Il giorno in cui i vili si proclamano eroi
L’8 settembre 1943 la nostra Patria morì per alto tradimento, il 25 aprile fu sepolta dalla crudeltà e vigliaccheria di molti suoi figli.
Da allora in questa terra bellissima e sfortunata non c’è stata più pace. La nostra Patria è diventata terreno di battaglia di tutti i servizi segreti e palesi di mezzo mondo. La nostra storia calpestata, la nostra cultura annientata e il nostro onore di popolo sotterrato.
Una mistificazione feroce della verità ha voluto far passare per liberazione una sconfitta militare e la schiavitù di un intera nazione per liberazione.
Questa presunta liberazione si festeggia ogni anno il 25 aprile ricordandone le gesta. Unica nazione al mondo a celebrare una guerra persa e a festeggiare una terribile guerra civile.
Una mattina mi son svegliato:
Niente prigionieri:
Ecco il testo dattiloscritto su carta intestata “Comitato Liberazione Nazionale” circolare segreta: <<DISPOSIZIONI sul da usarsi contro nemico... Gli appartenenti alle Brigate Nere, alla Folgore, Nembo, X Mas tutte truppe volontarie, sono considerati fuorilegge e condannati a morte. Uguale trattamento sia usato anche ai feriti di tali reparti. In caso che si debbano fare prigionieri per interrogatori ecc. il prigioniero non deve essere tenuto vita oltre le tre ore. in>>
Il numero dei partigiani della 24esima ora scesi in piazza dopo il 25 aprile aumentò di quattro o cinque volte quello dei partigiani che già operavano. I rancori personali, la sete di vendetta, le rapine ebbero il sopravvento. A Oderzo fu massacrata la compagnia anziani del battaglione “Bologna”. I 600 adolescenti del btg “Mussolini” che avevano combattuto contro le orde di Tito per 15 mesi finirono tutti nelle foibe che si riempirono di migliaia di italiani. Fu un massacro sistematico eseguito a freddo con lo scopo dichiarato di sopprimere la comunità italiana. In molti casi i partigiani entrarono negli ospedali, trascinarono giù dal letto i feriti e li trucidarono davanti a parenti ed amici. Dal palazzo di giustizia di Milano dove erano stati ammassati gli arrestati che S. Vittore non poteva più contenere, in una sola notte furono portate fuori e uccise oltre 300 persone. Si continuò per molte notti. Molti fascisti e capireparto finirono negli altiforni. Il Po fu per molti giorni rosso di sangue e gonfio di cadaveri
Dai “Diari di guerra di un italiano a Londra”
(C.M.Franzero):
E il 30 aprile venne la notizia che Mussolini era stato trucidato. Dapprima le notizie furono molto confuse; si seppe soltanto che il cadavere di Mussolini e quello di Claretta e di numerosi gerarchi erano stati esposti al ludibrio della folla a Milano, in Piazzale Loreto, e che erano accadute scene orrende. La barbara uccisione di Mussolini suscitò a Londra un immenso raccapriccio; furono espressi giudizi molto severi sul popolo italiano. L’impressione per la morte di Mussolini non fu cancellata dalla notizia per la morte di Hitler. La sera del I maggio la BBC cercò di esaltare i “grandi antifascisti” di Milano ma fra il pubblico io sentivo dire che autori della macabra carneficina dovevano essere stati degli agenti sovietici. E per molti giorni i giornali furono pieni di lettere di disgusto per la barbara uccisione di Mussolini. Chi ci rimetteva era sempre l’Italia e il popolo italiano.:
Il periodo d.c. Popolo e Libertà 10-2-1949:
Una mattina mi son svegliato o bella ciao o bella ciao o bella ciao...
28 giugno 1945: Nella Testorio, moglie di Armando Testorio, fucilato al forte Bravetta si uccise gettandosi da una finestra dello stabile di via Lamarmora 81. Accanto al corpo fu trovata una lettera: <<IL sono e di In che per il essere vita le 27 giugno 1945 raggiungo al là. Mai fucilarmelo, mai più nessuno potrà dividerci. ciò signori comunisti impotenti. E voi, ministro Togliatti, fino all’ultimo siete voluto vigliacco come vostri degni compagni allungando inutilmente lo spasimo due vite vivevano l’una l’altro, possiate maledetto. spetta l’eterna felicità, egli mi attende. Desidero siano rispettati tutti i desideri mio marito vengano con me foto del nostro adorato bambino quella dell’uomo la mia ha amato. A morte comunismo
o bella ciao, o bella ciao, ciao, ciao
13 maggio 1945 ospedale pschiatrico di Vercelli
Nella notte si mandarono a prelevare 75 prigionieri di guerra (soldati della RSI) a un campo di concentramento di Novara per trasferirli all’ospedale dove per un intera notte furono torturati e seviziati finchè, vicini a morire, non vennero definitivamente sgozzati e poi gettati sotto un autocarro che passò ripetutamente su morti e moribondi.
Una mattina mi son svegliato
ed ho trovato l’invasor
La strage del carcere di Schio, dove la sera del 6 luglio 1945 centinaia di arrestati, maschi e femmine, e non tutti fascisti, furono ammucchiati per ogni piano in una stanza e collettivamente massacrati da squadre di partigiani che continuarono a sparare coi loro mitra sui mucchi di cadaveri fino ad esaurire i caricatori. Eccidio in massa che farà dire al comandante americano Dunlop.
<<CHE il in mai prima d’ora nome d’Italia era caduto tanto basso>> e che <<LA di con città Schio ricorderà vergogna ed orrore spaventosa notte questa>> (Oggi 19-10-1952)
O partigiano portami via, o bella ciao o bella ciao o bella ciao ciao ciao:
Il 28 aprile 1945 strage di Rovetta. 43 giovani, (il più giovane di 15 anni il più anziano 21), tutti della Divisione Tagliamento, prigionieri di guerra, prelevati e passati per le armi in massa da una banda di partigiani della Val d’Iseo sotto gli occhi del parroco del paese.
O partigiano portami via che mi sento di morir:
8 giugno 1945 strage del carcere di Ferrara: fatti uscire dalle celle e ammucchiati in corridoio, 17 prigionieri furono finiti dai mitra dei partigiani. 12 alpini della Monterosa fatti prigionieri a Torino il 26 aprile 1945, portati a Pieja d’Asti, lasciati tre giorni digiuni e il 29 fucilati in una valle detta Vallunga.
E se io muoio da partigiano o bella ciao ciao ciao:
Strage di Graglia: il II reparto arditi ufficiali attestato a Cigliano, ricevuto il 26 aprile 1945, l’ordine di resistere per proteggere truppe italo-tedesche in ripiegamento da Torino verso la Valtellina si arrendeva solo la sera del 27, esaurite le munizioni. Veniva portato di tappa in tappa a piedi fino al santuario di Graglia (26 ufficiali e 7 donne) dove veniva massacrato il 2 maggio.
E se io muoio da partigiano tu mi devi seppellir:
La strage della corriera della morte: 11 maggio una colonna di 38 profughi, partiti da Savona il 25 aprile e poi fermati ed internati nelle carceri di Alesandria, venne trasferita ad Altare, e di lì verso Cadibona, dove in località Madonnetta venivano tutti allineati su una scarpata e trucidati.Il 12 maggio 1945 otto giovani fratelli, i fratelli Govoni, a Pieve di Cento venivano portati in una stalla e uccisi a colpi di zappa e roncola.
Seppellirai sotto un bel fiore o bella ciao o bella ciao o bella ciao:
Strage di Imola: nella piazza centrale di Imola il 27 maggio furono linciati 12 militi di quella città che i locali partigiani erano andati a prelevare in camion al carcere come prigionieri di guerra;ad alcuni di loro furono cavati gli occhi con un ferro da calze da una partigiana, altri ebbero pestato il cranio sotto gli scarponi. Gli stessi partigiani avevano fatto fuori il giorno prima sei famigliari di quei militi sfollati a Cologna Veneta.
E tutti quelli che passeranno o bella ciao ciao ciao:
Strage di Ba: il 28 aprile dieci prigionieri,chiusi in una casetta a Zinola, venivano sterminati con una mitragliatrice, dopo che erano già stati trascianti e pubblicamente seviziati per le strade di Ba. Tra i morti fu trovata l’unica donna di 17 anni, più volte violentata e con una bottiglia conficcata nel ventre.
e tutti quelli che passerano diranno che bel fiore:
Le stragi della Valtellina: 13 prigionieri fucilati il 5 maggio a Buglio in Monte, 11 giustiziati lo stesso giorno a Castione, 8 ad Ardonne Masino, mentre dal campo di concetramento di val Masino venivano prelevati e trucidati quotidianamente i militari arrestati e portati lì. Un giorno di maggio furono contati 82 cadaveri che venivano portati via su un camion e così via di seguito fino a contare in Valtellina 607 prigionieri inermi, giustiziati senza processo.
è queto il fiore del partigiano morto per la libertà:
Strage di fascisti, o militari o civili, segnalate da ogni parte del Nord. Strage di donne: 31 trucidate a Savona 25 a Modena, 5 della stessa famiglia a Carpi, alla Casa Rossa, tra esse una vecchia ammazzata a letto con un colpo in bocca. 71 giustiziate a Bologna, tra cui alcune in stato interesante , 8 a Genova più di cento a Milano, una di Varese violentata e seppellita viva. Decine di ausiliarie violentate e gettate nel Po.
seppellirai sotto l’ombra di un bel fior:
Di loro tutti, dei loro poveri resti innominati, si colmeranno le fosse anonime in centinaia di piccoli cimiteri e difficilmente la riesumazione, quando vi fu, rivelò nomi o consentì almeno un conteggio. Furono massacrati docenti e lavoratori, vecchi e bambini in un orgia di crudeltà senza limite. Il numero di questi morti fu assai alto. Nessuno li contò mai nè mai nessuno ha pagato per queste stragi. Al “Campo 10” del cimitero milanese di Musocco riposano i resti di centinaia di assassinati nelle “radiose giornate dell’insurrezione del 25 aprile”, molti dei quali figurano ancora sconosciuti. Nell’ultimo mezzo secolo nessun rappresentante del governo della Repubblica Italiana è mai stato presente alle onoranze di questo o di altri cimiteri, militari o civili. Le massime autorità dello Stato presenziano, invece, ogni anno, alle cerimonie militari e civili in memoria dei partigiani caduti e delle vittime delle rappresaglie. Anzi: festeggiano al Quirinale.
Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta
Dal contromemoriale di Bruno Spampanato)
Sotto l’Himalaya.
Il 26 aprile 1946 nel recinto n. 3 fu allestita una mostra. La baracca convegno fu divisa in due parti ed in una di queste il pittore Benedetto creò un sacrario, con legno, vetro e vecchia tela. Fra gli ufficiali si trovarono delle fotografie che fissavano vari momenti della vita italiana dal lontano 1915 al 1945. In ognuna di queste figurava Mussolini. Tutta la storia italiana di 30 anni fu allineata intorno intorno. Ultima fotografia quella di Piazzale Loreto, una grande immagine dei morti distesi al suolo, ritagliata da un giornale anglo-indiano: In fondo alla baracca ardeva uno straccio imbevuto di petrolio, dentro una scatoletta di latta. La mattina del 26 aprile 1946, tutto il campo 25 si radunò, militarmente inquadrato come al solito nel campo della conta del recinto 2B.
Indossava i pantaloni lunghi di tela, la sahariana di tela con il grado in latta dorata appuntato al petto, il casco coloniale: l’uniforme del campo. Gli ufficiali della M.V.S.N. indossavano la camicia nera sotto la sahariana. Gli altri la camicia kaki. Il comandante dl campo ordinò l’attenti. Poi chiamò Benito Mussolini, caduto nella guerra contro l’Inghilterra. Quindi ancora attenti per un minuto. Gli inglesi uscirono dalla baracchetta del campo della conta in cui avevano i loro uffici: salutarono.
Poi, per tre notti, gli ufficiali del campo 25 sfilarono ad uno ad uno davanti alle fotografie. Fu di notte perchè gli inglesi ufficialmente dovevano ignorare la cosa.
Ma non la ignoravano. A sud del campo 25 esisteva un campo truppa. I soldati, tutti i soldati, vennero a mettersi in coda per sfilare. Dovendo i visitatori procedere in fila indiana l’attesa era lunga. Ufficiali e soldati attendevano in silenzio per ore. Poi passavano davanti alle fotografie in silenzio, e la cosa durò tre notti. Nel buio e nella folla passarono di nascosto alcuni venuti dai campi”cooperatori”.
Dell’elmo di Scipio s’é cinta la testa
”Il ghetto d’Italia dischiuso è per tutti. Al popol d’Italia chi un calcio vuol dar?
(Giosuè Carducci)
Non si può in una storia di Italia liberata ignorare alcuni crudeli particolari, anche se rappresentano una pagina oscura per una Nazione considerata madre della cristianità e tale rivendicata da liberatori indigeni e stranieri.
Il 25 aprile si festeggia la liberazione dell’Italia.
(dal Contromemoriale di Bruno Spampanato):
”Il giornalista del “Meridiano d’Italia” Enrico De Boccardi registrò gli episodi più terrificanti della”liberazione” di quel comune. Di ufficiale c’è un dato: la commissione Medica Militare dell’Ospedale del Celio di Roma accertò, essa sola, per Esperia circa 700 casi di violenza carnale. De Boccardi forniva a sua volta dati raccolti e documentati sul posto: lo stupro di una 84enne (Rosa Moretti). Ma il medico di Monticelli dott. Palumbo dichiarava al giornalista che i marocchini passavano indifferentemente dalle vecchie alle bambine. Nella sua frazione s’era registrato lo stupro di una bambina di nove anni. Le stesse circostanze venivano confermate dal dott. Peragalli, di Esperia Inferiore: due donne non avevano resistito alle violenze subite ad opera di numerosi marocchini, soccombendo sotto la brutale bestialità dei soldati; altre erano impazzite, come Spiriti Emilia.
Il contagio s’era diffuso rapidamente nel paese (550 casi di blenorrogia e 20 di lue).
Nemmeno gli uomini erano stati risparmiati: massacrato il vecchio Achille Di Cuffa che tentava di difendere le figlie, ucciso il messo esattoriale, Assante Luigi, che difendeva le sorelle, seviziato e fatto fuori l’arciprete vicario foraneo, don Alberto Terrili, postosi a scudo dei sacri arredi della chiesa; quest’ultima sacrilega vicenda era stata descritta dal parroco di Esperia Superiore presente ai terribili fatti. Ma non fu questo il solo oltraggio fatto alla religione:devastata la chiesa di S.Maria Maggiore a Esperia Superiore.
Lì ai santi erano stati bucati gli occhi e poi le statue accomodate attorno a un tavolo come per giocare a carte.Altro saccheggio alla chiesa di Esperia Inferiore dove il parroco, don Alberto D’Averio, raccontato lo scempio fatto dai marocchini e dai francesi degli arredamenti sacri, aggiungeva d’aver potuto salvare solo un calice di nessun valore ma sufficente tuttavia a dir messa. Nella valle del Liri, ad Ausonia, a Pico a Pastena come a Pontecorvo, il giornalista De Boccardo aveva potuto raccogliere testimonianze di ogni genere su distruzioni più massicce come su altre violenze su altri omicidi. Un marito fu sgozzato mentre inutilmente cercava di proteggere la moglie: Saredelli di Pontecorvo..
Agostino Perrella ebbe la moglie finita sotto i suoi occhi. Un sacerdote di Pico, don Antonio Grossi, vide i suoi parrocchiani ammazzati perchè difendevano le loro consorti. A quanto potette accertare il De Boccardi tra i reparti che più si distinsero nelle atrocità fu il X Tabor, che aveva a capo il comandante Poule-Desbarens.
Da un altra inchiesta giornalistica del “Secolo d’Italia” del 30-8-55 si appresero altri particolari: una fanciulla dodicenne posseduta 42 volte, e che al ventesimo marocchino era già morta, non cessando con questo la violenza usatale dagli altri, e di una sessantenne fatta segno alle violenze di una ventina di marocchini e poi da loro lapidata. Un altro servizio giornalistico del “Roma” 25-4-52 portò alla luce altri episodi orribili, come quello della ragazza legata crocefissa prima di passare sotto la violenza dei soldati e così morta, stessa fine che sarebbe spettata alla sorella. Questo succedeva a Pico.
A Monticelli invece 153 donne risultavano “marocchinate”e il 20% leutiche.
Ognuno di quei paesi della valle del Liri conservò quei tremendi segni della guerra anche se tra quella povera, disgraziata gente di campagna si ignoravano i nomi dei generali francesi responsabili d’aver promesso e dato in premio le donne delle terre invase ai propri soldati: gen. De Montsabart, comandante della terza divisione algerina, gen. Guillome, comandante della seconda divisione marocchina, gen De Hessedin, comandante della quarta divisione marocchina e infine il comandante del corpo di spedizione, gen Juin, autore di questo volantino fatto stampare in arabo e distribuito alle sue truppe: <<MIEI e di per oltre ore. cari soldati, quei monti c’è una terra grande, ricca donne, vino case. Se riuscirete ad arrivarci, tutto sarà vostro 50>>
Non c’è famiglia che non fu martoriata e tutte vissero tanto orrore con dignità nella pietà e nel rispetto della gente del luogo. A difendere quelle terre e quella gente c’erano solo i btg. ”Barbarigo” e ”Nembo” della X Mas e furono decimati dopo aver inflitto al nemico perdite enormi.
Unica vendetta a tanto affronto. Ai francesi, marocchini e nordafricani, non fu permesso di sfilare per Roma. E il Papa, Pio XII, si rifiutò di ricevere in udienza il gen. Jiun.
Nessun tribunale, militare o civile, ha condannato o perseguito questi assassini violentatori. Nessuno partigiano, e pur ce n’erano a migliaia con le truppe anglo-americane-, accorsi ansiosi di essere liberati, alzò un solo dito per difendere le italianissime ed innocenti genti della valle del Liri.




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