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    Predefinito 14 febbraio - S. Valentino di Terni, martire

    Dal sito SANTI E BEATI:

    San Valentino Martire

    14 febbraio

    Patronato: Innamorati, Amanti, Terni

    Etimologia: Valentino = che sta bene, sano, forte, robusto, dal latino

    Emblema: Bastone pastorale, Palma

    Martirologio Romano: A Roma sulla via Flaminia presso il ponte Milvio, san Valentino, martire.

    Martirologio tradizionale (14 febbraio): A Roma, sulla via Flaminia, il natale di san Valentino, Prete e Martire, il quale, glorioso per guarigioni e dottrina, fu percosso con bastoni e decapitato sotto Claudio Cesare.

    A Terni san Valentino, Vescovo e Martire, il quale, dopo lunga flagellazione messo in prigione, e, non potendo esser vinto, finalmente nel silenzio della mezza notte tratto fuori dal carcere, fu decollato per ordine di Placido, Prefetto della città.

    A Terni i santi Procolo, Efebo ed Apollonio Martiri, che, mentre vegliavano sul corpo di san Valentino, furono presi per ordine del Console Leonzio e uccisi con la spada.

    La più antica notizia di S.Valentino è in un documento ufficiale della Chiesa dei secc.V-VI dove compare il suo anniversario di morte. Ancora nel sec. VIII un altro documento ci narra alcuni particolari del martirio: la tortura, la decapitazione notturna, la sepoltura ad opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio, successivo martirio di questi e loro sepoltura. Altri testi del sec. VI, raccontano che S.Valentino, cittadino e vescovo di Terni dal 197, divenuto famoso per la santità della sua vita, per la carità ed umiltà, per lo zelante apostolato e per i miracoli che fece, venne invitato a Roma da un certo Cratone, oratore greco e latino, perché gli guarisse il figlio infermo da alcuni anni. Guarito il giovane, lo convertì al cristianesimo insieme alla famiglia ed ai greci studiosi di lettere latine Proculo, Efebo e Apollonio, insieme al figlio del Prefetto della città. Imprigionato sotto l’Imperatore Aureliano fu decollato a Roma. Era il 14 febbraio 273. Il suo corpo fu trasportato a Terni al LXIII miglio della Via Flaminia. Fu tra i primi vescovi di Terni, consacrato da S.Feliciano vescovo di Foligno nel 197. Preceduto da S.Pellegrino e S.Antimo, fratello dei SS.Cosma e Damiano.

    IL CULTO

    S.Valentino fu sepolto in un’area cimiteriale nei pressi dell’attuale Basilica. E’ sicuro che quel cimitero già esisteva in età pagana. Da questa zona provengono alcuni reperti le più antiche risalgono ai secc. IV-V. Si tratta di titoli sepolcrali. Il pezzo più interessante è il sarcofago a “teste allineate” del sec.IV ora conservato in Palazzo Carrara. E’il tradizionale sarcofago paleocristiano dove sono scolpite attorno alla figura del defunto orante, Scene della vita di Cristo. La prima basilica fu costruita nel sec.IV dato che la collocazione dell’edificio, fuori delle mura della città e in area cimiteriale e sopra la tomba del martire. Distrutta dai Goti, insieme alla città nel sec. VI, sarebbe stata ricostruita nel sec.VII. A conferma di questa ultima costruzione fu il rinvenimento di una moneta di Eraclio del 641. Al periodo della prima costruzione o a quella della ricostruzione del sec.VII, dovrebbe risalire la cripta con l’altare ad arcosolio, cioè sotto una nicchia coperta da un arco e sopra la tomba del martire. Intorno al sec.VII la basilica fu affidata ai Benedettini. Nel 742 vi avvenne l’incontro storico tra il papa Zaccaria partito da Roma verso Terni e il vecchio re longobardo Liutprando. La scelta della Basilica di S.Valentino fu fatta dal re perché all’interno di quella si veneravano le spoglie del glorioso martire alle quali egli attribuiva un valore taumaturgico. Da quell’incontro il re donava al pontefice alcune città italiane tra le quali Sutri.
    Qui il pontefice ordinò il nuovo vescovo di Terni alla cui morte (760) la città rimase priva del pastore fino al 1218. In questo periodo la basilica fu ggetto di scorrerie prima di Ungari poi Normanni e Saraceni poi degli abitanti di Narni che vantavano pretese su alcuni territori e sulla Basilica. Onorio III nel 1219 vi si recò e consegnò la Basilica al clero locale. Da questo anno in poi non sappiamo più nulla dello stato di conservazione della Basilica. Agli inizi del 1600 doveva apparire fatiscente.

    LA RICOGNIZIONE

    Nel 1605 il vescovo Giovanni Antonio Onorati, ottenuto il permesso da papa Paolo V, fece iniziare le ricerche del corpo del Santo. Erano partite da tempo anche a Roma le ricerche dei primi martiri della Chiesa e per autenticare la loro esistenza e per accrescerne la venerazione. Il corpo di S.Valentino fu presto rinvenuto in una cassa di piombo contenuta entro un’urna di marmo rozza esternamente ma all’interno intagliata con rilievi. La testa era separata dal busto a conferma della morte avvenuta per decapitazione. Fu portata subito in Cattedrale. Nessuno in città voleva che il corpo del loro martire riposasse nella chiesa madre. Neanche la Congregazione dei Riti era favorevole poiché le reliquie dovevano essere venerate là dove erano state sepolte. Così si decise di ricostruire una nuova Basilica.

    LA NUOVA BASILICA

    I lavori per la costruzione della Basilica iniziarono nel 1606 e durarono alcuni anni ma già dal 1609 questa poté essere officiata dai PP.Carmelitani, chiamati a custodirla. Nel 1618 il corpo del santo vescovo e martire venne solennemente riportato nella sua Basilica. Nel 1625 l’Arciduca Leopoldo d’Austria, diretto a Roma, fece visita alla Basilica e si assunse la spese per la costruzione di un nuovo altare maggiore in marmo, completato nel 1632, impegnandosi a rendere alla Basilica una parte del cranio del Santo donata alcuni secoli prima ad un suo antenato. Dietro all’altare maggiore è il coro con la “confessione” di S.Valentino, un altare costruito sopra la tomba del martire. Al centro è una tela ovale che ricorda il martirio del santo, opera della fine del sec. XVII. L’episodio del Duca Leopoldo fornì l’occasione per un radicale rinnovamento dell’architettura del tempio, condotto a termine grazie anche all’opera di molti ternani. La Basilica si presenta secondo uno schema caro ai teorici della Controriforma: grande navata unica con attorno cappelle laterali, due grandi cappelle costituiscono il transetto, presbiterio e dietro l’altare del martire con la “confessione”. La facciata del sec.XVII è animata da paraste, un grande portale sormontato da un finestrone. Le statue in stucco raffigurano in alto i santi patroni della città Valentino e Anastasio (+649) e sono state aggiunte nel sec.XIX. L’interno è animato da grandi paraste con capitelli in stile ionico con ghirlande. Queste sorreggono un architrave sporgente dentellato. Due cappelle per lato erano proprietà di alcune famiglie importanti della città. Le più interessanti sono le cappelle del transetto. Quella di destra è dedicata a S.Michele arcangelo ed era la cappella privata della famiglia Sciamanna. Ai lati infatti sono i monumenti funebri di alcuni membri tra i quali un certo Brunoro, vescovo di Caserta morto nel 1647. Al centro è la bella pala con S.Michele che sconfigge il demonio dell’artista romano Giuseppe Cesari detto il “Cavalier d’Arpino”. Esponente di una pittura colta e raffinata, docile alle richieste della Chiesa, che tornava a privilegiare chiarezza dell’espressione e il decoro nella rappresentazione delle figure sacre. Questa immagine è una chiara ripresa del classicismo di Raffaello: equilibrio della posa e fermezza dell’atteggiamento. L’altra cappella è dedicata alla santa carmelitana Teresa d’Avila. La bella pala centrale raffigura la Madonna con il Bambino tra i SS.Giuseppe e Teresa dell’artista Lucas De La Haye, monaco carmelitano della seconda metà del sec. XVII. L’artista fu l’incarico principale della decorazione della basilica. Infatti oltre a questa lascia altri capolavori tra i quali la bella pala centrale con S.Valentino chiede la protezione della Vergine su Terni e ancora una Adorazione dei pastori e una Adorazione dei Magi. Sempre per la basilica realizza le tele con i Quattro evangelisti e una serie con i Martiri ternani (Catulo, Saturnino, Lucio e magno discepoli di Valentino) conservati nella navata. Il suo stile è pienamente barocco: figure ricoperte di sontuosi panneggi che si agitano al vento, intrisi di un colore caldo che fa pensare anche ad un’influenza sull’artista della pittura veneta forse filtrata dal Rubens romano. Al centro del coro è una grande tela raffigurante la Crocifissione dove traspaiono figure intrise di grande drammaticità. Un ultimo capolavoro si può ammirare in una delle cappelle della navata. Si tratta di una tela raffigurante la Madonna con il Bambino ed i SS. Lorenzo, Giovanni Battista e Bartolomeo del 1635, opera di Andrea Polinori, cittadino di Todi. L’ispirazione dell’artista è il Caravaggio ma è abile a regolarizzarlo e depurarlo di ogni aggressività.
    L’ambiente della cripta presenta l’antico altare ad arcosolio (inserito in una nicchia voltata a botte sopra la tomba del martire) nel quale furono rinvenute le reliquie di S.Valentino. Alcuni reperti dell’area valentiniana sono stati riuniti nell’ambiente accanto alla cripta.

    LA LEGGENDA

    La festa del vescovo e martire Valentino si riallaccia agli antichi festeggiamenti di Greci, Italici e Romani che si tenevano il 15 febbraio in onore del dio Pane, Fauno e Luperco. Questi festeggiamenti erano legati alla purificazione dei campi e ai riti di fecondità. Divenuti troppo orridi e licenziosi, furono proibiti da Augusto e poi soppressi da Gelasio nel 494. La Chiesa cristianizzò quel rito pagano della fecondità anticipandolo al giorno 14 di febbraio attribuendo al martire ternano la capacità di proteggere i fidanzati e gli innamorati indirizzati al matrimonio e ad un’unione allietata dai figli. Da questa vicenda sorsero alcune leggende. Le più interessanti sono quelle che dicono il santo martire amante delle rose, fiori profumati che regalava alle coppie di fidanzati per augurare loro un’unione felice. Oggi la festa di S.Valentino è celebrata ovunque come Santo dell’Amore. L’invito e la forza dell’amore che è racchiuso nel messaggio di S.Valentino deve essere considerato anche da altre angolazioni, oltre che dall’ormai esclusivo significato del rapporto tra uomo e donna. L’Amore è Dio stesso e caratterizza l’uomo, immagine di Dio. Nell’Amore risiede la solidarietà e la pace, l’unità della famiglia e dell’intera umanità.

    GLI EVENTI

    A Terni è sorta la “Fondazione S.Valentino”, che cura il culto del Santo durante l’intero mese di febbraio:vi sono programmate grandi iniziative di fede e di cultura, di arte e di scienza, di spettacolo e di divertimento.Da quest'anno è nata inoltre l'Associazione "San Valentino Festival" promossa da Comune, Provincia, Camera di Commercio, Diocesi, Sviluppumbria e Consorzio Cometa per organizzare eventi valentiniani anche nel resto dell'anno.

    Fonte: www.diocesi.terni.it




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    Da dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 812

    14 FEBBRAIO

    SAN VALENTINO PRETE E MARTIRE


    La Chiesa oggi onora la memoria di questo santo prete di Roma, che subì il martirio verso l'anno 270. Ci sfuggono i maggiori particolari della sua vita e ben poche notizie abbiamo sui suoi patimenti. Nondimeno, il culto di san Valentino non è meno celebre nella Chiesa, e noi dobbiamo ritenerlo uno dei nostri protettori nella stagione liturgica in cui il suo nome e i suoi meriti vengono ad arricchire quelli di tanti altri martiri, per incoraggiarci a cercare Dio, al prezzo di tutti i sacrifici che ci possono rimettere in grazia sua.

    Prega, perciò, o santo Martire, per i fedeli che da tanti secoli conservano viva la tua memoria. Nel giorno del giudizio i nostri occhi ti riconosceranno dal fulgore di gloria che i tuoi combattimenti ti meritarono; ottienici col tuo aiuto che siamo posti alla destra ed associati al tuo trionfo.

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    St. Valentine

    At least three different Saint Valentines, all of them martyrs, are mentioned in the early martyrologies under date of 14 February. One is described as a priest at Rome, another as bishop of Interamna (modern Terni), and these two seem both to have suffered in the second half of the third century and to have been buried on the Flaminian Way, but at different distances from the city. In William of Malmesbury's time what was known to the ancients as the Flaminian Gate of Rome and is now the Porta del Popolo, was called the Gate of St. Valentine. The name seems to have been taken from a small church dedicated to the saint which was in the immediate neighborhood. Of both these St. Valentines some sort of Acta are preserved but they are of relatively late date and of no historical value. Of the third Saint Valentine, who suffered in Africa with a number of companions, nothing further is known.

    Saint Valentine's Day

    The popular customs associated with Saint Valentine's Day undoubtedly had their origin in a conventional belief generally received in England and France during the Middle Ages, that on 14 February, i.e. half way through the second month of the year, the birds began to pair. Thus in Chaucer's Parliament of Foules we read:

    For this was sent on Seynt Valentyne's day
    Whan every foul cometh ther to choose his mate
    .

    For this reason the day was looked upon as specially consecrated to lovers and as a proper occasion for writing love letters and sending lovers' tokens. Both the French and English literatures of the fourteenth and fifteenth centuries contain allusions to the practice. Perhaps the earliest to be found is in the 34th and 35th Ballades of the bilingual poet, John Gower, written in French; but Lydgate and Clauvowe supply other examples. Those who chose each other under these circumstances seem to have been called by each other their Valentines. In the Paston Letters, Dame Elizabeth Brews writes thus about a match she hopes to make for her daughter (we modernize the spelling), addressing the favoured suitor:

    And, cousin mine, upon Monday is Saint Valentine's Day and every bird chooses himself a mate, and if it like you to come on Thursday night, and make provision that you may abide till then, I trust to God that ye shall speak to my husband and I shall pray that we may bring the matter to a conclusion.

    Shortly after the young lady herself wrote a letter to the same man addressing it "Unto my rightwell beloved Valentine, John Paston Esquire". The custom of choosing and sending valentines has of late years fallen into comparative desuetude.

    Fonte: The Catholic Encyclopedia, vol. XV, 1912, New York

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    Lightbulb Re: 14 febbraio - S. Valentino di Terni, martire

    14 febbraio 2017: MARTEDÌ DI SETTUAGESIMA e SAN VALENTINO DI TERNI, PRETE E MARTIRE (14 febbraio - S. Valentino di Terni, martire)...






    San Valentino - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/san-valentino/
    “14 febbraio, San Valentino, Prete e Martire.
    ” A Roma, sulla via Flaminia, il natale di san Valentino, Prete e Martire, il quale, glorioso per guarigioni e dottrina, fu per­cosso con bastoni e decapitato sotto Claudio Cesare”.
    O glorioso martire San Valentino, che per la vostra intercessione liberaste i vostri devoti dalla peste e da altre terribili malattie, liberateci, vi supplichiamo, dalla peste terribile dell’anima, che è il peccato mortale. Così sia.”









    Carlo Di Pietro - Sursum Corda
    Preghiera al Santo del giorno.
    In nómine Patris
    et Fílii
    et Spíritus Sancti.

    Amen.
    Eterno Padre, intendo onorare san Valentino, Vescovo e Martire, il quale, dopo lunga flagellazione fu messo in prigione, e, non potendo esser vinto, finalmente nel silenzio della mezzanotte tratto fuori dal carcere, fu decollato. Vi rendo grazie per tutte le grazie che Voi gli avete elargito. Vi prego di accrescere la grazia nella mia anima per i meriti di questo santo Vescovo e Martire, ed a lui affido la fine della mia vita tramite questa speciale preghiera, così che per virtù della Vostra bontà e promessa, san Valentino possa essere mio avvocato e provvedere tutto ciò che è necessario in quell'ora. Così sia.
    #sdgcdpr










    Ligue Saint Amédée
    www.SaintAmedee.ch/
    “14 Février : Saint Valentin, Prêtre et Martyr († 268)”













    Valentino da Terni: il santo che non fu degli innamorati | Radio Spada
    http://www.radiospada.org/2013/02/va...li-innamorati/
    "Valentino nasce a Interamna Nahrs, oggi nota come Terni, nel 176 d.C.
    Fu il primo vescovo della sua città natale, nonché grande promulgatore della fede in Cristo espressa con zelo e, stando ad un documento ecclesiale del VI secolo in proposito, anche con diversi miracoli.
    Il più noto fra tutti sembra essere quello a beneficio del figlio di un oratore romano, Cratone, che manifestava frequentemente forti attacchi epilettici.Nel 270 d.c., infatti, Valentino si reca a Roma su invito di Cratone stesso che, benché non cristiano, sapeva della fama di taumaturgo del vescovo.
    Il vecchio Valentino (stando alle più antiche fonti agiografiche ormai novantatreenne) non solo guarì il figlio dell’illustre oratore, ma lo convertì anche al Cristianesimo, innalzandosi così a “protettore degli epilettici” per i secoli a venire.
    Nei tre anni in cui si trovò a Roma, Valentino avrebbe inoltre svolto un’attività di evangelizzazione sulle elite intellettuali romane, proprio tramite il grato Cratone.
    A Roma, però, la sua attività pastorale, ritenuta “sovversiva” dalle autorità imperiali, non passò inosservata, tant’è che venne arrestato da Claudio il Gotico il quale sembra avergli ordinato personalmente di abiurare la fede cristiana.
    Valentino ovviamente non accettò ed anzi tentò di convertire al Cristianesimo l’imperatore stesso.
    Forse per una momentanea indole compassionevole o forse per stima, Claudio decise di graziare il vescovo di Terni affidandolo alle “cure” di una famiglia patrizia.
    Il vescovo però perseverò nel suo pontificare, provocando il malcontento degli alti vertici romani ora guidati da Aureliano, appena succeduto a Claudio.
    Purtroppo per Valentino, il nuovo imperatore non aveva mano leggera con i suoi oppositori e condannò a morte l’anziano vescovo seduta stante.Sempre stando alle documentazioni più antiche, Valentino fu sottoposto ad una vera e propria “patio”: portato fuori dalle mura cittadine, fu flagellato lungo la via Flaminia per essere infine decapitato il 14 febbraio 273, giorno in cui si commemora la sua memoria liturgica.
    La figura dello zelante primo vescovo di Terni è contornata da molti tratti leggendari, motivati anche dalla scarsità di notizie e fonti biografiche a disposizione.Certamente morì martire e quelle che si ritengono essere le sue spoglie riposano nella basilica a lui dedicata a Terni, nel luogo in cui sarebbe stato martirizzato.
    Altresì, è di remota memoria il suo legame con gli affetti di epilessia, di cui risulta “protettore” fin dalla canonizzazione.Totalmente leggendario è invece ciò per cui paradossalmente è più noto: l’essere stato un “protettore degli innamorati”, cosa di cui non si trova alcun riferimento nel materiale agiografico attualmente in nostro possesso.Tutto questo è abbastanza comprensibile comunque, considerando che Valentino da Terni “fu fatto” patrono degli innamorati.
    Il complesso di aneddoti riguardanti il santo e gli “innamorati” vanno infatti presi per quello che sono: aneddoti di carattere “mitico”, dovuti probabilmente a una presunta citazione del ternano “Bene tu fai, Amore, a celebrare la tua festa solenne nel virginal febbraio.”
    Gelasio I (papa dal marzo 492 al novembre 496), infatti, si servì del gradito alone leggendario di Valentino per contrastare culturalmente la diffusione dei Lupercalia, riti di antica matrice iniziatica ed esoterica, diventati nella tardo antichità in poco più che orge.
    Ma al di là di qualsivoglia leggenda o “ritocco” biografico, è più che giusto considerare Valentino da Terni un protettore degli innamorati; di Cristo e della sua Parola nello specifico.
    Lorenzo Roselli"







    Radio Spada


    “14 FEBBRAIO 2017: SAN VALENTINO PRETE E MARTIRE.
    La Chiesa oggi onora la memoria di questo santo prete di Roma, che subì il martirio verso l'anno 270. Ci sfuggono i maggiori particolari della sua vita e ben poche notizie abbiamo sui suoi patimenti. Nondimeno, il culto di san Valentino non è meno celebre nella Chiesa, e noi dobbiamo ritenerlo uno dei nostri protettori nella stagione liturgica in cui il suo nome e i suoi meriti vengono ad arricchire quelli di tanti altri martiri, per incoraggiarci a cercare Dio, al prezzo di tutti i sacrifici che ci possono rimettere in grazia sua.
    Prega, perciò, o santo Martire, per i fedeli che da tanti secoli conservano viva la tua memoria. Nel giorno del giudizio i nostri occhi ti riconosceranno dal fulgore di gloria che i tuoi combattimenti ti meritarono; ottienici col tuo aiuto che siamo posti alla destra ed associati al tuo trionfo.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 812.”








    “14 FEBBRAIO 2017: MARTEDÌ DI SETTUAGESIMA.

    La caduta.
    Le promesse del serpente bastarono a soffocare nel cuore della donna ogni sentimento d'amore verso Colui che l'aveva creata e colmata di beni.
    Vagheggiava d'essere simile a lui; la sua fede s'era offuscata; pensava che Dio poteva averla ingannata con la minaccia della morte, se violava il suo comando; e, cedendo all'amor proprio, guarda il frutto proibito; le pare "buono a mangiarsi e bello all'occhio e gradevole all'aspetto"; i sensi cospirano con la sua anima a disobbedire a Dio, e a perderla. Ormai la prevaricazione è già commessa nella sua volontà: non resta che consumarla con un atto esterno. Piena di sé, come se Dio non esistesse più per lei, stende la mano, coglie il frutto e lo porta alla bocca.
    Dio aveva predetta la morte alla creatura infedele che avesse osato violare il suo comandamento; ma Eva, dopo aver peccato, sente ancora in sé la vita. Il suo orgoglio trionfa e credendosi più forte di Dio, pensa e desidera di far partecipe Adamo della sua colpevole vittoria. Con mano sicura gli porge il frutto che credeva aver gustato impunemente. Adamo, o per sentirsi rassicurato dall'impunità del delitto commesso dalla sposa, o per cieco amore, volle condividere la sorte di colei ch'era carne della sua carne e osso delle sue ossa, e dimenticando a sua volta il comando del Creatore, acconsente e sacrifica l'amicizia di lui per una vile compiacenza verso la donna.
    Misero Adamo! consumando quel frutto, manda in rovina se stesso e tutta la sua discendenza.
    Appena i nostri progenitori hanno spezzato il legame che li univa a Dio, ritornano in se stessi. Dio, abitando nella creatura elevata allo stato soprannaturale, le dà un essere completo; ma quando essa lo scaccia col peccato, viene a trovarsi in uno stato peggiore del niente: naufraga nel male. Nell'anima, poc'anzi così bella e così pura, non vi sono più che rovine.
    Ritornando in se stessi, i nostri progenitori sentono una grande vergogna. Hanno voluto diventare come Dio ed innalzarsi fino all'Essere infinito: ma eccoli in preda alla lotta della carne contro lo spirito. La nudità fino allora innocente li sbigottisce e, per non arrossire di se stessi, prima così pieni di nobile semplicità in mezzo all'universo loro soggetto, cercano di nasconderla.
    Fu l'amore disordinato di se stessi a sedurli, ed a calpestare il comandamento del Signore, dopo aver offuscato in essi la coscienza della propria grandezza ed il ricordo dei benefici da lui ricevuti. La stessa cecità allontana da loro il pensiero di confessare la colpa e d'implorare la pietà del grande Offeso.
    Costernati, fuggono e si nascondono.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 433-434.”











    Guéranger, L'anno liturgico - Martedì di Sessagesima
    http://www.unavoce-ve.it/pg-sess-mar.htm

    Guéranger, L'anno liturgico - 14 febbraio. San Valentino, Prete e Martire
    http://www.unavoce-ve.it/pg-14feb.htm











    Luca, Sursum Corda!



    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

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    Lightbulb Re: 14 febbraio - S. Valentino di Terni, martire

    14 FEBBRAIO 2018: SAN VALENTINO, PRETE E MARTIRE; MERCOLEDÌ DELLE CENERI (ASTINENZA E DIGIUNO - INIZIO DELLA SANTA QUARANTENA)…



    “MERCOLEDÌ DELLE CENERI.”
    Guéranger, L'anno liturgico - Mercoledì delle Ceneri
    http://www.unavoce-ve.it/pg-ceneri-mer.htm

    “TEMPO DI QUARESIMA”
    Capitolo I - Storia della Quaresima
    Guéranger, L'anno liturgico - Storia della Quaresima
    http://www.unavoce-ve.it/pg-quaresima-st.htm

    Capitolo II - Mistica della Quaresima
    Guéranger, L'anno liturgico - Mistica della Quaresima
    http://www.unavoce-ve.it/pg-quaresima-mist.htm

    Capitolo III - Pratica della Quaresima
    Guéranger, L'anno liturgico - Pratica della Quaresima
    http://www.unavoce-ve.it/pg-quaresima-pr.htm


    Guéranger, L'anno liturgico - 14 febbraio. San Valentino, Prete e Martire
    http://www.unavoce-ve.it/pg-14feb.htm
    “14 FEBBRAIO, SAN VALENTINO: PRETE E MARTIRE.”




    http://www.sodalitium.biz/san-valentino/
    “14 febbraio, San Valentino, Prete e Martire.

    ”A Roma, sulla via Flaminia, il natale di san Valentino, Prete e Martire, il quale, glorioso per guarigioni e dottrina, fu percosso con bastoni e decapitato sotto Claudio Cesare”.
    O glorioso martire San Valentino, che per la vostra intercessione liberaste i vostri devoti dalla peste e da altre terribili malattie, liberateci, vi supplichiamo, dalla peste terribile dell’anima, che è il peccato mortale. Così sia.”


    Mercoledì delle Ceneri - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/mercoledi-delle-ceneri/
    “4 febbraio 2018, Mercoledì delle Ceneri.
    “Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris” (Ricordati, o uomo, che sei polvere, e in polvere ritornerai).

    Concedi, o Signore, ai tuoi fedeli: che questo tempo venerando, consacrato ai digiuni, venga da loro accolto con la debita pietà e trascorso con la ferma devozione. Per nostro Signore Gesú Cristo.”





    http://www.sodalitium.biz/wp-content...11-300x200.jpg



    Della Quaresima - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/della-quaresima/
    “Catechismo Maggiore di San Pio X – Della Quaresima.

    35 D. Che è la Quaresima?
    R. La Quaresima è un tempo di digiuno e di penitenza istituito dalla Chiesa per tradizione apostolica.
    36 D. Per qual fine è istituita la Quaresima?
    R. La Quaresima è istituita:
    1. per farci conoscere l’obbligo che abbiamo di far penitenza in tutto il tempo della nostra vita, di cui, secondo i santi Padri la Quaresima è la figura;
    2. per imitare in qualche maniera il rigoroso digiuno di quaranta giorni, che Gesù Cristo fece nel deserto;
    3. per prepararci coi mezzo della penitenza a celebrare santamente la Pasqua.
    37 D. Perché il primo giorno di Quaresima si chiama il giorno delle Ceneri?
    R. Il primo giorno di Quaresima si chiama giorno delle Ceneri, perché la Chiesa mette in quel giorno le sacre ceneri sul capo dei fedeli.
    38 D. Perché la Chiesa nel principio della Quaresima usa imporre le sacre ceneri?
    R. La Chiesa nel principio della Quaresima usa imporre le sacre ceneri, affinché noi ricordandoci che siamo composti di polvere, e colla morte dobbiamo ridurci in polvere, ci umiliamo e facciamo penitenza de’ nostri peccati mentre ne abbiamo il tempo.
    39 D. Con quale disposizione dobbiamo noi ricevere le sacre ceneri?
    R. Noi dobbiamo ricevere le sacre ceneri con cuor contrito ed umiliato, e con la santa risoluzione di passare la Quaresima nelle opere di penitenza.
    40 D. Che cosa dobbiamo noi fare per passar bene la Quaresima secondo la mente della Chiesa?
    R. Per passar bene la Quaresima secondo la mente della Chiesa dobbiamo fare quattro cose:
    1. osservare esattamente il digiuno, e mortificarci non solamente nelle cose illecite e pericolose, ma ancora, per quanto si può, nelle cose lecite, come sarebbe moderarsi nelle ricreazioni;
    2. fare preghiere, limosine, ed altre opere di cristiana carità verso il prossimo più che in ogni altro tempo;
    3. ascoltare la parola di Dio non già per pura usanza o curiosità, ma per desiderio di mettere in pratica le verità che si ascoltano;
    4. essere solleciti a prepararci alla confessione, per rendere più meritorio il digiuno, e per disporci meglio alla Comunione pasquale.
    41 D. In che consiste il digiuno?
    R. Il digiuno consiste nel fare un solo pasto al giorno, e nell’astenersi dai cibi vietati.
    42 D. Nei giorni di digiuno oltre l’unico pasto è vietata qualunque altra refezione?
    R. Nei giorni di digiuno la Chiesa permette una leggiera refezione alla sera, o pure sul mezzogiorno quando l’unico pasto viene differito alla sera.
    43 D. Chi è obbligato al digiuno?
    R. Al digiuno sono obbligati tutti coloro che hanno compito il ventesimo primo anno e non ne sono legittimamente impediti.
    44 D. Quelli che non sono obbligati al digiuno sono affatto esenti dalle mortificazioni?
    R. Quelli che non sono obbligati al digiuno non sono affatto esenti dalle mortificazioni, perché niuno è dispensato dall’obbligo generale di far penitenza e perciò devono mortificarsi in altre cose secondo le loro forze.”





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    Disciplina del digiuno e dell'astinenza - Sodalitium

    http://www.sodalitium.biz/disciplina...dellastinenza/
    "Disciplina del digiuno e dell’astinenza.
    Poichè la Costituzione “Poenitemini” del 1966 di Paolo VI e il “Nuovo Diritto Canonico” del 1983 di Giovanni Paolo II non hanno nessun valore giuridico, è ancora in vigore la disciplina osservata sotto il pontificato di Pio XII (secondo i Canoni 1250-1254 del Diritto Canonico piano-benedettino del 1917, modificati dal Decreto dalla S. Congregazione dei Riti del 16 settembre 1955 e dalla S. Congregazione Concilio del 25 luglio 1957).
    L’attuale legge per i fedeli di rito latino è quindi la seguente:
    – LA LEGGE DEL DIGIUNO obbliga tutti i fedeli che hanno compiuto i 21 anni e non hanno ancora iniziato il 60° anno.
    – LA LEGGE DELL’ASTINENZA dalla carne obbliga tutti i fedeli a partire dai 7 anni compiuti.
    IL DIGIUNO consiste nel fare un solo pasto al giorno e due piccole refezioni nel corso della giornata (i moralisti quantificano in 60 grammi al mattino e 250 grammi alla sera; la refezione serale è sempre di magro).
    L’ASTINENZA vieta l’uso della carne, di estratto o brodo di carne, ma non quello delle uova, dei latticini e di qualsiasi condimento di grasso animale.
    GIORNI DI ASTINENZA DALLA CARNI:
    – tutti i Venerdì dell’anno (tranne se vi cade una festa di precetto, ma questo vale solo al di fuori della quaresima).
    GIORNI DI ASTINENZA E DI DIGIUNO:
    – Mercoledì delle Ceneri;
    – ogni Venerdì e Sabato di Quaresima;
    – il Mercoledì, il Venerdì e il Sabato delle Quattro Tempora;
    – le Vigilie di Natale (24 Dicembre), di Pentecoste, dell’Immacolata (7 dicembre),
    d’Ognissanti (31 Ottobre).
    GIORNI DI SOLO DIGIUNO SENZA ASTINENZA:
    – tutti gli altri giorni feriali di Quaresima (le Domeniche non c’è digiuno).
    POSSONO NON PRATICARE L’ASTINENZA:
    – i poveri che ricevono carne in elemosina e non hanno altro da mangiare;
    – gli infermi, i convalescenti, i deboli di stomaco, le donne che allattano, le donne incinte se deboli;
    – gli operai che fanno lavori più pesanti quotidianamente;
    – mogli, figli, servi, tutti coloro che esercitano in servizio essendovi costretti, e che non possono avere altro cibo sufficientemente nutriente.
    POSSONO NON PRATICARE IL DIGIUNO:
    – coloro che digiunerebbero con grave incomodo: ammalati, convalescenti, deboli di nervi, donne che allattano o incinte;
    – poveri che hanno già poco cibo a disposizione;
    – coloro che esercitano un lavoro che è moralmente e ordinariamente incompatibile con il digiuno (es: lavori pesanti);
    – coloro che fanno un lavoro intellettuale molto faticoso (es. studenti sotto esami);
    – chi deve fare un lungo e faticoso viaggio; per un maggiore bene o per un’opera di pietà più grande, se questa è moralmente incompatibile con il digiuno (es.: assistenza ai malati)."





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    Tempo di Quaresima - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/tempo-di-quaresima/
    “Tempo di Quaresima 14 febbraio 2018
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
    Tempo di Quaresima
    Catechismo Maggiore di San Pio X – Della Quaresima
    Della Quaresima - Sodalitium
    Disciplina del digiuno e dell’astinenza
    Disciplina del digiuno e dell'astinenza - Sodalitium
    http://www.centrostudifederici.org/w...98.jpg ”











    QUARESIMA, IL SIGNIFICATO DELLE CENERI « www.agerecontra.it
    “"QUARESIMA, IL SIGNIFICATO DELLE CENERI."
    Segnalazione di Interris, quotidiano internazionale on-line di Fabio Beretta
    “Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris”. Le parole pronunciate da Dio nel giardino dell’Eden, e che accompagnano la cacciata dal paradiso terrestre di Adamo ed Eva, segnano l’inizio della Quaresima, un tempo di preghiera, digiuno e penitenza durante il quale i cristiani si preparano alla grande festa della Pasqua. “Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai” (Genesi 3,19), è la stessa frase che caratterizza la celebrazione peculiare del Mercoledì delle Ceneri. Tradizionalmente ricavate dai rami d’ulivo benedetti in occasione della Domenica delle Palme dell’anno precedente, le ceneri, e il rito della loro imposizione, hanno origini antichissime.
    Il significato biblico
    Da Abramo a Giuditta, le ceneri, assumono un duplice significato nella storia dell’Antico Testamento. Sono segno della debole e fragile condizione dell’uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere” (Gen 18,27). Giobbe, riconoscendo il limite profondo della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione, afferma: “Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere” (Gb 30,19). Ma la cenere è anche segno di penitenza, di chi si accorge del proprio agire “malvagio” e decide di “convertirsi”. Noto, a tal proposito, il testo della conversione degli abitanti di Ninive dopo la predicazione di Giona: “I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere” (Gio 3,5-9). Anche Giuditta invita tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo: “Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore” (Gdt 4,11). Inoltre, Giuditta, prima di intraprendere l’ardua impresa di liberare Betulia, “cadde con la faccia a terra e sparse cenere sul capo e mise allo scoperto il sacco di cui sotto era rivestita e, nell’ora in cui veniva offerto nel tempio di Dio in Gerusalemme l’incenso della sera, supplicò a gran voce il Signore” (Gdt 9, 1). Nel Nuovo Testamento, poi, Gesù stesso, parlando delle città di Corazin e Betsaida, afferma che avrebbero meritato la stessa fine di Tiro e Sidone se non avessero fatto penitenza con cenere e cilicio (Mt 11, 21).
    La penitenza “pubblica” nel medioevo
    È da queste pagine che i Padri della Chiesa, come San Cipriano, Sant’Ambrogio, San Girolamo e altri, alludono spesso alla penitenza “in cinere et cilicio”. A cavallo tra il V e il VI secolo, quando la Chiesa istituì la “penitenza pubblica”, scelse proprio la cenere e il sacco per indicare il castigo di coloro che avevano commesso peccati gravi e notori. Il periodo di quella penitenza canonica iniziava il mercoledì, primo giorno di Quaresima, e terminava il Giovedì Santo. Nella Roma del VII secolo, quaranta giorni prima della Pasqua, i penitenti si presentavano ai presbiteri, confessavano le proprie colpe e, se era il caso, ricevevano un vestito di cilicio impregnato di cenere. Essi restavano esclusi dalla chiesa, con la prescrizione di ritirarsi in qualche abbazia per compiere la penitenza.
    La benedizione delle ceneri
    Il primo formulario di benedizione delle ceneri risale all’XI secolo. Il rito di imporle sulla testa dei penitenti, gesto simbolico che si rifà alla tradizione biblica, si diffuse rapidamente in tutta Europa. Inizialmente venivano deposte sul capo degli uomini, mentre alle donne veniva fatta una croce sulla fronte. Inoltre, esso era riservato solo ai penitenti. Poi, essendo in seguito abolita la penitenza pubblica, il rito fu esteso a tutti i fedeli per richiamare alla memoria il comune destino mortale causato dal peccato originale.
    Le “stationes” romane
    A Roma, capitale dell’Impero e sede papale, a partire dal V secolo, si sviluppa la tradizione delle “stationes” quaresimali: i fedeli, ogni giorno, si radunano e sostano presso una delle tante “memorie” dei Martiri, che costituiscono le fondamenta della Chiesa di Roma. Nelle Basiliche, dove vengono esposte le reliquie, è celebrata la Santa Messa preceduta da una processione, durante la quale si cantano le Litanie dei Santi. Si fa in questo modo memoria di quanti, con il loro sangue, hanno testimoniato Cristo.
    La prima notizia storica ufficiale, registrata nel “Liber pontificalis”, risale a Papa Ilario (461-468). È scritto che il Papa donò alla Chiesa di Roma una serie di vasi sacri da utilizzare nelle chiese in cui avvenivano le stationes. Questa pratica si diffuse poi in tutta Europa e nell’Africa del nord. Nei calendari liturgici che non seguono il Martirologio Romano venivano esplicitamente ricordate le chiese stazionali dell’Urbe, per sentirsi in piena comunione con il Papa. Una prima riorganizzazione e sistemazione delle stationes avviene, secondo la tradizione, con Gregorio Magno.
    La riforma di Gregorio Magno
    Il Papa si recava nella chiesa vicina a quella stazionaria. Lì si recitava un’orazione, quindi prendeva forma la processione che, al canto delle litanie dei santi, giungeva alla chiesa stazionaria dove si partecipava a una veglia di preghiera, successivamente sostituita dalla celebrazione eucaristica. Questo avvenne fino all’esilio avignonese. Nel 1870, le stationes non ebbero più luogo, a causa dei moti che portarono all’unità d’Italia e alla presa di Roma. Bisognerà attendere l’inizio del XX secolo per vedere rinascere le stationes romane, grazie a monsignor Carlo Respighi, che dal ’31 al ’47 sostenne e incoraggiò questa tradizione. Paolo Vi fu il primo Pontefice a riprendere l’uso di presiedere la prima “statio“, quella che per tradizione si svolge nella basilica di Santa Sabina sull’Aventino.
    Santa Sabina, la “statio” del Papa
    La scelta di partire proprio da questa particolare chiesa è probabilmente dovuta al fatto che anticamente la processione iniziava dalla chiesa di Santa Anastasia, nei pressi del Circo Massimo, e dunque la salita all’Aventino simboleggiava il cammino di purificazione dell’anima verso la perfezione spirituale. Santa Sabina non è sempre stata la prima “statio”. Infatti, fino a una certa epoca la Quaresima cominciava la domenica e in questo giorno le processioni iniziavano sempre dalle grandi basiliche. (…)
    Fonte: QUARESIMA, IL SIGNIFICATO DELLE CENERI di Fabio Beretta”
    Quaresima « www.agerecontra.it
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    "Carlo Di Pietro - Sursum Corda"
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    "Vi compatisco, madre mia addolorata, per la sesta spada che vi trafisse in vedere ferito da parte a parte il dolce Cuore del vostro Figlio già morto, e morto per quegl'ingrati che neppure dopo la morte erano sazi di tormentarlo. Per questo fiero dolore dunque che fu tutto vostro, vi prego ad ottenermi la grazia di abitare nel Cuore di Gesù ferito ed aperto per me; in quel Cuore dico, ch'è la bella cella d'amore, dove riposano tutte le anime amanti di Dio, e dove io vivendo non pensi né ami altro che Dio. Vergine sacrosanta, voi lo potete fare, da voi lo spero.
    Madre mia, fa che il mio core
    Accompagni il tuo dolore
    Nella morte di Gesù."







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    Ligue Saint Amédée
    http://liguesaintamedee.ch/
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    "Intransigeants sur la doctrine ; charitables dans l'évangélisation [Non Una Cum]."

    14 février : Saint Valentin, Prêtre et Martyr (? 268) :: Ligue Saint Amédée
    “14 février : Saint Valentin, Prêtre et Martyr († 268).”



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    “Mercredi des Cendres”




    “Sermon du Père Joseph-Marie Mercier pour le Mercredi des Cendres
    http://prieure2bethleem.org/predica/...ier.mp3”








    "Nous vous souhaitons un pieux et profitable Carême. UdP"





    “Dieu tout-puissant et éternel, vous avez pardonné aux Ninivites, faisant pénitence sous la cendre et le cilice : faites que nous les imitions, de telle sorte que nous obtenions comme eux notre pardon. Prière de la bénédiction des cendres.”

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    "Radio Spada è un sito di controinformazione cattolico Radio Spada | Radio Spada ? Tagliente ma puntuale e una casa editrice http://www.edizioniradiospada.com "
    “14 FEBBRAIO 2018: SAN VALENTINO PRETE E MARTIRE.”





    Valentino da Terni: il santo che non fu degli innamorati | Radio Spada

    https://upload.wikimedia.org/wikiped...by_Bassano.jpg




    “14 febbraio 2018: MERCOLEDÌ DELLE CENERI (Inizio della Santa Quarantena).”




    [Audio, 26-2-15] P. Seveso ci dice qualcosa in più sulla Quaresima Cattolica | Radio Spada

    La Quaresima prima del Concilio? Ecco le regole. | Radio Spada

    https://www.radiospada.org/2018/02/m...e-quaresimale/

    “Morire per tornare a vivere ancora: una meditazione quaresimale di Isacco Tacconi
    La Quaresima ormai è incipiente, il peso morale e psicologico della penitenza già incombe su di noi. Un tempo apparentemente lungo e sofferto sta per cominciare: è lo spazio necessario che ci separa e prepara alla Santa Pasqua.
    La meditazione che ho sentito di dover offrire a voi miei Confratelli della Buona Morte e più in generale a chiunque ne sia interessato, quest’anno la vorrei incentrare sull’insegnamento che ci offre il Patriarca San Benedetto (terzo patrono della nostra Compagnia) nella sua Santa Regola. È singolare infatti che la sua festa (21 Marzo) cada inevitabilmente ogni anno all’interno del Tempo di Quaresima quasi a rimarcarne la l’importanza drammatica, e incoraggiandoci al contempo nella sua fedele osservanza.
    San Benedetto dice che “che la vita del monaco deve avere sempre un carattere quaresimale” (Regula, XLIX, I) ma rivolgendosi direttamente ai monaci non intende dire che per gli altri cristiani la vita può essere vissuta in un clima un po’ meno quaresimale ed anzi un po’ più come un carnevale, saremmo lontani dal cuore di Cristo se lo pensassimo. Chiunque, infatti, padre o madre di famiglia, laico o chierico, il sano ma afflitto nell’anima al pari dell’ammalato crocifisso in un letto di dolore vive e assapora fino in fondo la drammaticità della vita umana. Nessuno è esente dal fardello dell’esistenza.
    E che la vita umana sia, volenti o nolenti, un vero e proprio “tempo di quaresima” lo sperimentiamo quotidianamente nelle incombenze, incomprensioni, fatiche, fallimenti, paure ed ansie di cui le nostre giornate sono costellate. Ad esempio, un padre e una madre che si svegliano nel cuore della notte per occuparsi del loro bimbo piangente rompendo il necessario riposo, sopportando per amore del Signore la stanchezza opprimente mentre vegliano accanto al letto dei loro figli un attimo prima che il gallo canti e il peso del nuovo giorno già corra loro incontro, non fanno altro che vivere quello che San Benedetto prescrive ai suoi monaci, e la Scrittura a tutti i cristiani: “Nel cuore della notte mi alzo a renderti lode” (Sal 118,62). Poiché per i genitori è questo il modo proprio e specifico di essere cristiani, essere fedeli ai sacrifici della vita matrimoniale, solo così possono dar gloria a Dio.
    Tale è la bellezza ed unicità salvifica della vita cristiana, ogni sofferenza anche la più piccola può e deve divenire non un ostacolo all’unione con Dio, come vorrebbe lo stolto quando nel suo cuore dice «se esiste il dolore e la morte Dio non esiste», ma bensì la strada maestra per penetrare nel suo Cuore. San Tommaso conclude il trattato sul male in una maniera quasi scandalosa per il mondo incredulo di ieri e di oggi: “SI MALUM EST, DEUS EST” – se esiste il male, Dio esiste (Contra Gentiles, 1. III, c.71).
    Mentre il mondo fugge la sofferenza, la morte ed ogni patire il cristiano gli va incontro, li abbraccia tutti stringendoli a sé e li bacia come l’ancora della propria salvezza. Il cristiano, vale a dire il vero imitatore di Cristo che ha ricevuto il diritto e il privilegio di essere chiamato con il nome del Figlio di Dio, è precisamente colui che porta nel suo corpo il morire di Gesù (Cfr. 2Cor 4,10). A tal proposito le Fonti raccontano che San Francesco amava i luoghi più solitari e impervi andandosi ad annidare nelle fenditure della roccia perché, diceva, voleva nascondersi nelle piaghe di Gesù, alla cui morte “la terra tremò e le rocce si spezzarono” (Mt 27,51).
    Personalmente credo che la principale e in un certo senso più santificante forma di penitenza sia quella che San Benedetto da padre buono e saggio prescrive ai suoi figli quando dice loro: “sopportino con grandissima pazienza le proprie miserie fisiche e morali” (Regula, LXXII, V). E noi tutti sappiamo quanto anzitutto abbiamo da perdonare a noi stessi, quanto siamo noi per primi peso a noi stessi come sospira Giobbe nella sua angoscia: «factus sum mihimet ipsi gravis». La verità è che la nostra prima frustrazione e fonte di sofferenza è la nostra incapacità di soffrire, vale a dire la nostra fragilità molto spesso emotiva che ci rende duro e a volte impossibile l’affrontare virilmente il patire che avvolge l’uomo come una ragnatela in questa breve vita. Eppure la differenza tra un cristiano e un uomo qualunque non è come alcuni credono banalmente che il primo non sente la sofferenza, ma esattamente il contrario. Il cristiano sente la sofferenza fino in fondo come qualsiasi uomo ed anzi l’assapora gustandone la dolcezza alla bocca e la tremenda amarezza nell’inghiottirla: “Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo»”. E questa è l’anima della fece cattolica. Noi infatti non siamo buddisti, non crediamo cioè che il male assoluto sia il desiderio e la sofferenza che da esso deriva, rifiuto così radicalmente anticristiano, quindi anticristico, che consiste nel continuo tentativo e sforzo di eliminare la sofferenza da questo mondo a costo di eliminare, con essa, l’uomo medesimo. Non esiste infatti l’uno senza l’altra. Tentando di estirparla infatti non è solo la sofferenza che si vuole negare ma la realtà stessa, la vita e l’uomo. Noi cristiani invece la sofferenza non solo non dobbiamo fuggirla ma siamo chiamati, unici fra gli uomini, ad amarla, onorarla e, in un certo senso, invocarla su di noi. Mi ricorderò sempre la commozione che destarono in me le parole di San José Maria Escrivà quando ad una madre che aveva perso in maniera assurda, irragionevole, inaccettabile il suo figlioletto innocente disse con amore: “Benedetto sia il dolore. Amato sia il dolore. Santificato sia il dolore. Glorificato sia il dolore”. Allora mi parvero, e tutt’ora mi paiono, come lo scuotimento violento di un albero alle sue radici, un albero avvizzito e ripiegato su se stesso che pur di non provare la sofferenza della potatura preferisse morire soffocato sotto il peso delle proprie fronde orgogliose e sterili. Ma la Quaresima sta a ricordarci “se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24).
    La differenza tra un cristiano e un uomo qualunque è che il primo deve saper soffrire e sa perché soffre, il suo dolore quindi non è semplicemente subito ma voluto. Difatti la Redenzione che Iddio è venuto ad offrirci liberamente è anzitutto una via da percorrere, non una semplice conoscenza, ma la via drammatica della Croce, la passerella dei condannati, il tragitto che ci conduce al patibolo, la sfilata infamante che Egli per primo ha voluto percorrere “per lasciarci un esempio” (Cfr. 1Pt 2,21). Non c’è nulla di romantico o di sentimentale nella Croce quanto piuttosto il pulsare reale e vivido del dolore causato dal peccato e sanato dall’amore. Un cammino umiliante che macerò il corpo del Logos incorporeo, una discesa nel grembo della morte dall’Eternità del seno del Padre e del Santo Spirito fino nel mezzo di una folla di creature per Lui insignificanti che lo ricoprono d’ingiurie, sassi e sputi. Lo spettacolo che la religione cristiana offre al mondo è tutt’altro che allettante per un’umanità assuefatta al piacere e al godimento, schiava del peccato e di Satana. Questa è la condizione dell’umanità decaduta: ciò che non possiede l’essere disprezza e sputa sopra Colui che è l’Essere, quello che è creato crocifigge l’Increato e mentre l’ignobile si spinge fino al disprezzo dell’Altissimo il cristiano deve, come dice San Benedetto, “non anteporre nulla all’amore di Cristo”. Ed è precisamente per questo che il Santo Patriarca dice che bisogna «amare il digiuno» (IV, XIII) e non soltanto “patire il digiuno”. L’amore infatti è il motore del patire cristiano, e il dono della fede dalla quale soltanto deriva la salvezza dell’uomo non si realizza attraverso una sorta di sforzo stoico o di virtù pelagiano-kantiana ma bensì nell’abbracciare per amore tutto ciò che proviene dalla mano del Padre: “Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?” (Gb 2,10). Ogni cosa – la gioia e il dolore, le conquiste e le perdite, il premio e il castigo, la riconoscenza e l’ingratitudine – assume in Cristo un valore di medietas vale a dire di mezzo per raggiungere il fine, che è Dio e l’unione con Dio.
    Bisogna ricordare che il Santo Patriarca di Montecassino nel redigere la Regula non si rivolge a degli individui “speciali”, a delle lodevoli ma pur sempre eccezioni in mezzo alla massa di cristiani “normali” con cui di solito s’intendono gli intiepiditi, ma si rivolge propriamente a tutti coloro che desiderano essere dei cristiani autentici. Non ci nascondiamo che spesso nell’immaginario comune si è portati a concepire un’idea distorta quasi idealizzata di coloro che, uomini e donne, offrono le loro vite in un completo olocausto a Dio, quella cioè di una sorta di ceto sovrumano, un’immagine che, ad essere onesti, tende ad esimerci da una più seria e radicale osservanza dei precetti evangelici per riservarli a “pochi eletti”. Invece San Benedetto senza alcun timore di offendere i pusillanimi dice: “Io mi rivolgo personalmente a te, chiunque tu sia, che, avendo deciso di rinunciare alla volontà propria, impugni le fortissime e valorose armi dell’obbedienza per militare sotto il vero re, Cristo Signore” (Prologo, III). Costoro, dice il Santo legislatore, devono «avere sempre dinanzi agli occhi la possibilità della morte» (IV, XLVII). E il motivo di questa continua meditatio mortis a cui ogni cristiano, uomo o donna, consacrato o sposato, giovane o vecchio è chiamato, è molto semplice: “Se non farete penitenza, – dice Colui che ha scelto la Croce per salvarci – perirete tutti quanti” (Lc, 13, 3).
    Ma quest’anno in maniera particolare la Quaresima sembra essere circondata da un’aurea “benedettina”. Infatti soltanto pochi giorni prima l’inizio del periodo più austero che la Chiesa conosca la Provvidenza ha disposto che incontrassimo sul nostro cammino la figura della sorella di San Benedetto, Santa Scolastica. Poche e scarne sono le notizie che abbiamo sul suo conto, eppure sappiamo l’essenziale. San Gregorio Magno ne descrive l’efficace e potente carità dicendo soltanto che «potè di più colei che più amò». E questo appare a noi oggi che ci incamminiamo per l’aspro sentiero quaresimale, figura di tutta la nostra vita terrena, una grande consolazione e un grande criterio d’azione che ci consentirà, con l’aiuto di Dio, di spingerci molto oltre nel glorioso viaggio della fede: l’amore vince gli ostacoli della carne, dell’anima e del mondo. Ragion per cui il dolore e il peso che da principio la penitenza volontaria, oltre a quella quotidianamente accettata, ci procura può essere davvero sublimato nell’amore del Cristo, motore e fondamento di ogni nostro essere ed agire. Affidandoci perciò a San Benedetto, tale di nome e di grazia, cingiamo i nostri fianchi per affrontare con cristiana virtù il santo e propizio tempo di Quaresima poiché “il Signore attende che, giorno per giorno, rispondiamo con i fatti alle sue sante esortazioni. Ed è proprio per permetterci di correggere i nostri difetti che ci vengono dilazionati i giorni di questa vita secondo le parole dell’Apostolo: “Non sai che con la sua pazienza Dio vuole portarti alla conversione? Difatti il Signore misericordioso afferma: “Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva” (Prologo, XXXV-XXXVIII).”
    https://i1.wp.com/www.radiospada.org...pg?w=848&ssl=1









    Guéranger, L'anno liturgico - Mercoledì delle Ceneri
    http://www.unavoce-ve.it/pg-ceneri-mer.htm
    “MERCOLEDÌ DELLE CENERI.

    L'appello del profeta.
    Ieri il mondo s'agitava nei piaceri, e gli stessi cristiani si abbandonavano ai leciti divertimenti; ma questa mattina ha squillato la sacra tromba di cui parla il profeta Gioele (v. Epistola della Messa) per annunciare l'apertura solenne del digiuno quaresimale, il tempo dell'espiazione, l'imminente avvicinarsi dei grandi anniversari della nostra salvezza. Destiamoci, cristiani, e prepariamoci a combattere le battaglie del Signore.
    L'armatura spirituale.
    Ricordiamoci, però, che nella lotta dello spirito contro la carne, dobbiamo essere armati: ecco perché la santa Chiesa ci raccoglie nei suoi templi per iniziarci alla milizia spirituale. San Paolo ce ne ha già fatto conoscere i dettagli della difesa con queste parole: "Siate dunque saldi, cingendo il vostro fianco con la verità, vestiti della corazza della giustizia, avendo i piedi calzati in preparazione al Vangelo di pace. Prendete soprattutto lo scudo della fede, l'elmo della saldezza e la spada dello spirito, cioè la Parola di Dio" (Ef 6,14-17). Il principe degli Apostoli aggiunge: "Avendo Cristo patito nella carne, armatevi anche voi dello stesso pensiero" (1Pt. 4,1).
    Ricordandoci oggi la Chiesa questi apostolici insegnamenti, ne aggiunge un altro non meno eloquente, obbligandoci a risalire al giorno della prevaricazione, che rese necessario quelle lotte che stiamo per intraprendere e le espiazioni attraverso le quali dobbiamo passare.
    I nemici da combattere.
    Noi siamo assaliti da due sorta di nemici: le passioni dentro il nostro cuore, il demonio fuori; entrambi disordini che derivano dalla superbia. L'uomo si rifiutò d'obbedire a Dio; ciò nonostante egli lo risparmiò, ma alla dura condizione di subire la morte: "Uomo, disse, tu sei polvere, ed in polvere ritornerai" (Gen 3,19). Ah! perché dimenticammo quell'avvertimento? A Dio bastò solo premunirci contro noi stessi; compresi del nostro niente, non avremmo mai dovuto infrangere la sua legge. Se ora vogliamo perseverare nel bene, al quale ci ha ricondotti la sua grazia, dobbiamo umiliarci, accettare la sentenza e considerare la vita come un viaggio più o meno breve che termina alla tomba. Sotto questa luce tutto diventa nuovo, ogni cosa si schiarisce. Nell'immensa sua bontà, Dio, che si compiacque riversare tutto il suo amore su di noi, esseri condannati alla morte, ci appare ancor più ammirabile. Nelle brevissime ore della nostra esistenza, l'ingratitudine e l'insolenza con cui ci scagliammo contro di lui ci sembrano sempre più degne del nostro disprezzo, e più legittima e salutare la riparazione che ora ci è possibile e che egli si degna d'accettare.
    L'imposizione delle ceneri.
    A questo pensava la santa Chiesa, quando fu indotta ad anticipare di quattro giorni il digiuno quaresimale e ad aprire questo sacro tempo cospargendo di cenere la fronte colpevole dei suoi figli, e ripetendo a ciascuno di loro le parole con cui il Signore li condannava alla morte.
    Come segno d'umiliazione e penitenza, però, l'uso delle ceneri è molto anteriore a quella istituzione. Infatti lo troviamo praticato fin nell'Antico Testamento. Perfino Giobbe, che apparteneva alla gentilità, copriva di cenere la sua carne dilaniata dalla mano di Dio, per implorare così la sua misericordia (Gb 16,16). Più tardi il Salmista, nell'ardente contrizione del suo cuore, mescolava cenere nel pane che mangiava (Sal 101,10). Analoghi esempi abbondano nei Libri storici e nei Profeti dell'Antico Testamento. Si avvertiva anche allora il rapporto esistente fra la polvere d'una materia bruciata e l'uomo peccatore, il corpo del quale sarà disfatto in polvere sotto il fuoco della giustizia divina. Per salvare almeno l'anima, il peccatore ricorreva alla cenere, e nel riconoscere quella triste fraternità con essa si sentiva più al riparo dalla collera di colui che resiste ai superbi e perdona agli umili.
    I pubblici penitenti.
    L'uso liturgico delle Ceneri al Mercoledì di Quinquagesima non sembra che in origine sia stato imposto a tutti i fedeli, ma solo ai colpevoli di certi peccati soggetti alla pubblica penitenza della Chiesa. In questo giorno, prima della Messa, essi si presentavano in Chiesa dove stava raccolto tutto il popolo, i sacerdoti ricevevano la confessione dei loro peccati, quindi li vestivano di cilizi e spargevano sulle loro teste la cenere. Dopo questa cerimonia, il clero ed il popolo si prostravano a terra, mentre ad alta voce venivano recitati i sette salmi penitenziali. Successivamente aveva luogo la processione, durante la quale i penitenti camminavano a piedi scalzi. Di ritorno, erano solennemente cacciati fuori dalla Chiesa dal Vescovo, che diceva loro: "Vi scacciamo fuori dal recinto della Chiesa a causa dei vostri peccati e delitti, come fu scacciato fuori dal Paradiso il primo uomo Adamo a causa della sua trasgressione". Poi il clero cantava diversi Responsori tratti dal Genesi, dov'erano ricordate le parole del Signore che condannava l'uomo ai sudori ed al lavoro sulla terra, ormai maledetta a causa sua. Quindi venivano chiuse le porte della Chiesa, affinché i penitenti non ne passassero più le soglie fino al Giovedì Santo, giorno nel quale ricevevano solennemente l'assoluzione.
    Estensione del rito liturgico.
    Dopo il XII secolo, la penitenza pubblica cominciò a cadere in disuso; ma l'uso d'imporre in questo giorno le ceneri a tutti i fedeli divenne sempre più generale e prese posto fra le cerimonie essenziali della Liturgia Romana. È difficile dire esattamente in quale epoca si produsse tale evoluzione. Sappiamo solo che nel Concilio di Benevento (1091) Urbano II ne fece un obbligo a tutti i fedeli. L'attuale cerimonia è descritta negli Ordines del XII secolo; le antifone, i responsori e le preghiere della benedizione delle Ceneri erano già in uso fra l'VIII e il X secolo.
    Una volta i cristiani si avvicinavano a piedi nudi a ricevere l'ammonimento sul niente dell'uomo, e, ancora nel XII secolo, lo stesso Papa, per recarsi da S. Anastasia a S. Sabina, dov'è la Stazione, faceva tutto il percorso senza calzatura, come pure i Cardinali che l'accompagnavano. Poi la Chiesa mitigò questo rigore esteriore; ma continuò a dare valore ai sentimenti interni che deve produrre in noi un rito così espressivo.
    Come abbiamo or ora detto, la Stazione odierna è a Roma, in S. Sabina, sul colle Aventino, aprendosi così sotto gli auspici di questa santa Martire la penitenza quaresimale.
    La sacra funzione incomincia con la benedizione delle ceneri, ottenute dalle Palme benedette l'anno prima nella Domenica che precede la Pasqua. La nuova benedizione ch'esse ricevono in questa circostanza ha lo scopo di renderle più degne del mistero di contrizione e di umiltà che stanno a significare.
    MESSA
    EPISTOLA (Gl 2,12-19). - Queste cose dice il Signore: Convertitevi a me con tutto il vostro cuore nel digiuno, nelle lacrime, nei sospiri. Lacerate i vostri cuori e non le vostre vesti; tornate al Signore, Dio vostro, che è benigno e misericordioso, paziente e ricco di clemenza, e ci pensa molto avanti di castigare. Chi sa che non cambi e perdoni, e non lasci dietro a sé la benedizione pel sacrificio e la libazione al Signore Dio vostro? Sonate la tromba in Sion, pubblicate il digiuno, convocate l'adunanza, radunate il popolo, purificate la riunione, convocate gli anziani; fate venire i fanciulli e i lattanti, lo sposo novello lasci il suo letto e la novella sposa il suo talamo. Tra il vestibolo e l'altare i sacerdoti, ministri del Signore, piangano, e dicano: Perdona, Signore, perdona al tuo popolo, non abbandonare la tua eredità all'obbrobrio, non la render serva delle nazioni; che non si dica fra i popoli: Dov'è il loro Dio? Il Signore ha mostrato zelo per la sua terra ed ha perdonato al suo popolo. Il Signore ha risposto e ha detto al suo popolo: Ecco che io vi manderò il frumento, il vino e l'olio, e ne avrete in abbondanza. e non vi farò più essere l'obbrobrio delle genti: dice il Signore onnipotente.
    Efficacia del digiuno.
    Questo magnifico passo del Profeta ci rivela l'importanza che il Signore dà all'espiazione fatta col digiuno. Quando l'uomo contrito dei propri peccati affligge la sua carne. Dio si commuove, come lo dimostra l'esempio di Ninive. Il Signore perdonò a una città infedele, perché i suoi abitanti imploravano pietà con l'abito della penitenza. Che non farà allora in favore del suo popolo, se questo saprà unire all'immolazione del corpo il sacrificio del cuore ?
    Affrontiamo dunque coraggiosamente la via della penitenza; e se l'affievolimento della fede e del timor di Dio sembra far cadere intorno a noi pratiche antiche quanto il cristianesimo, guardiamoci dal non esagerare in un rilassamento così pregiudizievole al complesso dei costumi cristiani. Riflettiamo soprattutto ai nostri obblighi personali verso la giustizia divina, la quale ci rimetterà i peccati e le pene meritate, in misura che ci mostreremo premurosi d'offrirle la soddisfazione cui ha diritto.
    VANGELO (Mt 6,16-21). - In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Quando digiunate, non prendete un'aria melanconica, come gl'ipocriti, che sfigurano la loro faccia per mostrare alla gente che digiunano. In verità vi dico che han già ricevuto la loro mercede. Ma tu, quando digiuni, profumati il capo e la faccia, affinché non alla gente apparisca che tu digiuni, ma al tuo Padre, che è nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. Non vogliate accumulare tesori sulla terra, dove la ruggine e la tignola consumano e i ladri scassinano e rubano; ma fatevi dei tesori nel cielo, dove né ruggine né tignole consumano, dove i ladri né scassinano né rubano. Perché dove è il tuo tesoro, quivi è anche il tuo cuore.
    La gioia della Quaresima.
    Nostro Signore non vuole che i cristiani accolgano il digiuno espiatorio, con un'aria triste e lugubre. Anzi, persuasi ch'è tanto pericoloso differire i conti con la giustizia, si devono consolare e mostrarsi allegri all'avvicinarsi di quel tempo sì salutare perché sanno in anticipo che, se saranno fedeli alle prescrizioni della Chiesa, il peso del loro fardello si alleggerirà.
    Queste soddisfazioni, oggi tanto mitigate dall'indulgenza della Chiesa, se offerte a Dio con quelle del Redentore e fecondate da quella comunione di opere propiziatorie che unisce in un sol fascio le opere sante di tutti i membri della Chiesa militante, purificheranno le loro anime e le faranno degne di partecipare alle purissime gioie della Pasqua. Perciò, non dobbiamo essere tristi perché digiuniamo, ma perché abbiamo col peccato reso necessario il digiuno.
    Il Signore, poi, ci dà un altro consiglio, che la Chiesa ci ricorderà spesso nel corso dei quaranta giorni: quello d'aggiungere l'elemosina alle privazioni del corpo. Vuole che tesorizziamo, ma per il cielo. Abbiamo bisogno d'intercessori: li dobbiamo cercare tra i poveri. Ogni giorno di Quaresima, eccetto le Domeniche, prima di congedare l'assemblea dei fedeli, il Sacerdote recita per loro una preghiera particolare, sempre preceduta dall'esortazione del diacono: "Umiliate le vostre teste dinanzi a Dio". La preghiera è una formula di benedizione, implorante il pegno della protezione celeste sui fedeli che ritornano alle ordinarie occupazioni (Callewaert, Sacris erudiri, p. 694).
    PREGHIAMO
    Riguarda placato, o Signore, il popolo prostrato dinanzi a te e, dopo averlo ristorato col dono divino, confortalo sempre con celesti aiuti.

    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 463-467.”




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    Lightbulb Re: 14 febbraio - S. Valentino di Terni, martire

    14 FEBBRAIO 2019: SAN VALENTINO, PRETE E MARTIRE…
    SAN VALENTINO non fu il patrono di tutti gli "innamorati" (o pseudo-tali) da burla come recita la risibile vulgata sentimentalistico-consumistica mass-mediatica, ma solo degli innamorati cristiani in quanto non volle unire in matrimonio Serapia e Sabino, finché il legionario romano non decise di convertirsi al Cristianesimo…La giovane Serapia era in punto di morte e Sabino decise di farsi battezzare da Valentino per poter unirsi in matrimonio cristiano con la fanciulla. Solo dopo il battesimo di lui, il Santo Vescovo li sposó…




    «14 FEBBRAIO, SAN VALENTINO: PRETE E MARTIRE»
    “Guéranger, L'anno liturgico - 14 febbraio. San Valentino, Prete e Martire”
    "Guéranger, L'anno liturgico - 14 febbraio. San Valentino, Prete e Martire"
    http://www.unavoce-ve.it/pg-14feb.htm




    http://www.sodalitium.biz/san-valentino/
    «14 febbraio, San Valentino, Prete e Martire.

    ”A Roma, sulla via Flaminia, il natale di san Valentino, Prete e Martire, il quale, glorioso per guarigioni e dottrina, fu percosso con bastoni e decapitato sotto Claudio Cesare”.
    O glorioso martire San Valentino, che per la vostra intercessione liberaste i vostri devoti dalla peste e da altre terribili malattie, liberateci, vi supplichiamo, dalla peste terribile dell’anima, che è il peccato mortale. Così sia.»
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...no-188x300.jpg






    "Sante Messe - Sodalitium."
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/

    "S. Messa in provincia di Verona - Sodalitium."
    http://www.sodalitium.biz/s-messa-provincia-verona/

    “Sodalitium - IMBC.”
    https://www.youtube.com/user/sodalitium

    “Omelie dell'I.M.B.C. a Ferrara.”
    https://www.facebook.com/OmelieIMBCFerrara/

    http://www.oratoriosantambrogiombc.it/
    “Oratorio Sant'Ambrogio, Milano - Offertur Oblatio Munda (Malachia 1, 11).”




    «Don Floriano Abrahamowicz - Domus Marcel Lefebvre.
    http://www.domusmarcellefebvre.it/
    https://www.youtube.com/user/florianoabrahamowicz/
    V domenica d. Epifania (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=adVRJ95yZLk
    V domenica d. Epifania - (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=oJR8QmeMXOs
    IV dom. dopo l'Epifania
    https://www.youtube.com/watch?v=tmgotU8TwQw
    IV domenica dopo Epifania (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=BBMsKuQKlgQ
    Purificazione della S. Vergine Maria
    https://www.youtube.com/watch?v=rS2tdVj3e_A
    III dom. dopo l'Epifania
    https://www.youtube.com/watch?v=vqLfMJ2qKmo
    http://www.domusmarcellefebvre.it/santa-messa-1.php
    La Santa Messa tutte le domeniche alle ore 10.30 a Paese, Treviso».





    https://forum.termometropolitico.it/...i-martire.html





    https://www.facebook.com/catholictradition2016/
    «MARTIROLOGIO ROMANO, 1955. Sancti et Sanctae Dei, orate pro nobis.»
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...64&oe=5CE585F5





    https://stateettenetetraditiones.blo...rtire.html?m=1
    “giovedì 14 febbraio 2019
    San Valentino, Prete e Martire
    Semplice.
    Paramenti rossi.
    La Santa Chiesa onora oggi il martire San Valentino: questi si consacrò alla sequela del Redentore «portando la croce dietro di Lui» (Evangelium); «avendo sacrificato la sua vita per Lui, la ritrovò» (Introitus), perché «vittorioso nelle terribili lotte» (Epistola), Dio «lo incoronò in cielo di gloria e di onore» (Offertorium).

    Valentino, vissuto nel III secolo, era un sacerdote romano di grande reputazione, sapienza e santità da esser ammirato per le sue doti non solo dai fedeli cristiani, ma persino dagli stessi pagani. La sua carità lo faceva acclamare come “padre dei poveri”; il suo zelo per la religione era tanto più efficace quanto era più puro e disinteressato. La sua umiltà, la sua mansuetudine, la sua fermezza nel pensiero e un'aurea di santità in ogni sua azione rapivano gli animi di chiunque avesse a che fare con lui, guadagnandogli sincera stima e rispetto.
    Questa così grande fama delle sue rare doti raggiunse in fretta la corte dell'imperatore Claudio II il Gotico: questi ne aveva sentito spesso parlare come un uomo eccellente, che si distingueva tra tutti, e così si risolse ad invitarlo a corte. L'imperatore stesso lo accolse facendo trapelare quanta stima e rispetto nutrisse per Valentino. Appena gli comparve innanzi, Claudio disse: «Di grazia, perché non volete voi godere della nostra amicizia, e vivere unito ai cittadini della nostra repubblica? Molte cose ho udito riguardo la vostra sapienza e virtù, ma non capisco come, essendo voi così sapiente, possiate seguire la vana superstizione dei cristiani». Al che il venerabile sacerdote rispose: «Oh se voi sapeste, o signore, e se conosceste il dono di Dio! So bene che vi rallegrereste, e la vostra repubblica con voi, e vi stimereste troppo felice di aver per padrone Colui che io adoro e servo. Quanto presto vi verrebbe a noia il culto che voi ora ciecamente prestate ai demoni! Vi assicuro che adorereste ben presto il vero Dio, Colui che dal nulla creò il cielo e la terra e quanto è compreso in questo vasto universo, e il suo unico Figlio, Gesù Cristo, Redentore degli uomini, uguale in tutto a Dio Padre. Da Lui è l'impero. Egli solo può fare la vostra felicità, e quella di tutti i vostri sudditi!».
    La dolcezza e il modo così mansueto di parlare rapì il cuore di Claudio; al fianco dell'imperatore stava un certo dottore che, quando si accorse che le parole di Valentino facevano breccia nel cuore del sovrano, immediatamente interruppe il discorso del Santo e replicò: «E che pensate voi dunque, quale concetto avete del nostro grande dio Giove, e di Mercurio?».
    «Ciò che penso - rispose il santo sacerdote - è quello che appunto voi stessi dovreste pensare, cioè che non vi furono uomini più empi ed egoisti di quelli che voi chiamate dèi: i vostri poeti hanno posto tutto il loro studio nel farvi sapere le loro immondezze e azioni infami. Voi avete in mano le loro storie: mostratemi solo la loro genealogia, e il riassunto della loro vita; e vi darò vinta causa, se non appare evidente che furono uomini ingiusti, lordi e scellerati».
    Una risposta così inaspettata e precisa fece andare su tutte le furie il dottore, il quale si mise a gridare: «Costui è un bestemmiatore! Un sacrilego!», e alle sue grida ne fecero eco altre, che chiedevano di condannare a morte il Santo. L'imperatore però, forse persuaso interiormente della verità udita o forse non prestando attenzione alle grida dei cortigiani, volle continuare a parlare con il Santo, e dopo averlo interrogato con molta affabilità riguardo i tanti misteri della religione cristiana, gli disse: «Se Gesù Cristo è Dio, perché non si manifesta? Perché non mi fa conoscere una verità così interessante?». «Mi ascolti la vostra pietà, o gran principe» gli rispose il Santo: e dopo avergli spiegati nella maniera più forte e più chiara i punti essenziali della fede cristiana, soggiunse: «Volete voi, o imperatore, essere felice? Volete che l'impero fiorisca e che tutti i vostri nemici siano distrutti, e volete assicurare a voi stesso un'eterna felicità? Dovete aggrapparvi a questo partito, e a questo grande ricordo: pentitevi di cuore degli eccessi commessi nello spargere il sangue di tanti innocenti cristiani da voi condannati a morte; credete in Gesù Cristo, sottomettete il vostro impero alle sue sante leggi, e ricevete il Battesimo. Come non v'è altro Dio che il Dio dei cristiani, così non v'è da sperare salvezza fuori da questa religione. Sì, o gran principe, fuori del cristianesimo non c'è salvezza».
    L'energia e la sapienza del colloquio avuto con Valentino aveva commosso veramente il cuore dell'imperatore, il quale, non potendo dissimulare la forte impressione ricevuta nel proprio spirito, rivolto ai cortigiani disse: «Bisogna riconoscere che quest'uomo ci va dicendo molte buone dottrine. Udite anche voi, o cittadini romani, le grandi verità che ci annunzia, contro le quali è difficile difendersi: non vi è argomento che possa ribattergli». A queste parole il prefetto della città, di nome Calpurnio, esclamò: «Tu, o principe, sei sedotto da una falsa dottrina! Questo ingannatore ti ha sconvolto la mente. E come lasceremo noi la religione dei nostri antenati, che abbiamo ricevuta sin nella culla, per abbracciare una setta così vile e ignota?». La risposta sediziosa del prefetto fece temere a Claudio una ribellione contro di lui, e uno stolto timore s'impadronì dell'anima che poco prima aveva visto la grazia che lo stimolava a convertirsi; sacrificando la sua salvezza ad un così vile rispetto umano, soffocò tutti i suoi sentimenti e consegnò Valentino al prefetto, dicendogli: «Ascoltalo con pazienza, e se non riconosci che la sua dottrina è giusta, giudicalo secondo le leggi dell'impero». Allora Calpurnio consegnò Valentino ad Asterio, il giudice, perché iniziasse un processo, con la promessa che se avesse vinto e fosse riuscito ad umiliare il sacerdote sarebbe stato ricompensato in oro e argento.
    Asterio, che era stato testimone delle verità annunciate da Valentino, siccome proprio a lui si presentava quell'occasione, volle avere il piacere di parlargli personalmente e tentare tutti gli artifizi possibili per far traballare la fede del venerabile sacerdote. Lo fece dunque ospitare a casa sua ed entratovi il Santo, alzando gli occhi e le mani al cielo, si inginocchiò e iniziò a pregare: «Signore mio Gesù Cristo, Creatore e Redentore del genere umano, che siete la vera luce e il riposo di noi miseri pellegrini, rischiarate con il lume della vostra fede le menti di coloro che abitano in questa casa, affinché conoscano voi, o Signore, che assieme col Padre e lo Spirito Santo vivete nei secoli eterni».
    Asterio, udita tale preghiera, disse: «Ammiro che, essendo voi stimato uomo di così buon senno, considerate il vostro Cristo come vera luce. Oh se sapeste quale compassione io provo nel vedervi giacere in tali errori!». «Io in errore! - esclamò il Santo – Sappiate, Asterio, che tanto più è lungi essere io nell'errore, che anzi nulla vi è più vero di questa verità, cioè che il mio Gesù, e Salvatore del mondo, il quale si degnò farsi uomo per noi, sia la vera luce, che illumina chiunque viene al mondo». «Se questo è vero - riprese Asterio, quasi ridendo - voglio fare una prova. Io ho una figlia, teneramente amata, che da molti anni è cieca: se voi fate in modo che il vostro Cristo le restituisca la vista perduta, vi prometto di farmi cristiano con tutta la mia famiglia». «Su dunque - rispose il Santo - fate che venga alla mia presenza!».
    Il padre andò sollecito a prendere la figlia e Valentino, appena la vide, gemendo e spargendo lacrime, alzati gli occhi al cielo fece il segno della Croce sopra gli occhi della fanciulla, e disse: «Mio Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, che avete restituito la vista ad un cieco nato, e volete la salvezza di tutti gli uomini, degnatevi di ascoltare la preghiera di questo povero peccatore, e guarire questa povera fanciulla. Voi che siete il vero lume, e il Signore di tutti i principi, vi invoco affinché non la mia ma la vostra eterna volontà si compia» e così dicendo pose le mani sopra gli occhi della fanciulla, continuando: «Signore Gesù Cristo, illuminate questa vostra creatura, perché voi solo siete la vera luce». Non terminò neppure l'orazione, che la ragazza recuperò immediatamente la vista.
    A tale miracolo, Asterio si gettò ai piedi del Santo, e lo pregò per Gesù Cristo, che gli aveva illuminato la figliola, a ordinargli cosa mai dovesse fare per salvare l'anima propria. Allora Valentino gli rispose: «Qualora crediate di cuore, dovete fare ciò che vi dico: rompete in mille pezzi tutti gli idoli, digiunate, ricevete il Battesimo e sarete salvo». Trascorsi tre giorni di intenso catechismo e istruzione nella santa dottrina, Valentino battezzò Asterio con tutta la sua famiglia di domenica, e chiamato il vescovo Callisto li fece cresimare, in tutto 44 persone. Trenta giorni impiegarono tutti assieme nel dar lodi al Signore, e nello stabilirsi sempre più nella fede abbracciata. Intanto Claudio, volendo sapere come fosse andato il processo di Valentino, saputo che perfino Asterio con tutta la sua famiglia si era convertito al cristianesimo per il miracolo avvenuto sulla figlia, spedì immediatamente un manipolo di soldati per incarcerarli tutti: la loro permanenza in prigione fu di breve durata, perché presto morirono martiri per la fede in Cristo.
    Rimaneva il sacerdote Valentino, che avrebbe volentieri dato alla morte se non avesse temuta una ribellione; quindi, lo diede in mano ai giudici, perché fosse giudicato secondo le leggi. Prima di morire il Santo dovette così subire le pesanti catene di un'oscura e fetida prigione, tollerò molte e crudeli percosse, e infine fu condannato alla decapitazione fuori dalla città nella via Flaminia intorno l'anno 270. Una certa matrona di nome Savinilla (o Sabinilla) raccolse il corpo del Santo, e lo seppellì al secondo miglio della via Flaminia (oggi Viale Maresciallo Pilsudski) vicino alla porta della città, che col passare degli anni fu chiamata “la porta di San Valentino”. Sulla sua tomba, venne edificata una basilica in suo onore da papa Giulio I (336-352); essa fu ricostruita da papa Onorio I (625-638), ampliata da papa Benedetto II (684-685) ed ebbe un monastero annesso al tempo di papa Niccolò II (1059-1061). Nel XIII secolo le reliquie di San Valentino, molto probabilmente, furono portate nella Basilica di Santa Prassede e riposte nell'Oratorio di San Zenone. Qui le reliquie dei Santi Zenone e Valentino erano in un'arca marmorea dalla quale vennero rimosse nel 1699. Il Diario Romano (1926) ricorda l'esposizione delle reliquie nell'attigua cappella della Colonna. Nella cappella dedicata a San Nicola da Tolentino nella Basilica dei Santi Trifone e Agostino in Campo Marzio sono visibili, presso l'altare, parte delle spoglie di un presbitero di nome Valentino. Partecipando col nostro spirito di penitenza alle sofferenze redentrici del Salvatore, domandiamogli «per intercessione di San Valentino, di essere liberati da tutti i mali che ci minacciano» (Offertorium).
    (Cfr. San Valentino, prete e martire, dal sito Corsia dei Servi; San Valentino, presbitero e martire, dall'opera «Reliquie Insigni e “Corpi Santi” a Roma» di Giovanni Sicari).
    Davide benedice Dio per le sue vittorie sui nemici. Chi muore martire, sembra essere una vittima, ma in realtà egli è il vincitore: perché con la grazia di Dio affronta coraggiosamente la morte anziché fare il male. In tal modo riceverà in cielo un grande premio.”

    “Effigie lignea di San Valentino con reliquia ex ossibus, Cappella gentilizia dei signori Capece-Minutolo, San Valentino Torio (Campania), XVIII sec.”
    https://3.bp.blogspot.com/-EPynC_u7o...8SA%2529-2.jpg





    “Jacopo da Ponte, detto Jacopo Bassano, San Valentino battezza Santa Lucilla, Museo Civico di Bassano del Grappa (Veneto), 1575 circa.”
    https://1.bp.blogspot.com/-4BIR11e5j...4_21-40-16.jpg










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    «Carlo Di Pietro - Sursum Corda
    Preghiera al Santo del giorno.

    In nómine Patris et Fílii et Spíritus Sancti. Amen.
    Eterno Padre, intendo onorare san Valentino, Vescovo e Martire, il quale, dopo lunga flagellazione fu messo in prigione, e, non potendo esser vinto, finalmente nel silenzio della mezzanotte tratto fuori dal carcere, fu decollato. Vi rendo grazie per tutte le grazie che Voi gli avete elargito. Vi prego di accrescere la grazia nella mia anima per i meriti di questo santo Vescovo e Martire, ed a lui affido la fine della mia vita tramite questa speciale preghiera, così che per virtù della Vostra bontà e promessa, san Valentino possa essere mio avvocato e provvedere tutto ciò che è necessario in quell'ora. Così sia.»

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    14 février : Saint Valentin, Prêtre et Martyr (? 268) :: Ligue Saint Amédée
    14 février : Saint Valentin, Prêtre et Martyr (? 268) :: Ligue Saint Amédée
    “14 février : Saint Valentin, Prêtre et Martyr († 268).”
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