VIVA LA VIDA, MUERA LA MUERTE!
E’ da diversi anni che ascolto i Modena City Ramblers. Trovo il loro ultimo lavoro (Viva la vida, muera la muerte) maturo, o almento più maturo dei precedenti. Il gruppo è partito facendo musica irlandese, per poi prendere una strada sempre più propria, facendosi contagiare dalla musica etnica di tutto il mondo, da Manu Chao ecc... Il cd del 2002, “Radio rebelde”, si distaccava completamente dal folk irlandese, ma nel complesso (pur con qualche bella canzone) era bruttino. Dava l’impressione di essere una piccola caduta nel percorso di un gruppo che aveva dimostrato di saper dare grandi emozioni al suo pubblico.
Invece è uscito Viva la vida, muera la muerte, la sintesi riuscita del passato dei MCR e anche qualcosa (molto?) di più (e in questo senso Radio rebelde può essere riconsideraro come una tappa). E’ folk e musica contemporanea di qualità. Dalle chitarre elettriche al mandolino, passando per fisarmonica, violino, percussioni…
E’ arricchito dalla partecipazione di Max Casacci (che ha dato molto per gli arrangiamenti e l’esecuzione), Nibs vah der Spuy e Gito Baloi (autori e, rispettivamente, chitarra acustica e voce in “Lontano”).
La canzone che dà il titolo al cd (è uno slogan del Chiapas, dove il gruppo è stato l’estate scorsa) mi ricorda Santana. “I Cento passi” sono un omaggio forte, per contenuto e ritmo, a Peppino Impastato, militante di Dp ucciso dalla mafia nel ’78.
Credo che “Mira el Nino” sia in assoluto il pezzo più rock tra tutti quelli dei MCR.
“Altrimondi” è piena di suggestioni, in un’atmosfera sognante, che denuncia l’irrazionalità della realtà e le ingiustizie. Ricorda i Subsonica.
In mezzo c’è un nucleo di canzoni ben fatte, quasi delicate.
Riporto parti di recensioni recuperate sulla rete:
"Ebano" è un gioiellino acustico di grande intensità che percorre sentieri affini a quelli della "Princesa" deandreiana (ma, come vedremo, non è l"unico aggancio con Fabrizio), "Stella sul mare" e "Lontano" si collocano sulle onde di una meravigliosa deriva melodica, formando un trittico centrale nel disco (..) di pura oasi e godimento da sensi rilassati, ma, a essere sinceri, il tono del disco non sale quasi mai ai colori accesi, se togliamo i due brani iniziali, "Mira Nino" e "I cento passi". Ma il bello del disco è che non arrivano mai gli attesi punti deboli. Se "Viva la vida" può essere un po’ come ce la si aspetta e "El presidente" è un motivetto allegro che diverte perché prende per il culo Berlusconi, già con "Ramblers Blues" il tono generale si fa più pensoso, più riflessivo: "(..) ci vorrebbe un paio di scarpe nuove / per partire, scappare lontano / e poi seguire un traccia sbagliata / perdersi meglio e non tornare più indietro/Non c"è bisogno di una foto ingiallita / per vedere quanto siamo cambiati / Bisognerebbe fermarsi in tempo / non aver fretta, ma rallentare". E forse questa potrebbe essere letta un po’ come la poetica del disco. (Leon Ravasi)
non crediamo di fare solo folk. Noi suoniamo anche rock e punk a modo nostro con strumenti acustici. Se proprio dobbiamo parlare di etichette, abbiamo scelto di definire la nostra musica “combat-folk”. E poi tieni presente che noi possiamo essere considerati folk da chi ascolta un genere di musica per così dire pop: il folkettaro ci vede come “il demonio del folk”, perché comunque non siamo parte del mondo folk puro». da www.musicalnews.com
Eccoli (..) prendere la strada per il Chiapas, giù in Guatemala e nei campi profughi Saharawi, assorbendo culture e musicandole, e poi via di corsa verso il centro del mondo, che per qualche momento diventa l'Emilia, come ai tempi dei CSI. A patchankizzazione completa i Modena chiamano in cabina Max Casacci e la mossa si rivela azzeccata, non fosse altro che per la tipica cura maniacalmente subsonica nella produzione e nel suono, che non può che guadagnare in incisività, soprattutto per quanto riguarda i singoli strumenti che spiccano, svettano, raccontano ognuno la sua storia, storie di paesaggi, fiumi, fiabe e fredde notti a cercare la luna.
Torna il dialetto modenese, la poesia si fa più lieve e preziosa, Ebano, Lontano, Altri mondi, Al fiòmm, la rispettosissima cover de Il testamento di Tito sono pezzi toccanti e ben scritti, arriva il Ramblers blues al posto del Ramblers dub, e il risultato è decisamente migliore, un ritrovato intimismo esaltato da una profusione di fiati, chitarre acustiche, flauti, percussioni, in una dimensione quasi cantautorale. Esemplificativa in questo senso I cento passi, fra i maestri Pogues e Clash, sempre con il sacro (?) spirito militante in primo piano. Luca[Psalm]Tapognani da www.rockon.it




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