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    ANTIMASSONE
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    Post Come le biblioteche elettroniche prendono il posto di quelle tradizionali

    Come le biblioteche elettroniche prendono il posto di quelle tradizionali: viaggio attraverso il mondo dei navigatori da computer

    La conoscenza a misura di mouse: l’ultima guida in Rete ci cambia la vita


    Certo il mondo non è più quello di una volta, dice lo scrittore americano Michael Chabon. «Gli scrittori del passato avevano l'assenzio, il whisky o l'eroina. Io ho Google. Ci vado con l'intenzione di passarci cinque minuti, e sette ore dopo mi accorgo che sono ancora lì, e tutto quello che sono riuscito a scrivere sono quarantatré parole». Il celebre autore di Wonder Boys , nonché vincitore del premio Pulitzer, mette il dito sulla piaga. Da un anno a questa parte Google ha superato tutti i motori di ricerca concorrenti - da Yahoo! ad Altavista a Infoseek - con una media di 200 milioni di utenti al giorno, metà dei quali fuori degli Stati Uniti. E ora intende quotarsi in borsa con un'operazione da 20-25 miliardi di dollari, che potrebbe addirittura innescare un secondo boom del «nuovo mercato». Ma il dubbio persiste: Google è il fenomeno che sta modificando di più la cultura e i costumi di oggi, o è la più grande perdita di tempo del mondo? Per i pochissimi che ancora non lo sanno, Google è il più efficiente motore di ricerca al mondo, con 3 miliardi, 307 milioni 998 mila pagine web, che se fossero impilate una sull'altra supererebbero i 200 chilometri d'altezza. Quando due ventenni ricercatori della Stanford University, Sergey Brin e Larry Page, lo hanno lanciato a Palo Alto nel 1998, ha fatto la figura della Cenerentola. Ma mentre i giganti Yahoo! e Altavista facevano l'errore di allargarsi troppo al commercio e diventare portali, Google manteneva il suo profilo di ricerca - e di efficienza: con 753 mila documenti su una qualunque parola chiave, disponibili in 0,34 secondi. Di questo passo, scrive il Washington Post , presto i nostri figli chiederanno «Mamma, cos'è una biblioteca»? Conferma il professor Peter Luyman dell'università di Berkely: «C'è stata una guerra tra i bibliotecari e i computer scientist per il controllo della cultura, e l'ha vinta Google». Il che non è senza conseguenze. Innanzitutto le biblioteche, negli Stati Uniti dove Google è più usato, hanno perso il 20% dei frequentatori.
    E poi molti studenti sono tratti in inganno: se una cosa su Google non c'è, non esiste.
    Un grande storico della letteratura come Harold Bloom può anche permettersi di dire: «Per me Internet è come il Congo: so che esiste ma non ci andrò mai». Ma il resto del mondo usa Internet attraverso Google per gli scopi più svariati: come dizionario, agenzia di investigazioni, generatore di ricette, biblioteca, almanacco, agenzia per piazzare scommesse, combinatore di incontri galanti, e per sapere cosa gli altri pensano di te. «Lo utilizzo per accarezzare la mia vanità, per leggere le notizie e per scoprire qualunque cosa», dice l'ideatore e produttore dei Simpson Matt Groening. Vuoi sapere cosa pensano gli altri di te? Vai a www.googolism.com. Vuoi sapere, tra due contendenti, chi vince la guerra delle citazioni? Vai a Googlefight.com e scoprirai se è più forte Bush o Kerry. Hai il frigo quasi vuoto? Metti i nomi degli ingredienti che hai su www.reserchbuzz.org/archives/001404.shtml, e avrai più di una ricetta pronta all'uso. E da qualche mese c'è anche Google News in versione italiana, che accede a 250 fonti di notizie. Mentre con il servizio Googlealert.com puoi farti tenere aggiornato quotidianamente su qualunque argomento a scelta. Insomma Google lavora per te.
    Ma se è vero che i produttori televisivi lo usano per indagare sul passato degli aspiranti concorrenti ai reality show , che le single prima di uscire con uno sconosciuto si accertano che qualcuno su Google non ne dica male, e che ragazzi come Orey Stenmann, 17 anni, di Los Angeles, digitando il proprio nome hanno scoperto di comparire in una lista di bambini rapiti dalla culla e hanno ritrovato i propri veri genitori, che influenza può avere uno sconfinato oceano di informazioni come Google sulla cultura contemporanea? «Ti scarica addosso troppe informazioni, molte delle quali inaffidabili e inutili», ha detto al New York Times il presidente del Bard College e direttore artistico della American Simphony Orchestra, Leon Botstein. «La considero una scorciatoia per la truffa intellettuale». «È un buon punto di partenza per una ricerca superficiale», dice il capo della Library of Congress James Billington, «ma troppo spesso è pieno di sciocchezze e materiale inintelligibile».
    Tuttavia, molti lo ritengono la nuova Biblioteca di Alessandria, e come dice il professor Joseph Janes, che ha tenuto un seminario su Google all'università di Washington questo semestre, «qualche anno fa se avevi problemi di artrite o non sapevi a quale università mandare tuo figlio, ne parlavi con un amico fidato. Ora ti rivolgi a Google». Lo fanno anche registi, artisti visivi, scrittori e video artist di tutto il mondo a caccia di sollecitazioni creative. In Inghilterra, per esempio, Dave Gorman ha scritto una commedia di successo, un libro e una serie televisiva, basandosi sull'avventura di rintracciare tutti e 54 i suoi omonimi nel mondo, trovati dal motore di ricerca. «Soltanto negli ultimi sette giorni» ha detto il responsabile degli effetti speciali del film Matrix , John Gaeta, «Google ha cambiato il mio modo di vedere i tulipani, le scarpe giapponesi, i dittatori africani, la carta da parati ad alta definizione tridimensionale, i piatti di pollo, le vasche da bagno, gli schemi di immagini biologiche, l'igiene dei chihaua e molti altri argomenti critici. È chiaro che non sono più lo stesso uomo».
    Ora, poi, che Google ha cominciato a stringere accordi con moltissimi editori per digitalizzare brani di libri, recensioni e altre informazioni bibliografiche, la posta in gioco si è alzata.
    Innanzitutto, digitando una frase si avrà a disposizione la pagina dell'opera da cui è tratta - o delle opere, perché verranno a galla tutti i plagi. Inoltre, se andrà in porto il cosiddetto «Project Ocean», Google metterà a disposizione degli utenti tutti i volumi della Stanford Library precedenti al 1923 - cioè quelli liberi dai vincoli del diritto d'autore. Vale a dire milioni di volumi, in barba ai 120 mila lanciati a Amazon.com lo scorso inverno, con il servizio «Search Inside The Book» (cerca nel libro).
    La gente comprerà ancora libri? E lo farà di più o di meno di prima? Una volta era una domanda che teneva svegli solo gli editori e i librai, ma anche questo è cambiato. Se l'informazione è potere, Google ha il potere di cambiare il mondo. E se la Microsoft questa volta è rimasta indietro, Bill Gates annuncia che la corsa a creare un motore di ricerca ancora più efficiente è aperta. Nel 2006 Microsoft sarà in grado di inserire nella prossima versione del proprio sistema operativo - nome in codice Longhorn - un grande motore di ricerca proprio. Cosa accadrà allora a Google? Sarà travolto come è accaduto a Netscape? Impossibile fare previsioni, in un momento di evoluzione frenetica della tecnologia. Come ha fatto notare l'autore di Jurassic park , Michael Crichton, una persona che nel 1900 avesse calcolato quanti esseri umani avrebbero popolato la Terra nel 2000, si sarebbe chiesto come trovare cavalli per tutti. «E che ne avrebbero fatto, si sarebbe domandato, di tutto quello sterco di cavallo?».
    La massoneria il vero nemico!

  2. #2
    ANTIMASSONE
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    Arrow «Le biblioteche? Esisteranno anche dopo Google»

    Un responsabile dell’associazione europea interviene nel dibattito sul futuro di un’istituzione che «Internet non ha ancora condannato a morte»


    «Le biblioteche? Esisteranno anche dopo Google»

    SEGRETI


    «La cultura made in Google? Fantastica. Provi a digitare "Dante", in 26 secondi il motore di ricerca le fornirà la bellezza di 2.690.000 voci da controllare. Avendo un paio d’anni a disposizione c’è da farsi una cultura». Non smette di sorridere Igino Poggiali, presidente dell’Istituzione biblioteche di Roma, ex presidente dell’Aib, ma soprattutto uno degli italiani chiamati a rappresentare il nostro Paese negli organismi internazionali per la tutela della conoscenza. Alla sentenza di morte che Internet avrebbe pronunciato nei confronti delle biblioteche non crede proprio: «È un imbroglio, anzi è un imbroglio atroce». Ma come si fa a negare che le biblioteche elettroniche stiano spodestando le biblioteche tradizionali? «Le biblioteche - spiega Poggiali - sono già state date per morte mille volte, l’ultima quando sono usciti i primi supporti audiovisivi. Invece, si sono limitate a mettere sugli scaffali anche le cassette mentre la gente continuava furiosamente a chiedere libri. Anzi a chiederne sempre di più». Ma Internet è un’altra cosa... «Anche i libri, che puoi prendere, sfogliare, lasciare, leggere al tuo ritmo che non è quello della macchina, sono altro. Sono qualcosa di insostituibile». Resta il fatto, come ha documentato il Corriere di ieri, che negli Stati Uniti il pubblico delle biblioteche pubbliche è diminuito del 20%, tutto a vantaggio dei navigatori della rete. «Bisogna che ci intendiamo - insiste Poggiali - la differenza che c’è tra Internet e una biblioteca è simile a quella che c’è con una libreria. Dove magari trovi cataste di libri e, a parte qualche libraio competente, c’è solo qualcuno che, in fretta, cerca di venderti qualcosa. In biblioteca ci sono persone che hanno acquisito i documenti, selezionato un tema, confrontato i vari punti di vista e che sono in grado di offrire un quadro perché il cittadino si formi la propria personale opinione. Sa cos’è questo? È il principio fondamentale della libertà». Vuole contestare Internet come luogo principe della libertà? «E perché non dovrei: come ha dimostrato il recente summit voluto da Unesco e Ifla a Ginevra sull’informazione il primo problema della Rete è l’accesso. Perché la stragrande quantità di informazioni spazzatura sono gratis, ma le banche dati, dove c’è la qualità quelle sono a pagamento».
    Insomma Poggiali, detta così, sembra una difesa d’ufficio delle vecchie biblioteche. «Vecchie? ma se dopo i militari siamo stati i primi al mondo a usare Internet. Lo sa che il sistema bibliotecario nazionale era in Rete nel 1986 quando aziende italiane andavano avanti allegramente con penna e calamaio. La verità è che le biblioteche sono protagoniste dello sviluppo più avanzato della rete e oggi non c’è una struttura, anche piccolissima, che apra e che non abbia alcune postazioni collegate alla Rete. Che ha cambiato profondamente il nostro modo di lavorare». Per esempio? «Ora dobbiamo occuparci di selezionare una mole di materiale infinitamente più vasta cercando di garantire che ogni idea, lecita naturalmente, possa arrivare al pubblico, senza censure. E selezionando l’autorevolezza delle fonti. Perché una norma trovata sul sito dell’Unesco è una cosa, le chiacchiere trovate chissà dove sono un’altra». È l’autorevolezza la sfida su cui Internet gioca il suo futuro? «Senz’altro è il tema centrale dell’inganno. Oggi la rete è uno strumento utile per chi sa ed è capace di discriminare una notizia. Per questo serviranno sempre le biblioteche, per consentire e aiutare tutti quelli che non possono permetterselo, di conquistare almeno un po’ di quella conoscenza che il potere acquisisce per sé».
    La massoneria il vero nemico!

  3. #3
    give peace a chance
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    io sto andando in fissa con www.sapere.it....

 

 

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