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  1. #1
    AUTODIFESA ETNICA TOTALE!
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    Sull'origine dei Veneti

    Siccome il fasciomediterroneo Satyricon - già noto ai nostri lidi - millanta una origine asiatica-orientale dei veneti:


    In sostanza il succo è questo: è totalmente contraddittorio, per chi si rifà alla storia della Serenissima o di Venezia, disprezzare il Mediterraneo ed il Levante che sono parte integrante del proprio bagaglio culturale, del proprio ?essere?.
    (...)
    Ma le ipotesi più accreditate (e da intendersi cum grano salis visto la complessità della questione) danno quei popoli provenienti da una regione dell?attuale Turchia (la Paflagonia) da donde migrarono per l?attuale Veneto e per le coste illiriche (c?è stato anche ci ha rifatto quel percorso in bicicletta Link ), mi sembra che anche un sito come RAIXE VENETE (che non può certo considerarsi filoitalico) suggerisca questa origine orientale.



    credo di fare piccola opera di verità nel riportare alcuni dati.





    I Venedi, o Veneti, così chiamati da Plinio, Tacito e Tolomeo, sono stati spesso considerati antenati degli Slavi, o addirittura antichi Slavi, sebbene l'identificazione non sia del tutto certa. Il nome Venedi infatti non è di origine slava, anche se in seguito i Germani usarono il termine Wends proprio per indicare gli Slavi. Non sappiamo con certezza chi fossero gli antichi Veneti: forse si trattava di una popolazione indoeuropea entrata a far parte di uno dei grandi gruppi germanici dell'Europa orientale, come i Vandali o i Goti, oppure costituivano una comunità etnica da cui alla fine emersero gli Slavi

    M. Todd, I Germani, Ecig, 1996 pag 38/39

    Il veneto, della cui indoeuropeicità nessuno ha mai dubitato, è stato ascritto alternativamente all'una o all'altra delle stirpi indoeuropee (...) Intendiamo per veneto la lingua di certe iscrizioni presenti nella attuale regione del Veneto. Alcuni linguisti preferiscono il termine venetico, per distinguerlo dalla varietà romanza degli attuali veneti. In questa lingua si conservano fra le 200 e le 300 iscrizioni. Nel XIX sec. C. Pauli ritenne che la lingua in cui erano scrittie fosse l'illirico. (...) Negli anni '40 Krahe, che inizialmente aveva accettato il carattere illirico del veneto, passò a considerarlo un gruppo indipendente , che dialettalmente sarebbe stato legato al germanico, all'italico e all'illirico. M. Beeler, nello stesso periodo, ne propose la filiazione italica, con un particolare legame con il latino. L'ultimo grandi specialista dei testi veneti, A. Prosdocimi, propende chiaramente per la tesi di Beeler.
    Il veneto ha un trattamento delle aspirate indoeuropee che trova il suo parallelo + vicino in latino (...) ma è anche vero che presenta altri caratteri che lo differenziano dalle lingue italiche: ha un aoristo in -s- simile a quello del greco e del sanscrito. (...) Nel complesso, risulta evidente che le lingue con cui il veneto presenta le maggiori coincidenze sono quelle italiche.


    F. Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa, Il Mulino, 1997 pag 489/491


    Altre indicazioni da parte dei fratelli Veneti, pensiero, Wotan, Orso Brrr (e scusate chi dimentico !) saranno graditissime

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  2. #2
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    Non vorrei contraddire uno studioso esperto, ma mi pare di ricordare che nell'Anabasi di Senofonte si fa appunto riferimento ad una popolazione " I Veneti" che abitavano appunto le coste della Paflagonia.
    Non per fare polemica...ma con spirito costruttivo.
    rex in curia, senator in curia, in urbe captivus, extra urbem privatus

  3. #3
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    I Venedi riportati nella cartina non hanno nulla a che vedere con i Veneti della Penisola Italica, dell'Armorica (Bretagna) e gli Heneti di Paflagonia, in quanto Venedi era il nome dato dagli antichi Germani agli Slavi (Anti per gli antichi Greci), e che si ritrova tutt'ogi nell'aggettivo tedisco Windisch, Wendisch (cfr Windisch-Matrei in Tirolo, Windischgraetz-Slovenj Gradec in Slovenia, ecc.). Nel Medioevo, la ex DDR era detta Marca Vendica, cioè Terra di confine degli Slavi.

  4. #4
    El Venexian
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    p.s.

    i WENDS sono una piccola etnia tedesca , tuttora quasi estinta ma viva all'estero in piccolissime comunita' in australia e sud america
    dove ancora parlano la lingua "wendish" che e' un dialetto prussiano.

    per completezza , va sottolineato che questo dialetto NULLA ha in comune ne' col veneto ne' col venetico.

  5. #5
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    Predefinito Re: Sull'origine dei Veneti

    In origine postato da Eomer
    Siccome il fasciomediterroneo Satyricon - già noto ai nostri lidi - millanta una origine asiatica-orientale dei veneti:


    In sostanza il succo è questo: è totalmente contraddittorio, per chi si rifà alla storia della Serenissima o di Venezia, disprezzare il Mediterraneo ed il Levante che sono parte integrante del proprio bagaglio culturale, del proprio ?essere?.
    (...)
    Ma le ipotesi più accreditate (e da intendersi cum grano salis visto la complessità della questione) danno quei popoli provenienti da una regione dell?attuale Turchia (la Paflagonia) da donde migrarono per l?attuale Veneto e per le coste illiriche (c?è stato anche ci ha rifatto quel percorso in bicicletta Link ), mi sembra che anche un sito come RAIXE VENETE (che non può certo considerarsi filoitalico) suggerisca questa origine orientale.



    credo di fare piccola opera di verità nel riportare alcuni dati.





    I Venedi, o Veneti, così chiamati da Plinio, Tacito e Tolomeo, sono stati spesso considerati antenati degli Slavi, o addirittura antichi Slavi, sebbene l'identificazione non sia del tutto certa. Il nome Venedi infatti non è di origine slava, anche se in seguito i Germani usarono il termine Wends proprio per indicare gli Slavi. Non sappiamo con certezza chi fossero gli antichi Veneti: forse si trattava di una popolazione indoeuropea entrata a far parte di uno dei grandi gruppi germanici dell'Europa orientale, come i Vandali o i Goti, oppure costituivano una comunità etnica da cui alla fine emersero gli Slavi

    M. Todd, I Germani, Ecig, 1996 pag 38/39

    Il veneto, della cui indoeuropeicità nessuno ha mai dubitato, è stato ascritto alternativamente all'una o all'altra delle stirpi indoeuropee (...) Intendiamo per veneto la lingua di certe iscrizioni presenti nella attuale regione del Veneto. Alcuni linguisti preferiscono il termine venetico, per distinguerlo dalla varietà romanza degli attuali veneti. In questa lingua si conservano fra le 200 e le 300 iscrizioni. Nel XIX sec. C. Pauli ritenne che la lingua in cui erano scrittie fosse l'illirico. (...) Negli anni '40 Krahe, che inizialmente aveva accettato il carattere illirico del veneto, passò a considerarlo un gruppo indipendente , che dialettalmente sarebbe stato legato al germanico, all'italico e all'illirico. M. Beeler, nello stesso periodo, ne propose la filiazione italica, con un particolare legame con il latino. L'ultimo grandi specialista dei testi veneti, A. Prosdocimi, propende chiaramente per la tesi di Beeler.
    Il veneto ha un trattamento delle aspirate indoeuropee che trova il suo parallelo + vicino in latino (...) ma è anche vero che presenta altri caratteri che lo differenziano dalle lingue italiche: ha un aoristo in -s- simile a quello del greco e del sanscrito. (...) Nel complesso, risulta evidente che le lingue con cui il veneto presenta le maggiori coincidenze sono quelle italiche.


    F. Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa, Il Mulino, 1997 pag 489/491


    Altre indicazioni da parte dei fratelli Veneti, pensiero, Wotan, Orso Brrr (e scusate chi dimentico !) saranno graditissime
    _________________________
    Lascia perdere le cavolate dei nazi-sfigati... sempre in cerca di una razza... da inventare.

    Può darsi che, a concorrere alla formazione plurimillenaria del popolo veneto, siano arrivati anche un po' di esemplari () dall'oriente, qualche turco incluso.
    Quanto è diffuso il cognome "Turco" nella penisola? Abbastanza e dappertutto, con la variante friulana di Turchet.
    Ora tale cognome è diventato una cosa più che normale ma, ai tempi della battaglia di Lepanto o dell'assedio di Vienna, deve essere stato un appellativo tuttaltro che piacevole.
    Personalmente, più che alle leggende, preferisco attenermi a quello che dicono gli studiosi più stimati.
    A questo proposito, riporto un capitoletto tratto:


    dal libro PARLAR VRENETO di Gianna Marcato (docente di dialettologia all'Università di Padova).

    La ricerca delle origini

    "Un concetto pericoloso, contro il quale ci scontriamo quando facciamo il tentativo di salire a riroso attraverso le testimonianze lasciate nel tempo dalle culture precedenti alle nostre, è quello di origine.

    Infatti c'è il rischio di concepire questa operazione come una sorta di navigazione di un fiume fatta procedendo controcorrente, dalle foci alla sorgente, alla quale presto o tardi si arriva, magari dopo aver incontrato numerosi affluenti lungo ambedue le sponde, ed aver spesso arrischiato di perdere la direzione giusta.

    Se noi guardiamo come sono state ricostruite le origini delle città un po' in tutte le epoche, e soprattutto nel periodo medievale, assistiamo per lo più a ricostruzioni fittizie, ottenute componendo assieme fatti diversi, perchè già nelle origini trovassero posto tutti quegli elementi (libertà, autonomia, identità etnica, ecc.) che si ritenevano indispensabili all'assetto della città, anzi questa ricostruzione intellettuale aveva spesso lo scopo di legittimare (o anche promuovere) condizioni attuali.

    La ricerca delle origini nasconde sempre il bisogno di affermare qualche esigenza culturale o politica. Quando si parla di unità culturale di una regione attraverso i secoli bisogna rinunciare ad una concezione di tipo biologico (da un leone nasce un leone, da un gatto nasce un gatto) del proprio rapporto culturale con le origini, e bisogna anche respingere la tentazione di vedere un succedersi lineare di avvenimenti (prima accade A, da A deriva B, la continuazione di B è C e così via).

    L'unità geografica del Veneto è composta da elementi molto diversi tra loro: l'ambiente costiero e lagunare in cui mare e terra si compenetrano in un intrico di isolette e delta fluviali, la piatta ed omogenea bassa pianura, intersecata da fiumi e canali, soggetta ad alluvioni, l'ambiente collinare subalpino, l'ambiente montano prealpino ed alpino, ricco di boschi e di vette innevate fino a tarda primavera.
    Così, dalle fonti di notizie a cui possiamo attingere, pare sia una caratteristica della unità etnica del Veneto il fatto di essere composta da popoli di origine diversa che hanno costruito una unità culturale.

    Ripercorrendo le notizie che hanno lasciato gli storici sulla gente che abitava dove noi ora abitiamo, troviamo le affermazioni di Polibio (sec. I-II a.C.) il quale parla di una contiguità di Veneti e Galli Cenomani, simili per usi e costumi, diversi per lingua.

    Al tempo di Augusto il settore orientale dell'Italia del nord costituiva la X Regio, che estendeva i suoi confini dal Formione all'Adda; c'è chi sostiene che la sua unità era determinata da considerazioni di ordine geografico e politico, dal bisogno di difendere i confini, più che dal riconoscimento dell'unità del popolo che la abitava, e che proprio per questo si può parlare di unità, perchè i bisogni comuni ed il modo analogo di intendere il rapporto con i Romani hanno costruito una unità culturale.
    Diverse sarebbero le origini della gente di queste pianure e di queste valli: Galli Cenomani, Veneti, Galli Carni, Taurisci, Iapudi, Reti (Etruschi che hanno ceduto ai Galli) e, a livello di mitico sfondo per cui mancano documentazioni, gli Euganei, di cui parlava Livio (I sec. d.C.) attingendo alla tradizione locale.

    A tutti questi si aggiungano i coloni romani, massicciamente imposti dalla politica di Roma nelle zone di centuriazione. L'unità antropologica è il risultato di un habitat divenuto per qualche ragione unità spaziale al cui interno l'uomo ha agito modificando il territorio, producendo manufatti, ideologie ecc.
    L'unità molte volte varia a seconda dell'ottica con cui viene studiata; è importante precisare che, per definizione, affermarne una non significa escluderne un'altra, nè significa ascludere al suo interno la varietà.
    Dunque affermare una unitarietà del Veneto non vuol dire negarne le variazioni e le identità locali.
    ......omissis.

    Le attestazioni linguistiche più antiche sono elemento preziosi, assieme ai reperti archeologigi ed alle notizie storiche, per chi voglia saperne di più delle culture e dei popoli che ci hanno preceduto.
    Le iscrizioni venetiche, il latino, così come era inciso da scalpellini locali nelle epigrafi della X Regio, con i suoi tratti tipici rispetto ad altri latini, i primi testi in volgare, attribuibili per le loro caratteristiche a questa o quella zona, sono guide importanti alla lettura della nostra storia.

    Attualmente i dialetti del Veneto presentano sfaccettature diverse e, pur nel loro carattere unitario, vengono dagli studiosi divisi in quattro sottogruppi; potrà sorprendere chi non è abituato ad occuparsi di fatti del genere l'analogia riscontrabile tra le dinamiche storiche interne alla regione, spesso ripropostesi in modo simile per secoli, la partizione del territorio ( laguna, bassa pianura, zona prealpina ed alpina) e le aree dialettali tipiche, nella loro identità e nella loro dinamica".
    ---------------------------------------


    Fin qua la Marcato.
    Se poi vogliamo andare a vedere chi erano i popoli Veneteci-Euganei (2000-3000 a.C.), da dove venissero o se erano autoctoni delle zone intorno alle attuali città di Este e di Adria, che convivevano e facevano commercio con gli Etruschi, ecc. ecc., credo che si possano fare mille speculazioni storiche interessanti, ma che da sole costituiscono solo "particelle" del mosaico di etnie (in gran parte simili) che, nella sua unità, ha forgiato l'identità e la cultura plurisecolare del popolo veneto.

    Un po' come avvenuto per altri popoli con... altre tessere ed ... altro mosaico...

  6. #6
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    In origine postato da El Venexian
    che i veneti siano un mix di 6-7 sub-etnie e' un dato di fatto e ben noto.


    Il libro della Marcato comunkue e' ottimo e tuttora molto valido , ma non prenderei molto seriamente il fattore dei cognomi visto che sono entrati in uso solo dal 15esimo secolo ...

    (a parte nella nobilta' , ma anche li' comunkue rispecchia solo la parte paternale della discendenza).
    La Marcato non c'entra nulla col mio esempio del cognome "Turco".
    Ho citato ironicamente quel cognome solo perchè qualcuno sosteneva che il popolo veneto è arrivato dall'oriente.
    Ho sostanzialmente risposto: "Un po', forse... Perchè no? Ma dove sta scritto? Le prove? E gli autoctoni e tutti gli altri arrivati dove li mettiamo?"
    So benissimo che i cognomi sono relativamente recenti, ma so anche che molti di essi derivano da precedenti soprannomi che poi sono rimasti.
    Ti dice nulla Bepi Munaro, Nane el Turco, Marco Marangon, Toni Fornaro, Bepi Favaro, Nini Campanaro? Jioani Botaro... E tanti altri che esistono ancora?
    E poi Vacaro, Cava£aro, Pegoraro, Crive£aro, alcuni regolarmente itaglianizzati in Vaccaro, Cavallaro, crivellaro?

    sa£udi

  7. #7
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    non sono soprannomi ma cognomi derivanti da arti e mestieri moltissimi qui nel veneto assieme a quelli che indicano l'origine geografica
    carturàn
    monselesàn
    trevisàn
    conselvàn
    camposampiero
    bergamasco
    veronese
    visentìn
    etc
    etc
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  8. #8
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    In origine postato da el-doge
    non sono soprannomi ma cognomi derivanti da arti e mestieri moltissimi qui nel veneto assieme a quelli che indicano l'origine geografica
    carturàn
    monselesàn
    trevisàn
    conselvàn
    camposampiero
    bergamasco
    veronese
    visentìn
    etc
    etc
    Avevo parlato di "soprannomi precedenti ai cognomi": come altrimenti potrebbero definirsi?
    Secondo me erano dei semplici appellativi per distinguere le persone che avevano il medesimo nome: Bepi Boareto, Bepi Munaro,Bepi Pescador, Bepi Falcaro, Bepi Pompeta, Bepi Porocan, ecc. ....
    Logico che molti di questi appellativi siano poi diventati automaticamente cognomi fissi con l'istituzione dell'anagrafe.

  9. #9
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    PER CHI FOSSE INTERESSATO
    posto alcuni dei tantissimi reperti archeologici Venetici - Dal museo di Este (Padova).
    Ben prima che nascesse Roma!...





    01 - Vaso a corpo globoso - Fine IV mill. a.C.


    Vaso a corpo globoso d’impasto fine, con anse subcutanne sul corpo, finemente decorato ad impressioni ed incisioni.
    Dall’abitato neolitico de Le Basse di Valcalaona.
    Fine IV millennio a.C.
    Alt. cm 19,3



    02 - Boccale - XV sec. a.C.

    Boccale corpo tronco-conico, ansa a nastro ad espansioni sommitali a cornetti, bozze con depressione centrale sotto l’orlo.
    Dall’abitato perilacustre di Arquà Petrarca.
    Inizi media età del bronzo: XV sec. a.C.
    Alt. cm 11



    03 - Spada in bronzo - XIII sec. a.C.

    Spada in bronzo con codolo a mazzuolo e punta di lancia pure in bronzo, immanicata in origine su un’asta di legno.
    Este, area del Cimitero Comunale. Età del bronzo recente: XIII sec. a.C.
    Lungh. Spada cm 45,8.



    04 - Vaso a forma di palmipede - IX sec. a.C.

    Vaso a forma di palmipede su ruote, con fitta decorazione a motivi geometrici impressa "a cordicella".

    Este, necropoli Pelà, tomba 2. IX sec. a.C. Alt cm 21,5




    05 - Cavallino - IX sec. a.C

    Cavallino fittile con criniera a piccole tacche, esemplificarivo di una produzione plastica protostorica di particolare pregio e significato..

    Dall’abitato di Este, borgo Canevedo. Età del bronzo finale-inizio dell’età del ferro. X-IX sec. a.C. Lungh. cm 15




    06 - Vaso a forma di stivale - VIII-VII sec a.C.

    Vaso a forma di stivale ad alto gambale decorato con incisioni riproducenti le cuciture e l’allacciatura anteriore: sotto: sotto l’orlo figure di cavallini.

    Este, necropoli Nazari. VIII-VII sec a.C.

    Alt. cm 17.




    07 - Coppa ad alto piede - metà VIII sec a.C.

    Coppa ad alto piede tronco-conico con ricca decorazione geometrica impressa e riempita di pasta bianca.
    Este, Casa di ricovero, tomba 236.
    Seconda metà VIII sec a.C.
    Alt cm 23,5

  10. #10
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    .......CONTINUA DAL MUSEO DI ESTE.....



    08 - Vaso a forma di bovide - metà VIII sec. a.C.

    Vaso a forma di bovide: il muso funge da becco di versamento; gli occhi sono costituiti da cerchietti d’osso. Decorazione geometrica "a cordicella".
    Aste, necrropoli Casa di ricovero, tomba 131.
    Seconda metà VIII sec. a.C. Alt cm 44,5




    09 - Bronzetto votivo - V sec. a.C.

    Bronzetto votivo rappresentante una devota in atto di preghiera, c.d. "Dea di Caldevigo". Dalla stipe omonima di Este. V sec. a.C.




    10 - tavola alfabetica - V-IV sec. a.C.

    Modelli in bronzo di una tavola alfabetica per l’insegnamento della scrittura venetica e di uno stilo scrittorio.Sulla tavoletta sono incise lettere alfabetiche ripetute, serie di nessi consonantici e iscrizione con dedica del devoto Votltiomnos Juvants Ariunts alla dea Reithia; sullo stilo serie di lettere ripetute.

    Este, stipe del santuario di Reithia. V-IV sec. a.C. Largh. Della tavoletta cm 20,8


    L'interpretazione attuale dell'alfabeto Venetico





    11 - Testa virile in marmo - Fine del I sec. a.C.

    Testa virile in marmo, da statua funeraria; la resa dei tratti fisionomici è fortemente realistica.
    Este, località imprecisata.
    Fine del I sec. a.C.
    Alt cm 29

 

 
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