Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Sospeso/a
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    Predefinito Braccia rubate alla letteratura

    ok, ok, può sembrare un po' off-topic per un Lunedì di Pasquetta, ma mi è capitata per mano questa paginetta che mi sembra indicata per iniziare un thread di "scrittori" che invece di dedicarsi alla letteratura a tempo pieno hanno preferito seguire - nel bene o nel male - altre strade.
    Se la qualità letteraria potrà sembrar scarsa (non in questo caso, mi pare) si terrà conto del danno che ci si sarebbe potuti risparmiare se questi scrittori avessero insistito con la letteratura piuttosto che altre attività...


    NATALE DI GUERRA

    Come ieri, come sempre, da un mese a questa parte, piove.
    Oggi è Natale. Proprio Natale. 25 Dicembre.
    Terzo Natale in guerra. La data non mi dice niente. Ho ricevuto delle cartoline illustrate coi soliti fanciulli e gli inevitabili alberelli.
    Perchè io riprovi un'eco della poesia di questo ritorno, debbo rievocare la mia fanciullezza lontana.
    Oggi il cuore s'è inaridito come queste doline rocciose.
    Venticinque anni fa io ero un bambino puntiglioso e violento. Alcuni dei mei coetanei recano ancora nella testa i segni delle mie sassate. Nomade d'istinto, io me ne andavo dal mattino alla sera, lungo il fiume, e rubavo nidi e frutti.
    Andavo a Messa. Il Natale in quei tempi è ancor vivo nella mia memoria. Ben pochi erano quelli che non andavano alla Messa di Natale. Gli alberi e le siepi di biancospino lungo la strada che conduce a San Cassiano erano irrigiditi e inargentati dalla galaverna.
    Faceva freddo. Le prime messe erano per le vecchie mattiniere. Quando le vedevamo spuntare al di là della Piana, era il nostro turno. Ricordo io seguivo mia madre. Nella chiesa c'erano tante luci e in mezzo all'altare - in una piccola culla fiorita - il Bambino nato nella notte. Tutto ciò era pittoresco ed appagava la mia fantasia. Solo l'odore dell'incenso mi provocava un turbamento che qualche volta mi dava istanti di malessere insopportabile.
    Finalmente una suonata dell'organo chiudeva la cerimonia. La folla sciamava. Lungo la strada, un chiacchierio soddisfatto. A mezzogiorno fumavano sulla tavola i tradizionali e ghiotti cappelletti di Romagna.
    Quanti anni o quanti secoli sono passati da allora?
    Un colpo di cannone mi richiama alla realtà. È Natale di guerra.
    Nella trincea è un silenzio pieno di segrete nostalgie.
    Natale magro.

  2. #2
    Alessandra
    Ospite

    Predefinito

    ....Se da dicembre passiamo direttamente al cinque maggio....

    CVORE D'ITALIA, di Giorgio Bellutti, edito dall'Unione Editoriale D'Italia Roma, costo L.10
    La copertina sbiadita non rende leggibile l'anno di edizione


    Maggio! Bel maggio radioso! In questo mese tutto il sole e tutta la gloria splendono in un tripudio di luce sull'Italia!
    Cinque maggio, nove maggio, ventiquattro maggio, sono date luminose che per molti secoli illumineranno il cure degli Italiani e il cammino civile dei popoli.
    Il cinque maggio l'esercito italiano, dopo sette mesi di durissima guerra, dopo cinque epiche vittoriose battaglie, entrava trionfante in Addis Abeba capitale dell'Impero di Etiopia, mentre il Negus Tafari, il successore di menelich, il re dei re, il leone di Giuda, sconfitto, inseguito, fuggiva ignominosamente in terra straniera, abbandonando il suo esercito e rapinando oro al suo popolo.
    Con la conquista di Addis Abeba si compiva la marcia della ferrea volontà, vittoriosa contro tutti gli ostacoli della natura e degli uomini, allineati contro l'Italia.
    I più grandi critici militari delle più esperte nazioni coloniali avevano sentenziato impossibile la conquista dell'Etiopia; avevano presagito una guerra di esaurimento, che sarebbe durata molti anni.
    I legionari italiani conquistarono l'Etiopia in pochi mesi.
    Saranno ricordate dai posteri come leggendarie le battaglie dell'Amba Aradam, nel Tembien, dello Scirè, dell'Endertà, del lago Ascianghi, e le imprese direi quasi favolose dell'aviazione italiana. La fantasia più ardita non riuscirà mai ad immaginare quello che la macchina e gli uomini realmente compirono nei cieli infiammati dell'Etopia. Cuori e motori facevano a gara nell'ardimento eroico.
    Il valore dei capi e dei soldati, dei tecnici e degli operai, fusi come in un blocco incandescente di passione, di fede e di volontà, fu veramente meraviglioso, prodigioso.
    I marescialli De Bono, Graziani, Badoglio rinnovarono sui campi di battaglia le più gloriose tradizioni militari imperiali e furono pari ai leggendari capi delle legioni romane, che, nei secoli lontani, sconfissero gli eserciti più agguerriti e potenti e portarono da un capo all'altro del mondo le aquile trionfanti e la civiltà di Roma.
    C'era in quei giorni nei cuori, nelle città, nelle campagne, nel cielo d'Italia un'animazione gioconda, una tripedazione piena di speranze: ognuno sentiva che la vittoria fatale era vicina, ed accelerava il lavoro.


    ____________________

    Giorgio Bellutti non si sa che fine abbia fatto, chissà se sarà morto con la camicia nera o se la sua fine è stata quella del colletto bianco impiegato di periferia, fatto sta che come propagandista non era male tanto che CVUORE D'ITALIA era un libro di testo scolastico. A pagina 27, sotto il titolo *I veri fascisti* inizia con Fortunati voi, ragazzi, che siete nati e vivete nell'èra fascista, quando tutte le cure sono rivolte a voi e al vostro avvenire.

    Due cose di questo brano mi hanno colpito..la prima è quando cita la battaglia dell'Amba Aradam, conosco un modo di dire, non so voi, per il quale quando si dice che l'è un grande ambaradam, l'è un bel casino, deriverà forse da questa battaglia?...la seconda è quando alla fine descrive come vicina la vittoria fatale...chissà se, oltre che propagandista, fosse anche un paragnosta figlio di paragnosta.

  3. #3
    Sospeso/a
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    Predefinito

    Ragazzi, che ambaradàm...


    LA disastrosa ritirata dei guerrieri di Ras Mulghietà, dopo la battaglia dell'Amba Aradam. Soldati in rotta, animali in fuga; e qualche isolato supremo tentativo di resistenza contro gli stormi di aeroplani che gettano tonnellate di esplosivi.

  4. #4
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    Predefinito

    1. Si mò dall' artipiano guardi er mare,
    Moretta che sei schiava fra le schiave;
    Vedrai come in sogno tante nave
    E un tricolore sventola pé te!

    |: Facetta Nera
    Bell' abbissina
    Aspetta e spera
    Che già l'ora s'avvicina!
    Quando staremo
    Vicino a te
    Noi te daremo
    Un' altra legge e un altro Re!

    2. La legge nostra è schiavitù d'amore
    Ma libbertà di vita e di pensiere
    Vendicheremo noi Camice Nere
    L'Eroi caduti e libberamo te!

    |: Facetta Nera
    Bell' abbissina
    Aspetta e spera
    Che già l'ora s'avvicina!
    Quando staremo
    Vicino a te
    Noi te daremo
    Un' altra legge e un altro Re!

    3. Facetta Nera, piccola abbissina
    Te porteremo a Roma libberata
    Dar sole nostro tu sarai baciata!
    Starai in Camicia Nera, pure te!

    |: Facetta Nera
    Sarai Romana
    E pé bandiera
    Tu ciavrai quella italiana
    Noi marceremo
    ___________________
    Certo che la retorica fascista non conosce limiti.
    Chissà perchè questa canzone del 1935, scritta in un itagliano verace (che poco ha a che fare col migliore toscano) è tutta rivolta alla Faccetta nera, bell'abbissina... piccola abbissina....
    A me fa venire in mente i racconti di alcuni sottufficiali, ex camice nere, impiegati a fine anni '50 nel ministero dell'aeronautica.
    Raccontavano, appunto, delle loro cene orgiastiche ad Addis Abeba, quando, tra una portata e l'altra e durante la loro degustazione, delle piccole abissine di appena 11 - 12 anni, con la loro innocente faccetta nera, erano inginocchiate per terra sotto i tavoli, intente ad accarezzare (e non solo) i genitali dei
    degli eroi che le avrebbero portate a Roma liberate dalla schiavitù.
    Anche questa è storia! Ed è tanto vera quanto amara che anche il più realista degli storici cercherà di non raccontare mai.

 

 

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