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    Predefinito DISEGNO DI LEGGE FINANZIARIA 2010(Voglio indepitare i comuni!!!!)

    Pur di non tagliare i soldi agli enti marci e mantenere in vita questa italia si penalizzano tutti!!
    Anche se risulta un pò lunghetta leggetevela è davvero interessante!

    DOCUMENTO ANCI

    DISEGNO DI LEGGE FINANZIARIA 2010



    Audizione preliminare esame dei Documenti di bilancio per gli anni 2010 – 2012

    Commissioni congiunte bilancio del Senato della Repubblica e della Camera dei
    Deputati


    Roma, 14 ottobre 2009


    Quadro economico generale e inquadramento ISTAT

    Il quadro finanziario dei Comuni si inserisce in un contesto di finanza pubblica
    sensibilmente destabilizzato ed indebolito dalla crisi economica.

    Per il 2009 le previsioni del DPEF 2010-13 preannunciano una contrazione del PIL del 5,2%,
    una caduta degli investimenti di quasi il 12% e un calo dei consumi delle famiglie di oltre 2
    punti percentuali, cui si accompagna un aumento della disoccupazione fino al 9% circa.

    Rispetto a questo scenario dei conti pubblici, la Finanza locale sembra presentare significativi
    fattori di resistenza alla crisi.

    I dati ISTAT confermano, infatti, che il contributo al contenimento dei saldi offerto dai
    Comuni è evidente. Rispetto al peggioramento del deficit della PA osservato nel 2008 di
    quasi 20 miliardi di euro rispetto al 2007, il deficit dei Comuni si è ridotto di oltre 1,2 miliardi
    di euro.

    Il dato conferma inequivocabilmente un trend di lungo periodo che, a partire dal 2004, ha
    determinato un miglioramento del saldo di bilancio dei Comuni di oltre 2,5 miliardi di euro,
    quasi la metà del miglioramento complessivo registrato dall’intera Pubblica
    Amministrazione nello stesso periodo che è pari a 5,6 miliardi di euro.

    Dalle cifre riportate risulta evidente che il contributo al contenimento del disavanzo di
    bilancio offerto dai Comuni è stato maggiore rispetto al peso relativo che il bilancio del
    comparto ha sul totale delle Amministrazioni Pubbliche, pari al 4,8%, se si considera
    l’incidenza sulle entrate e al 9,2% se si confrontano le uscite al netto degli interessi.

    A determinare il contributo positivo e l’andamento virtuoso dei Comuni rispetto agli altri
    livelli di governo, ha contribuito essenzialmente il controllo della spesa.

    Nel quinquennio 2004-2008 la spesa è aumentata in ogni comparto della Pubblica
    Amministrazione, in rapporto al PIL, di 1,2 punti percentuali, ad eccezione delle
    Amministrazioni Regionali (al netto della Sanità) e Comunali, dove invece si è registrata in
    entrambi i casi una frenata di 2 decimi della spesa complessiva.

    Tale riduzione della spesa dei Comuni, a pressione fiscale invariata, è frutto dell’andamento
    contrapposto della spesa corrente, cresciuta nello stesso periodo di un decimo, e di quella in
    conto capitale, che invece si è ridotta di 3 decimi di PIL.

    Complessivamente, dunque, nel confronto con gli altri livelli di governo e con il totale della
    PA, i Comuni si confermano un comparto allineato al conseguimento degli obiettivi di
    risanamento dei conti pubblici ma che, per raggiungere questi risultati, ha dovuto sacrificare
    una cospicua parte della spesa per investimenti, giacché il solo contenimento della spesa
    corrente non sarebbe stato sufficiente al raggiungimento degli obiettivi.




    Composizione dei bilanci comunali

    Al fine di fornire una visione il più possibile completa della situazione in cui versano i
    Comuni, può essere utile fornire un quadro complessivo delle poste più rilevanti, per cui è
    necessaria l’adozione di misure correttive.

    L’ammontare di risorse a disposizione dei Comuni è per la maggior parte di natura corrente,
    circa il 70% del totale, la restante parte riguarda entrate di tipo straordinario (dismissioni
    immobiliari e proventi da concessioni) e trasferimenti in conto capitale.

    Ne consegue che, in aggregato, l’autonomia tributaria raggiunta dai Comuni come comparto
    nel 2007 ammonta al 44%, mentre quella finanziaria si colloca intorno al 66%.

    Il 64% della spesa di competenza riguarda oneri di natura corrente, mentre la restante parte è
    utilizzata per spese in conto capitale. In particolare, oltre 15 miliardi di euro, il 23,4% del
    totale della spesa, pari a 268 euro pro capite, vengono impiegati per finanziare investimenti.

    Per quel che riguarda la distribuzione funzionale della spesa corrente, la voce principale
    rimane con il 33% del totale quella delle Funzioni generali, dove peraltro si riversa oltre metà
    della spesa per il personale, seguita dalla gestione del Territorio e dell’Ambiente e dalla
    Spesa sociale, che assorbono ciascuna circa il 16% della spesa corrente. Si fermano invece a
    circa il 10% del totale le uscite per Viabilità e Trasporti e quelle per l’Istruzione.

    Tanto la composizione delle entrate quanto la distribuzione della spesa trovano riferimento e
    vincolo nella disciplina del patto di stabilità interno, entro i cui limiti devono
    necessariamente essere contenute, con forti sacrifici, spesso insostenibili che saranno
    analiticamente descritti in seguito.

    Le entrate dei Comuni

    Sul fronte delle entrate, dal 2007 si sono susseguite una serie di novità che hanno avuto come
    effetto la significativa riduzione dei trasferimenti erariali, senza di contro consentire una
    gestione delle entrate libera e consapevole ed anzi prevedendo il blocco delle aliquote dei
    tributi locali fino alla completa attuazione del Federalismo fiscale (decreto legge n.93/2009).

    ICI prima casa

    Il decreto legge n. 93/2008 convertito dalla legge n. 126/2008, ha previsto all’articolo 1
    l’abolizione del pagamento dell’Imposta Comunale sugli Immobili a valere sull’abitazione
    principale, compensando il minore gettito con trasferimenti statali. L’ANCI ha contestato da
    subito l’insufficienza della copertura stanziata con il suddetto decreto legge 93, che si
    ricorda, ammonta a 2.604 milioni di euro, dichiarando fin da subito che l’obiettivo da
    perseguire fosse il totale ristoro ai Comuni del mancato gettito ICI. A seguito delle insistenti
    richieste dell’Associazione, solo per l’anno 2008, è stata disposta una seppur minima


    integrazione di 260 milioni di euro, ma relativamente all’anno 2009, l’unica copertura rimane
    quella del decreto legge 93/2008.

    Il quadro economico che deriva dalle sopra esposte premesse è che per l’anno 2008 mancano
    almeno 536 milioni a titolo di rimborso mancato gettito ICI prima casa, dato l’importo delle
    certificazioni presentate dai Comuni che ammontano a 3 miliardi e 400 milioni di euro.

    Per quanto riguarda il 2009 invece, la situazione peggiora dal momento che, fermi restando
    gli importi delle suddette certificazioni, mancano nelle casse comunali 796 milioni di euro.

    L’importo del taglio si fa ancora più pesante nell’anno 2010, anno in cui la riduzione delle
    risorse risulta essere di più ampia portata rispetto agli anni precedenti soprattutto sotto il
    profilo dell’incertezza. Il mancato rimborso del minore gettito ICI abitazione principale si
    stima pari a circa 925 milioni di euro considerando l’aumento naturale del gettito ICI pari al
    3% annuo.

    A questo vanno aggiunti altri tagli che incombono pesantemente sui bilanci comunali tra cui:

    . Taglio dei trasferimenti erariali relativo ai fabbricati ex rurali


    Il taglio di cui al decreto legge n.262/2006 (cd. Visco – Bersani) è stato previsto a
    partire dall’anno 2007 come conseguenza del potenziale aumento di gettito derivante
    ai Comuni dal nuovo classamento catastale di alcune categorie di immobili tra cui
    una parte rilevante è rappresentata dal fabbricati che hanno perso i requisiti della
    ruralità.

    L’importo del taglio effettuato sin da subito dal Ministero dell’Interno a prescindere
    dal reale aumento di gettito che si sarebbe eventualmente verificato nei Comuni,
    ammonta a 609 milioni di euro per l’anno 2007, 783 milioni di euro per l’anno 2008 e
    818 per gli anni a partire dal 2009. L’ANCI ha sin da subito denunciato l’ingiustizia di
    una tale disposizione e, già con la presentazione delle prime certificazioni da parte
    dei Comuni, che ammontano a 70 milioni di euro, i fatti hanno dimostrato l’eccessiva
    sovrastima del Governo.

    Ed è sulla scorta di tale consapevolezza che il Fondo ordinario tagliato sin da subito, è
    stato reintegrato, in fase di assestamento di bilancio (L. 121/2009), della differenza tra
    quanto tagliato e quanto certificato dai Comuni (70 milioni di euro) e dunque di una
    somma pari a 713 milioni di euro per l’anno 2008. Anche per il 2009, in cui il taglio è
    stato di 818 milioni di euro, è stato previsto il reintegro.

    Per l’anno 2010 invece è stata accolta finalmente la richiesta dell’Associazione di non
    procedere con il taglio preventivo e illegittimo del fondo che può essere decurtato
    solo della cifra relativa alle certificazioni prodotte ai sensi del decreto legge 262/2006
    convertito nella legge n. 286/2006. Al riguardo è ufficiale il reintegro del fondo





    ordinario di 640 milioni di euro. In sede tecnica sarà poi valutato l’effettivo
    incremento di gettito ICI relativo al riclassamento delle suddette fattispecie di
    immobili.


    . Il taglio per i risparmi sui costi della politica


    La legge Finanziaria per l’anno 2008 dispone un taglio dei trasferimenti di 313 milioni
    di euro (251 per il comparto Comuni) dovuto al risparmio per i costi della politica che
    gli Enti locali possono attuare in relazione alle varie disposizioni contenute
    nell’articolo 2 commi 26-31. Solo per il 2008 il fondo è reintegrato di 100 milioni (80
    per il comparto Comuni), consolidando il taglio di 251 milioni di euro per gli anni
    successivi. Come per la precedente disposizione sui fabbricati ex rurali, il taglio
    effettuato risulta di gran lunga superiore al risparmio effettivamente conseguito dai
    Comuni, che, in base alle certificazioni prodotte, ammonta a 25 milioni di euro. Ad
    oggi risultano mancanti quindi 146 milioni per il 2008 e addirittura 226 milioni per
    l’anno 2009. Anche in questo caso sarebbe opportuno consolidare il taglio derivante
    dall’effettivo risparmio conseguito, evitando di tagliare preventivamente e creando
    inutili e inopportuni problemi di liquidità ai Comuni.


    . La riduzione di 200 milioni di euro del Fondo ordinario


    Il taglio è stato previsto a valere sul fondo ordinario dal decreto legge n. 112/2008,
    convertito con modifiche nella legge n. 133/2008, a partire dall’anno 2008, senza
    alcuna giustificazione e/o diritto di appello.
    Ultima modifica di Chiodo; 20-10-09 alle 11:18

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  2. #2
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    Predefinito Rif: DISEGNO DI LEGGE FINANZIARIA 2010(Voglio indepitare i comuni!!!!)

    In sintesi per l’anno 2008 la somma che manca nelle casse comunali è pari a 682 milioni di
    euro (536 ICI prima casa + 146 risparmi costi politica). Per il 2009, l’importo della minore
    entrata sale a 1 miliardo e 222 milioni di euro (796 ICI prima casa + 226 risparmi costi
    politica+200 riduzione Fondo ordinario). Per il 2010 la perdita per i Comuni è stimata pari
    a 1.351 milioni di euro (925 milioni ICI prima casa + 226 risparmi costi politica + 200
    riduzione Fondo ordinario).

    Da quanto sopra riportato, ne deriva che dalla mancata stabilizzazione delle entrate e dalla
    partecipazione troppo gravosa del comparto al risanamento della finanza pubblica, i Comuni
    sono costretti a tagliare la spesa totale nel 2009 del 6,4% e nel triennio 2009 – 2011; la
    riduzione complessiva sarà del 18%, pari a circa 9 miliardi di euro.

    Ma, dato che il 24,5% della spesa è dedicata agli investimenti, parte discrezionale del
    bilancio, per realizzare un miglioramento così importante (4 miliardi di euro), gli Enti si
    trovano costretti a ridurre significativamente la spesa in conto capitale, a scapito ovviamente
    dello sviluppo infrastrutturale del paese e dell’economia in generale
    .


    Patto di Stabilità - la manovra e la sua insostenibilità

    Il Patto di Stabilità e Crescita europeo fissa i confini in termini di programmazione, risultati e
    azioni di risanamento all’interno dei quali i Paesi membri possono muoversi
    autonomamente. Nel corso degli anni, ciascuno dei Paesi membri della UE ha implementato
    internamente il Patto di Stabilità e Crescita seguendo criteri e regole proprie, in accordo con
    la normativa interna inerente la gestione delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo.

    Dal 1999 ad oggi l’Italia ha formulato il proprio Patto di Stabilità Interno esprimendo gli
    obiettivi programmatici per gli Enti territoriali ed i corrispondenti risultati ogni anno in modi
    differenti, alternando principalmente diverse configurazioni di saldi finanziari a misure di
    controllo sulla spesa per poi tornare agli stessi saldi.

    Nel corso dello stesso periodo, a prescindere dalle modifiche della regola, i Comuni hanno
    sistematicamente migliorato il proprio deficit di comparto.

    Da ultimo, il Documento di Programmazione Economico e Finanziaria per gli anni 2009-
    2011 ha definito il contributo a carico dei Comuni per il risanamento dei conti pubblici per
    un importo pari a 1 miliardo e 340 milioni di euro per il 2009. Per gli anni successivi il
    contributo diventa 1 miliardo e 30 milioni di euro per il 2010 e 1 miliardo e 775 milioni per il
    2011. Complessivamente quindi ai Comuni nel triennio è richiesto, in termine di
    miglioramento dei saldi, un contributo pari a 4 miliardi e 145 milioni di euro.

    I Comuni devono, dunque, significativamente migliorare i propri saldi e per farlo hanno
    come unica possibilità, vista la pesante riduzione delle entrate e il blocco dell’autonomia
    impositiva, la riduzione della spesa; soluzione difficilmente sostenibile per i Comuni che
    devono far fronte alla crescente domanda di servizi sociali, all’aumento dei costi, ai rinnovi
    contrattuali. L’unica via che è rimasta da percorrere agli enti locali, date le rigide regole del
    Patto di stabilità, è la riduzione della spesa in conto capitale, che come sopra già anticipato, è
    la parte del bilancio più discrezionale.

    A complicare ulteriormente la situazione degli investimenti, le regole vigenti sul Patto hanno
    avuto l’effetto perverso di creare residui passivi nei bilanci comunali. L’ANCI ha fatto
    presente in tutte le sedi istituzionali la necessità di sbloccare i suddetti residui passivi, per
    destinarli alle opere infrastrutturali al fine di consentire il rilancio dell’economia.

    Il primo intervento legislativo in tal senso è avvenuto con l’articolo 7 quater del decreto legge
    n.5/2009, convertito nella legge n.33/2009, che dispone l’esclusione dal saldo utile ai fini del
    Patto di stabilità per il 2009 alcuni tipi di spesa in conto capitale solo per i Comuni che
    presentino determinati requisiti e soprattutto per un importo non superiore a quello
    autorizzato dalla regione di appartenenza. Da un’indagine effettuata dall’IFEL tale
    intervento è stato adottato in sole due regioni (Piemonte e Liguria) consentendo lo sblocco di
    88 milioni di euro in totale.


    L’ultima modifica normativa (articolo 9 bis del decreto legge 78/2009) intervenuta sempre al
    fine di favorire la spesa per investimenti, ha permesso agli enti di utilizzare un importo pari
    al 4% dei residui passivi accumulati fino al 2007 fuori dai vincoli imposti dal Patto di
    stabilità. Anche questa misura tuttavia, è risultata insufficiente, in quanto “libera” solo
    1miliardo e 700 milioni a fronte dei 44 miliardi bloccati dalla normativa vigente.

    Nonostante quindi gli ultimi interventi legislativi, permangono alcune criticità:

    . gli Enti in avanzo sono sempre più in avanzo (si stima che nel 2011, a legislazione
    vigente, tutti i Comuni saranno in avanzo)


    . impossibilità di effettuare investimenti


    . blocco leva fiscale




    Ciò accade perché il percorso fino ad oggi seguito ha utilizzato lo strumento del patto come
    una modalità di imputazione della manovra di finanza pubblica agli Enti locali.

    L’ultimo triennio è stato contrassegnato dalla richiesta di un contributo relativamente più
    pesante al miglioramento dei saldi agli Enti con saldo finanziario negativo, circostanza
    questa di per sé non negativa, in quanto proviene dal ricorso all’indebitamento, consentito
    dalla legislazione vigente, per la realizzazione degli investimenti. Al contempo, gli Enti con
    saldo finanziario positivo non hanno avuto la possibilità di spendere con il solo limite
    dell’equilibrio, ma sono stati costretti a mantenere comunque saldi positivi, con enormi
    difficoltà.

    Inoltre, l’inibizione a contrarre mutui ha ridotto il contributo all’indebitamento netto della
    pubblica amministrazione, ma ha rappresentato anche un freno importante allo sviluppo del
    paese e delle comunità locali.

    Questo sistema però, ad avviso di ANCI non può che considerarsi esaurito, in quanto i
    comuni hanno raggiunto il limite di sostenibilità, in quanto:

    . la pressione fiscale nazionale non consente importanti aumenti delle entrate proprie


    . la crisi della finanza pubblica costringe alla continua riduzione dell’intervento
    pubblico


    . il ritardo infrastrutturale del Paese necessita di un forte intervento anche degli enti
    locali sul territorio


    . l’evoluzione sociale della popolazione fa aumentare la richiesta di servizi alla persona
    che sono di stretta competenza comunale




    È arrivato quindi il momento di individuare una reale regola di stabilità, che sia il risultato di
    un obiettivo condiviso dai vari livelli di governo e consenta agli enti locali di raggiungere la
    stabilità finanziaria. Questo risultato può essere ottenuto solo prevedendo una regola di
    patto stabile nel tempo che di anno in anno determini il contributo alla manovra, in


    proporzione al peso del comparto e a seconda della situazione del Paese, ma anche
    dell’andamento delle performance finanziarie dei vari comparti della P.A. La regola quindi,
    non deve più tradursi in una manovra aggiuntiva a carico dei Comuni, creando le situazioni
    limite che conosciamo oggi: grandi quantità di residui passivi in conto capitale, fondi dei
    Comuni che non possono essere spesi.

    Nel medio-lungo periodo si rende necessaria l’individuazione di un meccanismo che
    consenta gli enti locali di continuare a svolgere la funzione che il quadro costituzionale ed
    istituzionale assegna e una regola che tenda all’equilibrio di bilancio, consentendo di
    programmare un ricorso al debito sostenibile senza mettere in pericolo i conti pubblici
    nazionali.

    L’idea consiste nello stabilizzare la spesa corrente e di fornire ad ogni Comune un livello di
    debito accettabile, che gli consenta di programmare realmente gli investimenti, per realizzare
    il programma di governo e rispettare gli impegni presi con cittadini e imprese. Il controllo
    della spesa in conto capitale è ovviamente il risultato naturale del rispetto della regola sul
    debito.

    Nel fissare poi i parametri si deve tenere conto sia della situazione complessiva di partenza
    del comparto in termini di saldo corrente, saldo capitale e livello del debito, sia della
    dispersione intorno alla media di questi valori, calibrando i parametri in modo sostenibile
    per ciascun Comune.

    In sintesi, ogni Comune dovrebbe raggiungere l’equilibrio di parte corrente, in modo da non
    creare deficit di parte corrente, ed avere un obiettivo stringente di debito, coerente
    ovviamente con gli obiettivi fissati a livello europeo. In questo modo l’ente è in grado di
    programmare la spesa in conto capitale e di rispettare gli impegni presi con le imprese e con i
    cittadini, e di avere un bilancio sano di parte corrente. Il controllo della spesa in conto
    capitale è il risultato naturale del rispetto della regola sul debito.

    Quanto sopra esposto però ha bisogno di un lungo lavoro condiviso con le istituzioni ma
    nell’immediato i Comuni hanno bisogno di risposte certe.

    Il quadro complessivo di comparto si presenta al 2009, se tutti i Comuni raggiungono
    l’obiettivo programmatico assegnato, con circa il 50% degli enti che presenta un saldo
    negativo di quasi un miliardo di euro e il restante 50% con un avanzo di oltre 1 miliardo di
    euro. Dato il miglioramento previsto per il 2010 di circa un miliardo, poco più di 1000
    Comuni dovranno conseguire un miglioramento di pari importo, mentre il restante deve
    rimanere praticamente fermo.

    Esiste quindi il problema della sostenibilità e della necessità di individuare una soglia limite
    di miglioramento interna al comparto, per fornire un obiettivo di virtuosità ai comuni e non
    un contributo allo Stato.


    L’unica via percorribile per raggiungere il suddetto obiettivo è l’adozione di una misura
    ponte che avvicina tutti i Comuni allo 0, facendo migliorare quelli in deficit del 60% e
    peggiorare quelli in avanzo del 30%. Una misura di miglioramento maggiore di quella
    proposta non è altrimenti sostenibile, in quanto il miglioramento dovrà agire essenzialmente
    su una riduzione di spesa, rimanendo comunque bloccata la manovra sulle entrate.
    L’operazione rappresentata sarebbe vantaggiosa per tutti i comuni soggetti a patto
    prendendo come base di riferimento il solo anno 2009, in termini di saldo obiettivo. In questo
    modo si otterrebbe un miglioramento del saldo di 400 milioni.

    Richieste di carattere economico finanziario

    Alla luce delle considerazioni sopra espresse, le problematiche che necessitano urgenti
    risposte e che si ritiene necessario inserire nel disegno di legge finanziaria per il 2010 sono:

    1. Stabilizzazione delle entrate. Ciò significa in sostanza: reintegro totale del mancato
    gettito ICI prima casa; definitivo consolidamento dell’importo delle certificazioni dei
    Comuni derivanti dal decreto legge 262/2006 (cd. Decreto Visco Bersani), che
    ammontano a 70 milioni di euro; reintegro totale del taglio derivante dalla
    diminuzione dei costi della politica e reintegro del taglio dei 200 milioni di euro
    derivante dal decreto legge 112/2008.


    2. Riduzione significativa dell’obiettivo assegnato al comparto Comuni dalle regole del
    Patto di stabilità; nel breve periodo infatti, i Comuni non potranno assolutamente
    sostenere un miglioramento del deficit superiore ai 400 milioni di euro (contro
    l’obiettivo assegnato che, si ricorda, ammonta a circa 1 miliardo di euro per il 2010).
    Pertanto, l’importo totale della manovra relativa al comparto è di fatto insostenibile e,
    associata alla grave crisi economica che sta attraversando il Paese, l’insieme delle
    regole che governano il Patto di stabilità necessita di una revisione radicale che deve
    partire dalla eliminazione delle sanzioni per l’anno 2009.


    Non è ragionevole penalizzare i Comuni che hanno adottato misure atte a sostenere
    l’economia in un momento di forte crisi come quello attuale, contribuendo al
    sostegno dei lavori pubblici di piccola e media entità; ciò ha prodotto effetti anticiclici
    sull’economia locale e nazionale positivi e sui livelli di occupazione delle imprese più
    deboli. Inoltre, importanti misure sono state adottate dai Comuni anche sul versante
    della spesa destinata al sociale; ciò al fine di minimizzare le ripercussioni della crisi
    economica globale sulle fasce più deboli della popolazione.


    3. Regole certe per il Patto di stabilità; l’obiettivo a regime deve essere una regola stabile
    che comporti l’equilibrio di parte corrente e una quota di debito sostenibile per il
    singolo ente e per la finanza pubblica e che consenta di programmare investimenti e





    4. Attivazione autonomia finanziaria. Apertura di un confronto responsabile al fine di
    autorizzare lo sblocco di tariffe e addizionali in particolare per quei Comuni che
    hanno mantenuto una pressione fiscale bassa.


    5. Restituzione agli enti locali della piena autonomia finanziaria attraverso
    l’individuazione e la definizione di nuove leve di autonomia.


    6. Definizione della questione derivante dal riconoscimento della natura tributaria della
    TIA derivante dalla sentenza della Corte Costituzionale n.238 del 24 luglio 2009.


    7. Estensione anche al triennio 2010- 2012 della norma contenuta nella legge finanziaria
    2007 sull’utilizzo dei proventi derivanti dalle concessioni edilizie (Oneri di
    urbanizzazione). Si ricorda che attualmente i proventi da oneri di urbanizzazione
    possono essere utilizzati a favore del bilancio corrente per una quota massima del
    75% (50% per spese correnti generiche e 25% per manutenzione ordinaria del verde,
    delle strade e del patrimonio comunale.)


    8. Prevedere la proroga almeno fino al 31/12/2010 della TARSU. Per quanto riguarda il
    tema dell'assimilazione far coincidere temporalmente la decorrenza della norma con
    il passaggio a TIA.


    9. Abrogazione dell'art.9 del dl 78/2009 che prevede l'obbligo in carico al funzionario,
    che rende esecutive le determine comportanti impegni di spesa, di accertare
    preventivamente che il programma di pagamenti sia compatibile con gli stanziamenti
    di bilancio e con le regole di finanza pubblica. La violazione di tale obbligo comporta
    responsabilità disciplinare ed amministrativa. La norma provoca contrasti e blocco
    delle spese di investimento.


    10. Abrogazione della esclusione dal Patto di Stabilità delle spese relative agli interventi
    per la tutela della sicurezza pubblica e di natura sociale a contrasto della crisi
    economica, sia di parte corrente che in conto capitale, per un ammontare complessivo
    di 150 milioni di euro.*I*vincoli per avere accesso al beneficio erano i medesimi per
    inoltrare domanda alle regioni per ottenere le compensazioni delle maggiori spese
    per investimenti (ad oggi garantite solo da Liguria e Piemonte), mentre i criteri di
    ripartizione del beneficio erano demandati ad un decreto del Ministero dell’Interno,
    sentita la Conferenza unificata. Dato lo stallo di quest’ultima, ad oggi il decreto non è
    stato presentato e, visti i tempi di attuazione, sarà impossibile per i Comuni
    beneficiare del provvedimento nei modi attualmente previsti.


    In particolare, due sono le opzioni percorribili, in ordine di semplicità e velocità di
    esecuzione:





    . incremento del fondo per la premialità di una somma pari a 150 milioni,
    ovvero ripartire il beneficio con i criteri utilizzati per la premialità;


    . destinare i 150 milioni alle esclusioni richieste dai Comuni ex articolo 7-quater
    del decreto legge 10 febbraio n.5, coordinato con la legge di conversione 9
    aprile 2009 n.33, comma 1 lettere a) e b) e comma 3, non soddisfatte dalle
    regioni di pertinenza, attribuendole in quota parte rispetto all’ammontare
    complessivo richiesto.






    Fondi speciali

    Relativamente ai Fondi speciali, si segnala la seguente situazione riassuntiva e si chiede di
    integrare i tagli:

    Legge obiettivo per le città

    Nel DPF infrastrutture approvato lo scorso luglio era chiara la volontà di dare attuazione ad
    una “Legge obiettivo per le città”, come più volte auspicato dall’ANCI, nella consapevolezza
    che “all’interno dell’urbano si svolge oltre il 70% delle attività del terziario e quindi direttamente o
    indirettamente l’organizzazione funzionale delle città è il cuore pulsante dell’economia del paese”

    Tuttavia, nonostante l’apprezzabile impegno del Governo per questa iniziativa, si rileva che
    nella legge finanziaria non risulterebbe un fondo previsto per tale scopo.

    Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR)

    Per il 2010 la finanziaria 2010 prevede lo stanziamento di 12.087.000,00 di euro. Per il 2010 la
    legge finanziaria 2009 prevedeva lo stanziamento di 12.172.000,00 di euro. Il taglio dei fondi
    è pertanto di 85.000,00 euro.

    Occorre però fare una precisazione: il taglio importante è stato fatto sulla legge finanziaria
    2009. Lo scorso anno infatti, il Ministero dell’Interno ha fatto fronte alle esigenze dello
    SPRAR (costato circa 30 milioni) attraverso variazioni compensative da altri capitoli.

    Fondo politiche sociali

    Il fondo per l’anno 2010 è ridotto di 5 milioni di euro, che peraltro era stato già decurtato nel
    2009 per un importo pari a 300 milioni.

    Fondo accesso alle abitazioni in locazione

    Il fondo per l’anno 2010 è ridotto di 860 mila euro.

    Fondo immigrazione

    Il fondo è tagliato per una cifra pari a 1 milione e 528 mila euro.


    Fondo per sostegno investimenti enti locali

    Non è stato previsto alcun nuovo finanziamento

    Non sono previsti fondi per l’e-Government e semplificazione amministrativa.

    Fondo per le politiche giovanili

    Invariato per l’anno 2010 ma ridotto di 20 milioni di euro per 2011-2012

    Fondo opere strategiche

    Il fondo è ridotto di 1,5 milioni di euro sia per l’anno 2010 che per l’anno 2011.
    Ultima modifica di Chiodo; 20-10-09 alle 11:19

  3. #3
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    Predefinito Rif: DISEGNO DI LEGGE FINANZIARIA 2010(Voglio indepitare i comuni!!!!)

    Citazione Originariamente Scritto da Chiodo Visualizza Messaggio
    [COLOR="Red"]In sintesi per l’anno 2008 la somma che manca nelle casse comunali è pari a 682 milioni di
    euro (536 ICI prima casa + 146 risparmi costi politica).

    Veramente troppo lungo da leggere,ma dal piccolo stralcio qui sopra mi viene da dire . cazzo sono i soldi che hanno dato a roma e Palemmo.



 

 

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