ok, ok, può sembrare un po' off-topic per un Lunedì di Pasquetta, ma mi è capitata per mano questa paginetta che mi sembra indicata per iniziare un thread di "scrittori" che invece di dedicarsi alla letteratura a tempo pieno hanno preferito seguire - nel bene o nel male - altre strade.
Se la qualità letteraria potrà sembrar scarsa (non in questo caso, mi pare) si terrà conto del danno che ci si sarebbe potuti risparmiare se questi scrittori avessero insistito con la letteratura piuttosto che altre attività...
NATALE DI GUERRA
Come ieri, come sempre, da un mese a questa parte, piove.
Oggi è Natale. Proprio Natale. 25 Dicembre.
Terzo Natale in guerra. La data non mi dice niente. Ho ricevuto delle cartoline illustrate coi soliti fanciulli e gli inevitabili alberelli.
Perchè io riprovi un'eco della poesia di questo ritorno, debbo rievocare la mia fanciullezza lontana.
Oggi il cuore s'è inaridito come queste doline rocciose.
Venticinque anni fa io ero un bambino puntiglioso e violento. Alcuni dei mei coetanei recano ancora nella testa i segni delle mie sassate. Nomade d'istinto, io me ne andavo dal mattino alla sera, lungo il fiume, e rubavo nidi e frutti.
Andavo a Messa. Il Natale in quei tempi è ancor vivo nella mia memoria. Ben pochi erano quelli che non andavano alla Messa di Natale. Gli alberi e le siepi di biancospino lungo la strada che conduce a San Cassiano erano irrigiditi e inargentati dalla galaverna.
Faceva freddo. Le prime messe erano per le vecchie mattiniere. Quando le vedevamo spuntare al di là della Piana, era il nostro turno. Ricordo io seguivo mia madre. Nella chiesa c'erano tante luci e in mezzo all'altare - in una piccola culla fiorita - il Bambino nato nella notte. Tutto ciò era pittoresco ed appagava la mia fantasia. Solo l'odore dell'incenso mi provocava un turbamento che qualche volta mi dava istanti di malessere insopportabile.
Finalmente una suonata dell'organo chiudeva la cerimonia. La folla sciamava. Lungo la strada, un chiacchierio soddisfatto. A mezzogiorno fumavano sulla tavola i tradizionali e ghiotti cappelletti di Romagna.
Quanti anni o quanti secoli sono passati da allora?
Un colpo di cannone mi richiama alla realtà. È Natale di guerra.
Nella trincea è un silenzio pieno di segrete nostalgie.
Natale magro.




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