Guerre Dimenticate 6 - Uganda
OPERAZIONE CONTRO LRA: 150 BAMBINI LIBERATI
24 Settembre 2003
Il maggiore Shaban Bantariza, portavoce dell'UPDF (Forze ugandesi di difesa del popolo), ha comunicato ieri che l'esercito ha condotto un'operazione militare contro la LRA (Armata di liberazione del Signore) nella settimana tra il 14 ed il 21 settembre che ha portato alla liberazione di 150 bambini rapiti e l'uccisione di 24 ribelli. L'esercito avrebbe perso solo 3 uomini.
La campagna militare si è svolta nei distretti di Gulu, Kitgum e Pader, nel nord del Paese, regione in cui l'LRA spadroneggia. Gli Olum ("erba" in Acholi, il locale dialetto; così vengono chiamati i ribelli dalla popolazione), circondati dai soldati dell'esercito, sono stati costretti a lasciare i piccoli prigionieri per darsi alla fuga. I bambini, riferisce sempre Bantariza, sono in pessime condizioni: molti sono denutriti e soffrono di malaria; sono stati affidati alle cure di locali Organizzazioni umanitarie nell'attesa di poter stabilire la loro identità e riconsegnarli alle rispettive famiglie.
L'LRA, fondata e guidata da Joseph Kony, fanatico integralista cristiano che vorrebbe instaurare un regime basato sull'applicazione letterale dei 10 comandamenti, attinge di preferenza tra i bambini per ingrossare le proprie fila; si calcola che oltre 20.000 minori siano stati rapiti dall'inizio della guerra civile, iniziata alla fine degli anni '80. Una volta rapiti vengono portati nei campi della LRA nel nord dell'Uganda e nel sud del Sudan e qui sottoposti a sevizie, drogati ed indottrinati dai fanatici seguaci di Kony.
Come addestramento militare, spesso devono commettere vere e proprie atrocità come "riti di iniziazione" della milizia, per dimostrare la propria dedizione alla causa; bambini soldato, riusciti a fuggire o liberati, raccontano di essere stati costretti ad uccidere la propria famiglia, o a compiere delle stragi utilizzando sia le armi da fuoco che le armi bianche, mutilando ed uccidendo.
I ribelli utilizzano i bambini (dall'età di 7 anni sono abili ed arruolati) perchè sono meglio controllabili fisicamente e più facili da indottrinare psicologicamente, riducendoli facilmente alla cieca e fanatica obbedienza. Il disprezzo per la loro vita è massimo; spesso vengono drogati e alcolizzati.
Alle bambine, se è possibile, va ancora peggio: divengono schiave sessuali dei ribelli con gravissime ripercussioni sulla salute fisica e mentale; moltissime sono sieropositive o hanno contratto altre malattie a trasmissione sessuale.
Il problema della "child abduction" è una vera tragedia sociale in Uganda, al punto tale che i contadini dei villaggi nel nord del Paese, per difendere i propri figli, ogni notte li mandano nelle città più grandi, dove possono dormire più al sicuro, protetti dalle scorrerie degli Olum ed accuditi dalle Organizzazioni umanitarie.
E' un vero e proprio fenomeno di pendolarismo per cui i bambini percorrono anche parecchi chilometri ogni giorno. E' difficile fornire una stima globale del numero di piccoli pendolari ma, per dare un'idea, solo nella città di Gulu ne arrivano anche quattordicimila per notte, secondo le stime della ONG GUSCA (Gulu Support the Children Organisation).
Al momento della loro liberazione, inizia la difficile odissea del recupero: le condizioni fisiche spesso sono disastrose e quelle mentali ancora peggio. L'ex schiavo-soldato deve imparare che esiste un'alternativa ad una vita basata sulla violenza e la morte; inoltre, in molti casi, si è sviluppato un odio verso la propria famiglia e la società, accusati di non essere stati in grado di impedire il rapimento.
Il recupero psicologico è molto lento e richiede un'assistenza prolungata per la quale occorrono strutture e risorse. Molte bambine, in più, hanno dei figli, concepiti per le violenze dei ribelli, che causano molte difficoltà di accettazione, sia da parte della famiglia che, spesso, della madre stessa ed ai quali bisogna comunque garantire un futuro.
Insomma: il danno è enorme ed i mezzi necessari per alleviare le sofferenze sarebbero ancora maggiori.
Fulvio Poglio
Guerre Dimenticate 7 - Uganda
SOLDATI FANTASMA: SCANDALO TRAVOLGE L'ESERCITO
7 Dicembre 2003
Scandalo nelle Forze per la difesa del popolo ugandese (UPDF ), l'esercito che dovrebbe occuparsi della tutela e protezione della popolazione soprattutto nei distretti del nord del Paese, nei quali spadroneggiano liberamente gli uomini della LRA (Armata di resistenza del Signore).
Circa sessanta ufficiali sono stati costretti a lasciare velocemente l'arma per aver mantenuto nell'elenco dell'organico delle proprie unità i nomi di soldati scomparsi anche da un decennio, allo scopo di intascarne le paghe.
Nel 1990 era avvenuta una fronda dall'esercito ugandese: circa quattromila soldati avevano disertato per formare l'Armata patriottica ruandese; molti dei nomi dei disertori, insieme a quelli di soldati defunti, erano ancora negli elenchi degli organici attivi. Alcuni ufficiali avevano tra i cento ed i trecento cosiddetti "soldati fantasma" per i quali ricevevano ed intascavano lo stipendio.
In un'intervista radiofonica il Presidente Museveni si è dichiarato "schoccato" per lo scandalo ed ha promesso che verrà fatta pulizia con la maggior velocità ed efficienza possibile; le indagini sui soldati fantasma proseguono e non è detto che alcuni di questi ufficiali non ricevano presto l'invito a comparire davanti alla Corte marziale.
Secondo il quotidiano di Kampala Ugandan Monitor, questa vicenda di corruzione va inscritta in un'operazione di pulizia più ampia all'interno dell'esercito; il Presidente Museveni si trova a dover affrontare pesanti accuse sia da parte della popolazione che della Comunità internzionale sulla condotta delle Forze armate ugandese: sul fronte interno l'incapacità di contrastare la LRA di Joseph Kony è talmente smaccata da far sospettare che vi sia una convenienza, da parte di frange dell'esercito stesso, a voler mantenere un clima di insicurezza e destabilizzazione.
Infatti sono molti gli episodi di saccheggi ed omicidi, avvenuti soprattutto nei campi profughi nei distretti del nord, che ospitano più di un milione di rifugiati ugandesi e provenienti dal sud del Sudan, per i quali forti sospetti ricadono sui militari che in teoria dovrebbero proteggere i civili dai ribelli.
Sul fronte internazionale l'esercito ugandese è sotto accusa per i saccheggi di materie prime in Repubblica Democratica del Congo, durante la terribile guerra durata cinque anni alla quale l'Uganda partecipò sia direttamente, sia indirettamente finanziando i ribelli del Movimento di Liberazione del Congo ostili al Presidente Cabila.
A giugno scorso il Governo ugandese aveva sacrificato il proprio capro espiatorio dimettendo il Comandante in capo dell'esercito, James Kazini, indicato come il responsabile dei saccheggi di minerali in RD Congo ed accusato, inoltre, di voler formare un "esercito nell'esercito", nominando come ufficiali amici e persone a lui fedeli.
Secondo alcuni commentatori il recente scandalo dei soldati fantasma sarebbe quindi un'ottima scusa per poter completare l'allontanamento degli ufficiali fedeli a Kazini; molti di questi sono tra gli accusati, infatti.
Dalle province del nord tenute sotto scacco dagli Olum ("erba" in lingua Acholi) della LRA, arrivano, inoltre, ulteriori pesanti accuse: l'esercito ancora oggi sconfinerebbe per delle razzie in RDCongo invece di compiere il proprio lavoro di difesa contro i ribelli. E l'ONU si è recentemente associata a queste accuse in un documento in cui viene evidenziato come il Governo di Museveni finanzi ancora milizie che nella RD Congo, molto poco pacificata, proseguono le razzie nelle regioni orientali: Ituri e Kivu.
E, appunto, la guerra di Kony per instaurare in Uganda un regime basato sull'applicazione dei dieci comandamenti cristiani prosegue indisturbata o addirittura favorita dalle polemiche e gli scandali in seno all'esercito: negli ultimi tre giorni gli Olum hanno ucciso altre sette persone in un paese a circa diciassette chilometri da Lira, capoluogo dell'omonimo distretto settentrionale.
Insomma: Museveni è impegnato a costruire un'immagine internazionale credibile per l'Uganda, proponendosi come figura diplomatica di riferimento nella regione; un esempio è il suo ruolo nella gestione della crisi in Burundi. Ma il suo lavoro rischia di essere travolto dai problemi interni del suo Paese: come può avere l'accredito ed il prestigio internazionale un Governo incapace di gestire corruzione, scandali ed una guerra civile che dura ormai da diciassette anni?
Fulvio Poglio