MILANO, 20 aprile 2004 - L'ingegner Giorgio Falck è morto a Milano dopo una lunga malattia, aveva 66 anni. La vela è stata la grande passione della sua vita. Una passione nata a Portofino su una Star e poi proseguita in oceano. Falck è stato in qualche modo il padre della vela della grande altura italiana. Le sue numerose partecipazioni al giro del mondo (quando ancora si chiamava Whitbread), in un 'epoca nella quale la vela in Italia era davvero sport per pochi, hanno sprovincializzato l'intero movimento. Amava timonare personalmente le proprie barche l'ingegnere e questo non piaceva a tutti. Come se una una passione del genere non potesse vedere in prima linea anche il discendente di una delle più solide fortune dell'Italia settentrionale. Del tutto incurante delle critiche Falck ha perseguito indomito la propria vocazione, riuscendo quasi ad essere felice soltanto in mare.
Non era un fuoriclasse, certo. Ma questo era un dettaglio irrilevante, a bordo era capace di stare per ore al timone, in ogni condizione, non mollava mai. Sempre sveglio, sempre curioso, sempre bagnato, abbronzato, spellato come, anzi più, dell'ultimo del suo equipaggio. Non era uno di quei generali che impartiscono ordini dalle retrovie, stava in trincea, e questo lo faceva molto amare. L'ultimo grande giro fu quello del 1990 con Gatorade. Un ricordo straziante e dolce insieme, l'ultimo grande viaggio aveva coinvolto anche il figlio Giovanni, scomparso qualche mese dopo in una sfortuna immersione davanti all'isola d'Elba. Da qualche anno, alcuni rovesci nella sua vita avevano mutato le sue prospettive economiche. E così si era comprato un piccolo Dinghy. Dimostrando inequivocabilmente al mondo la purezza della sua passione. Grande o piccola, costosa o conveniente, purchè fosse a vela. Sino all'ultima virata di oggi.




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