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  1. #1
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Ad un anno da "Piombo Fuso"

    Un anno dalla guerra contro Gaza: migliaia di invalidi e neonati malformati.
    SCRITTO IL 2009-12-24 IN NEWS
    Gaza - Infopal. Enormi esplosioni e spesse nuvole di fumo hanno coperto il cielo della Striscia di Gaza. Arti umani dispersi dappertutto. Il sangue riempie le strade, e ovunque scene agghiaccianti. Questo è ciò che appare nei primi momenti della guerra condotta dalle forze di occupazione israeliane contro la Striscia di Gaza, il 27 dicembre 2008. Proprio un anno fa.

    A mezzogiorno, Israele attacca dal cielo la Striscia di Gaza. Sono oltre 50 gli aerei da combattimento che bombardano il quartier generale della polizia e le istituzioni civili di Gaza. Durante i primi minuti, sono 220 i cittadini palestinesi uccisi, e più di 550 quelli feriti, di cui molti rimarrano disabili permanenti a causa della grande quantità di missili e bombe proibite, lanciate sulla Striscia di Gaza.

    I raid aerei israeliani sulla Striscia di Gaza sono proseguiti fino all'ultimo giorno della guerra, il 17 gennaio 2009.

    Disabili in attesa di arti artificiali

    Faraj Ashour, 18 anni, uno dei tanti feriti, ha raccontato al nostro corrispondente come è stato colpito, insieme alla sua piccola nipote, dai micidiali Apache israeliani, mentre erano davanti a casa, nel centro del quartiere az-Zaytun, a Gaza City.

    Faraj ha perso entrambi i piedi e non può più andare all'università. Poco prima del bombardamento che lo ha ferito e con l'approssimarsi dell'invasione delle truppe israeliane, lui e la sua famiglia avevano deciso di cercare riparo nell'abitazione di un parente, nel sud della Striscia, e stavano cercando un'auto per il viaggio, quando la nipotina è corsa verso di loro... E' stato in quel momento che il micidiale Apache israeliano ha lanciato il missile che li ha colpiti.

    Faraj ha lanciato un appello alle istituzioni internazionali affinché aiutino a far entrare nella Striscia arti artificiali in modo che le persone rese disabili dalla crudeltà israeliana possano vivere una vita dignitosa. Gli israeliani, infatti, non si limitano a uccidere e ferire i palestinesi, ma proibiscono pure l'introduzione delle protesi, delle medicine e delle strumentazioni mediche.

    Disturbi psicologici

    La guerra hanno creato anche effetti psicologici sugli abitanti di tutta la Striscia di Gaza.

    Uno studio ha dimostrato che tali problemi sono più diffusi nel nord della Striscia di Gaza, in particolare nel campo profughi e nella cittadina di Jabaliya, a Beit Lahiya, a Beit Hanun, a causa degli intensi bombardamenti e dell'invasione delle truppe israeliane.

    Lo studio ha mostrato che i problemi psicologici sono più comuni nel gruppo di età compreso tra i 13 e i 18 anni.

    Casi di malformazione

    Tra i risultati più gravi di questa guerra ci sono le decine di casi di malformazioni fetali. Secondo i medici di Gaza, ciò è provocato dall'uso di armi proibite a livello internazionale, da parte dell'esercito israeliano durante "Piombo Fuso".

    In un'intervista con il nostro corrispondente, il dottor Mu'awiya Hassaneyn, direttore del servizio di Pronto soccorso del ministero della Sanità, ha affermato che i bambini malformati nati dopo la guerra contro Gaza sono già 50, soltanto negli ultimi cinque mesi, ma il numero di casi è destinato a salire.

    Hassaneyn ha sottolineato che le donne rimaste incinte durante la guerra o che erano in stato di gravidanza erano particolarmente a rischio, a causa dei gas e dalle sostanze chimiche emesse dalle bombe. I feti che portavano in grembo hanno subito malformazioni.

    Le principali malformazioni rilevate dal ministero della Sanità sono al cervello, ai polmoni, al cuore, agli arti superiori e inferiori. E tutte sono state causate dall'uso di armi di distruzione di massa da parte di Israele.

    Un anno dalla guerra contro Gaza: migliaia di invalidi e neonati malformati. Infopal Agenzia stampa informazione Palestina, Territori palestinesi occupati, Striscia di Gaza

  2. #2
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: Ad un anno da "Piombo Fuso"

    Primo anniversario di Piombo Fuso: Gaza è ancora devastata.
    SCRITTO IL 2009-12-24 IN NEWS
    Gaza - Infopal. Un giorno che non può essere cancellato dalla memoria del mondo intero. Aerei da guerra sfrecciano nel cielo e lanciano missili e bombe sulle sedi delle amministrazioni, sulle abitazioni e sui civili innocenti. Intere famiglie sterminate, case rase al suolo, esplosioni e urla di mamme e bambini… le sirene delle ambulanze che non smettono mai di suonare.
    Questa è la scena che si vive a Gaza a mezzogiorno del 27 dicembre 2008.

    Quel giorno, le forze di occupazione israeliane hanno perpetrato i crimini più incredibili e orrendi contro le persone e le cose. Quella data ha segnato infatti l'inizio dell’aggressione alla Striscia di Gaza (un fazzoletto di terra di appena 360 chilometri quadrati, lunga circa 40 km e larga appena 9) sotto falsi pretesti: l'eliminazione di Hamas, votato dal popolo palestinese, e la liberazione di Gilad Shalit, il soldato israeliano catturato dai gruppi della Resistenza palestinese.
    Ma Hamas è rimasta dov’era e Shalit non è stato liberato.

    Omicidi di massa

    Nello stesso periodo, oltre 50 aerei da guerra hanno attaccato più di 200 obiettivi nella Striscia di Gaza. In soli due minuti hanno distrutto la maggior parte delle sedi della polizia nella Striscia e hanno ucciso più di 220 cittadini, ferendone oltre 600.

    Ma i micidiali aerei da guerra non si sono fermati lì: hanno continuato a bombardare la Striscia di Gaza per otto giorni consecutivi, colpendo le case di civili che non hanno a che fare con la Resistenza, le ambulanze, i centri dell'agenzia delle Nazioni Unite, l'UNRWA, per non parlare di scuole e ospedali, pieni di decine di migliaia di sfollati.

    Dopo questi otto giorni, centinaia di carri armati e truppe di terra hanno invaso le città e i campi profughi vicini alla frontiera, cancellando interi quartieri abitati.
    Secondo le statistiche delle Nazioni Unite e delle organizzazioni per i diritti umani nella Striscia di Gaza, 11.154 sono le case distrutte dalle forze israeliane nel corso dei 23 giorni di guerra contro Gaza: 3.632 quelle distrutte del tutto, 8.522 quelle distrutte parzialmente, mentre le case danneggiate lievemente sono circa 52.000.

    Interi quartieri rasi al suolo

    A causa della distruzione di quelle case, decine di migliaia di famiglie adesso vivono all'aperto, senza riparo. Al momento della stesura di questo articolo, mercoledì 23 dicembre 2009, secondo un censimento delle Nazioni Unite le persone che vivono senzatetto, a seguito della distruzione delle loro case, sono 107.509, tra cui ovviamente bambini, anziani, donne...

    Nonostante le numerose promesse di diversi organismi ufficiali internazionali riguardanti la ricostruzione delle case distrutte – promesse fatte durante la ‘Conferenza dei donatori’ svoltasi a Sharm el-Shaykh, in Egitto, dopo l’aggressione israeliana a Gaza -, tali buone intenzioni non si sono ancora concretizzate. Il volume delle perdite stimate durante quella conferenza ammontava a due miliardi di dollari.

    Il corrispondente di Infopal.it a Gaza ci propone un caso tra le migliaia di persone che vivono senzatetto e che attendono che questa situazione cambi, ovvero che i cosiddetti ‘donatori’ attuino le loro promesse e gli occupanti israeliani tolgano l'immorale embargo imposto alla Striscia di Gaza. Si tratta del caso della famiglia di Mohammad Khader, composta da tre membri: due femmine e un maschio, tutti affetti da malattie croniche: il fratello maggiore ha 50 anni ed è infermo, mentre le due sorelle soffrono di malattie cardiache e di problemi muscolari.

    Questa famiglia ha perso la propria casa il dodicesimo giorno dell’aggressione a Gaza, quando gli aerei da guerra israeliani hanno bombardato il quartiere dove abitavano, il quartiere as-Salam (la Pace, ndr), a nord della Striscia. Lì gli israeliani hanno demolito tutto, e fortunatamente la Croce Rossa ha prontamente evacuato gli abitanti del quartiere prima che venisse distrutto totalmente dagli aerei e dai carri armati israeliani.

    Su‘ad, la sorella maggiore, ci ha guardato con le lacrime dell'angoscia e del dolore, ma all'improvviso ha detto ad alta voce: "Ogni giorno vengono i vari media e ci intervistano per puntare i riflettori sulla nostra sofferenza, ma non vediamo nessuno che si dà da fare concretamente. Io, mio fratello e mia sorella abbiamo bisogno di cure, in particolare la mia sorellina che ha bisogno di medicine per 250 dollari al mese, una somma esorbitante che non abbiamo e che possiamo ottenere solo attraverso l'aiuto di alcune organizzazioni locali".

    Questa famiglia, che vive in una tenda di stoffa ricevuta dall'agenzia delle Nazioni Unite UNRWA, rivolge dunque un appello agli spiriti liberi di tutto il mondo affinché la aiutino a ricostruirsi una casa per proteggersi dal freddo dell'inverno e dalla pioggia che scorre sotto i loro piedi mentre stanno nella tenda, per non parlare della mancanza di coperte adatte…

    Distruzione sistematica

    L’aggressione contro Gaza non si è limitata a colpire gli uomini e le abitazioni. Gli israeliani hanno distrutto intenzionalmente l'economia della Striscia di Gaza: 211 stabilimenti industriali, che vanno dalle fabbriche tessili alle ferriere, dalle industrie chimiche alle fabbriche di laterizi, oltre al danneggiamento di ben 721 attività commerciali, che ha lasciato migliaia di persone senza lavoro.

    Perciò, il tasso di disoccupazione ha raggiunto livelli record anche in confronto ai Paesi più poveri del mondo. Infatti, secondo le recenti statistiche delle Nazioni Unite, essa è aumentata a causa dell’ininterrotto embargo israeliano imposto alla Striscia di Gaza, al quale si è aggiunta l’aggressione dell’inverno scorso: adesso siamo al 73%, col reddito pro capite che è inferiore a un dollaro al giorno, tra l’altro ricevuto tramite gli aiuti dell'UNRWA, che fornisce sostegno a centinaia di migliaia di persone nella Striscia di Gaza.

    Nemmeno i settori agricolo e dell’allevamento si sono salvati dalla brutale aggressione israeliana. I bulldozer israeliani hanno distrutto e raso al suolo 627.175 ettari coltivati, per lo più frutteti, ossia 448.298 alberi, ma anche 219 pozzi che servivano ad irrigare le colture, mentre per quanto concerne il settore zootecnico le forze di occupazione hanno ucciso 8.912 animali, tra pollame e bestiame.

    E' opportuno ricordare che la Striscia di Gaza è ancora in piena rovina: nemmeno una casa è stata ricostruita come si deve, a causa dell'ignobile embargo israeliano che costringe un milione e mezzo di persone in una grande ‘prigione a cielo aperto’. Anzi, Gaza è molto peggio di una prigione, perché gli israeliani vi impediscono l'introduzione della maggior parte dei generi di prima necessità, come il latte per i bambini e le medicine, eccetto quel poco che arriva tramite le ‘carovane di solidarietà’ con la gente di Gaza che riescono sporadicamente a rompere l’embargo.

    Primo anniversario di Piombo Fuso: Gaza è ancora devastata. Infopal Agenzia stampa informazione Palestina, Territori palestinesi occupati, Striscia di Gaza

  3. #3
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    Predefinito Rif: Ad un anno da "Piombo Fuso"

    Effetto 'Piombo Fuso': vaste aree della Striscia contaminate. Vietate le coltivazioni.
    SCRITTO IL 2009-12-23 IN NEWS


    Gaza - Infopal. L'Operazione Piombo Fuso, di cui il 27 dicembre cade il primo anniversario, non ha lasciato dietro di sé soltanto 1400 morti e oltre 5000 feriti, edifici e infrastrutture distrutte, bimbi nati malformati, centinaia e centinaia di persone rese disabili permamenti, migliaia di bambini affetti da shock post-traumatico. Ha lasciato anche aria, acqua e suolo contaminati.

    Il ministero dell'Agricoltura del governo di Gaza ha emesso in questi giorni un decreto che vieta le coltivazioni in determinate aree della Striscia, bombardate dagli israeliani. Teme, infatti, che siano contaminate da sostanze tossiche altamente nocive.

    Lunedì, il ministero ha fatto sapere che in tali aree sono state condotte ispezioni sui terreni dove sono caduti i missili e le bombe al fosforo, che con ogni probabilità sono ormai contaminati da sostanza radioattive e tossiche. Le analisi di laboratorio, tuttavia, non sono attualmente possibili, in quanto tutti i laboratori gazawi sono stati bombardati.

    Acque contaminate. Il ministero ha anche chiesto alla popolazione delle aree contaminate di non usare l'acqua dei pozzi, perché potrebbe essere piena di agenti chimici tossici.

    Il ministero ha poi rivolto un appello ai Paesi arabi ed europei affinché aiutino il governo di Gaza a effettuare test di laboratorio su campioni di acqua e suolo.

    Effetto 'Piombo Fuso': vaste aree della Striscia contaminate. Vietate le coltivazioni. Infopal Agenzia stampa informazione Palestina, Territori palestinesi occupati, Striscia di Gaza

  4. #4
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    Predefinito Rif: Ad un anno da "Piombo Fuso"

    La guerra di David

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    Un anno fa, l'operazione Piombo Fuso devastava la Striscia di Gaza. 1.400 morti e l'economia palestinese azzerata
    Il 27 dicembre 2008, l'esercito israeliano ha lanciato l'operazione 'Piombo Fuso' nella Striscia di Gaza. Si e' trattato del piu' pesante intervento militare nei Territori Occupati, dopo le guerre del '48 e del '67. Durante i 22 giorni di assedio sono stati uccisi 1.400 palestinesi. Tra questi, 300 bambini e 115 donne. Nell'incursione sono morti 13 soldati israeliani. Quattromila case sono state distrutte o danneggiate. Cinquantamila palestinesi sono rimasti senza un tetto e tra il 35 e il 60 percento delle attività economiche di Gaza ha subito danni irreversibili. I due principali settori dell'economia, pesca e agricoltura, sono stati colpiti duramente dagli effetti multipli dei confini chiusi, del conflitto e dell'impossibilita' di accesso a mare e terra. Pesanti restrizioni al movimento continuano a impedire ai palestinesi di lanciare le loro reti in acque pescose e terre arabili. Contadini e pescatori sono sottoposti a continui attacchi da parte dei militari israeliani.

    Per questo, a un anno di distanza, la guerra dei palestinesi a Gaza non finisce mai. Soprattutto per contadini e pescatori. Durante Piombo Fuso migliaia di limoni, ulivi e palme sono stati sradicati. Sistemi di irrigazione, pozzi e serre sono stati distrutti. Israele, inoltre, non consente l'ingresso nella Striscia di fertilizzanti e sementi. Una zona di interposizione si estende per centinaia di metri dal confine con Israele verso l'interno della Striscia, limitando l'accesso alle terre coltivabili. Nel 2000 a Gaza c'erano diecimila pescatori. Oggi, i 3.500 rimasti devono pescare entro le tre miglia dalla costa. La guerra ha infatti imposto questo limite, dopo che, dagli accordi di Oslo (2005) l'area di pesca si era progressivamente ridotta dalle 20 miglia originarie. I pescherecci devono sfidare tale limite per poter portare a casa il necessario per la sopravvivenza. Le motovedette israeliane li ricacciano costantemente indietro, con idranti o, piu' spesso, cannonate. A decine rimangono uccisi.

    PeaceReporter - Piombo fuso, il dossier di PeaceReporter


    PeaceReporter - La guerra di David

  5. #5
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: Ad un anno da "Piombo Fuso"

    Ad un anno dall'attacco a Gaza
    PRIMO FRONTE - Terra di Palestina
    Scritto da La Redazione
    Domenica 27 Dicembre 2009 12:22
    Esattamente un anno fa, a mezzogiorno del 27 dicembre 2008, Israele iniziò l’attacco aereo contro la Striscia di Gaza. Ieri, quasi a voler ricordare l’anniversario, l’esercito israeliano ha ucciso 6 palestinesi: 3 a Nablus ed altri 3 vicino al valico di Eretz, al confine nord della Striscia.
    Anche questi ultimi avvenimenti ci parlano della drammatica situazione del popolo palestinese e di quella di Gaza in particolare.
    L’attacco voluto lo scorso anno dal governo Olmert aveva uno scopo ben preciso: colpire la Resistenza, decapitare Hamas. Questi obiettivi furono mancati, e l’attuale governo Netanyahu, scaturito dalle elezioni dello scorso febbraio, continua a perseguirli oggi attraverso un assedio sempre più disumano.
    Se gli scopi politici di fondo furono sostanzialmente mancati, l’attacco del dicembre-gennaio ha reso ancora più dura la condizione degli assediati, un milione e mezzo di palestinesi rinchiusi in quella prigione a cielo aperto chiamata Gaza.

    Le conseguenze dei 23 giorni di bombardamento, prima dal cielo e poi anche da terra e dal mare, sono state pesantissime. E siccome il mondo (specie l’occidente) guarda altrove, è utile e necessario ricordarle.
    I morti furono più di 1.400, i feriti oltre 5.000, mentre ad oggi si contano decine di casi di malformazioni fetali attribuibili alle bombe usate da Tsahal. Secondo gli stessi dati dell’Onu le case distrutte furono più di 11.000, mentre quelle danneggiate in maniera più leggera ben 52.000. Sta di fatto che secondo l’UNRWA (l’agenzia dell’Onu per i rifugiati) ci sono, ad oggi, oltre 107.000 senzatetto a causa dei bombardamenti. La disastrosa situazione sanitaria è nota, meno conosciuto invece il colpo inferto alle attività produttive, con la distruzione di oltre 200 fabbriche ed il danneggiamento di un migliaio di attività commerciali.
    Ma c’è di più: l’operazione “Piombo fuso”, questo il significativo nome voluto dalla dirigenza sionista, ha avvelenato l’acqua, l’aria ed il suolo di Gaza. In molte aeree non è più possibile usare l’acqua dei pozzi, ed il governo della Striscia ha dovuto vietare le coltivazioni nelle zone colpite da alcuni tipi di bombe, non soltanto quelle al fosforo bianco.
    I bombardamenti israeliani, come risulta da uno studio condotto da New Weapons Research Group (Nwrc) hanno lasciato sul terreno forti concentrazioni di metalli tossici, in particolare tungsteno, mercurio, molibdeno, cadmio e cobalto. Questi metalli possono provocare nella popolazione leucemie, problemi di fertilità, malformazioni per i nuovi nati e patologie di origine genetica.

    Insomma, il progetto di genocidio ai danni del popolo palestinese va avanti. E può andare avanti soprattutto grazie ad un assedio che continua nel silenzio generale. E non solo continua, ma verrà probabilmente inasprito con il nuovo muro d’acciaio sul lato sud della Striscia (vedi Il muro d’Egitto).
    Se un anno fa Israele ha bombardato una prigione a cielo aperto, dalla quale ancora oggi nessuno può uscire; nell’anno trascorso la criminale prosecuzione dell’assedio ha impedito ogni attività di ricostruzione. Quella ricostruzione con la quale si riempirono la bocca i governi occidentali ed i regimi filo-americani del mondo arabo. Di quella ricostruzione non c’è alcuna traccia; mentre c’è, al contrario, la partecipazione attiva degli Stati Uniti al progetto del muro d’acciaio, alla faccia delle promesse di dialogo pronunciate da Obama nel giugno scorso proprio al Cairo.
    Il totale collaborazionismo con Israele da parte egiziana è confermato anche da altre due notizie. Nei giorni scorsi il governo del Cairo ha comunicato al comitato organizzatore della Gaza Freedom March – che dovrebbe muoversi verso il valico di Rafah proprio oggi – che non consentirà l’entrata nella Striscia. Ed è di ieri la notizia della decisione egiziana di revocare l’ingresso – che in un primo momento era stato concesso – anche a “Viva Palestina”, il convoglio umanitario guidato da George Galloway, e composto da 400 persone oltre cha da 150 veicoli carichi di aiuti.
    Questo comportamento non è certo una novità, ma acquista un significato ancora più grave proprio per la ricorrenza che ha portato all’organizzazione di queste due iniziative.

    E’ questo un momento particolarmente duro per il popolo palestinese, un momento di grande oppressione da parte degli occupanti, ma anche un momento in cui pesano tremendamente le difficoltà politiche determinate dal tradimento della dirigenza dell’Anp.
    E tuttavia la Resistenza continua, a Gaza e non solo.
    Nel ricordare il criminale attacco di un anno fa è quindi necessario rinnovare la solidarietà al popolo palestinese in lotta, sostenendo la Resistenza ed il legittimo governo di Hamas.
    L’occidente sembra essersi assuefatto alla “normalità” della politica genocida di Israele. Rompere questo torpore deve essere dunque il primo compito di tutte le forze che sostengono la causa palestinese.
    Sostenere Gaza non è soltanto un dovere etico, ma anche una priorità politica per chiunque voglia opporsi alla Guerra Infinita che Obama, sulle orme del suo predecessore, sta continuando non solo con le azioni militari in Afghanistan, Pakistan, Iraq, Yemen, Somalia, ma anche con lo spudorato sostegno che continua ad essere dato alla politica razzista e genocida di Israele.
    Schiacciare Gaza è fondamentale sia per Israele che per gli Usa, dato che Gaza non è solo simbolo di sofferenza, ma anche di Resistenza. Anche per questo il sostegno all’eroica resistenza di Gaza è oggi più importante che mai.

    Ad un anno dall'attacco a Gaza

  6. #6
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    Predefinito Rif: Ad un anno da "Piombo Fuso"

    Un anno fa, l'Operazione Piombo Fuso: il Genocidio di Gaza.
    SCRITTO IL 2009-12-27 IN NEWS
    Un anno fa, alle 11,30 del 27 dicembre del 2008, ebbe inizio la brutale aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza sotto assedio. Un crimine contro l'Umanità. Uno dei tanti compiuti dallo stato sionista, abituato all'impunità totale e alla complicità silente della comunità internazionale.

    Bambini, donne, poliziotti fatti a pezzi. Feriti a migliaia. Disabili permanenti. Neonati nati malformati. Acqua, cielo e terra contaminati da Adm.

    Il bilancio immediato e successivo dell'Operazione Piombo Fuso, un vero e proprio genocidio, è degno di un Tribunale internazionale.

    Confidiamo nella saggezza della Giustizia e del Diritto internazionali, che possano giudicare Livni-Barak-Olmert e i capi dell'Esercito "più morale del mondo" per i crimini di cui si sono macchiati.

    Israele, stato genocida, non può continuare ad agire impunito, massacrando innocenti.

    ....

    La cronaca

    27 dicembre, ore 11,30: sono 206 i morti e 750 i feriti in poche ore.

    La maggior parte dei cadaveri e dei feriti giunge in ospedale a pezzi.

    Diversi bambini e anziani muoiono d’infarto, per la paura.

    Tra i bersagli definiti del "terrorismo palestinese” dalla propaganda mediatica israeliana, ripresa acriticamente dai nostri mezzi di informazione-disinformazione, c'è anche il reparto infantile di un ospedale di Gaza.

    È strage di bambini. Gli obitori traboccano di salme e gli ospedali non sanno più dove e come curare i feriti.

    È l’“Operazione Piombo Fuso“: 22 giorni di bombardamenti di terra, cielo e mare che hanno portato alla morte di intere famiglie, di bambini, donne, giovani, anziani, e al successivo e lento stillicidio di decessi e di neonati malformati, a causa degli effetti devastanti provocati sull'ambiente e sulla salute dalle bombe al fosforo, dalle Dime e da altre armi di distruzione di massa usate dall'esercito israeliano.

    Il bilancio dei bombardamenti

    1366

    palestinesi uccisi

    • 430 bambini

    • 111 donne

    • 6 giornalisti

    • 6 medici

    • 2 operatori Onu

    5360 feriti

    • 1870 bambini

    • 800 donne

    152 persone rese disabili permanenti

    Oltre 258 persone muoiono perché le forze israeliane impediscono i soccorsi. La maggior parte delle vittime è colpita a morte in casa o nelle vicinanze. 519 fatta a pezzi dai droni e 473 dagli aerei.

    Gli sfollati sono 50.000, di cui 20.000 sono ancora senza tetto.

    Più di 3.600 abitazioni sono distrutte totalmente e 11.000 parzialmente.

    Oltre alle abitazioni, vengono bombardati, ospedali, scuole, luoghi di culto, infrastrutture, industrie, campi, acquedotti.

    1 milione di kg di bombe (di cui il 5% ancora inesplose) lanciate dall'aviazione, dalla marina e dall'artiglieria israeliane.

    Israele ha fatto uso di fosforo bianco, di droni e altri veicoli telecomandati (UAV), di F16, elicotteri Apache e Cobra, navi da guerra, tank, bulldozer militari Caterpillar, soldati armati di M16.

    Fonti: UNHCR e UNDP, giugno 2009; Al Mezan, Cast Lead Offensive, giugno 2009,
    http://www.mezan.org/upload/8941.pdf; Al Haq Palestinian Human Rights Organisation, Operation Cast Lead – A
    Statistical Analysis, agosto 2009
    http://www.alhaq.org/pdfs/gaza-opera...nalysis%20.pdf

    La “tregua”.

    Il 19 dicembre del 2008 era scaduta una tregua di sei mesi, siglata il 19 giugno (mese contrassegnato da feroci bombardamenti israeliani contro la Striscia).

    Israele aveva rotto ripetutamente la tregua con bombardamenti e assassinii mirati. In particolare, il 5 novembre, gli aerei da guerra fanno a pezzi sei palestinesi, resistenti delle brigate Qassam.

    E poi, ancora, nei giorni successivi, altre bombe su pescatori, contadini, cittadini, resistenti, in un crescendo di aggressioni che hanno portato il governo di Gaza a rifiutare, il 19 dicembre, un rinnovo della tregua. Tra l’altro, quella siglata a giugno avrebbe dovuto portare alla fine dell’assedio di Gaza, ma così non è stato.

    Già da mesi, come confermano documenti e dichiarazioni militari israeliane, il governo d’Israele aveva in mente un’operazione totale contro la Striscia. Ecco che il 27 dicembre s’abbatte sulla Striscia “Piombo Fuso”. Un’ecatombe con effetti devastanti anche per il futuro degli abitanti di Gaza.

    Un anno fa, l'Operazione Piombo Fuso: il Genocidio di Gaza. Infopal Agenzia stampa informazione Palestina, Territori palestinesi occupati, Striscia di Gaza

  7. #7
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    Predefinito Rif: Ad un anno da "Piombo Fuso"

    23 giorni di guerra, 928 giorni di embargo: a un anno dall'ultima offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza.
    SCRITTO IL 2009-12-28 IN NEWS
    PCHR - Palestinian Centre for Human Rights.

    Comunicato Stampa.


    23 giorni di guerra,928 giorni di embargo: vivere a un anno dall'ultima offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, 27 dicembre 2008 – 18 gennaio 2009.

    Oggi, 23 dicembre 2009, il Palestinian Centre for Human Rights (PCHR) pubblica 23 Days of War, 928 Days of Closure: Life One Year after Israel’s Latest Offensive on the Gaza Strip, 27 dicembre 2008 – 18 gennaio 2009. Questa relazione viene pubblicata per mettere in evidenza la realtà della vita nella Striscia di Gaza occupata e per illustrare il drammatico deterioramento della situazione dei diritti umani provocata da 928 giorni di ininterrotto ed illegale embargo [1], nonché le offensive militari, gli attacchi e le incursioni.

    Il Rapporto intende presentare una visione d'insieme della situazione dei diritti umani nella Striscia di Gaza, evidenziando fatti e cifre relative a:

    · l'offensiva israeliana alla Striscia di Gaza (27 dic. 2008 – 18 gen. 2009);

    · l'embargo illegale, comprese la miseria, la disoccupazione, l'approvvigionamento del cibo, la rete dei tunnel e la complicità internazionale nelle violazioni del diritto internazionale;

    · la cosiddetta 'zona-cuscinetto';

    · il settore sanitario, incluse le cure all'estero e gli effetti dell'embargo;

    · la situazione dell'acqua e della rete fognaria.

    Ref: 74/2009

    Date: 23 dicembre 2009

    PCHR Release New Report

    Il Rapporto è disponibile a quest'indirizzo:

    http://www.pchrgaza.org/files/Report...ec/23-days.pdf

    o a quest'altro: Palestinian Centre for Human Rights

    Per ulteriori informazioni, contattare:

    Daragh Murray, Legal Officer, Palestinian Centre for Human Rights, 00972599468828, daragh@pchrgaza.org

    Documento pubblico

    Per ulteriori informazioni, per cortesia chiama l'ufficio a Gaza del PCHR, al +972 8 2824776 - 2825893

    PCHR, 29 Omer El Mukhtar St., El Remal, PO Box 1328 Gaza, Gaza Strip. E-mail: pchr@pchrgaza.org, Webpage Palestinian Centre for Human Rights

    [1] 14 giugno 2007 – 27 dicembre 2009.

    23 giorni di guerra, 928 giorni di embargo: a un anno dall'ultima offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza. Infopal Agenzia stampa informazione Palestina, Territori palestinesi occupati, Striscia di Gaza

  8. #8
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: Ad un anno da "Piombo Fuso"

    A un anno dalla strage nella Striscia di Gaza: la famiglia al-Sammuni, simbolo della ferocia sionista.
    SCRITTO IL 2009-12-30 IN NEWS
    Gaza - Infopal. La famiglia al-Sammuni ricorda ancora i tragici momenti del massacro perpetrato dall'esercito israeliano contro decine di suoi membri durante l'aggressione contro la Striscia di Gaza dello scorso inverno. Questa famiglia è diventata famosa, come quella che ha dato il più alto numero di martiri palestinesi durante la guerra: l'immagine del sangue e dei corpi fatti a pezzi sono nitidi nella mente dei superstiti di questa famiglia, come se tutto fosse accaduto proprio ora.

    Salah al-Sammuni, un superstite del massacro commesso dalle forze israeliane, ha detto: "Non avrò pace finché il mondo non si sveglierà e punirà i criminali di guerra israeliani".

    Salah (31 anni) ripete questa frase ai visitatori, ai giornalisti e agli avvocati che simpatizzano con la famiglia che ha perso ventinove membri in un colpo solo.

    La famiglia al-Sammuni è una delle famiglie palestinesi decimate dal fuoco israeliano durante l'aggressione sulla Striscia di Gaza, che ha causato la morte di circa millecinquecento palestinesi e il ferimento di oltre cinquemila, secondo le statistiche delle organizzazioni dei diritti umani.

    Chi va a vedere le case di questa famiglia, che vive di agricoltura, sulla strada di Salah ed-Din, vede un enorme cartellone con le foto dei membri della famiglia uccisi il decimo giorno dell'aggressione israeliana.

    Circa centocinquanta membri della famiglia al-Sammuni vivono a sud della città di Gaza. Una strada di terra conduce alle case della famiglia, le quali, ad un anno dall'aggressione, portano ancora sulle pareti le tracce del fuoco israeliano.

    Per Salah al-Sammuni, tutti i soldi del mondo non ricompenseranno mai la perdita della propria figlia, dei genitori e dei cugini, giustiziati davanti ai suoi occhi mentre era con le mani legate; egli afferma che non rinuncerà mai a "perseguire giuridicamente Israele per il suo crimine ignobile" commesso contro la sua famiglia.

    E di fronte alle scuse israeliane per giustificare l'aggressione a Gaza (i razzi Qassam ecc.), grida agitando la foto della figlia di due anni: "Questa bambina stava sparando razzi su Israele?".

    La vita della famiglia al-Sammuni, dopo l'aggressione israeliana, è stata stravolta.

    Mahmud al-Sammuni, fratello di Salah, versa una tazza di caffè al giornalista di "Quds Press", ma le sue braccia tremano. Questo tremore gli è stato causato dal fuoco dell'esercito israeliano durante il massacro della sua famiglia, quando Mahmud e quattro dei suoi figli sono rimasti feriti.

    Salah, indicando suo fratello, ha detto: "Ho speso i soldi offerti dal governo (d'unità nazionale a Gaza) per curare mio fratello (...), che fra qualche giorno dovrà sottomettersi a un intervento chirurgico, ma spero possa cavarsela".

    Mahmud non è l'unica persona che ha bisogno di cure. Anche la moglie di Salah, Ula (27 anni), ha bisogno di cure psicologiche, poiché è ancora in stato di shock dopo aver perso la sua unica figlia 'Azza.

    Il giovane Helmi al-Sammuni, che si trovava davanti alla porta di casa dove sono stati uccisi la maggior parte dei membri della sua famiglia, ha detto a "Quds Press": "Mi hanno lasciato orfano (...), ma arriverà il giorno in cui i criminali di guerra saranno puniti", riferendosi ai leader israeliani che hanno pianificato quest'aggressione.

    Le organizzazioni per i diritti umani locali e internazionali ci hanno ragguagliato su come sono andati i fatti che riguardarono la famiglia al-Sammuni: "L'esercito israeliano radunò per ventiquattr'ore tutti i membri della famiglia in una casa in costruzione, poi bombardò quella casa".

    A un anno dalla strage nella Striscia di Gaza: la famiglia al-Sammuni, simbolo della ferocia sionista. Infopal Agenzia stampa informazione Palestina, Territori palestinesi occupati, Striscia di Gaza

 

 

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