente.
In queste condizioni non può che provocare sorpresa una simile azione aggressiva della parte statunitense contro la Russia. Il gruppo analitico informativo Ramzai avverte gli Stati Uniti sulla responsabilità delle conseguenze di tali azioni aggressive. A disposizione del gruppo Ramzai vi sono informazioni sufficienti capaci di dare risposte accurate delle attività ostili degli Stati Uniti contro la Russia. Potrebbe diventare presto di pubblico dominio la vicenda sui prigionieri custoditi separatamente nella base di Guantanamo, con le ricerche che hanno impegnato gli Stati Uniti per due anni e mezzo, nonché la presentazione di quanto è stato programmato. Potrebbe essere data pubblicità sul momento del reale arresto del "nemico numero uno", e i materiali sul suo interrogatorio che potrebbero essere tutt’altro che irrilevanti per quella commissione d’indagine sugli atti di terrore dell’11 settembre 2001.
In aggiunta, nel caso in cui i cittadini russi arrestati in Qatar fossero condannati a morte, come risposta potrebbero essere diffuci publicamente i nomi di numerosi agenti chiave della Cia nel vicino Oriente. Un anno fa, durante la campagna militare contro l’Irak, il gruppo Ramsay ha dato prove sufficienti per far capire agli Usa come l’opposizione informativa organizzata è capace di infliggere gravi perdite paeriali ai piani statunitensi. Il gruppo Ramzai si riserva il diritto di diffondere informazioni a ogni azione ostile degli Stati Uniti.
Pepi Kàtona
p.katona@reporterassociati.org




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