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  1. #1
    "SI PUO' FARE"
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    Predefinito Prodi: sulla linea di Zapatero

    .................. che poi era la posizione della LISTA UNITARIA ben prima che la esponesse lo stesso ZAPATERO.


    Risolta la questione dei Ns. ostaggi, credo che le pressioni per il ritiro aumenteranno.



    Il presidente della Commissione Ue sposa la linea del leader spagnolo Zapatero che ha deciso il ritiro delle truppe
    Prodi: "In Iraq intervenga l'Onu"
    Ricucito lo strappo con la Spagna
    "Con la decisione spagnola la Ue torna a una linea unitaria"
    Ferma condanna dell'omicidio del leader di Hamas



    ROMA - L'Onu deve prendere il controllo della situazione in Iraq. Il presidente della Commissione Ue Romano Prodi sposa la linea del neopremier spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero, che ha deciso il ritiro delle truppe dall'Iraq, indipendentemente dalla data del 30 giugno, giorno in cui è previsto il passaggio del potere dagli americani agli iracheni. "Bisogna che l'Onu assuma un controllo politico e militare della situazione e non è un passaggio facile", ha detto Prodi intervenendo al vertice della Lista unitaria che si tiene oggi a Roma.

    Ma lo stesso Prodi riconosce la difficoltà di questo passaggio. "Non ci si può nascondere - ha dichiarato - che c'è una enorme difficoltà da parte dell'Onu a trovare una soluzione al problema iracheno. Ci sono questioni interne e nel paese c'è una situazione 'spezzata', ma la soluzione non può che manifestarsi con una scelta di rottura. Non può esserci nella nuova soluzione individuata dall'Onu un contenuto vago o generico, un cambiamento solo formale".

    La scelta di Zapatero, ha quindi aggiunto Prodi, ha riportato "la Spagna sulla nostra linea", ovvero quella della Ue, ricomponendo una delle spaccature che aveva impedito all'Europa di avere una linea univoca". Una spaccatura, ha aggiunto Prodi, che "ora si va ricomponendo". Il presidente della Commissione Ue ha espresso inoltre "la condanna totale" dell'omicidio del leader di Hamas Rantisi da parte delle forze di sicurezza israeliane. "Noi - ha detto - siamo per strumenti e metodi diversi dall'assassinio diretto per ricomporre le vertenze internazionali e per lottare contro il terrorismo".
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    In apertura del suo intervento Romano Prodi ha rivolto un pensiero alle famiglie degli italiani rapiti in Iraq: "Il nostro pensiero - ha detto - si rivolge agli ostaggi e alle loro famiglie, in primo luogo a quella di Fabrizio Quattrocchi e poi a coloro che sono in ansia e cioè alle famiglie Agliana, Stefio e Cupertino. Tutti noi - ha detto - dobbiamo stringerci a loro con un vincolo di solidarietà".


    (19 aprile 2004) La Repubblica
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  2. #2
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    «Serve una svolta ma adesso non possiamo ritirarci»

    Rutelli: drammatica accelerazione, mi auguro che la posizione del premier spagnolo serva a dare una scossa


    ROMA - Onorevole Rutelli, si sarebbe mai aspettato che Zapatero bruciasse i tempi e annunciasse il ritiro delle truppe spagnole dall’Iraq prima del 30 giugno? «Un’accelerazione così è particolarmente drammatica ma può essere salutare per una svolta. Zapatero ha constatato che nell’ultima settimana, e in coincidenza con l’entrata in carica del suo governo, il quadro della crisi è peggiorato. La sua, al momento, mi pare un’indicazione, non una decisione definitiva. Immagino rappresenti una premessa alla visita negli Stati Uniti del suo ministro degli Esteri, Moratinos, per dare alla Spagna una funzione negoziale più marcata. Almeno, questa è la mia speranza».
    Tuttavia le parole di Zapatero sono state criticate persino dai democratici americani, secondo i quali un simile atteggiamento rischia di essere interpretato come una vittoria della strategia di Osama Bin Laden .
    «Non credo che il governo spagnolo sia irresponsabile, e sarebbe ingiusto definire rinunciatario l’atteggiamento di Zapatero. La Spagna non è disinteressata nella guerra contro le forze delle tenebre. Ricordiamoci che hanno deciso di incrementare la loro presenza militare in Afghanistan e si battono contro il terrorismo con estrema determinazione».
    Ma l’annuncio potrebbe essere considerato dai terroristi come un successo.
    «Non dobbiamo pensare che la decisione di un governo europeo possa essere condizionato dal ricatto. Vorrei ricordare che alla velenosa tregua offerta da Osama Bin Laden, l’Unione ha risposto con una sola voce: non siamo disponibili e non ci faremo intimidire».
    Esiste tuttavia il timore che la sortita di Zapatero possa incoraggiare quelle forze che puntano al caos in Iraq.
    «Ma il caos c’è già. E’ andando avanti così che si va verso il baratro. Aiuta i terroristi chi sta gestendo la crisi irachena in modo clamorosamente inetto e sbagliato, sia sotto il profilo militare, sia sotto quello politico e diplomatico. Perciò mi auguro che la posizione del premier spagnolo sia una scossa, uno choc».
    Che mette in difficoltà anche il centrosinistra italiano: alla luce della decisione di Zapatero, anche la lista unitaria chiederà il ritiro immediato delle truppe?
    «La posizione del premier spagnolo impone di accelerare una svolta, ma non ci deve far deflettere dall’obiettivo che è quello di restituire pace all’Iraq in un quadro radicalmente diverso da quello attuale, e dunque con una forte presenza delle Nazioni Unite. Io non mi rassegno alla rinuncia, non mi rassegno alla sconfitta. L’obiettivo della lista unitaria è di veder garantiti tre punti fondamentali: una nuova risoluzione che attribuisca all’Onu un ruolo centrale in Iraq, il varo di un governo iracheno autorevole entro il 30 giugno, legittimato dal Consiglio di sicurezza, e infine la trasformazione dell’attuale forza militare in una forza multinazionale con una più larga partecipazione».
    Rifondazione, Verdi, Pdci, Occhetto e anche il correntone ds, vi invitano invece a chiedere subito il ritiro delle truppe italiane.
    «Piuttosto che per un ritiro, occorre impegnarsi per una svolta. Lo so, sono scelte che comportano sacrifici. Per evitare che l’Iraq precipiti dal caos alla tragedia, bisogna lavorare per accelerare un radicale cambiamento. Solo qualora la svolta si riveli impossibile, sarebbe necessario chiedere il ritiro. D’altronde, se la svolta non ci fosse, non vedo come il governo italiano potrebbe sostenere il prolungamento della missione nelle sabbie mobili irachene. E l’Italia ora ha una posizione chiave».
    In che senso?
    «Dopo la presa di posizione della Spagna, alla luce della freddezza di Francia e Germania a impegnarsi in Iraq, il governo italiano, terza forza militare nell’area, deve assumere ora un’iniziativa. L’incontro tra Bush e Blair è stato deludente, non ha segnato particolari novità rispetto al ruolo futuro delle Nazioni Unite. Se l’Italia prendesse l’iniziativa potrebbe spostare il quadro, minato dall’ulteriore precipitazione della crisi israelo-palestinese che allontana il coinvolgimento di Paesi islamici in Iraq sotto bandiera Onu».
    Teme che le vicende internazionali degli ultimi giorni possano compromettere il quadro di unità nazionale contro il terrorismo, auspicato dal capo dello Stato?
    «Il centrosinistra deve attestarsi saldamente sulla linea tracciata da Ciampi. Nel Paese anche chi si è opposto alla guerra in Iraq ha condannato l’atto indegno perpetrato contro nostri concittadini. Dall’unità nazionale contro il terrorismo e contro il ricatto e l’intimidazione non si torna indietro. Mi auguro che i tre connazionali rimasti nelle mani dei sequestratori vengano liberati, così come è probabile sia avvenuto in passato per qualche altro italiano rapito in Iraq. E mi auguro anche che gli accadimenti di questi giorni coinvolgano le comunità islamiche presenti nel nostro Paese. Serve una netta condanna per l’uso di parole d’ordine religiose a fini di violenza. In una società laica, dove c’è libertà e rispetto per le diverse fedi, si esigono gesti coraggiosi ed espliciti di sconfessione della deriva fondamentalista. Eppoi c’è un altro ruolo importante: quello degli organi d’informazione arabi. Al Jazira dovrebbe mostrare anche l’orrore che è conseguenza del fondamentalismo. Dovrebbe documentare certi abomini. Se è vero che oggi nasce un’opinione pubblica nel mondo arabo proprio grazie a quelle tv, quelle tv dovrebbe capire che rischia di rendergli un cattivo servizio se non mostra certi orrori».
    Dovrebbe insomma trasmettere le immagini dell’esecuzione di Quattrocchi?
    «A un modello informativo militante, c’è il dovere di associare anche le immagini dell’orrore fondamentalista, per far sì che venga sradicata la perversa triangolazione tra religione, fondamentalismo e terrorismo».

    Francesco Verderami




    Posizione unitaria???? Io leggo altro

  3. #3
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    Predefinito

    In Origine Postato da Marton
    «Serve una svolta ma adesso non possiamo ritirarci»

    Rutelli: drammatica accelerazione, mi auguro che la posizione del premier spagnolo serva a dare una scossa


    ROMA - Onorevole Rutelli, si sarebbe mai aspettato che Zapatero bruciasse i tempi e annunciasse il ritiro delle truppe spagnole dall’Iraq prima del 30 giugno? «Un’accelerazione così è particolarmente drammatica ma può essere salutare per una svolta. Zapatero ha constatato che nell’ultima settimana, e in coincidenza con l’entrata in carica del suo governo, il quadro della crisi è peggiorato. La sua, al momento, mi pare un’indicazione, non una decisione definitiva. Immagino rappresenti una premessa alla visita negli Stati Uniti del suo ministro degli Esteri, Moratinos, per dare alla Spagna una funzione negoziale più marcata. Almeno, questa è la mia speranza».
    Tuttavia le parole di Zapatero sono state criticate persino dai democratici americani, secondo i quali un simile atteggiamento rischia di essere interpretato come una vittoria della strategia di Osama Bin Laden .
    «Non credo che il governo spagnolo sia irresponsabile, e sarebbe ingiusto definire rinunciatario l’atteggiamento di Zapatero. La Spagna non è disinteressata nella guerra contro le forze delle tenebre. Ricordiamoci che hanno deciso di incrementare la loro presenza militare in Afghanistan e si battono contro il terrorismo con estrema determinazione».
    Ma l’annuncio potrebbe essere considerato dai terroristi come un successo.
    «Non dobbiamo pensare che la decisione di un governo europeo possa essere condizionato dal ricatto. Vorrei ricordare che alla velenosa tregua offerta da Osama Bin Laden, l’Unione ha risposto con una sola voce: non siamo disponibili e non ci faremo intimidire».
    Esiste tuttavia il timore che la sortita di Zapatero possa incoraggiare quelle forze che puntano al caos in Iraq.
    «Ma il caos c’è già. E’ andando avanti così che si va verso il baratro. Aiuta i terroristi chi sta gestendo la crisi irachena in modo clamorosamente inetto e sbagliato, sia sotto il profilo militare, sia sotto quello politico e diplomatico. Perciò mi auguro che la posizione del premier spagnolo sia una scossa, uno choc».
    Che mette in difficoltà anche il centrosinistra italiano: alla luce della decisione di Zapatero, anche la lista unitaria chiederà il ritiro immediato delle truppe?
    «La posizione del premier spagnolo impone di accelerare una svolta, ma non ci deve far deflettere dall’obiettivo che è quello di restituire pace all’Iraq in un quadro radicalmente diverso da quello attuale, e dunque con una forte presenza delle Nazioni Unite. Io non mi rassegno alla rinuncia, non mi rassegno alla sconfitta. L’obiettivo della lista unitaria è di veder garantiti tre punti fondamentali: una nuova risoluzione che attribuisca all’Onu un ruolo centrale in Iraq, il varo di un governo iracheno autorevole entro il 30 giugno, legittimato dal Consiglio di sicurezza, e infine la trasformazione dell’attuale forza militare in una forza multinazionale con una più larga partecipazione».
    Rifondazione, Verdi, Pdci, Occhetto e anche il correntone ds, vi invitano invece a chiedere subito il ritiro delle truppe italiane.
    «Piuttosto che per un ritiro, occorre impegnarsi per una svolta. Lo so, sono scelte che comportano sacrifici. Per evitare che l’Iraq precipiti dal caos alla tragedia, bisogna lavorare per accelerare un radicale cambiamento. Solo qualora la svolta si riveli impossibile, sarebbe necessario chiedere il ritiro. D’altronde, se la svolta non ci fosse, non vedo come il governo italiano potrebbe sostenere il prolungamento della missione nelle sabbie mobili irachene. E l’Italia ora ha una posizione chiave».
    In che senso?
    «Dopo la presa di posizione della Spagna, alla luce della freddezza di Francia e Germania a impegnarsi in Iraq, il governo italiano, terza forza militare nell’area, deve assumere ora un’iniziativa. L’incontro tra Bush e Blair è stato deludente, non ha segnato particolari novità rispetto al ruolo futuro delle Nazioni Unite. Se l’Italia prendesse l’iniziativa potrebbe spostare il quadro, minato dall’ulteriore precipitazione della crisi israelo-palestinese che allontana il coinvolgimento di Paesi islamici in Iraq sotto bandiera Onu».
    Teme che le vicende internazionali degli ultimi giorni possano compromettere il quadro di unità nazionale contro il terrorismo, auspicato dal capo dello Stato?
    «Il centrosinistra deve attestarsi saldamente sulla linea tracciata da Ciampi. Nel Paese anche chi si è opposto alla guerra in Iraq ha condannato l’atto indegno perpetrato contro nostri concittadini. Dall’unità nazionale contro il terrorismo e contro il ricatto e l’intimidazione non si torna indietro. Mi auguro che i tre connazionali rimasti nelle mani dei sequestratori vengano liberati, così come è probabile sia avvenuto in passato per qualche altro italiano rapito in Iraq. E mi auguro anche che gli accadimenti di questi giorni coinvolgano le comunità islamiche presenti nel nostro Paese. Serve una netta condanna per l’uso di parole d’ordine religiose a fini di violenza. In una società laica, dove c’è libertà e rispetto per le diverse fedi, si esigono gesti coraggiosi ed espliciti di sconfessione della deriva fondamentalista. Eppoi c’è un altro ruolo importante: quello degli organi d’informazione arabi. Al Jazira dovrebbe mostrare anche l’orrore che è conseguenza del fondamentalismo. Dovrebbe documentare certi abomini. Se è vero che oggi nasce un’opinione pubblica nel mondo arabo proprio grazie a quelle tv, quelle tv dovrebbe capire che rischia di rendergli un cattivo servizio se non mostra certi orrori».
    Dovrebbe insomma trasmettere le immagini dell’esecuzione di Quattrocchi?
    «A un modello informativo militante, c’è il dovere di associare anche le immagini dell’orrore fondamentalista, per far sì che venga sradicata la perversa triangolazione tra religione, fondamentalismo e terrorismo».

    Francesco Verderami




    Posizione unitaria???? Io leggo altro

    Tu leggi quello che ti pare.

    la posizione della Lista Prodi è stata quella di sostenere il ritiro delle truppe se entro il 30 giugno non ci fosse stata la svolta.


    Anche a sx della lista unitaria, nonostante si battano per il ritiro immediato, non dicono di lasciare il paese da solo, la differenza è che vorrebbero che l' ONu subentrasse immediatamente............ un pò difficile.

    per cui loro sono anche un pò fuori dalla realtà, il governo invece, vive sulla luna.



    Fantascienza:


    «No, in Iraq non bisogna cambiare niente. Per ora non c’è alcun motivo di modificare i nostri impegni che, come è noto, sono di assistenza al popolo iracheno per transitare verso la democrazia».

    Antonio Martino, Ministro della Difesa, Ansa 18 aprile


    BYE
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  4. #4
    Re del Fondoscala
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    Predefinito Re: Prodi: sulla linea di Zapatero

    In Origine Postato da ossoduro
    .................. che poi era la posizione della LISTA UNITARIA ben prima che la esponesse lo stesso ZAPATERO.

    ah si? ma da quando?

  5. #5
    Re del Fondoscala
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    Predefinito

    In Origine Postato da ossoduro
    Tu leggi quello che ti pare.

    la posizione della Lista Prodi è stata quella di sostenere il ritiro delle truppe se entro il 30 giugno non ci fosse stata la svolta.

    il 30 giugno è tra 3 mesi

  6. #6
    "SI PUO' FARE"
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    Predefinito Re: Re: Prodi: sulla linea di Zapatero

    In Origine Postato da O'Rei
    ah si? ma da quando?

    basterebbe che ti guardassi un pò il dibattito parlamentare ........ in occasione del rinnovo della missione italiana in iraq...................

    ............ il manifesto di PRODI, sul quale anche Bertinotti aveva detto che si poteva convergere.


    «Senza la comunità internazionale l'intervento resta illegittimo»
    Ulivo e Iraq, il manifesto di Prodi
    Lettera al Corriere del presidente della Commissione europea: «Coinvolgere l'Onu e poi tutti i Paesi a Bagdad e Nassiriya»
    di ROMANO PRODI



    Il presidente della Commissione europea Romano Prodi


    Egregio direttore,
    le ultime settimane sono state cariche di avvenimenti e di tensione: i terribili attentati di Madrid, le elezioni spagnole con il successo del Partito socialista, le manifestazioni in Italia per la pace e contro il terrorismo con la contestazione al segretario dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino. Il tutto sullo sfondo di un Iraq e di un Medio Oriente segnati, giorno dopo giorno, dalla violenza e dalla morte.
    A questi argomenti lei ha dedicato, domenica scorsa, il suo editoriale e, mercoledì, su di essi è intervenuto Ernesto Galli della Loggia. All'Ulivo che vuole proporsi come novità politica lei ha posto tre interrogativi: che ne è, di fronte al tema della guerra e della pace, della vostra unità? Quali garanzie darebbe di una politica internazionale all'altezza delle sfide del mondo contemporaneo un futuro governo dell'Ulivo? Come reagite ai violenti che vi potete trovare come compagni di strada nel vostro cammino politico?

    Troppe volte, in questi giorni, nel fuoco delle polemiche, da una parte e dall'altra, si sono date risposte appiattite sulla questione della presenza delle nostre truppe in Iraq. Come se su questa vicenda si potessero seriamente esprimere giudizi e, quando e se necessario, assumere decisioni, senza avere prima elaborato una visione generale della pace e della guerra nel mondo di oggi.
    E' da qui, dunque, dalla necessità di una «dottrina» alla quale ancorare le nostre scelte, che voglio partire. Muovendo il passo da quello che mi pare sia il punto di riferimento più solido che si offre a noi italiani, la nostra Costituzione.

    All'articolo 11 - vorrei citarlo per intero -, essa stabilisce che «l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».

    Sono parole che, in oltre cinquant'anni, non hanno perduto nulla del loro valore ma, anzi, sono andate assumendo, col tempo, un'attualità sempre più forte. Il riferimento alla libertà dei popoli è coerente con una visione delle relazioni internazionali e, più in generale, della politica, che riconosce la persona come valore supremo da tutelare. Il richiamo alle organizzazioni internazionali si adatta mirabilmente tanto ad un'Unione Europea ormai prossima a darsi una Costituzione e ad un'Italia che solo nell'Europa può costruire il proprio futuro, quanto ad un mondo il cui governo sfugge alla capacità di controllo di qualsiasi singola nazione e, per ciò stesso, richiede lo sforzo e il coinvolgimento dell'intera comunità internazionale, a partire da Europa e Stati Uniti, senza la cui alleanza non esiste pace sulla terra.

    Quali sono, dunque, i principi che possiamo trarre dalla Costituzione? Credo che possano essere i seguenti: primo, che la guerra, ogni guerra portata contro un altro popolo o un altro Stato è bandita e respinta come illegittima e immorale; secondo, che le controversie internazionali devono essere risolte ricorrendo agli strumenti della politica; terzo, che l'uso della forza è consentito quando e soltanto se esso è indispensabile per portare pace e giustizia ed è approvato dalla comunità internazionale.
    Si tratta di principi tutt'altro che neutri o generici. Essi richiedono, tuttavia, di essere ulteriormente precisati per definire quali siano i tipi di intervento armato che siamo pronti a considerare come giustificati dalla necessità di assicurare pace e giustizia fra le nazioni e quale approvazione da parte della comunità internazionale giudichiamo sufficiente per considerare legittimi quegli eventuali interventi.



    Il presidente della Commissione europea Romano Prodi (Fotogranmma)
    Quanto alla sostanza, l'uso della forza potrebbe e dovrebbe essere ammesso solo in quei casi in cui essa servisse a proteggere delle popolazioni: uomini, donne, famiglie, bambini, anziani. Stiamo, dunque, parlando dei casi, e solo dei casi nei quali si tratti di offrire protezione da atti di genocidio, da una guerra civile, dall'aggressione ad uno Stato sovrano, da atti di terrorismo. In nessun modo si dovrebbe accettare come giustificato l'uso della forza qualora esso dovesse servire a risolvere una controversia internazionale o a determinare un cambio di regime in un altro Stato.

    Affinché il termine protezione conservi un significato autentico, si dovrebbe, peraltro, ammettere che questo tipo di interventi possano essere attuati, quando indispensabile, anche in forma preventiva. Contrasterebbe, infatti, con ogni elementare regola di coscienza una regola che imponesse di attendere che il genocidio fosse in atto per muoversi a protezione delle popolazioni interessate. Quanto al metodo per definire la legittimità internazionale, il criterio più ovvio è quello che la fa dipendere dall'approvazione delle Nazioni Unite. Le regole che governano il funzionamento del Consiglio di Sicurezza e che danno a ciascuno dei suoi membri un effettivo diritto di veto su ogni risoluzione espongono, tuttavia, al rischio che un'azione, per quanto pienamente giustificata e giustificabile, sia bloccata per motivi che nulla hanno a che fare con la protezione delle popolazioni in pericolo.

    Un più elastico riferimento ad un'approvazione della comunità internazionale che tenga in conto le dimensioni regionali dell'eventuale intervento può, dunque, a volte essere indispensabile. Se proviamo ad applicare questi principi ai casi che abbiamo vissuto negli anni più recenti, possiamo vedere come essi forniscano un metro di giudizio abbastanza preciso per giudicare le scelte assunte nelle diverse occasioni.

    La necessità di proteggere contro un genocidio in atto è stata la ragione che ha condotto all'intervento per la protezione delle popolazioni del Kosovo dalle violenze dei serbi. Il caso di una guerra civile legata al disfacimento di uno Stato è quello che ha giustificato gli interventi a Timor Est, in Albania con la missione Alba guidata dagli italiani e, prima ancora, quello, purtroppo non altrettanto fortunato, in Somalia. Il caso dell'aggressione ad uno Stato sovrano è quello che ha spinto la comunità internazionale a difendere il Kuwait dall'invasione dell'Iraq. L'urgenza di offrire una protezione dagli atti di terrorismo è stato l'elemento che ha portato un'ampia coalizione internazionale all'intervento armato in Afghanistan dopo gli attentati dell'11 settembre. Il caso di un intervento preventivo è, infine, quello della Macedonia, dove l'invio tempestivo di truppe ha consentito, di fronte ad un sostanziale collasso dell'organizzazione statuale, di evitare l'esplosione di una guerra civile altrimenti quasi certa.

    In ognuno di questi casi salvo uno, l'approvazione della comunità internazionale aveva assunto la forma di una formale autorizzazione da parte dell'Onu, alla quale si erano aggiunte, per l'Albania e Timor Est, le richieste di intervento avanzate dai due governi nazionali. In un caso, quello del Kosovo, di fronte al veto opposto al Consiglio di sicurezza dell'Onu dalla Russia, amica tradizionale della Serbia, e in considerazione dell'area geografica delle operazioni, l'intervento fu approvato dalla Nato con il particolare sostegno di un'Unione Europea impegnata a far prevalere in tutto il continente il rispetto dei diritti umani.
    Per tanti interventi che si debbono considerare giustificati e legittimi e che la comunità internazionale può ascrivere a proprio merito come esempi di un positivo e coraggioso impegno a favore di popoli esposti a gravi pericoli, ce ne sono almeno due, nella storia recente, nei quali, invece, ci siamo tutti macchiati della colpa della passività, mancando di intervenire là e quando avremmo avuto il dovere di farlo. Mi riferisco alla Bosnia, dove la comunità internazionale si risolse ad intervenire con le forze della Nato per fermare le violenze dei serbi soltanto dopo il massacro di Srebrenica.

    E, a pochi giorni dal 6 aprile che segnerà il decimo anniversario di quella tragedia, mi riferisco al Ruanda, un genocidio che il pronto invio di poche migliaia di soldati avrebbe quasi certamente permesso di evitare e che, con il suo orrore, toccò talmente in profondità le coscienze di tutti da spingere, poi, alla costituzione del Tribunale penale internazionale. I medesimi principi che ci portano ad approvare l'uso della forza deciso per l'Afghanistan ci inducono, invece, a considerare tanto ingiustificata quanto illegittima la recentissima guerra in Iraq, quella che, sotto forma di occupazione, vediamo ancora in corso in questi giorni. Mentre né la necessità di distruggere armi di distruzione di massa, peraltro mai trovate, né la volontà di abbattere il regime di Saddam Hussein potevano essere considerate come valide giustificazioni, la mancata approvazione dell'Onu o di qualsiasi altro organismo internazionale toglieva legittimità all'intervento.



    Romano Prodi con il premier britannico Tony Blair (Reuters)
    A chi chiede, alla luce delle vicende irachene, quali sarebbero o sarebbero state in circostanze analoghe le scelte di un eventuale governo dell'Ulivo, quali le garanzie di una sua tenuta nel campo della politica internazionale, mi sento, dunque e in tutta coscienza, di dire che un governo dell'Ulivo non avrebbe né dato la propria approvazione né assicurato la propria partecipazione alla guerra in Iraq. Perché di guerra, e non di operazione di pace, si è trattato e si tratta. Una guerra che - come sappiamo bene noi italiani che non dimentichiamo i nostri morti di Nassiriya - ha lasciato e continua a lasciare una lunga scia di morte e di dolore. Una guerra che non avrebbe dovuto essere iniziata e contro la quale si sono espressi tutti i popoli europei, quali che fossero gli orientamenti dei loro governi.

    E se, per un Ulivo che si trovasse oggi, da un giorno all'altro, a dover assumere la responsabilità del governo, il problema fosse quello di decidere se continuare o interrompere la partecipazione a questa guerra, non ho esitazione a dire che la scelta sarebbe quella di porre fine all’intervento. Perché, nelle sue forme attuali, l'occupazione è la continuazione di una guerra ingiustificata e illegittima e non è visibilmente capace di riportare pace e sicurezza in Iraq. Ma non è in questi termini che va posto il problema. Nelle condizioni di anarchia e di disordine determinate dal collasso dello Stato iracheno, le popolazioni di quelle terre sono esposte alla realtà di una violenza di massa, di una guerra civile nella quale si inseriscono e si possono inserire terrorismi di ogni tipo.

    Ci troviamo, pertanto, di fronte ad una di quelle ipotesi nelle quali è pienamente giustificato e, anzi, indispensabile l'intervento della comunità internazionale. Un intervento che dovrebbe essere innanzitutto umanitario, volto alla protezione delle popolazioni e alla ricostruzione materiale e istituzionale del Paese ma che, nella situazione attuale, per essere attuato, dovrebbe necessariamente essere armato e prevedere l'uso della forza. Condizione essenziale perché quest'intervento fosse considerato legittimo sarebbe, ovviamente, che esso fosse approvato e, poi, messo in atto sotto l'autorità dell'Onu. Mentre, per essere realmente efficace, esso richiederebbe una collaborazione la più ampia possibile, con la partecipazione di tutti i Paesi pronti all'intervento: europei ed extraeuropei, atlantici ed extratlantici. Uno sforzo particolare dovrebbe essere messo in atto per coinvolgere e mobilitare i Paesi islamici, tanto al fine di dare un volto più familiare all'opera di ricostruzione, quanto al fine di isolare i gruppi di terroristi all'interno dei loro stessi territori.

    Questa è la strada stretta di fronte alla quale ci troviamo. Una strada che, com'è ovvio, prevede l'utilizzo di tutti gli strumenti politici utili a forzare il passaggio alla nuova e finalmente legittima fase dell'intervento umanitario, compresa la fissazione di date limite per il trasferimento all'Onu, come proposto dall'Unione Europea, e anche per il ritiro delle truppe. Lungo questo cammino - e con questo vengo al tema dell'unità dell'Ulivo -, sono certo che si troverebbero tutti coloro, partiti, associazioni, movimenti, cittadini, che hanno raccolto l'idea e, poi, lanciato il progetto della Lista unica. E penso che, in questa prospettiva, al loro fianco si potrebbero con naturalezza ritrovare anche coloro che, con una scelta di non violenza, chiedono la fine immediata della guerra e il ritorno dei soldati, e coloro che, guardando con generosità all'enorme bisogno di protezione e assistenza della popolazione, chiedono, al contrario, che si vada tutti a Nassiriya.

    Nessuno è autorizzato a leggere in queste posizioni un atteggiamento di debolezza nei confronti del terrorismo. Il terrorismo è una minaccia per tutto il mondo libero. Il nostro obiettivo non può che essere quello della completa eradicazione del terrorismo, né più né meno. Per concludere, vorrei venire all'ultimo interrogativo relativo all'atteggiamento dell'Ulivo nei confronti dei violenti e della violenza. C'è bisogno di ripetere che nei loro confronti non c'è alcuna tolleranza, alcuna disponibilità, alcuna possibilità di dialogo? No, non credo davvero che ce ne sia bisogno.

    Romano Prodi
    (Presidente della Commissione europea)



    Infine , se vuoi, leggiti anche questo.


    http://www.dsonline.it/partito/image...q/IRAQ_ONU.pdf
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  7. #7
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Prodi: sulla linea di Zapatero

    In Origine Postato da damps
    Mi fa fatica dirlo
    ma ti stai contorcendo.

    Non vorrei che NOI del centrosx
    diventassimo tanti Schifani.

    In effetti Rutelli e Boselli
    pensano che gli italiani debbano
    continuare a restare.

    Evidentemente questi ultimi
    non hanno capito quello che hanno capito
    Zapatero e Prodi:

    che gli USA non hanno nessuna intenzione
    di cedere il comando all'ONU.



    Ultimamente ammiro la tua onestà ...Complimenti.

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Prodi: sulla linea di Zapatero

    In Origine Postato da damps
    Mi fa fatica dirlo
    ma ti stai contorcendo.

    Non vorrei che NOI del centrosx
    diventassimo tanti Schifani.

    In effetti Rutelli e Boselli
    pensano che gli italiani debbano
    continuare a restare.

    Evidentemente questi ultimi
    non hanno capito quello che hanno capito
    Zapatero e Prodi:

    che gli USA non hanno nessuna intenzione
    di cedere il comando all'ONU.

    Ripeto: basterebbe leggersi le posizioni parlamentari assunte, e tutte le dichiarazioni in merito.




    zapatero, appena vinte le elezioni, disse ritiro entro il 30 giugno senza svolta. Andate a rigurdarvi le posizioni della lista unitaria , ben prima che Zapatero dicesse ciò.

    Anzi basta che ti leggi il manifesto dei DS dove è riassunta tutta la vicenda.

    BYEHa La Stessa Linea Di Zapatero
    (AGI) - Bologna, 15 mar.

    - Per il segretario dei Ds, Piero Fassino, sul risultato a sorpresa del voto in Spagna ha pesato "in primo luogo e in maniera determinante il modo spregiudicato e anche cinico del governo spagnolo nel gestire le informazioni e le notizie nelle ore successive agli attentati. E il modo strumentale che si e' fatto della gestione ha suscitato un moto di ripulsa nei cittadini spagnoli". Piu' in generale, per Fassino, ha pesato "in modo decisivo un orientamento che, come e' noto, era larghissimo nella opinione pubblica spagnola contro l'avventura irachena, orientamento che si e' radicato ancora di piu' di fronte agli attentati e al modo, appunto, con cui quegli attentati sono stati strumentalmente usati dal governo". Per quanto riguarda, infine, le dichiarazioni di Zapatero, che ha annunciato il ritiro delle truppe spagnole dall'Iraq se entro il 30 giugno non ci saranno cambiamenti, Fassino ha osservato che si tratta della stessa linea assunta dall'Ulivo: "Questo - ha detto a proposito - e' l'ordine del giorno che la lista unitaria dell'Ulivo ha presentato in Parlamento durante la discussione sull'Iraq". Il segretario dei Ds in mattinata e' intervenuto alla riunione in seduta straordinaria del Consiglio provinciale di Bologna convocata per commemorare le vittime degli attentati terroristici di Madrid. Alla riunione era presente anche Jose' Guillermo Valdecasas, rettore del Reale Collegio di Spagna di Bologna. -
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Re: Prodi: sulla linea di Zapatero

    In Origine Postato da Marton
    Ultimamente ammiro la tua onestà ...Complimenti.
    Il problma non è di onestà.... questa è evidenza lampante...
    Altro è dire:
    Possiamo stare sempre dietro ai cavoli degli americani leccando il loro sedere?
    O è piu' giusto distaccarsi e seguire una politica propria?
    Fin quando personaggi come il nano pelato e aznar leccano non c'e' speranza...
    Ora si parla di scossone...
    Alla luce dei fatti (ampiamente previsti) forse era meglio evitare smerdamenti dell'onu, spaccature europee, morti e sofferenze...
    Magari spendere un po' di tempo per sperimentare una "terza via".
    Ma si sa, gli americani avevano fretta... e chi lecca ha cominciato a correre....
    Anche dire questo è molto onesto...
    Nel nulla il potere si rassicura!

  10. #10
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    Predefinito Re: Prodi: sulla linea di Zapatero

    In Origine Postato da ossoduro
    [B


    Il presidente della Commissione Ue sposa la linea del leader spagnolo Zapatero che ha deciso il ritiro delle truppe

    [/B]


    Visto che era alla presentazione della lista unitaria dell'ulivo(lista unitaria ) le sue parole sono da attribuire al presidente dell'UE o all'esponente di partito che concorrera contro berlusconi?

    PRODI DIMETTITI

 

 
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