Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Predefinito Lucarelli oscurato da una norma votata anche dal Centrosinistra

    Per la serie "Quello che i capataz non raccontano ai loro trinariciuti"........


    LUCARELLI OSCURATO DALLA SINISTRA
    Il programma dello scrittore vittima della par condicio
    ROMA - [mar.fer.] L'Ulivo si perde nel "Blu notte" della par condicio. Dopo che la Rai ha annullato la messa in onda della puntata sulla mafia del programma di Carlo Lucarelli (e schermato le facce dei politici a "Blob"), i Ds sono insorti con Giulietti e Violante contro la «decisione strampalata» chiedendo un «gesto riparatore». Anche la presidente della Rai, Lucia Annunziata, ha scritto al direttore generale Flavio Cattaneo per invitarlo ad «applicare» le indicazioni del Parlamento, anziché interpretarle «arbitrariamente». Un gesto imitato dal presidente della Commissione di vigilanza: «Perché sono state adottate queste iniziative?» ha chiesto Claudio Petruccioli. Il dg ha spiegato di aver adottato le iniziative «in specifica applicazione delle norme» e che le violazioni saranno denunciate e sanzionate. A determinare la cancellazione di "Blu notte", infatti, è stata una formula inserita nella par condicio proprio dalla Vigilanza a guida diessina, votata anche dai membri ulivisti : nelle trasmissioni che non siano tribune politiche o approfondimenti giornalistici ricondotti sotto il controllo delle testate, adesso, non solo non possono essere presenti i candidati ma neppure «temi di rilevanza politica» e «vicende o fatti personali» riguardanti personaggi politici. E che non ci sia applicazione unilaterale lo dimostra l'annullamento delle inter- viste ai ministri Gasparri e Alemanno ad "Occhio alla spesa". Maglie strettissime, che per esempio impediranno a Fiorello di fare anche solo un accenno a "Ignazio". Ecco perché la replica della vecchia puntata di Lucarelli, in cui si citavano nomi di vecchi personaggi politici, non è potuta andare. Più diver- tita, invece, la protesta di Enrico Ghezzi, che per il suo programma annuncia la nuova rubrica "Vota Baggio" e un "Blob condicio".

  2. #2
    Ospite

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    In Origine Postato da Montalbano
    Le tue barzellette sono veramente carine...

    O la tua i*******a in materia?

  3. #3
    Vox
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    Tra i personaggi politici in oggetto par condicio ... c'era per caso anche ...

    MARCELLO DELL'UTRI?

    Al cantar l'uccello ...

    B.

  4. #4
    moderatore di bachelite
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    sì, è vero. Questa norma (di non nominare i nomi di uomini politici in campagna elettorale), fu voluta dal csx, e fortemente perché memore delle "telepromozioni" elettorali per le politiche e le europee del 1994 all'Autoassolto (vedi Vianello, Fede, Ambra Angiolini ecc...). Da tale norma sono ovviamente esclusi tutti i tg.
    Nessun problema quindi.

    Il problema, più profondo, è il monopolio dell'informazione.

  5. #5
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    Il problema più profondo sono i bananas...

  6. #6
    Me, Myself, I
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    Fa ancora paura la battaglia di Falcone

    Il testo che segue contiene alcuni brani tratti dalla “sbobinatura” del testo di Carlo Lucarelli (corredata dalla sintesi delle interviste) della puntata di Blunotte su Cosa nostra andata in onda nel giugno 2003.
    Nella puntata, l'autore raccontava la storia della mafia in Italia e di coloro – magistrati e poliziotti - che hanno cercato di combatterla. Lo speciale ottenne in prima serata 2.911.000 telespettatori, pari al 15.25% di share, un record per programmi di questo tipo su Raitre.
    L'altra sera la replica della trasmissione è stata bloccata dall' azienda in nome della "par condicio".

    “Ci sono storie che sembrano romanzi, film addirittura, grandi storie con personaggi eccezionali, avvenimenti incredibili, colpi di scena, intrecci, coincidenze e soprattutto misteri, strani, stranissimi misteri. Sono storie che sarebbero romanzi da leggersi tutti d’un fiato, film da vedere e da ricordare con soddisfazione, passo per passo, come quando si esce da un cinema o si chiude un libro ben scritto. Solo che con queste storie non si può fare così. Non si possono ricordare con soddisfazione, come belle avventure della fantasia.
    Per due motivi.
    Sono storie brutte. E sono storie vere.

    (…)
    E soprattutto, viene convertito rapidamente in legge un decreto firmato subito dopo la morte di Falcone, e basato su alcune delle sue idee, che in casi di eccezionale gravità, come la lotta alla Mafia, “sospende le normali regole di trattamento per i detenuti” e stabilisce il “carcere duro” per i mafiosi. È il 41 bis.
    (…)
    È a questo punto che succede qualcosa di strano. Questo è un romanzo pieno di colpi di scena, di personaggi eccezionali, di avvenimenti incredibili, ma anche di misteri.
    E a questo punto ce n’è uno. C’è un colonnello dei carabinieri che si chiama Mario Mori e che è vice comandante del ROS, il Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri. Il colonnello Mori è un ufficiale di grande esperienza, che ha diretto operazioni contro la mafia e il terrorismo e che attualmente, col grado di generale, è a capo del SISDE, il servizio segreto civile.
    Tra gli inizi di giugno e l’agosto del ’92, il colonnello Mori incontra Vito Ciancimino.Gli dice che questa guerra tra stato e mafia non può portare a nulla e che vorrebbe parlare con qualcuno di Cosa Nostra. Ciancimino prende tempo, si consulta con i boss e ad uno dei successivi incontri riporta il parere della mafia. Si può fare. Totò Riina ha elencato una serie di richieste, il “papello” l’ha chiamato Giovanni Brusca. Via il 41 bis, via la legge Rognoni-la Torre che sequestra i beni dei mafiosi, via la legge sui pentiti e revisione delle sentenze del maxiprocesso. La mafia tratta, lo stato cosa offre? Il colonnello Mori è spiazzato.
    Non era una trattativa, dice, era una trappola, voleva soltanto arrivare alla cattura di un latitante. Sa bene che non può trattare a nome dello Stato. Che i mafiosi si consegnino e lo stato tratterà bene le loro famiglie. Ciancimino si spaventa.
    Di più, si terrorizza. Lo dice al colonnello Mori, “lei mi vuole morto, anzi, vuole morire anche lei. Io questo discorso non lo posso fare a nessuno”.

    (…)
    Alle 8 e 45, il capo di Cosa Nostra è già in una camera di sicurezza della caserma “Bonsignore”. Poi succede qualcosa, un disguido, un ordine, una dimenticanza, e i carabinieri tolgono la sorveglianza al palazzo senza fare irruzione nel covo di Totò Riina. Lo faranno soltanto il 3 febbraio, quasi unmese dopo. Nel frattempo qualcuno è entrato, ha portato via tutto, anche i mobili, ha divelto i sanitari nel bagno, ha perfino ridipinto le pareti. Chi? Non si sa...
    (…)
    Cosa Nostra ha delle richieste precise, ma non può ottenerle da sola. Ha bisogno di un appoggio politico. Il rapporto con la politica è sempre stato un’ossessione per Cosa Nostra. Ne parla anche il collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè nelle sue più recenti dichiarazioni. Una cosa “poco bella”, di cui però non si “poteva fare a meno”. Poco bella perché l’uomo politico, dice Giuffrè, è “viscido”, fa il doppio gioco, si prende i voti di Cosa Nostra e quando viene eletto si dimentica delle promesse. Anzi, quando sente su di se l’attenzione dello Stato, si spaventa e per farsi credere pulito comincia ad impegnarsi nella lotta alla Mafia. La “miserabilitudine” dell’uomo politico, così la chiama Giuffrè. Ad un certo punto, Cosa Nostra pensa quasi di poter fare da sola. La mafia ha anche coltivato le istanze separatiste siciliane nel sogno utopistico di arrivare prima o poi a “farsi Stato”, a governare direttamente il suo territorio. Fare della Sicilia e di tutto il sud un “porto franco”, una specie di Singapore del mediterraneo. Al nord c’è la Lega Nord che ha un progetto, dividere l’Italia in tre macroregioni e questo a Cosa Nostra va bene, anzi, sul modello della Lega Leoluca Bagarella, il più entusiasta del progetto separatista, cerca di infiltrarsi nelle numerosissime leghe che nascono anche al sud e fa fondare Sicilia Libera, un movimento che nasce a Palermo e a Catania nell’ottobre del ’93, e che assieme a tante persone ignare ed oneste, vede la presenza diretta di Cosa Nostra. Ma Bernardo Provenzano ha altre idee. Il progetto separatista sembra stia tramontando, ed è meglio, intanto, cercare un nuovo soggetto politico che sappia venire incontro alle esigenze di Cosa Nostra, come è sempre successo. Alla partecipazione diretta lui preferisce il “collateralismo politico”. Un interlocutore nuovo, da cercare con tutti i mezzi, anche con le stragi.
    Poi, all’improvviso, tutto finisce. Dal luglio del ’93, o dall’ottobre del ’93 se consideriamo anche il fallito attentato allo Stadio Olimpico, di bombe non ce ne sono più. Perché? Perché Cosa Nostra ha capito che la strategia stragista non funziona, anzi, è addirittura suicida perché inasprisce la risposta dello Stato? O perché ha ottenuto il suo scopo? C’è una frase, molto ambigua, pronunciata da Totò Riina prima di essere arrestato. “Si sono fatti sotto”, dice. A chi si riferisce? Ai contatti avuti con i carabinieri del ROS del colonnello Mori? O a qualcun altro?
    E lo trova, Cosa Nostra, questo nuovo referente politico?

    (…)
    Qualunque cosa sia successo, per quanto riguarda la Mafia non accade più niente. Niente più bombe e niente più omicidi eccellenti. La Mafia sembra essere diventata “invisibile”. Non spara, non mette le bombe, non parla neppure. Fino al 12 luglio del 2002.
    (…)
    (Bagarella: “Signor Presidente buongiorno. Sono Bagarella Leoluca (…) debbo leggere una petizione (…) a nome di tutti i detenuti…”, PM: “Presidente…”, Presidente: “Vediamo di cosa si tratta”, Bagarella: “Pubblico Ministero, ora non è che fate tutte cose…”)
    12 luglio 2002. Chi parla è proprio lui Leoluca Bagarella, il boss Leoluca Bagarella, il braccio destro del capo della Mafia, Totò Riina. Leoluca Bagarella è nel carcere dell’Aquila, collegato in videoconferenza con la Corte D’Assise di Trapani e ad un certo punto chiede di poter leggere un proclama indirizzato al Ministro della Giustizia dottor Roberto Castelli. E’ una protesta, uno sciopero della fame, contro il 41 bis, il regime carcerario particolare a cui sono sottoposti i mafiosi.
    Ci sono strane cose in quel documento.

    (…)
    I mafiosi sono “stanchi di essere usati come merce di scambio dalle varie forze politiche”, strana frase, ambigua. E poi c’è un linguaggio giuridico perfetto, molto accurato, Corte Costituzionale, articolo 13, i numeri delle sentenze… c’è qualcosa che non torna.
    È che questa Mafia non sembra quella Mafia là, quella che legge i proclami in aula non sembra quella che fa scoppiare le bombe, che massacra e incenerisce giudici e poliziotti, eppure è la stessa.
    Quella di Leoluca Bagarella non è l’unica protesta. Da quasi tutte le carceri italiane dove si trovano detenuti sottoposti al 41 bis arrivano lettere e petizioni che annunciano proteste e scioperi della fame. Si rivolgono soprattutto agli “avvocati delle regioni Meridionali (…) che ora siedono negli scranni parlamentari”. Loro erano i primi, quando difendevano gli imputati, ad attaccare il 41 bis. E adesso perché non lo fanno più? Allora facevano gli avvocati solo per far cassa.
    Sono proteste che quando vengono dagli uomini di Cosa Nostra, anche se in carcere, preoccupano.
    Il generale Mario Mori, prima comandante dei ROS e adesso direttore del SISDE, il servizio segreto civile, inoltra un rapporto in cui si segnala che “la situazione vede i capi di Cosa Nostra di fronte ad una vanificazione delle speranze, alla quale è verosimile intendano reagire”. Reagire significa colpire e quindi il generale Mori individua come “il bersaglio ideale, una personalità politica che al di là del suo effettivo coinvolgimento in affari di mafia venga comunque concepito come mascariato, come compromesso con la mafia, e quindi non difendibile dall’opinione pubblica”.
    C’è anche un altro rapporto, della Direzione Investigativa Antimafia, che fa altri nomi che ritiene a rischio. Sono sette ex avvocati difensori di boss mafiosi, tutti eletti nelle liste di Forza Italia e Alleanza Nazionale.

    (…)
    INTERVISTA AVVOCATO BATTAGLIA
    "Ma il convincimento qual è? Ritenere che la Mafia non abbia capito nulla o troppo. La Mafia sa che un parlamentare non può far cambiare rotta ad un governo se ha scelto strategicamente il 41 bis. A stento un emendamento. Figurarsi una coalizione. E’ chiaro che da avvocato è una cosa e da politico un’altra."
    (…)
    Dobbiamo chiarire, il nuovo è perché c’è una coscienza nuova. 61 seggi è una rivoluzione popolare. La Mafia non controlla una parte del voto. Il voto del 2001 è voglia di cambiare. Il candidato era Berlusconi. Io 25.000 voti di preferenza. Non c’è tempo di avere contatti.
    Voti che vengono da Roma e dai giornali. Nel proporzionale spostare 2000 voti aveva senso, nel maggioritario no. E’ un voto forte contro la Mafia.

    (…)
    Bernardo Provenzano, invece, è ancora latitante, ancora fantasma, ancora fluttuante in una dimensione che sembra virtuale. Dov’è? Chi comanda, adesso, la mafia? Cosa sta facendo, veramente, Cosa Nostra.
    Se fosse un romanzo, avremmo le risposte. E se fosse un romanzo, o un film, a questo punto, avremmo una scritta che dice che ogni riferimento a personaggi e fatti è puramente casuale, ma qui no, qui non possiamo averla.
    Perché questo non è un romanzo e tutto quello che abbiamo detto, i fatti, le date, le persone, e soprattutto i morti, quelli che hanno scelto la strada del crimine e quelli che sono stati ammazzato per servire la giustizia, la legge e lo Stato, tutto questo è vero.


    INTERVISTA AL SOSTITUTO PROCURATORE CHELAZZI
    Lo Stato non può trattare, lo stato non cederà mai.

    REPERTORIO: FALCONE INTERVISTATO
    (Intervistatore: “chi glielo fa fare?” Falcone: “soltanto lo spirito di servizio”. Intervistatore: “abbandonerebbe la lotta?” Falcone: “no, mai”).

 

 

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