Dal «Commento sul vangelo di Giovanni» di san Cirillo di Alessandria, vescovo
(Lib. 10, in PG 74, 434)
Cristo aveva compiuto la sua missione sulla terra, e per noi era ormai venuto il momento di entrare in comunione con la natura del Verbo cioè di passare dalla vita naturale di prima a quella che trascende l'esistenza umana. Ma a ciò non potevamo arrivare se non divenendo partecipi dello Spirito Santo.
Il tempo più adatto alla missione dello Spirito e alla sua venuta su di noi era quello che seguì l'ascensione di Cristo al cielo.
Finché Cristo infatti viveva ancora con il suo corpo insieme ai fedeli, egli stesso, a mio parere, dispensava loro ogni bene. Quando invece giunse il momento stabilito di salire al Padre celeste, era necessario che gli fosse presente ai suoi seguaci per mezzo dello Spirito ed abitasse per mezzo della fede nei nostri cuori, perché, avendolo in noi, potessimo dire con fiducia «Abbà, Padre» e praticassimo con facilità ogni virtù e inoltre fossimo trovati forti e invincibili contro le insidie del diavolo e gli attacchi degli uomini, dal momento che possedevamo lo Spirito Santo onnipotente.
Che lo Spirito infatti trasformi in un'altra natura coloro nei quali abita e li rinnovi nella loro vita è facile dimostrarlo con testimonianze sia dell'Antico che del Nuovo Testamento.
Samuele infatti, ispirato, rivolgendo la parola a Saul, dice: Lo Spirito del Signore ti investirà e sarai trasformato in altro uomo (cfr. 1 Sam 10, 6). San Paolo poi dice: E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore. Il Signore poi è Spirito (cfr. 2 Cor 3, 17-18).
Vedi come lo Spirito trasforma, per così dire, in un'altra immagine coloro nei quali abita? Infatti porta con facilità dal gusto delle cose terrene a quello delle sole cose celesti e da una imbelle timidezza ad una forza d'animo piena di coraggio e di grande generosità.
I discepoli erano così disposti e così rinfrancati nell'animo dallo Spirito Santo, da non essere per nulla vinti dagli assalti dei persecutori, ma fortemente stretti all'amore di Cristo.
E' vero dunque quello che dice il Salvatore: E' meglio per voi che io me ne ritorni in cielo (cfr. Gv 16, 7). Quello infatti era il tempo in cui sarebbe disceso lo Spirito Santo.
Dal «Trattato sulla Trinità» di sant'Ilario, vescovo
(Lib. 2, 1, 33. 35, in PL 10, 50-51. 73-75)
Il Signore comandò di battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Il catecumeno viene battezzato professando perciò la fede nel Creatore, nell'Unigenito, nel Dono.
Unico è il Creatore di tutto. Uno infatti Dio Padre da cui hanno principio tutte le cose. Unico è anche l'Unigenito, il Signore Nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale tutte le cose furono create, e unico lo Spirito dato in dono a tutti.
Tutto è ordinato secondo le sue virtù e meriti; una la potenza da cui tutto procede; una la prole per la quale tutto è stato fatto; uno il dono della perfetta speranza.
Non si troverà nulla che manchi ad una perfezione infinita. Nell'ambito della Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, tutto è perfettissimo: l'immensità nell'eterno, la manifestazione nell'immagine, il godimento nel dono.
Ascoltiamo dalle parole dello stesso Signore quale sia il suo compito nei nostri confronti. Dice: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso» (Gv 16, 12). E' bene per voi che io me ne vada, se me ne vado vi manderò il Consolatore (cfr. Gv 16, 7). Ancora: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità» (Gv 14, 16-17). «Egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio» (Gv 16, 13-14).
Insieme a tante altre promesse vi sono queste destinate ad aprire l'intelligenza delle alte cose. In queste parole vengono formulati sia la volontà del donatore, come pure la natura e il modo stesso del dono.
Siccome la nostra limitatezza non ci permette di intendere né il Padre, né il Figlio, il dono dello Spirito Santo stabilisce un certo contatto tra noi e Dio, e così illumina la nostra fede nelle difficoltà relative all'incarnazione di Dio.
Lo si riceve dunque per conoscere. I sensi per il corpo umano sarebbero inutili se venissero meno i requisiti per il loro esercizio. Se non c'è luce o non è giorno, gli occhi non servono a nulla; gli orecchi in assenza di parole o di suono non possono svolgere il loro compito; le narici se non vi sono emanazioni odorifere, non servono a niente. E questo avviene non perché venga loro a mancare la capacità naturale, ma perché la loro funzione è condizionata da particolari elementi. Allo stesso modo l'anima dell'uomo, se non avrà attinto per mezzo della fede il dono dello Spirito Santo, ha sì la capacità di intendere Dio, ma le manca la luce per conoscerlo.
Il dono, che è in Cristo, è dato interamente a tutti. Resta ovunque a nostra disposizione e ci è concesso nella misura in cui vorremo accoglierlo. Dimorerà in noi nella misura in cui ciascuno di noi vorrà meritarlo.
Questo dono resta con noi fino alla fine del mondo, è il conforto della nostra attesa, è il pegno della speranza futura nella realizzazione dei suoi doni, è la luce delle nostre menti, lo splendore delle nostre anime.
Dai Discorsi di Giovanni Taulero
"I discepoli furono pieni di Spirito Santo". E cominciarono a parlare dei prodigi di Dio. Questo è l'amabile giorno in cui lo Spirito Santo fu mandato sotto forma di lingue di fuoco ai santi discepoli e a tutti coloro che erano riuniti con essi; il giorno in cui fu ridato l'amabile tesoro che era stato perduto nel paradiso per istigazione del nemico e per l'umana fragilità. Fu ridonato proprio a Pentecoste. Il modo con cui ciò avvenne è stupendo già solo esternamente; quanto al mistero che era là nascosto e racchiuso sotto quei prodigi esteriori, nessuna intelligenza, nessun concetto, nessuna creatura arriverebbe a conoscerlo, a concepirlo e ad esprimerlo. Lo Spirito Santo è un'immensità talmente inafferrabile e deliziosa che tutte le grandezze e immensità che qualunque ragione può concepire secondo una qualche immagine, non sono nulla, Cielo, terra e tutto ciò che vi si può cogliere svaniscono in paragone. Tutta la somma delle creature di fronte allo Spirito Santo sono molto meno che il minimo atomo rispetto all'universo. Anzi, l'universo intero è mille volte inferiore di fronte al minimo che si può pensare dello Spirito Santo.
Perciò là dove lo Spirito Santo deve essere ricevuto, lui in persona deve preparare il posto, creare per mezzo di sé la stessa ricettività e accogliere pure sé medesimo. L'ineffabile abisso di Dio è tale che egli può essere ricevuto solo in sé stesso, e solo lui può essere il luogo dell'accoglienza e delle creature a cui egli si dona. La casa fu riempita dal vento impetuoso. Dio colma in totalità. Dove egli arriva colma ogni capacità di ricevere e satura ogni dimensione dell'uomo.
"I discepoli furono tutti pieni di Spirito Santo". Qui c'è da notare quale fosse la situazione in cui si trovavano questi credenti quando furono così saziati: è quella che ogni uomo deve avere. Essi erano riuniti, rinchiusi, stavano tranquillamente seduti, quando fu mandato loro lo Spirito Santo. Questo amabile Spirito Santo viene dato a ciascuno così spesso e tutte le volte in cui con tutte le forze ci stacchiamo da ogni creatura e ci volgiamo a Dio. Nello stesso istante che l'uomo fa ciò, immediatamente viene lo Spirito Santo con la sua raggiera dei doni e invade subito tutti gli angoli e il fondo dell'anima. Viceversa, nello stesso istante e in quel medesimo attimo in cui l'uomo si allontana da Dio per avvicinarsi alle creature, (si tratti di sé o di qualunque altra) immediatamente lo Spirito Santo fugge e se ne va con ogni sua ricchezza e tutto il suo tesoro.
La casa in cui sedevano i discepoli fu riempita completamente. Questa dimora sta anzitutto a simboleggiare la santa Chiesa, che è l'abitazione di Dio; ma essa significa anche ciascun uomo in cui abita lo Spirito Santo. Quanti appartamenti e camere vi sono in una casa, altrettante facoltà, sensi e operazioni vi sono nell'uomo. In tutti questi viene lo Spirito Santo in maniera speciale. Appena arriva, preme, eccita l'uomo, desta in lui determinate inclinazioni, lo lavora e lo illumina.
Questa intima visita e questa azione interiore non vengono percepite da tutti secondo un'uguale esperienza. Benché lo spirito Santo abiti in ogni brav'uomo, chi vuol poter divenire consapevole dell'operazione divina, sentire e gustare la sua presenza, deve concentrarsi in sé stesso, sbarrare l'uscio a tutte le sollecitazioni esterne; occorre che lasci spazio dentro di sé all'operazione dello Spirito nella quiete e nel silenzio. Allora l'uomo comincerà ad aver coscienza dello spirito di Dio che si manifesterà a lui. Quanto più uno si dedica, di ora in ora, a questo movimento di concentrazione, tanto più avverte la manifestazione interiore, sempre crescente, dello Spirito Santo che tuttavia gli era stato donato interamente fin dagli inizi.
Gli uomini saggi e beati non gustano altro che Dio e le realtà divine. Essi hanno nel proprio fondo un vero anelito per Dio. Anche quando vanno fuori, essi restano sempre dentro raccolti e custodiscono lo Spirito Santo e la pace comunque si applichino in una qualche attività. "I discepoli erano riuniti." Quella circostanza deve insegnarci come raccogliere tutte le nostre facoltà, sia interne sia esterne, perché lo Spirito Santo trovi posto per operare. Egli infatti compie prodigi meravigliosi dove incontra spazio disponibile.
I discepoli stavano seduti quando venne lo Spirito Santo. Così devi sederti anche tu in verità, e mettere tutte le creature, gioia e sofferenza, volere o non volere, nella volontà di Dio. Questo è un discorso che conviene per qualsiasi uomo intento alle realtà spirituali. Costui non sarà tale se non avrà con Dio una sola volontà e gli rimarrà conforme e unito sul serio. Anzi, questo è l'obbligo comune ad ogni credente che voglia essere salvato: egli non deve tendere a niente che sia contrario al beneplacito divino. Ci si domanda se tutti coloro che hanno fatto voti religiosi siano obbligati ad essere perfetti oppure no. Ora maestro Tommaso ci insegna che essi sono obbligati a vivere e a tendere alla perfezione.
Sappiate ora che quando lo Spirito Santo viene in un uomo, porta sempre con sé grande amore, luce, gusto e consolazione, perché si chiama il Consolatore. Appena l'insensato se ne accorge, vi sì precipita sopra con piacere; ciò lo soddisfa ed egli ama il piacere. Ma così smarrisce il vero fondo, cioè Dio origine di tutti i doni. Invece l'uomo prudente non si comporta in tal modo con i doni divini; egli si volge completamente alla Sorgente, penetra attraverso tutti i doni e le grazie fino ad una luminosa purità; non bada né a questo né a quello, ma semplicemente a Dio, senza far caso agli eventi accidentali che gli capiteranno di fuori. Ci conceda Dio che tutti noi possiamo ricevere lo Spirito Santo nel modo più nobile.
Dai Discorsi di Guerrìco d'Igny
Dio è ineffabile, ineffabile è la sua misericordia. A questo suo nome corrispondono le sue opere. Sì, l'amore di Dio ha per noi tenerezze indicibili. Era poca cosa per il Padre aver consegnato il Figlio perché riscattasse lo schiavo. Volle dare anche lo Spirito Santo, perché rendesse figlio lo schiavo mediante l'adozione. Il Padre dette il Figlio per redimerci e donò lo Spirito Santo per conferirci il privilegio dell'adozione; infine riserva tutto sé stesso come eredità destinata a questi suoi figli adottivi. O Dio, prodigo di sé, se così si può dire, tanto desidera l'uomo! Prodigo davvero dato che non dispensa solo quello che è suo, ma anche sé stesso per ricuperare l'uomo. E lo fa non per sé quanto proprio per l'uomo. Davvero prodigo, perché come non risparmiò il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, così non ha neppure risparmiato lo Spirito Santo, se oso parlare così, ma lo ha effuso su ogni umano, con una abbondanza stupenda e assolutamente inedita.
Fu certo munifico, prodigo di sé quel figlio che cedette tanto il patrimonio quanto sé stesso alle prostitute. Ma per ritrovare il figlio perduto, il Padre fu più munifico di quanto lo fu il figlio nel perdersi: ammesso che grazia e denaro, spirito e carne, Dio e l'uomo sopportino di venire a confronto. Contempla la profusione di grazia che lo Spirito effonde nell'universo non solo per confermare il giusto, ma per giustificare il peccatore. Il volto della terra è rinnovato, quando lo Spirito crea una nuova umanità. Anzi, la destra dell'Altissimo ogni giorno è all'opera, perché peccatori incalliti e donne depravate precedono i giusti nel Regno di Dio, gli ultimi diventano i primi. Il dono non segue il medesimo regime del peccato; perché laddove "ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia". Dio non si limita a rimettere i peccati, ma accumula meriti e valorizzazioni. La redenzione eleva i caduti ad una altezza inarrivabile rispetto a quella della prima creazione.
Signore, la tua misericordia vale più della vita, "un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove". La tua povertà rende i tuoi poveri più beati di quanto non possa fare il mondo con la sua strabocchevole dovizia, perché è un’abbondanza che straripa e fugge via travolgendo nella sua corsa chi le sì era attaccato. D'altre delizie era ricca quella povera famiglia di Cristo, inondata dall'impeto del fiume che rallegra la città di Dio, quando, come oggi, lo Spirito simile a torrente, riempì tutta la casa dove si trovavano gli Apostoli. La verità divina attuava la promessa annunciata dal profeta: "Ecco, io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la prosperità, come un torrente in pien la ricchezza dei popoli". Che fiotti di grazia in quei cuori attraversati da simile fiumana! E poi che fluire sgorgava da quei petti turgidi di fiumi di acqua viva.
La tenerezza della carità si spande fuori dal cuore degli apostoli, ma non basta: dalle loro bocche prorompe l'impeto di una parola veemente che travolge ogni tentativo di opposizione o di replica avversaria. Di Stefano è scritto che: "Non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava". A simili gioie, fratelli, vi invita il vostro Consolatore. Egli anela di poter dissetare con il torrente delle sue voluttà i suoi amanti assetati. "Chi ha sete venga e beva" egli dice. Inarrestabile generosità dì Dio! Liberalità senza confini del suo amore. Lo Spirito, le cui primizie dette agli apostoli in quella Pentecoste, egli l'offre a chiunque. Il suo tesoro, la fonte di acqua viva spalanca ad ogni vivente come se si sentisse debitore verso i prudenti e gli insensati: "O voi tutti assetati, venite all'acqua."
Non fa distinzione di persone, non bada a categorie, non cerca meriti. Unicamente si decida a venire chi sa d'aver sete.