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    Predefinito Appello Per La Liberta' Degli Arrestati di Perugia

    Appello Per La Liberta' Degli Arrestati

    APPELLO PER LA LIBERTA' DEGLI ARRESTATI NELL'AMBITO DELL'OPERAZIONE «TRACIA»
    La lista dei primi firmatari e promotori



    Su ordine della magistratura di Perugia, nel contesto di un’operazione
    internazionale di polizia denominata «Tracia», tesa a colpire l’organizzazione
    marxista turca Dhkc, giovedí 1 aprile sono stati arrestati tre attivisti del
    Campo antimperialista (il suo portavoce internazionale Moreno Pasquinelli,
    Maria Grazia Ardizzone e Alessia Monteverdi). Con la medesima operazione, sono
    stati arrestati due attivisti del movimento turco residenti in Italia. I tre
    italiani sono stati arrestati per aver fornito agli attivisti turchi –
    costretti all’esilio dal regime militar-autoritario di Ankara – solidarietà
    politica, attraverso l’organizzazione di conferenze, fornendo loro ospitalità
    e agevolando la loro permanenza in Italia.
    Il Dhkc è un’organizzazione che – ormai da un decennio – si oppone al regime
    di Ankara. Un’organizzazione del tutto legale sia in Italia sia in tutti quei
    paesi ove i valori della rivoluzione democratica del 1789 non sono lettera
    morta. Un’organizzazione invece illegale per il regime semi-fascista turco, le
    fosche tinte del cui universo carcerario sono state magistralmente
    tratteggiate da sinceri attivisti per i diritti umani quali Dino Frisullo,
    oltre che denunciate da innumerevoli rapporti di Amnesty international.
    Dunque, un’organizzazione «terrorista» alla stregua – mutatis mutandi – della
    mazziniana Giovine Italia, dei Mille di Garibaldi, dei giovani alla Guglielmo
    Oberdan, di Giustizia e libertà e dei fratelli Rosselli, dei combattenti della
    Resistenza al nazifascismo.
    Con le stesse modalità e per le stesse ragioni propagandistiche con le quali
    nazisti e repubblichini decisero che i partigiani dovevano essere considerati
    «banditen» e chi non li denunciava un loro «fiancheggiatore», Stati uniti
    d’America e Unione europea – assecondando le aspirazioni di Ankara – hanno
    deciso di considerare l’organizzazione turca come «terrorista», e chi ha
    espresso solidarietà alle ragioni della sua lotta come un «complice».
    Il fatto è che in Italia, giorno dopo giorno, la democrazia viene impunemente
    calpestata. Oltrepassando lo stesso codice Rocco – che prevede, testualmente,
    che nessuno possa «essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo
    in cui fu commesso, non costituiva reato» (art. 2) –, con l’operazione
    «Tracia» si è voluto criminalizzare il Dhkc, arrestandone presunti dirigenti e
    fiancheggiatori, nonostante non sia mai stata promulgata una legge dello Stato
    che abbia dichiarato tale associazione politica «fuorilegge». Sono cose che
    possono accadere solo in una repubblica a sovranità limitata quale,
    evidentemente, è l’Italia.
    E il paradosso è che gli «azionisti di riferimento» di coloro che hanno
    orchestrato e diretto l’operazione «Tracia» – gli Usa in primis –, gli
    sceneggiatori di tale farsa – «i nomi dei responsabili», per dirla con
    Pasolini –, sono gli stessi che hanno appoggiato e continuano ad appoggiare
    politicamente e militarmente formazioni effettivamente terroristiche (anche se
    loro non le considerano tali): dagli squadroni della morte latinoamericani
    alle bande dell’Uck in Kossovo. I nomi dei responsabili sono gli stessi di
    coloro che sostengono governi sanguinari e dittatoriali: dall’Arabia saudita
    (che loro definiscono «paese arabo moderato» ma che, in realtà, è uno dei
    regimi più illiberali e oscurantisti della regione mediorientale) al Pakistan
    del dittatore golpista Musharraf. I nomi dei responsabili non sono differenti
    da quelli che – in nome della democrazia – hanno rovesciato governi legittimi
    e maggioranze democraticamente elette ( come in Cile nel 1973); coloro che –
    in nome dei diritti umani – deportano in veri e propri lager (Guantanamo) i
    sospetti «terroristi», negando loro il diritto alla difesa e giungendo a
    giustificare finanche l’uso della tortura; quelli che – in nome della libertà
    e della sicurezza dei cittadini di Israele – forniscono copertura ad un
    governo che, attraverso gli attentati di Stato e la repressione delle
    insorgenze, sta strangolando il popolo palestinese.
    In Italia, nella fattispecie, i nomi dei responsabili della regia
    dell’operazione «Tracia» non sono troppo diversi da quelli di coloro che, fino
    a una quindicina di anni fa, in caso di vittoria elettorale dei partiti operai
    e popolari avevano bell’e pronto un piano eversivo il cui fulcro era una
    struttura paramilitare (Gladio) che avrebbe agito come «quinta colonna» di
    truppe militari statunitensi d’occupazione. Sono gli stessi nomi di coloro che
    hanno fermato le proteste popolari a suon di bombe nei treni e nelle stazioni,
    e che hanno depistato qualsiasi indagine in merito; gli stessi nomi di coloro
    che hanno armato la mano di ex repubblichini e neo-fascisti (prontamente
    riciclatisi al servizio dei nuovi padroni del vapore) per attaccare
    sistematicamente le avanguardie giovanili che si erano schierate per il
    progresso sociale e contro la reazione; gli stessi nomi di coloro che
    alimentano lo scontro tra civiltà diverse, sostenendo la superiorità di quella
    occidentale su tutte le altre.
    È per questo che, allarmati per il restringimento degli spazi di libertà e
    democrazia, chiediamo che vengano liberati tutti gli arrestati. Oggi
    colpiscono gli antimperialisti, domani tutto il movimento contro la guerra e
    tutti gli oppositori politici, dopodomani qualsiasi ipotesi di
    autorganizzazione. Ne va della nostra libertà.
    10 aprile 2004

    Primi firmatari e promotori in ordine alfabetico:

    Giovanni Bacciardi (Università di Firenze), Marco Baliani (attore e regista),
    Curzio Bettio (biochimico), Vainer Burani (avvocato), Cesare Bermani
    (storico), Fabrizio Billi (storico), Sandro Bellassai (storico), Aldo
    Bernardini (Università di Teramo), Pino Cacucci (scrittore e sceneggiatore),
    Gino Candreva (storico, Presidente Istituto pedagogico della Resistenza),
    Emilia Calini (Slai Cobas Alfa Romeo Arese, ex deputata), Andrea Catone
    (pubblicista), Ascanio Celestini (attore e regista), Paolo Cirelli
    (pubblicista), Tano D’Amico (fotografo), Ivan Della Mea (Storico, Presidente
    Istituto Ernesto De Martino), Corrado Delle Donne (Alfa Romeo Arese), Angelo
    d'Orsi (storico, Presidente Associazione Historia magistra), Eros
    Francescangeli (storico), Renata Franceschini (insegnante), Luca Frisullo (ex
    partigiano, padre di Dino), William Gambetta (storico, redazione di «Critica e
    conflitto»), Umberto Gay (consigliere regionale Prc Lombardia), Paola Ghione
    (storica), Ugo Giannangeli (avvocato), Massimo Grandi (Università di Firenze),
    Vittorio Granillo (Slai Cobas Napoli), Gianfranco La Grassa (economista),
    Vincenzo Lilliu (Alfa Romeo Arese), Domenico Losurdo (Università Urbino), Mara
    Malavenda (Slai Cobas Napoli, ex deputata), Sergio Manes (editore), Colombo
    Manuelli (scultore), Roberto Massari (editore), Andrea Martocchia (ricercatore
    precario), Valerio Mastrandrea (attore), Carlo Modesti Pauer (filosofo e
    antropologo), Maurizio Mori (docente universitario in pensione), Antonio
    Moscato (storico), Giancarlo Paciello (pubblicista), Aldo Pardi (filosofo),
    Costanzo Preve (filosofo), Toni Rovatti (storica), Fausto Schiavetto
    (ricercatore di storia), Maria Turchetto (economista).

    Per adesioni: compagniliberi@libero.it

  2. #2
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    Nonostante ormai il regime abbia definitivamente mostrato la propria faccia repressiva c'è chi si ostina a chiamarla "democrazia"! VERGOGNA per tutti i fiancheggiatori di questo regime; solidarietà per tutti i compagni vittime del sistema!
    TUTTO IL POTERE AI SOVIET!

 

 

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