RINASCITA, 15 aprile 2004
Chi, nella notte di martedì, ha avuto il “piacere” di vedere in tv le solite rassegne stampa fatte dalle diverse testate giornalistiche nazionali ha avuto il privilegio di conoscere qualche ora prima dell’uscita nelle edicole il contenuto della prima pagina di Libero, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri e farsi, almeno inizialmente, quattro risate.
“Abbiamo 800mila ostaggi” recitava il titolo a tutta pagina del giornale espressione della italica destra filoamericana riferendosi al numero di musulmani presenti nel nostro Paese, poi seguiva un breve sommario in cui era riassunto l’editoriale firmato dal direttore del quotidiano: “Se applicassimo ai musulmani gli stessi criteri che loro applicano a noi dovremmo sequestrare tutti quelli che risiedono in Italia. Ma non lo facciamo perché siamo in una civiltà superiore”. Il chiaro riferimento era ai quattro mercenari italiani catturati lunedì scorso (???) dalla resistenza irachena, da Feltri campanilisticamente etichettati come “quattro paisà ridotti in schiavitù [...] quattro sfigati in trasferta nel deserto non per combattere, bensì allo scopo di guadagnarsi la pagnotta”. Una pagnotta ben farcita, visto i compensi che questi “paisà” ottengono per andare in giro armati in Iraq a difendere le organizzazioni economiche degli occupanti americani.
Comunque, alle tre di martedì notte, davanti a questo primo delirio targato Libero, la prima cosa che ci è venuta in mente è che un tale scritto poteva tranquillamente essere tacciato di istigazione all’odio razziale. Ma il bello è venuto la mattina dopo quando, curiosi di leggere tutto l’editoriale di Feltri, abbiamo perso ben un euro per acquistare le 36 pagine filoyankee.
Ci si è aperto un mondo: quello dell’arroganza di stampo occidental-atlantico in salsa pizza e mandolino, del “White House fan club” di cui Libero pare essere il bollettino ufficiale.
L’articolo di Vittorio Feltri è una violenta emorragia di odio e intolleranza nei confronti del mondo islamico, rappresenta in pieno la diffusione di “idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico”, pesantemente perseguita dal comma A della ben nota la legge Mancino.
Feltri definisce gli iracheni dei “beduini” e sottolinea che la differenza tra la “nostra civiltà e quella dei cammellieri ispirati dal Corano” sta nel nostro “religioso rispetto per la vita” contrapposto al loro “religioso disprezzo”.
Noi, continua l’invasato direttore del bollettino atlantico, “non taglieremo la gola a nessuno perché ciò non rientra nella nostra cultura superiore a quella dei terroristi griffati Allah”. “Sappiano, gli assassini maomettani, che se noi applicassimo a loro gli stessi metodi che loro applicano a noi, nel giro di pochi giorni sarebbe strage di musulmani,[...] inseguiti per strada da orde di vendicatori accecati dall’odio”.
Una dichiarazione pesante, che se finisse qui, facendo un benevolo sforzo di comprensione, potrebbe essere vista come una provocazione, ovviamente discutibile nel metodo e nella forma.
Ma pur con tutta la buona volontà, nelle battute successive le parole di Feltri hanno chiarito il concetto: “Se ne guardino dal torcere un capello ai quattro ostaggi perché in teoria la ritorsione potrebbe essere micidiale”, stiano quindi attenti i “beduini” che calcano l’italico suolo “Non scherzino troppo con la pazienza dei democratici [...] non intenzionati a finire in ginocchio e scalzi in moschea”.
Si tratta indiscutibilmente di incitazione all’odio religioso. Ma non finisce certo qui, perché il direttore di Libero si è spinto oltre, è arrivato dritto dritto al comma B Legge Mancino istigando a commettere “violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.
Cos’altro significherebbe, altrimenti, scrivere “...evitate di innervosirci, evitate che per un motivo qualsiasi, poniamo l’esecuzione di quattro rapiti, si dia inizio alla caccia dei vostri correligionari, il che sarebbe assai probabile qualora, per giunta vi saltasse in mente di compiere un attentato da queste parti...” ?
Le quattro risate iniziali si sono così trasformate in sconcerto. Quello che ha scritto Feltri non è una barzelletta. Il kapò di Libero ha messo nero su bianco le reali pulsioni che muovono la politica estera del centrodestra: il senso di superiorità, la tracotanza occidentale verso il mondo arabo mischiata alla sudditanza nei confronti di Washington.
Sarebbe ora di applicarla la legge Mancino, a chi se lo merita.
La prima pagina di un quotidiano a diffusione nazionale straripante di odio e pregiudizio, che incita alla persecuzione dei musulmani nel nostro Paese è certamente più pericolosa delle intemperanze di qualche testa rasata (e vuota) o di qualche ultras da stadio.
E già che ci state rileggete pure con attenzione i libri della signora Fallaci.
Ersilia C.




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