SINISTRA 2.I FRANCESI NON AMANO IL CENTROSINISTRA ITALICO
Corsa in salita per Amato Il triciclo alla prova del Pse
Presidenza dei socialisti europei, testa a testa con Rasmussen

Si apre all'insegna della grande incertezza - e questa è una novità - il sesto congresso del Partito socialista europeo, riunito a Bruxelles per nominare il nuovo gruppo dirigente. Non era mai successo nella storia del partito socialista transnazionale (fondato nel 1992 a seguito del Trattato di Maastricht e figlio della Confederazione dei partiti socialisti della Comunità europea del 1974) che la platea congressuale - 340 delegati da 24 paesi - si presentasse all'appuntamento senza un presidente di fatto già nominato e solo da ratificare.
Sarà il testa a testa tra Giuliano Amato e l'ex premier danese Anders Fogh Rasmussen a stabilire chi siederà sulla poltrona fino ad oggi occupata dal britannico Robin Cook, già ministro degli esteri di Tony Blair. Se il vice presidente della Convenzione europea può contare sull'appoggio dei delegati italiani, spagnoli, portoghesi, tedeschi, britannici, greci e sloveni, attorno a Rasmussen, dato in vantaggio, fanno quadrato il blocco dei delegati scandinavi, insieme a francesi, polacchi e baltici.
Appare quindi completamente sovvertito il quadro che non più tardi di un mese fa dava Giuliano Amato già sicuro della presidenza del Pse, forte del 70% circa dei consensi. A far scricchiolare il cartello dato per vincente ci hanno pensato i socialisti irlandesi, che adesso sembrano propendere per il candidato norvegese.
Perché una nomina alla quale si è sempre arrivati con larghissime convergenze, improvvisamente è diventata oggetto del contendere tra due fazioni? Il primo motivo è di carattere prettamente istituzionale. Il trattato di Nizza del 2001 ha completamente modificato la natura stessa dei partiti politici transnazionali e le relative sovvenzioni. Con la modifica dell'articolo 191 del Trattato, i partiti politici europei finiscono di sopravvivere con soldi e personale messi insieme dai gruppi parlamentari e iniziano a vivere di vita propria. Più semplicemente, maggiori finanziamenti e una struttura autonoma e consolidata. Quindi, più potere.
Ma la vera partita sembra giocarsi sul terreno politico. Non è un mistero che se vincesse Rasmussen, a vincere sarebbe la linea dell'ortodossia socialdemocratica. Quella, per intenderci, di un Pse ripiegato su se stesso e, di conseguenza, poco incline all'apertura al centro (mentre, in casa altrui, il Ppe ha costruito le proprie fortune allargando a destra il baricentro cristiano-democratico e dando ospitalità anche ai berluscones). Questo spiegherebbe lo schieramento dei socialisti francesi, che grazie all'alleanza tutta a sinistra con verdi e comunisti hanno riportato una netta vittoria nelle ultime regionali transalpine e sono in Europa i più distanti dal socialismo liberale alla Blair (va aggiunto che i francesi non hanno ancora digerito alcune posizioni assunte da Amato nel suo lavoro da vice presidente della Convenzione).
Completamente diverso lo scenario in caso di vittoria di Amato. Quest'ultimo, rispetto a Rasmussen, ha una freccia in più nel suo arco: quella di non essere candidato alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo e, quindi, di poter garantire un impegno costante sulla gestione del Pse (va anche aggiunto che, restando fuori dai giochi italiani per due anni, Amato potrebbe tornare in patria giusto in tempo per la corsa al Quirinale). Con Amato alla presidenza, il Pse potrebbe provare a ridisegnare la sua posizione sullo scacchiere politico europeo, tentando l'allargamento ai cattolici di centrosinistra non riuscito (e forse neanche tentato) sotto la debole presidenza Cook. Guardando in casa nostra, le novità che potrebbero scaturire dall'eventuale nomina di Amato alla presidenza del Pse non sono di poco conto. Il tentativo di inglobare in un nuovo Pse (anche se la denominazione potrebbe modificarsi) anche il centro cattolico e riformista vuol dire, in sintesi, iniziare a sciogliere il nodo politico sul futuro del triciclo e sulle effettive possibilità di andare oltre il cartello elettorale per le Europee. Questa ipotesi, se come sembra Rasmussen avrà la meglio, da domani troverebbe sul suo cammino un ostacolo in più.







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