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    Predefinito A Falluja, trasformata in un cimitero;Ammutinato un battaglione iracheno......

    A Falluja, trasformata in un cimitero, ultimatum alle truppe Usa. Liberati 12 ostaggi
    La situazione di lunedì 12 aprile

    Altre 24 ore di tregua a Falluja A poche ore dalla scadenza della tregua, una delegazione di mediatori tra forze statunitensi e ribelli sunniti è arrivata nel pomeriggio a Falluja. A quanto riferito dal sergente americano Bernard Grenier, i negoziatori sono giunti da Baghdad «per aiutare nelle trattative» ed è stato consentito loro di portare anche medicinali per gli abitanti della città. La tregua in vigore a Falluja, scaduta alle 8 di lunedì mattina è stata prolugata fino a martedì notte, ma sono tornati a divampare scontri tra marine e ribelli sunniti. I guerriglieri hanno ingiunto ai tiratori scelti americani di ritirarsi dalla città, altrimenti riprenderanno i combattimenti sui vasta scala. L'ultimatum dei guerriglieri iracheni è appena scaduto. Nelle ultime ore i guerriglieri avevano accusato le forze americane di aver dislocato nei dintorni della città numerosi tiratori scelti. Nella notte, la battaglia era stata di nuovo durissima. I residenti avevano sentito per oltre tre ore, prima dell'alba, esplosioni e scambi di colpi d'arma da fuoco. Le forze americane hanno assicurato di essere pronte a riprendere l'offensiva nel caso le trattative non portassero frutti. I marine hanno sferrato l'operazione otto giorni fa per catturare i responsabili del linciaggio di quattro guardie di sicurezza americane.

    Almeno 600 i morti a Falluja La tregua ha consentito ad oltre cinquemila famiglie di fuggire dalla città dove, in un a settimana, ci sarebbero stati almeno seicento morti e 1200 feriti. «Direi che oltre 600 sono stati uccisi - ha detto il direttore dell'ospedale di Falluja, Rafa Hayad al-Issawi - ma questo numero potrebbe non essere assolutamente adeguato, perché molte famiglie hanno già seppellito i loro morti nel giardino di casa» Oltre ai 600 morti, al-Issawi calcola che i feriti siano il doppio. I marine sono stati accusati da organizzazioni umanitarie non governative di sparare indiscriminatamente sulla popolazione della città, uccidendo sovente donne e bambini.

    Liberati 12 ostaggi Il Consiglio di governo iracheno ha annunciato che dodici stranieri nelle mani della guerriglia sono stati già liberati. A quanto riferito da un membro del governo provvisorio, gli altri saranno rilasciati entro martedì. Mohsen Abdel Hamid ha riferito che la liberazione è seguita a un decreto emanato dall’Associazione dei religiosi musulmani per condannare i sequestri. La stessa associazione ha in corso una mediazione per convincere i sequestratori a rilasciare anche gli altri rapiti.

    Abdel Hamid, che non specificato la nazionalità degli ostaggi che sarebbero stati liberati, ha spiegato ai giornalisti che «l'altro ieri l'Associazione dei religiosi musulmani ha emesso una fatwa per condannare le prese di ostaggi e in seguito a ciò più di 12 individui sono stati liberati». «La notte scorsa - ha aggiunto - abbiamo parlato quanto più possibile alla gente nella regione e speriamo che oggi anche gli altri saranno rilasciati a Dio piacendo». Il numero degli ostaggi tenuti prigionieri in Iraq è attualmente imprecisato.

    Liberati otto autisti asiatici Tra i 12 liberati ci dovrebbero essere otto uomini, tutti autisti di camion che lavorano per appaltatori delle forze armate americane, che sono stati rilasciati domenica sera. Si tratta di tre pachistani, due turchi, un indiano, un nepalese e un filippino. L'annuncio è stato fatto alla tv panaraba al Jazira da un uomo che sosteneva di parlare a nome del gruppo armato responsabile dei rapimenti. «Li abbiamo rilasciati in risposta ad un appello dell'Associazione dei religiosi musulmani, dopo esserci assicurati che non collaboreranno più con le forze di occupazione», ha detto l'uomo con il volto coperto.

    Consegnato agli italiani un ostaggio inglese Sempre domenica, un cittadino britannico che era scomparso da quattro giorni, Gary Teeley, è stato consegnato alla task force italiana di stanza a Nassiriya. L'uomo, che ha 37 anni e lavorava presso una base aerea statunitense, è stato portato nell'ospedale da campo italiano. Secondo il portavoce del comando italiano Teeley è stato liberato a seguito di un' intensa attività investigativa ed operativa.

    I tre giapponesi ancora prigionieri È drammatica, invece, la situazione dei tre ostaggi giapponesi, rapiti giovedì dalle "Brigate Mujaheddin". È scaduto alle 15 ora italiana l'ultimatum dei sequestratori che avevano minacciato di ucciderne uno se Tokyo non avesse annunciato il ritiro dei suoi soldati dispiegati a Samawa, nel sud dell'Iraq. Sabato sera, la televisione al Jazira aveva dato per imminente la liberazione dei tre ostaggi giapponesi, sostenendo che era stata proprio l’Associazione a ottenterne il rilascio. Dei tre, però, non vi sono ancora notizie.

    Da Amman, dove si trova in missione, un diplomatico nipponico ha ammesso che «non vi sono stati passi avanti». «Al momento, non vi sono progressi», ha spiegato il diplomatico, «non abbiamo informazioni confermate su dove si trovino e sulle loro condizioni». Si tratta di due operatori umanitari Noriaki Imai (18 anni) e Nahoko Takato (34) e il fotoreporter Soichiro Koriyama.

    Anche in Giappone, il primo ministro giapponese Junichiro Koizumi ha confermato che non cederà al ricatto e non ritirerà il contingente militare. Il vice presidente Dick Cheney, da sabato in visita a Tokyo, lo ha confortato promettendo «la massima cooperazione degli Stati Uniti» per liberare i tre.

    Nel frattempo è apparso un sedicente mediatore su territorio iracheno, Mozher Al-Doleimy, il quale ha assicurato che l’ultimatum lanciato dai rapitori, che minacciavano di uccidere un primo ostaggio giapponese entro 24 ore, è stato sospeso e che vengono registrati progressi. Tutto ciò tuttavia non risulta a Koizumi, che si è lamentato della mancanza di notizie precise sugli ostaggi.

    Rapiti anche sette cinesi Sette cinesi si sono aggiunti da ieri al gruppo di ostaggi tenuti da milizie o movimenti iracheni. I sette erano entrati in Iraq dalla Giordania, sono stati rapiti domenica. Il rapimento è stato confermato dalle autorità di Pechino. «Non sono militari, sono civili, gente comune arrivata in taxi dalla Giordania senza informare l'ambasciata», ha riferito Li Chen, consigliere politico alla rappresentanza diplomatica cinese ad Amman. I sette sarebbero finiti in un'imboscata vicino a Falluja, a ovest di Baghdad, mentre cercavano di raggiungere la capitale. «La nostra ambasciata in Iraq sta cercando di rintracciarli», ha spiegato ancora Li. Pechino ha inviato un appello alle autorità irachene affinché identifichino i rapitori e traggano in salvo gli ostaggi. Secondo l'agenzia Xinhua, i sette sono originari della provincia del Fujian: il più giovane ha 18 anni, il più vecchio 49. Non è chiaro cosa facessero in Iraq. Il rapimento avviene proprio mentre sta per iniziare la visita in Cina del vicepresidente statunitense Dick Cheney. Il governo di Pechino si è sempre opposto con molta decisione alla guerra irachena.

    Gli altri ostaggi Nessuna novità si registra anche per quanto riguarda la sorte degli altri occidentali che sarebbero tenuti in ostaggio in Iraq: i quattro italiani - forse dei vigilantes - che sarebbero prigionieri a Falluja, l’americano Thomas Hamil, il canadese di origini siriane Nabil George Razuk e il palestinese Fahdi Ihsan Fadel. Né si è più fatto vivo il sedicente gruppo delle "Brigate dell’eroe sceicco Ahmed Yassin" che due giorni fa avevano annunciato di detenere 30 ostaggi.

    I miliziani di Sadr sgomberano Najaf Najaf torna sotto il controllo delle forze filo-governative, ma il comando americano si è impegnato a non far rientrare reparti della coalizione. È dunque la polizia irachena che è tornata in città, ed ha rioccupato gli edifici governativi che erano caduti nelle mani dei miliziani del leader radicale Moqtada Sadr. «Le forze della coalizione e l'ufficio di Sadr hanno raggiunto un accordo», ha riferito il capo della polizia locale, Ali al Yaseri. L'intesa prevede che le truppe straniere restino fuori dalla città che sarà invece sotto il controllo delle forze di sicurezza irachene. A Najaf è ancora in corso il pellegrinaggio dell'Arbain che chiude i 40 giorni di celebrazioni in ricordo del martirio dell'imam Hussein, nipote di Maometto, ucciso nel 680 a Karbala. Proprio a Karbala, dove come a Najaf è in vigore una tregua unilaterale decretata dagli uomini di Sadr, il comando statunitense ha fatto lanciare lunedì mattina da un aereo volantini con messaggio per la popolazione. «Le forze della coalizione non vogliono farvi del male, ma risponderanno se saranno attaccate», si legge nel ciclostile, «abbiamo abbastanza forza e siamo pronti a usarla per difenderci».

    Almeno quattordici americani uccisi negli ultimi tre giorni Tre militari statunitensi sono stati uccisi domenica nella provincia di al Anbar, nel cosiddetto "triangolo sannita" a ovest di Baghdad. Ne ha dato notizia l'esercito americano in un comunicato. I marine appartenevano alla Prima forza di spedizione; due sono morti in battaglia, il terzo in seguito alle gravi ferite riportate in uno scontro. Un altro soldato americano è morto lunedì per le ferite riportate nell'esplosione di un ordigno, avvenuta ieri a Baghdad, mentre, sempre ieri, un elicottero Apache è precipitato, provocando la morte dei due piloti.

    Tra venerdì e sabato sono morti in Iraq otto militari americani. Secondo un comunicato diffuso domenica sera, quattro soldati della Prima divisione corazzata sono stati uccisi il 9 aprile a Baghdad in due diversi attacchi. Lo stesso giorno tre militari della Prima divisione di fanteria sono morti in un'imboscata nei pressi di Tikrit, l'ex feudo di Saddam Hussein, e due loro commilitoni sono rimasti feriti. Nella giornata di sabato un marine è infine rimasto ucciso in uno scontro a fuoco nella provincia di al-Anbar, a ovest di Baghdad.

    Uccisi due poliziotti iracheni a Baqubah Due poliziotti iracheni sono rimasti uccisi e altri due feriti dall'esplosione di un ordigno che ha distrutto il veicolo su cui viaggiavano nella città di Baqubah, a nord-est di Baghdad. A quanto ha riferito Karim Salman, un ufficiale della polizia, l'attentato ha avuto luogo lunedì alle 10,30 ora locale nel quartiere di Mafrak. L'esplosione ha ucciso il capitano Hatem Sultan e il poliziotto Hassan Ali.

    Il Kuwait teme la frantumazione dell'Iraq Il Kuwait teme che la situazione irachena precipiti e che si vada verso un frammentazione del Paese. Per questo il governo kuwaitiano non vuole che il 30 giugno ci sia il passaggio di poteri a Baghdad dal proconsole statunitense ad un precario governo nazionale. Lo sceicco Sabah al-Ahmad al-Sabah, primo ministro del Kuweit, è molto esplicito nelle sue dichiarazioni al principale quotidiano del suo Paese. «Temo che ci possa essere un'escalation fino a giungere al collasso dell'Iraq se le cose continuano così» ha detto lo sceicco. «Se Washington insiste nel voler fare il passaggio di poteri il prossimo 30 giugno, c'è il rischio di una frantumazione perché il nuovo governo non sarà in grado di gestire la situazione. E Dio sa quale potrebbe essere l'impatto su di noi che ne siamo i vicini».



    Ammutinato un battaglione iracheno: «Non andiamo a Falluja»

    Mentre il presidente Gorge W. Bush, in vacanza nel suo ranch di Crawford in Texas, ha ammesso che la «settimana è stata dura» in Iraq, le notizie che arrivano dal campo raccontano una situazione di un dissenso che si sta allargando a macchia d'olio. L'episodio più emblematico è l'ammutinamento di un battaglione iracheno che si è rifiutato di andare a combattere a Falluja.

    Il 2° battaglione iracheno, uno dei soli quattro che compongono il "nuovo" esercito iracheno, ha rifiutato nei giorni scorsi di partecipare ai combattimenti a Falluja, in appoggio ai marines americani che da oltre una settimana stanno conducendo una battaglia strada per strada contro le milizie sunnite che controllano la città. Lo scrive il Washington Post, che cita il maggior generale Paul Eaton, responsabile dell'addestramento delle truppe irachene.

    Secondo il generale Eaton i soldati iracheni avrebbero detto di non essersi arruolati per combattere loro concittadini. Il quotidiano statunitense sostiene che si sarebbe trattato della "prova del fuoco" delle truppe irachene, del primo impiego operativo per questo battaglione che conta su 620 uomini. Secondo Eaton non si è trattato di vigliaccheria: «Sono uomini che hanno combattuto con grande coraggio contro l'Iran», ha detto al Washington Post. Il generale Eaton, che ha la responsabilità di formare le nuove unità irachene, ha aggiunto che «la situazione sta diventando sempre più incerta per molti iracheni e stiamo incontrando problemi in molte delle funzioni di sicurezza».

    L'informazione pub bulicata dal quotidiano di Washington è stata confermata ufficialmente anche dal generale Ricardo Sanchez, comandante delle forze statunitensi in Iraq. Sanchez ha spiegato che effettivamente un battaglione del nuovo esercito iracheno si è rifiutato di combattere contro i miliziani sunniti di Falluja. In una intervista alla rete televisiva Nbc, ha detto che l'incidente fa luce «sulla portata della sfida» cui devono far fronte le forze di sicurezza irachene, mentre gli Usa sono sotto pressione per una recrudescenza degli attacchi da parte dei gruppi armati.

    Preoccupazione per l'episodio è stata espressa anche a Washington. «È molto inquietante», ha detto all'emittente televisiva AbcSusan Collins, autorevole membro della commissione per le Forze armate del Senato di Washington. «Il piano di trasferimento dei poteri per il 30 giugno dipende dall'esistenza di forze di sicurezza irachene in funzione, bene addestrate e in grado di rispondere ad esplosioni di violenza». «Noi tutti - ha proseguito - vogliamo dare un volto iracheno a questo governo. Ma se trasferiamo i poteri prima di avere una sicurezza stabile nel paese, questo non potrà riuscirci».

    Una preoccupazione che ricalca quelle espresse anche dal primo ministro del Kuwait, che in un'intervista ha chiesto agli Stati Uniti di non procedere al passaggio di poteri il prossimo 30 giugno: teme una disintegrazione dell'Iraq che coinvolgerebbe inevitabilmente anche il suo stato.
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    ma vi rendete conto...in cosa ci siamo andati a mettere in mezzo....
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    In Origine Postato da danny78
    ma vi rendete conto...in cosa ci siamo andati a mettere in mezzo....
    "Ci"?!?!?!?

    Beh, io sto qui, non mi sono messo in mezzo a niente.
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    In Origine Postato da Oli
    "Ci"?!?!?!?

    Beh, io sto qui, non mi sono messo in mezzo a niente.
    dai su... lo sai quel che volgio dire ,...
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  5. #5
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    In Origine Postato da danny78
    dai su... lo sai quel che volgio dire ,...
    Si, si, ma non dimentichiamoci mai che le "persone" mandate a fare danni in Iraq sono tutti volontari, ben pagati......
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  6. #6
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    In Origine Postato da danny78
    dai su... lo sai quel che volgio dire ,...

    Fa ridere come l'articolo scrive che sono i ribelli di Fallujah a dare ultimatums...e non il contrario...se non si arrendono, si apriranno per loro le porte dell'inferno...
    Mr. Hyde


  7. #7
    Genti Pessa Krù CT
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    tanto di novità ce ne saranno un paio/ le votiamo per sbaglio e ci bloccano coll'aglio/ svaniranno per un comando del lupinaio/ sciuscià, il fatto, satiricon e raiot... / ...non si solleverà nessun vespaio!/
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    In Origine Postato da Mr. Hyde
    Fa ridere come l'articolo scrive che sono i ribelli di Fallujah a dare ultimatums...e non il contrario...se non si arrendono, si apriranno per loro le porte dell'inferno...
    beh dalla situazione attuale in iraq sembra proprio che gli americani non siano in grado di fare ultimatum al momento..
    Chiamo alla Jihad da Rihad a Dubai/
    Sai, gli restituiremo le torture di Abu Ghraib/
    ogni posto in occidente è il World Trade Center/
    E qui intorno ogni giorno è l'undici
    settembre/

  8. #8
    Giu' la maschera!
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    In Origine Postato da asacco
    figliolo,tu stai bacato nella capa.
    quelli se vogliono vi riducono a polpette.
    Ah certo. E finora non l'hanno fatto solo perche' non avevano voglia...
    Mr. Hyde


  9. #9
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    Assassini...

    Oli: bocottiamoli, facciamo quello che possiamo contro la macchina da guerra.

    Anche un granello di sabbia può nuocere a un meccanismo.

  10. #10
    Genti Pessa Krù CT
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    In Origine Postato da asacco
    figliolo,tu stai bacato nella capa.
    quelli se vogliono vi riducono a polpette.
    beh fare a polpette l'esercito americano non credo proprio, ma sicuramente venderanno cara la pelle, e l'america dovrà sudare per colonizzare completamente l'iraq
    Chiamo alla Jihad da Rihad a Dubai/
    Sai, gli restituiremo le torture di Abu Ghraib/
    ogni posto in occidente è il World Trade Center/
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