Per un meridionale sarebbe sciocco piangere sulla sconfitta di D'Alema. Con un centrosinistra vincente, niente sarebbe cambiato in termini di politica economica e sociale. Infatti non esiste piú una vera differenza tra destra e sinistra sul terreno dell'essenzialità politica. I grandi cambiamenti adesso si sviluppano a livello planetario, sicché la destra italiana non ha la forza d'andare al di là della destra statunitense e la sinistra italiana non può andare oltre la sinistra statunitense.
Il nuovo corso separatista risale alla crisi della lira e al governo Amato. E' stato quello il momento in cui i morti di fame leghisti hanno cominciato a togliere pietre dall'edificio unitario. Il fine dell'operazione separatista è che la spesa pubblica statale a favore delle regioni meridionali non ricada sulle popolazioni del Nord.
Nonostante la separazione fiscale, le merci settentrionali (e comunitarie) continueranno a circolare nell'area meridionale. In pratica forniranno il 99 per 100 della domanda di consumo di beni industriali, circa 80 per cento della domanda di prodotti agricoli e dell'allevamento e una quota rilevante dei servizi superiori. In questo modo - con l'aiuto del federalismo - il Sud continuerà ad essere la colonia di consumo della produzione settentrionale, qual è sempre stata a partire dai tempi di Giolitti (1902-1914).
Con un concorrente esperto, da tempo avviato, il quale dispone nel Sud anche di una collaudata rete di vendite e si incontra con un consumatore a cui i suoi prodotti sono ben noti, la produzione meridionale non potrà mai rinascere.
Il sistema creditizio rimane nelle mani dei settentrionali e continuerà ad operare al servizio della produzione settentrionale. Siccome il meccanismo del drenaggio - di per sé alquanto semplice - rimane fuori dalla divulgazione giornalistica, lo spiego brevemente.
La filiale meridionale di qualunque banca, sia essa milanese, sia essa meridionale, incassa il risparmio dei meridionali e, se non lo spedisce a Milano, lo dà in prestito ai commercianti meridionali. Questi, di regola, lo spendono per acquistare merci da rivendere. Dette merci sono tutte settentrionali. Cosicché il fornitore settentrionale incassa subito e il commerciante meridionale paga gli interessi. In sostanza il Sud paga un interesse sul suo stesso risparmio.
Lo Stato italiano, nato nordista, tale è rimasto per necessità di cose (la ricchezza si produce al Nord) anche nella fase dello Stato Sociale, la quale è stata favorevole alle classi popolari anche al Sud. Invece con uno Stato che si preoccupa prima di tutto di salvaguardare l'esistente - in pratica pauroso di fare investimenti dall'esito non scontato in partenza - la produzione al Sud non potrà mai partire.
L'alleanza tra Bossi e Berlusconi conferisce nuova lena al nordismo. Probabilmente Berlusconi non condivide le idee di Bossi. Essendo un maturo imprenditore, per giunta legato al mercato nazionale dei media, è supponibile che pensi al Sud come necessario sbocco delle sue produzioni. Tuttavia sa bene che se il Nord non spende tutte le entrate fiscali che realizza, piú l'IVA che fluisce come partita invisibile dalla fiscalità sui consumi meridionali, non riceverà quelle spinte necessarie a portarlo a livello franco-tedesco nel campo delle infrastrutture civili e finanziarie.
Alle prossime elezioni... buttiamoli giù!




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