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    Predefinito Dal discorso di apertura del congresso della Lega Lombarda-1989- On. Umberto Bossi

    - L'etnofederalismo come mezzo di pressione per ottenere l’autonomia indice

    Fu una scelta difficile soprattutto perché implicava la rinuncia a credere che l'etnonazionalismo lombardo bastasse da solo a raggiungere un risultato concreto nella direzione della meta autonomista. Di più. Se la via non era quella dell'etnonazionalismo difensivo, cambiava anche il traguardo finale della nostra lotta politica che non poteva più coincidere con la richiesta dei riconoscimento della Lombardia quale regione a statuto speciale. La nostra via all'autonomia non poteva evidentemente essere la stessa che un tempo avevano percorso la Vallèe ed il Sud Tirolo: la nostra via all’autonomia, al contrario, non poteva essere che quella dell'etnofederalismo, cioè dell'unione di più movimenti etnonazionalisti in un unico strumento politico capace di vincere.

    - Il federalismo integrale

    Il federalismo integrale esprimeva quello che sentivamo dentro di noi essere l'unico progetto che valesse la pena di realizzare. In particolare il federalismo integrale lo pensammo come etnofederalismo il che implicava, non soltanto l'unione di più movimenti etnonazionalisti in uno strumento politico unitario, ma anche che i movimenti costituenti fossero rappresentativi di popoli interni ad aree geografiche omogenee dal punto di vista dei bisogni economici e delle affinità sociali ed etniche.
    Era evidente che ad un certo momento dei processo autonomista la Lega Lombarda, la Liga Veneta, il Movimento Autonomista Piemontese che allora si chiamava "Arnassita Piemontese" avrebbe dovuto fondersi federalisticamente in un unico movimento.

    Il progetto doveva passare evidentemente attraverso una prima fase in cui avvenisse una crescita separata dei movimenti autonomisti padano alpini. Una seconda fase in cui si costituisse e consolidasse la loro alleanza e, da ultimo, una fase in cui si concretizzasse la loro integrazione in un unico movimento politico capace di affrontare vittoriosamente la fase cruciale dei processo.
    Avremmo dovuto, in altre parole, dare vita ad un movimento federalisticamente unitario. Una "Lega delle Leghe" che oggi sappiamo essere la Lega Nord.

    Non è stato facile però arrivare alla Lega Nord. Per anni abbiamo avuto il problema di volare basso, cioè di non dichiarare esplicitamente il nostro progetto per sfuggire, all'intercettazione e alla comprensione dei sistema politico romano. A questo necessario mimetismo si era adeguata anche la strategia di crescita dei Movimento. La Lega Lombarda, pensata a Milano tra l'81 e l'82, aveva scelto di svilupparsi dapprima in provincia per dare nell'occhio il meno possibile e garantirsi un tempo adeguato per assestarsi su un ampio territorio prima di ritornare a Milano.


    - Il superamento del determinismo marxista e del pragmatismo capitalista

    Pur non essendo così ingenui da credere che la libertà per realizzare la giustizia non debba far ricorso che a se stessa non potevamo e non possiamo neppure credere che la libertà derivi esclusivamente dalla giustizia come professato dall'ideologia e dalla prassi marxista.
    Il liberismo economico lasciato a se stesso può arrivare a sottovalutare, non soltanto la giustizia ma anche la libertà dell'uomo, esattamente come il marxismo. Non potevamo quindi ritenere risolutivo il semplice superamento della dicotomia tra marxismo e liberismo, perché queste due filosofie non sono evidentemente la tesi e l'antitesi, il bene ed il male, dei processo storico ma costituiscono soltanto due aspetti diversi di un'unica tesi che aveva invaso e paralizzato il processo storico. Si trattava quindi di andare oltre il determinismo marxista e oltre il pragmatismo capitalista affinché l'uomo e la realizzazione dei valori umani tornassero al centro del sociale. Capimmo allora che per uscire dalla crisi che coinvolgeva profondamente la società di 10 anni fa dovevamo lanciare una nuova filosofia che interpretasse la lotta autonomista come il ritorno dell'antitesi della storia. Lotta autonomista che mirasse al superamento dei centralismo dello Stato. Lotta quindi di principi generali che non poteva coincidere con quella dell'etnonazionalismo classico o dell'egoismo impossibile finalizzato a cintare il proprio orticello. Sentivamo che l'antitesi autonomista avrebbe spinto il processo storico ad unificare la dicotomia marxista liberista, aprendo la strada alla sintesi dei federalismo.

    L'etnonazionalismo che proponiamo noi non era e non voleva essere una filosofia difensiva, ma uno strumento di attacco al centralismo dello Stato. La crisi che coinvolgeva profondamente la società non affondava le radici soltanto nella crisi economica, né era la crisi di un modo di far opposizione politica a generare e ad alimentare il nichilismo che sembrava, e sembra tuttora, volerci spingere verso l'auto distruzione. "Ma così come il suicida che in realtà non vuoi morire anche questo nichilismo deve essere inteso come un disperato appello affinché venga una nuova filosofia a ridare significato all'operare umanon" scrivevamo nel febbraio dei 1982. Capivamo e sostenevamo cose che oggi sembrano perfino ovvie ma che io erano molto meno 8 o 9 anni fa quando denunciammo che lo Stato centralista era uno' strumento di egemonia sia nel marxismo sia nel liberismo economico e che lo Stato nazionale determinava un doppio tipo di egemonia: quello della maggioranza etnica e quello dei grossi interessi economici.

    - Il federalismo integrale come dottrina economica, politica e sociale

    Il federalismo integrale, in quanto dottrina economica, propugna un modello di sviluppo non più basato sull'incorporazione dei mercati attraverso l'immigrazione e quindi sugli squilibri regionali dello sviluppo; bensì basato sulla distribuzione della macchina produttiva e dei lavoro.
    In quanto dottrina politica il federalismo integrate propugna il superamento dello Stato centralista, di cui sottolinea e condanna la logica accentratrice giacobina, condanna il suo essere strumento dei grandi interessi economici e il suo causare l'egemonia delle maggioranze. il suo essere quindi espressione di prevaricazione etnica. In quanto dottrina sociale il federalismo integrale consente la società dell'uomo che è quella dell'integrazione e dell'amore.

    Il sociale nel sistema politico centralista affonda le radici in una logica economicista che è tesa a perseguire la disgregazione della società, a soffocare l'istinto di sopravvivenza dei popoli, a spezzare traumaticamente il legame affettivo che l'uomo ha con la propria terra per permettere la realizzazione di un modello di sviluppo basato sull'immigrazione.
    Il legame etnico è quindi un legame cardinale per la vita sociale perché è attraverso l'identità etnica che il sociale non degrada solo a spazio di interessi, ma resta anche spazio degli affetti. Realizzare l'identità etnica che è alla base dell'affettività stessa dell'uomo significa quindi sentire intensamente la necessità di società.
    A chi sostiene che quello dell'identità etnica sia un falso problema perché un tempo non c'era, contrapponiamo che non si avverte l'importanza dell'identità etnica fin tanto che essa c'è. E' solo quando viene aggredita e rischia di scomparire che si sente la sua mancanza. Una situazione simile a quella di altre cose fondamentali dell'uomo, come la salute fisica, come un organo che finché è sano non lo si avverte ed è solo quando si ammala che si fa sentire.
    Se l'uomo non può realizzare il suo legame etnico si chiude verso la società, non si realizza più come individuo sociale, ma persegue unicamente il progetto dei proprio interesse personale. Se è vero che la morale non può imporci di dimenticarci di noi e che quindi non esiste morale se non operano assieme l'altruismo e la ragione, dobbiamo allora riconoscere anche che è nella nazione, cioè all'interno di un popolo etnicamente omogeneo, che si può operare il bene con maggior slancio affettivo. E' tra simili che il "chiunque può diventare più facilmente prossimo" per usare un concetto di Alberoni sulla morale.

    La dottrina sociale dei federalismo integrale nega e condanna un modello di sviluppo in cui l'assenza di identità etnica sia considerata come un imperativo funzionale che crei le condizioni per fratture profonde nella rete dei rapporti sociali.

    - I fenomeni di disgregazione sociale prodotti dallasocietà multirazziale

    La società multietnica e multirazziale è quindi una società che, per sua natura, è contro l'uomo perché mortifica in esso ogni intento di generosità sociale. Distruggendo il processo di identità etnica, la società multirazziale provoca il declino della morale e quindi della solidarietà. Essa è solo una scelta nel segno della continuità di un modello di sviluppo che rifiuta la collaborazione tra i popoli, cioè la distribuzione di lavoro e di risorse tra il Nord e il Sud dei mondo.

    Dopo che decidemmo di abbracciare la soluzione dei federalismo integrale e fummo arrivati alle conclusioni che ho cercato di riassumere dovevamo ancora decidere in merito al tipo di posizione da assumere nei confronti dell'immigrazione, responsabile di interrompere il legame etnico.

    Fu gioco forza sviscerare il problema dell'identità collettiva della nostra società per valutare quale pericolo per l'integrità della volontà sociale lombarda rappresentassero le immigrazioni dei passato quelle più recenti dal Terzo mondo. Poiché la società non è la somma di singole individualità il problema era quello di capire fino a che punto fosse stata danneggiata la comunanza di cultura e di sentimenti necessari a cementare la volontà dei cittadini attorno ad un progetto e ad un traguardo comune. Accanto ad un legame etnico che, essendo legame di sangue, è il principale legame di somiglianza, cioè di identità, fu facile evidenziare altri legami che entrano a costituire la comunanza di sentimenti che sta alla base della società in Lombardia.

    Ciò significa che l'identità di un popolo non 'è definita totalmente da caratteri originari immodificabili, non è iscritta solo nel suo patrimonio genetico, ma è anche il risultato di vicende storiche e di esperienze culturali molteplici, per cui tale identità subisce una elaborazione continua e si trasforma nel tempo. Un fatto questo che indica come esista una tolleranza della società ad incorporare in sé popolazioni culturalmente ed etnicamente differenti, ma che indica anche che tale tolleranza non è infinita e che oltre un certo livello la società non riesce più a tollerare la perdita di identità, si avvita su se stessa, sviluppando quella patologia sociale che è la disgregazione sociale.

    -La velocità delle integrazioni sociali

    Se la portata dei cambiamenti etnici e culturali supera la velocità di integrazione della società allora essa interrompe la consapevolezza della identità collettiva che si fonda sul sentire dei cittadini che c'è una componente di continuità nella società che con voglia attraverso i tempi un patrimonio di valori culturali: dagli atteggiamenti spirituali alle forme della cultura materiale.

    In quest'ultimo caso la società va incontro alla disgregazione, sviluppa comportamenti patologici dell'omosessualità, della devianza giovanile, della droga, crea condizioni psicologiche che favoriscono ad esempio la sterilità per cui non nascono più figli. Si realizza in altre parole la "Società deviata", asociale, egoista in cui accanto alle cose che muoiono si generano reazioni di salvezza, come i movimenti etnonazionalisti che proprio in un simile contesto riconoscono il "Timing", il primo impulso alla loro nascita.

    Poiché l'identità è un fattore dinamico che cammina con le vicende storiche dichiarammo di non essere certamente favorevoli a scelte economiche e politiche che facilitino ulteriori flussi migratori verso la Lombardia, ma anche che bisognava favorire l'integrazione delle immigrazioni già avvenute e già assimilate alla nostra civiltà.


    - L'impossibilità di integrare gli immigrati di colore indice

    Ciò non può valere per l'immigrazione di colore di cui non è prevedibile l'integrazione forse neppure a distanza di secoli. Con essa non funzionano i classici meccanismi di integrazione sociale che sono il matrimonio e i figli in comune e per cui si determinerebbe l'impossibilità di realizzare il legame etnico senza generare gravi tensioni razziali in seno alla società.

    Poiché è impossibile il processo di integrazione, l'immigrazione dal Terzo mondo impedisce di ricostituire la rete dei rapporti sociali interrotta e di riformare la nazione. Ciò comporta la paralisi dei processo storico, cioè l'alternanza di giustizia e libertà per la quale è necessaria la lotta autonomista.

  2. #2
    Il Patriota
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    riprendere queste tematiche e ritorneranno i risultati !!!

  3. #3
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    Predefinito SECESSIONE

    Ciò non può valere per l'immigrazione di colore di cui non è prevedibile l'integrazione forse neppure a distanza di secoli. Con essa non funzionano i classici meccanismi di integrazione sociale che sono il matrimonio e i figli in comune e per cui si determinerebbe l'impossibilità di realizzare il legame etnico senza generare gravi tensioni razziali in seno alla società


 

 

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