moderno in Serbia
Un incontro a Milano è stato l’occasione per fare il punto sulla situazione nei Balcani, dove i monasteri sono minacciati e dove è alto il rischio della nascita di un forte Stato musulmano frutto del collegamento tra Albania e Bosnia-Erzegovina
Archimede Bontempi
Milano ha commemorato di recente la nascita e la dura crescita dello Stato serbo alla presenza di tutto il corpo diplomatico. Il Console generale della Repubblica di Serbia e Montenegro per il Nord Italia, Milorad Ivanovic, scegliendo i saloni austeri del Circolo della Stampa, in compagnia dell'assessore alla Cultura del Comune di Milano, Salvatore Carruba, ha voluto non una commemorazione di stile ufficiale, ma una rievocazione storica e culturale di questo popolo cristiano e slavo oppresso dai turchi ottomani per secoli, che si è faticosamente liberato a poco a poco dalla dominazione islamica dell’Impero ottomano e dei suoi alleati albanesi, e che oggi torna ad avere una feroce pressione islamica nelle regioni del Kosovo e del Sangiaccato, mentre la Bosnia-Erzegovina ha espulso tutti i cittadini di origine serba ed è diventata uno Stato al 95% musulmano. Ma la storia serba non è poi così diversa da quella del nostro Paese, come ha ricordato il professor Marco Baratto, corrispondente della Società storica lombarda, rievocando con puntuale precisione la storia della nascita di uno Stato moderno in Serbia avvenuta con vicende risorgimentali che, appunto, ricordano molto quelle della penisola italiana.E cosa poteva meglio rappresentare le vicende se non l’arte? Gli attori Dijana Pavlovic e Claudio Migliavacca hanno interpretato momenti cruciali della vita serba restituendo loro la drammaticità umana delle difficili decisioni del condottiero Karageorgievic, eroe della resistenza anti-islamica, le sofferenze del popolo serbo sotto la dominazione turca, le famiglie sterminate, i figli rapiti, a partire dalla battaglia della Piana dei Merli in Kosovo quando i serbi sacrificano tutta la propria cavalleria contro le orde albanesi e il corpo dei giannizzeri, arrivando a uccidere il sultano, fino al tentativo di genocidio turco con l’eliminazione degli anziani e delle donne e il rapimento dei bambini. Accanto alla prosa, la musica, quella dei popoli, delle tradizioni: il soprano Olivera Tasic Mercurio, conosciuta come la miglior voce di Belgrado, e la pianista Svetlana Knezovic hanno reso la nostalgia della libertà perduta e insieme il profondo legame con la musica europea dei canti del popolo serbo, della cultura conservata gelosamente nel chiuso dei conventi e degli eremi dove si erano asserragliati i monaci inseguiti dai gendarmi musulmani e albanesi. I serbi che vivono a Milano da decenni, con una presenza silente e laboriosa, hanno voluto offrire alla città questa rappresentazione intitolata Desiderio di Libertà per testimoniare il ruolo di frontiera dell’Occidente della Repubblica di Serbia e la profonda identità delle lotte per l’indipendenza dalla dominazione straniera dei popoli slavi e italiani, a partire dal governo di Milos Obrenovic nel 1834 che, con la nascita dell’Assemblea del popolo prefigura i valori della democrazia. Molti pensatori e uomini di cultura del risorgimento, da Mazzini a Tommaseo, da Dall’Ongaro a D’Annunzio, si interessarono alla lotta d’indipendenza serba dal dominio turco. Un gruppo di combattenti guidati dal generale Ricciotti Garibaldi arriverà a combattere a fianco degli insorti serbi contro l’esercito turco per la liberazione dei Balcani dall’Impero ottomano.Ma l’umanità non impara mai dalla propria storia e oggi i monasteri cristiani vengono nuovamente devastati e incendiati, il popolo serbo, già scacciato dalla Bosnia-Erzegovina, viene perseguitato in Kosovo, dove militari italiani, inquadrati nella forza multinazionale della KFOR, proteggono nuovamente i monasteri minacciati di distruzione e le poche famiglie serbe rimaste dopo l’esodo di massa, composte quasi esclusivamente di donne e bambini. E, se gli albanesi riusciranno a sfondare dal Kosovo alla regione del Sangiaccato, riusciranno a togliere alla Serbia lo sbocco al Mediterraneo del Montenegro, costituendo così di fatto un nuovo potente Stato islamico, costituito da Albania, Kosovo, Sangiaccato, Bosnia-Erzegovina, nuova punta di lancia indirizzata verso Vienna e il Friuli. Gli esperti di terrorismo si chiedono quanti uomini abbia già in Bosnia la rete terroristica di Al-Qaeda, 10.000, o forse 20.000? Non si sa.




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