Oggi è stata lanciata una petizione nazionale per raccogliere le firme e le forze che vogliono che l'Italia esca subito dalla guerra contro l'Iraq
Oggi è stata lanciata la petizione nazionale per il ritio immediato dei militari e dei faccendieri italiani dall'Iraq. Partecipiamo a questa iniziativa e la concepiamo come un momento di raccolta delle forze, come un momneto di articolazione e di sviluppo territoriale dell'iniziativa controguerra.
Sulla base dell'esempio spagnolo, dominicano, honduregno siamo fiducioso che anche in Italia possiamo ottenere dei risultati. Solo bisogna incalzarli, non lasciare in mano le decisioni a degli ipocriti come Rutelli etc. E' giusto che un movimento che ha visto milioni di persone esprimersi approfitti anche dell'occasione elettorale. Di sicuro non va dato il voto a chi ha proposto ammucchiate coi fascisti e coi guerrafondai, ma anche quelli che a parole si dicono per la cessasione della guerra contro l'Iraq devono esporsi di più con atti politici precisi, con iniziative precise, città per città.
Più andrà avanti la guerra infatti e più risulterà chiaro il suo carattere neocoloniale di rapina e più risulterà evidente la necessità di opporsi in termini risoluti. Anche le elezioni possono servire per battersi contro gli uomini della guerra e contro quelli che li appoggiano in nome di una comunanza di interessi economici e di ceto politico. Occorre cambiare strada, occorre partire dalla difesa degli intertessi dei lavoratori e dei popoli.
Se il loro pensiero è che questa guerra è contro la costituzione ricordiamo che il 2 giugno festa della repubblica e della costituzione cì+ il rischio di vederlo trasformato in una parata di truppe neocoloniali. Di chi è questa repubblica? dei marò del x e del san marco o dei lavoratori del popolo italiano che non vuole questa guerra?
Invitiamo il comitato fermiamo la guerra e tutti i democratici conseguenti ad esprimersi sul 2 giugno, ad indire una mobilitazione straordinaria.
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Ecco la sintesi della conferenza stampa di stamane eil testo della petizione per il ritiro immediato dall'Iraq
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Resoconto della conferenza stampa del 21 aprile
del Comitato per il ritiro dei militari italiani dall’Iraq
Si è tenuta questa mattina la annunciata conferenza stampa del Comitato per il ritiro dei militari italiani dall’Iraq. L’introduzione di Sergio Cararo(Contropiano) ha riassunto le tappe del percorso che ha portato alla costituzione del Comitato (l’assemblea nazionale di Roma e la riunione nazionale di Firenze) ed ha illustrato l’obiettivo e il significato della petizione popolare che chiede il ritiro immediato delle truppe e il disinvestimento dalle spese di guerra per destinarle a spese sociali. Ha ribadito la validità della proposta di una manifestazione nazionale per il ritiro delle truppe dall’Iraq e in solidarietà con la Palestina per il prossimo 26 giugno, confortata anche dalla decisione del FSE tenutosi a Instanbul che ha lanciato una settimana di mobilitazione su questi temi tra il 23 e il 30 giugno. La scadenza del 30 giugno rimane uno spartiacque tra chi si batte per il ritiro delle truppe e chi continua a tergiversare su questo obiettivo.
Paolo Cento ha sottolineato il senso della petizione popolare (“circondare con 803.000 firme gli 803 parlamentari che non hanno votato per il ritiro delle truppe”). La prima uscita pubblica con i banchetti sarà nelle manifestazioni del prossimo 25 aprile ed ha ribadito l’importanza della manifestazione del 26 giugno come proposta unitaria anche per le forze che al momento non aderiscono al Comitato.
Luciano Pettinari (Sinistra DS per il socialismo) ha criticato l’inerzia del centro-sinistra di fronte alla svolta impressa dalla decisione del governo spagnolo di ritirare le truppe prima del 30 giugno. E’ una riluttanza inspiegabile alla luce dei fatti e della drammatica situazione in Iraq che conforma chiaramente una guerra alla quale va sottratta l’Italia. Pettinari ha confermato l’impegno alla raccolta delle firme sulla petizione popolare e sul Comitato.
Jacopo Venier (Comunisti Italiani) ha insistito sullo “iato” tra il popolo che si mobilita contro la guerra e i rappresentanti politici che continuano a non dare una rappresentanza adeguata alle aspettative della sua stessa gente che chiede una posizione chiara e definitiva per il ritiro. Ha inoltre confermato il massimo sforzo unitario da parte del Comitato verso altri soggetti del movimento contro la guerra.. La petizione popolare è una sorta di patto politico con la gente.
Bruno Steri (PRC) precisando di parlare a nome della componente de “L’Ernesto” ha confermato il pieno accordo da subito con l’iniziativa che ha come obiettivo comune il ritiro immediato dei militari italiani dall’Iraq ed ha evidenziato come il richiamo all’ONU nella crisi irachena non dica più nulla. C’è un doppio tentativo di smantellamento dell’ONU: quello dell’amministrazione Bush, che vuole l’ONU solo come copertura alla propria leadership dell’occupazione; quello dello svuotamento dell’ONU dall’interno. Di fronte alla scelta di Zapatero ci vorrebbe più coraggio politico e più dinamicità.
Giampaolo Silvestri (federazione dei Verdi) ha ribadito la richiesta di ritiro immediato come presupposto dell’autodeterminazione del popolo iracheno ed ha aperto il capitolo sulle spese militari. E’ la prima volta – ha detto riferendosi alla petizione – che viene richiesto esplicitamente di reinvestire le spese militari in spese sociali. In Iraq vanno congelati anche i contratti siglati dalle aziende private che sono piombate sul paese.In relazione alla questione degli ostaggi, ha affernato che oltre ai militari occorre che dall’Iraq se ne vadano anche gli eserciti privati e si è augurato che vengano liberati non solo i tre italiani ma anche i prigionieri di Guantanamo, i palestinesi e Morderai Vanunu. Silvestri ha anche espresso amarezza per l’atteggiamento del presidente della repubblica Ciampi che dovrebbe essere il garante dell’art.11. Lo pseudo patriottismo che si respira rischia di essere molto ipocrita. Infine ha chiesto la sospensione del Trattato commerciale tra Unione Europea e Israele.
Emidia Papi (CUB) confermando l’impegno del sindacato nel Comitato e per l’utilizzo della petizione dentro i posti di lavoro a livello nazionale, è entrata nel dettaglio della questione delle spese militari e della loro riconversione a spese sociali per dare reddito a precari e disoccupati e ai servizi sociali. Su 532 milioni di euro per le missioni militari all’estero, ben il 41% è destinato a quella in Iraq, mentre le missioni militari effettivamente dell’ONU impiegano solo 80 soldati sugli 8.000 impegnati nelle missioni e meno dell’1% dei fondi previsti. La gran parte dei fondi e delle missioni militari “sostanziose” non sono dell’ONu ma della NATO o su basi bilaterali e multilaterali tra vari Stati. Nascondersi dietro le missioni dell’ONU per non votare contro il rifinanziamento delle missioni militari è dunque una foglia di fico.
Questa la sintesi degli interventi in conferenza stampa. La presenza di giornalisti era consistente.
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21/04/2004
Petizione popolare ai sensi dell’art.109 del Regolamento della Camera dei Deputati
RITIRO IMMEDIATO DEI MILITARI ITALIANI DALL’IRAQ
Al Presidente della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi
Al Presidente del Senato
Marcello Pera
Al Presidente della Camera
Pierferdinando Casini
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Silvio Berlusconi
Noi sottoscritti, cittadine e cittadini italiani,
ritenendo che l’invio, la presenza, la permanenza di truppe italiane nell’Iraq occupato a seguito della brutale ed ingiustificata aggressione militare avviata dalla coalizione anglo-statunitense il 20 marzo del 2003, costituisce una violazione della sovranità e della integrità della Repubblica Irachena ed una trasgressione di quelle leggi cui le stesse istituzioni dello Stato Italiano dicono di richiamarsi come l’art.11 della Costituzione;
valutando che gli eventi prodottisi a seguito dell’occupazione militare dell’Iraq da parte delle forze armate della coalizione anglo-statunitense, confermano uno scenario di guerra che sta destabilizzando la regione medio orientale e sta mietendo numerose vittime tra la popolazione irachena;
ritenendo che l’invio, la permanenza e l’utilizzo contro la popolazione irachena del contingente militare italiano, configura ormai l’Italia come Stato belligerante ed occupante esponendo l’intero paese alle conseguenze della guerra ove, in circostanze diverse i fatti di Nassyria e quelli di Madrid hanno rivelato drammaticamente tali conseguenze;
ritenendo che, in queste condizioni, il finanziamento pubblico e la presenza di imprese italiane nella ricostruzione dell’Iraq configurano una partecipazione attiva all’occupazione di quel paese e al saccheggio delle sue risorse;
denunciando che le missioni militari italiane all’estero sono costate solo negli ultimi cinque anni 3miliardi e 650milioni di euro, fondi destinati ad operazioni militari che sono stati spesi mentre vengono sistematicamente tagliate le spese per i servizi sanitari, per la pubblica istruzione, per gli strumenti di sostegno al reddito per i precari e disoccupati;
Ritenendo di dover sottrarre il nostro paese ad un atto di aperto ritorno al colonialismo che la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica italiana, europea e mondiale ha rifiutato, per impedire ulteriori e sanguinose conseguenze in Iraq e in Italia, per impedire le gravi ripercussioni del clima di guerra sulle libertà democratiche nel nostro paese e nelle relazioni con i cittadini immigrati, per disinvestire dalle spese di guerra ed incrementare le spese a fini sociali;
chiediamo:
- Il ritiro immediato del contingente militare italiano dall’Iraq
- L’utilizzo dei fondi previsti per le missioni militari italiane all’estero per misure di carattere sociale destinate ad assicurare reddito ai precari e disoccupati nel nostro paese, risorse al sistema sanitario nazionale e al servizio scolastico nazionale.
Nome e cognome / Città di residenza / Professione / Firma




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