Oggetto: Comunicato di iRS su sa Die de sa Sardigna.
La distruzione e l’umiliazione de Sa Die de Sa Sardigna, dei suoi valori, dei suoi intenti, delle sue aspirazioni più vere, è giunta al culmine.
Da anni i governi unionisti di centrodestra e centrosinistra avevano iniziato un graduale smantellamento di quella “festa nazionale del popolo sardo” che per loro, fin dall’inizio, rappresentava soltanto timore e fastidio. Il timore nacque sin dalla prima edizione quando, contro ogni previsione, un’immensa folla di sardi si recò a Cagliari per celebrare se stessa, il proprio passato e il proprio futuro. Quella partecipazione popolare, gioiosa ed entusiasta, non poteva non creare fastidio in quella classe dirigente, politica ed intellettuale, che fin da subito, mentre da un lato approvava “a mala gana” la legge, dall’altro lanciava bordate via stampa per sminuirne il valore storico e la portata ideale. “A chi glie ne frega di questa festa-pagliacciata? – dicevano tracotanti gli intellettuali e i politici unionisti – cosa se ne fa un misero popolo senza storia e senza sogni?”: gridavano allo scandalo da ogni parte per questa festa “inventata”, cercando di convincere tutti dell’inutilità di celebrare una appartenenza nazionale, ma senza senso del pudore e del ridicolo, non dicevano nulla contro le quattro o cinque feste nazionali italiane reinventate negli ultimi anni a cui, invece, partecipavano entusiasticamente e senza alcuno scrupolo.
Era tuttavia evidente che anche quella prima volta aveva segnato una rottura fortissima nell’immaginario collettivo, con i sardi che finalmente riscoprivano il gusto di elaborare la propria soggettività storica e politica: lo strappo poteva essere recuperato solo arrivando a trasformare sa Die in una festa-miraggio, ovvero qualcosa che da lontano, affaticati e distratti, appare “sarda” ma che una volta raggiunta lascia il posto alla triste realtà del suo contenuto profondamente anti-indipendentista.
Una logica perversa, quella della deludente e amara sorpresa italiana che rimane una volta scartato l’uovo di Pasqua apparentemente sardo! Una logica che è arrivata quest’anno al suo apice sfruttando quel simbolo, la Brigata Sassari, che storicamente è venuto ad incarnare l’ambiguità di ciò che si dichiara supremamente sardo morendo e combattendo per l’Italia.
Infatti, qualunque siano state le vere aspirazioni sorte dalla trincea, quando i sardi capivano sulla loro pelle di essere stati usati come carne da macello per una patria non loro, è evidente che l’utilizzo politico e l’interpretazione storica data nel tempo è stata quella, non di un inizio di ribellione ad un dominio esterno, ma anzi di una prova di totale fedeltà, abnegazione e sacrificio verso quello stesso dominatore.
Oggi dunque, si chiede ai sardi di celebrare la Brigata Sassari giocando sul suo essere uno pseudo-esercito sardo e nascondendo dietro ciò la sua realtà di parte integrante dell’Esercito Italiano.
E’ per andare oltre questa logica ambigua e fraudolenta, che è poi quella del generalizzato e dominante autonomismo sardista, che noi proponiamo ai sardi di vivere la loro giornata nazionale nel profondo della loro coscienza, ribellandosi ognuno privatamente alla logica del “gioioso suicidio” che questa politica gli offre. È ora di un chiarimento, è ora che ciascuno scelga che cosa festeggiare e per cosa lottare: per esempio, cosa farà la Brigata Sassari, questo pseudo-esercito sardo, quando fra non molto, affermando la loro coscienza nazionale, i sardi agiranno uniti per avere la propria indipendenza, per festeggiare davvero la loro libertà? A chi ubbidirà la Brigata Sassari, a quale nazione giurerà fedeltà? Si schiererà con i sardi che pacificamente sceglieranno di autodeterminarsi o sarà contro di loro in nome dell’Italia?
Sa Die di quest’anno, pur nei suoi travagli e nelle sue storpiature, può servire a qualcosa: i sardi che domani riusciranno, nonostante tutto, a sentire la Sardegna come la loro Nazione e l’Indipendenza come un suo diritto, avranno avuto la possibilità di capire cosa vogliono e per cosa vale la pena vivere.
iRS - Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna
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ussa dì is casteddayus si 'nci furrianta contra de unu poderi ki po issu fiari stranju e oprimidori a su propriu tempus
