Maroni annuncia il provvedimento, forse già nella riunione
di giovedì prossimo. Tesoro: gli esuberi possono ridursi a mille

Cassa integrazione e meno tasse
un decreto per salvare Alitalia
di LUISA GRION


ROMA - Arrivano gli interventi di salvataggio sull'Alitalia: il decreto sui cosiddetti "requisiti di sistema" - voluto dal governo per rilanciare l'intero settore, ma di fatto fondamentale per la compagnia di bandiera - è ormai pronto. Se ne parlerà giovedì nel vertice di governo previsto fra Berlusconi, Maroni, Lunardi e Tremonti (Fini non ci sarà), ma è probabile che oggi stesso o al massimo domani i suoi contenuti siano illustrati alla compagnia. A confermare l'appuntamento è stato lo stesso ministro del Welfare che nei giorni scorsi era stato polemico rispetto ad un esecutivo che sembrava voler fare "poco o nulla" di fronte alla prospettiva di un crac Alitalia.
Ora, appunto, la svolta. "Ci saranno novità positive in settimana - ha detto Maroni - il ruolo del governo non è quello di aspettare una lenta agonia della società. E' tempo di decidere". Di fatto, ha precisato, al vertice di giovedì sarà presa "una decisione significativa".

Cosa ci sarà in quel decreto? Sicuramente misure generali destinate ad aiutare l'intero settore del trasporto aereo, anche perché Bruxelles boccerebbe interventi ad hoc per l'Alitalia. Le ipotesi in campo sono diverse, ma fra gli interventi più accreditati c'è quello di una riduzione sulle accise per i carburanti (300-400 milioni di euro) e di una riduzione delle tasse d'imbarco. Sul piatto ci sarebbero anche la ridefinizione dei perimetri di volo degli hub fra Roma e Milano, la riduzione delle tasse di sorvolo Enav, il taglio alle imprese aeroportuali e una nuova ripartizione del traffico fra Malpensa e Linate (ma è probabile che, per motivi elettorali, di questa misura se ne riparli dopo le europee). Il decreto - che in teoria potrebbe anche andare al prossimo Consiglio dei ministri - dovrebbe contenere anche provvedimenti di sostegno al reddito per 2000-2500 lavoratori del trasporto aereo, di cui 1500 dipendenti di terra Alitalia. In particolare, per un migliaio di lavoratori dovrebbe essere prevista la cassa integrazione e la mobilità breve per l'accompagnamento alla pensione di chi - in due o tre anni - dovrebbe avere i requisiti per lasciare l'attività, mentre i restanti 500 dovrebbero essere provvedimenti di formazione. Maroni avrebbe pensato alla costituzione di un fondo misto che prevederebbe contributi anche da parte di Alitalia da erogare fino all'uscita dei lavoratori vicini alla pensione.

Tutto fatto dunque? Non è detto. Le posizioni di governo sulla tipologia d'intervento da seguire nel caso Alitalia potrebbero non essere del tutto chiare e univoche. Lo dimostra la discordanza di posizioni rispetto alla questione "best-bed company", ovvero alla possibilità di spaccare in due la compagnia separando le partite che vanno bene da quelle vicine al collasso. Un'ipotesi che il ministro del Welfare ha sempre negato, che Berlusconi ha smentito e che ieri il ministro delle Infrastrutture Lunardi ha definito "del tutto escluso". In realtà Magri, sottosegretario all'Economia - pur augurandosi che il governo raggiunga una linea univoca - ha ritenuto al contrario l'ipotesi di divisione ancora "possibile".

I tempi per intervenire in aiuto della compagnia di bandiera sono, comunque, piuttosto stretti. Entro il 20 aprile l'Alitalia vorrebbe raggiungere un accordo con i sindacati sul nuovo piano industriale e andare poi al consiglio di amministrazione del 20 maggio con la certezza di contare su risorse necessarie ad abbassare la maggior parte delle perdite ed approvare così il bilancio 2003. Angeletti, leader della Uil, avverte: "Il rilancio di Alitalia non si fa con i tagli, ma mettendo nella società nuove risorse e aumentando il fatturato". Intanto si va verso la revoca dello sciopero dei controllori di volo previsto per venerdì 16, dopo la firma del contratto Enav

Da "La Repubblica" del 13.04.04


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