TROPPI MISTERI IN QUESTI SEQUESTRI
di MARCO GUIDI
E’ STRAORDINARIA la mancanza di chiarezza sulla vicenda irachena. Una mancanza di chiarezza dovuta probabilmente anche alla scarsissima informazione che sulla realtà del paese mesopotamico in particolare e del mondo arabo in generale coinvolge anche una fetta consistente del mondo politico.
Ma non è solo questo a rendere oscura tutta quanta la storia dei sequestri dei nostri sventurati connazionali. C’è qualcosa d’altro che attende una qualsiasi luce e che forse non verrà mai risolto.
Sarà il caso di iniziare con il sequestro, probabilmente avvenuto venerdì, di alcuni uomini, a quanto pare, della nostra intelligence. Un sequestro-lampo, come pare ne siano avvenuti, all’insaputa dei media, molti altri. Sequestri che sono in realtà dei segnali che parti della guerriglia irachena inviano alle forze d’occupazione. A volte si tratta di segnali abbastanza banali, come il ruolo da assegnare a un qualche capotribù, a una qualche autorità religiosa o politica, altre volte, invece, si tratta di cose ben più serie. In ogni caso non bisogna stupirsi della rapida risoluzione del sequestro degli agenti segreti. In quel caso si sapeva benissimo chi fossero i sequestratori, chi i loro referenti quasi ufficiali, esistevano canali di comunicazione, spazi per le trattative. Quindi nessuno stupore per la soluzione quasi immediata. Poi ci sono gli altri rapimenti, quelli per così dire atipici. Rapimenti conclusisi con brutali assassini, come quelli dei due agenti speciali tedeschi presi e passati per le armi, come quello, probabilmente, dei sette dipendenti americani della Halliburton, la società che fa e disfa in Iraq. Oppure ci sono casi ancora più complessi, come quello dei nostri quattro vigilantes. Nessuno sa con esattezza chi siano i rapitori. La Falange di Maometto è un nome nuovo nella galassia terroristica. C’è chi dice trattarsi di ex ufficiali di Saddam Hussein, chi sostiene sia il nome di una formazione legata ad Al Qaeda. La sola cosa che pare certa è che la Falange sia sunnita. Se così fosse le trattative sarebbero ben più complesse. Mente con gli sciiti esistono cento canali, a partire dal grande ayatollah al Sistani, con i sunniti, soprattutto quelli del triangolo che ha in Falluja il suo vertice, le cose sono assai diverse. Ci si spara e poco altro. A questo punto trovare un canale di collegamento può risultare molto complesso, se non quasi impossibile. Nessuno fino ad ora ha esaminato attentamente le richieste dei sequestratori. Oltre a quella, solita, del ritiro del nostro corpo di spedizione nessuno ha messo in rilievo l’attacco alle dichiarazioni sull’Islam di Berlusconi. Sono dichiarazioni che risalgono a molto tempo fa, dichiarazioni fatte in Italia che ebbero molta risonanza, ma che possono essere ricordate solo da chi abbia una memoria storica. In questo caso potrebbe trattarsi davvero di Al Qaeda. E per i nostri sarebbe un dramma.
Ci sono poi altre cose che non funzionano: come è possibile che già tra sabato e domenica a Genova si parlasse di un sequestro di un genovese in Iraq? Forse che qualcuno ha cercato di tener nascosta la cosa, contando di risolverla come altri casi? Se così fosse saremmo di fronte a un episodio grave. Non saper distinguere tra rapitori sciiti e sunniti, tra sequestri per così dire d’uso e sequestri veri sarebbe un segnale tragico.




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