Obama e ultradestra meno lontani
Le svolte in politica estera del presidente americano convergono con quelle di Pat Buchanan
Azione, 10 agosto 2009
Ha certamente molti nemici e critici, ma Barack Obama è popolare, e molto più di quanto si creda. E dopo il disastro annunciato della guerra irachena non poteva essere che così, persino se guardiamo a destra della destra, l’angolo degli isolazionisti americani, nel cui seggio più alto risiede un vecchio e coraggioso combattente, Patrick J. Buchanan.
Già accusato di xenofobia (dopo la pubblicazione di State of Emergency, un libro del 2007 in cui l’anziano repubblicano spiega che nel 2050 gli americani di origine europea saranno una minoranza a casa loro) anche Pat Buchanan è indotto a simpatizzare – su determinati problemi – per Barack Obama.
Vale sicuramente la pena di osservare questa simpatia molto condizionata e assolutamente circoscritta, la quale smentisce tra l’altro luoghi comuni circa l’integrale ignoranza che del mondo avrebbero gli americani. Nel marzo 2003 – invasione dell’Iraq – ignoranza ed arroganza ci furono certamente, ma esse furono denunciate col massimo del vigore negli stessi Stati Uniti, più precisamente dalla rivista «The American Conservative», fondata nel 2002 (alla vigilia dell’invasione irachena e contro questa decisione) da Buchanan. Da allora questo periodico è il massimo punto di riferimento della «destra anti-guerra», tradizionalista e «paleoconservatrice» (in polemica con i «neo-conservatori » consiglieri del Presidente GeorgeW. Bush).
Iraq, punto di convergenza fra Obama e Buchanan
Quel conflitto sarà ricordato come un momento cruciale della storia mondiale, e come un momento della verità della storia americana.
A sinistra Hillary Clinton era su posizioni radicali. Aveva sostenuto la campagna di bombardamenti su Baghdad del dicembre del 1998, dicendo già allora quanto avrebbe più o meno ripetuto l’11 ottobre del 2002 (votando la Iraq War Resolution, la risoluzione che autorizzò il Presidente George W. Bush a invadere l’Iraq). E cioè che si trattava di smantellare laboratori in grado di sviluppare armi pericolosissime. (Meno di una settimana prima, il 7 ottobre del 2002, usciva il primo numero di «The American Conservative»)
Ma la Iraq War Resolution fu votata anche da John Kerry, il candidato presidenziale democratico del 2004. Kerry, una figura piuttosto mediocre, andò anche oltre, con una dichiarazione doppiamente grottesca. Nel 2006, mentre una colata di piombo fuso israeliano sommergeva il Libano, John Kerry si schierò a spada tratta con Gerusalemme, sostenendo che se il Presidente George W. Bush non avesse fatto l’errore di invadere l’Iraq, ora ci sarebbero state truppe disponibili per combattere il terrorismo in Libano.
Davanti a simili dichiarazioni, davanti ad atteggiamenti così apertamente incoerenti, personaggi come Barack Obama e Pat Buchanan (tra i pochissimi che si fossero opposti alla guerra in Iraq e allo spietato bombardamento del Libano) non potevano non riscuotere simpatie. E non potevano non finire con l’incrociare le loro strade.
Che cos’hanno in comune il 44.mo presidente degli Stati Uniti Barack Obama (eletto il 4 novembre 2008 in pieno collasso economico provocato dalla crisi finanziaria e sulla scia dell’impopolarità della guerra irachena) e Pat Buchanan?
Figlio di un immigrato musulmano keniota, Obama è l’avvocato nero dei diritti civili, che con l’orgogliosamente bianco (a volte in modo controverso) e cattolico tradizionalista Pat Buchanan condivide una sola cosa: la coerenza nell’opporsi al disastro iracheno e alla politica estera di George W. Bush e dei suoi «neoconservatori».
Figlio dunque di un immigrato africano islamico (e di un’americana bianca), Obama ha vissuto alle Hawaii e poi, per quattro anni, a Giacarta (il secondo marito della madre viene dall’Indonesia, altro paese largamentemusulmano). In questo modo il futuro presidente (cresciuto come un cristiano e frequentatore della scuola cattolica secolare di Giacarta) sviluppò ampie vedute, scagliandosi quindi contro la prospettiva di un’invasione dell’Iraq mesi prima che questa fosse lanciata. Ma Obama non arrivò mai a fare di questa posizione anti-guerra una crociata, come invece avvenne con Pat Buchanan.
Ed ecco come i sentieri di questi due uomini così diversi tra loro si sono incrociati. Un sostegno di Buchanan ad Obama arriva immediatamente: il 23 gennaio 2009 il vecchio conservatore pubblica un articolo dal titolo: «A Neo-Reaganite Inaugural», nel quale sostiene che – in occasione del giuramento presidenziale – il nuovo leader degli Stati Uniti avrebbe tenuto un discorso «neo-reaganiano», volto a difendere i valori fondanti del Paese.
La guerra non necessaria
Il 4 giugno 2009 il cliccatissimo blog di Pat Buchanan ospita un articolo di LaurenceM. Vance, un noto giornalista di sinistra, grande sostenitore di Barack Obama (al punto da definire l’avversario di Obama nella corsa alla Casa Bianca – John McCain – come un «criminale di guerra»).
Sia Vance sia Buchanan sono convinti che i neo-conservatori abbiano trasformato la vecchia repubblica americana in un «impero », un concetto da entrambi aborrito.
Dunque Laurence M. Vance pubblica l’articolo «Buchanan’s Necessary Book» sul blog di Pat Buchanan, definendo le differenze tra la sinistra liberal (incarnata da se stesso) e il vecchio conservatore.
Buchanan è un cattolico tradizionalista – scrive Laurence M. Vance – io sono protestante; Buchanan è un conservatore, io sono un libertario; Buchanan è un protezionista, io sono un freetrader (fautore degli scambi commerciali internazionali ostile al protezionismo); Buchanan disprezza Wal-Mart (una corporazione pubblica americana che dirige una vasta catena di grandi magazzini che vendono a prezzi scontati), io ci spendo la maggior parte del mio tempo libero; tra i padri fondatori, Buchanan ama Alexander Hamilton (fondatore del partito federalista) io amo Thomas Jefferson (piuttosto controverso per il suo amore per i tagliatori di teste della rivoluzione francese); Buchanan favorisce un governo limitato a politiche conservatrici e repubblicane, io favorisco un governo il più limitato possibile.
Qual è dunque, si chiede Laurence M. Vance dopo questo elenco, il punto di contatto tra me è Buchanan? La risposta è nel titolo dell’articolo: «Il necessario libro di Buchanan». E di cosa parla questo libro? La risposta è ancora una volta in un titolo, quello del volume del vecchio conservatore: Churchill, Hitler, and The Unnecessary War: How Britain Lost Its Empire and the West Lost the World. In questo caso si parla della Seconda guerra mondiale (causata dal trattato di Versailles del 1919) ma il riferimento al conflitto iracheno è trasparente. Anzi, trasparente è l’attacco di Buchanan e Vance all’intera politica estera dei neoconservatori: non solo l’Iraq, ma anche l’Afghanistan, l’«atteggiamento da cowboy» verso l’Iran (quando i neocons dicevano: «le signorine si fermano a Baghdad, gli uomini vanno a Teheran») e verso la Russia (lo scudo spaziale e la guerra per procura in Georgia nell’agosto 2008).
Il nodo iraniano e l’asse con la Cina
Il mondo si muove verso la formazione di blocchi regionali (come l’Europa, un’Unione con grandi ragioni e precedenti storici e culturali, e che al nazionalista Buchanan purtroppo non piace) in reciproca collaborazione, e Obama si muove su questa scia.
Ed ecco – a parte la crisi finanziaria – i cinque principali problemi ereditati dalla precedente amminstrazione di cui si sta occupando Obama: il dialogo con l’Iran, il tamponamento del disastro afghano, l’interruzione degli insediamenti etnici ebraici in terre popolate da arabi, il reset delle relazione con la Russia, l’asse con la Cina per il governo dell’economia.
Le risposte che il presidente degli Stati Uniti intende dare a questi problemi hanno il pieno sostegno di Pat Buchanan, come si evince leggendo anche il suo articolo «Outlasting the Ayatollahs » (16 giugno 2009). Scrive Buchanan: «La politica di Obama di allungare una mano aperta all’Iran sta funzionando e non deve essere abbandonata a causa dei sinistri avvenimenti di Teheran ». I «sinistri avvenimenti» cui si riferisce Pat Buchanan sono i sanguinosi disordini nella capitale iraniana, seguiti alla rielezione del presidente Ahmadinejad dopo il voto dello scorso 12 giugno.
Ecco dunque l’inedita convergenza seguita all’era neo-conservatrice: la sinistra di Barack Obama e la «vecchia destra» di Pat Buchanan non si stanno combattendo ferocemente, anzi, sulla politica estera la pensano proprio allo stesso modo. Una simile convergenza non poteva che avvenire davanti alla catastrofe del «peggior presidente della storia degli Stati Uniti d’America»: George W. Bush.
http://epaper.azione.ch/ee/azion/_ma...-08-10-015.pdf




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