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Discussione: Ebrei Al Polo

  1. #1
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    Predefinito Ebrei Al Polo

    EBREI AL POLO

    di Anna Segre

    Quale significato politico ha avuto il viaggio di Fini in Israele? Se ne è discusso molto, naturalmente, ma a volte ho l’impressione che si confondano diversi piani: un conto è ciò che devono o non devono dire o fare le istituzioni ebraiche, un altro sono le opinioni personali di ciascuno di noi, che possono trovare spazio almeno in un giornale indipendente come Ha-Keillah, che per di più si ritiene schierato a sinistra. Non siamo lo stato di Israele, non siamo l’Unione delle Comunità; non spetta a noi legittimare Fini, e di conseguenza la sua maggiore o minore buona fede non è un problema nostro e non ci obbliga a valutare più o meno positivamente le sue dichiarazioni. Un giornale come il nostro, di analisi e di discussione, dovrebbe, secondo me, chiedersi prima di tutto quali mutamenti il viaggio di Fini, e tutto ciò che sta succedendo nella politica italiana negli ultimi mesi, stia determinando all’interno dell’ebraismo italiano e se questi ci piacciano o meno. Se poniamo la questione in questi termini, allora non si può fare a meno di constatare che l’ebraismo italiano si sta spostando a destra: se alcuni anni fa gli ebrei quasi si vergognavano di proclamarsi “di destra” (e quelli che noi definivamo come tali si affrettavano a smentirci), oggi non è più così, e sembra quasi scontato proclamare AN e Forza Italia come i nostri naturali interlocutori, come i partiti evidentemente a noi più vicini. Il viaggio di Fini ha fatto un altro passo in questa direzione.

    Naturalmente si può ritenere auspicabile un futuro in cui gli ebrei italiani saranno finalmente liberi di schierarsi politicamente a destra o a sinistra a seconda delle proprie opinioni personali (e, perché no?, anche del proprio modo di interpretare la tradizione ebraica, dando più peso a questo o a quell’elemento), senza il peso terroristico di eredità passate e di antisemitismi presenti, ma per il momento siamo ben lontani da questo traguardo, e lo schieramento politico degli ebrei italiani (sia a destra sia a sinistra) sembra determinato quasi sempre dalle preoccupazioni nei confronti della parte politica opposta.

    Qualcuno ha ipotizzato che questa nuova legittimazione di Fini possa avere un effetto dirompente sulla politica italiana: è davvero possibile che il vicepresidente del Consiglio riesca a scalzare Berlusconi dando vita a un centro-destra con un leader senza conflitti di interessi e con un maggiore senso dello stato e delle istituzioni? Ammesso e non concesso che questo sia uno scenario realistico, e ammesso che sia anche auspicabile, non è detto comunque che un governo di centro-destra a guida Fini sia quello che tutti gli ebrei italiani dovrebbero necessariamente augurarsi.

    Tralasciamo la questione delle evidenti radici fasciste del suo partito, su cui, comunque, dovremmo mostrare una minore ingenuità: mi viene in mente, tra gli infiniti esempi possibili, un accorato appello di Feltri alla Mussolini nei giorni del suo distacco da AN perché rivedesse la sua decisione, in cui la portata delle affermazioni di Fini veniva radicalmente ridimensionata, così come venivano ridimensionate le responsabilità del fascismo nella persecuzione degli ebrei; e Feltri non è un vecchio reduce di Salò, ma un opinionista autorevole, che qualcuno, nell’ultimo congresso dell’UCEI, ha definito addirittura il “nuovo Zola” in quanto difensore degli ebrei.

    Tralasciamo anche l’appoggio che Fini e il suo partito hanno dato a tutte le leggi ad personam, discutibili, antidemocratiche varate in questa legislatura (ricordiamo che Gasparri, firmatario della famigerata legge, appartiene ad Alleanza Nazionale), e supponiamo per assurdo che sia stata solo una tattica per guadagnare tempo e che poi, quando Fini avrà sostituito Berlusconi, ritornerà sui suoi passi. Diventerà con questo il miglior primo ministro che potremmo augurarci? Secondo me non si può dimenticare che Fini, per quanto possa essere un abile politico (e ciò non dimostra che sarebbe un buon governante, comunque), è portatore di valori in cui chi si dichiara di sinistra non può riconoscersi (un esempio per tutti, la criminalizzazione delle droghe leggere).

    Personalmente non auspico un governo Fini, ma un governo Prodi, e vorrei che fosse chiaro a tutti gli italiani che ci sono ebrei che condividono questa mia opinione. Ha importanza? Secondo me sì. Nel ’95 in un editoriale intitolato “anche le formiche nel loro piccolo...” rivendicavamo orgogliosamente il ruolo che le comunità ebraiche avevano avuto nella caduta del primo governo Berlusconi. Non vorrei che in futuro, studiando questi mesi, qualche storico debba giungere a una conclusione opposta, cioè che tra il 2003 e il 2004 gli ebrei italiani, nel loro piccolo, hanno contribuito a sostenere il traballante governo di centro-destra, o, per lo meno, si sono lasciati usare come pretesto per la demonizzazione dei suoi avversari. Vorrei citare un paio di esempi. Prima di tutto l’uso strumentale che è stato fatto in Italia del sondaggio UE con la famosa risposta su Israele, allo scopo di screditare Prodi (non a caso la questione è venuta fuori quando ormai era divenuta evidente a tutti l’inconsistenza dello scandalo Telecom-Serbia); per questo motivo la lettera contro Prodi di Bronfman e Benatoff mi è parsa davvero inopportuna. In secondo luogo, il pretesto della supposta battuta antisemita usato per censurare la trasmissione satirica di Sabina Guzzanti.

    Quest’ultima vicenda merita alcune ulteriori considerazioni: in primo luogo, nessuno può essere così ingenuo da non capire che la censura era dettata da altri motivi (in particolare, l’appassionata denuncia della legge Gasparri); in secondo luogo, credo sia un errore sottovalutare la gravità di quanto è successo: si può considerare democratico uno stato in cui una trasmissione satirica viene interrotta dopo la prima puntata, in cui a un comico è proibito persino di citare un passo di Pericle? Di conseguenza, credo che da parte delle istituzioni ebraiche ci sia stata una notevole miopia: se la battuta della Guzzanti non piaceva, si potevano trovare mezzi per protestare meno plateali, e altrettanto efficaci, se non di più; ma era fin troppo facile capire che una protesta pubblica avrebbe fornito il pretesto che la destra cercava per chiudere la trasmissione, e sarebbe stato opportuno riflettere un attimo di più sull’opportunità di una simile mossa. Che ci piaccia o no, il messaggio che è passato sui media è che gli ebrei hanno dato una mano, più o meno consapevolmente, a far censurare la Guzzanti: è questo che volevamo?

    Torniamo un momento nel merito della famosa battuta: la Guzzanti stava dissertando sulle polemiche montate dai media; dopo aver citato il caso del crocifisso (rilevando che il giudice dell’Aquila si era limitato ad applicare la legge), è passata ad analizzare le accuse di antisemitismo rivolte al sondaggio UE e ha concluso dicendo: ma quale antisemitismo? Il sondaggio diceva “lo stato di Israele”, non diceva mica” la razza ebraica”! Ho citato la frase per intero (a memoria, ma non credo di essermi discostata dal senso di quanto ha detto), perché ho notato che molti non hanno molto chiaro il contesto in cui la famosa espressione “razza ebraica” è stato usato: a me pare abbastanza evidente (come l’attrice stessa ha dichiarato) che si intendesse dire che il sondaggio sarebbe stato antisemita se fosse stato proposto in quei termini; mi pare quindi scorretto dare per scontato che l’espressione sia stata utilizzata dall’attrice come propria.

    Tuttavia la frase mi ha fatto sobbalzare sulla poltrona, non tanto perché non condivido l’opinione della Guzzanti (secondo me il sondaggio dimostra effettivamente un certo pregiudizio antisemita, sopravvalutando in modo evidente il peso degli ebrei, e per estensione dello stato ebraico, sulla politica mondiale), quanto perché è il sintomo di un fenomeno nuovo e preoccupante: la denuncia dell’antisemitismo sta diventando un argomento per la satira di sinistra, una supposta paranoia della destra di cui prendersi gioco, come la denuncia del comunismo. E se non è stato così in quel primo monologo, lo è diventato sicuramente in seguito: pare che nei suoi spettacoli successivi alla censura televisiva la Guzzanti abbia trattato il tema in modo ben più pesante, tra gli applausi del pubblico. Certamente, l’antisemitismo di sinistra è un fenomeno di vecchia data, ma l’idea (non così peregrina) che gli ebrei abbiano fornito il pretesto per censurare una trasmissione satirica non aiuta certo a combatterlo.

    Insomma, dobbiamo fare attenzione: le dichiarazioni da parte della destra possono portare (e hanno portato, in alcuni casi) ad un positivo effetto di emulazione, a una sorta di gara tra i due poli a chi è più amico degli ebrei; ma possono anche generare in alcuni l’impressione che la denuncia dell’antisemitismo sia un tema intrinsecamente di destra; è chiaro che chi ragiona così sbaglia, ma è nel nostro interesse fargli capire che sbaglia e perché sbaglia. Non otterremo certo questo scopo facendo tacere al nostro interno tutte le voci di perplessità nei confronti di questo governo e della sua politica e sopravvalutando l’importanza di un sostegno a Israele che, come la storia dovrebbe averci insegnato, può anche essere effimero.

    La voce degli ebrei di sinistra dovrebbe risuonare forte e chiara, possibilmente non sempre e solo quando si parla di antisemitismo e di Israele.

  2. #2
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    Predefinito Re: Ebrei Al Polo

    In origine postato da benfy
    EBREI AL POLO

    di Anna Segre

    Quale significato politico ha avuto il viaggio di Fini in Israele? Se ne è discusso molto, naturalmente, ma a volte ho l’impressione che si confondano diversi piani: un conto è ciò che devono o non devono dire o fare le istituzioni ebraiche, un altro sono le opinioni personali di ciascuno di noi, che possono trovare spazio almeno in un giornale indipendente come Ha-Keillah, che per di più si ritiene schierato a sinistra. Non siamo lo stato di Israele, non siamo l’Unione delle Comunità; non spetta a noi legittimare Fini, e di conseguenza la sua maggiore o minore buona fede non è un problema nostro e non ci obbliga a valutare più o meno positivamente le sue dichiarazioni. Un giornale come il nostro, di analisi e di discussione, dovrebbe, secondo me, chiedersi prima di tutto quali mutamenti il viaggio di Fini, e tutto ciò che sta succedendo nella politica italiana negli ultimi mesi, stia determinando all’interno dell’ebraismo italiano e se questi ci piacciano o meno. Se poniamo la questione in questi termini, allora non si può fare a meno di constatare che l’ebraismo italiano si sta spostando a destra: se alcuni anni fa gli ebrei quasi si vergognavano di proclamarsi “di destra” (e quelli che noi definivamo come tali si affrettavano a smentirci), oggi non è più così, e sembra quasi scontato proclamare AN e Forza Italia come i nostri naturali interlocutori, come i partiti evidentemente a noi più vicini. Il viaggio di Fini ha fatto un altro passo in questa direzione.

    Naturalmente si può ritenere auspicabile un futuro in cui gli ebrei italiani saranno finalmente liberi di schierarsi politicamente a destra o a sinistra a seconda delle proprie opinioni personali (e, perché no?, anche del proprio modo di interpretare la tradizione ebraica, dando più peso a questo o a quell’elemento), senza il peso terroristico di eredità passate e di antisemitismi presenti, ma per il momento siamo ben lontani da questo traguardo, e lo schieramento politico degli ebrei italiani (sia a destra sia a sinistra) sembra determinato quasi sempre dalle preoccupazioni nei confronti della parte politica opposta.

    Qualcuno ha ipotizzato che questa nuova legittimazione di Fini possa avere un effetto dirompente sulla politica italiana: è davvero possibile che il vicepresidente del Consiglio riesca a scalzare Berlusconi dando vita a un centro-destra con un leader senza conflitti di interessi e con un maggiore senso dello stato e delle istituzioni? Ammesso e non concesso che questo sia uno scenario realistico, e ammesso che sia anche auspicabile, non è detto comunque che un governo di centro-destra a guida Fini sia quello che tutti gli ebrei italiani dovrebbero necessariamente augurarsi.

    Tralasciamo la questione delle evidenti radici fasciste del suo partito, su cui, comunque, dovremmo mostrare una minore ingenuità: mi viene in mente, tra gli infiniti esempi possibili, un accorato appello di Feltri alla Mussolini nei giorni del suo distacco da AN perché rivedesse la sua decisione, in cui la portata delle affermazioni di Fini veniva radicalmente ridimensionata, così come venivano ridimensionate le responsabilità del fascismo nella persecuzione degli ebrei; e Feltri non è un vecchio reduce di Salò, ma un opinionista autorevole, che qualcuno, nell’ultimo congresso dell’UCEI, ha definito addirittura il “nuovo Zola” in quanto difensore degli ebrei.

    Tralasciamo anche l’appoggio che Fini e il suo partito hanno dato a tutte le leggi ad personam, discutibili, antidemocratiche varate in questa legislatura (ricordiamo che Gasparri, firmatario della famigerata legge, appartiene ad Alleanza Nazionale), e supponiamo per assurdo che sia stata solo una tattica per guadagnare tempo e che poi, quando Fini avrà sostituito Berlusconi, ritornerà sui suoi passi. Diventerà con questo il miglior primo ministro che potremmo augurarci? Secondo me non si può dimenticare che Fini, per quanto possa essere un abile politico (e ciò non dimostra che sarebbe un buon governante, comunque), è portatore di valori in cui chi si dichiara di sinistra non può riconoscersi (un esempio per tutti, la criminalizzazione delle droghe leggere).

    Personalmente non auspico un governo Fini, ma un governo Prodi, e vorrei che fosse chiaro a tutti gli italiani che ci sono ebrei che condividono questa mia opinione. Ha importanza? Secondo me sì. Nel ’95 in un editoriale intitolato “anche le formiche nel loro piccolo...” rivendicavamo orgogliosamente il ruolo che le comunità ebraiche avevano avuto nella caduta del primo governo Berlusconi. Non vorrei che in futuro, studiando questi mesi, qualche storico debba giungere a una conclusione opposta, cioè che tra il 2003 e il 2004 gli ebrei italiani, nel loro piccolo, hanno contribuito a sostenere il traballante governo di centro-destra, o, per lo meno, si sono lasciati usare come pretesto per la demonizzazione dei suoi avversari. Vorrei citare un paio di esempi. Prima di tutto l’uso strumentale che è stato fatto in Italia del sondaggio UE con la famosa risposta su Israele, allo scopo di screditare Prodi (non a caso la questione è venuta fuori quando ormai era divenuta evidente a tutti l’inconsistenza dello scandalo Telecom-Serbia); per questo motivo la lettera contro Prodi di Bronfman e Benatoff mi è parsa davvero inopportuna. In secondo luogo, il pretesto della supposta battuta antisemita usato per censurare la trasmissione satirica di Sabina Guzzanti.

    Quest’ultima vicenda merita alcune ulteriori considerazioni: in primo luogo, nessuno può essere così ingenuo da non capire che la censura era dettata da altri motivi (in particolare, l’appassionata denuncia della legge Gasparri); in secondo luogo, credo sia un errore sottovalutare la gravità di quanto è successo: si può considerare democratico uno stato in cui una trasmissione satirica viene interrotta dopo la prima puntata, in cui a un comico è proibito persino di citare un passo di Pericle? Di conseguenza, credo che da parte delle istituzioni ebraiche ci sia stata una notevole miopia: se la battuta della Guzzanti non piaceva, si potevano trovare mezzi per protestare meno plateali, e altrettanto efficaci, se non di più; ma era fin troppo facile capire che una protesta pubblica avrebbe fornito il pretesto che la destra cercava per chiudere la trasmissione, e sarebbe stato opportuno riflettere un attimo di più sull’opportunità di una simile mossa. Che ci piaccia o no, il messaggio che è passato sui media è che gli ebrei hanno dato una mano, più o meno consapevolmente, a far censurare la Guzzanti: è questo che volevamo?

    Torniamo un momento nel merito della famosa battuta: la Guzzanti stava dissertando sulle polemiche montate dai media; dopo aver citato il caso del crocifisso (rilevando che il giudice dell’Aquila si era limitato ad applicare la legge), è passata ad analizzare le accuse di antisemitismo rivolte al sondaggio UE e ha concluso dicendo: ma quale antisemitismo? Il sondaggio diceva “lo stato di Israele”, non diceva mica” la razza ebraica”! Ho citato la frase per intero (a memoria, ma non credo di essermi discostata dal senso di quanto ha detto), perché ho notato che molti non hanno molto chiaro il contesto in cui la famosa espressione “razza ebraica” è stato usato: a me pare abbastanza evidente (come l’attrice stessa ha dichiarato) che si intendesse dire che il sondaggio sarebbe stato antisemita se fosse stato proposto in quei termini; mi pare quindi scorretto dare per scontato che l’espressione sia stata utilizzata dall’attrice come propria.

    Tuttavia la frase mi ha fatto sobbalzare sulla poltrona, non tanto perché non condivido l’opinione della Guzzanti (secondo me il sondaggio dimostra effettivamente un certo pregiudizio antisemita, sopravvalutando in modo evidente il peso degli ebrei, e per estensione dello stato ebraico, sulla politica mondiale), quanto perché è il sintomo di un fenomeno nuovo e preoccupante: la denuncia dell’antisemitismo sta diventando un argomento per la satira di sinistra, una supposta paranoia della destra di cui prendersi gioco, come la denuncia del comunismo. E se non è stato così in quel primo monologo, lo è diventato sicuramente in seguito: pare che nei suoi spettacoli successivi alla censura televisiva la Guzzanti abbia trattato il tema in modo ben più pesante, tra gli applausi del pubblico. Certamente, l’antisemitismo di sinistra è un fenomeno di vecchia data, ma l’idea (non così peregrina) che gli ebrei abbiano fornito il pretesto per censurare una trasmissione satirica non aiuta certo a combatterlo.

    Insomma, dobbiamo fare attenzione: le dichiarazioni da parte della destra possono portare (e hanno portato, in alcuni casi) ad un positivo effetto di emulazione, a una sorta di gara tra i due poli a chi è più amico degli ebrei; ma possono anche generare in alcuni l’impressione che la denuncia dell’antisemitismo sia un tema intrinsecamente di destra; è chiaro che chi ragiona così sbaglia, ma è nel nostro interesse fargli capire che sbaglia e perché sbaglia. Non otterremo certo questo scopo facendo tacere al nostro interno tutte le voci di perplessità nei confronti di questo governo e della sua politica e sopravvalutando l’importanza di un sostegno a Israele che, come la storia dovrebbe averci insegnato, può anche essere effimero.

    La voce degli ebrei di sinistra dovrebbe risuonare forte e chiara, possibilmente non sempre e solo quando si parla di antisemitismo e di Israele.



    Razzisti

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    Predefinito Re: Ebrei Al Polo

    In origine postato da benfy
    La voce degli ebrei di sinistra dovrebbe risuonare forte e chiara, possibilmente non sempre e solo quando si parla di antisemitismo e di Israele.
    Gli unici ebrei di sinistra che conosco sono Marx, Trotskj e la Luxemburg...

  4. #4
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  5. #5
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    il problema è che ci sono ebrei di sinistra che pensano che le uccisoni mirate di sharon siano giuste.

    a venezia c'è un importante comunità ebraica infatti conosco diversi ebrei pensa che c'è perfino qualcuno che vota rifondazione comunista che è a favore delle uccisioni mirate di sharon con bandiera della pace esposta fuori dal balcone.

    la comunità ebraica di venezia tradizionalmente è di sinistra infatti gli ebrei ortodossi filo americani che erano venuti dagli stati uniti non hanno mai attechito anzi so che ci sono stati degli screzi spaventosi con denuncie in tribunale

  6. #6
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