Siamo in un momento estremamente impegnativo della politica internazionale ed europea. Mai come oggi quello che avviene a livello sovranazionale influenza la politica nazionale, i suoi movimenti e i suoi comportamenti. Tutto il centro sinistra italiano ha salutato con entusiasmo la vittoria del PSOE e di Zapatero in Spagna. Questa vittoria costituisce anche una prova della vitalità del socialismo europeo che in Spagna ha sempre registrato una presenza consistente e interessante non solo al centro ma anche in regioni importanti di quel paese. Possiamo registrare con soddisfazione come il rilancio della Costituzione europea, e cioè dell’indispensabile assetto istituzionale dell’Europa a 25, viene proprio dalla vittoria socialista nel paese iberico. Lo speciale rapporto politico tra Aznar e Berlusconi non aveva infatti prodotto il risultato sperato alla Conferenza Intergovernativa di dicembre. Il caso della Spagna è anche significativo perché registra la riconquista di una maggioranza da parte di una forza del socialismo europeo, non solo la tenuta come era avvenuto in Svezia, in Germania e nella stessa Gran Bretagna. Risulta stridente di converso l’anomalia italiana in cui le vicende storiche della sinistra hanno portato ad una configurazione particolare della forza organizzata sua e del centro sinistra. Si spera nell’affermazione del socialismo europeo, si fa “il tifo” per esso ma non si ha il coraggio di proporre all’elettorato una forza esplicitamente socialista, socialdemocratica o laburista. Per altro, esiste una forza radicata e consistente come i DS, il più forte partito del centro sinistra che hanno collocato nel loro simbolo quello del partito del socialismo europeo di cui i DS stessi sono membri attivi e convinti così come della Internazionale Socialista e del Gruppo Parlamentare del PSE. Nel momento in cui si sta dando vita ad una lista unitaria riformista nell’ambito della coalizione dell’Ulivo, con il riferimento a Romano Prodi, Presidente della Commissione della Unione Europea, e quindi simbolo stesso della scelta europeista dell’Ulivo, il tema del modo in cui i DS si presentano a questo appuntamento unitario assume una connotazione ben precisa e molto importante. Non è più sostenibile la posizione che vuole che i DS rappresentino in questo schieramento unitario la parte più consistente dell’eredità del vecchio partito comunista italiano in transito ed in evoluzione verso un approdo riformista da altri garantito e gestito. Riteniamo che per la stessa forza sia a livello europeo che internazionale della lista unitaria sarebbe politicamente opportuno che i DS stessi, proprio per il loro protagonismo nel socialismo europeo ed internazionale assumessero esplicitamente un nome della tradizione del socialismo europeo. Sarebbe un fatto profondamente unitario nel momento in cui il centro sinistra italiano registra un’analogia di posizioni con il futuro governo di José Luis Rodriguez Zapatero sul tema dell’Iraq, e nel momento in cui il partito popolare europeo si è caratterizzato per accogliere ogni forza politica europea che fosse alternativa allo schieramento dei socialisti, socialdemocratici e laburisti. Anche se dopo le elezioni europee il successo della lista unitaria porterà ad una più stretta federazione di partiti nell’ambito del centro sinistra sarà opportuno che i DS vi partecipino con un nome socialista. Se poi vi sarà la possibilità di fare il salto ad un vero e proprio partito riformista questo non potrà non caratterizzarsi con l’adesione al partito socialista europeo e all’Internazionale Socialista opportunamente aperto a nuove esperienze. Riteniamo opportuno investire di questa esigenza tempestivamente gli organi competenti del partito perché sviluppino intorno ad essa una riflessione proiettata nell’avvenire degli impegni del nostro partito e del centro sinistra italiano in generale.
di Spini, Ruffolo, Benvenuto




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