Quando l'Economist randella contro Berlusconi, le pagine dei nostri quotidiani si riempiono per settimane, i nostri amati galoppini alla Gianni Guelfi e brunik (per i pollisti) hanno una settimana di materiale da proporre sugli schermi dei forum internettiani senza sosta, da veri lavoratori indefessi, mentre i "pensatori" della sinistra hanno il loro argomento settimanale da propinare alle proprie platee, richiamando le credibili e affermate voci europee.
Stranamente, però, quando l'Economist bastona Romano Prodi ritenendolo indegno di ricoprire il ruolo di presidente della Commissione dell'Unione Europea, fino a ieri per la sua discutibile e allegra gestione, oggi addirittura per un clamoroso caso di conflitto di interessi, cala un sorprendente silenzio. Meglio ignorare, far finta di non aver letto. Indignarsi o esprimere condivisione per quanto riportato dall'Economist rischierebbe di divenire troppo compromettente. Niente paura, si tratta degli schiavetti di una fazione politica la cui unica libertà è quella di attacco contro il male assoluto, Silvio Berlusconi. Per il resto sono consegnati al più rigoroso silenzio.




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