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Di JOHN KLEEVES
A prima vista Gonzalo Evertz, capitano della Guardia Nazionale del Nicaragua ai tempi del dittatore Anastasio Somoza II ( 1963-1979 ), sembrava uno di quei fanatici ma innocui ammiratori degli USA, tipo il Nando Moriconi impersonato da Alberto Sordi nel film ”Un americano a Roma“: basso, grasso e ridanciano - sorta di sergente Garcia alto la metà - portava un paio di larghe bretelle interamente coperte da patacche e fregi di origine statunitense. Aveva di tutto, dai bottoni pubblicitari di latta con marchi come “Coca Cola“ o “Harley Davidson“, ai distintivi di diverse campagne elettorali con slogan come “I like Ike“ o “Carter for President“, agli stemmi di Università o di squadre di baseball, alle coccarde e nastrini distribuiti nelle fiere e nelle feste parrocchiali.
Ma il capitano Evertz non era affatto innocuo. Da anni Somoza perseguiva la politica di espellere da certe aree del Paese i piccoli proprietari e i braccianti agricoli, politica che veniva eseguita con improvvise incursioni della Guardia Nazionale in villaggi prescelti, dove venivano massacrati tutti i residenti trovati: si spargeva il terrore e interi comprensori si vuotavano. Ebbene Evertz era uno degli ufficiali di campo più attivi, e uno dei più feroci: nel corso di un raid fece impiccare un bambino di otto anni, e poi decapitò il cadavere col machete. Anche in quell’occasione portava le sue bretelle col campionario di patacche statunitensi, ed era di buon umore e ridanciano come al solito; forse raccontava barzellette ( cfr. Cry of the People di Penny Lernoux, Doubleday & Company 1980; e Vecchi Trucchi di John Kleeves, Il Cerchio 1991 ).
Ecco, quando ho visto alla televisione, sabato 10 aprile scorso, il filmato che riprendeva il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in visita presso il corpo di spedizione italiano in Iraq, acquartierato nella base di Nassiriya, mi è venuto in mente Gonzalo Evertz.
Credo che a far scattare l’associazione sia stato il copricapo che aveva in testa il Presidente, un berrettino con gradi militari ma del tipo da baseball, senza falde e con visiera lunga. Quel berrettino in effetti non era tanto normale. Solo Berlusconi portava un berretto di quella foggia, mentre il resto dei presenti, tutti dei militari, o portavano l’elmetto o erano privi di copricapo o ne indossavano di un’altro tipo, abbinato all’uniforme. Quel berrettino insomma aveva un ché di fuori posto, inoltre era troppo ricco di fregi dorati che spiccavano sulla visiera blu ed era inconfondibilmente, caratteristicamente, ostentatamente americano: come le medagliette di Evertz, mi aveva suggerito l’inconscio, che con i suoi occhi più penetranti aveva visto nei due uomini due pari tabernacoli ambulanti di americanofilia grottesca e malata. In un primo momento avevo resistito a una associazione del genere, che mi pareva peregrina ed esagerata, francamente ingiusta col Presidente, ma poi devo dire che i termini del paragone presero dei contorni piuttosto precisi.
A parte l’accostamento fisico, che si perfezionava con un Berlusconi che evocava Evertz anche per la bassa statura, la pinguedine e lo spirito loquace e ingannevolmente buontempone, c’era tutto un quadro politico di somiglianze che emergeva. A cominciare dal significato immediato della visita. Il contingente italiano di Nassiriya qualche giorno prima aveva aperto il fuoco su una folla di civili iracheni ammazzandone quindici, fra cui alcune donne e bambini, e Berlusconi ora era là sprizzante orgoglio e soddisfazione da tutti i pori, piombato come un fulmine dall’Italia a congratularsi, a raccomandare di andare avanti così: una danza sui cadaveri dei quindici civili iracheni uccisi, una cerimonia macabra, non troppo diversa da quella che inscenava sempre Evertz dopo le mattanze di contadini, quando radunava i suoi soldati nella piazzetta del villaggio per elogiarli, inveire contro i “ nemici “, e abbandonarsi alla sua ilarità da psicopatico.
Poi c’era il grande quadro. Somoza espelleva i piccoli proprietari e i braccianti agricoli da certe aree, ora questa e ora quella, allo scopo di espropriare i piccoli poderi e riunirli in grandi fazendas destinate a essere rilevate per poco da grandi proprietari terrieri del Paese e da Multinazionali statunitensi. Quello in effetti era il compito assegnatogli dal governo USA, di curare la spartizione delle ricchezze del Paese fra oligarchia locale e Multinazionali USA. E’ lo stesso compito che gli USA pretendono da tutti i governi loro “ amici “, da quale più e da quale meno, con il massimo delle pretese esercitato naturalmente riguardo alle dittature “ di destra “ ( che sono poi loro USA a mettere al potere, appunto allo scopo di maggior spremitura ). Somoza aveva corrisposto con zelo alle aspettative del Padrone del Nord, così come del resto avevano fatto i dittatori suoi predecessori: nel 1979, al momento di essere rovesciato dai Sandinisti e costretto alla fuga ( ovviamente negli USA ), il 50% esatto di tutte le terre produttive del Nicaragua ( un Paese grande quasi metà dell’Italia ) era posseduto da Multinazionali USA e da 17 grandi famiglie locali, fra le quali c’era naturalmente la famiglia Somoza.
L’espulsione dei contadini come detto avveniva col terrore e coi massacri, ma la giustificazione addotta per i massacri non era di certo quella economica appena spiegata. No, la giustificazione era la lotta al comunismo: i contadini dell’area presa di mira venivano semplicemente accusati di essere comunisti, o di proteggere dei ribelli comunisti, e quindi venivano assaliti (i ribelli Sandinisti sorsero dopo decenni di questa manfrina, nel 1978 in effetti, e poi non erano neanche comunisti). Avevano pensato a tutto gli USA, che avevano creato la Guerra Fredda e la sua sacra missione dell’Anticomunismo apposta per avere la scusa di sovvertire e spremere Stati e popoli esteri a unico vantaggio loro e delle oligarchie locali loro complici. Per trasmettere il necessario fuoco anticomunista ai più direttamente interessati - gli Eserciti e le Polizie dei Paesi da spremere, in particolare dell’America Latina - gli USA invitavano i loro quadri a corsi di addestramento periodici, dove oltre alle tecniche di antiguerriglia e repressione poliziesca veniva loro insegnato anzi instillato l’odio, l’odio verso comunismo e comunisti si intende. I corsi erano tenuti in varie scuole, caserme e basi nella Zona del Canale di Panama e negli Stati Uniti; notori col tempo sarebbero diventati la US School of Americas a Panama e la US Border Police Academy a Los Fresnos in Texas, la prima per soldati e la seconda per poliziotti ( vi si insegnava la tortura ). La School of Americas ad un certo momento fu soprannominata la School of Coups, perché si notò che praticamente tutti gli alti ufficiali responsabili dei colpi di Stato ( tutti filo-USA ) dell’America Latina avevano partecipato ai suoi corsi ; il gen. Pinochet prima del 1973 ne aveva seguiti tre ( poi non vi andò più ). Anche il capitano Evertz aveva partecipato ai corsi degli statunitensi. Anzi, prima dell’episodio del bambino lui ne aveva frequentati addirittura nove, certi a Panama e altri negli USA : le medagliette e patacche che attaccava alle bretelle le raccoglieva appunto durante quelle occasioni, specie durante i soggiorni negli USA.
Ecco, Berlusconi si muove in un quadro del genere, in un quadro predisposto dagli USA per i loro interessi ed eseguito da individui come lui che entusiasticamente fanno il lavoro sul campo. L’effetto delle balle ideologiche statunitensi su di lui è straordinario, esattamente come era per “medaglietta“ Evertz. L’ideologia della Guerra Fredda lo aveva conquistato totalmente, tanto che oggi come oggi, a più di un decennio dalla caduta del Muro di Berlino e dalla virtuale scomparsa di comunismo e comunisti da tutta Europa, Italia compresa ( se mai c’erano qui stati ), lui continua a dare del “ comunista “ a chiunque lo contrasti.
E allo stesso modo ha conquistato totalmente Berlusconi la nuova ideologia della Guerra Preventiva, che inventando il nuovo spauracchio planetario del Terrorismo Internazionale e collegato Asse del Male concede agli USA ancora più occasioni di sovvertire e spremere Stati e popoli esteri di quanti ne permettesse la Guerra Fredda. Non c’è balla statunitense in proposito che Berlusconi non faccia propria con uno zelo che non si sa come altro definire se non fanatico: non ha dubbi sul ruolo terroristico di matrice essenzialmente islamica ed antioccidentale di Al Qaida (una organizzazione invece creata e sostanzialmente ancora controllata dalla CIA); è verità rivelata per lui che la stessa Al Qaida abbia compiuto gli attentati dell’11 settembre 2001 negli USA (invece, in Francia e Germania si dubita della dinamica degli eventi proposta dagli USA e diversi osservatori, anche statunitensi, pensano che si sia trattato di un autoattentato); è una certezza per lui la teoria dello scontro di civiltà fra Occidente e Islam elaborata dal politologo Huntington e propalata sotto banco dal Dipartimento di Stato (una teoria che per quello che vale potrebbe essere stata ideata da Oriana Fallaci); prende per oro colato ogni informazione USA, “riservata“ ma che arriva immediatamente su tutte le prime pagine, circa imminenti attentati terroristici islamici in Italia o in Vaticano (attentati che ancora non si sono verificati né in Italia né presumibilmente in Europa: è dubbio che l’attentato di Madrid dell’11 marzo sia stato di matrice islamica ).
Crede dunque Berlusconi alle balle statunitensi, e poi sul campo si comporta di conseguenza, esegue: ha appoggiato l’attacco USA all’Afghanistan ed ha mandato soldati per contribuire a tenere in piedi il governo collaborazionista di Karzai; ha fatto lo stesso e ancora di più con l’Iraq, dove ha mandato a spese dell’erario 3.200 soldati volontari pagati in media con un extra di 15 milioni netti di lire al mese; ha appoggiato dovunque e comunque tutte le altre iniziative di politica estera statunitensi, volte a molestare Paesi che vanno dall’Iran alla Corea del Nord, dalla Siria al Vietnam, perché tutte iniziative scaturite dalla santa politica della Guerra Preventiva; ha aizzato le retate del ministero dell’Interno contro miserrimi immigrati magrebini ed innocui imam casalinghi.
In conclusione, temo per il peggio. Da tempo questo personaggio mi dava da pensare. Il suo filoamericanismo mi sembrava eccessivo, esagerato per scopi tattici (in breve, per strappare ai Democratici di Sinistra il primo posto nel favore USA, o per farsi accettare come un pari merito); però vinte le elezioni e ottenuta la carica di Presidente del Consiglio questa tendenza anziché diminuire o almeno stabilizzarsi come sarebbe stato da aspettarsi in quel caso, aumentò sino al punto - lo vediamo oggi - di trascinare il Paese in guerre guerreggiate, dove i soldati italiani ammazzano e sono ammazzati, per ora in un fronte lontano ma con le guerre non si sa mai. Forse il mio inconscio, facendomi ricordare Gonzalo Evertz, ha colto nel segno. Magari non sarà proprio “medaglietta“ il soprannome con cui sarà ricordato in futuro il cav. Berlusconi. Ma “berrettino“ sì, c’è questo rischio.
14 aprile 2004
John Kleeves




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