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    Predefinito I Segreti Della Passione Di Cristo

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    Tabula fati
    Giancarlo Padula
    I SEGRETI
    DELLA PASSIONE
    DI CRISTO
    Dalle visioni di Caterina Emmerick
    al film The Passion of the Christ di Mel Gibson
    Presentazione di Rino Cammilleri
    Prefazione di Mario Palmaro
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    PRESENTAZIONE
    di Rino Cammilleri
    Ho avuto la ventura di essere invitato a una
    visione riservata del discusso film di Mel Gibson
    The Passion of the Christ in una defilata saletta
    milanese; eravamo una decina di giornalisti in
    tutto, proprio lo stesso giorno dell’uscita negli
    Stati Uniti. Poiché i sottotitoli erano ancora in
    inglese, ho visto il film “vergine”, pari pari come
    è stato pensato dall’autore-regista.
    Posso dire, adesso, che si tratta di un bellissimo
    film e che è vero grande cinema. E, dopo
    averlo visto, trovo vieppiù singolari le accuse di
    antisemitismo che gli sono state rivolte e che
    ancora tengono banco (senza averlo visto).
    Il film è per tre quarti una trasposizione
    pedissequa dei Vangeli. Anzi, addirittura nella
    scena dell’arresto di Cristo nel Getzemani compare
    il ragazzo che fugge avvolto in un lenzuolo,
    che è la “firma” dell’evangelista Marco: un passaggio
    per nulla essenziale al racconto, che però
    Gibson ha voluto appositamente inserire.
    La condanna di Cristo, nel film, è pronunciata
    da un Sinedrio adunatosi in fretta e furia;
    6
    dunque, con poche persone. Per giunta, due di
    loro si oppongono con veemenza. Il “crucifige!” è
    scandito nel ristretto cortile di Pilato da una
    gruppetto abbastanza sparuto. Chi ha la peggior
    parte, nel film, sono i romani, la cui gratuita
    e ottusa brutalità viene rimproverata da molti
    degli ebrei presenti lungo la via del Calvario.
    Ebreo è quel Cireneo che viene costretto ad
    aiutare Cristo a portare la croce ma che, nel film,
    fa di tutto per difenderlo dalle frustate continue.
    Ebrea è la pietosa Veronica, che porge al Cristo
    un panno con cui detergersi la faccia dal sangue.
    Poi, ci sono tutti quegli ebrei che nei Vangeli
    stanno dalla parte dei “buoni”: Maddalena, gli
    Apostoli, Maria (quest’ultima è impersonata da
    un’attrice ebrea, Maia Morgenstern).
    Il problema è che non si può raccontare la
    passione di Cristo senza descriverne le modalità
    della condanna, che sono scritte nei Vangeli da
    duemila anni. Dunque, le accuse di antisemitismo
    sono veramente fuori luogo. Stupisce che
    siano state rivolte al solo Gibson e non a tutti
    quelli che lo hanno preceduto nell’opera di raccontare
    i Vangeli per immagini: Zeffirelli, De
    Mille, kolossal come Il re dei re con Jeffrey Hunter
    o La più grande storia mai raccontata con Max
    von Sydow. Oppure Ben Hur, che vinse, anzi,
    undici Oscar. Per non parlare del nostro Il van-
    7
    gelo secondo Matteo di Pasolini. Insomma, di
    film sulla vita e morte di Cristo ce ne sono stati
    a josa e mai a nessuno è venuto in mente di
    accusarli di antisemitismo.
    Cos’ha di speciale, a questo proposito, quello
    di Gibson? Il quale non è neppure un film violento
    (è stato detto anche questo, e sempre senza
    averlo ancora visto): è solo crudo e realistico,
    perché un poveraccio frustato col terribile flagrum
    romano (un arnese di catenelle metalliche
    terminanti in punte acuminate) non poteva che
    uscirne come una maschera di sangue.
    Il film è un film cristiano (questo sì) e rivolto
    principalmente a cristiani. Questo è il senso
    della mano di Gibson che, fuori campo, inchioda
    Cristo alla croce, volendo significare che egli si è
    caricato le colpe di tutti gli uomini, nessuno
    escluso.
    Suggerisco di vederlo tenendo sgombra la
    mente dalle polemiche, si gusterà un’opera di
    straordinaria potenza evocativa e a tratti commovente.
    Se si ha l’accortezza di non tener conto
    dei sottotitoli (si può farne a meno, tanto la
    storia è notissima) si sentono le parole, in latino
    e aramaico, così come furono pronunciate duemila
    anni fa.
    L’arte di Gibson è inserita in modo discreto,
    nella presenza quasi continua del diavolo an-
    8
    drogino, in quella di Maria (qui i teologi vedranno
    la corredentrice che liberamente offre il figlio
    al sacrificio), nei colori a tratti quasi caravaggeschi,
    nello struggente volto sofferente del Cristo,
    preso di peso dalla Sindone, negli esasperati
    ralenti che scandiscono le cadute di Cristo sotto
    il peso della croce.
    Certo, non sarà facile dimenticare l’infuriare
    delle polemiche, ma se non le si lascia alla
    porta del cinema si rischia di perdersi un gran
    bel film. Si dice che durante le riprese siano
    avvenuti dei veri e propri miracoli. Non so se si
    tratti di leggende metropolitane o di fatti veri; a
    mio avviso, il miracolo, se di miracoli si vuol
    parlare, è stato lo straordinario lancio pubblicitario,
    del tutto gratuito e inaspettato, che questo
    film ha avuto per almeno un anno prima della
    sua uscita. Le polemiche, infatti, si sono tramutate
    in un boomerang ed hanno contribuito ad
    accendere la curiosità intorno alla pellicola.
    Si tenga presente che ciò non vale sempre e
    comunque. Infatti, per motivi diversi, un precedente
    film sul fondatore del cristianesimo, L’ultima
    tentazione di Cristo, destò anch’esso a suo
    tempo scalpore e polemiche, ma la cosa si risolse
    in un mezzo flop al botteghino. Invece, per il film
    di Gibson è accaduto il contrario, e questo mi
    sembra veramente provvidenziale. Infatti, gra-
    9
    zie a questo film, Cristo ha conquistato le copertine
    e le prime pagine in tutto il mondo, tutti i
    giorni per mesi, e la sua Passione è venuta
    inaspettatamente al centro del dibattito.
    Agli inizi del secolo scorso la Provvidenza
    (se di essa si tratta) si servì della nuovissima
    invenzione della fotografia per rivelare il volto
    di Cristo nella Sindone. Oggi, agli inizi del nuovo
    secolo, è il cinema, questa forma di arte totale,
    a offrire il mezzo per riflettere sui misteri principali
    della religione cristiana: Passione, Morte
    e Resurrezione di Gesù Cristo. Forse non è un
    caso che ciò sia avvenuto per un’opera di un
    credente dichiarato, un cattolico che ha chiamato
    un altro credente per la parte del protagonista.
    Chissà, magari per produrre vera arte su un
    tema del genere bisogna crederci davvero.
    Rino Cammilleri
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    PREFAZIONE
    di Mario Palmaro
    Dobbiamo essere grati a Giancarlo Padula
    per averci offerto questo agile libretto, la cui
    brevità non deve ingannare: si tratta di un lavoro
    profondo, minuzioso, serio. Un’indagine intorno
    al fatto che ha segnato la storia dell’umanità
    più di ogni altro, la morte e resurrezione di
    Gesù di Nazareth.
    Gliene offre il destro il film evento del 2004,
    quel The Passion of the Christ di Mel Gibson che
    segna una svolta epocale nella lunga serie di
    pellicole dedicate al Redentore. Padula scrive
    con la penna leggera e fluida del giornalista
    esperto, ma tra le righe si vede che il suo non è un
    esercizio retorico: questo libro coinvolge l’autore
    fino alla radice dell’anima, perché lo impegna
    con tutta la sua libertà e la sua vita. È quello che
    accade a ogni uomo quando incontra Gesù Cristo:
    fa esperienza di qualche cosa che ti cambia
    dentro. Mel Gibson ha realizzato un’opera che
    può aiutare gli uomini del terzo millennio a
    sperimentare questo incontro. Ed è per questo
    che il film va visto, va fatto conoscere. Va, soprat-
    12
    tutto, difeso dagli attacchi e dalle critiche che
    vogliono demolirlo.
    Ho assistito alla proiezione in anteprima di
    The Passion of the Christ. Mentre davanti ai
    miei occhi scorrevano le immagini del film evento
    dell’anno ho subito pensato che quest’opera sarà
    bersagliata da critiche durissime. E non certo
    perché sia fatta male: The Passion... è un film
    straordinario, un atto di fede autentica reso
    attraverso gli strumenti tipici dell’arte cinematografica.
    Ciò non significa che quest’opera piacerà
    a tutti, perché ogni spettatore ha la sua
    sensibilità. Ma c’è una onestà intellettuale di
    fondo che tutti dovrebbero applicare nell’accostarsi
    a questa pellicola, e cioè riconoscere che
    Mel Gibson ha semplicemente voluto fare i conti
    in tutta serietà con il Vangelo e con l’esperienza
    cattolica consolidata attraverso duemila anni di
    tradizione.
    Adesso che il film — già campione di incassi
    negli Usa — è ormai arrivato in Europa e circola
    da tempo nelle sale, dovrà fare i conti, comunque
    ogni volta, con un fuoco di sbarramento furibondo.
    Non tanto per le reazioni del mondo ebraico,
    né per le opposizioni dei non credenti o dei fedeli
    di altre religioni. Il vero pericolo per il coraggioso
    Mel Gibson e per il suo appassionante film sarà
    rappresentato — sembra un paradosso — dal
    13
    mondo cattolico. Perché c’è una porzione di battezzati
    apostolici romani, ci sono certi ambienti
    teologici d’elite ma tutt’altro che marginali,
    ambienti autorevoli e influenti, che non potranno
    perdonare all’attore-regista australiano di
    credere così fermamente alla storicità dei Vangeli.
    Quando il milieu teologico di cui sopra vedrà
    sullo schermo Pietro che taglia un orecchio a
    Malco nel tentativo di impedire l’arresto di Gesù,
    e poi vedrà che Cristo compie un miracolo riattaccando
    l’orecchio e guarendo completamente
    lo sconcertato servitore; e quando quegli stessi
    teologi demitizzanti vedranno la terra tremare
    dopo la morte di Cristo in croce; beh, la loro
    sorpresa e il loro sconcerto sarà grande e rumoroso.
    Ad esempio, si obietta a Gibson, nell’ordine, di
    aver dato troppa importanza al Calvario nella
    vita di Cristo (sic!), di aver ridotto la sua resurrezione
    a un fatto egoistico e privato (ma nel
    sepolcro non risulta che ci fosse una platea ad
    assistere all’evento come in un moderno reality
    show), e ancora — testuale — che Gesù “ha
    donato la sua vita e nessuno gliel’ha tolta”.
    Perché tanto accanimento? Dove è finito quel
    mondo cattolico dialogante e pronto a trovare
    semi preziosi di fede anche in pellicole che offrono
    un’immagine caricaturale e negativa della Chie-
    14
    sa e della sua fede? Possibile che Pasolini o
    Fellini siano sdoganati, e il povero Mel Gibson —
    che fa del suo meglio per far rivivere a milioni di
    persone le ore più decisive della storia — sia
    sommerso di critiche senza appello? Purtroppo,
    il nostro uomo è vittima di un pregiudizio: poiché
    frequenta ambienti tradizionalisti, è scattato nei
    suoi confronti un fuoco di sbarramento a prescindere.
    La sensazione è che non si giudichi
    tanto la pellicola, ma il suo autore. Questa è una
    potente ingiustizia, che rischia di influenzare
    negativamente il pubblico, privandolo di una
    rara occasione di meditazione e, non è esagerato
    dirlo, di preghiera.
    Alla base di tutto vi è anche una concezione
    teologica discutibile, che ha messo per anni l’accento
    sul “messaggio”, sulla “parola”, sul “libro”,
    quasi che il Verbo si fosse fatto carta. Mel Gibson
    ci strappa a questa beata tiepidezza intellettualistica
    e ci costringe a vedere un Dio fatto carne,
    una carne dilacerata e sanguinante, senza sconti
    e senza omissioni. È un realismo, una crudezza
    per intenderci, che ritroviamo in certe pellicole
    che hanno efficacemente descritto la Shoa; e in
    quel caso nessuno fra i cattolici gridò allo scandalo
    affermando che raccontare la vita dei lager
    in maniera cruenta era inutile e brutale. Gibson
    vuole mostrare come la sofferenza di Dio in Gesù
    15
    esprima il vertice di qualsiasi dolore, la somma
    del patire possibile a un uomo: ed è per questo che
    si ritrova contro quei teologi che contestano questa
    idea.
    The Passion of the Christ è il tentativo —
    commovente e sconvolgente — di immergere lo
    spettatore dentro alla Passione di Cristo. Il film
    di Gibson è un’opera d’arte in movimento: la
    cinepresa racconta con straordinario realismo
    tutti i momenti della passione, dall’orto degli
    Ulivi al Golgota. Il linguaggio è quello dei grandi
    capolavori dell’arte: ad esempio, lo scherno e le
    risa oscene che circondano Gesù evocano i volti
    spaventosi di Hieronimus Bosch. Dopo qualche
    tempo, lo spettatore si dimentica di trovarsi di
    fronte alla finzione e gli attori — davvero bravi —
    lasciano il posto ai protagonisti. Che parlano in
    aramaico e latino, senza doppiaggio; ma è così
    forte il pathos narrativo che presto lo spettatore
    abbandona la lettura dei sottotitoli, e capisce
    l’essenziale. Sembra di assistere a un’antica rappresentazione
    medioevale, non già simulazione
    teatrale, ma esperienza viva dell’avvenimento
    cristiano.
    Nessuna pellicola ci offre un Cristo così uomo,
    così di carne e ossa. Nulla è lasciato all’immaginazione,
    nemmeno i particolari più spaventosi.
    L’uomo del Calvario soffre sotto i nostri occhi
    16
    pene indescrivibili: la scena della flagellazione è
    raccapricciante. La crocifissione non è il solito
    acquarello idealizzato, ma una minuziosa descrizione
    del peggior supplizio di tutti i tempi. Il
    Cristo umiliato e coperto di piaghe, spogliato
    della sua solenne regalità, il volto sfigurato e
    gonfio di percosse si imprime nel cuore del pubblico:
    impossibile dimenticarlo.
    La fedeltà ai Vangeli è assoluta. Nel film
    sono i sommi sacerdoti a trascinare Gesù davanti
    all’autorità romana; ed è Caifa a forzare la
    mano al Procuratore, affinché liberi Barabba e
    crocifigga il re dei giudei. Pilato è tratteggiato
    con ragionevole realismo. Un uomo dilacerato
    dal dubbio, convinto dell’innocenza dell’imputato,
    ma che alla fine cede alla folla urlante. Antisemitismo?
    Basta vedere il film per accorgersi di
    quanto l’accusa sia ridicola: Gesù muore sotto il
    peso del peccato del mondo, ed è la stessa mano
    del regista — lo rivela Giancarlo Padula nella
    sua indagine — a infiggere il chiodo nel corpo del
    Cristo, come a dire: sul Calvario c’ero anche io.
    Mai come in questo film i Vangeli sono stati
    presi sul serio: la pellicola condensa in due ore e
    sei minuti una formidabile catechesi cattolica,
    dove ritrovare i fondamentali della fede, così
    spesso smarriti e confusi in tanta parte della
    teologia più colta e raffinata. Sì, un film semplice
    17
    che racconta l’amore materno di Maria, sempre
    accanto al figlio; l’umanissimo tradimento di
    Pietro; la disperata solitudine di Giuda; l’istituzione
    dell’eucaristia che si incrocia con le immagini
    della crocifissione, il pane e il vino che si
    confondono con il corpo martoriato del Cristo.
    Senza tacere della inquietante figura di Satana,
    presente in ogni fase della Passione.
    E poi, soprattutto, tanta sofferenza. Una sofferenza
    assurda, folle verrebbe da dire. Se non
    fosse per l’ultima sequenza: la pietra rotolata, la
    luce del mattino che illumina il sepolcro, il lenzuolo
    che si affloscia, Gesù di Nazareth restituito
    alla sua bellezza di Figlio di Dio, che si alza. È
    Risorto. Impossibile restare indifferenti.
    Mario Palmaro
    18
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    INTRODUZIONE
    Lo dico ora: io non sono né per Gibson né
    contro Gibson. Io sono per Cristo. Non sono né
    tradizionalista né “progressista”. Sono un cristiano
    cattolico. In tempi di “new-next age” è
    bene essere chiari. Se La Passione di Cristo
    rappresenta un contributo alla Nuova Evangelizzazione,
    o comunque contribuisce a far acquisire
    a un determinato numero di persone una
    coscienza (o maggiore coscienza) di peccato, aiuta
    ed aiuterà in futuro a comprendere meglio a
    quale straordinario e immenso sacrificio Gesù
    Cristo si sia sottoposto sottomettendosi al Padre
    in vece del nostro peccato, se contribuisce e
    contribuirà alla riconciliazione e al perdono,
    vorrà dire che avrà dato i suoi frutti.
    Se il film di Gibson avrà scosso e scuoterà le
    coscienze, ridestato i cuori, riacceso la fede spenta,
    ingrigita, logorata, annacquata, parafrasata,
    mediata, saranno frutti. Ora nessuno può
    dire (tra gli adulti almeno), io non sapevo che
    Gesù avesse sofferto così tanto. E qualcuno pensa
    che possa aver sofferto di meno? E se si pensasse
    questo non sarebbe una tentazione?
    20
    A chi mi dice: «Ma non può aver sofferto così
    tanto, è una “deviazione” del regista.» Io rispondo:
    «Perché avrebbe dovuto soffrire di meno?»
    Peraltro l’uomo della Sindone smentisce che
    Cristo abbia potuto patire un po’ meno. Isaia è
    molto chiaro nel capitolo 53. Le immagini della
    Passione di Cristo corrispondono alle descrizioni
    fatte dalla Venerabile Anna Caterina Emmerick.
    Costei era solo una “visionaria” del 1800?
    La Parola di Dio al di là dei dibattiti, dei
    ragionamenti umani (da qualsiasi parte vengano),
    è inconfutabile: “Non vi è albero buono che
    faccia frutti cattivi”, Vangelo di Luca, capitolo 6,
    versetto 43 (come Vangelo di Matteo, capitolo 7,
    versetto 18). “Dai frutti li riconoscerete”, Vangelo
    di Matteo, capitolo 7, versetto 16, (come Vangelo
    di Luca, capitolo 6, versetto 44).
    Gran parte del mondo cristiano di ogni denominazione,
    come gli esperti della Bibbia, difendono
    il film, dicendo che si attiene scrupolosamente
    ai racconti evangelici sulla crocifissione
    di Gesù. Un film, che per molti potrà significare
    un incontro particolare, con un mezzo artistico
    come il cinema con quel Dio che “ha tanto amato
    il mondo da donare il Suo Figlio unigenito perché
    chiunque crede in lui non muoia, ma abbia
    la vita eterna” (Vangelo di Giovanni, capitolo 3,
    versetto 16).
    21
    Un film che comunque ha diverse valenze.
    Attraverso la visione delle ultime dodici ore
    della vita di Gesù, in una dinamica che rende
    estremamente vero e drammatico, quanto sia
    stato fortemente amorevole il dono del Figlio di
    Dio della sua vita per ciascuno di noi e per il
    mondo, molti potranno essere toccati e potranno
    avvicinarsi alla fede.
    Inoltre, quest’opera dimostra come sia straordinariamente
    utile per il cristianesimo e la
    Nuova Evangelizzazione, usare anche le forme
    artistiche, in particolare quelle che maggiormente
    si prestano: la musica, la teatralità, la
    drammatizzazione, le arti visive, la creatività in
    genere, come strumento per “condurre” a Cristo.
    L’arte diventa così originalmente una nuova
    entusiasmante “tecnica” di evangelizzazione,
    insieme a quelle che più o meno tradizionalmente
    erano conosciute fin’ora.
    «Per trasmettere il messaggio affidatole da
    Cristo, la Chiesa ha bisogno dell’arte — scrive
    Giovanni Paolo II, nel Documento Numero 60.
    — Essa deve, infatti, rendere percepibile e anzi,
    per quanto possibile, affascinante il mondo dello
    spirito, dell’invisibile, di Dio, Deve dunque trasferire
    in formule significative ciò che è in se
    stesso ineffabile. Ora, l’arte ha una capacità
    tutta sua di cogliere l’uno o l’altro aspetto del
    22
    messaggio traducendolo in colori, forme, suoni,
    che assecondano l’intuizione di chi guarda o
    ascolta. E questo senza privare il messaggio
    stesso del suo valore trascendente e del suo
    alone di mistero.»
    Secondo Padre Augustino di Nola, sottosegretario
    della Congregazione per la Dottrina
    della Fede, il film The Passion... “è un grande
    esempio di sensibilità religiosa” e quanto alle
    accuse di antisemitismo, il film “né esagera, né
    minimizza le responsabilità delle autorità ebraiche
    nella condanna di Gesù, reprimendo anzi,
    qualsiasi atteggiamento antisemita dello spettatore”.
    «Per quello che ho visto giudico il film un’opera
    poetica, ispirata e intimamente legata, da
    cattolico sincero, alla persona di Gesù Cristo —
    ha detto il cardinale Dario Castrillon Hoyos —.
    È un film “religioso” nel senso più alto del termine.
    »
    Peraltro si tratta di una fatto storico, e comunque
    prevalente su tutta la vicenda umana
    che gira intorno alla Passione di Nostro Signore
    Gesù Cristo, domina imperante la volontà di
    Dio, il Piano salvifico del Padre.
    Durante le riprese del film, secondo la testimonianza
    del regista, ci sarebbero verificati
    anche dei miracoli. «Ci sono state molte cose
    23
    insolite, cose belle, — ha raccontato Mel Gibson
    in una intervista, — per esempio uomini che
    sono guariti dalle malattie; alcuni ciechi che
    hanno recuperato la vista; alcuni sordi che hanno
    udito. Un altro ferito da un colpo di fulmine,
    mentre era ripresa la scena della crocifissione, si
    è alzato ed è andato via.»
    Sono anche numerosi i letterati e gli uomini
    di cultura che, con saggi e dibattiti nelle università,
    applaudono la decisione di Gibson di far
    recitare il film in aramaico e latino.
    «Quando ho iniziato a girarlo,» ha detto Gibson,
    «dopo aver scritto il copione sotto profonda
    ispirazione, mai avrei pensato che avrebbe provocato
    a me e tutti coloro che hanno fatto questa
    scelta, una sorta di Calvario. Rifiuto in blocco
    qualsiasi accusa di antisemitismo e nego nel
    modo più assoluto che nel film gli ebrei siano
    ritratti come i responsabili del martirio e della
    morte di Cristo. Tutta la mia vita, come uomo,
    padre di sette figli, facente parte insieme a mia
    moglie Robin, di un gruppo cattolico nella Diocesi
    di Los Angeles, in viaggio di preghiera anche
    nelle piccole comunità e nei cenacoli di studiosi
    dove si cerca di salvare l’aramaico dall’estinzione,
    cittadino inserito ovunque in battaglie contro
    ogni discriminazione religiosa o razziale, è
    stata vissuta, nelle piccole come nelle grandi
    24
    scelte, da cattolico praticante, con il Vangelo sul
    tavolo del mio studio.»
    G.Pa.
    25
    I segreti della Passione di Cristo
    Dalle visioni di Caterina Emmerick
    al film The Passion of the Christ di Mel Gibson
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    27
    IL RACCONTO CRUDO DELLA PASSIONE
    Le ultime dodici ore di Cristo, dall’Orto degli
    Ulivi al Crocifisso sul Golgota.
    «Le ore più difficili e importanti, in cui spero
    venga fuori tutta l’umanità di questa storia,
    oltre che la religiosità,» come ha spiegato Mel
    Gibson. L’idea di portare le ultime ore di Cristo
    sullo schermo “frullava” nella testa del regista
    “da dieci anni” come dice lui stesso. «Io credo in
    qualcosa di superiore, perché se io fossi Dio
    saremmo tutti nei guai.»
    Per prepararsi a raccontare il suo Cristo, il
    regista ha tenuto diversi colloqui con preti e
    teologi, finalizzati a comprendere meglio l’agonia
    e la morte di Gesù, tema portante del kolossal.
    Uno dei più grandi evangelizzatori del mondo,
    Billy Graham, pone l’accento particolarmente
    sulla Croce di Cristo.
    Stanno poi scendendo in campo singoli “pastori”,
    associazioni, movimenti sia cattolici che
    evangelici, ed anche numerosi organi di informazione
    e comunicazione. Molte persone rifletteranno
    sul fatto che la Passione di Gesù non è
    stata una passeggiata e chissà quanti forse po-
    28
    tranno essere toccati nel cuore.
    Mel Gibson rispondendo alle domande dei
    giornalisti dell’agenzia Zenit afferma tra l’altro
    che: «Il progetto si è delineato gradualmente
    negli ultimi dieci-dodici anni, da quando, verso
    i trentacinque anni, ho cominciato ad indagare
    sulle radici della mia fede. Ho sempre creduto in
    Dio, alla sua esistenza, e sono stato educato a
    credere in un certo modo, ma verso i trent’anni
    stavo andando alla deriva ed altre cose avevano
    preso il primo posto. A quel punto mi sono reso
    conto che avevo bisogno di qualcosa di più se
    volevo salvarmi. Sentii l’esigenza di fare una
    ricerca più approfondita del Vangelo, di ricostruire
    l’intera storia. È stato lì che l’idea ha
    cominciato a sfiorare la mia mente. Ho cominciato
    a vederla realisticamente, a ricrearla nella
    mia mente in modo che avesse un senso per me,
    così da esserne coinvolto.»
    Sono stati fatti già tanti film sulla vita di
    Cristo. Perché farne un altro?
    «Non credo che gli altri film abbiano colto la
    forza reale di questa storia. Voglio dire, ne avete
    mai visto qualcuno? O sono approssimativi nella
    storia, o hanno pessime colonne sonore…
    Questo film vuole mostrare la Passione di Gesù
    Cristo proprio nel modo in cui è avvenuta. È
    29
    come viaggiare indietro nel tempo e vedere gli
    eventi svolgersi esattamente come si sono svolti.
    »
    Come fa ad essere sicuro che la sua versione
    sia così precisa?
    «Abbiamo fatto una ricerca. Racconto la storia
    così come la racconta la Bibbia. Credo che la
    storia, così come è realmente avvenuta, parli da
    sola. Il Vangelo è una sceneggiatura completa e
    questo è ciò che filmeremo.»
    Sembra una svolta rispetto alle solite produzioni
    di Mel Gibson. La sua specialità è l’azione,
    l’avventura, la storia d’amore. Perché ha deciso
    di fare un film religioso?
    «Faccio quello che ho sempre fatto: raccontare
    storie. Credo che siano importanti nel linguaggio
    che parlo meglio: il cinema. Sono convinto
    che le storie più grandi siano storie di eroi.
    Le persone aspirano a qualcosa di superiore e
    indirettamente, attraverso l’eroismo, elevano in
    questo modo il loro spirito. Non esiste storia di
    eroismo più grande di questa, sull’amore più
    grande che si possa avere, cioè donare la propria
    vita per qualcuno. La Passione è la più grande
    storia d’amore di tutti i tempi; Dio che si fa uomo
    e gli uomini che lo uccidono, se non è azione
    30
    questa, niente lo è.»
    Chi vorrà vedere un film come questo?
    «Credo che interessi tutti. La vicenda ha
    ispirato l’arte, la cultura, il comportamento, i
    governi, i regni, i paesi… ha influenzato il mondo
    più di quanto si possa immaginare. È un
    evento cardine nella storia che ci ha resi ciò che
    oggi siamo. Credenti o non credenti, tutti ne
    siamo stati influenzati. Così tante persone sono
    alla ricerca del significato della vita e si fanno
    molte domande. Verranno cercando delle risposte,
    qualcuno le troverà, altri no.»
    Allora questo film non è soltanto per i cristiani?
    «Ghandi è stato in cima alle classifiche dei
    film più noleggiati, ma non era un film solo per
    gli induisti. Questo film è per tutti, per credenti
    e non credenti. Gesù Cristo è senza dubbio una
    delle figure storiche più importanti di tutti i
    tempi. Provi a citare una persona che ha avuto
    un impatto più grande sul corso della storia…»
    Ma se questo film mira a far rivivere il Vangelo,
    non risulterà offensivo per i non cristiani?
    Per esempio, il ruolo avuto dalle autorità ebraiche
    nella morte di Gesù. Se lei descrive questo
    31
    non rischia di essere offensivo?
    «Questa non è una storia di ebrei contro
    cristiani. Gesù stesso era un ebreo, sua madre
    era un’ebrea e così lo erano i dodici apostoli. È la
    verità che, come dice la Bibbia, “È venuto tra i
    suoi e i suoi non l’hanno accolto”; non posso
    nasconderlo. Ma questo non significa che i peccati
    del passato fossero peggiori dei peccati del
    presente. Cristo ha pagato il prezzo per tutti i
    nostri peccati. La lotta tra bene e male e l’immenso
    potere dell’amore vengono prima della
    razza e della cultura. Questo film è sulla fede,
    sulla speranza, sull’amore e sul perdono. Queste
    sono cose di cui il mondo potrebbe fare maggior
    uso, specialmente in questi tempi. Questo film
    vuole infondere speranza, non offendere.»
    Alcune persone penseranno comunque che
    lei vuole imporre il suo credo agli altri. Non è
    così?
    «Non ho inventato questa storia. L’unica
    cosa che io ho fatto è stata quella di crederci. È
    qualcosa che succede dentro di te e poi necessariamente
    si manifesta all’esterno. Io sto solo
    cercando di raccontarlo nel miglior modo possibile,
    meglio di quanto sia stato fatto finora.
    Quando hai a che fare con una storia realmente
    accaduta, è responsabilità del regista renderla
    32
    più accurata possibile. Chi ha una mentalità
    aperta la apprezzerà per quello che è.»
    Per quanto riguarda le scene violente Mel
    Gibson afferma che “questo è il modo in cui si
    sono verificati i fatti”.
    Le ispirazioni non sono venute soltanto dai
    quattro Vangeli, Matteo, Marco, Luca, Giovanni,
    ma anche ad un libro di una Venerabile, che
    ebbe visioni circa le sofferenze di Gesù dalla via
    Dolorosa al Calvario. Si tratta della Dolorosa
    Passione di Nostro Signore Gesù Cristo di Anna
    Caterina Emmerick. Nacque l’8 settembre 1774
    a Flamsche, una località nei pressi di Dülmen in
    Vestfalia (Germania), in una famiglia molto povera
    di devoti contadini. Quinta di nove figli,
    ebbe visioni fin dall’infanzia. Fin dall’età di
    nove anni le apparivano la Madonna con Gesù
    Bambino, l’angelo custode e diversi santi. Di lei,
    (secondo quanto riportato anche da Profezie per
    il Terzo millennio), si dice che distinguesse gli
    oggetti sacri da quelli profani, che potesse leggere
    nel pensiero delle persone e che avesse visioni
    di fatti che avvenivano nel mondo: vide per
    esempio nei dettagli tutta la Rivoluzione francese.
    Le sue esperienze mistiche erano spesso
    accompagnate da fenomeni di levitazione e bilo-
    33
    cazione. Caterina inoltre aveva il dono di conoscere
    le malattie delle persone, essa prescriveva
    loro dei rimedi che si dimostrarono sempre efficaci.
    Nel 1789 le apparve Gesù che le offrì la
    corona di spine, lei accettò ed ebbe così sulla
    fronte le prime stigmate. In seguito le si aprirono
    le ferite anche alle mani, ai piedi e al costato.
    Nel 1802 entrò nel convento delle agostiniane
    ad Agnetenberg (Dülmen). Qui la sua salute
    declinò progressivamente, finché fu costretta a
    letto. Le sue ferite, che si aprivano e sanguinavano
    periodicamente, furono studiate da religiosi
    e scienziati. Il Vicario Generale, dopo una
    rigorosa indagine condotta da una commissione
    medica, si convinse della santità della suora e
    dell’autenticità delle sue stigmate.
    Nel 1818, quando Anna Caterina aveva quarantacinque
    anni, attirato dalla sua fama, venne
    a visitarla il famoso scrittore e poeta Clemens
    Maria Brentano, uno dei più importanti rappresentanti
    del romanticismo tedesco. Appena le si
    presentò la veggente lo riconobbe, perché lo
    aveva già visto nelle sue visioni. Sapeva che era
    l’uomo scelto da Dio per raccogliere e mettere
    per iscritto ciò che lei vedeva. Sapeva anche che,
    se era vissuta fino a quel giorno, era per aspettare
    lui. Brentano, che era venuto per trattenersi
    34
    pochi giorni, non se ne andò più: rimase a Dülmen
    sei anni, per collaborare alla missione di Anna
    Caterina.
    Giorno dopo giorno, annotò ciò che lei gli
    narrava: dodicimila pagine che descrivono nei
    dettagli la vita di Gesù e di Maria Vergine. Le
    visioni della Emmerick erano del tutto particolari:
    lei si separava dal corpo dopo essere stata
    “chiamata” dal suo angelo custode e il suo spirito
    si recava in Terra Santa dove assisteva agli
    episodi evangelici come se stessero avvenendo
    in quel momento; il giorno dopo li descriveva a
    Brentano.
    Né la monaca né il poeta erano mai stati in
    Terra Santa, eppure Anna Caterina ha descritto
    con sorprendente precisione i luoghi della
    vita di Gesù e della Madonna, gli abiti, le suppellettili,
    i paesaggi. Sulla base delle descrizioni
    della Emmerick è stata ritrovata a Efeso la casa
    dove la Vergine visse dopo la morte di Gesù. Era
    una casa rettangolare di pietra, a un piano solo,
    col tetto piatto e il focolare al centro, tra boschi al
    margine della città perché la Vergine desiderava
    vivere appartata.
    Il ricercatore francese Julien Dubiet, dando
    credito a queste visioni, andò in Asia Minore
    alla ricerca della casa descritta da Caterina.
    Dubiet effettivamente trovò i resti dell’edificio,
    35
    nonostante le trasformazioni subite nel tempo,
    a nove chilometri a sud di Efeso, su un fianco
    dell’antico monte Solmisso di fronte al mare,
    esattamente come aveva indicato la Emmerick.
    La validità delle affermazioni di Caterina venne
    confermata anche dalle ricerche archeologiche
    condotte nel 1898 da alcuni ricercatori austriaci.
    Gli archeologi ebbero modo di appurare
    che l’edificio — almeno nelle sue fondamenta —
    risaliva al I secolo d.C.
    Oggi davanti alla casa della Madonna, visitabile
    ad Efeso e custodita dai cappuccini, c’è un
    cartello che spiega che ciò che ne restava, cioè le
    mura perimetrali col focolare centrale, era stato
    ritrovato grazie alle visioni della monaca stigmatizzata
    Anna Caterina Emmerick.
    Anna Caterina morì a Dülmen il 9 febbraio
    1824. Durante cinquant’anni di vita le sue visioni
    quotidiane avevano coperto tutto il ciclo della
    vita di Gesù, di Maria e in gran parte anche degli
    apostoli. Sei settimane dopo la sua morte la
    tomba di Caterina venne riaperta. Il suo corpo
    venne trovato incorrotto senza alcuna traccia di
    decomposizione. Nel 1892 il Vescovo di Münster
    diede inizio al processo di beatificazione. Brentano
    visse fino al 1842, dopo aver dedicato tutti
    gli anni che gli restavano alla stesura del suo
    libro Vita di Gesù Cristo secondo le visioni della
    36
    monaca Anna Caterina Emmerick. La suora
    aveva predetto che anche lui sarebbe morto
    quando il suo compito fosse terminato.
    Dagli scritti di Brentano riguardanti le visioni
    di Caterina Emmerick vennero pubblicati,
    oltre al libro suddetto, anche: La dolorosa Passione
    di Nostro Signore Gesù Cristo secondo le
    meditazioni di Anna Caterina Emmerick (1833),
    La vita della Beata Vergine Maria (1852), La
    vita di Nostro Signore (1858-80).
    Tra l’altro nelle Profezie disse: «Vidi anche il
    rapporto tra i due Papi... Vidi quanto sarebbero
    state nefaste le conseguenze di questa falsa
    chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni;
    eretici di ogni tipo venivano nella città di Roma.
    Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande
    oscurità... Allora la visione sembrò estendersi
    da ogni parte. Intere comunità cattoliche erano
    oppresse, assediate, confinate e private della
    loro libertà. Vidi molte chiese che venivano chiuse,
    dappertutto grandi sofferenze, guerre e spargimento
    di sangue. Una plebaglia selvaggia e
    ignorante si dava ad azioni violente. Ma tutto
    ciò non durò a lungo.» (13 maggio 1820)
    «Vidi ancora una volta che la Chiesa di
    Pietro era minata da un piano elaborato dalla
    setta segreta, mentre le bufere la stavano danneggiando.
    Ma vidi anche che l’aiuto sarebbe
    37
    arrivato quando le afflizioni avrebbero raggiunto
    il loro culmine. Vidi di nuovo la Beata Vergine
    ascendere sulla Chiesa e stendere il suo manto
    su di essa. Vidi un Papa che era mite e al tempo
    stesso molto fermo... Vidi un grande rinnovamento
    e la Chiesa che si librava in alto nel cielo.»
    «Vidi una strana chiesa che veniva costruita
    contro ogni regola... — si legge tra l’altro in
    Profezie del Terzo Millennio — non c’erano angeli
    a vigilare sulle operazioni di costruzione. In
    quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto...
    C’erano solo divisioni e caos. Si tratta
    probabilmente di una chiesa di umana creazione,
    che segue l’ultima moda, così come la nuova
    chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello
    stesso tipo...» (12 settembre 1820)
    «Ho visto di nuovo la strana grande chiesa
    che veniva costruita là [a Roma]. Non c’era
    niente di santo in essa. Ho visto questo proprio
    come ho visto un movimento guidato da ecclesiastici
    a cui contribuivano angeli, santi ed altri
    cristiani. Ma là [nella strana chiesa] tutto il
    lavoro veniva fatto meccanicamente. Tutto veniva
    fatto secondo la ragione umana... Ho visto
    ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni.
    C’era qualcosa di orgoglioso, presuntuoso e
    violento in tutto ciò, ed essi sembravano avere
    molto successo. Io non vedevo un solo angelo o
    38
    un santo che aiutasse nel lavoro. Ma sullo sfondo,
    in lontananza, vidi la sede di un popolo
    crudele armato di lance, e vidi una figura che
    rideva, che disse: “Costruitela pure quanto più
    solida potete; tanto noi la butteremo a terra”.»
    (12 settembre 1820)
    «Ebbi una visione del santo Imperatore
    Enrico — profetizzò ancora Santa Caterina — lo
    vidi di notte, da solo, in ginocchio ai piedi dell’altare
    principale in una grande e bellissima chiesa...
    e vidi la Beata Vergine venire giù da sola.
    Ella stese sull’altare un panno rosso coperto con
    lino bianco, vi pose un libro intarsiato con pietre
    preziose e accese le candele e la lampada perpetua...
    Allora venne il Salvatore in persona vestito
    con l’abito sacerdotale... La Messa era breve.
    Il Vangelo di San Giovanni non veniva letto alla
    fine. Quando la Messa fu terminata, Maria si
    diresse verso Enrico e stese la sua mano destra
    verso di lui dicendo che questo era in riconoscimento
    della sua purezza. Allora lo esortò a non
    avere esitazioni. Dopo di ciò vidi un angelo, esso
    toccò il tendine della sua anca, come Giacobbe.
    Enrico provava grande dolore, e dal quel giorno
    camminò zoppicando...» (12 luglio 1820)
    «Vedo altri martiri, non ora ma in futuro... —
    si legge ancora nelle Profezie della santa — vidi
    le sette segrete minare spietatamente la grande
    39
    Chiesa. Vicino ad esse vidi una bestia orribile
    che saliva dal mare... In tutto il mondo le persone
    buone e devote, e specialmente il clero, erano
    vessate, oppresse e messe in prigione. Ebbi la
    sensazione che sarebbero diventate martiri un
    giorno. Quando la Chiesa per la maggior parte
    era stata distrutta e quando solo i santuari e gli
    altari erano ancora in piedi, vidi entrare nella
    Chiesa i devastatori con la Bestia. Là essi incontrarono
    una donna di nobile contegno che sembrava
    portare nel suo grembo un bambino, perché
    camminava lentamente. A questa vista i
    nemici erano terrorizzati e la Bestia non riusciva
    a fare neanche un altro passo in avanti. Essa
    proiettò il suo collo verso la Donna come per
    divorarla, ma la Donna si voltò e si prostrò [in
    segno di sottomissione a Dio], con la testa che
    toccava il suolo. Allora vidi la Bestia che fuggiva
    di nuovo verso il mare, e i nemici stavano scappando
    nella più grande confusione... Poi vidi, in
    grande lontananza, grandiose legioni che si
    avvicinavano. Davanti a tutti vidi un uomo su
    un cavallo bianco. I prigionieri venivano liberati
    e si univano a loro. Tutti i nemici venivano
    inseguiti. Allora, vidi che la Chiesa veniva prontamente
    ricostruita, ed era magnifica più di
    prima.» (Agosto-Ottobre 1820)
    «Vedo il Santo Padre in grande angoscia.
    40
    Egli vive in un palazzo diverso da quello di
    prima e vi ammette solo un numero limitato di
    amici a lui vicini. Temo che il Santo Padre
    soffrirà molte altre prove prima di morire. Vedo
    che la falsa chiesa delle tenebre sta facendo
    progressi, e vedo la tremenda influenza che essa
    ha sulla gente. Il Santo Padre e la Chiesa sono
    veramente in una così grande afflizione che
    bisognerebbe implorare Dio giorno e notte.» (10
    agosto 1820)
    «La scorsa notte sono stata condotta a Roma
    — continuò la santa — dove il Santo Padre,
    immerso nel suo dolore, è ancora nascosto per
    evitare le incombenze pericolose. Egli è molto
    debole ed esausto per i dolori, le preoccupazioni
    e le preghiere. Ora può fidarsi solo di poche
    persone; è principalmente per questa ragione
    che deve nascondersi. Ma ha ancora con sé un
    anziano sacerdote di grande semplicità e devozione.
    Egli è suo amico, e per la sua semplicità
    non pensavano valesse la pena toglierlo di mezzo.
    Ma quest’uomo riceve molte grazie da Dio.
    Vede e si rende conto di molte cose che riferisce
    fedelmente al Santo Padre. Mi veniva chiesto di
    informarlo, mentre stava pregando, sui traditori
    e gli operatori di iniquità che facevano parte
    delle alte gerarchie dei servi che vivevano accanto
    a lui, così che egli potesse avvedersene.»
    41
    «Non so in che modo la scorsa notte sono
    stata portata a Roma, ma mi sono trovata vicino
    alla chiesa di Santa Maria Maggiore, e ho visto
    tanta povera gente che era molto afflitta e preoccupata
    perché il Papa non si vedeva da nessuna
    parte, e anche per via dell’inquietudine e delle
    voci allarmanti in città. La gente sembrava non
    aspettarsi che le porte della chiesa si aprissero;
    essi volevano solo pregare fuori. Una spinta
    interiore li aveva condotti là. Ma io mi trovavo
    nella chiesa e aprii le porte. Essi entrarono,
    sorpresi e spaventati perché le porte si erano
    aperte. Mi sembrò che fossi dietro la porta e che
    loro non potessero vedermi. Non c’era alcun
    ufficio aperto nella chiesa, ma le lampade del
    Santuario erano accese. La gente pregava tranquillamente.
    Poi vidi un’apparizione della Madre
    di Dio, che disse che la tribolazione sarebbe
    stata molto grande. Aggiunse che queste persone
    devono pregare ferventemente... Devono pregare
    soprattutto perché la chiesa delle tenebre
    abbandoni Roma.» (25 agosto 1820)
    42
    43
    IL VERO SIGNIFICATO
    DELLA CELEBRAZIONE EUCARISTICA
    “Duemila anni fa, in un periodo di attesa”,
    recita la scritta che compare inizialmente in
    video che introduce alcune scene dell’attesa pellicola:
    un uomo che scrive sulla terra, Gesù che
    si rivolge a Dio nella notte, l’immagine di un
    serpente, una sequenza della cattura di Gesù.
    Poi ancora una scritta: “Un uomo avrebbe sfidato
    tutto”.
    «Per molti, lunghissimi minuti nessuno si
    alza, nessuno si muove, nessuno parla: dunque
    è vero, La Passione di Cristo ha colpito; l’effetto
    che Gibson voleva si è realizzato in noi. Per
    quanto vale io stesso sono sconcertato e muto…»
    Questo il commento di Vittorio Messori, forse
    il più famoso giornalista e scrittore cattolico
    italiano e non soltanto, famosa l’intervista al
    Papa, nell’ormai storico libro: Varcare la soglia
    della speranza. Messori è un uomo di fede, cristiano,
    cattolico, a volte si può dissentire da certe
    sue posizioni, ma il Caso Cristo e Patì sotto
    Ponzio Pilato, sono due esempi di grande saggistica
    oltre che di provata abilità giornalistica e
    44
    tenace fede.
    «Per anni ho passato al vaglio — scrive
    Messori sul Corriere della sera di martedì 17
    febbraio — una per una le parole del greco con
    cui gli evangelisti narrano questi eventi, nessuna
    minuzia storica di quelle dodici ore a Gerusalemme
    mi è sconosciuta… o meglio scopro adesso
    che credevo di sapere: tutto cambia se quelle
    parole si traducono in immagini di una tale
    potenza da trasformare in carne e in sangue, i
    segni graffianti di amore… e di odio.»
    Mel Gibson lo ha detto con l’orgoglio unito
    all’umiltà, con il misticismo che forma in lui un
    miscuglio singolare: «Se quest’opera dovesse fallire
    — dice Gibson — per cinquanta anni non ci
    sarà futuro per il film “religioso”.»
    Poi arrivano le notizie certe di veri e propri
    miracoli avvenuti durante la lavorazione del
    film, direttamente sul set, e se lo ha scritto
    Messori, possiamo essere certi che i miracoli ci
    sono stati davvero. Egli è un uomo di fede “investigativa”.
    Eppure durante la lavorazione di
    questo film ci sono stati segni inconfondibili
    della presenza dello Spirito Santo e di Gesù
    risorto, mentre gli attori erano impegnati nelle
    riprese della dolorosissima Sua Passione, tra
    Cinecittà e Matera.
    «Conversioni — scrive Vittorio Messori sul
    45
    Corriere della Sera — liberazioni dalle droghe,
    riconciliazioni tra nemici, presa di coscienza e
    abbandono del peccato di adulterio; apparizioni
    di personaggi misteriosi, esplosioni di energie
    straordinarie; figuranti lucani che si inginocchiavano
    al passaggio dello straordinario Cavaziel-
    Gesù, persino due folgori, una delle quali ha
    colpito la croce, e che non hanno ferito alcuno. E
    poi, coincidenze lette come segni: la Madonna
    con il volto dell’attrice ebrea a nome Morgenstern
    che, lo si è notato solo dopo, in tedesco
    significa, Stella Mattutina delle litanie del Rosario.
    Gibson si è ricordato del monito del beato
    Angelico: “Per dipingere il Cristo, bisogna vivere
    con il Cristo”.
    «La decisione del regista di far parlare gli
    ebrei nella loro lingua popolare, l’aramaico, e i
    romani in latino basso, da militari, che ferisce
    l’orecchio degli spettatori è voluta, perché rientra
    nel clima realistico dell’ambientazione, lontano
    dai licealismi e dalle raffinatezze ciceroniane.
    «Gibson — ha scritto ancora Messori — è un
    cattolico solo amante della Tradizione e coriaceo
    assertore della dottrina del Concilio di Trento:
    la Messa è anche un pasto fraterno, ma è innanzi
    tutto il sacrificio di Gesù, rinnovazione incruenta
    della Passione. Questo è ciò che impor-
    46
    ta, non è il capire le parole... il valore redentivo
    degli atti e dei gesti che hanno il vertice sul
    Calvario non hanno bisogno di espressioni che
    chiunque possa capire. Questo film per il suo
    autore è una Messa: se la mente non comprende,
    tanto meglio, ciò che conta è che il cuore capisca
    che tutto quello che è avvenuto ci redime dal
    peccato e ci apre le porte della salvezza.»
    Questa è la risposta a quanti si domandano,
    e sono tanti anche nel mondo cristiano, cosa
    effettivamente vuole dire Gibson con questo film.
    Non è un film di evangelizzazione come “tradizionalmente”
    lo si intende nella forma kerigmatica:
    Dio ti ama, ha un progetto grande per te, è
    morto per i tuoi peccati, perché tutti siamo peccatori
    (e questa è la ragione fondamentale per la
    quale moltissimi non sentono l’amore di Dio,
    perché il peccato separa dalla fonte dell’amore, e
    dove c’è peccato non c’è presenza di Spirito Santo
    o è così rattristato da essere spento come dice
    San Paolo nel versetto 19 della Prima Lettera ai
    Tessalonicesi, capitolo 7).
    Questo film è più che altro una Messa dal
    vivo! E pensare che tante volte andiamo alla
    Messa tutti impellicciati, magari sbadigliando,
    con noia, superficialità, impazienza (“speriamo
    che finisca presto”, “speriamo che la predica sia
    corta”).
    47
    «La cattolicità radicale del film — è ancora
    Messori che lo dice — sta innanzi tutto nel
    rifiuto di ogni demitizzazione, nel prendere i
    Vangeli come cronache precise: le cose, ci viene
    detto, sono andate così come la Scrittura le descrive.
    «Il cattolicesimo sta poi nel riconoscimento
    della divinità di Gesù che convive con la sua
    piena umanità. Una divinità che erompe, drammaticamente,
    nella sovrumana capacità di quel
    corpo di subire una quantità di dolore come mai
    alcuno né prima né dopo, in espiazione di tutto
    il peccato del mondo. Ma la cattolicità radicale
    sta anche nell’aspetto eucaristico, riaffermato
    nella sua materialità: il sangue della Passione è
    intrecciato di continuo al vino della Messa, la
    carne martoriata del “corpo di Cristo” al pane
    consacrato. E sta pure nel tono fortemente mariano:
    la Madre e il diavolo (che è femmina o
    forse androgino), sono onnipresenti, l’una con il
    suo dolore silenzioso, l’altro-altra, con il suo
    compiacimento maligno. Da Anna Catherine
    Emmerick, la veggente stigmatizzata, Gibson
    ha preso intuizioni straordinarie: Claudia, la
    moglie di Pilato, che offre, piangendo, a Maria i
    panni per raccogliere il Sangue del Figlio è tra le
    scene di maggiore delicatezza in un film che più
    che violento è brutale. Come brutale fu appunto
    48
    la Passione. Il Pietro disperato dopo il rinnegamento,
    si getta ai piedi della Vergine per ottenere
    perdono.
    «Inoltre dal film traspare un fatto determinante
    per i cattolici, e il grande consenso ottenuto
    finora da The Passion of Christ nel mondo
    evangelico più che in quello cattolico, lascia
    aperta la porta ad altri miracoli grandi e insperati:
    una maggiore unità e abbattimento di steccati,
    un fatto determinante per i cattolici, non
    importante, ma fondamentale: la Transustanziazione,
    e cioè l’effettiva trasformazione delle
    due specie del vino e del pane, durante la celebrazione
    eucaristica, nel Sangue e nel Corpo di
    Gesù.»
    L’idea di raccontare il sacrificio di Cristo è
    nata a Mel Gibson intorno al 1992, in un momento
    di totale disperazione, in cui l’attore aveva
    pensato di uccidersi, lanciandosi da una finestra.
    Lo ha raccontato negli Usa lo stesso attoreregista,
    in una intervista-confessione televisiva
    a Diane Sawyer della Abc e del film ha rivelato
    che promuove «la fede, la speranza, il perdono, i
    critici che hanno problemi con me, in realtà
    hanno problemi con i quattro Vangeli.»
    Gibson ha raccontato che anni fa ha toccato
    il fondo spirituale e ha detto di essersi trovato in
    ginocchio a chiedere aiuto, per poi trovare la
    49
    forza di ricominciare nella rilettura dei Vangeli.
    «Gesù Cristo è stato pestato per le nostre trasgressioni
    e dalle sue ferite noi veniamo guariti.
    »
    «Sul piano tecnico — dice Vittorio Messori —
    La Passione di Cristo, appare di altissima qualità
    tanto che i precedenti film su Gesù potranno
    sembrare ridotti a parenti poveri e arcaici: in
    Gibson luci sapienti, fotografia magistrale, costumi
    straordinari, scenografie scabre e, quando
    necessarie, sontuose, trucco di incredibile
    efficacia, recitazione di grandi professionisti,
    sorvegliati da un regista che è anche un loro
    illustre collega. Soprattutto effetti speciali talmente
    mirabolanti che… resteranno segreti, a
    conferma dell’enigma dell’opera, dove la tecnica
    vuole essere al servizio della fede.
    «Nel film è presente l’importanza anche teologica,
    attribuita alla Madonna nonché l’Eucarestia,
    non spiritualizzata, non ridotta a “memoriale”,
    ma vista nel modo più materiale, dunque
    cattolico (Transustansazione).»
    Vittorio Messori, spiega poi: «due minuti
    bastano per ricordare che non fu quella l’ultima
    parola. Dal Venerdì Santo alla Domenica di
    Pasqua, alla Resurrezione che Gibson ha affrontato
    accogliendo una particolare lettura delle
    parole dell’evangelista Giovanni: uno svuota-
    50
    mento del lenzuolo funerario, lasciando un segno
    sufficiente per “vedere e credere” che il
    suppliziato ha trionfato sulla morte.»
    E questa Resurrezione autentica, vera, reale,
    splendente, chiarissima, esaltante, efficacissima,
    aggiungiamo, perché Gesù è sempre lo
    stesso: “Ieri, oggi sempre” (Lettera di San Paolo
    agli Ebrei, capitolo 13, versetto 8).
    «Antisemitismo — ha scritto ancora Messori
    — o almeno antigiudaismo? Non scherziamo
    con parole troppo serie. Chiarissimo è nel film
    che ciò che grava sul Cristo e lo riduce in quello
    stato non è colpa di questo o di quello, bensì tutto
    il peccato di tutti gli uomini, nessuno escluso.
    All’ostinazione nel chiedere la crocifissione da
    parte di Caifa (quel sadduceo collaborazionista
    che non rappresentava affatto il popolo ebreo da
    cui era anzi detestato, il Talmud su di lui e sul
    suocero Anna ha parole terribili), fa più di abbondante
    contrappeso il sadismo inaudito dei
    carnefici romani; alle viltà politiche di Pilato
    che lo portano a violentare la sua coscienza, si
    oppone il coraggio del sinedrita che affronta il
    Sommo Sacerdote, gridandogli che quel processo
    è illegale. E non è forse ebreo il Giovanni che
    sorregge la Madre, non è ebrea la pietosa Veronica,
    non è ebreo l’impetuoso Simone di Cirene,
    non sono ebree le donne di Gerusalemme che
    51
    gridano la loro disperazione, non è ebreo Pietro
    che, perdonato, morirà per il Maestro? All’inizio
    del film, prima che il dramma si scateni, la
    Maddalena chiede, angosciata alla Vergine:
    “Perché questa notte è così diversa da ogni altra?”
    “Perché — risponde Maria — tutti gli uomini
    erano schiavi, e ora non lo saranno più.”
    Tutti ma proprio tutti, “giudei o gentili che siano”.
    Quest’opera dice Gibson amareggiato da
    aggressioni preventive, vuol riproporre il messaggio
    di un Dio che è Amore. E che Amore
    sarebbe se escludesse qualcuno?»
    Il punto vero è un altro. Da che pulpiti vengono
    le prediche? Il mondo è abituato alla violenza
    più gratuita, sia nella realtà che nei film,
    e al di là degli atteggiamenti di facciata e di
    parole sempre gonfie di perbenismo, più di tanto
    non si scandalizza più. Invece si scandalizza
    davanti alle crude immagini della Passione del
    Redentore perché si è abituati a conoscerlo e
    viverlo all’acqua di rose, in una versione falsa e
    ipocrita, come quelli che fanno sempre finta,
    quelli che esteriorano apparenze e pietismo che
    non è pietà. Il mondo (e anche una parte del
    mondo cristiano), non accetta il dolore, la sofferenza
    e vuole sfuggirgli.
    «Il film è molto violento — ha detto Mel
    Gibson — ma secondo me questa violenza non è
    52
    anticristiana: è una forma di catarsi che spero
    riconduca tanta gente alla Fede.»
    Cristo è morto, tremendamente sfigurato
    come la Sacra Sindone prova, nudo sulla Croce.
    La pietà popolare, in seguito gli ha messo un
    panno. Egli ha sofferto, come Gibson fa vedere
    molto bene, perché si è voluto caricare sulle
    spalle tutti i nostri peccati e il peccato del mondo:
    “dalle sue piaghe siamo stati guariti” (Prima
    Lettera di Pietro, capitolo 2, versetto 25; cfr
    Isaia, capitolo 53, versetto 5).
    Scrisse Hans Urs von Balthasar nelle meditazioni
    sul Credo Apostolico: «L’ora e l’impero
    delle tenebre (Luca 22,53), quando gli uomini
    Gli inflissero ogni sorta di dolore fisico e morale
    e anche il Padre lo abbandonò nei supplizi, è una
    notte per noi insondabile. Nessuna via Crucis,
    neppure le atrocità delle torture umane dei campi
    di concentramento possono darcene un’immagine.
    Portare il peso del peccato del mondo,
    sperimentare in sé la profonda perversione di
    una umanità che nega a Dio ogni culto, ogni
    riverenza e timore, di fronte a un Dio che distoglie
    lo sguardo da questi tormenti: chi può concepire
    che significa tutto ciò? E poiché sono qui
    raccolte tutte le sterminate età del mondo dal
    principio alla fine dei tempi, per il Sofferente la
    croce diventa atemporale; non si può più parlare
    53
    di una prospettiva di resurrezione di due giorni
    dopo. Il peccatore può sperare, il “peccato” no:
    ma Cristo, per amore nostro, Dio “lo trattò da
    peccato” (Seconda Lettera di San Paolo ai Corinzi,
    capitolo 5, versetto 21).»
    «È durissimo. Il film di Mel Gibson — scrive
    Andrea Piersanti, Presidente dell'Istituto Luce,
    in www.cinematografo.it — è veramente duro e
    non concede spazio alla fantasia. La passione di
    Gesù è descritta nei particolari, senza indulgenze
    estetiche, ma anche senza falsi pudori. Gli
    uncini dei flagelli strappano la carne viva e lo
    spettatore soffre e sussulta insieme con il sanguinante
    protagonista della storia. Per tutto il
    film. Due ore e dieci minuti di sofferenza vera.
    Due ore e dieci minuti di autentica commozione.
    «Il film La Passione di Cristo è veramente
    “tosto”. Si esce dalla proiezione scioccati e colpiti
    nel più profondo e intimo dei sentimenti. Il sangue
    scorre copioso sullo schermo e tante saranno
    le domande che questo susciterà.
    «Un film che inizia con uno schiocco sparato
    fortissimo negli altoparlanti della sala. È il rumore
    del sandalo di Gesù che schiaccia, con un
    “crack”, la testa del serpente. È una scelta di
    campo inusuale e “scandalosa” da parte di Gib-
    54
    son, nei tempi del politicamente corretto ad ogni
    costo.
    «La società contemporanea, che sarebbe meglio
    definire “società delle immagini”, è fortemente
    scristianizzata. La durezza dei cuori degli
    uomini del terzo millennio è paragonabile in
    qualche modo solo alle risa volgari e sguaiate
    dei soldati romani che, anche nel film di Gibson,
    picchiano e poi crocifiggono Gesù.
    «C’è un legame stretto fra l’evento di duemila
    anni fa e la nostra vita quotidiana, i cuori sono
    diventati di pietra,» ha scritto ancora Andrea Piersanti,
    «gli occhi sono serrati (anche se ottusamente
    aperti sul caleidoscopio delle immagini della modernità,
    come ha già detto Stanley Kubrick con il
    suo film-testamento Eyes Wide Shut) e le orecchie
    sono sorde ai lamenti della coscienza.
    «Oggi come allora, duemila anni fa. A questo
    potrebbe avere contribuito un certo annacquamento
    operato sul messaggio evangelico. Come se
    arte figurativa prima, e cinema e televisione dopo,
    avessero trascurato un aspetto importante della
    vita di Gesù: la sua sofferenza, umana e divina.
    «C’è un solo fotogramma, nel film di Gibson,
    che da solo varrebbe l’intero prezzo del biglietto.
    Dopo la morte di Gesù sulla Croce, la macchina
    da presa, che fino al quel momento ha seguito il
    dramma senza mai staccarsi da terra, prende il
    55
    volo e lo spettatore si trova improvvisamente a
    guardare la scena dall’alto dei cieli. L’immagine
    è come trasfigurata in uno strano effetto a occhio
    di pesce. Poi anche quella bizzarra rotondità si
    muove e comincia a precipitare verso la terra
    dove si schianterà in pochi secondi. È la prima
    goccia d’acqua del finimondo che si scatena sul
    Golgota.
    «Si rimane stupefatti. La sequenza, brevissima,
    rimane nell’immaginario dello spettatore
    annichilito. È come se Gibson abbia avuto l’ardire
    di poter immaginare e poi di voler raffigurare
    lo sguardo e, soprattutto, il pianto di Dio. Un
    gesto di arroganza salutare, pazzesco ma baciato
    dalla grazia. Per troppo tempo abbiamo trascurato
    la sofferenza di Dio. Una sofferenza che
    è specchio e immagine della nostra stessa sofferenza
    nel peccato.
    «Solo così infatti si può capire perché Gibson
    abbia voluto essere così duro nella rappresentazione
    della violenza che abbiamo inflitto a Gesù.
    È, infatti, la stessa violenza che abbiamo inflitto
    a noi stessi. Quelle carni martoriate sono le
    nostre. Le lacrime di Maria sono le nostre. E una
    domanda ci coglierà all’improvviso, alla fine
    della proiezione, all’uscita della sala cinematografica:
    Dove siamo stati in questi ultimi duemila
    anni? Come abbiamo fatto a dimenticare?»
    56
    57
    IL SANGUE È NECESSARIO
    PER DIMOSTRARE IL SACRIFICIO
    DI CRISTO
    Giovanni Cantoni, direttore della rivista Cristianità,
    studioso della Dottrina Sociale, dice di
    Mel Gibson: «è particolarmente attento alle mutazioni
    delle tendenze della cultura e delle arti
    ed al loro impatto nell’immaginario popolare —
    come si legge sul Quotidiano di Calabria —.
    Credo di poter e di dover esprimere un giudizio
    positivo, come integrazione e ricostruzione verosimile
    del testo, quindi delle informazioni
    evangeliche. Infatti il film costituisce prezioso
    aiuto alla contemplazione della Passione, quindi,
    di nuovo, alla ricostruzione a uso di meditazione
    e di riflessione personale di un passaggio
    nodale della vita del Salvatore. Personalmente
    non vi ho visto altro, oltre alla riproposizione
    animata, cioè in sequenza, delle immagini note
    ad ogni occidentale, anche di non particolare
    cultura, in quanto costitutive del deposito dell’informazione
    ricavabile dal mondo delle arti
    figurative, soprattutto del tempo tardo medioevale
    e protoumanistico. Trovo le descrizioni co-
    58
    erenti con l’esito, almeno com’è illustrato dall’uomo
    della Sindone.»
    La diplomazia stride con le immagini cruente
    e durissime che per due ore e dodici minuti
    pervadono tutto il film in quanto Gesù Cristo
    non è stato diplomatico. Se avesse usato la diplomazia
    non avrebbe subito la condanna e la
    dolorosissima Passione, avrebbe trovato un compromesso
    con i farisei e i dottori del Tempio.
    Le immagini di Gibson inchiodano oltre che
    il Cristo, anche ogni uomo a prendere coscienza
    che Dio non ha risparmiato nulla di sé, fino
    all’ultima goccia del suo sangue per salvare
    ognuno di noi altrimenti perso a causa del peccato.
    È il Sangue di Cristo che ci salva.
    Ci si ostina a nascondere ancora la verità
    della Parola di Dio? Non è sufficiente il lastricato
    di tombe a cui è ridotta gran parte della nostra
    amata Chiesa?
    Non è un dibattito che ci salva, una teologia,
    un pensiero, ma il Sangue di Cristo, di cui si
    parla in 23 capitoli del Nuovo Testamento. Eccone
    tre: “Foste liberati con il sangue prezioso di
    Cristo” (Prima Lettera di Pietro, capitolo 1, versetto
    19); “Il Sangue di Gesù ci purifica da ogni
    peccato” (Prima Lettera di Giovanni, capitolo 1,
    59
    versetto 7); “Ci ha liberati dai nostri peccati con
    il suo Sangue” (Apocalisse, capitolo 1, versetto
    5).
    Già nel 2002 il quotidiano Avvenire scrisse
    che l’attore stava consultando teologi e altri
    prelati “al massimo livello” per comprendere
    appieno l’ultima sofferenza di Cristo. Comunque
    la si voglia prendere Gesù fa scandalo, se
    preso per il giusto verso. In un modo o nell’altro
    si sta verificando un “sano” terremoto. Il mondo
    si scandalizza di questa violenza ma non coglie
    che duemila anni fa non era un uomo dei tanti
    che crocifiggevano i romani (pare che in Palestina
    non vi fossero più alberi), ma Dio. E che lo ha
    fatto per l’uomo.
    Il mondo non si scandalizza della raffica dei
    film di violenza gratuita che ogni giorno propinano
    le Tv. Non si scandalizza più tanto nemmeno
    delle guerre che scoppiano e si concludono
    nel giro di pochi mesi o addirittura settimane.
    Ma si scandalizza della polvere, del sangue,
    della carne fatta a brandelli di una rappresentazione
    della Passione. Ma a quali vie Crucis
    abbiamo partecipato fino ad oggi?
    Se questo film voleva svegliare qualcuno
    sicuramente, davanti a queste immagini o si
    fugge via o si resta in mistica contemplazione (è
    consigliabile per i cristiani pregare almeno
    60
    un’ora prima di andare a vedere questo film).
    Qualunque Via Crucis, qualunque rappresentazione
    sacra del Venerdì Santo, qualsiasi
    idea ci siamo fatti della Passione finora, qualsiasi
    iconografia nota, a questo punto è ormai da
    dimenticare. Da cancellare. La vera Passione di
    Cristo non è andata “meglio” da come ce l’ha
    fatta vedere Mel Gibson. Rifletteremo su questo?
    Rifletteremo sulla Gloriosissima Resurrezione
    di tre giorni dopo, rifletteremo sul fatto che
    Gesù Cristo ha distrutto la morte, il peccato, la
    malattia? Rifletteremo sul fatto che come dice
    Isaia e poi riprende Pietro “Dalle sue piaghe
    siamo stati guariti”?
    «La Sacra Sindone — ha detto Gibson, rispondendo
    alle accuse di violenza — mostra che
    non c’era più pelle sul corpo di quell’uomo. Questa
    è l’immagine di Cristo in cui credo. È stato un
    pestaggio spietato. Il sangue è stato necessario
    per far vedere quanto sia stato grande il Suo
    sacrificio.»
    61
    GESÙ NELL’ORTO DEGLI ULIVI
    E I SEGRETI DEL FILM
    Ecco Gesù nell’Orto degli Ulivi, nelle visioni
    della Venerabile Anna Caterina Emmerick:
    «L’anima sua era già turbata e la sua tristezza
    andava sempre crescendo. Egli guidò i compagni,
    per un sentiero nascosto nella Valle di Giosafat,
    e di là si diresse con loro al monte degli
    Olivi; quando furono giunti davanti alla porta,
    vidi la luna non interamente piena levarsi sulla
    montagna. Il Signore, errando con i compagni
    nella valle, diceva che sarebbe ritornato in quel
    luogo per giudicare il mondo, ma non povero e
    languente come lo vedevano allora, e che in
    quella seconda venuta altri avrebbero tremato e
    gridato. I suoi discepoli non lo compresero, e
    credettero, cosa che accadde loro più volte in
    quella notte, che la debolezza e l’esaurimento lo
    facessero delirare… Gesù andò a pregare nella
    parte più selvaggia… Gesù era molto triste e
    presentiva l’avvicinarsi del pericolo e i discepoli
    ne erano assai turbati. Egli disse allora a otto di
    loro di rimanere nell’orto del Getzemani: “Restate
    qui,” disse, “mentre io vado a pregare nel
    62
    luogo che ho scelto.”
    «Era indicibilmente triste, perché sentiva
    l’avvicinarsi dell’angoscia e della prova; Giovanni
    gli chiese come mai Lui, che li aveva
    sempre consolati, potesse essere così abbattuto.
    “L’anima mia è triste fino alla morte,” rispose, e,
    guardando intorno a sé, vide da ogni lato l’angoscia
    e la tentazione avvicinarsi come nubi cariche
    di immagini spaventevoli. “Fermatevi, vegliate
    con me; pregate affinché io non abbia a
    cadere in tentazione”.
    «La sua tristezza e la sua angoscia crescevano
    ed Egli si ritirò tutto tremante in fondo alla
    grotta, come uno che, perseguito da spaventoso
    uragano, cerchi un rifugio per pregare; ma le
    visioni minacciose lo seguirono anche nella grotta
    e si fecero ancora più distinte. Quella stretta
    caverna sembrava racchiudere l’orribile spettacolo
    di tutti i peccati commessi dalla prima caduta
    fino alla fine del mondo, e quello del loro
    castigo; perché proprio nell’Orto degli Ulivi si
    erano rifugiati Adamo ed Eva quando erano
    stati scacciati dal Paradiso e mandati raminghi
    sulla terra inospitale, e avevano pianto e tremato
    in quella stessa grotta.
    «Ebbi allora la chiara impressione che Gesù,
    abbandonandosi ai dolori della Passione che
    stava per cominciare, e offrendosi in olocausto
    63
    alla Giustizia Divina per soddisfare e riparare i
    peccati del mondo, facesse rientrare in qualche
    modo la sua divinità in seno alla Santissima
    Trinità, per rinchiudersi sotto l’effetto della sua
    carità infinita, nella sua paura, amante e innocente
    umanità che, armata solo dell’amore che
    infiammava il suo cuore di uomo, si immolava,
    per tutti i peccati del mondo, per tutte le angosce
    e tutte le sofferenze. E volendo soddisfare per
    l’origine e lo sviluppo di tutti i peccati e di tutti
    gli istinti pravi, il misericordioso Gesù, prese nel
    suo cuore, per amore di noi peccatori, la radice di
    ogni espiazione santificante, e allo scopo di soddisfare
    per i peccati infiniti, lasciò crescere e
    dilatarsi questa pena infinita come un albero
    dalle mille braccia, e penetrare in tutte le membra
    del suo sacratissimo corpo, in tutte le facoltà
    l’anima sua santissima.
    «Così, abbandonato interamente alla sua umanità,
    implorando Iddio con tristezza e angoscia
    inesprimibile, cadde col viso a terra, mentre tutti i
    peccati del mondo gli apparivano in forme innumerevoli
    con tutta la loro bruttezza interiore: li
    prese allora tutti sopra di sé, e si offerse, nella sua
    preghiera, alla giustizia del Padre Celeste, in riparazione
    di questo spaventevole debito….»
    La mano che infilza e martella il chiodo sulla
    mano dell’attore Jim Caviezel nella parte di
    64
    Gesù, è quella di Mel Gibson. Egli stesso ha
    voluto fare questa scena. Il motivo? L’uomo di
    fede cristiana dovrebbe vedere in questo gesto,
    che comunque rimane non rivelato nel film, un
    atto di pentimento e di riconoscimento del proprio
    peccato, dei propri peccati. In effetti ognuno
    di noi ha crocifisso Cristo, con i suoi peccati.
    Cristo con i suoi patimenti si è fatto peccato al
    posto del nostro peccato al fine di riconciliarci
    con il Padre. Perché l’uomo era definitivamente
    separato da Dio a causa del peccato originale e
    poi a seguire della moltitudine immensa di peccati
    dall’inizio dei tempi alla fine del mondo.
    Francesco Faschino, uno studente universitario
    di Matera, della facoltà di Economia Aziendale
    aveva realizzato un sito di interesse turistico
    e culturale: Sassi di Matera (www.sassiweb.it),
    ma quando è cominciata a girare la notizia delle
    riprese del film, tante persone hanno iniziato a
    tempestarlo di domande, così, per tagliare la
    testa al toro, inserì una pagina speciale sul film,
    ma queste cose non le scrisse mai. Francesco ha
    vissuto quasi attimo per attimo, tutte le riprese
    del film: dal 4 novembre al 4 dicembre del 2002.
    «Mel Gibson — racconta Francesco — ha
    scelto quel periodo per un fattore di luce, di
    giochi di luce, si adattava ai momenti più intensi
    della Passione; la cosa che più mi ha colpito è
    65
    stata quella del chiodo: quella scena l’ha voluta
    fare Gibson di persona. Poi mi ha colpito molto
    l’uso di uno speciale robot, fatto costruire appositamente,
    con le sembianze di Jim Caviezel,
    identico: un robot che respirava, trasudava, dal
    quale usciva il liquido simile al sangue, questo
    per le scene dirette sulla croce: molte volte è
    salito su anche il protagonista, ma con il freddo,
    ha avuto problemi di ipotermia. Il robot si chiamava
    animatronic.
    «Quando il regista stava girando la scena
    della crocifissione personalmente, assisteva un
    teologo del posto, padre Basilio Gavazzani, della
    Parrocchia di Sant’Agnese. Vi è stata una lunga
    e animata discussione tra i due, perché in realtà,
    come pochi sanno i chiodi furono conficcati sui
    polsi di Gesù, perché le mani attaccate alla croce
    non avrebbero retto il peso del corpo, ma la
    tradizione popolare li ha voluti poi sulle mani,
    così come le stigmate di molti santi compaiono
    sul palmo delle mani. Gibson difendeva la tradizione
    popolare.
    «Un altro particolare che mi ha colpito sono
    state le iniziali del nome di Jim Caviezel: Jesus
    Christ, e che l’attore quando ha girato il film aveva
    trentatré anni come Gesù. Mi ha anche colpito il
    clima di fede nel quale si svolgeva il film. Il protagonista
    aveva sempre un atteggiamento di fede:
    66
    l’ho visto confessarsi spesso con Don Angelo, un
    sacerdote del posto e recitare il Rosario.»
    Intanto in difesa del film è sceso in campo
    l’arcivescovo John Foley, presidente del Pontificio
    Consiglio delle Comunicazioni sociali, che,
    secondo fonti di agenzia, a proposito delle accuse
    di antisemitismo mosse alla pellicola, dice: «Certo
    ci sono ebrei nel film che chiedono la condanna
    di Gesù, ma anche l’Impero Romano è dipinto
    severamente.» Monsignor Foley considera The
    Passion of Christ «una riflessione sulla Passione
    e sulle responsabilità che tutti noi, me compreso,
    abbiamo avuto nella sofferenza e nella
    morte di Gesù.»
    Chi si scandalizzerà non avrà compreso che
    il peccato è una cosa molto grave, tanto grave
    che Dio per distruggerlo ha dovuto immolare il
    proprio unico Figlio, pur di non vedere per sempre
    perduta la sua creatura, sedotta dal peccato:
    l’uomo. Pur di non vederlo perire per sempre
    nella vita eterna, ha sacrificato il proprio Figlio.
    Molti invece capiranno questo proprio vedendo
    il film e la prima cosa che scatterà in loro, insieme
    alla conversione sarà il perdono: di sé stessi,
    di Dio (al quale saranno state attribuite tutte le
    cose negative della vita), del prossimo, del nemico;
    riacquisterà la fede, perché dopo la morte
    atroce di Cristo c’è la Resurrezione!
    67
    ECCO COME SATANA TENTÒ GESÙ
    NELL’ORTO DEL GETZEMANI
    «Ma Satana che, in forma orribile s’agitava
    con riso infernale in mezzo a tanti orrori, si
    eccitava in un furore sempre crescente contro
    Gesù, e facendo passare davanti a lui dei quadri
    sempre più spaventosi, gridava senza posa alla
    sua umanità: “Come! Anche questo vuoi prendere
    sopra di te? E sopportarne la pena? Vuoi tu
    soddisfare per tutto questo?” Intanto, da quella
    parte del cielo dove il sole si mostrava fra le dieci
    e le undici del mattino, partì un raggio simile ad
    una via luminosa: era una schiera d’angeli che
    scendeva fino a Gesù per infondergli forza e
    sollievo.
    «Il resto della grotta era pieno di spaventose
    visioni di peccato e di spiriti malvagi, dileggiatori
    e accaniti; Egli prese tutto sopra di sé, ma il
    suo cuore, il solo che amasse perfettamente Dio
    e gli uomini in questo deserto d’orrore, sentì
    crudelmente torturato e straziato sotto il peso di
    tanto abominio.
    «Ah! Vidi allora tante cose che un anno
    intero non basterebbe a narrarle. Quando quel-
    68
    la massa di delitti fu passata sopra il suo capo
    come un oceano e che Gesù, volontaria vittima
    d’espiazione, ebbe chiamato sopra di se le pene e
    i castighi dovuti a tutti quei peccati, Satana gli
    suscitò contro, come altra volta nel deserto, innumerevoli
    tentazioni, e osò perfino presentargli
    — a Lui che era la purezza medesima! — una
    serie di accuse: “Come! Diceva, vuoi prendere
    tutto questo sopra di te, e tu stesso non sei puro!
    Guarda questo! E questo! E quest’altro ancora!”
    e fece sfilare davanti a Lui, con impudenza
    infernale, una quantità immensa di accuse immaginarie,
    rimproverandogli gli errori dei suoi
    discepoli, gli scandali che questi avevano dato, e
    il turbamento che Egli aveva portato nel mondo,
    rinunciando alle antiche usanze.
    «Satana si fece il più abile e il più severo dei
    Farisei e gli rimproverò d’essere stato l’occasione
    del massacro degli Innocenti, e della pena e
    del pericolo dei suoi genitori in Egitto, gli rimproverò
    di non aver salvato Giovanni Battista
    dalla morte, d’aver disunito molte famiglie,
    d’aver protetto uomini screditati, d’aver omesso
    di guarire parecchi malati...»
    Nelle sue visioni sugli anni della predicazione
    di Gesù, Caterina Emmerick vide l’11 dicembre
    1822, il Signore permettere ai dèmoni usciti
    dagli ossessi di Gerasa di entrare in una man-
    69
    dria di porci. Vide ancora questa circostanza
    particolare: che gli indemoniati rovesciarono
    prima una grande vasca piena di una bevanda
    fermentata.
    «... e ai dèmoni di precipitare in mare i loro
    suini; gli imputò le colpe di Maria Maddalena,
    perché non le aveva impedito di ricadere nel
    peccato; l’accusò d’aver abbandonato la sua famiglia,
    di aver dilapidato i beni altrui; insomma
    il tentatore presentò all’anima di Gesù per abbatterlo,
    tutto quanto avrebbe rimproverato in
    punto di morte a un uomo ordinario, che avesse
    compiuto tutte quelle azioni senza motivi superiori;
    perché a lui era nascosto che Gesù fosse
    figlio di Dio e quindi lo tentava solo come il più
    giusto tra gli uomini.
    «Il nostro Divino Salvatore lasciò talmente
    predominare in sé la sua santa umanità, che
    volle soffrire persino la tentazione della quale
    sono assaliti circa il merito delle loro opere buone
    gli uomini che muoiono santamente e permise,
    per vuotare tutto intero il calice dell’agonia,
    che lo spirito del male, al quale la sua divinità
    era nascosta, gli presentasse tutte le sue opere di
    carità come altrettanti atti colpevoli, che la grazia
    di Dio non gli aveva ancora rimessi.
    «Gli rimproverò di voler cancellare i peccati
    degli altri, mentre Lui stesso, sprovvisto di ogni
    70
    merito, doveva soddisfare il debito contratto con
    al Provvidenza divina per molte pretese opere
    buone. La divinità di Gesù permise che il nemico
    tentasse la sua umanità come potrebbe tentare
    un uomo che volesse attribuire un valore proprio
    alle sue buone opere, oltre quello solo che
    possono avere in unione ai meriti della morte del
    Salvatore.
    «Così il tentatore gli presentò le opere del
    suo amore come atti sprovvisti di merito, che lo
    costituivano debitore verso Dio: fece come se
    Gesù ne avesse, in qualche modo, prelevato il
    merito su quello della sua Passione non ancora
    consumata e di cui Satana non conosceva ancora
    il valore infinito, e per conseguenza, come se
    non avesse soddisfatto per le grazie ricevute in
    occasione di queste sue opere.
    «Gli pose sotto gli occhi dei contratti nei
    quali tutte le sue buone opere erano scritte come
    debiti, e diceva, sottolineandole, col dito: “Tu sei
    ancora debitore per questa e per quest’altra,
    ecc.”
    «Infine svolse davanti a Lui un contratto
    dove stava scritto che Gesù aveva ricevuto da
    Lazzaro e speso il denaro ricavato dalla vendita
    della proprietà di Maria-Maddalena a Magdala
    e gli disse: “Come hai tu osato dissipare il bene
    altrui e usare un simile torto a questa famiglia?”
    71
    «Io vidi le immagini di tutti i peccati per i
    quali il Signore s’era offerto di espiare e sentii
    con Lui tutto il peso delle gravissime accuse che
    gli venivano elevate contro dal tentatore; poiché
    fra i peccati del mondo che il Salvatore s’era
    addossato, vidi anche i miei, pur tanto numerosi,
    e dal cerchio di tentazioni che lo stringevano
    si sprigionò verso di me come una corrente dove
    tutte le mie colpe prendevano forma di visione.
    «Intanto io avevo gli occhi sempre fissi sul
    mio celeste Fidanzato, gemevo, pregavo con Lui,
    e mi volevo con Lui verso gli angeli consolatori.
    Ah! Il Signore si torceva come un verme sotto il
    peso del suo dolore e della sua angoscia. Io,
    durante le accuse di Satana contro Gesù, duravo
    a fatica a trattenere la mia collera; ma quando il
    tentatore parlò della vendita dei beni di Maddalena,
    mi fu impossibile contenermi e gridai:
    “Come puoi imputargli a peccato la vendita di
    quei beni? Forse che non hai visto il Signore
    impiegare in opere di misericordia la somma
    consegnatagli da Lazzaro, e liberare a Thirza
    ventisette poveri prigionieri per debiti?”
    «In principio Gesù era inginocchiato e pregava
    abbastanza calmo; ma più tardi l’anima
    sua fu spaventata alla vista dei delitti innumerevoli
    degli uomini e della loro ingratitudine
    verso Dio ed Egli fu in preda ad un’angoscia e ad
    72
    un dolore così violenti che esclamò, tremando e
    rabbrividendo: “Padre mio, se è possibile, allontana
    da me questo calice! Padre mio, tutto ti è
    possibile: allontana questo calice!” Poi si riprese
    e disse: “Però sia fatta la tua volontà e non la
    mia.”»
    «Non so se la nostra sia l’epoca di un nuovo
    grande risveglio religioso — si è letto sul settimanale
    Panorama — ma l’operazione colossale
    messa in piedi con il ritorno della Passione va in
    quella direzione. La religione del Concilio tendeva
    all’occultamento della differenza e alla
    disciplina spirituale come valore universale, ora
    esplode l’identità come differenza assoluta. Gibson
    sembra avere intercettato questa nuova e
    antichissima dimensione dell’esistenza umana,
    e la ripropone senza scrupoli, da cattolico radicale
    militante. Al tradizionale bisogno di credere,
    banalizzato e parrocchializzato in mille modi
    nel linguaggio contemporaneo, si è sostituita
    l’urgenza di ascoltare una storia vera, di riprodurre
    l’avvenimento che è alle nostre spalle.
    Nell’impasto annunciato di cristianesimo americano
    e tradizionalismo europeo, questo film
    sulla Passione, girato e doppiato in lingue come
    l’aramaico e il latino che nessuno conosce più, si
    73
    annuncia come un superbo E. T. capace di parlare
    senza riserve al mondo bambino che si
    credeva padrone di se stesso.»
    Effettivamente la croce è uno scandalo. Si
    avvera oggi. Quando? Oggi, ora, in questo momento
    la Parola di Dio, efficace, eterna, immutabile,
    incorruttibile, che produce quello che dice:
    «Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per
    i giudei, stoltezza per i pagani, ma per coloro che
    sono chiamati, sia giudei che Greci (il mondo
    all’epoca conosciuto, che va inteso per “tutti”),
    predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di
    Dio.» (Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi,
    capitolo 1, versetti 23-24)
    Agli “accomodanti”, a chi è sempre in cerca
    del compromesso, questo film viene a rompere le
    uova nel paniere e diventa pietra di inciampo.
    Perché Cristo è pietra di inciampo (cfr Lettera di
    San Paolo ai Romani, capitolo 9 versetto 32), ma
    a tanti toglierà il velo dagli occhi.
    Il film vuole annunciare: in primo luogo che
    il peccato è una cosa aberrante agli occhi di Dio
    tanto che per riscattare l’uomo, che vorrebbe
    fare tutto da sé, facendosi egli stesso Dio, stabilendo
    cosa è bene e cosa è male, mentre invece è
    solo una creatura, ha mandato il suo Figlio
    Unigenito, l’unico che aveva, Gesù per riscattare
    l’uomo creato a sua immagine e somiglianza,
    74
    perché non si perda in eterno, infatti chiunque
    accoglie Gesù Cristo come unico Signore, Salvatore
    e Messia nella propria vita, proclamandolo
    con la bocca a voce alta e facendo poi conseguenti
    passi di fede e cammini calandosi nelle comunità
    cristiane sarà salvo.
    È ora di prendere coscienza del peccato, del
    riscatto operato da Gesù Cristo perché si accolga
    la fede, la speranza, la carità e si facciano passi
    concreti verso il perdono, di sé stessi, di Dio, del
    prossimo, dei nemici..!
    Dio ci ha perdonati, ha perdonato i peccati di
    ognuno di noi e noi chi siamo per non perdonare
    anche chi ci ha fatto del male?
    Un altro messaggio va ai cristiani della domenica,
    ai cristiani all’acqua di rose, ad un certo
    cristianesimo (e cattolicesimo) di maniera, di
    facciata, di apparenza, dimenticando il profondo
    sacrificio di Cristo, velandolo, velando la Parola
    di Dio e il Vangelo, sostituendolo con un
    vago pietismo umanitario che nulla ha a che
    vedere con Cristo. Un messaggio a chi pensa che
    con quattro nozioni di catechismo e qualche
    funzioncina religiosa si assolva al ruolo e alla
    chiamata che Gesù fa a chiunque lo conosce:
    evangelizzare.
    I “perbenisti” si scandalizzeranno. Non si
    possono escludere reazioni forti alla visione di
    75
    questo film, durante la lavorazione del quale si
    sono verificati veri e propri miracoli, guarigioni,
    conversioni, e che non è affatto antisemita ma
    che racconta esattamente come sono andate le
    cose quella volta là. Quella volta che per ogni
    cristiano si rinnova con la celebrazione della
    Santa Messa alla quale spesso assistiamo assonnati
    e annoiati.
    Il regista afferma che lo Spirito Santo stava
    lavorando con lui: «Credo nello Spirito Santo,
    per me è reale e sono convinto che guardi favorevolmente
    a questo film e che abbia voluto
    aiutarmi. Ovvio, il film l’ho fatto io, ma Dio fa
    tutto: niente accade per caso. È la mia visione, è
    la mia versione di quello che è accaduto e ne sono
    orgoglioso, ma l’ho fatto io, con l’aiuto di Dio.
    Gesù viveva in Giudea, era un figlio di Israele e
    in Giudea c’erano romani e ebrei, non c’erano i
    norvegesi. Io mi sono ispirato ai Vangeli, scritti
    da persone che erano là, magari scritti un po’
    dopo, ma erano stati testimoni.»
    Gibson è stato accusato di essere antisemita.
    «Non sono antisemita: andrebbe contro le
    mie convinzioni di cattolico: essere razzisti è un
    peccato — ha replicato Gibson —. Essere antisemiti
    significa non essere cristiani.»
    Gibson è stato accusato di avere descritto la
    crocifissione in modo troppo esplicito.
    76
    «È un film violento e se non vi piace l’idea
    non andateci — ha risposto — ho voluto che
    avesse impatto, che fosse estremo. Volevo spingere
    lo spettatore oltre la china, volevo che vedesse
    l’enormità di quel sacrificio. Mi sono attenuto
    ai testi e il film, non a caso, si chiama La
    Passione di Cristo.»
    Gibson ha rivelato di essere stato in alcuni
    centri di disintossicazione e di avere una predisposizione
    alle dipendenze.
    «Stavo annegando. Ero soggetto a qualsiasi
    tipo di dipendenza. Soprattutto alcol, ma anche
    droghe, caffè, sigarette, sono arrivato a pensare
    al suicidio. Quando guardo indietro mi chiedo
    che cosa stessi pensando. Mia moglie, mi è stata
    vicino per anni, è una splendida donna, la migliore
    amica che abbia mai avuto e molto lo devo
    a lei.»
    77
    CHI POTRÀ MAI RENDERE QUESTO
    TERRIBILE E DOLOROSO SPETTACOLO?
    Continua il racconto della Venerabile Anna
    Caterina Emmerick: «Accanto alla casa di Pilato
    il tumulto e le grida non cessavano. Nuovi
    carnefici colpirono Gesù a scudisciate, servendosi
    di cinghie munite all’estremità di uncini di
    ferro, che ad ogni colpo, strappavano interi pezzi
    di carne.
    «Ah! Chi potrà mai rendere questo terribile
    e doloroso spettacolo?
    «Ma la loro rabbia infernale non era ancora
    soddisfatta: Gesù venne slegato e nuovamente
    attaccato, ma questa volta con il dorso volto alla
    colonna; siccome non poteva più reggersi, gli
    passarono delle corde sul petto, sotto le braccia e
    sotto le ginocchia, legandogli poi anche le mani
    dietro la colonna. Tutto il suo corpo si contraeva
    dolorosamente ad era coperto di sangue e di
    piaghe. Allora si precipitarono sopra di Lui come
    cani furiosi; uno di essi aveva una verga più
    flessibile, con la quale gli colpiva il viso.
    «Il Salvatore aveva il corpo ridotto tutto una
    piaga: Egli guardava i suoi carnefici con gli
    78
    occhi pieni di sangue e sembrava implorare
    grazia; ma il loro furore raddoppiava e i gemiti
    di Lui si facevano sempre più flebili.
    «L’orribile flagellazione durava da tre quarti
    d’ora, quando uno straniero d’infima classe,
    parente del cieco Ctesifone guarito da Gesù, si
    precipitò verso il retro della colonna con un
    coltello a forma di falce e gridò con voce indignata:
    “Fermatevi! Non colpite questo innocente
    fino a farlo morire!”
    «I carnefici che erano ebbri, si fermarono
    stupiti; egli allora recise rapidamente le corde
    che tenevano legato Gesù e poi fuggì perdendosi
    tra la folla. Gesù cadde quasi privo di sensi ai
    piedi della colonna, sul terreno tutto bagnato
    dal suo sangue, e i carnefici lo abbandonarono là
    per andare a bere, dopo aver richiamato dei
    subalterni, che erano occupati, nel corpo di guardia,
    a intrecciare la corona di spine.
    «E mentre Gesù, coperto di piaghe sanguinanti,
    si agitava convulsamente ai piedi della
    colonna, vidi alcune ragazze di malavita, dall’aria
    sfrontata, avvicinarsi a Lui tenendosi per
    mano, fermandosi un momento e guardarlo con
    disgusto. In quel momento il dolore delle sue
    ferite si fece più vivo, ed Egli alzò verso di loro il
    suo viso ferito: le ragazze allora si allontanarono
    mentre i soldati e gli arcieri indirizzavano
    79
    loro parole indecenti.
    «Vidi a più riprese, durante la flagellazione,
    molti angeli in pianto circondare Gesù, e udii la
    sua preghiera per noi peccatori salir costantemente
    al Padre in mezzo al grandinare dei colpi
    che cadevano sopra di Lui.
    «Mentre Gesù giaceva nel suo sangue a pie’
    della colonna, vidi un angelo presentargli qualche
    cosa di luminoso che lo ristorò e gli fece
    riprender forza.
    «Gli arcieri tornarono, e a calci e a bastonate
    lo fecero rialzare, perché non avevano ancora
    finito. Gesù si protese strisciando per riprendere
    la fascia che gli cingeva i fianchi, ma quei miserabili
    la spingevano sempre più lontana, ridendo
    sfacciatamente, per cui il povero Gesù doveva
    torcersi sul terreno nella sua sanguinosa nudità,
    come un verme calpestato onde raggiungere
    la sua cintura e servirsene per coprire i suoi
    laceri lombi.
    «Quando l’ebbero rimesso in piedi, non gli
    diedero il tempo di rivestirsi, ma gli gettarono
    solo la veste sulle spalle nude, ed Egli si serviva
    di quella veste per detergere il sangue che gli
    colava dal viso, mentre, a gran passi, veniva
    sospinto verso il corpo di guardia, per vie traverse.
    Avrebbero potuto guidarlo per una strada
    più diretta, perché i portici e gli edifici in faccia
    80
    al foro erano aperti, tanto che si poteva vedere il
    passaggio sotto il quale i due ladroni e Barabba
    stavano imprigionati, ma vollero farlo passare
    invece davanti al luogo ove sedevano i Principi
    dei Sacerdoti, i quali gridavano: “Lo si faccia! Lo
    si faccia morire!” volgendo il capo con disgusto.
    «Lo condussero allora nel cortile interno del
    corpo di guardia. Quando vi entrò Gesù, non
    c’erano soldati, ma schiavi, arcieri, furfanti, e
    ogni rifiuto della società. Siccome il popolo era in
    grande agitazione, Pilato aveva fatto venire un
    rinforzo di guarnigione romana dalla cittadella
    Antonia. Queste truppe circondavano in buon
    ordine il corpo di guardia: potevano parlare,
    ridere e beffarsi di Gesù, ma era loro proibito
    sciogliere le file. Con questo apparato di forze
    Pilato intendeva tenere il popolo in pugno: saranno
    stati circa un migliaio di uomini.
    «La Santa Vergine, in estasi continua durante
    la flagellazione del Redentore, vide e sofferse
    interiormente, con amore e dolore indicibili,
    tutto quanto doveva soffrire il Figlio suo.
    Spesso gemiti sommessi prorompevano dalle sue
    labbra; i suoi occhi erano infiammati per il gran
    piangere. Essa giaceva velata tra le braccia di
    Maria di Heli, donna in età avanzata.
    «Le sante amiche di Maria e di Gesù erano
    tutte avvolte e velate, tremanti di dolore e d’an-
    81
    goscia, strette intorno alla Vergine ed esalanti
    deboli gemiti come se stessero aspettando la loro
    propria condanna di morte. Maria portava una
    lunga veste azzurra quasi quanto il cielo, coperta
    di un lungo mantello di lana bianca e da un
    velo bianco tendente al giallo. Maddalena era
    tutta sconvolta e addirittura annientata dal
    dolore e dal pianto, e i suoi capelli, sotto il velo
    s’erano tutti sciolti.
    «Quando Gesù, dopo la flagellazione, era
    caduto a terra a pie’ della colonna, vidi Claudia
    Procla, moglie di Pilato, inviare alla Madre di
    Dio un pacco di grandi teli di lino. Non so più
    bene se essa credesse nella liberazione di Gesù e
    se destinasse quei teli alla fasciatura delle ferite
    di lui, oppure se la pietosa pagana li inviasse per
    lo scopo al quale vennero poi impiegati da Maria.
    «La Santa Vergine, riacquistati i sensi, vide
    il Figlio suo con le carni tutte lacerate, trascinato
    e sospinto dagli arcieri; egli si deterse il sangue
    dagli occhi con un lembo del suo vestito, per
    poter guardare sua Madre, ed Ella stese dolorante
    le mani verso di Lui, guardando poi a terra
    le tracce sanguinose lasciate dai suoi piedi. Ma
    ben presto vidi Maria e Maddalena, mentre il
    popolo si spostava da un’altra parte, avvicinarsi
    al posto dove Gesù era stato flagellato: nascoste
    82
    dalle altre donne, da alcune buone persone che
    le circondavano, si prostrarono a terra presso la
    colonna e asciugarono dappertutto il sangue
    sacratissimo di Gesù con i teli inviati da Claudia
    Procla.
    «Giovanni non si trovava in quel momento
    con le pie donne, che erano quel giorno in numero
    di venti. Il figlio di Simeone, quello di Veronica,
    quello di Obed, Arama Themeni, nipote di
    Giuseppe di Arimatea, erano occupati nel Tempio
    pieni di tristezza e d’angoscia. Quando finì la
    flagellazione erano circa le nove del mattino.»
    83
    IL CORPO STRAZIATO DI GESÙ
    SULLA CROCE
    Ecco come la Venerabile Anna Caterina
    Emmerick, nelle visioni, descrive il corpo di Gesù
    issato sulla croce, sul Calvario.
    «Il suo petto era tutto straziato, le spalle, i
    gomiti e i polsi, tesi fino alla slogazione; il sangue
    delle mani gli colava lungo le braccia. Il
    torace s’era rialzato, scavando al di sotto una
    depressione profonda, l’addome era cavo e rientrato.
    Le coscie e le gambe erano orribilmente
    slogate, come le braccia: le membra, i muscoli, la
    pelle erano stati distesi tanto violentemente che
    si potevano contare tutte le ossa: il sangue sgorgava
    dal foro prodotto dal chiodo che perforava
    i suoi sacratissimi piedi e irrorava l’albero della
    croce; il corpo era tutto coperto di piaghe, di
    lividure, di macchie nere, turchine e gialle; le
    ferite riaperte dallo stirar delle membra colavano
    qui e là questo sangue, che, prima rosso vivo,
    divenne più tardi pallido e bianco.
    «Eppure anche così sfigurato il corpo di Nostro
    Signore aveva in sé qualche cosa di tanto
    nobile e commovente da non potersi esprimere;
    84
    sì, il Figlio di Dio, l’Amore eterno offerto in
    olocausto, restava bello, puro e santo in quel
    corpo d’Agnello Pasquale morente, spezzato sotto
    il peso dei peccati del genere umano.
    «La carnagione della santa Vergine, come
    quella del Salvatore, era d’una bella tinta d’avorio
    delicatamente rosata. Le fatiche e i viaggi
    degli ultimi anni le avevano abbrunito le guance
    sotto gli occhi. Il petto di Gesù era ampio e non
    era villoso, come quello di Giovanni Battista. Le
    sue ginocchia erano forti, robuste come quelle di
    un uomo che aveva molto viaggiato e s’era molto
    inginocchiato a pregare, le gambe erano lunghe
    e i garretti nervosi, i piedi di bella forma e
    solidamente costruiti; sotto la pianta la pelle era
    divenuta callosa a motivo del costante cammino
    da Lui compiuto per vie scoscese; le mani erano
    belle, con dita lunghe e delicate e, senza essere
    effeminate, non assomigliavano a mani d’uomo
    che le avesse impiegate in lavori pesanti.
    «Il collo era piuttosto lungo, robusto e nervoso,
    il capo di belle proporzioni, la fronte alta e
    spaziosa, il volto di un ovale purissimo e i capelli,
    d’un bruno dorato, separati al sommo della fronte
    e ricadenti sulle spalle; la barba non era
    lunga, ma appuntita e separata in due sotto il
    mento. Ora la sua capigliatura era in parte
    strappata e raggrumata di sangue, il corpo era
    85
    una piaga sola, il petto come spezzato, le membra
    dislocate, le ossa delle costole fortemente
    rilevate e in certi punti messe a nudo attraverso
    la pelle lacerata: infine il corpo s’era talmente
    assottigliato per la violenta tensione sopportata,
    che non copriva nemmeno interamente l’albero
    della croce. La croce, leggermente rotonda
    dal lato posteriore e piatta sul davanti era stata
    intagliata in certi punti…
    «La Madre di Gesù, Maddalena, Maria di
    Cleofe e Giovanni stavano fra la Croce di Gesù e
    quelle dei ladroni e guardavano Gesù. La Santa
    Vergine, nel suo amore di Madre, pregava interiormente
    perché Gesù la lasciasse morire con
    Lui. Allora il Salvatore la guardò con tenerezza
    ineffabile, poi volse gli occhi a Giovanni e disse
    a Maria: “Donna, ecco tuo figlio. Egli sarà tale
    più che se tu lo avessi generato.” Fece poi l’elogio
    di Giovanni e disse: “Egli ha sempre avuto una
    fede incrollabile e non si è mai scandalizzato, se
    non quando sua madre ha voluto che egli fosse
    sopra gli altri esaltato.” Poi disse a Giovanni:
    “Ecco tua Madre.”
    «Giovanni abbracciò rispettosamente, sotto
    la Croce del Redentore morente, la Madre di
    Gesù diventata ormai anche sua; la Santa Vergine
    fu talmente accasciata di dolore a queste
    ultimi disposizioni del Figlio che cadde priva di
    86
    sensi tra le braccia delle pie donne che la portarono
    a qualche distanza e la fecero sedere un
    momento sul terrapieno in faccia alla Croce…
    «Egli conquistò per noi i meriti della perseveranza
    nella lotta suprema del distacco assoluto;
    allora Egli offerse per noi la sua miseria, la
    sua povertà, le sue sofferenze, il suo abbandono,
    in modo che l’uomo unito a Gesù in seno alla
    Chiesa, non deve mai disperare nell’ora suprema,
    quanto tutto si oscura e scompare ogni luce
    e ogni consolazione. Noi non dobbiamo più allora
    discendere soli e senza protezione in questo
    deserto della vita interiore: Gesù ha gettato in
    quell’abisso di desolazione il suo proprio abbandono
    interno ed esteriore sulla croce e così non
    ha lasciato isolati i cristiani nell’abbandono della
    morte, nella mancanza di ogni consolazione.
    «Verso le tre Egli gridò ad alta voce: “Eli, Eli,
    lamma sabachtani!”, che significa: “Mio Dio, mio
    Dio, perché mi hai abbandonato!” In quel momento
    il Signore pronunziò le sue ultime parole
    e morì, lanciando un altro grido che penetrò il
    cielo, la terra e sotto terra. Tutto era ormai
    compiuto.»
    87
    LE REAZIONI ALL’USCITA DEI CINEMA
    William Blatty, regista, è rimasto ammirato:
    «Il film di Mel Gibson è un capolavoro, direi
    che va oltre il capolavoro. Amo questo film e
    l’ardore viscerale di chi ha avuto il coraggio di
    portarlo al termine.»
    Jack Valenti, presidente dell’Associazione
    dei produttori di Hollywood è uscito dal cinema
    con le lacrime agli occhi: «La commozione mi
    stringeva il cuore e qualunque sia la religione
    degli spettatori, non posso credere che vedano in
    questo film altro che una straordinaria opera
    d’arte.»
    Matt Drude proprietario di un famoso sito
    internet ha detto: «È un film insuperabile. Come
    ebreo, ho vissuto il confronto tra Gesù e i suoi
    carnefici come una raffigurazione dei pericoli
    della vita.»
    Yaniv Moyal, trentasei anni: «Come ebreo
    non mi pare che si possa trovare antisemita un
    film in cui gli ebrei mandano a morte uno di
    loro.»
    Maritza Castro, trentadue anni, si asciuga
    gli occhi all’uscita della sala di Harlem: «Se un
    88
    capolavoro del cinema merita quattro stelle, io a
    questo ne darei dieci. Mi sembrava di essere tra
    la folla sul Calvario, e i singhiozzi mi scuotevano
    il petto.»
    Decine di Chiese e singole persone prenotano
    migliaia di biglietti. Insomma: tra lacrime e
    polemiche The Passion... incanta il pubblico americano.
    «È incredibilmente potente, come un pugno
    nello stomaco — ha detto all’uscita di un cinema
    di Manhattan Lou Christie, sessantun anni — è
    stata un’esperienza schiacciante. La gente nel
    cinema piangeva apertamente verso la fine del
    film e quando la proiezione è terminata, alcuni
    hanno applaudito, altri invece sono rimasti in
    silenzio, attoniti.»
    Mel Gibson ha creato un film sbalorditivo.
    Preparatevi comunque a essere scioccati. Oltre
    allo shock lo spettatore proverà anche commozione
    di fronte ad alcune scene in cui viene
    rivelata tutta l’angoscia e la debolezza dell’animo
    umano: quale quella in cui Giuda, interpretato
    da Luca Lionello, tradisce Gesù, impersonificato
    da Jim Caviezel. Ci sono poi quei momenti
    in cui Gesù viene schernito e sbeffeggiato dalle
    guardie romane e da una folla tumultuosa. “Dai
    frutti li riconoscerete” (Vangelo di Luca, capitolo
    6, versetto 44).
    89
    Il mondo non solo si scandalizza del dolore,
    ma ancor più si scandalizza di un Dio che si fa
    uomo e che va a finire su una croce, dopo una
    tremenda Via Crucis, e una agonia estenuante.
    Se vi fossero state delle telecamere durante la
    vera Via Crucis avrebbero ripreso, molto probabilmente,
    le stesse immagini.
    Qualcuno pensa che la Passione di Cristo sia
    stata meno dolorosa di come la racconta Gibson?
    O meglio sarebbe stato opportuno mandarla in
    onda?
    Forse per dimostrare la bruttezza del peccato
    e l’Amore di Dio, sì. Il mondo è stato troppo
    abituato ai buddismi, agli induismi, ai maomettismi,
    ai paradisi artificiali, alle illusioni solfuree
    dei maghi tanto di moda nel secolo presente,
    al buonismo, al permissivismo, al tutto è lecito,
    al “la vita è mia e me la gestisco da me”, e al fatto
    che tutte le religioni sono uguali.
    Ora si capirà che il cristianesimo non è uguale,
    perché nessun budda ha affrontato una così
    dolorosa passione per salvare me, te, l’uomo,
    l’umanità. Questi non sono il vero Dio. La new
    age non è Dio è qualcosa che invece si oppone al
    Dio cristiano perché dice che ognuno di noi è dio,
    e approva lo spiritismo, sostenendo una teoria
    inesistente: la reincarnazione.
    Questi sono i veri motivi dello scandalo che
    90
    sta suscitando la proiezione del film di Mel Gibson.
    Gesù Cristo, il figlio di Dio si è fatto peccato
    al posto del nostro peccato: dunque prima di
    tutto c’è da prendere coscienza che il peccato è
    una cosa bruttissima che allontana così tanto da
    Dio che Dio per recuperare la sua creatura,
    decide di sacrificare il proprio Figlio. Anche
    questo per il mondo è uno scandalo. Per i cristiani
    è un mistero, un mistero d’amore. Dio ha tanto
    amato l’uomo da sacrificare il proprio Figlio
    nella pienezza dei tempi.
    Ora si potrà anche disquisire nel merito
    della quantità e dei particolari tecnici specifici
    del film di Gibson (come ad esempio le scene al
    rallentatore). Vediamo se questo film condurrà
    a Cristo o da un’altra parte. Ricordo che il mondo
    non ha accolto Cristo (cfr Lettera di San Paolo
    agli Efesini, capitolo 1, versetti 1 e seguenti), a
    quanti però lo hanno accolto, ha dato la possibilità
    di diventare Figli di Dio. «Fu crocifisso per la
    nostra salvezza patì sotto Ponzio Pilato, morì e
    fu sepolto. Il terzo giorno è resuscitato secondo le
    Scritture; è salito al cielo e siede alla destra del
    Padre.»
    Il film è tutto qui. Non una virgola di più e
    non una di meno. Quante volte abbiamo sentito
    e ripetuto queste parole, quante volte ci sono
    state spiegate. Eppure la sensazione — forte e
    91
    comune — che si ha quando si riaccendono le
    luci della sala è di sbigottimento. “Possibile che
    si sia inventato tutto? Eppure le parole dette e i
    fatti rappresentati coincidono... che cos’è che
    non torna?” Queste sono le domande che si pone
    Mattia Monsignori, in un sito internet, dedicato
    al film.
    E io, che scrivo, posso dire che il problema è
    proprio questo. Cos’è che non torna? Il fatto che
    questa Passione sia stata annacquata. Che non ci
    rende conto di quanto Cristo abbia sofferto per
    ciascuno di noi, che non ci si rende conto di cosa
    significhi in profondità, fino alle estreme conseguenze
    il versetto evangelico: “Dio ha tanto amato
    il mondo da dare il suo figlio unigenito perché
    chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita
    eterna.” (Vangelo di Giovanni capitolo 3, versetto
    16)
    «Un qualcosa che scuote non solo le emozioni
    ma anche la mente, che tocca corde capaci di
    entrare in risonanza tra loro ed amplificarsi con
    una forza totalizzante — scrive Monsignori —.
    È la realizzazione di una distrazione tra coscienza,
    conoscenza e percezione. Mel Gibson,
    alla sua terza performance da regista, esprime
    una vivida tecnica narrativa pregna di contaminazioni
    proprie di altri generi, rendendo la sequenza
    delle scene mai scontata, persino avvin-
    92
    cente, ed estremamente più vicina alla nostra
    sensibilità percettiva. In effetti ha visualizzato
    ciò che tutti noi conosciamo e ce lo ha sbattuto in
    faccia in tutta la sua crudezza e drammaticità.
    Una doverosa licenza ai Testi, del tutto condivisibile
    vista la natura figurativa del cinema, è la
    personalizzazione del Male.»
    Il male ha un nome e un cognome, si fa per
    dire. Il male è il diavolo, Satana, il serpente
    antico, il nemico numero uno di Dio e dell’uomo
    come bene insegna la Scrittura e tutto l’insegnamento
    del Cristianesimo. Della Chiesa. Delle
    Chiese.
    «La scelta di mantenere l’aramaico e il latino
    — ha scritto ancora Monsignori — impongono
    una attenzione totalizzante, ed esaltano ancora
    di più il realismo dell’opera che riesce a
    coniugare la propensione al titanismo dello stile
    narrativo di Mel Gibson (vedi Braveheart) con
    una fedele ricostruzione storica, o almeno aderente
    a quanto scritto nella Bibbia.»
    «Il senso della Passione di Cristo che emerge
    dirompente dalle crude immagini del film — ha
    scritto Andrea Tornelli, su Il Giornale del 2
    febbraio 2004 —. Una grande rievocazione delle
    “passioni” medioevali del Venerdì Santo narrata
    con la tecnica del cinema dell’era digitale, sta
    in quella croce che si erge al centro del Golgota,
    93
    in mezzo a quelle dei due ladroni. Quel legno
    piantato nel ventre delle terra e innalzato verso
    il cielo, che gronda a non finire del sangue fuoriuscito
    dalla carne martoriata di Cristo, ha
    diviso in due la storia dell’umanità. Quel rabbi
    galileo che insegnava a perdonare e ad amare
    persino i nemici, l’uomo che aveva detto di essere
    lui stesso non soltanto la “verità” e la “vita”,
    ma anche l’unica “via” per raggiungerla, quel
    Gesù che ha scelto liberamente di farsi appendere
    al più terribile dei supplizi dell’epoca, la croce,
    per caricare su di sé il peccato del mondo, ha
    spaccato in due la storia.
    «In un Getzemani immerso nella nebbia, il
    diavolo tenta il Nazareno dicendogli: “Come può
    un solo uomo portare sulle sue spalle tutti i
    peccati degli uomini?” E mentre la vittima sacrificale,
    fustigata, schernita e sottoposta a indicibili
    sofferenze, viene inchiodata sulla croce e
    innalzata, il ritmo quasi esasperato della brutale
    esecuzione viene interrotto da ripetuti flashback
    che inquadrano l’ultima cena, e il Maestro
    che ripete: “Questo è il mio corpo, questo è il mio
    sangue, offerti in Sacrificio per voi, in remissione
    dei peccati.” S’innalza la croce e Gibson vuole
    ricordare allo spettatore che quel sacrificio così
    cruento si ripete da allora in modo incruento
    ogni volta che il prete solleva l’ostia consacran-
    94
    dola. “La Messa — ricorda il Santo Padre, Giovanni
    Paolo II, nell’ultima sua enciclica dedicata
    all’eucarestia — è ad un tempo e inseparabilmente
    il memoriale del sacrificio nel quale si
    perpetua il sacrificio della croce e il sacro banchetto
    della comunione al corpo e al sangue del
    Signore.”
    «Sarebbe interessante rileggere, alla luce
    del racconto evangelico, le varie scene e i personaggi
    (dal ruolo centrale di Maria alla discreta
    ma significativa presenza della moglie di Ponzio
    Pilato, interpretata da Claudia Gerini). Ma è
    doveroso dire, innanzitutto che chi può finalmente
    vedere il film, ha l’impressione di assistere
    a qualcosa di completamente diverso da ciò
    che si aspettava avendo letto le polemiche di
    questi mesi. La Passione di Cristo si presenta
    infatti fedele al racconto degli evangelisti e per
    nulla antisemita. Lo stesso ruolo del sinedrio
    nella richiesta di condanna a morte per l’uomo
    che diceva di essere il Messia — ma un Messia
    divino, che prometteva la liberazione dal peccato
    e non l’agitatore politico venuto a liberare
    Israele dalla dominazione romana — appare in
    qualche modo mitigato dal fatto che due sacerdoti
    tentano di difendere il Nazareno.
    «Non si capisce dunque per quale motivo
    oggi lo spettatore dovrebbe estendere le respon-
    95
    sabilità del sadduceo collaborazionista Caifa e
    del suocero Anna, con quella di tutto il popolo
    ebraico, che non era certamente rappresentato
    dalla piccola folla che chiede la crocifissione di
    Gesù davanti al debole Ponzio Pilato, pronto a
    concederla, dopo qualche tentennamento.
    «Mentre Cristo porta la croce, nello straziante
    percorso che si snoda per la “via dolorosa”
    della Gerusalemme-Matera, ci sono persone che
    lo scherniscono e lo ingiuriano, ma ce ne sono
    altre addolorate, che chiedono ai soldati romani
    di smetterla di percuoterlo. A proposito dei romani,
    la brutalità maggiore è proprio la loro,
    molto più violenti, crudeli e insensibili delle
    guardie ebraiche al servizio del Sinedrio. Certo,
    né le une né gli altri ci fanno una gran figura, ma
    è altamente probabile che all’epoca non ci si
    comportasse con i prigionieri da portare a morte
    secondo la Convenzione di Ginevra.
    «Nessuna colpa scaricata sulle spalle di un
    popolo, dunque, nel film del “tradizionalista”
    Mel Gibson, ma una responsabilità caricata sulle
    spalle di tutti gli uomini, a cominciare dall’autore
    e regista, che ha prestato la mano al soldato
    che conficca il primo chiodo sulla carne di Cristo.
    Come del resto insegnava il cinquecentesco catechismo
    tridentino: “Delitto ben più grave in
    noi che negli ebrei. Questi... se avessero cono-
    96
    sciuto il re della gloria, non l’avrebbero giammai
    crocifisso; mentre noi, pur facendo professione di
    conoscerlo, lo rinneghiamo con i fatti, e quasi
    sembriamo alzare le mani violente contro di
    lui.” La stessa convinzione espressa nel 1968 da
    Paolo VI, il Papa che ha portato a termine il
    Vaticano II: “Noi siamo corresponsabili di questo
    sacrificio. Come mai? Perché Gesù è morto
    per noi, è morto per causa nostra. Voi siamo
    parte in causa nel dramma della croce.”
    «Non è un caso che nella parte finale del film
    il Nazareno gridi: “Padre perdonali perché non
    sanno quello che fanno.” Amore, perdono, donazione
    totale di sé fino alla fine. Questo è il messaggio
    del film.»
    «La Passione di Cristo — scrive tra l’altro
    Alessandra Pilla, sul sito www.stranocristiano.it,
    nella traduzione del giudizio espresso dalla Conferenza
    Episcopale Americana — è una drammatizzazione
    senza sconti e compromessi delle
    ultime dodici ore della vita terrena di Gesù.
    Implacabile nella sua brutalità e penetrante
    nella rappresentazione visuale dell’amore supremo
    di Dio per l’umanità, il film assumerà
    significati diversi a seconda della cultura degli
    spettatori.
    «Mel Gibson, autore, produttore e regista,
    ha senza dubbio realizzato uno dei film più
    97
    attesi e controversi degli ultimi tempi. Come
    altri film sulla vita di Cristo, “La Passione” non
    traspone semplicemente sullo schermo la narrazione
    di un singolo Vangelo. È piuttosto una
    sintesi delle narrazioni dei quattro Vangeli, intrecciate
    sia con tradizioni non scritturistiche
    sia con l’ispirazione del regista. Il risultato è
    un’opera di arte devozionale profondamente
    personale, per così dire un “Film-Via Crucis”.
    «Tuttavia Gibson, scegliendo di focalizzare
    e restringere lo sguardo quasi esclusivamente
    sulla passione di Cristo, ha forse trasformato
    l’insegnamento di Cristo, rendendo difficile a
    spettatori non familiari con il Nuovo Testamento
    e con l’ambiente storico del periodo la contestualizzazione
    delle circostanze che condussero
    all’arresto di Gesù. Inoltre, sebbene per i cristiani
    la Passione sia l’evento centrale della storia
    della salvezza, il “come” della morte di Cristo
    viene alquanto dilatato a spese del “perché” nel
    raccontare la Passione, il film utilizza un realismo
    viscerale, senza alcuna diluizione, allontanandosi
    dalla delicatezza della Scuola di catechismo
    a favore di una crudezza che sbatte le
    cose in faccia, davvero troppo forte per i bambini.
    «Nonostante questo, il film è pienamente
    riuscito dal punto di vista artistico per tessitura
    98
    cinematografica, incisività delle atmosfere, dialoghi,
    accuratezza nei dettagli, passionalità. Non
    perde nulla con l’uso delle lingue del tempo,
    aramaico e latino, perché l’espressività degli
    attori trascende le parole.
    «Ogni flashback del film è benvenuto, perché
    è un sollievo dallo spargimento di sangue
    quasi incessante, ma anche — cosa più importante
    ancora — per il modo con cui comunica il
    cuore del messaggio di Gesù, ovvero l’amore
    senza confini di Dio per l’umanità, un amore che
    non risparmia a suo figlio la morte in croce
    perché noi possiamo avere la vita eterna. Un
    numero maggiore di questi flashback sarebbe
    stato utile per dare consistenza alla vita e agli
    insegnamenti di Gesù.
    «Riguardo al tema dell’antisemitismo, il popolo
    ebraico non viene mai incolpato collettivamente
    della morte di Gesù; piuttosto, Cristo
    stesso abbraccia il proprio destino, affermando
    con chiarezza “nessuno mi toglie la mia vita,
    sono io che la dò da me stesso” (Vangelo di
    Giovanni, capitolo 10, versetto 18).
    «Più ampiamente, il film di Gibson suggerisce
    che tutta l’umanità condivide la colpa della
    crocifissione; posizione teologica posta in apertura
    del film, tramite la citazione del profeta
    Isaia che spiega che Cristo “fu annientato per le
    99
    nostre trasgressioni”. I cattolici che vedranno il
    film dovrebbero richiamare alla memoria gli
    insegnamenti della costituzione “Nostra aetate”
    del Concilio Vaticano II, la quale afferma che
    “se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono
    adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto
    è stato commesso durante la sua passione non
    può essere imputato né indistintamente a tutti
    gli ebrei allora viventi, né agli ebrei del nostro
    tempo”.
    «Nel complesso, il film presenta gli ebrei allo
    stesso modo di ogni altro gruppo: un misto di vizi
    e di virtù, di buono e di cattivo. Mentre ritrae la
    più ampia comunità ebraica attraversata da
    opinioni diverse circa il destino di Gesù — come
    è esemplificato dalla cacofonia di scherni e di
    lacrime lungo la Via Dolorosa… In ogni caso,
    mentre i membri del Sinedrio sono dipinti con
    pessime tinte, il film è abbondantemente chiaro
    sul fatto che gli esecutori della condanna di
    Cristo sono i romani (cosa corroborata sia dal
    Credo di Nicea sia dalle opere di Tacito e Flavio
    Giuseppe).
    «In contrasto con l’agonia fisica di Gesù sta
    la desolazione emotiva che si vede nella figura
    della Vergine Maria. Quando Maria grida “Quando,
    come, dove sceglierai di essere liberato da
    questo?”, lo spettatore è trafitto dalla profondità
    100
    di comprensione che Maria possiede della divinità
    di Cristo e dalla sua sublime accettazione
    nel vedere soffrire il figlio. Ci piange il cuore
    quando vediamo Maria lottare per arrivare vicino
    a Gesù che passa per le strade strette e
    ventose portando la croce. Vedendolo cadere
    all’improvviso, Maria è trasportata — insieme
    agli spettatori — all’infanzia di Cristo, a un
    tempo in cui, quando inciampava, poteva risollevarlo.
    Quando infine raggiunge Gesù, schiacciato
    a terra dal peso della croce, è lui a confortarla
    con le sue parole: “Vedi, Madre, faccio
    nuove tutte le cose.”
    «L’interpretazione di Maria da parte della
    Morgenstern è splendida e quando il corpo di
    Cristo giace nelle sue braccia sembra un quadro
    della Pietà. La giustapposizione del corpo di
    Cristo — ferito e sanguinante sulla croce — a
    scene dell’Ultima Cena sottolinea in maniera
    ammirevole e diretta che l’Eucaristia è veramente
    il corpo e il sangue di Cristo.
    «Altre immagini che restano impresse sono
    quella di Gesù deriso che vacilla sotto il peso
    della croce, inframmezzata con l’ingresso trionfale
    a Gerusalemme, e quella della goccia di
    pioggia — una lacrima che viene dal cielo — che
    annunzia la morte di Cristo. Anche il potere
    della croce è comunicato perspicacemente: Gesù
    101
    non si sottrae né all’orribile flagellazione per
    mano dei soldati romani né al trasporto della
    pesante croce. Afferma invece che il suo “cuore è
    pronto” e abbraccia la croce come se consolasse
    un peccatore caduto. Sono momenti del film,
    questi, davvero commoventi e emozionanti.»
    «Dalle sue piaghe siamo stati guariti — scrive
    tra le tante altre cose don Pinuccio Mazzucchelli,
    nel sito www.culturacattolica.it —. Un
    fatto, semplicemente e rigorosamente un fatto
    storico.
    «Così come ce lo hanno raccontato e tramandato
    dei testimoni oculari, le cui parole sono
    sostenute da tutta l’archeologia, la storia dell’antichità
    e i documenti dell’epoca. L’unica critica
    che si può fare a Gibson è solo questa: si è
    limitato a narrare un fatto con totale realismo.
    Ciò che è accaduto, non quello che lui pensa. Ma
    anche questa critica regge poco, perché l’aver
    giocato tutta la sua credibilità per fare un film
    del genere dice molto bene che questo fatto non
    è un fatto qualsiasi. Le altre critiche sono false,
    architettate ad arte per non far vedere il film,
    perché questo film inquieta davvero.
    «Lui ci salva, non noi. Per questo accetta di
    essere conciato così, per noi. “Chi è quella don-
    102
    na?” dice il centurione, e si sente rispondere che
    è la Madre del Nazareno. E inizia il percorso che
    lo porterà ad essere inondato dal suo sangue
    mentre gli trafigge il fianco, e a credere che quel
    sangue lo salva. Maria, la Chiesa, i Sacramenti:
    mentre Gesù viene issato sulla croce si rivede il
    momento in cui spezza il pane nell’Ultima Cena.
    «Come in una sacra rappresentazione, come nella
    Via Crucis della tradizione cristiana, lo scopo è di
    commuovere: cioè spingere ciascuno di noi a prendere
    posizione. Oppure a lavarsene le mani. Forse a volerlo
    morto per non sentire l’inquietudine.
    «Già l’inquietudine: questo film scuote perché
    inquieta tutti, non credenti e credenti. Anche
    perché non si può partecipare al Sacrificio
    della Messa senza essere inquietati. Perché si è
    lasciato uccidere così: forse per me? Un fatto che
    pretende di essere il senso di tutti i fatti, di
    ciascun fatto della mia vita e della vita del
    mondo. Un Uomo che pretende di essere il senso
    di ogni scelta sociale, politica, economica e personale.
    «E mentre ci si domanda, durante la proiezione,
    “allora quando muore?” perché non si
    sopporta di vedere tanto dolore, vengono in mente
    le agonie interminabili dei nostri cari, le sofferenze
    atroci di milioni di uomini, donne e bambini
    uccisi dai tanti poteri ideologici e illusori del
    103
    nostro mondo. Quando finisce? Quando io prendo
    posizione di fronte a questa inquietudine. Lui
    mette al centro la mia libertà di fronte al Suo
    Amore.»
    104
    105
    LA SCHEDA DEL FILM
    Icon Productions presenta una Produzione Icon
    Un film di Mel Gibson e Jim Caviezel
    La Passione Di Cristo
    (The Passion Of The Christ)
    Monica Bellucci, Maia Morgenstern, Sergio Rubini
    Casting: Shaila Rubin
    Musiche: John Debney
    Costumi: Maurizio Millenotti
    Montaggio: John Wright, Ace
    Scenografia: Francesco Frigeri
    Direttore della Fotografia: Caleb Deschanel, Asc
    Produttore esecutivo: Enzo Sisti
    Prodotto da Mel Gibson, Bruce Davey, Stephen McEveety
    Sceneggiatura: Benedict Fitzgerald e Mel Gibson
    Diretto da Mel Gibson
    Sito Ufficiale:
    http://www.thepassionofthechrist.com
    Sito Italiano:
    http://www.lapassionedicristo.it
    Uscita Italiana: Mercoledì 7 aprile 2004
    Formato: cinemascope
    Durata: 126 minuti
    Promozione: Saverio Ferragina
    www.saverioferragina.com/lapassionedicristo.htm
    106
    Distribuzione Italiana: Eagle Pictures
    CAST ARTISTICO
    Gesù Jim Caviezel
    Maria Maia Morgenstern
    Maria Maddalena Monica Bellucci
    Caifa Mattia Sbragia
    Giuda Luca Lionello
    Ponzio Pilato Hristo Naumov Shopov
    Claudia Procura Claudia Gerini
    Satana Rosalinda Celentano
    Disma Sergio Rubini
    CAST TECNICO
    Diretto da Mel Gibson
    Sceneggiatura: Benedict Fitzgerald e Mel Gibson
    Prodotto da Mel Gibson, Bruce Davey, Stephen McEveety
    Produttore esecutivo: Enzo Sisti
    Direttore della fotografia: Caleb Deschanel, ASC
    Scenografia: Francesco Frigeri
    Arredatore: Carlo Gervasi
    Montaggio: John Wright, ACE
    Musiche: John Debney
    Costumi: Maurizio Millenotti
    Effetti speciali e visivi creati e prodotti da Keith Vanderlaan
    Casting: Shaila Rubin
    SINOSSI
    La Passione di Cristo è un film sulle ultime dodici ore
    della vita di Gesù di Nazareth. Il film si apre nell’Orto
    degli Ulivi (Getzemani) dove Gesù si è recato per pregare
    dopo l’Ultima Cena e dove resiste alle tentazioni di
    Satana. Tradito da Giuda Iscariota, Gesù viene arrestato
    107
    e ricondotto all’interno delle mura cittadine di Gerusalemme,
    in cui i sommi sacerdoti lo affrontano, accusandolo
    di bestemmia e lo processano, condannandolo a morte.
    Gesù viene portato al cospetto di Ponzio Pilato, il
    Governatore Romano della Palestina, che ascolta le accuse
    che gli sono state mosse dai sommi sacerdoti. Poiché,
    a suo giudizio, si tratta di una questione politica, demanda
    il caso al Re Erode, il quale, dopo aver ascoltato Gesù, lo
    rimanda da Pilato, il quale, a quel punto, decide di far
    giudicare alla folla, chiedendogli di scegliere fra Gesù e il
    criminale Barabba. La folla sceglie di liberare Barabba e
    di condannare Gesù.
    Gesù viene quindi consegnato ai soldati romani che
    lo flagellano. Irriconoscibile, viene riportato da Pilato il
    quale lo mostra alla folla come per dire: “Non vi basta?”.
    Ma non finisce qui. Pilato decide di “lavarsene le mani”,
    ordinando ai suoi uomini di fare ciò che la folla desidera.
    A Gesù viene consegnata la croce che dovrà trasportare
    per le strade di Gerusalemme fino al Golgota. Sul
    monte Gesù viene inchiodato alla croce e subisce la sua
    ultima prova: la paura di essere stato abbandonato dal
    Padre. Supera però questa paura, guarda Maria, la sua
    Santa Madre e pronuncia parole che solo lei sa intendere:
    “È compiuto”. Poi muore: “Nelle tue mani rimetto il mio
    spirito.”
    Al momento della sua morte la natura si scatena.
    INFORMAZIONI GENERALI
    LE FONTI
    La sceneggiatura di La Passione di Cristo è stata
    adattata dal regista/produttore Mel Gibson in collaborazione
    con Benedict Fitzgerald (Wise Blood, In Cold Blood,
    108
    Heart of Darkness, Zelda) e racconta le ultimi dodici ore
    della vita di Gesù Cristo sulla Terra. Il copione è frutto
    dell’adattamento di un resoconto sulla Passione tratto dai
    quattro Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
    LA LINGUA
    Tutti i personaggi del film parlano le lingue diffuse in
    quel tempo. Ciò vuol dire l’aramaico per gli ebrei, fra cui
    Cristo e i suoi discepoli, e il “latino di strada” per i romani.
    Il greco, comunemente parlato dagli intellettuali del
    tempo, non era rilevante ai fini della storia.
    LE LOCATION
    La Passione di Cristo è stato girato interamente in
    Italia, principalmente in due luoghi:
    Matera: Le scene della crocifissione sono state girate
    nella bella città di Matera, nella regione meridionale della
    Basilicata, dove anche Pier Paolo Pasolini girò il suo
    Vangelo Secondo Matteo nel 1965.
    Studi di Cinecittà: Gerusalemme è stata interamente
    ricostruita all’interno dei famosi studi di Cinecittà di
    Roma, dal noto scenografo Francesco Frigeri e dall’arredatore
    Carlo Gervasi.
    Questa unica grande struttura comprende il tempio
    in cui ha luogo il processo religioso al Cristo, il cortile delle
    numerose udienze (Pretorium) davanti a Ponzio Pilato e
    il luogo in cui Gesù viene picchiato e frustato.
    LA SQUADRA CREATIVA
    Gibson ha chiesto al direttore della fotografia Caleb
    Deschanel (The Patriot, The Right Stuff) di rendere le
    immagini del film simili ai dipinti del grande artista del
    109
    barocco italiano, Caravaggio, le cui tele sono caratterizzate
    da una luminosità “naturale”, ricavata dal forte contrasto
    fra luce e ombra.
    «È un’opera sublime — afferma Gibson rispetto al
    Caravaggio —. Così violenta, oscura, pregna di spiritualità
    e in alcuni momenti persino bizzarra.»
    Il 40% del film è stato girato di notte o in interni,
    utilizzando dei teloni, al fine di ottenere l’effetto della luce
    che cerca di uscire dall’oscurità.
    Dopo una ricerca accurata, il premiato costumista
    Maurizio Millenotti (Hamlet, The Importance of Being
    Earnest) ha disegnato i costumi del tempo, e, per dare
    risalto al design visivo voluto da Gibson, ha prediletto le
    tonalità tipiche del Caravaggio, il marrone, il nero e il
    beige.
    Nonostante la maggior parte della troupe sia stata
    reclutata in Italia (e il cast sia in Italia che in Europa
    dell’Est), gli esperti del trucco e dei capelli, guidati da
    Keith VanderLaan e Greg Cannom (A Beautiful Mind,
    Pirates of the Caribbean) sono stati importati da Hollywood.
    Gibson sapeva che avrebbe avuto bisogno dei
    migliori specialisti di trucco del mondo, per creare il crudo
    e straziante realismo delle scene della fustigazione e della
    crocifissione.
    Per le ultime sequenze del film, l’attore James
    Caviezel, che impersona Gesù, si è sottoposto quotidianamente
    a sette ore di trucco.
    Tratto dal press-book del film La Passione di Cristo
    di Mel Gibson, per gentile concessione della Eagle Pictures.
    110
    L’AUTORE
    Giancarlo Padula, giornalista, scrittore, operatore
    della musica cristiana contemporanea, è
    nato a Terni nel 1953, dopo aver vissuto fino al
    1984 nella sua città natale, si è trasferito a Perugia
    fino al 1989. Dalla metà del 1989 vive a Macerata.
    I suoi siti sono:
    digilander.iol.it/giancarlopadula
    www.padulabarchiesi.com.
    Ha finora pubblicato i seguenti libri: Oltre i
    quattro cubiti (Visconti, Terni 1980); I malefici
    (Edizioni Segno, Udine 1993); Satana e i suoi
    mercenari (Edizioni Segno, Udine 1995); I segreti
    degli esorcisti (Edizioni Segno, Udine 1998); Le
    vere armi per combattere con efficacia le potenze
    del male (Editrice Herbita, Palermo 2002 - Premio
    della Cultura della Presidenza del Consiglio dei
    Ministri); Bin Laden, i tempi dell’anticristo (Edizioni
    Spring, Caserta 2002); Dall’inganno dei
    Beatles alla Musica per Dio (Greco e Greco Editori,
    Milano 2003); La Magia è una trappola (Greco
    e Greco Editori, Milano 2003).
    111
    INDICE
    Presentazione di Rino Cammilleri ......................5
    Prefazione di Mario Palmaro ............................. 11
    Introduzione .................................................. ...... 19
    I SEGRETI DELLA PASSIONE DI CRISTO
    Il racconto crudo della Passione ....................... 27
    Il vero significato della celebrazione
    eucaristica .................................................. ..... 43
    Il Sangue è necessario per dimostrare
    il sacrificio di Cristo ....................................... 57
    Gesù nell’Orto degli Ulivi e i segreti del film . 61
    Ecco come Satana tentò Gesù nell’Orto
    del Getzemani ................................................. 67
    Chi potrà mai rendere questo terribile
    e doloroso spettacolo? .................................... 77
    Il corpo straziato di Gesù sulla Croce .............. 83
    Le reazioni all’uscita dei cinema ....................... 87
    La scheda del film ............................................. 105
    L’Autore .................................................. ........... 110
    112
    Finito di stampare nel mese di Marzo 2004
    dalla Litografia Brandolini
    Loc. Sambuceto di San Giovanni Teatino (CH)
    per conto della Casa editrice Tabula fati
    Tel. 0871 552828 - Fax 0871 404798
    66013 Chieti Scalo - C.P. 62
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Lightbulb Re: I Segreti Della Passione Di Cristo

    «La Passione di Cristo / The Passion of the Christ» di Mel Gibson del 2004 è stato un ottimo film che (oltre ad aver contribuito alla mia personale conversione al Cristianesimo e Cattolicesimo Romano) ha mostrato la realtà storica conforme ai Vangeli; pare che uscirà il seguito/sequel per Pasqua 2020, almeno all'inizio era prevista tale data, o più probabilmente ormai per Pasqua 2021 e sarà intitolato:
    «La passione di Cristo: Resurrezione / The Passion of the Christ: Resurrection»...





    https://www.agerecontra.it/2020/01/l...di-mel-gibson/
    "La Resurrezione di Cristo: il nuovo film di Mel Gibson 13 GENNAIO 2020 DA STAFF "CHRISTUS REX"

    Un film che descrive minuziosamente l’angoscia provata dai discepoli di Cristo nei tre giorni che vanno dalla Crocifissione alla Resurrezione. «La Passione di Cristo 2: Resurrezione», il nuovo film di Mel Gibson, continuazione de «La Passione di Cristo», sarà proiettato al cinema solo per la prossima Settimana Santa. Anche il precedente film è uscito durante la Settimana Santa, registrando un incasso a livello internazionale pari a 611.899.420 dollari. Pure per questo motivo, il regista deciso di fare allo stesso modo col nuovo film.
    IL CAST
    Compariranno sul grande schermo, gli stessi attori, impegnati nel cast principale de «La Passione…», ovvero: Jim Caviezel (nel ruolo di Gesù), Maia Morgenstern, Christo Jivkov e Francesco De Vito.
    CURIOSITÀ SUL FILM
    Per la prima volta nella storia del cinema, vengono rappresentati i tre giorni successivi alla morte di Cristo. Il nuovo episodio comincia là dove era finito il primo, ovvero con la sepoltura di Cristo, narrando quindi momento per momento i tre giorni della morte di Cristo.
    Tra gli altri episodi narrati, anche gli intrighi del palazzo di Erode e la Domenica della Resurrezione a Gerusalemme. Inoltre, il regista non ha dimenticato tematiche forti come: il potere, l’avidità e l’ambizione di alcuni dei personaggi coinvolti nella crocifissione come Ponzio Pilato, Caifa e Giuda."
    https://vocecontrocorrente.it/la-res...mpaign=Filippa


    https://www.agerecontra.it/2014/09/hutton-gibson/


    https://promariana.wordpress.com/tag/hutton-gibson/





    Nel frattempo si legga o rilegga lo speciale dedicato a "THE PASSION" di MEL GIBSON sul vecchio numero 57 di "SODALITIUM":




    http://www.sodalitium.biz/sodalitium_pdf/57.pdf
    «Dossier sul film “La Passione”.

    Editoriale
    DOSSIER sul film “La Passione”
    Qualche riflessione sul film “La Passione di Cristo”
    Una recensione del film “La passione di Cristo”
    “La Passione” è conforme alla Scrittura…
    Il film di Mel Gibson e la divinità di Gesù
    Per saperne di più»







    ONORE A MEL GIBSON (preghiamo e speriamo che si penta e riprenda dai suoi tanti errori e vizi a livello personale!) ED ANCHE A SUO PADRE HUTTON - vecchissimo ultracentenario (Peekskill, 26 agosto 1918) nonché cattolico integrale "sedevacantista" della prima ora, buon amico del compianto comandante d’aviazione civile e grande scrittore italo-brasiliano Arai Daniele (San Paolo, 13 maggio 1934 - Aljustrel / Fatima, 25 novembre 2017: R.I.P.) - buon sangue non mente!!!

    Lodato sempre sia il Santissimo nome di Gesù, Giuseppe e Maria!!!
    CHRISTUS VINCIT, CHRISTUS REGNAT, CHRISTUS IMPERAT!!!
    Luca, SURSUM CORDA – HABEMUS AD DOMINUM!!!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

 

 

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