Se il Sud ha colonizzato l’Italia
Intervista ad Aldo Cazzullo
(18/10/2009) Un’Italia, frammentata, pigra e furbacchiona, in cui se sei “figlio di” o “amico di” fai carriera alla velocità della luce. Un’Italia fatta di salotti, di circoli chiusi, di amici degli amici, che fanno comunella. Un paese uniforme, nei suoi vizi, numerosi, e nelle sue virtù, poche, dal Piemonte alla Sicilia, unificato dall’egemonia di Roma e del Mezzogiorno.
E’ l’Italia descritta, con pennellate dense di ironia e con il rigore tipico dell’inchiesta, da Aldo Cazzullo, nel suo ultimo libro “L’Italia de Noantri” (Mondadori).
Un libro che si divora, che parte da Alba e dintorni, terra da cui proviene il giornalista, per spingersi fino all’estremo Sud della Sicilia, un libro che parte dal quotidiano, dalla cronaca per poi allargare lo sguardo al costume, alla politica, in una parola agli Italiani.
Alla vigilia dell’inizio del tour di presentazione del libro, raggiungiamo Aldo Cazzullo al telefono per una chiacchierata sulla sua ultima fatica.
E cominciamo col chiedergli da dove nasce “L’Italia de Noantri”. “Non sono un giornalista da tavolino. Il panorama giornalistico italiano è pieno di opinionisti che pensano che i confini del mondo siano nella loro testa. Il libro nasce dall’osservazione della nostra realtà, osservazioni compiute nei miei spostamenti per la penisola per lavoro o semplicemente nel corso dei miei spostamenti in moto a Roma, dove vivo, o quando porto i figli a Gardaland, piuttosto che a scuola”.
“Noantri è la parola chiave del libro – ci spiega il giornalista del “Corriere della Sera” - Noi va inteso come clan, fazione, campanile, ma anche come famiglia. Ora la famiglia in sé non è un nucleo negativo, ma a guardarla da altre spigolature può cambiare di segno. Spesso la famiglia può essere evocativa di circoli chiusi o di mali ancora peggiori, come la mafia, detta appunto Cosa Nostra, che è poi l’antitesi dello Stato, del bene comune”. Noantri è la cifra del viziaccio tutto italiano di ricondurre, anche con un certo autocompiacimento, il mondo al cortile di casa. Siamo ormai circondati da figli d’arte e da figli di papà, al cinema, negli studi degli avvocati, in Parlamento, all’Università. “La logica di fedeltà e appartenenza al partito, al burocrate, all’ordine professionale – si legge nell’ultimo libro di Cazzullo - fa premio su quella della competenza”.
Così siamo rimasti invischiati in una società conservatrice, in cui l’ascensore sociale si è guastato, in cui prevalgono “il rifiuto di ogni regola, la mancanza di senso dello stato, il perdonismo da confessionale, l’indifferenza al bene comune, la coltivazione delle clientele, l’elogio del malandrino, l’applauso alla furberia, il trasformismo senza evoluzione e il ribellismo senza rivoluzione”.
Insomma il Belpaese è diventato un “paradiso abitato da diavoli” per dirla con Croce, che affibbiò la definizione a Napoli, la sua città. E se prima la definizione calzava a pennello solo ad un certo atteggiamento circoscritto ai piedi del Vesuvio e dintorni, adesso è diventato perfetto per l’intero stivale.
Il Sud insomma ha colonizzato il Nord. Ma davvero c’è così tanta differenza tra Nord e Sud del Paese?
“L’Italia è una sola – risponde convinto il giornalista - A mio parere non c’è un’egemonia del nord virtuoso su un Sud che vive da parassita. Non è che al Nord non si accettino mazzette, non ci sia il lavoro nero, gli appalti controllati dalla mafia e non si passi col rosso. Oggi non esiste una questione meridionale, ma una questione italiana”. Affermazione ben documentata con fatti.
Due tra gli esempi più emblematici, portati da Cazzullo nel libro, la dicono lunga su quanto l’Italia si sia meridionalizzata, nel senso che ha adottato il peggio di ciò che proviene da Roma in giù. A Genova i rapporti dell’Antimafia segnalano ben 61 famiglie della criminalità organizzata, di ‘ndrangheta, camorra, Sacra Corona Unita e mafia. Insomma nei carrugi di De André vige la par condicio delle famiglie criminali. Mentre la Valle d’Aosta ha il triste primato dei presidenti di regione incriminati. E a proposito della settentrionale Vallée, c’è un “nanetto” nel libro tanto comico quanto amaro. Tra i consulenti della regione, infatti, c’è anche un tizio pagato 8.750 euro per “monitorare la specie canis lupus mediante il wolf- howling”, come a dire che c’è uno che si aggira per i boschi facendo “Auuu”, e per questo viene remunerato con denaro pubblico.
Ovviamente la capitale del paese di noantri è Roma. E non solo sulla cartina geografica. Non è un caso quindi ci fa intendere Cazzullo che la nuova Alitalia sia di base a Fiumicino e abbia ridimensionato di parecchio la vecchia Malpensa. Né che “il nuovo capo di Assolombarda, il rappresentante di sei mila aziende, fulcro dell’economia padana, è un manager pubblico originario di Roma, Alberto Meomartini”. Qualcuno potrebbe ribattere che l’Expo è stato vinto da Milano, e non da Roma, ma la sostanza non cambia ci dice Cazzullo. Nel suo libro si legge che “le complesse manovre di avvicinamento all’Expo ricordano più le dispute bizantine del Palazzo capitolino che l’efficienza meneghina”.
E se poi guardiamo al cinema e alla tv, ancora più che mai Roma caput mundi. Cazzullo fa notare che il papa bergamasco Roncalli parla con l’accento romanesco di Massimo Ghini e che il film tratto da “Il Partigiano Jhonny” di Fenoglio ha nel cast il protagonista de “I Cesaroni” Claudio Amendola. Insomma quella di Cazzullo è un’Italia ripiegata in modo flaccido su se stessa, che non si accorge neanche di quanta domanda di Italia ci sia in giro per il mondo. Domanda che viene soddisfatta da aziende non italiane, cosicché in Usa e in Cina si consumano i “fettucini Alfredo” e al duty free di Amsterdam, tanto per fare due esempi, impazza la firma Paolo Salotto. E’ quello che Cazzullo definice l’ “italian sounding”, che dall’alto del nostro rinomato made in Italy può sembrare puerile, può far storcere il naso, ma che in soldoni – è il caso di dire - genera un giro d’affari da oltre 17 miliardi di dollari. Mica male in tempi di vacche magre e di crisi economica.
Possibile che questi soldi ci passino così sotto il naso? Il fatto è che “Gli italiani non hanno più voglia di lavorare”, come si intitola uno dei capitoli del libro. Perché gli italiani, scrive Cazzullo hanno perso il senso del dovere e del sacrificio dei padri, quello che ti fa rimboccare le maniche e sporcarti le mani, un ingrediente che sarebbe indispensabile per uscire dalla crisi e per gettarsi nella mischia, alla conquista del mercato globale.
Un altro segno della meridionalizzazione del Paese? “Credo di no. Credo anzi che la storia del Sud sia fatta di immani sacrifici”. Come a dire che non si possono ignorarei contadini dei latifondi e gli operai che da Sud emigravano a Torino e Milano per lavorare alla catena di montaggio.
Del resto il pamphlet di Cazzullo non è un inno alla Lega Nord. Tutt’altro. “E’ un libro antileghista – ci dice il giornalista - Anche la Lega è un tipico prodotto della mentalità del “noantri”. Si basa sull’amicizia e sulla fedeltà al capo. Cosa c’è poi di più meridionale di un Bossi che festeggia per tre volte una laurea che non ha mai preso?”. Il capitolo dedicato alla politica è molto amaro.
Da destra a sinistra non c’è scampo per nessuno. “Anche il vecchio Pc è un partito fatto di famiglie e di amici. Venendo alla situazione odierna, la cosa grave è che si assiste ad una sorta di privatizzazione della politica. La politica oggi si è trasformata in un metodo per fare soldi e per coltivare i propri interessi”.
Aperto il vaso di Pandora delle bassezze nostrane, Cazzullo però non rinuncia a ricordarci che in fondo al mitico vaso c’era pure la speranza. E se l’Italia non si è ancora desta, c’è un’Italia che ce la fa, come titolò De Bortoli mesi fa il suo fondo di esordio al Corsera. O meglio un’Italia che ce la vuole fare. E’ quella dei preti sociali, dei medici, dei ricercatori, delle nuove leve di immigrati, i nuovi italiani, che faticano nelle nostre case, che studiano per accaparrarsi un futuro migliore, degli imprenditori che reggono il peso della crisi e del Sud in cerca di riscatto. E molti di questi personaggi che ce la vogliono fare sono donne.
“La situazione non è bella, ma vedo degli antidoti - ci dice il giornalista - la speranza di raddrizzarsi può venire dalle donne. Abbiamo una donna a capo della Confindustria, la maggior parte dei direttori delle carceri nostrane sono donne, giusto per fare due esempi. E la memoria delle vittime della mafia cammina su gambe femminili”.
E proprio dalla Sicilia, che il folklore italico vuole la più machista delle nostre Regioni, arriva la riscossa in rosa. Cazzullo la definisce “l’isola delle femmine” nelle ultime pagine del libro.
L’Italia continua a meridionalizzarsi, dunque. Ma forse questa volta, se la via è quella disegnata da donne come Elvira Sellerio, o da altre siciliane illustri citate nel libro, non è detto che sia un male. Anzi.
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l mondo è dei furbi se non lo fai tu lo farà un altro.nel vedere l'economia stentare,significa che stiamo diventado veramente un popolo omogeneo dal nord al sud,solo ...al ribasso.
