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IL RICATTO DI MARCO IL CINICO
di LUIGI BACIALLI
Il Gazzettino, Venerdì, 9 Aprile 2004
L'altro ieri sera Carlo Azeglio Ciampi aveva fatto sapere a Marco Pannella che sulla questione della grazia ad Adriano Sofri sarebbe andato "fino in fondo". Il Presidente della Repubblica, con un gesto di rara disponibilità, intendeva rassicurare il leader radicale circa l'impegno e l'attenzione che avrebbe prestato a un eventuale provvedimento di clemenza in favore dell'ex ideologo di Lotta Continua condannato a 22 anni come mandante dell'assassinio del commissario Luigi Calabresi; di modo che egli, deve aver sperato candidamente il Presidente, ponesse fine ad uno sciopero della sete considerato dai medici assai pericoloso per un uomo di 75 anni.
Pannella gli ha risposto così:«Continuerò nella mia azione non violenta fin quando non acquisirò la certezza che l'esercizio del Potere di grazia del Presidente della Repubblica sia ormai nuovamente assicurata».
Il che equivale, nonostante le solite cortesi parole di circostanza che accompagnano questi comunicati, a uno schiaffone dato in faccia a chi si avvicina tendendo una mano.
L'uomo simbolo del Partito Radicale ha condotto molte battaglie civili che hanno fatto epoca e cambiato l'Italia, come quelle per il divorzio e per l'aborto. Ha una buona dose di onestà intellettuale, coraggio da vendere ed è imbattibile nei bracci di ferro. Ma questa vicenda che lo vede fiatare sul collo di Ciampi è un distillato del cinismo umano e politico di cui l'imbavagliato speciale, soprattutto in certi frangenti quando fiuta che la lotta dura può essere foriera di consensi e di voti, sa dare prova.
Pannella sa perfettamente quale Presidente sieda oggi sul Colle.
Ciampi non è Cossiga, non è Scalfaro, non è Pertini, non è Segni e nemmeno Saragat. Tutti politici navigati approdati al Quirinale dopo decenni di sanguinosi scontri, iniziati agli esordi nelle sezioni dei partiti e culminati in Parlamento o nel Consiglio dei ministri. Ciampi è un galantuomo prestato alla politica. Intendiamoci, ha avuto le sue gatte da pelare in Bankitalia, ma nulla a che vedere con i compromessi, la slealtà, i trasformismi e la bassa macelleria tipica della politica senza alcuna pietà, senza alcun rispetto della dignità dell'avversario, nel presente e nel passato, tanto che Napoleone III disse "la politique n'a pas d'entrailles" (la politica è senza viscere).
Il lucido, freddo Pannella sa che Ciampi è un uomo d'altri tempi, il miglior presidente che un Paese possa sperare di avere: lo strenuo difensore dei valori della libertà, della Patria, del pluralismo; al quale invece ripugnano le alchimie della partitocrazia, il caravanserraglio dei mediocri senza scrupoli in corsa per il potere fine a se stesso, gli intrallazzi, gli inciuci e i salottifici del sottobosco della capitale. Chi, come Ciampi, tiene in grande considerazione il prossimo e dal prossimo vuole essere altrettanto stimato e benvoluto, non può restare insensibile di fronte ad un uomo che, per ottenere ciò che vuole, è persino disposto al suicidio. Perché è questo il perfido, sottile ricatto di Pannella a Ciampi: concedi la grazia a Sofri altrimenti "vado avanti", ci rimetto le penne, e tu mi avrai sulla coscienza.
Così da un Presidente della Repubblica onesto e illuminato si vuole estorcere con la violenza una scelta che la Costituzione subordina ad un proponente e alla firma del Guardasigilli. Tutto ciò per scarcerare Sofri, riconosciuto colpevole dopo sette gradi di giudizio di aver fatto ammazzare come un cane un padre di famiglia.
Sperando che il nostro Presidente non si faccia intimidire da Pannella o da altri, vien da chiedersi ancora una volta: perché questo sconcertante, collettivo affannarsi per Sofri?
Luigi Bacialli
il vero problema è che in Italia c'è bisogno dello sciopero della sete di Pannella perchè il Presidente della Repubblica si renda conto del fatto che può utilizzare autonomamente un potere che gli compete ai sensi della Costituzione