di JOHN KLEEVES
1) La gente sta vedendo alla televisione - in diretta sulla CNN - una trepidante Condoleeza Rice, Consigliere per la Sicurezza del presidente Bush, che dal banco dei testimoni risponde alle domande di una commissione del Congresso federale USA che sta indagando sull’operato del governo in relazione agli attentati dell’11 settembre 2001. La gente è soddisfatta : aveva distrattamente realizzato che qualcosa veniva rimproverato al governo federale USA circa i grandi attentati di quel giorno, ed ora constata come anche questo nodo sia giunto al fatidico anche se forse un po’ lento pettine della “ grande “ democrazia statunitense. A rafforzare l’impressione il fatto che la medesima Condoleeza inizialmente aveva rifiutato l’interrogatorio pubblico, dicendosi disponibile solo per incontri con la Commissione a porte chiuse. Ma la delusione popolare - la delusione dell’elettorato - l’aveva fatta tornare sui suoi passi.
Democracy at work dunque, come dicono gli statunitensi : Democrazia al lavoro.
No. Questa è Propaganda at work.

La vera, seria e grave accusa che da più parti è stata portata al governo del presidente Bush circa gli attentati dell’11 settembre 2001 è stata quella, nientemeno, che di averli scientemente favoriti, o di esserne stato addirittura l’ideatore, il mandante e forse anche l’esecutore. Queste accuse sono state formulate da vari osservatori, negli Stati Uniti e all’estero, che si sono ricordati come spesso in passato i governi USA abbiano attirato o agevolato degli attentati o degli attacchi militari contro propri interessi e cittadini, o che anche li abbiano ideati ed eseguiti direttamente loro sotto mentite spoglie, allo scopo avere la scusa di aggredire lo Stato caduto nella provocazione o falsamente accusato. Dell’ultimo caso l’esempio più eclatante è quello dell’esplosione (con relativa perdita dell’equipaggio di 160 uomini) nel 1898 nel porto dell’Avana dell’incrociatore statunitense Maine, che diede la scusa di dichiarare guerra alla Spagna e di conquistare così Cuba, Guam e le Filippine ma che fu opera di agenti inviati dallo stesso governo USA (presidente era McKinley, che non per niente poco dopo fu freddato in un attentato - come i compari Lincoln e Kennedy). Del primo si ha invece quello che è il più grande esempio di provocazione di tutta la Storia, di quello che è diventato il monumento stesso alla provocazione : l’attacco giapponese a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941. Negli USA subito si levarono le accuse contro il presidente Roosevelt di averlo in qualche modo “sollecitato“ ai giapponesi tramite insistite provocazioni politiche, poi negli anni successivi si arrivò a dimostrare che non solo fu effettivamente così, ma anche che i vertici politici e militari dell’Amministrazione Roosevelt, a cominciare dal Capo di Stato Maggiore gen. George Marshall, agirono attivamente (ad esempio trattenendo informazioni) perché l’attacco giapponese riuscisse al meglio, perché facesse in particolare il maggior numero possibile di vittime fra i militari statunitensi della base (i morti furono da 2.400 a 2.700, ironia della sorte come alle Torri Gemelle).

Questo dunque era il vero sospetto sull’amministrazione Bush, se avesse ripetuto una infamia, del tipo del Maine o del tipo di Pearl Harbor. Sospetto in più alimentato dalle rivelazioni che dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 cominciarono a piovere da tutte le parti, sia negli USA che all’estero, sui tentacolari ed ingentissimi rapporti di affari che c’erano stati e continuavano a esserci fra le famiglie Bush e bin Laden. Cosa ha invece cercato di contestare alla Rice la Commissione del Congresso, quale è sembrata essere per la Commissione la colpa più grave di cui qualcuno potesse immaginarsi che si fosse reso responsabile il governo del presidente Bush? Questa: che lo stesso governo avesse sottovalutato la pericolosità del terrorismo di Al Qaeda in generale, e in particolare che avesse ignorato alcuni avvertimenti dei servizi segreti giunti prima degli attentati. Tutto qui. Il principio applicato è questo, se volete chiamatelo la Legge di Kleeves del 9 aprile, che recita:


Se c’è un devastante sospetto su di te, che più è il silenzio che lo circonda e più si ingigantisce, allora prendi l’iniziativa e fatti apertamente accusare di qualcosa che gli somigli, ma che sia alla fin fine tollerabile ; se insomma sei silenziosamente sospettato di un peccato mortale, fatti accusare a gran voce di un peccato della stessa sfera ma veniale. Ciò distoglierà l’attenzione dall’accusa mortale, dalla quale sarai di fatto assolto. E mi raccomando, respingi con forza, a costo di sembrare bugiardo, anche il peccato veniale : altrimenti non saresti credibile.
2) Ieri giovedì 8 aprile alla televisione hanno mostrato dall’Iraq un filmato agghiacciante : tre giovani giapponesi legati e terrorizzati erano minacciati con affilati pugnali e anche corte scimitarre alla gola da arabi mascherati. Gli arabi sembravano in preda al più cieco fanatismo islamico : facevano scivolare le lame sulle carotidi gialle e intanto urlavano isterici slogan, fra i quali tutti - credo - hanno individuato il celebre “Allah akbar !“ (“Dio è grande !“) ripetuto ossessivamente più volte. Si trattava, dicevano quelli della televisione, di tre civili giapponesi, che erano stati rapiti dai guerriglieri (o miliziani, o terroristi come li chiamano ) dello sceicco Al-Sadr, nel corso dei grandi combattimenti della giornata ; nella stessa giornata erano stati rapiti anche altri civili stranieri, un canadese, un britannico, due arabi israeliani e sette sudcoreani definiti come “ religiosi “, ma solo i giapponesi avevano subito un tale trattamento. Il filmato era stato girato dagli stessi rapitori ed inviato ad Al-Jazeera con l’intento di ricattare il governo giapponese : se non ritirava le truppe dall’Iraq i tre sarebbero stati uccisi, evidentemente tagliando loro la gola come ben illustrato.

Anche qui non abbiamo altro che propaganda at work (in inglese propaganda si scrive come in italiano ma si pronuncia “propaghènda“) . E’ ovvio che il filmato è un plateale falso girato da qualcuno della coalizione che occupa l’Iraq, e direi che nella fattispecie il coalizzato sono sicuramente gli statunitensi. Il suo scopo è di diffamare gli insorti, di dipingerli secondo il solito e falso cliché dei musulmani fanatici e sanguinari. E’ un cliché che l’Occidente bugiardo e diffamatore ha inventato al tempo delle crociate, e che ritira fuori ogni volta che gli serve, tale e quale : addirittura nel filmato hanno messo in mano a una delle comparse mascherate una scimitarra! Sì, la scimitarra del Feroce Saladino!

Proprio mentre stavo scrivendo queste parole, il giorno dopo venerdì 9 aprile, mi hanno avvertito che una notizia del televideo RAI, ore 15.00, riportava la smentita del campo iracheno : un portavoce dello sceicco Al-Sadr aveva negato che i suoi uomini avessero mai rapito tre giapponesi, tantomeno minacciati con le scimitarre nel mentre che giravano un film. Poco prima era stata diffusa la notizia che i sette religiosi sudcoreani erano stati rilasciati.

Bene, il portavoce dice certamente il vero. Noi però a questo punto dobbiamo riflettere sulle tre comparse giapponesi. Il primo ministro giapponese Koizumi, nel respingere il barbaro ricatto petto e mento in fuori, aveva detto che i tre erano dei giapponesi non solo civili, ma anche pacifisti, presenti in Iraq a scopi umanitari. Nel filmato oltre ai loro volti erano mostrati anche i loro documenti di identità, cosa che ci garantisce che Koizumi aveva detto il vero, e cioè che i tre, vista l’associazione certa fra il loro aspetto e la loro identità, erano effettivamente dei civili giapponesi presenti in Iraq a scopi diciamo pure umanitari. Ma allora dobbiamo concludere che tre civili giapponesi, che si dichiaravano pacifisti e che erano presenti in Iraq a scopi puramente “ umanitari “, si sono prestati a girare un infame filmetto propagandistico anti iracheno! Ah no. Gli individui, che si dichiarano dei civili, dei pacifisti e degli umanitari, che stanno in Iraq in questi periodi non devono fare queste cose : fare queste cose significa parteggiare attivamente per uno dei due contendenti (occupanti e occupati), significa combattere!

Ma già lo sapevamo tutti, immagino, che tutto il personale civile straniero che si trova in Iraq e che proviene da Paesi appartenenti alla coalizione occupante ( i coalizzati ), per quanto innocuo sia il suo aspetto e le sue dichiarazioni di intenti, è là per aiutare in un modo o nell’altro la coalizione ; è là per fare fessi gli iracheni. Vieppiù se è un religioso o se appartiene a una organizzazione laica ma di ispirazione religiosa, e vieppiù se questa religione è quella cristiana delle versioni (scismatiche ed illegali entrambe, fra l’altro) Cattolico-Romana e Protestante. Chissà di quale religione erano i sette sudcoreani prima rapiti e poi rilasciati. Fossi in loro direi grazie e tornerei a casa.

John Kleeves
9 aprile 2004