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    Predefinito Libertarismo e stato minorile

    Il libertarismo si fonda, come dite, sul libero consenso individuale elevato a norma assoluta. Come l'esperienza testimonia, però, la capacità di consentire, ossia di esercitare consapevolmente e pienamente la libertà, nell'uomo non è immediata. Nell'infanzia, stadio meraviglioso dell'esistenza, la nostra ragione è titubante, la nostra visione del mondo incantata e frammentata, il nostro carattere debole. Forse è per questo che l'infanzia può essere una tappa di felicità autentica, ma ciò non toglie che è impossibile organizzare coerentemente e AUTOSUFFICIENTEMENTE la propria vita alla luce di una volontà non formata e non normo-consapevole. Il libertarismo pensa di risolvere il problema ricorrendo alla famiglia, società naturale come è naturale che un essere umano abbia un padre e una madre che, figliandolo,sentono il dovere e l'esigenza di proteggerlo, mantenerlo, educarlo. Ma ammettiamo di vivere in assenza di uno Stato minimo: in caso di famiglia degenerata, che non rispetta la persona e i diritti del minore, chi tutela coloro che non possono difendersi, come i bambini? E non parlo di diritto all'istruzione o di diritti sociali che voi definite pseudo: parlo dei diritti naturali. Inoltre altre cose non risultano chiare: una coppia, essendo sovrana sui propri figli, può vendere un minore a un'altra coppia che non può avere figli o magari a una coppia di omosessuali che decide di adottarne uno? Fino a che età, in assenza di una convenzione giuridica, l'essere umano può essere considerato minore? Fino a che età, cioè, deve sottomersi alla patria potestà e non godere ancora del diritto, ad esempio, di guidare un'autovettura? Fino a che punto è legittimo il lavoro minorile in assenza della volontà famigliare di garantire al figlio il bene dell'istruzione?

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  2. #2
    Araldo
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    Ciao Zena,
    vedo che ti stai interessando al libertarismo... c'è il rischio che diventi un libertario (avevo già premesso altrove che eri sulla buona strada) purtroppo ora ho meno tempo del solito, per rispondere ad ogniuna delle molte questioni, ma voglio iniziare ad esprimermi comunque.
    Ho l'impressione che buona parte dei problemi che evidenzi, siano irrisolvibili in maniera certa ed assoluta: dallo sfruttamento dei bambini, alla pedofilia, ai traffici osceni di organi (di bambini)... non c'è Stato Democratico o Dittatoriale che possa affermare di risolvere tali questioni seriamente, o almeno più seriamente dell'Anarchia.
    Non so se sia vero ed accettaqbile dire che, come qualcuno scrisse, l'America dei pellirosse fosse in una condizione libertaria, malgrado capi e stregoni, il cui "potere" era dovuto al rispetto della loro saggezza, più che alla sottomissione (ciascun individuo era libero di andarsene dalla tribù quando voleva)... sta di fatto che nella società dei pellirosse (IN ASSENZA DI STATO) non si conosceva sfruttamento minorile e quant'altro.
    Alla domanda: "Fino a che età, in assenza di una convenzione giuridica, l'essere umano può essere considerato minore?"
    Io ne ho una idea ben precisa, che non è anagrafica (quale anagrafe?), ma è piuttosto naturale, ovvia, quasi lapalissiana: Si diventa "maggiorenni" ovvero autonomi, indipendenti o potenzialmente tali, quando si riesce con sufficiente volontà e determinazione a badare a se stessi.
    Per fare un esempio: mio figlio di 6 anni talvolta dopo una sonora sgridata dice che se ne vuole andare di casa, io non lo trattegno, ma arrivato al cancello che dal giardino si affaccia sulla Strada, lui si ferma. Lui stesso, alla sua tenera età, si rende conto di non essere maturo per farlo. Si spera invece che, attorno ai vent'anni (se non prima), pur non avendo bisogno di sonore sgridate, se riterrà che sia una scelta saggia, la possa portare a termine con piena maturità.

    Il rischio con questo Stato è che, "Minore età" a parte, gli individui restino sempre considerati dei bambinoni che non sanno mai badare a se stessi (neppure dopo la maggiore età): ed allora dev'esserci il papà Stato che ti dice: Devi metterti la Cintura alla Guida, non devi fumare perchè ti fa male, non devi drogarti (altrimenti ti mando da Don Mazzi che ti fa un bel mazzo!), devi curarti con le medicine che ti dice il Medico che ha la mia autorizzazione per prescriverle etc. etc.
    Alla mia età (quasi mezzo secolo), non sono neppure libero di andare in farmacia a comprarmi (con i miei soldi) un antibiotico oppure un antiinfiammatorio adeguato! Senza prescrizione medica, il farmacista si rifiuterebbe di vendermeli.
    Mi è perfino proibito di mangiare quello che voglio! Ad esempio non posso comprare un formaggio da un pastore (ed a lui è fatto divieto di vendermelo) perchè, secondo il nostro Papà Stato, solo i formaggi prodotti in caseificio sono a norma di legge e gli altri sono illegali per questioni igieniche... Potrebbero farmi male! Dice lo Stato Paternalistico... MA ACCIDENTI SARANNO ANCHE CAZZI MIEI! O NO? Potrò prendermi il rischio, visto che sono ben più che maggiorenne!

    Oddio, certo è che, con le famiglie che ci troviamo nella nostra attuale società occidentale, e con i figli mammoni che ci alleviamo in casa... il rischio è che al giorno d'oggi certi "fanciulli di 30 o 40 anni..." non intendano mai raggiungere una maggiore età o una indipendenza dai genitori (quest'ultima però è solo una battuta di spirito).

    So che altri come ARI6 sostengono che, come riferisci tu: "Il libertarismo pensa di risolvere il problema ricorrendo alla famiglia" , ma questo non è esattamente corretto.
    Non mi stancherò di ripetere che gli Anarchismi sono molti, i possibili modelli culturali sono ancor di più, e dunque nessuno può porre limiti alla ricerca di formule alternative alla famiglia, per accudire coloro che, in generale, non sono autosufficenti.

    Riguardo agli esempi, sempre legati alla responsabilità ed alla maggiore età, come il "diritto di guidare un'autovettura" è chiaro che si demanda alle regole poste dall'individuo (singolo o collettivo) che è sovrano sul territorio dove si vuole circolare in autovettura...
    Se, per assurdo, io formassi una enclave di pazzi che lasciano guidare sulle loro strade le automobili ai bambini di 6 anni... A te che t'importa? Avresti solo da non transitare sulle nostre strade!
    Bada che ho precisato che si tratta di una ipotesi "per assurdo", e non bisogna cercare delle situazioni assurde per criticare un sistema. Io quando critico lo Stato Democratico, lo faccio, partendo dal calpestato principio di libertà individuale, ma riferito a concrete limitazioni alla libertà e non a casi limite o a ipotesi prese per assurdo.
    Tranne in casi limite, che comunque nessuno Stato può impedire, chi mette al mondo un figlio cerca di dargli, secondo la propria cultura, il meglio che riesce, e nessuno può andare a sindacare quale sia il bene giusto ed il bene sbagliato, nemmeno nel caso del Mussulmano che fa mutilare e cucire la vagina della propria figlia (per il suo bene). E' un suo diritto insindacabile, salvo nel caso in cui questo individuo mussulmano voglia vivere in una società dove questa pratica, questa cultura è vietata.
    Per il resto, mi limito a dire che l'Anarchia è tutt'altro che una condizione di "casino" come si vorrebbe far credere, dove, grazie all'ordine intrinseco della Libertà, non avrebbero ragione di verificarsi situazioni quali ad esempio abbandonare un bambino neonato dentro un pubblico cassonetto... se non altro (per dirla con una battuta) perchè mancherebbe il pubblico cassonetto dei rifiuti, e con esso mancherebbe la tutta la "proprietà pubblica" foriera di ogni sorta di sopraffazione.
    In un certo senso tutto sarebbe "privato", come sostengono anarco-capitalisti tipo Lottieri e Mingardi (in Privatizziamo il Chiaro di Luna), ed allora ciascuno sorveglierebbe meglio la sua proprietà, e ti voglio vedere se il diretto proprietario non si accorgerebbe dalla madre irresponsabile con il suo del "fagottino".
    In altri termini, più seriamente, voglio dire che la libertà ci responsabilizzerebbe, e non ci sarebbe più spazio per chi, ad ogni problema, se ne lava sempre le mani dicendo: "ci penserà lo Stato".


    P.S.
    Mia madre nata nel '23, era di una famiglia di artigiani del legno, e mi raccontava che fin dall'età di 4 anni, lavorava diverse ore al giorno per impilare enormi cataste di legna, ma ebbe anche tempo di studiare... e non mi ha mai parlato di quelle sue esperienze lavorative come di un qualche cosa di negativo, anzi!
    Mi pare che oggi, per certi versi, si stia anche esagerando con questa storia dello sfruttamento minorile, legata a modelli culturali sindacalistici che non possono essere considerati universalmente validi.

  3. #3
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    Bella e esauriente risposta, non c'è che dire. Del resto anch'io sono sempre stato contrario allo Stato moderno, pensando che per l'individuo, la cui meta naturale dovrebbe essere il raggiungimento di uno stadio adulto, caratterizzato dall'assunzione di responsabilità e da una volontà costruttiva, l'esigenza di maturazione possa essere politicamente garantita dalla comunità, ovvero da un organismo sociale all'interno del quale si partecipa attivamente, direttamente. Partiti, burocrazie, rappresentanze, piagnistei democratici non mi sono mai piaciuti. In particolare, il tuo esplicito richiamo all'uomo moderno come perennemente infantile mi richiama ciò che leggo sul sito dei "maschi selvatici" a proposito della Grande Madre, ossia di quella forza psichica disposta a incarnarsi in tutto ciò che, soddisfacendo immediatamente i bisogni dei suoi "figli", li de-responsabilizza e impedisce loro di crescere e responsabilizzarsi. Lo Stato moderno è una forma di Grande Madre insomma, ancor di più se suo obiettivo è quello di garantire un' universale società dei consumi.

  4. #4
    Araldo
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    Mi pare che l'esigenza di maturazione dell'individuo sia garantita dalla comunità solo se cessa di imporsi collettivamente e coercitivamente all'individuo, se cioè all'individuo viene lasciata la totale libertà.
    Ad esempio: il tale individuo si vuole drogare? Lo faccia pure! (senza rompere le balle agli altri s'intende!) al limite se poi crepa per overdose significa che era un bischero e non meritava di vivere. Ma se non può mai decidere liberamente non potrà mai raggiungere quell'obiettivo che tu indichi nella maturità.

    Scusa l'ignoranza ma non conosco questo sito dei "maschi selvatici", dunque non so cosa risponderti sulla Grande Madre.

    Atteggiamento Paternalistico o Maternalistico (maternalistico?!) che si voglia attribuire allo Stato Moderno, ovviamente è solo un atteggiamento atto a giustificare lo strapotere della politica, che oggi non potrebbe più esprimersi attraverso la deliberata violenza delle antiche forme Statuali.

  5. #5
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    sito dei maschi selvatici

    E' il sito di Claudio Risè, psicanalista e pubblicista, di ottima fattura e davvero, a mio modo di vedere, interessante. Si basa sulla figura paterna oggi negata da tutte quelle Grandi Madri (fra cui io inserirei anche lo Stato) che, impedendo all'individuo di assumersi responsabilità e "iniziarsi" a una vita libera e autonoma, non rescindono mai il cordone attraverso cui soddisfano bisogni di uomini perennemente infantili. Siete linkati, nell'apposita sezione, anche voi libertari.

    Comunque, fra Stato e comunità esiste una grande differenza: subire la sfera pubblica (e quindi di riflesso quella sociale), lasciando che sia un principio esterno a erigerla, o costruirla partecipativamente, pur all'interno di tradizioni che ci pre-determinano, sono due cose differenti. Diciamo che, mentre la visione libertaria privilegia in assoluto l'archetipo maschile, visto come colui che "e-duca", cioè "conduce fuori", nel mondo, il proprio figlio, iniziandolo a una vita di responsabilità e capacità di auto-determinazione personale, la visione comunitaria cerca di conciliare Padre e Madre, principio attivo (il soggetto partecipa fattivamente e responsabilmente al proprio destino, evadendo quindi il rischio dello Stato moderno) e principio passivo ( la casa che costruisce è comune, socializzata e può, all'occorrenza, proteggerlo).

  6. #6
    Araldo
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    Link molto interessante, ho visitato anche la sezione dedicata ai siti non conformi.
    Onestamente al primo sguardo che ci ho dato (senza proseguire nella lettura del tuo messaggio) mi è sembrata una roba fatta da persone uscite un po' fuori di testa... poi ho letto nel tuo intervento che Claudio Risè è uno psicanalista...
    Va beh... infondo non sarebbe serio, da parte mia giudicare, una "filosofia" che oltretutto conosco così poco, e poi anche a me stanno bene tutte le idee non conformi.

    Lo Stato è una comunità, certo non è necessariamente vero l'opposto e cioè che tutte le comunità debbano essere per forza organizzazioni statuali.
    La discriminante però non è, come sostieni tu la partecipazione, le tradizioni etc.
    Sapessi quante retoriche frescacce su questi temi di partecipazione e balle varie sono stato costretto ad udire in tutti gli ambienti statalisti nel giro degli ultimi trent'anni!!
    Che c'entra la tradizione? Che c'entra la partecipazione?
    La Discriminante tra lo "Stato" ed il "non Stato" è la libertà di partecipare o meno alla comunità, e conseguentemente la libertà di scelta a quale comunità aderire.

    Prendi l'Unione Europea... rispetto agli Stati partecipanti non rappresenta una Comunità Statuale, perchè ciascuno mantiene la propria Sovranità e può decidere di andarsene quando vuole...
    diventa invece tristemente un SUPER STATO (iperburocratico) per l'individuo singolo che è costretto (democraticamente) ad aderirvi grazie al proprio Stato di appartenenza.

    PS
    ineccepibile l'interpretazione etimologica del latino educo, eduxi, eductum, educere (che già significava allevare... al-levare, portare fuori, portare con se, far uscire, alzare, far marciare, estrarre... da cui ancora l'italiano "edurre"... "eduzione" ).
    Pressochè tautologico interpretarlo con il termine "condurre" (condurre fuori) che possiede la stessa radice duco, duxi, ductum, ducere.
    E la memoria più recente va subito al vocabolo "Duce" condottiero... chissà forse diceva bene Stefano Rosso (misconosciuto cantautore di fine anni '70) in "Reichiana":
    "L'educazione è un sintomo fascista,
    un vero cancro per l'umanità,
    io lascerei ai bambini tutto il mondo
    e non mille inventate verità,
    la sicurezza, il posto, la conquista
    son queste il cancro dell'umanità"

  7. #7
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    La possibilità di rescindere i legami con la propria comunità esiste sempre. E' sempre possibile negare la propria identità, e farsi "ramingo". Il problema è capire se è bene negare il fatto di essere inseriti in un ambiente sociale che manifesta sempre tratti "organici", olistici, se è bene negare l'interdipendenza che ci lega ad altre persone con le quali condividiamo un destino che, poste queste premesse, si fa POLITICO. Insomma, il problema è capire se l'individualismo metodologico possa prescindere davvero dall'idea di bene comune, e se questa invece non debba essere oggettivo orizzonte delle scelte personali. Se così fosse, il diritto alla libertà e alla proprietà verrebbe certamente ridimensionato. Forse rimarrebbe l'opzione di adesione volontaria a una comunità tosto che ad un'altra (ma attenzione:la comunità politica, se autentica, non si autopercepisce mai come società, quindi i meccanismi di inclusione risultano generalmente complicati e condizionati dalla capacità dell'outsider di acquisire un patrimonio simbolico non in discussione come avviene invece oggi) ma non sarebbe pregiudicata l'essenza comunitaria della vita umana. Del resto questa si annuncia già con la famiglia: è naturale che un bambino venga guidato da un padre e da una madre, che venga formato da chi, figliandolo, lo percepisce parte di una cellula sociale fondamentale: la propria. E allora l'anarchia integrale si deve arrestare, credo, di fronte all'insorgere dell'ordine naturale che invoca la figura PATERNA, figura che forse può essere indebita sul piano politico ma non su quello "E-ducativo". E si badi: possiamo anche pensare a forme alternative a quella famigliare, ma sempre nell'ottica di un surrogato delle figure archetipali padre-madre.

    Ho letto, su qualche sito libertario l'intervento di Stagnaro contro Kyoto, fondato su ragioni anche valide. Ma io mi chiedo: ammettiamo che le emissioni di anidride carbonica siano oggettivamente e scientificamente una minaccia per l'umanità; poniamoci al di là del principio di prevenzione, che negare aprioristicamente mi sembra già pericoloso: di fronte a una minaccia di questo tipo, generata dall'avidità di chi vorrebbe lucrare anche sull'ambiente, è opportuno un intervento politico? Il liberale diritto alla vita non è forse anche minacciato da cattivi, ovvero aggressivi,comportamenti non rivolti direttamente verso la persona fisica, bensì verso l' (eco)sistema (che può essere globale ma anche locale: pensiamo alla tutela idrogeologica) da cui dipende, oggettivamente, la sua esistenza?

  8. #8
    Araldo
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    Zena,
    sbaglio oppure hai cambiato stemma? Non dirmi che hai cambiato anche comunità... magari con la secessine di Sanpierdarena! O forse ti sei ceduto alla comunità di Cogoleto?

    La possibilità di rescindere i legami con la propria comunità esiste sempre.
    Non direi proprio... a vedere dai Baschi, dai Nord'Irlandesi, dai Curdi, dai Tibetani etc. etc.
    Si, dico, la comunità albanese in Kosovo, c'è riuscita... grazie agli americani... ma... BEL CASINO QUELLO! Ora, dopo tutti i massacri e le bombe, come si trovano le "sottocomunità" dei Serbi del Kossovo?
    Altro che rescindere i legami! Quelli ora rescindono il contratto bruciati vivi in barba alle forze della coalizione!
    Vedi, io non la penso affatto come i Radicali, come la Emma Bonino, che vorrebbero imporre il regime "comunitario".
    E tu? Dico... la tua comunità ligure? La tua comunità Padana? Non vorrebbero forse rescindere il contratto con la comunità italiana?
    Ma si scontrano contro quell'ART 5 della Costituzione, che è poi espressione di quel bene comune, mai e poi mai divisibile.

    Io non dico che non esista un bene comune, affermo solo che questo bene, riposto nella Sovranità Comune, oggi Sovranità Nazionale, debba essere trasferito (almeno potenzialmente) dal teorico Popolo al concreto Individuo.

    Saltando il resto, su cui cercherò di tornarci in seguito, passo all'obiezione conclusiva su Kioto.
    Ammesso e non concesso che le tesi di Kioto siano vere, cosa ti piacerebbe vedere?
    Una Iper Comunità Mondiale Centralista Burocratica e Tecnocratica che ci governa Globalmente nelle scelte ambientali?
    Ti piacerebbe un governo ambientale globale con tanto di "tasse ambientali", burocrazia ambientale, regolamenti ambientali standardizzati all'eccesso, schiavismo ambientale, corruzioni ambientali... etc. etc.?

    Conosco Carlo Stagnaro da diversi anni, di tanto in tanto ci sentiamo via e.mail, non conosco altrettanto le sue idee in merito, ma io credo che i maggiori problemi ambientali del mondo ci sono proprio perchè grandi Società Multinazionali, usano a comodità loro quel "bene che dicevi" PROPRIO PERCHE' E' COMUNE!!!
    Capisci che, corrompere qualche tecnocrate... far eleggere qualche Governante... corrompere qualche controllore è relativamente facile, tantopiù nel caso di poteri centralizzati!
    Come la conferenza di Kioto.
    Vita molto più ardua sarebbe se la Sovranità sul Bene passasse nelle mani degli individui.
    Capisci che corrompere gli amministratori, è sempre possibile a qualsiasi livello, ma corrompere i diretti proprietari è concettualmente impossibile!

  9. #9
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    Originally posted by Renzo Audisio
    Zena,
    sbaglio oppure hai cambiato stemma? Non dirmi che hai cambiato anche comunità... magari con la secessine di Sanpierdarena! O forse ti sei ceduto alla comunità di Cogoleto?



    Non direi proprio... a vedere dai Baschi, dai Nord'Irlandesi, dai Curdi, dai Tibetani etc. etc.
    Si, dico, la comunità albanese in Kosovo, c'è riuscita... grazie agli americani... ma... BEL CASINO QUELLO! Ora, dopo tutti i massacri e le bombe, come si trovano le "sottocomunità" dei Serbi del Kossovo?
    Altro che rescindere i legami! Quelli ora rescindono il contratto bruciati vivi in barba alle forze della coalizione!
    Vedi, io non la penso affatto come i Radicali, come la Emma Bonino, che vorrebbero imporre il regime "comunitario".
    E tu? Dico... la tua comunità ligure? La tua comunità Padana? Non vorrebbero forse rescindere il contratto con la comunità italiana?
    Ma si scontrano contro quell'ART 5 della Costituzione, che è poi espressione di quel bene comune, mai e poi mai divisibile.

    Io non dico che non esista un bene comune, affermo solo che questo bene, riposto nella Sovranità Comune, oggi Sovranità Nazionale, debba essere trasferito (almeno potenzialmente) dal teorico Popolo al concreto Individuo.

    Saltando il resto, su cui cercherò di tornarci in seguito, passo all'obiezione conclusiva su Kioto.
    Ammesso e non concesso che le tesi di Kioto siano vere, cosa ti piacerebbe vedere?
    Una Iper Comunità Mondiale Centralista Burocratica e Tecnocratica che ci governa Globalmente nelle scelte ambientali?
    Ti piacerebbe un governo ambientale globale con tanto di "tasse ambientali", burocrazia ambientale, regolamenti ambientali standardizzati all'eccesso, schiavismo ambientale, corruzioni ambientali... etc. etc.?

    Conosco Carlo Stagnaro da diversi anni, di tanto in tanto ci sentiamo via e.mail, non conosco altrettanto le sue idee in merito, ma io credo che i maggiori problemi ambientali del mondo ci sono proprio perchè grandi Società Multinazionali, usano a comodità loro quel "bene che dicevi" PROPRIO PERCHE' E' COMUNE!!!
    Capisci che, corrompere qualche tecnocrate... far eleggere qualche Governante... corrompere qualche controllore è relativamente facile, tantopiù nel caso di poteri centralizzati!
    Come la conferenza di Kioto.
    Vita molto più ardua sarebbe se la Sovranità sul Bene passasse nelle mani degli individui.
    Capisci che corrompere gli amministratori, è sempre possibile a qualsiasi livello, ma corrompere i diretti proprietari è concettualmente impossibile!
    Bello lo stemma, vero??? E' lo stendardo dell'antico marchesato di Torriglia, oggi comune dell'entroterra genovese. Lo ho trovato sul web e me ne sono (libertariamente?) appropriato. Io credo che un sistema di sovranità diffusa, ispirato al principio di sussidiarietà, possa soddisfare l'esigenza di comunità e libertà. Certo deve esistere un punto di partenza oggettivo. E' necessario cioè individuare un livello primigenio di bene comune. Io individuo questo livello nei comuni, nelle comunità montane, nei circondari, laddove il cittadino, usufruendo dei cosiddetti servizi o diritti sociali, dovrebbe gestirli partecipativamente secondo quei criteri culturali che ne esprimono l'identità. E' del resto a questi livelli, le cui prerogative sono misconosciute dallo Stato nazionale, che si forma lo spirito civico. L'uomo è microcosmo, ed è essenzialmente costituito in vista di uno spazio costruito a misura del suo bisogno di domesticità. Che le identità divengano e si trasformino non significa poi che qualcuno abbia diritto a negarle o che la politica possa tradire questa dimensione attraverso un esasperato "costruttivismo" centralistico e burocratico. Non so se l'ambiente possa essere più tutelato attraverso la privatizzazione di spazi e risorse; So che, localmente, se uno in nome della proprietà vuole edificare un eco-mostro, deve esser POLITICAMENTE neutralizzato. Certo nessun soggetto politico può essere immune da speculazioni edilizie ai danni dell'ambiente e del paesaggio, anzi. So che però ha la forza, eventualmente, per farlo. E sommando la forza a una coscienza comunitaria oggi assente stante le cattive e degradate forme di politicizzazione vigenti, dimentiche dell'idea di bene comune e piuttosto rivolte a conciliare interessi particolari se non individuali (da cui privilegi, concessioni, lottizzazioni, spartizioni, distribuzione di denaro pubblico), ritengo che frenare la deriva anomica, spaesante, nichilista, quindi modernista, sia possibile. Serve la semplice riscoperta dell'insostituibile dimensione comunitaria racchiusa nell'abitare TRADIZIONALE di uno spazio, naturale e culturale, che ci chiama alla responsabilità di custodirlo come "provinciale" ma ineludibile e insostituibile via d'accesso alla verità. Chiunque può fuggire da questa responsabilità. E' come fuggire da sé stessi, lecito ma impossibile ( e forse frustrante) allo stesso tempo. L'immigrazione del resto è dramma perchè il migrante crea una frattura con la propria identità, frattura insanabile da cui si generano tutti quei fenomeni di resistenza etnica ai processi d'assimilazione o anche semplice nostalgia e percezione di appartenere ad altro, a un'idea che è quanto di più concreto possa esistere: un nugolo di case, una piazza, una chiesa e un paesaggio unico e irripetibile (prima dell'avvento delle moderne periferie, almeno).

  10. #10
    Araldo
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    Caro Zena,
    avrei preferito se mi dicevi che il mio libertarismo è una Utopia...

    Ti ho già spiegato come L'eco-mostro, l'eco-leviatano, è proprio lo Stato, la Comunità ed i suoi amministratori.
    L'eco-mostro viene veicolato attraverso la proprietà pubblica e su tutto il bene comune... proprio perchè, purtroppo è comune e non individuale!
    Hai ragione a dire che la Proprietà, come la intendiamo noi... ovvero una limitata concessione da parte dell'istituzione Sovrana, possa permettere l'abuso, l'eco-mostro:
    Ad esempio (come succede quotidianamente in tutto il mondo) una multinazionale, se non ricorre direttamente ad un possedimento demaniale, compra un terreno, poi con o senza autorizzazione, ci semina rifiuti tossici o radioattivi e poi magari lo rivende pure... e se anche rimane di sua proprietà, certo i suoi dirigenti o i suoi azionisti si guarderanno bene dall'andare a vivere su quella bomba ecologica o nei suoi paraggi.
    Diverso è se l'individuo (ciascun individuo), assume la Sovranità (oggi del popolo ed ai suoi amministratori). Non credo che gli amministratori o i dirigenti di quella Multinazionale seppellirebbero i fusti radioattivi, nel loro Giardino di casa, se fosse la loro unica risorsa ove esprimere la loro sovranità terrritoriale. Salvo che tutto si svolgesse in condizioni di massima sicurezza.
    Ora però non prendermi davvero per un utopista visionario, è chiaro che io sto esemplificando una teoria in forma parabolica, attraverso metafore.

    No, non dico che l'individualismo, impedirebbe con certezza matematica il paventato eco-mostro, o l'oscenità architettonica che deturpa il paesaggio... no, non lo affermo, specie per quanto riguarda l'ipotetico "abuso edilizio". Perchè, questa temuta ipotesi, presuppone un giudizio etico ed estetico, che avendo un valore soggettivo, può variare lecitamente da individuo ad individuo.
    Diciamo che l'individualismo limiterebbe eventualmente l'inevitabile eco-mostro ad un più circoscritto "Eco-Mostriciattolo"... facilmente arginabile! Ad esempio l'Agacan, proprietario della Costa Smeralda: vistosi costruire accanto un orribile Albergo, ci eresse di fronte non so più quale piacevole ostacolo (una collina... o un muro di alberi d'alto fusto) per cancellarlo dal suo paesaggio.

    In Piemonte c'è un detto: "lòn ch'a jë ën campagna al è ëd barba o ëd magna"
    Per dire che: "quelllo che c'è in campagna" (campagna inteso come patrimonio pubblico... e talvolta anche quello privato) "è dello zio o della zia" sottintendendo che quindi i furbi (che vantano questa mentalità) se ne approfittano alle spalle degli altri.
    Io sostengo che questa devastante mentalità, con risvolti liberticidi, parassitari ed antiecologici, è tipica delle espressioni umane a carattere "non stanziale", a differenza della mentalità contadina stanziale tipica dei "bogia nen" piemontesi e dei padani in genere.
    Esiste un comun denominatore (causa/effetto) che unisce le più differenti espressioni umane non stanziali: dalle Multinazionali agli Zingari, dal popolo dei saccopelisti ai cacciatori, dai pastori transumanti berberi ai tracotanti padroni delle grandi mandrie del "old West", fino alla migrazione selvaggia (che dici pure tu).
    Per questo motivo, quando in precedenza ho parlato dei Pellirosse (popolazioni per di più nomadi) ci sono andato cauto con gli elogi.
    Emblematica la frase storica attribuita ad Attila (capo della popolazione nomade degli Unni): "dove passa il mio cavallo non cresce più erba."
    Secondo la concezione di questi individui, il mondo è di tutti, il mondo è veramente un bene comune (perciò talvolta si spacciano per ecologisti), dunque accampano la loro libertà unilaterale di attraversarlo ed usarlo come vogliono.
    Per loro il giusnaturalismo non esiste, la sovranità, la proprietà, è spesso un arrogante sopruso, salvo magari quando fa comodo a loro.
    Non hanno motivo di preoccuparsi se stanno distruggendo, depauperando, devastando, inquinando, desertificando... tanto domani (se non oggi stesso) loro saranno da un'altra parte. Ed oltre ad essere incuranti delle altre popolazioni, della loro storia, di quello che hanno prodotto etc. se ne fregano consapevolmente anche dei loro stessi posteri.
    Esiste un detto che circola tra gli sceicchi arabi (sempre di tradizioni nomadi): "I nostri antenati andavano a cavallo, oggi viaggiamo in Rolls-Roice, domani, quando avremo esaurito il nostro petrolio (senza preoccuparci di creare nessuna nuova fonte di ricchezza) i nostri figli torneranno ad andare a cavallo".
    Ora io non sto a difendere i modelli sociali Stanziali contro quelli "nomadi", la libertà proprietaria degli uni, contro la libertà migratoria degli altri, addirittura penso che potrebbero coesistere senza conflitto e senza reciproci soprusi o reciproche regole coercitive di stretta convivenza. Certo che i "non stanziali" non possono pensare di avere tutto il mondo per se.
    Ad esempio, io non mi sento ostile alle popolazioni nomadi arabe, che hanno contribuito a desertificare il medio oriente ed il nord Africa negli ultimi 3000 anni (fino a che se ne stanno a casa loro a perpetrare le loro guerre ed i loro disastri). Nota bene che agli israeliani, senza petrolio, sono bastati 50 anni per ribaltare la situazione, e rendere le loro terre molto più ricche e produttive.
    Che quelle popolazioni deturpino il loro ambiente, sotto ogni aspetto, invece di proteggerle e migliorarle non m'interessa più di tanto, cavoli loro! Io non ho diritto di sindacare sulla loro cultura... basta che se ne restino confinati nei loro deserti e non vengano a rompermi le balle per nessun motivo.

 

 
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